CRISTO MORTO - ANDREA MANTEGNA
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sabato 2 febbraio 2013

ricapitolando




Càpita di farsi risucchiare dalla Vita.Se la ride l'eterno tiranno,
che per definizione è il Tempo, maiuscolo,
e gioca a mio danno,
da che Mondo è Mondo.

Ma la Vita non è una cosuccia,
se la si considera a fondo, e regala scintille
d'eternità.

E ho imparato una Verità,
che già sapevo ed era già in me,
nelle pupille scure, e financo nell'animula,
nebulosa e incognita terra, hops, mortale.

Non era scritta su un giornale,
ma nella carne e nel sangue,
ed è una stilla imperitura, questa sì immortale,
destinata a fluire.

La Vita, è proprio vero, ha il suo sorriso.


Che aria stantia, in Suburra. Apriam le finestre, va là, lasciamo che sto ventaccio porti un po' d'arietta del 2013. (Mortacci, come passa il tempo). O sarà l'inclito disio di dar una lucidatina alla spada?  Non che non ci facessi qualche salto di tanto in tanto, ma per poi andare a sbirciare altrove, più che altro.

Proprio così, càpita che la vita ti risucchi. E la povera spada? Messa via, in soffitta, ad ammuffire si dirà. Ma che ci vogliamo fare, quando la Vita chiama, non ci si può nascondere, ne tanto meno rifugiarsi in Suburra a sproloquiar di varie amenità, menhirss, shivaismo tantrico, chiavate reali ed eventuali, masturbazioni digitali, polittttica gniente gniente, si sa.

Ricapitolando. Che ne è, o anche, che n'è, delle nostre eroine? Di Aspasietta lontana, che fu un tempo per me tutta tana (colava come poche al mondo quando bramava, bramiva). Un ricordo d'antan, quel poco che si sa non interessa, o almeno si finge non interessi. Che spesso è l'istesso. O no?

Y esotica vive pure più distante, ma basterebbe un clic, ma no, ma no. Asì es la vida. Porco sì, ma porcospino. Lontane tutte o quasi, Sammy ormai irraggiungibile, che fin che ha potuto ha fatto bisboccia: c'è anche quella che non (si) perdona, che non perdura. E Lys, il giglio, che gode solo se le si lascia far la geisha, che poi gli uomini a volte sono solo maschi, e si approfittano di questo diavoletto angelico, femmina da letto, donna di gran cuore. Yvette non l'è da meno quanto a questo, ed è assai più vicina, ma tiene famiglia. So che mi sorriderà sempre.

Perseverare diabolicum est, dice il saggio. Non così distante è Trilly, ma pur sempre tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. Ma qualcosa si deve pur fare di questa affinità elettiva. Ci sono istinti, impulsi che solo possono essere arginati: un fuoco inestinguibile dimora sotto un placido manto di neve. Della serie, meglio non lasciarci da soli in una stanza, se poi c'è per caso un letto... Invece c'è la tecnologia, ci mancava solo il sesso virtuale tra noi due. Davanti ai miei occhi si lecca le dita, il sorriso è una malizia che solo lei sa, come al solito vuole e non vuole. Però alla fine vuole.

Le mostro il mostro che mi cresce nei ginss, lo alliscio. Sei un porco, constata. Il suo è un rimprovero che mi incita, e poi tra noi c'è sempre una prima volta. Anche se è vedere, ma non toccare. Mi addosso il sacrilegio ed estraggo  il membro mio impaziente. Ma è già duro, constata. (Se si puo rimproverare col sorriso). Porco, aggiunge.


Si lecca ancora le dita, bimba golosa. Ho voglia, dice, se tu fossi qua. Le rispondo che voglio vedere il suo favo di miele, ma è una metafora, in realtà le chiedo (domando, supplico, ordino) di mostrami la sua bellissima figa, bionda e ricciuta, stillante nettare soave, questo sì. Ottengo ciò che chiedo, cioè niente di più di ciò che lei vuole.

Ed è bellissima davvero, una farfalla rosea, vorace. Infila un polpastrello o poco più, sono tutta bagnata, constata. Vogliosissima. E tu hai un gran bel cazzo, aggiunge, ma non suona a rimprovero. Le sue dita iniziano a danzare con la farfalla, un ballo che si fa sempre più frenetico. Viene in fretta, al solito, Trilly, maliziosamente trionfante. E devo sbrigarmi a seguirla, ché conoscendola, potrebbe anche mollarmi così, con l'asso di bastoni in mano, senza potermelo giocare.


Sempre così noi, constata. Già, sempre così. Ma perché allora? E che ne so. Vabbè, alla prossima volta. Magari entro il prossimo decennio. Nsi sa.

giovedì 7 giugno 2012

non sono una bugiarda


non ho chiesto di succhiare linfa vitale
non ho preteso che tu sia a tutti i costi speciale,
anche se non mi starai a sentire
estrapolerò lettere dal congelatore per dire
che la mia opinione non conta un bel niente,
lasciati andare veramente.

Sarò grottesca e beffarda
ma NON SONO UNA BUGIARDA

venerdì 10 febbraio 2012

pioggia che balla




Finalmente dopo tanto tempo si era ripresentata l’occasione di una serata senza bambini, sarebbero andati a cena fuori in un ristorante sardo.. specialità pesce.
Lei era davanti allo specchio a fare la narcisista, la casacca bianca abbinata alle calze a rete e scarpe chiuse ci azzeccava, casacca decisamente sopra le ginocchia, aprì il cassettone per scegliere il reggiseno ma poi ci ripensò… perché metterlo?
Lui la sollecitò a finirsi di vestire e lei rispose che non intendeva aggiungere altro, gli occhi di lui la squadrarono da testa a piedi, pensando forse che avrebbe messo qualcosa sotto… lei voleva rimanere così e lui sorrise.

Non smetteva di piovere, parcheggiare la macchina è stato un delirio ma infine riuscirono a raggiungere il locale, erano le 20.00 passate, il locale era quasi sguarnito e tra i tavoli apparecchiati ce n’era uno con la candela accesa, lei scoprì che era il loro… A. aveva pensato davvero a tutto pensò soddisfatta.
Le tovaglie pendevano lunghe ai lati coprendo le gambe del tavolo, lei ogni tanto durante le portate sfilava il piede dalla scarpa e andava ad esplorare tre le gambe di lui, all’inizio solo sfiorandolo ma poi dopo alcuni bicchieri di Fermentino di Gallura il gioco diventò più serio, lei amava risvegliarlo, sentire le sue reazioni, accarezzarlo facendo piedino, lui stette al gioco e con disinvoltura aprì la patta facendogli fare capolino sotto il tavolo, le calze a rete di lei probabilmente sfrigolavano sulla cappella dando piacere al suo membro.

Non esagerarono volutamente con le portate mangiando solamente antipasti sardi e in seguito crostacei, gamberoni, seppie alla griglia e granchi freschi, meringata col cioccolato caldo accompagnata dal limoncello e mirto… nessuno dei due voleva appesantirsi perché volevano godersi la serata speciale tanto attesa.
Uscirono dal locale, lei era brilla, la pioggia non aveva ancora dato tregua, i goccioloni cadevano incessantemente sul suo corpo difeso solo dalla casacca, i seni godevano ad ogni impatto con l’acqua che dopo pochi passi il tessuto bagnato lasciava trasparire i suoi capezzoli ben pronunciati.

Raggiunta la macchina si infilarono dentro e cominciarono a slinguare, lui accese il motore, lei l’aveva già tirato fuori iniziando a masturbarlo delicatamente, arrivati la parco di Miramare accostarono, lei fece uscire i seni dalla casacca e si dedicò a lui per un pompino, continuava a stantuffarlo leccando la corona del prepuzio, poi scendeva con la lingua arrivando a prendere i testicoli in bocca, poi ripercorreva la stessa strada per agguantare la cappella con le labbra, le mani di lui erano sotto i suoi seni, i polpastrelli solleticavano i capezzoli turgidi, lei chinata continuava il gioco… “sei deliziosa quando succhi” a quelle parole lei sincronizzò i movimenti delle mani e della sua lingua fino a ricevere i fiotti caldi direttamente sul palato. Lei non era mai andata pazza a trangugiare il suo seme ma sapeva in quel momento che lui desiderava che ingoiasse, lo fece raccogliendolo tutto e ripulendo l’uccello, lui allora la tirò verso di sé e ricominciarono a slinguare, lei amava farlo con la bocca ancora intrisa, amava condividerlo con lui, amava soprattutto lui che ha sempre accettato questo rituale finale.

Rimessisi a posto raggiunsero casa e appena entrati si spogliarono con frenesia seminando sotto il letto gli abiti, accesero la luce fioca delle applique e lei gli offrì le sue labbra bagnate e dilatate divaricando completamente le cosce, lui davanti a lei sul letto spingeva le ginocchia fino a toccare il materasso, quella posizione l’ha sempre messa in eccitazione, avere la figa completamente esposta la mandava in fibrillazione, il suo inguine colava i suoi umori mescolati alla saliva di lui, la sua lingua accarezzava senza tregua la vulva palpitante, le gambe di C. abbracciarono la sua testa piegando le ginocchia e spingendo il suo viso tra le cosce morbide e calde.

L’olio di mandorle era già sul comodino, A. l'ho versò sulle sue dita e cominciò a massaggiarle il solco del culetto, prima in superficie poi facendo pressione la penetrò con un dito, i tessuti stavano cedendo, il 2° canale si stava dilatando, lui continuava ad ungere l’orifizio, quando il secondo dito fece il suo ingresso lei iniziò a gemere, posò le gambe sulle spalle di lui in ginocchio e a quel puntò lui la invase con un colpo di reni, lei lo sentiva avanzare e poi retrocedere poi avanzare nuovamente, desiderava come non mai essere scopata nel culo, desiderava essere la sua concubina. Il ticchettio della pioggia accompagnava le loro danze, la verga di lui alloggiava completamente nel culetto di C., la scopò ad intervalli mentre lei roteava il pollice sul suo clitoride.

Vennero come due animali in calore, lei mordendo le lenzuola e lui dandole i colpi finali per annaffiare le pareti del culetto devastato. Finito l’orgasmo si misero coricati ansimando e guardando il soffitto, lei poi si girò verso di lui e mettendosi a cavalcioni sulla sua pancia gli disse: “stanotte sei mio”.
Le danze ricominciarono, gli orgasmi non vennero mai meno, la loro passione continuò fino all’avvicinarsi dell’alba, alba di una giornata piovosa ma con il sole nei loro pensieri.

martedì 17 gennaio 2012

oh baby


accantona una vita illusoria
pensa ad una nuova storia
non fidarti della bomba addormentata
cerca quella che ha qualcuno
cerca quella che non ha mai qualcuno

oh baby
tu puoi scegliere sotto una pioggia di cenere
puoi cadere puoi rialzarti
puoi conoscere puoi innamorarti

avvicinati ad una spostata dal solito passato
e chiedile una sigaretta, un fiammifero ed un viaggio sbagliato
lecca il fondo del barile della follia
fingimi, lasciami, mandami via
non sono teorie sono fatti
sono una inquieta bimba che attraversa le notti

oh baby
tu puoi scegliere sotto una pioggia di cenere
puoi cadere puoi rialzarti
puoi conoscere puoi innamorarti

questa sera la luna balorda ci ostacola
una sera normale in cui la luna appare ridicola
la mia pelle è bianca e morbida
siamo pesci che nuotano nell'acqua torbida

martedì 29 novembre 2011

cagnaccio





L'odore non si comanda
L'odore non si controlla
L'odore non si insegna
L'odore non si cambia
L'odore non si piega
L'odore non si spiega
L'odore ti chiama
E tu puoi solo dire di si.