lunedì 28 luglio 2014

le Marche secondo Gianni


MARCHE: I MERCANTI NEL TEMPIO

Loreto: foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)






di Gianni Lannes


Al santuario di Loreto il cartello dice: “articoli religiosi” e le bancarelle di chincaglieria ormai cinese - ricavata dai rifiuti occidentali - non mancano in barba al Vangelo, così come le automobili che assediano il centro religioso. In questa regione il Pil è alle stelle, ma non dice tutto, anzi quasi niente sulla presenza storica della ‘ndrangheta (certificata dagli impolverati rapporti statali antimafia) che ha contaminato l’economia sana di questo territorio sull’Adriatico. Il prodotto interno lordo è un misuratore economico che non rivela nulla sui prenditori tricolore che in un amen hanno chiuso fabbriche, abbandonato in mezzo alla strada fior di operai per accumulare quattrini facili all’estero.  

 Conero - foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


Dal colle mariano in lontananza si staglia il Conero, ingabbiato dalla presenza bellica della NATO e dal cemento a tutto spiano che ha sfigurato anche questo territorio. Infatti, la poetica vista a perdifiato del paesaggio è ormai un frenetico accavallarsi di capannoni prefabbricati e pioggia d'asfalto per la corsa di macchine senz'anima. 

 Loreto: foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


In mare, va anche peggio: dai residuati bellici di aggressivi affondati a un soffio dalla costa pesarese dai tedeschi, quasi al termine della seconda guerra mondiale, alle bombe all’uranio impoverito disseminate negli ’90 dagli alleati del patto atlantico durante la carneficina in Jugoslavia. Dulcis in fundo: la rapina di idrocarburi con pesanti ricadute ambientali, e le navi dei veleni - alcune imbottite di scorie radioattive - giacenti su fondali così bassi da raggiungerle con un tuffo in apnea.

 Loreto: foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)


Su questa stagione di annichilimento della vita cosa avrebbe detto il poeta Leopardi? Linda e pinta? Non lasciatevi ingannare dalle apparenze: lo Stivale non è un’isola felice, ma una landa in agonia di servi e sudditi grulloni dove aleggia un soffio mortale che annebbia la vista e ottenebra i sensi. Per fortuna, si destreggiano minoranze attive di italiane e italiani che si battono per il bene comune e la libertà. Non tutto è perduto.

fonte: sulatestagiannilannes.blogspot.it

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