SOSPESI PER TERRA - Blogger bocche piene di libertà, bla bla bla bla, utenti che gravitano nella generosità, da da da da, aperti al confronto e ad ogni sorta di cambiamento, esibizionisti, buonisti, ambientalisti di sfondamento, automatico complimento. Se si apponesse con dinvoltuuuuura un diverso commento da bocciatuuuuuura non inerente all'argomento si rischierebbe una denuncia per scarso attaccamento, altro che sgomento, non abbiate pauuuuura, è un modo come un altro di perdere tempo, se mi guardate con sospetto non nascondetevi sotto il letto, prometto che sarò più buffona di Rigoletto. Blogger senza inibizione e difficoltà ti manda a va va va va, utenti saccenti che sa sa sa sa, intonano lo stesso ritornello la la la la, coraggio fabrax, abracadabra, esponi la formuletta che sai: "me la dai?" Ai confini dell'avere: "me la faresti vedere?" Per accontentare l'ippocampo, stampo e giunge in un lampo, guardo e non mi smagro, squadro una cornice senza quadro, non mi pongo quale sia il senso del peccato, giusto o sbagliato, non tutto è oro colato, non pregiudica un bene amato, se mi spengo al diavolo le sensazioni vere o presunte, potrei schiattare domani, se ne laverebbero le mani e i coglioni, non importa siamo di fronte al condominio virtuale, la finzione è la norma. Blogger che sanno l'alfabeto a a a a e poi tornano indietro a a a a, utenti spersi nella città, spiacente non sono di quà.

lunedì 14 luglio 2014

Jacques Le Goff

«Come nessun altro storico, Jacques Le Goff ha modificato la nostra percezione del medioevo», scrive Agostino Paravicini Bagliani, ricordando il grande studioso morto a Parigi il 1° aprile, all’età di 90 anni. Come in pochi altri storici, l’opera di Le Goff «nasce dal desiderio di innovare con sempre nuove domande e nuovi temi, allargando il “territorio dello storico”» anche grazie «a una straordinaria abilità nel comunicare con un pubblico vasto, con la parola oltre che con la scrittura». Memorabili le sue indagini sulla vita quotidiana dell’epoca, estese alle scienze sociali come antropologia culturale ed etnografia, senza trascurare la storia delle immagini, allora agli inizi. Fin dai suoi primi due libri, sui mercanti e i banchieri (1956) e gli intellettuali (1957), poi con la sua prima grande sintesi, “La civiltà dell’Occidente medievale” (1964), Le Goff ha svelato un medioevo inedito – fatto di città e di foreste – incrociando l’immaginario e il simbolico con l’analisi dei gruppi sociali, visti come figure tipologiche della società di allora.
«Non la storia dei monaci ma il monaco, non i mercanti ma il mercante, che nel medioevo è sempre un po’ usuraio, a causa della condanna dell’usura da Jacques Le Goffparte della Chiesa», (“La borsa o la vita, dall’usuraio al banchiere”, 2003). Nel medioevo, continua Paravicini Bagliani in un intervento su “Repubblica” ripreso da “Micromega”, la ricchezza non è soltanto di questo mondo, anche se il ruolo del denaro non fa che crescere, dall’anno Mille in poi (“Lo sterco del diavolo. Il denaro nel Medioevo, 2010”). «Studiando l’intellettuale come rappresentante di quel gruppo sociale che ha il compito di pensare e di insegnare, pur in un contesto di condanne e di censure, Le Goff apre la porta a una storia delle università più attenta al contesto sociale. È forse il suo libro più agile e vivace. Lo aiutarono frequenti conversazioni con un domenicano geniale, Marie-Dominique Chenu».
Un altro concetto a lui molto caro (e destinato a diffondersi) è quello di “un lungo medioevo”, perché molte sono le strutture – dalla feudalità all’immaginario sociale – sopravvissute fino alla Rivoluzione Francese. Le Goff manifesta uno spiccato interesse per la storia della dimensione corporale, che considera «una delle principali tensioni dell’Occidente», perché nel medioevo il corpo è stretto tra una straordinaria valorizzazione cristiana (“Incarnazione, reliquie, stimmate”) e un’altrettanto forte retorica di disprezzo del mondo (“Il corpo nel Medioevo”, con Nicolas Truon, 2007). «Il dualismo che attanaglia il corpo si attenua però dal XII secolo in poi, lasciando spazi nuovi alla medicina e alle scienze del corpo che aprono la via alla modernità». Sebbene il cristianesimo medievale condanni come errori le novità, Le Goff «scorge verso la fine del medioevo una società europea creatrice che innova e prepara la modernità che si consoliderà nell’umanesimo», conclude Paravicini. «Il medioevo di Le Goff affascina perché realtà e immaginario si fondono pur nelle loro contraddizioni: il suo medioevo non è mai senza legami profondi con il tempo lungo, è sempre attento all’uomo (“L’uomo medievale, 2006”) ed è quindi più vicino a noi».

fonte: www.libreidee.org

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