martedì 18 marzo 2014

viva la classe operaia che sudava, lottava e "trombava"!


Qualcuno (e credo parecchi) della mia generazione si ricorderà senz’altro di questo fumetto a sfondo “pornografico”, se così si puo’ dire, come ce ne erano tanti a quei tempi. Non so se ce ne siano ancora ma penso proprio di sì. Di sicuro però non come quello in oggetto.
Il “montatore” infatti aveva delle peculiarità che lo rendevano unico rispetto a tutti gli altri.
Il protagonista era un operaio metalmeccanico ultra sindacalizzato e politicizzato di una grande fabbrica chiamata ironicamente “Ettore Piselli” (parafrasi satirica della famosa Ettore Marelli, una delle più grandi e note fabbriche del milanese ormai da tempo dismessa) che, oltre ad essere un’ avanguardia delle lotte operaie e sindacali sia nella fabbrica che fuori, era anche un grande “tombeur de femmes”, come si suol dire. Tutti i racconti di questo (celebre) fumetto ruotavano intorno a questa duplice veste del protagonista che tra una battaglia sindacale e un assemblea operaia per discutere dei ritmi, del salario, della produzione, del tempo libero per i lavoratori ecc. si “trombava” alla grande le sue colleghe (naturalmente il fumetto non lesinava sui particolari…), tra una pausa e l’altra, che naturalmente non resistevano al suo fascino e alla sua virilità di maschio “ruspante” ma al contempo di autorevole e carismatico dirigente operaio e sindacale.
Per cui tra scioperi, cortei interni ed esterni, manifestazioni, assemblee, occupazioni di case per gli operai, scontri con la polizia, picchetti contro i crumiri e le politiche “padronali”, il “Montatore” si scopava a rotta di collo le operaie, le “compagne” (di lavoro e di lotta) e ancor più le impiegate che più delle altre aspiravano ad essere “montate” dal “Montatore”, naturalmente nei luoghi e nelle situazioni più disparate (nei bagni e negli uffici o nei magazzini della fabbrica ecc.).
Molto spesso le storie erano anche assai articolate, e la componente erotica e sessuale si mescolava sempre  con un forte connotato di classe, con una tensione politica altissima.
Oggi può farci sorridere ma quel fumetto certamente era in qualche modo un prodotto di quel contesto e di quella fase storica. L’eroe non era un playboy  né tanto meno un divo ma un operaio, un proletario politicizzato, a tal punto che, come tanti altri, era addirittura in rotta con le gerarchie sindacali che lui accusava di cedimento nei confronti dei padroni e dalle quali (e dai quali) era accusato di estremismo.
Insomma,  un personaggio sicuramente positivo che capovolgeva l’immagine dell’operaio “sfigato” trasformandolo in un protagonista,  osteggiato dalle gerarchie sindacali, combattuto da quelle aziendali, ma al contempo invidiato, per il fascino che esercitava sulle donne, tutte, operaie, impiegate o dirigenti, che preferivano lui al manager o all’impiegato in colletto bianco sempre pronto a chinare il capo davanti al padrone.
Naturalmente oggi quel fumetto (e quel personaggio) sarebbe sottoposto al bombardamento politicamente corretto e femminista, sarebbe criminalizzato e accusato di maschilismo, sciovinismo, misoginia, fallocrazia, di voler ridurre le donne ad oggetti sessuali più tutto il pastone colpevolizzante femministardo, neo perbenista, neo bacchettone, politically correct castigante e repressivo di ogni sano istinto che ben conosciamo perché ce lo fanno trangugiare tutti i giorni in tutte le salse.
Resta il fatto che, senza nessuna enfasi, sia chiaro, perché era pur sempre un fumetto che serviva da trastullo pseudo sessuale per tanti giovani e giovanissimi, “Il Montatore” era portatore di un messaggio che oggi, dato lo spirito del tempo, sarebbe rivoluzionario: non il divo del cinema o della televisione, non il calciatore, non il top manager, ma un operaio diventa protagonista e oggetto di interesse sessuale, fin quasi ad essere elevato a “mito”. Una sorta di eroe “altro”, diciamo così, o forse un “antieroe”, come si suol dire, ma sarebbe improprio definirlo anche in questo modo, perché il personaggio del “Montatore” era in effetti un “eroe”, anche se il suo “eroismo” era ovviamente ridimensionato dalla interpretazione necessariamente ironico-satirica del fumetto.
Viva il “Montatore”, Viva la classe operaia che sudava, lottava e “trombava”!
FABRIZIO MARCHI

fonte: www.uominibeta.org

1 commento:

  1. ... aggiungerei la canzone sanremese CHI NON LAVORA NON FA L'AMORE

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