CRISTO MORTO - ANDREA MANTEGNA

giovedì 7 febbraio 2013

avamposti della mistica


Lara dei Miracoli di Femmina Gaudente




La ragazza mostra un corpo esile, snello. Di statura normale, il viso incorniciato da corti capelli biondi, grandi occhi verdi. Poco trucco, un rossetto scarlatto a disegnarle la bocca dalle labbra carnose, piene. Indossa un intimo molto particolare, un bustino di pelle aderente sotto il quale s'intravede un seno pieno e sodo. Dove il corsetto su apre sull'arco del del bacino e' visibile un tatuaggio tribale posto a cornice di quel mandolino perfetto. Ha belle gambe inguainate in calze scure , ai piedi una calza nera, il tacco alto e slanciato.

Siede sul letto. Mi guarda mentre mi spoglio. Allunga una mano verso di me. Ornata di un guanto in pelle che fascia il braccio. Dice di chiamarsi Lara ma e' un soprannome, un logo di battaglia che confessa di adoperare in questi intimi frangenti.

Seduto sulla poltrona accanto al letto, mi osservi mentre mi svesto. Scopri l'emozione di un reggiseno in latex che comprime le mie forme piene e fa schizzare i miei seni verso l'alto. Lo slip dello stesso materiale, minimo a nascondere appena la soglia della figa, a perdersi nell'incavo trai glutei rotondi e perfetti. Resti ammaliato dai tacchi scuri. Indugio un attimo, mentre contempli la mia figura perfetta ed un'eccitazione profonda s'impadronisce di te.

Ti guardo e guardo il suo braccio teso verso di me. Mi sorridi. Io scivolo con leggerezza sul letto e siedo accanto a lei.

Io e lei ci guardiamo per un momento. Lei pone le sue mani sulle mie spalle., le da scorrere lungo le braccia, le posa sulla vita. Ci avviciniamo impercettibilmente, i visi che si sfiorano. Le labbra entrano in contatto, lievemente indugiano a lungo lambedosi con una dolcezza che e' un preludio alla bramosia dei sensi. La sua bocca si schiude, umida e la lingua guizza a leccare le mie labbra con un movimento circolare. Anche la mia bocca si apre, le lingue si toccano , la mia si allunga ad esplorare la cavità calda ed e' un attimo. ... Le bocche incollate in un bacio profondissimo che mi fa ansimare, le lingue che si cercano, le sue mani a cingermi il capo e a spingermi in un bacio ancora più' profondo ed intenso. Le mie mani cercano il suo corpo mentre il respiro si fa accelerato.

Ci baciamo così' a lungo, lasciando alle mani il compito di scoprire ed esplorare la pelle dell'altra. Le bocche si separano. Lara protende il capo verso il mio petto e lecca docile la sommità dei miei seni, cibandosi di ciò a cui lo stretto reggiseno lascia libertà'.

Sulle mie labbra uno sbruffo di rossetto scarlatto, infrangi le regole e ti avvicini a me, porti la tua bocca sulla mia, suggi dolcemente le mie labbra per cancellare quella virgola indiscreta, vedi la testa di Lara scivolare nella mia scollatura. Mi senti eccitatissima, ti regali il calore della mia bocca in un bacio rapido che ti lascia con un lieve sentore di fragola. Ho gli occhi lucidi, lo sguardo del desiderio che conosci bene mio caro. Torni a sederti e a guardare.

Lara mi spinge sul letto, cado di spalle tra i cuscini. Si china su di me, le mani stringono il mio seno, la bocca erra nel mio ventre, scivola verso........ Si incunea tra le mie gambe che apro bene sotto l'invito delle sue labbra.

La lingua si muove sotto lo slip lucido, lasciando una traccia umida, poi si sposta sul confine tra carne e latex, muove piatta leccando la mia pelle viva. Ansimo. Una strana sensazione di piacere. Il contatto intenso con la mia pelle e quello ambiguo allorché' la sua bocca si posa sul mio intimo, una sensazione di calore lieve che attraversa il sottile strato di materiale e si trasferisce alla mia vulva aperta.
Lara stringe lo slip e lascia scoperta solo una minuscola porzione della sua intimità. Ora la lingua accarezza le grandi labbra, la bocca succhia la porzione di sesso scoperta. Un gemito mi sfugge, le mie mani si serrano sulla sua testa e la spingo con forza tra le gambe spalancate.

Ti rivolgi a Lara: " vedi cara Lara ciò che hai davanti e' l'incarnazione del mio desiderio. Guardala non e' bellissima?"

Lara contempla il mio corpo per lunghi secondi. Fa si con la sua testa mentre la sua mano mi esplora sotto.... Io ascolto e mi accarezzo il seno.....

to be continued

mercoledì 6 febbraio 2013

unioni omosessuali


Diritti, contratti, eredità
Che cosa sta già cambiando
per le coppie gay in Italia

Il corriere è arrivato a Strasburgo la settimana scorsa: Antonio Garullo, 47 anni, e Mario Ottocento, 40, di Latina, hanno presentato ricorso alla Corte europea dei diritti umani per vedere riconosciuto il loro matrimonio in Italia. Sono stati la prima coppia gay italiana a sposarsi all’estero, nel 2002 in Olanda.
«Ti senti sempre dire che non sei come gli altri, che il matrimonio ti è vietato. Quella cerimonia, di fronte alla nostra famiglia e ai nostri amici, ci ha dato un riconoscimento pubblico – racconta Garullo – Ma sul nostro certificato anagrafico, in Italia, c’è ancora uno spazio bianco. E io voglio vederci scritto “coniugato”».
Il ricorso, un chilo e mezzo di documenti e argomentazioni giuridiche, è l’ultimo atto di una lunga battaglia legale per riempire quella linea vuota. Non è una battaglia solitaria: sempre più gay e lesbiche, in assenza di una regolamentazione per le coppie omosessuali in Italia, chiedono a colpi di carte bollate l’accesso a diritti e doveri nel nostro Paese.

Nozze all’estero, ricorsi in Italia

Il matrimonio di Garullo e Ottocento all’Aja nel 2002
Come è successo il 31 agosto, quando la Corte d’Appello di Milano ha dato ragione a un bancario milanese che chiedeva di poter iscrivere il proprio compagno «convivente more uxorio» alla suamutua di categoria, e ha respinto l’istanza contraria della Cassa per il personale delle Banche di credito cooperativo. O come era successo solo il giorno prima, quando la Questura milanese aveva rilasciato il permesso di soggiornoal marito serbo (sposato in Canada) di un cittadino italo-canadese.
Garullo e Ottocento hanno fatto leva sulla legislazione europea. «Quando ci siamo sposati eravamo già determinati ad arrivare alla Corte, se fosse stato necessario», racconta il primo. I due sposi hanno chiesto latrascrizione del matrimonio al Comune e, quando è stata rifiutata, hanno fatto ricorso in tribunale assistiti da un avvocato di Latina, Alessandro Mariani. «All’inizio nessuno ci appoggiava. Anche Arcigay era contraria: temeva che chiedere le nozze avrebbe alienato l’opinione pubblica, mentre allora le unioni civili sembravano a portata di mano», dice Garullo.
Un avvocato per i diritti lgbt
Il loro tentativo, però, ha attirato l’attenzione di Francesco Bilotta, un avvocato di 39 anni che insegna all’università di Udine, nutre un’incrollabile fiducia nella capacità del diritto di regolare in modo razionale i rapporti umani e ha fondato, con Antonio Rotelli e Saveria Ricci, l’«avvocatura per i diritti lgbt» Rete Lenford (l’acronimo sta per «lesbici, gay, bisessuali e transgender»).
«In Italia c’è un problema di discriminazione che la classe politica non sta affrontando – spiega Bilotta – La cosa più naturale, come avvocati, era mettere il nostro tempo a disposizione di quei cittadini che si rivolgono al giudice per ottenere giustizia».
Bilotta ha difeso i due sposi di Latina in Cassazione, nel 2011, dopo che i giudici hanno respinto in primo e secondo grado la richiesta di trascrivere il loro matrimonio, definendolo «inesistente». Anche dalla Suprema Corte, il 15 marzo scorso, è arrivato un no. «Ma con alcune decisive novità», dice Barbara Pezzini, studiosa di diritto costituzionale e preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Bergamo. «La Cassazione, infatti, spiega che non è vero che il matrimonio tra persone dello stesso sesso non esiste, ma solo che è “inidoneo” a produrre effetti nell’attuale ordinamento giuridico. Inoltre, richiamando una precedente sentenza della Corte Costituzionale, sancisce che le coppie dello stesso sesso hanno un “diritto fondamentale” alla vita familiare, al riconoscimento giuridico delle loro unioni e alle stesse tutele dei coniugi eterosessuali», aggiunge Pezzini.
«Arriveresti al punto si sposarmi?»
Il pronunciamento della Corte Costituzionale citato dalla Cassazione è arrivato dopo un’altra battaglia legale, avviata nel 2005 da Bilotta con Clara Comelli e Sergio Rovasio dell’associazione radicale Certi Diritti. Si tratta dell’iniziativa «Affermazione civile», in cui 30 coppie gay e lesbiche hannochiesto le pubblicazioni di nozze ai loro comuni di residenza e impugnato in tribunale il rifiuto, appellandosi al principio di uguaglianza. Tra le coppie che hanno partecipato ci sono Antonella D’Annibale, 48 anni, e Debora Galbiati Ventrella, 47, di Torino.
«L’abbiamo fatto per un desiderio che non sapevamo neppure d’avere. Ero sempre stata convinta che il matrimonio fosse un’istituzione superata. Ma quando sei molto innamorata vuoi il massimo: “arriveresti al punto si sposarmi?” chiedi (e ti chiedi) – racconta D’Annibale – Io e Debora ci siamo risposte di sì, e a quel punto ci siamo rese conto che non potevamo. Allora abbiamo deciso di cercare una soluzione».
Su internet hanno trovato l’iniziativa di «Affermazione civile» e hanno deciso di aderire perché «era pratica, reale, concreta: finalmente qualcuno faceva qualcosa» (in attesa di un riconoscimento legale, le due donne nel 2010 hanno celebrato comunque un matrimonio simbolico davanti all’allora sindaco di Torino Sergio Chiamparino).
Il matrimonio nella Costituzione
In quattro dei processi che sono scaturiti da «Affermazione civile», i giudici hanno sollevato la questione di costituzionalità, per verificare se il divieto del matrimonio gay fosse legittimo alla luce dell’evoluzione sociale. La Corte costituzionale, con la sentenza 138 del 2010, ha sancito che la stabile convivenza di una coppia dello stesso sesso deve essere consideratatra le formazioni sociali tutelate dalla Costituzione, «ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri».
«I giudici hanno affermato che serve un riconoscimento giuridico per le coppie gay: in termini tecnici parlare di “diritto fondamentale” significa indicare che deve essere garantito al più presto», spiega Pezzini. La Corte Costituzionale ha anche chiarito che quando la Carta nomina il matrimonio si riferisce a quello eterosessuale. Per alcuni giuristi questo significa che il matrimonio gay non è contemplato dalla Costituzione. Ma un numero crescente di costituzionalisti legge la sentenza come un’apertura: «I giudici rilevano solo che non possono interpretare gli articoli sul matrimonio allargandolo alle coppie dello stesso sesso. Ma una legge del Parlamento può farlo, senza violare la Costituzione», spiega Giuditta Brunelli, ordinaria di Diritto pubblico all’Università di Ferrara.
Per Bilotta è un risultato importantissimo: «Quando nel 2005 abbiamo avviato “Affermazione civile” nessuno pensava che in Italia il matrimonio potesse essere allargato alle coppie gay, neppure le associazioni lgbt. Oggi, che se ne parli con accenti negativi o positivi, è un tema reale», dice.
Il Pdl, Rosy Bindi e il desiderio di Vendola
Tra il 1988 e il 1996, quando si è iniziato a pensare di regolare le unioni gay, è stata presentata una sola proposta di legge a legislatura. Tra il 1996 e il 2001 sono salite a 8, ma nessuna prevedeva il matrimonio. Nella quindicesima legislatura (2006-2008) sono state depositate 21 proposte e un disegno di legge, quello del governo Prodi sui Dico. È solo con l’attuale Parlamento che si è iniziato a discutere di matrimonio: lo contemplano 3 su 16 progetti presentati. Ma in tutti questi anni solo un testo è stato dibattuto dai parlamentari, quello di Franco Grillini sui Pacs del 2002.
Questa estate, intanto, 173 parlamentari pdl hanno firmato un documento contro le nozze gay. Anche l’Udc è contraria. Il Pd, dopo una contrastata discussione interna, ha scelto di sostenere un «presidio giuridico» separato per le coppie dello stesso sesso. E il leader di Sel Nichi Vendola, gay dichiarato e fino a qualche anno fa favorevole alle unioni civili, è sbottato con Rosy Bindi (Pd): «Non voglio Pacs né Dico, non voglio acronimi: a 54 anni voglio sposarmi con il mio compagno». Oltre al partito di Vendola, per i matrimoni si sono schierati Idv, Movimento 5 Stelle, Radicali. Ma è improbabile che il parlamento affronti presto la questione: «Credo che il Paese debba fare un passo avanti sul tema dei diritti civili. Tuttavia penso che la crisi economica e sociale imporrà altre priorità», ha sintetizzato Massimo D’Alema (Pd) al Corriere due settimane fa.

Il sì di Obama che parla agli eterosessuali
Anche perché i partiti si stanno preparando alle elezioni del prossimo anno. E se negli Usa il presidente Barack Obama ha usato il suo sì alle nozze gay come argomento elettorale, in Italia non è così. «Le persone che si definiscono omosessuali, nel nostro Paese, sono solo il 2% della popolazione», dice il sociologo dell’università di Bologna Asher Colombo, co-autore della più estesa ricerca sugli omosessuali italiani. «I loro voti non sono considerati decisivi. In America la situazione è diversa non perché i gay siano di più, ma perché il tema conta per gli eterosessuali: c’è una lunga storia di attenzione ai diritti civili. Da noi, invece, sia la tradizione politica cattolica che quella comunista hanno sempre avuto un atteggiamento negativo nei confronti dell’omosessualità. Eppure ormai da dieci anni la maggioranza degli italiani è favorevole a un riconoscimento per le coppie gay».
Una legge dal basso
Dal 2000 a oggi, a cambiare è stata sicuramente la posizione del movimento lgbt, quella galassia di associazioni che offre servizi e rappresentanza politica alla comunità gay e che in Italia è diventata visibile sulla scena pubblica con il World Gay Pride di quell’anno. A giugno è partita una campagna di raccolta firme per una legge di iniziativa popolare che introduca unioni civili riservate alle coppie dello stesso sesso, con diritti e doveri uguali a quelli del matrimonio. Sponsorizzata dall’azienda di gelati Ben&Jerry’s, è coordinata da Alessandro Zan, assessore padovano di Sel e dirigente di Arcigay. Tra i primi firmatari ci sono i politici di punta del mondo gay: Anna Paola Concia, Franco Grillini, Vladimir Luxuria. Ma a sorpresa non ha ricevuto (con l’eccezione di Arcilesbica) il sostegno delle associazioni lgbt. Che, Arcigay in testa, hanno iniziato a preparare una campagna per un’altra iniziativa di legge popolare, stavolta sul«matrimonio egualitario»: l’estensione del matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso.
«Per quale motivo dovrei accontentarmi di un istituto diverso? È come se dicessero: i neri devono andare sull’autobus verde e non su quello rosso, tanto sono uguali. Ma allora perché un altro autobus?» chiede Giuseppina La Delfa, presidente dell’associazione di genitori gay Famiglie Arcobaleno. Intanto andrà avanti anche il ricorso di Garullo e Ottocentoalla Corte europea dei diritti umani. Potrebbe richiedere molti mesi, oppure precedere ancora una volta i tempi della politica. Loro nel frattempo hanno festeggiato comunque i dieci anni di matrimonio.
fonte: 27esimaora.corriere.it

lunedì 4 febbraio 2013

il poligono di Quirra


URANIO IMPOVERITO: LA SARDEGNA E LA SINDROME DI QUIRRA

Sindrome di . Così è nota la moria di pastori nelle immediate vicinanze del Poligono Interforze sperimentale di Perdasdefogu Salto di , nella  centro orientale. Da anni i movimenti indipendentisti, antimilitaristi e ambientalisti della  denunciano il danno ambientale e di salute provocato dal Poligono di , di proprietà dello Stato italiano, affitatto agli eserciti di altre nazioni e alle multinazionali delle armi come showroom e area test. Il Poligono, dicono i movimenti sardi, è responsabile di morte per contaminazione da impoverito e nanoparticelle, malformazioni, devastazione del territorio. Una voce rimasta inascoltata per un decennio, fino a quando nel gennaio 2011 il Procuratore della Repubblica di Lanusei, Domenico Fiordalisi, ha deciso di aprire un inchiesta per omicidio plurimo. Proprio Fiordalisi ha ordinato martedì 29 marzo la riesumazione di venti allevatori morti fra il 1995 ed il 2010 a causa di tumori al sistema linfo-emopoietico. Tutti, secondo quanto è stato possibile apprendere, avrebbero condotto al pascolo le loro greggi sui terreni del Poligono sperimentale.
I temi che ruotano intorno a questa vicenda sono molteplici, ambientalismo, indipendentismo, antimilitarismo, anticapitalismo. In questa prima trasmissione dedicata, cui ne seguiranno altre, cerchiamo di capire meglio cos’è la “sindrome di Quirra”, cosa provoca e quando nasce, cos’è il Poligono di Quirra e quali le denunce ad esso collegate che da un decennio portano avanti i movimenti sardi, e infine quali sono le proposte di questi movimenti per mettere fine a questa drammatica situazione. Ai nostri microfoni Gavino Sale, portavoce del movimento politico indipendentista Irs e Mariella Cao del coordinamento Gettiamo le Basi Sardegna.

fonte: www.radiondadurto.org

domenica 3 febbraio 2013

uomini di potere o stupidi ragazzini? di Gia Van Rollenoof







… Rashida le accarezzò il capo, la strinse teneramente al proprio seno e poi le terse le lacrime.
«Nonostante queste cose e le tante altre di cui non sarebbe sbagliato parlare, noi non odiamo gli uomini, Gia, però pensiamo che appartengano ad una specie diversa dalla nostra, che siano una calamità per l'umanità, e che i danni che hanno fatto siano incalcolabili e forse irreparabili. Fossimo state noi a poter governare, quel messaggio d'amore e di fratellanza del vostro Cristo e del nostro Maometto sarebbe di certo diventato una realtà tangibile.
Guarda cosa accade ancora: il tempo scorre e nulla è cambiato! Da duemila anni ad oggi, prima l'antico impero romano sosteneva il potere costituito d'allora nei riguardi dei più deboli, oggi… altri hanno preso il loro posto.
E questi non hanno saputo o voluto comprendere che se due persone che ti stanno a cuore configgono tra loro, e ciascuna ti chiede di aiutarla a difendersi dall'altra, non è un'arma che tu devi offrire, ma un ramoscello d'ulivo, suggerendo quelle buone ragioni che inducano ciascuno ad offrirlo all'altro.
Questa è cosa che ancora oggi, quelle potenze forti che stanno a guardare, se non ad alimentare occultamente questi nostri miseri e tragici conflitti, non hanno saputo, o meglio, non hanno voluto fare, in nome di quella che loro chiamano la ragion di stato, che più correttamente dovrebbe dirsi i loro sporchi interessi.
Il mercato delle armi è il più fiorente, redditizio e consente di riciclare alla grande i proventi delle attività criminali! Con quale  risultato? Che il tempo passa e nelle nostre terre scorre sempre il sangue, spesso innocente, anche quello dei nostri bambini. Sono terre senza pace le nostre, Gia!
Sono convinta che solo un governo delle donne potrebbe risolvere radicalmente la questione. Lo sai perché? Per una ragione riconducibile alla genetica: se migliaia di anni or sono era comprensibile, anche se non giustificabile, che gli uomini, fisicamente più forti delle donne, fossero loro a dominare… nel tempo, hanno poi sostituito il potere della loro supremazia fisica con quelle altre forme di potere più subdolo che tutte noi conosciamo anche troppo bene, per averlo subito e per continuare a subirlo ancora.
È propria innato in loro l'istinto della prevaricazione, del conflitto, della distruzione dell'ostacolo: sono fatti così e non c'è nulla da fare!
Ma oggi! Oggi che sono, o dovrebbero essere, la buona cultura, l'intelligenza e le sensibilità umane a sostituire la forza, loro non ne sono capaci, perché queste qualità non le hanno! Sempre a confrontarsi ed a confliggere anche tra loro, sia sul piano del denaro che nel potere!
È come se, perennemente, volessero simbolicamente dimostrare al mondo che ce l'hanno più lungo e grosso di chi gli sta vicino, come dei ragazzini che si sfidano a chi riesce a pisciare più lontano. È il loro pene che identifica la loro intelligenza! Lo considerano il loro strumento di forza per eccellenza, d'intrusione… un'arma, insomma! Se poi li definisci dei testa di cazzo, anche si offendono!  E neanche si rendono conto che, al tempo stesso, è proprio quello, il pene, il loro punto debole, quello che li rende vulnerabili: parafrasando un diverso modo di dire, direi che ne uccide più la fica che la spada!
Non serve andare tanto indietro nel tempo… per citarne solo alcuni, guarda ai recenti scandali che hanno coinvolto noti personaggi della politica dell'economia e della finanza. Ed anche a casa vostra, nel tuo Paese, Gia… mi sembra che avvenimenti recenti abbiano dimostrato piuttosto bene ciò che vado affermando, con quella faccenda tra un vostro Premier e la presunta nipote di un ex capo di stato di un Paese vicino al nostro…
E questo è un bene per noi donne, Gia! Quella loro vulnerabilità, di cui spesso neanche si rendono conto, ha rappresentato, nei secoli, il nostro maggiore punto di forza, che ci ha permesso e che ci permette di non soccombere totalmente al loro potere! Ma è giunto il momento di non giocare più di rimessa. Sono convinta che l'unica speranza per questo nostro povero pianeta, restiamo noi donne, Gia, e più presto giungeremo al potere, meglio sarà per tutti, maschi compresi.
C'è però da precisare che quelle donne che potrebbero farlo, dovrebbero essere quelle che hanno conservato la loro femminilità ed i loro istinti primigeni: non le donne in tiro, quelle in carriera, che si sforzano a competere con gli uomini usando un metodo inefficace, ovvero cercando di assomigliare loro. Se un nemico ti minaccia con un'arma, tu non lo puoi combattere usando la stessa sua arma, magari più potente. Diverrebbe un conflitto senza fine!
Per vincere davvero, devi combatterlo con un'arma che lui non possiede: l'amore… te lo devi fare amico, fratello! Allora, forse, lui getterà quella pistola e ti abbraccerà, così come ci hanno insegnato i nostri Profeti… 
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sabato 2 febbraio 2013

ricapitolando




Càpita di farsi risucchiare dalla Vita.Se la ride l'eterno tiranno,
che per definizione è il Tempo, maiuscolo,
e gioca a mio danno,
da che Mondo è Mondo.

Ma la Vita non è una cosuccia,
se la si considera a fondo, e regala scintille
d'eternità.

E ho imparato una Verità,
che già sapevo ed era già in me,
nelle pupille scure, e financo nell'animula,
nebulosa e incognita terra, hops, mortale.

Non era scritta su un giornale,
ma nella carne e nel sangue,
ed è una stilla imperitura, questa sì immortale,
destinata a fluire.

La Vita, è proprio vero, ha il suo sorriso.


Che aria stantia, in Suburra. Apriam le finestre, va là, lasciamo che sto ventaccio porti un po' d'arietta del 2013. (Mortacci, come passa il tempo). O sarà l'inclito disio di dar una lucidatina alla spada?  Non che non ci facessi qualche salto di tanto in tanto, ma per poi andare a sbirciare altrove, più che altro.

Proprio così, càpita che la vita ti risucchi. E la povera spada? Messa via, in soffitta, ad ammuffire si dirà. Ma che ci vogliamo fare, quando la Vita chiama, non ci si può nascondere, ne tanto meno rifugiarsi in Suburra a sproloquiar di varie amenità, menhirss, shivaismo tantrico, chiavate reali ed eventuali, masturbazioni digitali, polittttica gniente gniente, si sa.

Ricapitolando. Che ne è, o anche, che n'è, delle nostre eroine? Di Aspasietta lontana, che fu un tempo per me tutta tana (colava come poche al mondo quando bramava, bramiva). Un ricordo d'antan, quel poco che si sa non interessa, o almeno si finge non interessi. Che spesso è l'istesso. O no?

Y esotica vive pure più distante, ma basterebbe un clic, ma no, ma no. Asì es la vida. Porco sì, ma porcospino. Lontane tutte o quasi, Sammy ormai irraggiungibile, che fin che ha potuto ha fatto bisboccia: c'è anche quella che non (si) perdona, che non perdura. E Lys, il giglio, che gode solo se le si lascia far la geisha, che poi gli uomini a volte sono solo maschi, e si approfittano di questo diavoletto angelico, femmina da letto, donna di gran cuore. Yvette non l'è da meno quanto a questo, ed è assai più vicina, ma tiene famiglia. So che mi sorriderà sempre.

Perseverare diabolicum est, dice il saggio. Non così distante è Trilly, ma pur sempre tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. Ma qualcosa si deve pur fare di questa affinità elettiva. Ci sono istinti, impulsi che solo possono essere arginati: un fuoco inestinguibile dimora sotto un placido manto di neve. Della serie, meglio non lasciarci da soli in una stanza, se poi c'è per caso un letto... Invece c'è la tecnologia, ci mancava solo il sesso virtuale tra noi due. Davanti ai miei occhi si lecca le dita, il sorriso è una malizia che solo lei sa, come al solito vuole e non vuole. Però alla fine vuole.

Le mostro il mostro che mi cresce nei ginss, lo alliscio. Sei un porco, constata. Il suo è un rimprovero che mi incita, e poi tra noi c'è sempre una prima volta. Anche se è vedere, ma non toccare. Mi addosso il sacrilegio ed estraggo  il membro mio impaziente. Ma è già duro, constata. (Se si puo rimproverare col sorriso). Porco, aggiunge.


Si lecca ancora le dita, bimba golosa. Ho voglia, dice, se tu fossi qua. Le rispondo che voglio vedere il suo favo di miele, ma è una metafora, in realtà le chiedo (domando, supplico, ordino) di mostrami la sua bellissima figa, bionda e ricciuta, stillante nettare soave, questo sì. Ottengo ciò che chiedo, cioè niente di più di ciò che lei vuole.

Ed è bellissima davvero, una farfalla rosea, vorace. Infila un polpastrello o poco più, sono tutta bagnata, constata. Vogliosissima. E tu hai un gran bel cazzo, aggiunge, ma non suona a rimprovero. Le sue dita iniziano a danzare con la farfalla, un ballo che si fa sempre più frenetico. Viene in fretta, al solito, Trilly, maliziosamente trionfante. E devo sbrigarmi a seguirla, ché conoscendola, potrebbe anche mollarmi così, con l'asso di bastoni in mano, senza potermelo giocare.


Sempre così noi, constata. Già, sempre così. Ma perché allora? E che ne so. Vabbè, alla prossima volta. Magari entro il prossimo decennio. Nsi sa.

venerdì 1 febbraio 2013

le pratiche sessuali nell'antico Egitto




L'importanza della componente erotica presso gli egizi è ancora, per la moderna archeologia, un vasto campo d'indagine, dato che sino ad ora questo tema è stato rimosso dalla ricerca a causa di un superficiale pudore.
In Egitto non vi sono raffigurazioni erotiche che descrivano i rapporti interumani. Ciò potrebbe far supporre che l'erotismo sulle sponde del 
Nilo sia tabù.
Non è vero.
Basti pensare che, se gli egizi non ci hanno tramandato immagini erotiche ( come invece hanno fatto greci e romani), ci hanno lasciato sull'argomento parecchi scritti.
Il grande 
papiro di Torino dimostra che tremila anni or sono  nella Terra delle piramidi circolava già la pornografia.
Gli antichi egizi erano soliti anche usare dei misteriosi miscugli afrodisiaci.
Se confrontiamo la lettura erotica degli egizi con quella dei greci e dei romani, emerge che nel Paese del Nilo la donna in amore era molto libera, seducente ed aggressiva, del tutto diversa da colei che si legge dai racconti di Ovidio ( Ars Amandi) o di Luciano ( Dialoghi).
Le donne egizie contavano molto più delle donne del resto del mondo.
E ciò valeva anche e soprattutto per la componente erotica.
In nessun'altra parte del mondo c'erano gli strip tease, le danzatrici così belle.
Le troviamo per la prima volta alla corte del 
quarto Thutmosi, bisnonno di Tutanakhamon: uno scriba templare di Thutmosi IV fece riprodurre nella propria tomba una di quelle danzatrici chiamate "della bellezza".
Da allora, esse comparvero spesso nelle sepolture private tebane.
E' possibile ammirarle anche nel sacro tempio di 
Luxor; una cosa oscena per il pudico Erodoto. 
La contraccezione
I tentativi di controllare le nascite erano ampiamente diffusi nell’antico Egitto, come testimoniano alcuni documenti. Tra questi, un un papiro del 1850 a.C. circa, in cui vengonodescritti delle specie di diaframmi fatti di gomma arabica, che ha effettivamente delle qualità spermicide. Il papiro parla anche di una miscela di miele e carbonato di sodio che veniva applicata all’interno della vagina, e di un altro tipo di diaframma fatto di sterco di coccodrillo. Sempre in Egitto sono stati ritrovati degli antichi disegni che raffigurano uomini con indosso capsule simili a preservativi, ma non è chiaro se questi venissero usati come contraccettivi o decorazioni cerimoniali.

Fonte il 
Post

fonte: www.anticoegitto.net