CRISTO MORTO - ANDREA MANTEGNA

lunedì 4 febbraio 2013

il poligono di Quirra


URANIO IMPOVERITO: LA SARDEGNA E LA SINDROME DI QUIRRA

Sindrome di . Così è nota la moria di pastori nelle immediate vicinanze del Poligono Interforze sperimentale di Perdasdefogu Salto di , nella  centro orientale. Da anni i movimenti indipendentisti, antimilitaristi e ambientalisti della  denunciano il danno ambientale e di salute provocato dal Poligono di , di proprietà dello Stato italiano, affitatto agli eserciti di altre nazioni e alle multinazionali delle armi come showroom e area test. Il Poligono, dicono i movimenti sardi, è responsabile di morte per contaminazione da impoverito e nanoparticelle, malformazioni, devastazione del territorio. Una voce rimasta inascoltata per un decennio, fino a quando nel gennaio 2011 il Procuratore della Repubblica di Lanusei, Domenico Fiordalisi, ha deciso di aprire un inchiesta per omicidio plurimo. Proprio Fiordalisi ha ordinato martedì 29 marzo la riesumazione di venti allevatori morti fra il 1995 ed il 2010 a causa di tumori al sistema linfo-emopoietico. Tutti, secondo quanto è stato possibile apprendere, avrebbero condotto al pascolo le loro greggi sui terreni del Poligono sperimentale.
I temi che ruotano intorno a questa vicenda sono molteplici, ambientalismo, indipendentismo, antimilitarismo, anticapitalismo. In questa prima trasmissione dedicata, cui ne seguiranno altre, cerchiamo di capire meglio cos’è la “sindrome di Quirra”, cosa provoca e quando nasce, cos’è il Poligono di Quirra e quali le denunce ad esso collegate che da un decennio portano avanti i movimenti sardi, e infine quali sono le proposte di questi movimenti per mettere fine a questa drammatica situazione. Ai nostri microfoni Gavino Sale, portavoce del movimento politico indipendentista Irs e Mariella Cao del coordinamento Gettiamo le Basi Sardegna.

fonte: www.radiondadurto.org

domenica 3 febbraio 2013

uomini di potere o stupidi ragazzini? di Gia Van Rollenoof







… Rashida le accarezzò il capo, la strinse teneramente al proprio seno e poi le terse le lacrime.
«Nonostante queste cose e le tante altre di cui non sarebbe sbagliato parlare, noi non odiamo gli uomini, Gia, però pensiamo che appartengano ad una specie diversa dalla nostra, che siano una calamità per l'umanità, e che i danni che hanno fatto siano incalcolabili e forse irreparabili. Fossimo state noi a poter governare, quel messaggio d'amore e di fratellanza del vostro Cristo e del nostro Maometto sarebbe di certo diventato una realtà tangibile.
Guarda cosa accade ancora: il tempo scorre e nulla è cambiato! Da duemila anni ad oggi, prima l'antico impero romano sosteneva il potere costituito d'allora nei riguardi dei più deboli, oggi… altri hanno preso il loro posto.
E questi non hanno saputo o voluto comprendere che se due persone che ti stanno a cuore configgono tra loro, e ciascuna ti chiede di aiutarla a difendersi dall'altra, non è un'arma che tu devi offrire, ma un ramoscello d'ulivo, suggerendo quelle buone ragioni che inducano ciascuno ad offrirlo all'altro.
Questa è cosa che ancora oggi, quelle potenze forti che stanno a guardare, se non ad alimentare occultamente questi nostri miseri e tragici conflitti, non hanno saputo, o meglio, non hanno voluto fare, in nome di quella che loro chiamano la ragion di stato, che più correttamente dovrebbe dirsi i loro sporchi interessi.
Il mercato delle armi è il più fiorente, redditizio e consente di riciclare alla grande i proventi delle attività criminali! Con quale  risultato? Che il tempo passa e nelle nostre terre scorre sempre il sangue, spesso innocente, anche quello dei nostri bambini. Sono terre senza pace le nostre, Gia!
Sono convinta che solo un governo delle donne potrebbe risolvere radicalmente la questione. Lo sai perché? Per una ragione riconducibile alla genetica: se migliaia di anni or sono era comprensibile, anche se non giustificabile, che gli uomini, fisicamente più forti delle donne, fossero loro a dominare… nel tempo, hanno poi sostituito il potere della loro supremazia fisica con quelle altre forme di potere più subdolo che tutte noi conosciamo anche troppo bene, per averlo subito e per continuare a subirlo ancora.
È propria innato in loro l'istinto della prevaricazione, del conflitto, della distruzione dell'ostacolo: sono fatti così e non c'è nulla da fare!
Ma oggi! Oggi che sono, o dovrebbero essere, la buona cultura, l'intelligenza e le sensibilità umane a sostituire la forza, loro non ne sono capaci, perché queste qualità non le hanno! Sempre a confrontarsi ed a confliggere anche tra loro, sia sul piano del denaro che nel potere!
È come se, perennemente, volessero simbolicamente dimostrare al mondo che ce l'hanno più lungo e grosso di chi gli sta vicino, come dei ragazzini che si sfidano a chi riesce a pisciare più lontano. È il loro pene che identifica la loro intelligenza! Lo considerano il loro strumento di forza per eccellenza, d'intrusione… un'arma, insomma! Se poi li definisci dei testa di cazzo, anche si offendono!  E neanche si rendono conto che, al tempo stesso, è proprio quello, il pene, il loro punto debole, quello che li rende vulnerabili: parafrasando un diverso modo di dire, direi che ne uccide più la fica che la spada!
Non serve andare tanto indietro nel tempo… per citarne solo alcuni, guarda ai recenti scandali che hanno coinvolto noti personaggi della politica dell'economia e della finanza. Ed anche a casa vostra, nel tuo Paese, Gia… mi sembra che avvenimenti recenti abbiano dimostrato piuttosto bene ciò che vado affermando, con quella faccenda tra un vostro Premier e la presunta nipote di un ex capo di stato di un Paese vicino al nostro…
E questo è un bene per noi donne, Gia! Quella loro vulnerabilità, di cui spesso neanche si rendono conto, ha rappresentato, nei secoli, il nostro maggiore punto di forza, che ci ha permesso e che ci permette di non soccombere totalmente al loro potere! Ma è giunto il momento di non giocare più di rimessa. Sono convinta che l'unica speranza per questo nostro povero pianeta, restiamo noi donne, Gia, e più presto giungeremo al potere, meglio sarà per tutti, maschi compresi.
C'è però da precisare che quelle donne che potrebbero farlo, dovrebbero essere quelle che hanno conservato la loro femminilità ed i loro istinti primigeni: non le donne in tiro, quelle in carriera, che si sforzano a competere con gli uomini usando un metodo inefficace, ovvero cercando di assomigliare loro. Se un nemico ti minaccia con un'arma, tu non lo puoi combattere usando la stessa sua arma, magari più potente. Diverrebbe un conflitto senza fine!
Per vincere davvero, devi combatterlo con un'arma che lui non possiede: l'amore… te lo devi fare amico, fratello! Allora, forse, lui getterà quella pistola e ti abbraccerà, così come ci hanno insegnato i nostri Profeti… 
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sabato 2 febbraio 2013

ricapitolando




Càpita di farsi risucchiare dalla Vita.Se la ride l'eterno tiranno,
che per definizione è il Tempo, maiuscolo,
e gioca a mio danno,
da che Mondo è Mondo.

Ma la Vita non è una cosuccia,
se la si considera a fondo, e regala scintille
d'eternità.

E ho imparato una Verità,
che già sapevo ed era già in me,
nelle pupille scure, e financo nell'animula,
nebulosa e incognita terra, hops, mortale.

Non era scritta su un giornale,
ma nella carne e nel sangue,
ed è una stilla imperitura, questa sì immortale,
destinata a fluire.

La Vita, è proprio vero, ha il suo sorriso.


Che aria stantia, in Suburra. Apriam le finestre, va là, lasciamo che sto ventaccio porti un po' d'arietta del 2013. (Mortacci, come passa il tempo). O sarà l'inclito disio di dar una lucidatina alla spada?  Non che non ci facessi qualche salto di tanto in tanto, ma per poi andare a sbirciare altrove, più che altro.

Proprio così, càpita che la vita ti risucchi. E la povera spada? Messa via, in soffitta, ad ammuffire si dirà. Ma che ci vogliamo fare, quando la Vita chiama, non ci si può nascondere, ne tanto meno rifugiarsi in Suburra a sproloquiar di varie amenità, menhirss, shivaismo tantrico, chiavate reali ed eventuali, masturbazioni digitali, polittttica gniente gniente, si sa.

Ricapitolando. Che ne è, o anche, che n'è, delle nostre eroine? Di Aspasietta lontana, che fu un tempo per me tutta tana (colava come poche al mondo quando bramava, bramiva). Un ricordo d'antan, quel poco che si sa non interessa, o almeno si finge non interessi. Che spesso è l'istesso. O no?

Y esotica vive pure più distante, ma basterebbe un clic, ma no, ma no. Asì es la vida. Porco sì, ma porcospino. Lontane tutte o quasi, Sammy ormai irraggiungibile, che fin che ha potuto ha fatto bisboccia: c'è anche quella che non (si) perdona, che non perdura. E Lys, il giglio, che gode solo se le si lascia far la geisha, che poi gli uomini a volte sono solo maschi, e si approfittano di questo diavoletto angelico, femmina da letto, donna di gran cuore. Yvette non l'è da meno quanto a questo, ed è assai più vicina, ma tiene famiglia. So che mi sorriderà sempre.

Perseverare diabolicum est, dice il saggio. Non così distante è Trilly, ma pur sempre tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. Ma qualcosa si deve pur fare di questa affinità elettiva. Ci sono istinti, impulsi che solo possono essere arginati: un fuoco inestinguibile dimora sotto un placido manto di neve. Della serie, meglio non lasciarci da soli in una stanza, se poi c'è per caso un letto... Invece c'è la tecnologia, ci mancava solo il sesso virtuale tra noi due. Davanti ai miei occhi si lecca le dita, il sorriso è una malizia che solo lei sa, come al solito vuole e non vuole. Però alla fine vuole.

Le mostro il mostro che mi cresce nei ginss, lo alliscio. Sei un porco, constata. Il suo è un rimprovero che mi incita, e poi tra noi c'è sempre una prima volta. Anche se è vedere, ma non toccare. Mi addosso il sacrilegio ed estraggo  il membro mio impaziente. Ma è già duro, constata. (Se si puo rimproverare col sorriso). Porco, aggiunge.


Si lecca ancora le dita, bimba golosa. Ho voglia, dice, se tu fossi qua. Le rispondo che voglio vedere il suo favo di miele, ma è una metafora, in realtà le chiedo (domando, supplico, ordino) di mostrami la sua bellissima figa, bionda e ricciuta, stillante nettare soave, questo sì. Ottengo ciò che chiedo, cioè niente di più di ciò che lei vuole.

Ed è bellissima davvero, una farfalla rosea, vorace. Infila un polpastrello o poco più, sono tutta bagnata, constata. Vogliosissima. E tu hai un gran bel cazzo, aggiunge, ma non suona a rimprovero. Le sue dita iniziano a danzare con la farfalla, un ballo che si fa sempre più frenetico. Viene in fretta, al solito, Trilly, maliziosamente trionfante. E devo sbrigarmi a seguirla, ché conoscendola, potrebbe anche mollarmi così, con l'asso di bastoni in mano, senza potermelo giocare.


Sempre così noi, constata. Già, sempre così. Ma perché allora? E che ne so. Vabbè, alla prossima volta. Magari entro il prossimo decennio. Nsi sa.

venerdì 1 febbraio 2013

le pratiche sessuali nell'antico Egitto




L'importanza della componente erotica presso gli egizi è ancora, per la moderna archeologia, un vasto campo d'indagine, dato che sino ad ora questo tema è stato rimosso dalla ricerca a causa di un superficiale pudore.
In Egitto non vi sono raffigurazioni erotiche che descrivano i rapporti interumani. Ciò potrebbe far supporre che l'erotismo sulle sponde del 
Nilo sia tabù.
Non è vero.
Basti pensare che, se gli egizi non ci hanno tramandato immagini erotiche ( come invece hanno fatto greci e romani), ci hanno lasciato sull'argomento parecchi scritti.
Il grande 
papiro di Torino dimostra che tremila anni or sono  nella Terra delle piramidi circolava già la pornografia.
Gli antichi egizi erano soliti anche usare dei misteriosi miscugli afrodisiaci.
Se confrontiamo la lettura erotica degli egizi con quella dei greci e dei romani, emerge che nel Paese del Nilo la donna in amore era molto libera, seducente ed aggressiva, del tutto diversa da colei che si legge dai racconti di Ovidio ( Ars Amandi) o di Luciano ( Dialoghi).
Le donne egizie contavano molto più delle donne del resto del mondo.
E ciò valeva anche e soprattutto per la componente erotica.
In nessun'altra parte del mondo c'erano gli strip tease, le danzatrici così belle.
Le troviamo per la prima volta alla corte del 
quarto Thutmosi, bisnonno di Tutanakhamon: uno scriba templare di Thutmosi IV fece riprodurre nella propria tomba una di quelle danzatrici chiamate "della bellezza".
Da allora, esse comparvero spesso nelle sepolture private tebane.
E' possibile ammirarle anche nel sacro tempio di 
Luxor; una cosa oscena per il pudico Erodoto. 
La contraccezione
I tentativi di controllare le nascite erano ampiamente diffusi nell’antico Egitto, come testimoniano alcuni documenti. Tra questi, un un papiro del 1850 a.C. circa, in cui vengonodescritti delle specie di diaframmi fatti di gomma arabica, che ha effettivamente delle qualità spermicide. Il papiro parla anche di una miscela di miele e carbonato di sodio che veniva applicata all’interno della vagina, e di un altro tipo di diaframma fatto di sterco di coccodrillo. Sempre in Egitto sono stati ritrovati degli antichi disegni che raffigurano uomini con indosso capsule simili a preservativi, ma non è chiaro se questi venissero usati come contraccettivi o decorazioni cerimoniali.

Fonte il 
Post

fonte: www.anticoegitto.net

lunedì 28 gennaio 2013

l'omicidio di Guido Rossa



Cosa si nasconde dietro l'omicidio di Guido Rossa? È plausibile che Riccardo Dura non abbia rispettato il compito di gambizzare il sindacalista, inferocito per la denuncia che aveva portato all'arresto del postino Belardi?

24 gennaio del 1979: come tutti gli altri giorni, Guido Rossa lascia alle 6,30 la sua abitazione di un quartiere genovese per recarsi al lavoro in fabbrica. Ha nelle mani il sacchetto della spazzatura che deposita nel cassonetto a metà strada tra la sua auto FIAT 850 posteggiata in via Fracchia, e via Ischia dove si affaccia il portone di casa. Sale, si appresta ad avviare il motore ma non fa in tempo perchè viene assassinato.
Guido Rossa, sposato e padre di una ragazza, Sabina, operaio all’Italsider, appasionato alpinista, è iscritto al Pci e alla Cgil. Nel 1970 viene eletto, quasi all’unanimità, delegato sindacale. Diventa ben presto il punto di riferimento per i lavoratori, ma anche per i dirigenti aziendali che lo apprezzano per le sue qualità di serietà e rigore morale.
All’Italsider e all’Ansaldo, la presenza di qualcuno che fiancheggia le BR è palpabile. Rossa da tempo sospetta di Francesco Berardi, un operaio degli altiforni poi promosso impiegato, ex militante di Lotta Continua.
Alla fine lo blocca mentre ha con sé alcuni opuscoli delle BR e, assieme al consiglio di fabbrica, avverte i carabinieri. Da una perquisizione, saltano fuori i numeri di targa di alcuni dirigenti Italsider, annotati su un foglietto in possesso di Berardi.
Al processo per direttissima, Berardi viene condannato a quattro anni di reclusione e viene rinchiuso nel super carcere di Novara. Rossa è l’unico che ha il coraggio di testimoniare firmando, di fatto, la sua condanna a morte.
Ad attenderlo quella mattina sono in tre, l’obiettivo è la gambizzazione del sindacalista, così come deciso dalla direzione nazionale strategica. Ma le cose non vanno come previsto.
Lorenzo Carpi funge da palo. Vincenzo Gagliardo apre il fuoco e gambizza Rossa, Riccardo Dura attende qualche istante, poi ritorna sui suoi passi e spara al cuore di Rossa.
Ecco il volantino di rivendicazione dell’omicidio:
"Mercoledì 24 gennaio, alle ore 6,40 un nucleo armato delle Brigate Rosse ha giustiziato GUIDO ROSSA, spia e delatore all’interno dello stabilimento ITALSIDER di Cornigliano dove per svolgere meglio il suo miserabile compito, si era infiltrato tra gli operai camuffandosi da delegato. A tale scopo era passato da posizioni notorie di destra ai ranghi berlingueriani. Sebbene da sempre, per principio, il proletariato abbia giustiziato le spie annidate al suo interno, era intenzione del nucleo di limitarsi a invalidare la spia come prima ed unica mediazione nei confronti di questi miserabili: ma l’ottusa reazione opposta dalla spia ha reso inutile ogni mediazione e pertanto è stato giustiziato. Il suo tradimento di classe è ancora più squallido e ottuso in considerazione del fatto che, il potere ai servi prima li usa, ne incoraggia l’opera e poi li scarica.
Compagni, da quando la guerriglia ha cominciato a radicarsi dentro la fabbrica, la direzione italsider con la preziosa collaborazione dei berlingueriani, si è posta il problema di ricostruire una rete di spionaggio, utilizzando insieme delatori vecchi e nuovi; da un lato ha riqualificato fascisti e democristiani, dall’altro ha moltiplicato le assunzioni di ex PS ed ex CC, dall’altro ancora ha cominciato a utilizzare quei berlingueriani che sono disponibili a concretizzare la loro linea controrivoluzionaria fino alle estreme conseguenze:
FINO AL PUNTO CIOÈ DI TRADIRE LA PROPRIA CLASSE, MANDANDO IN GALERA A CUOR LEGGERO UN PROPRIO COMPAGNO DI LAVORO.
L’obiettivo che il potere vuol raggiungere attraverso questa rete di spionaggio, non è solo quello propagandato della 'caccia al brigatista o ai cosiddetti fiancheggiatori' ma quello ben più ampio ed ambizioso di individuare ed annientare all’interno delle fabbriche qualsiasi strato operaio che esprima antagonismo di classe.
È l’intero movimento di resistenza proletario che oggi è nel mirino di questa campagna di terrore controrivoluzionario, scatenata dal potere e sostenuta a tamburo battente dai loro lacchè berlingueriani: questa caccia alle streghe non colpisce solo chi legge e fa circolare la propaganda delle organizzazioni comuniste combattenti, ma anche chi lotta contro la ristrutturazione, chiunque si ribelli alla linea neocorporativa dei sindacati, chiunque anche solo a parole si dialettizza con la lotta armata, senza unirsi al coro generale di 'deprecazione o condanna'. Una riconferma di tutto ciò viene dall’Ansaldo dove, come già successo alla Fiat e alla Siemens, i berlingueriani hanno consegnato alla direzione una lista coi nomi di operai 'presunti brigatisti', compilata anche in base agli interventi fatti nelle assemblee precontrattuali.
QUESTA È L’ESSENZA DELLA POLITICA BERLINGUERIANA ALL’INTERNO DELLE FABBRICHE, IL TENTATIVO CIOÈ DI DIVIDERE LA CLASSE OPERAIA CREANDO UNO STRATO CORPORATIVO, FILOPADRONALE E PRIVILEGIATO DA CONTRAPPORRE AGLI altRI STRATI DI CLASSE E PROLETARI.
A chi si presta a questa lurida manovra ai vari Rossa e a tutti gli aspiranti spia, ricordiamo che, proletari si è non per diritto di nascita ma per gli interessi che si difendono e all’interno di questa discriminante sapremo distinguere, come sempre, chi è un proletario e chi è un nemico di classe.
All’interno di questo progetto, Rossa faceva parte della rete spionistica dell’Italsider, come membro dei gruppi di sorveglianza interna, istituiti dai vertici sindacali per affiancare i guardioni nei compiti di repressione antioperaia. ECCO QUAL’ERA IL SUO VERO LAVORO!! La sua grande occasione, nella quale ha raccolto i frutti di tanto costante e silenzioso lavoro è venuta il giorno in cui è riuscito a consegnare al potere un operaio che conosceva e assieme al quale lavorava da anni, il compagno Franco Berardi, ‘reo’ di aver avuto per le mani propaganda della nostra organizzazione.
La conferma del rapporto diretto tra spioni e direzione si capisce dal fatto che Rossa, dopo aver pedinato per ore il compagno Berardi, insieme al suo degno compare Diego Contrino È ANDATO DIRETTAMENTE IN DIREZIONE a denunciarlo, mettendo di fronte al fatto compiuto lo stesso Consiglio di fabbrica che infatti si era spaccato quando i bonzi sindacali gli avevano imposto di coprire politicamente l’azione di spionaggio.
L’uccisione di Guido Rossa fu accolta con sdegno dall’opinione pubblica contribuendo in modo decisivo a far perdere alle BR l’appoggio della classe operaia."
Riccardo Dura morì, insieme assieme ad altri tre brigatisti, il 28 marzo 1980 nell’irruzione del nucleo antiterrorismo dei CC nel covo in Via Fracchia.
Sabina Rossa, figlia di Guido, nel suo libro ‘Guido Rossa mio padre’ scritto con Giovanni Fasanella, si dice convinta che “C'erano due livelli nelle Br, e il più alto e segreto, ha ordinato a Dura di uccidere, all'insaputa degli altri.”
“Mio padre faceva parte del nucleo del Pci che doveva sorvegliare che cosa accadeva in fabbrica. Forse sapeva molte più cose di quanto immaginiamo, così l'hanno ammazzato.”

Vedi tutte le domande sui misteri legati alla storia delle Brigate Rosse
fonte: www.valeriolucarelli.it

venerdì 25 gennaio 2013

leggi razziali fasciste



Il testo del manifesto

Il 5 agosto 1938 sulla rivista La difesa della razza viene pubblicato il seguente manifesto:
« Il ministro segretario del partito ha ricevuto, il 26 luglio XVI, un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane, che hanno, sotto l'egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.

LE RAZZE UMANE ESISTONO. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano a ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.

ESISTONO GRANDI RAZZE E PICCOLE RAZZE. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.

IL CONCETTO DI RAZZA È CONCETTO PURAMENTE BIOLOGICO. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.

LA POPOLAZIONE DELL'ITALIA ATTUALE È NELLA MAGGIORANZA DI ORIGINE ARIANA E LA SUA CIVILTÀ ARIANA. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L'origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell'Europa.

È UNA LEGGENDA L'APPORTO DI MASSE INGENTI DI UOMINI IN TEMPI STORICI. Dopo l'invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l'Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d'Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l'Italia da almeno un millennio.

ESISTE ORMAI UNA PURA "RAZZA ITALIANA". Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico–linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l'Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.

È TEMPO CHE GLI ITALIANI SI PROCLAMINO FRANCAMENTE RAZZISTI. Tutta l'opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l'indirizzo ariano–nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra–europee, questo vuol dire elevare l'italiano a un ideale di superiore coscienza di sé stesso e di maggiore responsabilità.

È NECESSARIO FARE UNA NETTA DISTINZIONE FRA I MEDITERRANEI D'EUROPA (OCCIDENTALI) DA UNA PARTE E GLI ORIENTALI E GLI AFRICANI DALL'ALTRA. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l'origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.

GLI EBREI NON APPARTENGONO ALLA RAZZA ITALIANA. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l'occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all'infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l'unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.

I CARATTERI FISICI E PSICOLOGICI PURAMENTE EUROPEI DEGLI ITALIANI NON DEVONO ESSERE ALTERATI IN NESSUN MODO. L'unione è ammissibile solo nell'ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono a un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall'incrocio con qualsiasi razza extra–europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani. »

Elenco dei 10 scienziati italiani firmatari del manifesto della razza

Lino Businco, Assistente alla cattedra di patologia generale all'Università di Roma
Lidio Cipriani, Professore incaricato di Antropologia all'Università di Firenze
Arturo Donaggio, Direttore della Clinica Neuropsichiatrica dell'Università di Bologna, Presidente della Società Italiana di Psichiatria
Leone Franzi, Assistente nella Clinica Pediatrica dell'Università di Milano
Guido Landra, Assistente alla cattedra di Antropologia all'Università di Roma
Nicola Pende, Direttore dell'Istituto di Patologia Speciale Medica dell'Università di Roma
Marcello Ricci, Assistente alla cattedra di Zoologia all'Università di Roma
Franco Savorgnan, Professore Ordinario di Demografia all'Università di Roma, Presidente dell'Istituto Centrale di Statistica
Sabato Visco, Direttore dell'Istituto di Fisiologia Generale dell'Università di Roma, Direttore dell'Istituto Nazionale di Biologia presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche
Edoardo Zavattari, Direttore dell'Istituto di Zoologia dell'Università di Roma.

Intellettuali e personalità che pubblicamente sostennero le leggi razziali

Alcune fonti riportano un elenco di personalità stilato da alcuni storici e giornalisti (tra cui il saggista Franco Cuomo nel libro I Dieci. Chi erano gli scienziati italiani firmatari del manifesto della razza, il quale arriva a compilare una lista di circa 330 sostenitori) che aderirono ufficialmente al manifesto oppure sostennero pubblicamente le leggi razziali fasciste. I più noti sono:

Giacomo Acerbo
Dino Alfieri
Giorgio Almirante
Ermanno Amicucci
Mario Appelius
Gaetano Azzariti
Pietro Badoglio
Piero Bargellini
Gino Boccasile
Carlo Borsani
Giuseppe Bottai
Guido Buffarini Guidi
Luigi Cabrini
Emilio Canevari
Aldo Capasso
Giovanni Cazzani
Luigi Chiarini
Tullio Cianetti
Galeazzo Ciano
Giuseppe Cocchiara
Gioacchino Colizzi
Carlo Cossio
Carlo Costamagna
Alfredo Cucco
Gabriele De Rosa
Pier Lorenzo De Vita
Ludovico di Caporiacco
Julius Evola
Amintore Fanfani
Roberto Farinacci
Cesare Frugoni
Luigi Gedda
Virginio Gayda
Agostino Gemelli
Giovanni Gentile
Alessandro Ghigi
Niccolò Giani
Domenico Giuliotti
Ezio Maria Gray
Rodolfo Graziani
Giovannino Guareschi
Telesio Interlandi
Ugo Lanza
Paolo Lorenzini
Giuseppe Maggiore
Mario Missiroli
Walter Molino
Benito Mussolini
Umberto Notari
Paolo Orano
Biagio Pace
Antonino Pagliaro
Domenico Paolella
Giovanni Papini
Alessandro Pavolini
Federico Pedrocchi
Nicola Pende
Raffaele Pettazzoni
Concetto Pettinato
Angelo Piccioli
Giovanni Preziosi
Massimo Scaligero
Furio Scarpelli
Sergio Sergi
Ardengo Soffici
Arrigo Solmi
Achille Starace
Giuseppe Tucci
Emilio Villa
Paolo Zerbino

Dopo la pubblicazione del manifesto, furono pubblicati su quotidiani e riviste i nomi dei supposti sostenitori della norma, per un totale di 180 scienziati a cui si aggiungevano 140 personalità della politica, del giornalismo e vari intellettuali. Dopo la fine del regime fascista la reale adesione di alcune di queste persone alle leggi fasciste è stata tuttavia messa in dubbio, a volte dagli stessi "firmatari" che hanno negato di aver sostenuto le norme affermando invece che i loro nomi erano stati inclusi nelle liste di sostenitori o associati alle politiche antisemite fasciste senza consenso, in altri casi da storici successivi.

mercoledì 23 gennaio 2013

la donna dalle mani da bambina



non ti accorgi, non vedi,
fai come credi,
a malapena sto in piedi,
arrivederci my lady.
Invisibili lividi, inauditi brividi,
non ti vedrò più? Allora I LOVE YOU

Dopo il drastico taglio
al mio risveglio
potrò stare meglio,
solo dentro gli occhi, oh sì
dentro gli occhi, solo lì.
To be or not to be.

Ci perdiamo ma poi torniamo.
Il tuo torace tace, mi dispiace.
Non comprendo se quello che vedo
è un riflesso
o una sagoma accerchiata dal gesso,
il tarlo lancia un urlo.

Dopo il drastico taglio
al mio risveglio
potrò stare meglio,
solo dentro gli occhi, oh sì
dentro gli occhi, solo lì.
To be or not to be