CRISTO MORTO - ANDREA MANTEGNA
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lunedì 6 ottobre 2014

il buco del culo della luna



eccoti quà, ad incamerare aria e restituirla. Cos'hai combinato di così grave da finire in corsia!? Forse perché ti sei staccata dall'ambiente malsano? No. Questa è la semi finale dei fatti. Dietro alle violenze le invocazioni d'aiuto perdono valore. Non sono ascoltate. Il tuo compagno, o meglio, il tuo ex, teme la notte, incapace di vivere ogni istante con intensità. Quando la sera scende, si ubriaca e urla la paura di morire. Anche la luce gli è ostile, i raggi si stampano sulla sua faccia e rivelano le fragilità, Cosa si può dire a uno come lui? Che d'ora in poi non dovrà più preoccuparsi e che avrà il privilegio di scoprire il mio segreto. Atto finale.
Tornerò a casa. Ci sarà ad attendermi la chiazza d'umidità che mi fissa. La radio che trasmette canzoni di Mia Martini, l'altra parte di me, brava e moralista, che finge di correggere gli errori e poi, quando uscirai dall'ospedale, terminerò di amare per ricominciare daccapo, lascerò il lavoro stupido per viaggiare e verrò a trovarti nella tua casa al mare, preparerai la pizza. Ti farò ridere con le mie battute assurde e bacerò il buco del culo della luna.
Ricordi? La prima volta strabuzzasti gli occhi dicendomi, "che significa?". Nulla. Frase impossibile per un'azione impossibile. E' come far credere di aver scopato dieci volte di seguito. Aaah.... amica mia, sei un passerotto caduto dal nido, non puoi sentirmi ora, però sappi che mantengo le promesse. Non spreco proiettili per colpire le nuvole, se mai materie solide dove sussistono corridoi e bersagli. Lì i sentieri sono sicuri.

lunedì 2 settembre 2013

il verde e il grigio



Una leggera foschia fluttua come un sogno dentro ad un altro sogno.
Un grido di rondine fende l’aria.
Un giovane dall’aria trasandata osserva il biglietto ferroviario, lo convalida, attendendo nervosamente l’arrivo dell’unico treno in partenza, una littorina del 1957, dove i graffiti ricoprono una parte dei finestrini sporchi. Il nome del paese non è riportato, causa lavori di manutenzione.
Non ha una meta precisa, non sa dove andare, appare disorientato.
C’è qualcosa dentro di lui che ostacola, che mette in discussione le facoltà cognitive, come una malattia subdola che compromette silenziosamente l’orientamento spazio-tempo.
L’estrinseco, da sempre detta regole, ruba, prende quello che gli appartiene e lascia meno di niente.
Al ragazzo, il mondo, ha lasciato solamente due colori, il verde e il grigio. Il verde rappresenta i luoghi dove è nato, il grigio, lo stato d’animo.
L’unico vagone è giunto. Appare un uomo anziano, ha con sé la Gazzetta di Mantova. Salgono entrambi. La partenza è lenta e rumorosa.
Il vecchio apre il giornale di un mese prima, memorizzando fatti accaduti quel giorno. Avvenimenti piccoli di paesi piccoli. Osserva il giovane che guarda lo scorrere delle cose, stesse case, stesse strade, stesso tutto.

domenica 12 maggio 2013

epilogo (spara alle nuvole)



lo stesso giorno, Claire rintracciò Victoria, la quale senza chiedere spiegazioni, diede il numero di telefono di "piccola Roma".
L'esito della biopsia risultò negativo.
Claire e l'italiana s'incontrarono. Ebbero modo di parlarsi a lungo, quest'ultima dopo aver appreso il trauma subito da Claire, disse: "non ho mai compreso del tutto se siano gli errori che coprono le esperienze o le esperienze che coprono gli errori". Cominciarono a frequentarsi e dopo un po' divennero amanti, sebbene Claire nel frattempo conobbe una gallerista di nome Debbie che divenne la sua compagna. Si sposarono. Dopo un anno grazie alla fecondazione assistita, nacque Tracy, la loro unica figlia.
Fanny tentò in tutti i modi di recuperare il rapporto con Claire, senza riuscirci. Si trasferì altrove e non se ne seppe più nulla.
Ad un party, Emily conobbe uno esploratore, se ne innamorò follemente. Lasciò il lavoro e partì con lui.
Claire pubblicò diverse raccolte di poesie. Vinse un premio importante e finì addirittura in copertina su un noto settimanale. Nell'ambito dell'editoria cominciarono a circolare voci non controllate secondo le quali Claire celasse un amore segreto e che fosse straniero. Debbie non diede mai importanza a tale notizia anche perché fin dall'inizio entrambe di comune accordo erano libere di fare esperienze al di fuori della coppia.
Le frequentazioni di Claire e l'italiana improvvisamente si fecero sempre più rare, al punto che cessarono del tutto. Una mattina giunse un'ultima disperata email: "Il mio nome vero è Siena. Non cercarmi più. Ti amo".
Claire seppe in un secondo tempo che "piccola Roma" come l'aveva sempre soprannominata, morì di cancro.
Tracy al compimento del diciottesimo anno d'età, entrò in conflitto con Claire e decise di andare via di casa.
Debbie durante un'escursione, battè violentemente la schiena, lesionandosi irreparabilmente la spina dorsale. Trascorse il resto della vita su una sedia a rotelle.
Claire sprofondò nella depressione. Tentò il suicidio e fu di nuovo ricoverata d'urgenza all'ospedale. Come ebbe modo di dire, "vidi il cielo farsi cemento e la grandine sparsa ovunque". Le nuvole nere vinsero di nuovo. Debbie aveva bisogno di continua assistenza e in quanto a Tracy, l'incomprensione che si creò inizialmente, cessò.
Emily al ritorno dai suoi innumerevoli viaggi, svelò alla ragazza, la storia d'amore tra Claire e l'italiana, "tesoro, non disprezzare tua madre, ti ama più della sua stessa vita. Lo sai? Quelle poche volte che sono state insieme, si sono amate tanto". Tracy tornò a casa, abbracciò Claire, "perdonami mamma...".
"Oh bambina mia, sei tu che devi perdonarmi, sono stata una egoista".
Molly l'unica volta che partorì, fece cinque cuccioli. Venne sterilizzata. Morì di vecchiaia

spara alle nuvole




in una località dell'Inghilterra, Claire poetessa trentacinquenne, stava consumando un frugale pranzo a base di verdure alla griglia, due polpette e acqua minerale. Molly, una border-collie femmina di tredici mesi, si avvicinò appoggiando le zampe sopra la coscia destra. Nonostante aspettasse la pappa, rifiutò la polpetta che Claire era solita lasciare nella ciotola. Molly voleva essere accarezzata, giusto per assicurarsi che la sua padrona stesse bene.
Suonarono alla porta, Claire andò ad aprire, era la sua amica Emily con un pacco dal contenuto misterioso. Molly alla vista della donna, ringhiò, "sta zitta!" disse Claire girandosi di scatto.
"Ogni volta che mi vede... fa sempre così:, probabilmente le sono antipatica... "assolutamente no, è che solo  iper protettiva.
"Fammi spazio, pesa questa roba".
"Hai svaligiato una libreria?" disse Claire intuendo il contenuto, "no, un mercatino dell'usato".
Andarono nel soggiorno, Claire senza indugio, aprì il pacco, c'erano libri usati di Virginia Woolf, Emily Dickinson, Mary Shelley, William Shakespeare e Francis Scott Fitzgerald.
"Grazie" disse Claire sorridendo.
"A parte nutrirti, che facevi d'interessante?"
"Nulla di che a parte accarezzare Molly.
"A proposito di nutrizione, t'invito ufficialmente a cena".
"Quando?"
"Stasera, ad un favoloso ristorante italiano". Claire fece un gesto di disapprovazione.
"C'è qualcosa di importante che devi fare? Hai guardato la televisione? Hai scritto poesie?"
"... non mi va di uscire..."
"Il punto è che non ti va mai... Sono stanca di sentire le solite scuse, pretendo che tu venga. Fatti strafiga. Passo a prenderti alle otto.
Alle venti meno un minuto, Claire uscì di casa, Emily l'aspettò in macchina col motore acceso. Osservò l'amica agghingata di tutto punto ed esclamò: "sei favolosa! Ho riservato un tavolo tranquillo".
Entrarono. Il gestore appena le vide, le fece accomodare immediatamente. Portò il menù.
"buonasera belle signore".
"Buonasera a lei" disse Emily.
"Prima che abbiate modo di scegliere le pietanze, mi permetto di consigliare l'assaggio del pane della casa fatto da mia moglie, con l'accompagnamento di antipasti misti".
"Eccellente idea" disse Emily, poi aggiunse, "ci porti quello che vuole, mi fido del suo buon gusto".
"Proporrei degli assaggi, per esempio, pappardelle al sugo di lepre, oppure se prefertite la cucina romana, penne all'arrabbiata, spaghetti alla carbonara, cacio e pepe...abbacchio, trippa, saltimbocca,  coda alla vaccinara, il tutto annaffiato con del buon Frascati o in alternativa vino dei Castelli...".
"Fantastico" disse entusiasta Emily che nel frattempo aprì i grissini.
Durante l'attesa delle ordinazioni, Claire si guardò attorno, "niente male il locale e poi è...", Emily la interruppe, "ho saputo che sei stata ad una festa..." Di colpo Claire si irrigidì, "quale festa!?..."
"Quella organizzata da Victoria, ti presentò una donna italiana, ricordi?"... "Non ricordo... Non esco quando piove"...
"Ho saputo un'altra cosa, la fuga di Fanny. Per quale motivo se n'è andata!?"
"Dovresti chiederlo a lei... E comunque a parte il pigiama di seta color avorio dimenticato sul letto, non ha dato spiegazioni. Ha fatto la valigia, punto. Forse non ero più un mistero per lei"...
"Forse non ti ha mai amata, è per questo che ha scelto la soluzione più scontata. Una donna coraggiosa non agisce in quel modo, poteva almeno lasciarti un biglietto o inviarti un sms. Avresti saputo la ragione, sofferto un po' e poi ricominciato, ma così ti ha fatto credere che sia stata solo colpa tua, è un atteggiamento che mi fa tremendamente incazzare. Non solo è una miserabile ma è pure squallida... Ecco quello che penso della tua ex... Non ti azzardare a rimettervi insieme altrimenti dovrai fare i conti con me".
Giunsero gli assaggi. Smisero di parlare. A fine cena, Emily volle pagare il conto.
Al ritorno, posteggiò sotto casa, Claire guardò l'ingresso, stava per scendere quando disse: "perché non ti fermi a dormire da me, ho uno spazzolino nuovo. E poi considerato che hai offerto la cena, lascia che ti prepari una colazione da cinque stelle". Emily sorrise. Spense il motore.
Quella notte Emily e Claire fecero l'amore, consapevoli che sarebbe stata l'unica volta. Nonostante gli uomini gli piacessero, Emily si era sempre contraddistinta per la sua spiccata razionalità, "mai con una amica", ma la sua teoria fu smentita non foss'altro perché non volle lasciarla sola (le voleva molto bene), ma soprattutto perché Claire era uscita da un periodo orribile, fu ricoverata d'urgenza all'ospedale dopo un malore, la risonanza magnetica evidenziò una strana macchiolina alla testa, la sottoposero ad una biopsia e stava attendendo da un giorno all'altro, l'esito dell'esame. La vita è strana.
Il mattino seguente come promesso, Claire preparò la prima colazione da viaggio di nozze, non prima di aver fatto una veloce, calda doccia. Emily si alzò poco dopo con indosso il pigiama di Fanny.
"Buongiorno. Ti dona molto... Portatelo via..."
"Nemmeno per sogno. Lo indosserà una degna di te..." osservò il vassoio arricchito di ogni, "complimenti! Roba da gran hotel extra lusso! Wow! Ci sono pure i fiori! Ti adoro." Le diede un bacio sulla guancia.
Emily si sedette e cominciò ad imburrare una fetta biscottata, intanto guardò Claire che fece altrettanto, "che c'è?!"
"Innanzitutto voglio dirti che sono orgogliosissima di essere tua amica e poi ho riflettuto in questi giorni... Ci conosciamo da tanto tempo e comprendo quando c'è qualcosa che non va, lo intuisco dai tuoi occhi, sei come un libro aperto per me.... Cè una ferita mai rimarginata che continua a sanguinare... Non è l'abbandono di Fanny, non è nemmeno la biopsia, è quello che successe alla festa, vero? Victoria mi disse che scappasti urlando e piangendo".
Claire lasciò cadere la fetta biscottata nel tea. Si portò le mani al viso. Emily le accarezzò la testa, "io so che quando c'è in atto un temporale, ti nascondi, diventi piccola come uno scricciolo... Hai sempre detto che se ti fosse data l'opportunità di tornare sulla terra, vorresti essere una nuvola, sospesa tra verità e pazzia, sfuggente ma presente, enigmatica e immune al male...E' ora che tu guarisca. Butta fuori tesoro, butta fuori tutto quello che hai accumulato fin'ora... Vedrai che dopo ti sentirai meglio...".
Claire aveva i lucciconi agli occhi. Scosse la testa. Cominciò a tremare.
"Sì, ero alla festa. Victoria mi presentò una sua amica italiana, credo che si chiamasse... Non lo so... So che ne fui subito attratta, capelli neri, occhi castani... Fuori diluviava... Fui presa dal panico.. In quel mentre, si avvicinò il fratello di Victoria, aveva con sé un bustina, mi disse, "vuoi volare? E' cocaina, provala!", era la prima volta che ebbi a che fare con la polvere bianca. Andai in bagno, preparai la striscia, in quel momento entrò "piccola Roma"... così la battezzai... avvertii un rumore secco, era un tuono, scaricò l'energia a ridosso di una finestra... Lei si stava lavando le mani... Non so cosa mi prese... Persi la testa... Le tappai la bocca e le usai violenza... Quando la lasciai andare, scappò via terrorizzata ed io per un istante... volli urlare la mia vergogna  ma la gola sembrava bloccata, non riuscii ad emettere un suono... Tutto mi riportò a quello che accadde tanti anni fa... A 13 anni... Giocavo ancora con le bambole, confezionavo i vestitini...Quel giorno i meteorologi  previdero una grandinata eccezionale, io non ci credetti ma già in tarda mattinata le nuvole bipolari apparvero nere e minacciose, sembravano che da un momento all'altro dovessero precipitare al suolo...Stranamente i miei genitori non erano in casa, eravamo solo io e mio zio, il fratello di mio padre, il quale mi lanciava strane occhiate, io evitavo di guardarlo in faccia, andai in camera mia... Tutto d'un tratto, entrò con una frusta da cucina, si avvicinò, puzzava come una carogna... disse solo tre parole, "tu, piccola puttana..." Mi tappò la bocca e m'infilò la frusta nella vagina... Vidi il cielo farsi cemento... la grandine sparsa ovunque, capisci? La camera era devastata dalla grandine!!!!...
Mi violentò ripetutamente... lo fece così forte che svenni. Quando ripresi i sensi vidi il sangue colare tra le cosce... Il mio disgusto per gli uomini è dato dalla mia colpevolezza... Sono una donna indegna, merito di stare sola!!!"....
Claire pianse a dirotto. Emily l'abbracciò forte, "amica mia, la differenza che intercorre tra uomini e donne è che gli uomini hanno la coda più lunga della nostra... Non è colpa tua..."
"Sì, invece. Ho fatto del male a "piccola Roma"... Non mi perdonerà mai, mai!!!!"
"Devi spiegarle quello che ti è successo... capirà e ti perdonerà"...
"Come faccio? Non so chi sia, non so dove abita..."
"Contatta Victoria, se te l'ha presentata, deve avere per forza il numero di telefono, non ti pare?.... Cercala!!!"...
"Ti ho rovinato la colazione, mi dispiace..."
"No. Non capisco perché tu non me l'abbia detto prima... Avanti, chiama adesso... Sono certa che la volta futura v'incontrerete..."
Emily si vestì, salutò Claire e uscì

giovedì 24 novembre 2011

Valeria



io e Valeria fummo presentate da amici comuni un sabato sera all'entrata di un cinema, capelli neri a caschetto, occhi blu, sguardo furbino, parlata veloce, culo da dieci e lode, patita di musica italiana. Un pomeriggio di comune accordo, decidemmo di andare ad un concerto di Biagio Antonacci, serviva la macchina ma siccome la sua era dal meccanico ed io sprovvista di patente, optammo per l'unico mezzo di locomozione disponibile, il treno. Due ore di urla, fischi e divertimento colmarono la serata. Esauste ma felici, salimmo sull'ultimo treno in partenza dell'una e trenta, giusto per evitare di dormire sotto un manto di stelle. Il trenino dell'amore andava senza effettuare fermate.Tranne il macchinista e il controllore, gli unici due scompartimenti erano completamente vuoti. Ci sedemmo, Valeria nonostante l'adrenalina spesa, sprigionava ancora energia, declamava di quanto fosse bello il cantante, di quanto fosse bravo il chitarrista ed intanto si toccava il bassoventre. All'improvviso mi baciò sulla bocca,
- perchè questo bacio!?
- così... Sai penso che tu sia una donna che nasconda una sessualità esplosiva...
- io penso invece di essere una patetica donna di mezza età che è appena stata baciata da una bella ragazza...
Valeria sorrise, mi diede un'altro bacio stavolta con la lingua e iniziò a sbottonarmi la camicia colorata
- che stai facendo?!
- niente...
alzò la maglietta di cotone e con l'indice mi accarezzò la pancia poi abbassò i jeans, diede dei bacini sulle mutande all'altezza del clito, ebbi un fremito
- sei pazza... e se il controllore dovesse passare proprio in questo momento?
- dubito che lo faccia, non c'ha nemmeno chiesto i biglietti... tesoro rilassati, altrimenti dovrò incoraggiarti... ahahah...
senza esitazioni, prese il clito tra le labbra succhiandolo come se fosse un piccolo cazzo, lo fece così bene che non ebbe il tempo di infilare due dita, l'orgasmo arrivò, un rigolo di umore apparve tra le grandi labbra, Valeria con molta grazia, lo tolse con la lingua,
- sai di buono, tesoro...
mi pulii col fazzoletto di carta. Mentre tirai su i jeans, lei si abbassò i suoi, aprì la borsetta multiuso che si era portata dietro e apparve uno strap-on
- mettitelo!
- cosa?? Tu sei pazza davvero!! Dovrei indossare un cazzo finto?
- sì! Voglio essere inculata... mi devi un favore...
Ero imbarazzatissima, non sapevo cosa fare, ma visto che non avevo alternativa e poco mancava a giungere a destinazione, m'infilai l'arma letale. Valeria si abbassò, per la prima volta vidi da vicino figa e culo, una magnificenza. Capii che era già eccitata, cominciai a leccarle il buchetto, poi con la massima delicatezza possibile infilai un dito, poi due ed infine tre,
- sei fantastica tesoro,
disse compiaciuta.Quando compresi che il momento dello strap-on era giunto, glielo misi nel culo senza difficoltà. Mi sembrava di essere in un guanto di velluto,
- con più vigore tesoro...
assestai colpi sempre più decisi fino a quando sopraggiunse l'orgasmo, per farlo durare, con una mano le sgrillettai il clito e con l'altra (due dita) direttamente nella figa. Si lasciò cadere sul sedile,
- tesoro, se tu fossi nata uomo, mi avresti scopata di continuo...
- non ho il fisico per certe prestazioni, anzi, credo di non averlo mai avuto
- la prossima volta, se avverrà, voglio sentire da te cose carine...
- ... del tipo la formazione dell'Italia che vinse i mondiali?
- che scema... ahahah...
Valeria si rivestì in tutto fretta. Il trenino dell'amore arrivò alla stazione. Scendemmo, ci demmo la mano,
- grazie tesoro della bella serata
- basta con questo tesoro...
mi diede un bacio sulla guancia
- mi telefonerai?
- certo. Buonanotte Vale
- buonanotte tesoro

giovedì 3 novembre 2011

Christine


conobbi Christine al bar della stazione dove (a detta di pendolari e avventori occasionali) faccio il miglior cappuccino della città. La vidi per la prima volta verso le dieci del mattino, arrivare pallida, spettinata, con indosso una camicetta di seta e una gonna di pelle nera dallo spacco vertiginoso, chiedendomi una indicazione stradale:
- scusi, per piazza Indipendenza...
- è a due passi da quì, esce, sulla sinistra percorre 100 metri ed è arrivata
- grazie... ehm... posso avere un bicchiere di vino rosso?
- certo, si segga pure, glielo porto subito, gradisce un panino, delle patatine!?
- no, preferisco bere a stomaco vuoto.
Nei giorni successivi, Christine si presentò pressapoco alla stessa ora, ordinando il solito bicchiere di vino rosso e chiedendo indicazioni stradali diverse. In alternativa, tra un sorso e l'altro, leggeva giornali gratuiti sparsi nelle stazioni di servizio. Mi avvicinai e le chiesi:
- le piace Shakespeare? Camus, Céline?...
- sono avulsa alla lettura...
- ... e allora per quale ragione legge il giornale!?
- per perdere tempo... Sei lesbica?
- come l'ha capito?
- da come mi guardi... mi hai desiderata dal primo momento che ho messo piede in questo bar... A che ora stacchi?
- tra mezz'ora...
- casa tua?... Dammi pure del tu...
Fu tutt'uno darle del tu e chiudere la porta di casa perchè prese immediatamente l'iniziativa, mi sfilò jeans e perizoma, mi penetrò con la lingua e le dita... Presi la sua testa e la spinsi nella mia figa che non tardò a bagnarsi come non tardò l'orgasmo che mi fece tremare. Volli praticare il 69, mi accorsi da subito che la sua vagina rispecchiava il carattere, chiuso e misterioso, le grandi labbra sembravano un fortino, pronte a proteggere il clito eretto da qualunque incursione carnale. A letto era fantastica, non me ne importava se la borsa era in caduta libera, volevo soltanto averla addosso, nient'altro. Trascorrevamo le ore a fare sesso e bere vino... veramente era lei che beveva, io ero occupata ad accarezzarle il clito... Eravamo lì, sul letto, completamente nude, quando disse:
- voglio farla finita... Sono stanca...
- ... quello che hai appena detto è osceno...
- ah sì? Che c'è di tanto osceno nel togliersi la vita!?
Di scatto, si alzò dal letto, vidi per la prima volta il suo bellissimo fondoschiena, uno splendido culo di donna sola. Cercai di dissuaderla, volevo che restasse ancora un po':
- parliamone un attimo, ti va?
- mh... Io non ti servo a niente... A te basta leccare una figa e sei a posto
- ho fatto o detto qualcosa che non andava?
- ... mio marito ha chiesto la separazione... ha detto che...farà di tutto per portarmi via nostro figlio... è così piccolo... amore mio... Il mio bambino... il mio bambino... senza di lui la mia vita non ha senso...
- calmati, andrà tutto bene...
- già... andrà tutto bene...
Christine uscì piangendo, da quel momento non la vidi più

mercoledì 3 agosto 2011

Nicole


era una notte bellissima, una di quelle notti in cui i fatti avvengono senza un motivo preciso, abbelliti dalla casualità più totale. Un amico, neolaureato, organizzò una festa, invitò genitori, parenti serpenti, ex compagni di banco, passeggeri e passeggiatrici, conoscenti e sconosciuti, insomma tutto lo scibile umano; più che una festa, appariva un atto di beneficenza. Risa sguaiate, barzellette sconce, aneddoti confusi, affabulazioni sul nulla, progetti, presentazioni ordinarie, promesse vane e bevute colmarono l'intera serata. Salutai il futuro dottore o ingegnere (non ricordo con precisione), e m'incamminai alquanto alticcia verso casa, costeggiando una scuola straniera cintata dai mattoni rossi. Saranno stati i troppi drink scolati o la brezza leggera che ebbi la sensazione di essere seguita, mi guardai attorno con la testa che girava come un mappamondo, mi voltai più volte... niente, nessun essere vivente si palesò, nemmeno un cane abbandonato dal suo padrone piccolo borghese, solo l'istante successivo sbucò dal nulla una donna, ci guardammo per una manciata di secondi, pensai che volesse derubarmi ma non aveva l'aspetto di una ladra, sembrava semmai alla ricerca di qualcosa. Non era la classica bellona senza senso, emanava un fascino particolare, una luce che la faceva apparire speciale. Senza proferire parola, si avvicinò, mi alzò il vestito, abbassò le mutandine e cominciò a leccarmi la passera. Lì per lì pensai: "ecco una di quelle situazioni inaspettate in cui le proprie certezze vengono messe in discussione"... Non pretesi delle spiegazioni anzi, allargai volutamente le gambe e lasciai che mi penetrasse con la lingua e le dita ben curate. Dapprima succhiò con dolcezza il clito poi, con più vigore fino a che divenne duro. Si bagnò l'indice e il medio e penetrò la vagina, non tralasciando l'altro buchetto che non tardò ad aprirsi. Leccò tutt'attorno nutrendosi dei miei umori, l'unico orgasmo che arrivò fu devastante, bellissimo, prolungato, infinito, mi pervase a tal punto che ebbi un sussulto. La sconosciuta mi premette contro il muro dai mattoni rossi, il suo viso sembrava dentro di me come se volesse nascondersi, poi quando la passione terminò, sparì come era apparsa, inghiottita dalla oscurità. Nei giorni successivi, venni a sapere il suo nome: Nicole. Secondo voci di corridoio era la moglie separata di un noto imprenditore balzato alle cronache per presunte tangenti. Si diceva che avesse parecchi amanti e che la sua specialità amatoria fosse il pompino, non si capiva se lo facesse per diletto o per infelicità, ma che importanza ha? Fatto sta che un bel giorno lasciò il suo appartamento in perfetto ordine, senza nulla di scritto e sparì per sempre. Alcuni dissero di averla vista nei pressi dell'aeroporto con un biglietto di sola andata, destinazione sconosciuta, altri invece sostennero che con sè non avesse nessun bagaglio, si allontanò semplicemente. Qualunque cosa sia avvenuta non voglio pormi i come e i perchè, spero solo che stia bene e che qualche figlio di puttana non le faccia del male... Mi manca