CRISTO MORTO - ANDREA MANTEGNA

venerdì 4 gennaio 2013

Franca Viola



LA DONNA CHE DISSE NO FRANCA VIOLA, L' ATTUALITÀ DI UNA RIBELLE

La donna del silenzio con una sola parola, «no», si è assicurata l' immortalità. Un gran rifiuto che ha di colpo traghettato le donne siciliane dal medioevo alla modernità. Un doloroso no e poi quarant' anni di silenzio, per sfuggire ai riflettori impietosi della società dello spettacolo, che sulle piroette e sulle lacrime alimenta pietà e illusioni. Ora la storia di Franca Viola, la prima siciliana che in quei giorni di fine 1965 rifiutò il matrimonio riparatore dopo essere stata rapita e "disonorata" da una malacarne ad Alcamo, diventa un racconto che riflette tutto l' impianto della tragedia greca. Titolo: "Niente ci fu" (edizioni La meridiana, 110 pagine, 13,50 euro), scelto per rimarcare come fino ad allora l' atrocità dello stupro a scopo matrimonio non fosse altro che un passaggio normale verso i tarallucci e vino delle nozze. Beatrice Monroy, l' autrice, è una "contastorie" impegnata sul fronte femminista, che ha cominciato con il recitare nei teatri la storia di Franca e di tante altre donne abusate. Il libro nasce da quei recital. L' io narrante è un coro di donne che porta nel corpo e nell' interiorità i graffi del dolore. Queste voci ci accompagnano per tutta la via crucis dell' allora diciassettenne di Alcamo, a cominciare da quel 26 dicembre, l' indomani di Natale, quando nella casa del padre contadino in contrada Arancio, Filippo Melodia spalleggiato da sette scagnozzi la rapisce e la conduce in contrada San Leonardo dove la violenta per otto lunghissimi giorni. Una "fuitina" a senso unico, con un carnefice e una vittima. Con la faccia tosta di addobbarsi a festa per andare a fare la ' mpaciatina, con la famiglia offesa, anticamera delle nozze. Lei è una sparuta ragazzina, appena sbocciata, in una Sicilia ancestrale dove «la bellezza chiama il diavolo». «Vorremmo farti compagnia nella stanzuccia dove il tuo corpo è stato marchiato, dove è stata segnata una traccia che non potrà mai più essere rimossa - scrive l' autrice, a nome del coro - Adesso fai parte di noi, le donne rapite, stuprate. Chiamiamoci tutte Franca Viola perché di te rimarrà il nome, mentre di noi è rimasto solo silenzio». È una tragedia con più protagonisti: Franca, una fanciulla schiacciata dalle circostanze, costretta a portare sul fragile corpo il peso di una sopraffazione immane; suo padre, Bernardo, un uomo di sudore nei campi da "scurua scuru", dall' alba al tramonto, povero e dignitoso che si oppone con insospettata forza al sopruso di chi ostentando i suoi galloni di mafioso, imparentato con il boss del paese Natale Rimi, ritiene di allungare gli occhi e le mani su qualsiasi ragazza sia di suo capriccio. La forza dell' onestà che non si piega nemmeno di fronte a un rosario di intimidazioni, campi devastati, animali falcidiati, fuochi e fiamme. Ma è anche la tragedia di un fratellino, Mariano, con lei rapito e subito però rimandato a casa, e di una madre, Vita, che, come vuole l' ancestrale cultura di quella Sicilia preistorica, non ha voce in capitolo; può solo assistere con il suo dolore pietrificato all' escalation del dramma. Sullo sfondo un paese - dove gli sguardi della piazza sono lame taglienti - incredulo a più riprese: per il rifiuto di Bernardo al fidanzamento, sgarro indigesto alla famiglia di rispetto; per il rapimento con impressionante spiegamento di energumeni; per il no alle nozze; per il processo e la condanna a otto anni di carcere per lo stupratore, che in passato non era mai accaduto. Ma il suo destino di malavitoso è segnato: una scarica di lupara nel 1978 spegne la sua vita. E più in là, l' Italia, dove sono ancora in vigore leggi barbare: l' adulterio femminile condannato col carcere, il "Codice Rocco" che dà la licenza di uccidere con l' alibi di lavare l' onore macchiato, le donne "stradalinghe" - che molte attività svolgono davanti alla casa - costrettea dipendere in tuttoe per tutto dal padre padrone prima e dal marito padrone dopo. Franca con il suo rifiuto sferra il primo colpo di piccone a una impalcatura sociale ormai piena di crepe. Nella finzione letteraria, la Monroy, forse per necessità di rappresentare il costume del tempo nel suo complesso, caratterizza Franca come una creatura passiva che non fa altro che assecondare la volontà del padre in tutti gli snodi della vicenda. Lui così è una sorta di ventriloquo che suggerisce ogni risposta. Nella realtà le cose sono andate diversamente. Abbiamo conosciuto Franca Viola, anzi siamo stati i primi a intervistarla nel 2002, giusto 37 anni dopo il fatto. Una provvidenziale pioggia di aprile ha fatto sì che non ci lasciasse fuori, come aveva fino ad allora fatto con tanti giornalisti che avrebbero voluta parlare con lei. Ha ripercorso per "Repubblica" i suoi otto giorni di calvario e i tanti giorni di angoscia successivi, rifiutando con forza l' etichetta di "eroina". «Capisco di avere fatto una cosa importante solo quando me lo dicono gli altri. Per me ho fatto la cosa più normale del mondo. Rifiutare di sposare un uomo che non amavo e nei cui confronti avevo un grande risentimento per le violenze che mi aveva inferto, le sembra così eroico? È vero, i tempi erano difficili. C' era la paura che dopo il rapimento e la violenza la donna fosse disonorata e quindi destinata a rimanere zitella per tutta la vita. Ma non me ne fregava niente, Avrei preferito mille volte vivere da nubile a casa dei miei genitori piuttosto che sposare un uomo che mi ispirava brutti sentimenti». Altro che assecondare i voleri del padre. Franca voleva l' amore. E lo ha trovato. E qui entra in gioco quello che per lei è il vero eroe. «E oggi credo nell' amore più di prima. Ho avuto la fortuna di incontrare Giuseppe, un uomo meraviglioso. Lui sì che ha fatto un gesto più importante del mio. Io ho solo reagito a un torto. Lui, invece ha sfidato la mentalità del paese, mettendosi contro tutti. Non dimentichi chi era la gente a cui ci siamo ribellati. Ha rischiato la vita ed è lui il vero eroe». Qui, a testimonianza della riservatezza assoluta di Franca, ci piace ricordare che dopo la pubblicazione dell' articolo siamo stati sommersi dalle telefonate di tutti i talk show delle tivù pubbliche e private che chiedevano di essere messi in contatto con la signora di Alcamo. Qualcuno ha messo sul piatto assegni consistenti. Ma lei ha rifiutato senza alcuno indugio. «Ho di che vivere più che bene», ha tagliato corto, rientrando nella sua tana familiare, un marito, due figli e nipoti. Proprio per rappresentare non solo una storia ma il problema delle donne isolane nel suo complesso, la Monroy intercala i vari passaggi della vicenda di Alcamo con le protagoniste della mitologia, da Demetra a Kore, e con le altre vittime della violenza maschilista. Non solo, ma getta anche uno sguardo in quel che accade nel territorio di Alcamo, al confine tra le province di Trapani e Palermo in quegli anni. Così uno zoom porta in primo piano l' assassinio di Peppino Impastato che a pochi chilometri urla a squarciagola la sua ironica avversione al boss Tano Seduto e ai suoi affiliati. Nel "cuntu" della Monroy emerge come un angelo vendicatore l' avvocato Ludovico Corrao, che prende per mano la piccola Franca e gli fa da guida spirituale in tutto l' itinerario processuale. Grazie a lui e al giornale "L' Ora" l' urlo della ragazza di Alcamo, una volta destinata a restare confinata dentro gli angusti confini paesani, divampa in tutta Italia diventando megafono per denunciare una condizione di inciviltà giuridica e antropologica. Ma ci vorranno ancora quindici anni per vedere cancellati dal Codice penale i famigerati articoli 587 sul delitto d' onore e il 544 sul matrimonio riparatore, che legittimavano assassinii, stupri e abusi.



fonte: http://ricerca.repubblica.it

lunedì 31 dicembre 2012

Pierino e il lupo


ho oltrepassato i 50 ma vado per i 29


l'istinto primordiale è fondamentale per il re della foresta
ma per noi esseri incompresi l'amore
si fa prima di tutto con la testa.
Certe persone ci fai sesso
prima ancora di portartele a letto,
già, il letto, l'involucro oggetto
nel quale racchiude sperma, placenta,
amore, dolore, rancore, sudore,
l'involucro oggetto pieno di rumore e di niente
come la mente.
Certe persone sono talmente rare
che trovarle ti fa eccitare,
quanto a me
il tassello mancante rinuncio a cercare.

sabato 29 dicembre 2012

morta la donna stuprata in India


New York, 29 dic. (TMNews) - Proteste silenziose a Nuova Delhi, in segno di rispetto per la studentessa 23enne morta ieri a Singapore a causa delle ferite riportate per lo stupro subito il 16 dicembre scorso nella capitale indiana. Stando a quanto riporta oggi il sito della televisione indiana Cnn-Ibn, alcuni manifestanti si sono radunati in silenzio presso il sito di Jantar Mantar, con la bocca coperta da una fascia nera, mentre gli studenti dell'Università Jawaharlal Nehru hanno deciso di sfilare fino alla fermata del bus dove la notte del 16 dicembre la studentessa salì sul mezzo, dove poi venne stuprata da sei uomini.

Marce di protesta sono previste anche in altre città del Paese, tra cui una a Mumbai con personalità del mondo del teatro e cinema, ed altre a Bangalore e Calcutta organizzate da associazioni giovanili. A Nuova Delhi la polizia ha chiuso 10 stazioni della metropolitana e l'area attorno al monumento India Gate, dove nei giorni scorsi ci sono state proteste di massa contro lo stupro.

"Voglio vivere": queste le parole rivolte alla madre e al fratello dalla studentessa. Parole rivolte ai suoi cari tre giorni dopo la violenza, raccontano oggi i media indiani, sottolineando come la donna abbia sempre comunicato con parenti, medici e inquirenti durante le sue due settimane di lotta tra la vita e la morte. Un atteggiamento che ha fatto dire ai medici, nell'annunciarne il decesso, come sia stata "coraggiosa", lottando "a lungo per continuare a vivere".

Sono proprio coraggio e ottimismo a emergere nei resoconti della stampa, in cui si ricorda che la donna rilasciò il 21 dicembre scorso una "coraggiosa dichiarazione" agli inquirenti, offrendo dettagli sulla violenza e sulla successione degli eventi nella notte dello stupro, confermati poi dal ragazzo che si trovava con lei sull'autobus quando venne aggredita, e che gli psicologi che l'avevano incontrata tre volte l'avevano definita "ottimista sul futuro".

Int8

fonte: http://www.tmnews.it

giovedì 27 dicembre 2012

simpatia



«Una imprudente provocazione»: il giallo delle scuse e delle dimissioni

GIACOMO GALEAZZI ROMA


Omicidi, stupri e violenze sessuali? Colpa delle vittime. «Le donne devono fare un esame di coscienza: provocano gli istinti con abiti succinti e vanno a cercare guai» quindi la responsabilità del femminicidio è dell’altra metà del cielo. Bufera poco natalizia attorno al manifesto misogino affisso per le festività dal parroco don Piero Corsi sul portone della chiesa di San Terenzo a Lerici. Lo sconcerto dei fedeli, la denuncia del Telefono Rosa («Istiga la violenza contro le donne») e l’ira del vescovo di La Spezia, Luigi Ernesto Palletti, hanno fatto ritirare lo scandaloso tazebao.

E cioè un estratto dalla lettera apostolica di Giovanni Paolo II «Mulieres dignitatem» commentato a suo modo da «Pontifex», lo stesso sito di apologetica cattolica che aveva ospitato le interviste-choc ai vescovi Giacomo Babini («Maometto fu mercante senza scupoli e l’Islam è castigo di Dio») e Odo Fusi Pecci («Le relazioni gay sono fuori del piano di Dio e Vendola vive da pervertito»). Il volantino esposto in bacheca accusava le donne di meritarsi il peggio per essersi allontanate dalla virtù e dalla famiglia. Già in passato don Corsi era finito nell’occhio del ciclone per fogliettoni satirici contro Islam e immigrati. È stato chiuso anche il gruppo Facebook dove era stato pubblicato il testo sommerso di ingiurie e improperi dal popolo della rete. La levata di scudi è stata unanime e «bipartisan» (Carfagna, Viale, Pinotti, Bonelli).

Secondo l’ex ministro Pdl, attribuire alle donne la responsabilità della violenza commessa su di loro è un «concetto medievale, scontato, inaccettabile». E si tenta di «far risalire questa assurda teoria alla dottrina della Chiesa». Telefono Rosa si è appellato al Papa e al vescovo di La Spezia: «In Italia, che è il Paese con più femminicidi in Europa e ha un altissimo numero di violenze consumate tra le mura domestiche, è un episodio intollerabile». Per tutta risposta «Pontifex» deplora una «crociata dei pezzenti» in quanto può tramutarsi in reazione violenta contro il parroco ligure. Venerdì le donne di Lerici si ritroveranno sulla spiaggia per un sit-in di protesta contro don Corsi, ieri protagonista anche di un «fuori programma» con un cronista del Gr1 che gli chiedeva conto del manifesto. «Se una frase la si sgancia dal prima e dal dopo, si possono far dire cose molto diverse», si è difeso il sacerdote che poi è decisamente uscito dalle righe: «Quando lei vede una donna nuda, quali sentimenti prova?

Quali reazioni? Non se è un fr... anche lei, cosa prova quando vede una donna nuda? Non è violenza da parte di una donna mostrarsi in quel modo lì?». Inoltre «volevo soltanto porre un problema e aiutare a riflettere attentamente». Non la pensa così il suo superiore che lo ha convocato per stamattina. «Ho fatto rimuovere immediatamente quel volantino i cui contenuti sono fuorvianti rispetto ai sentimenti di condanna per la violenza contro le donne - spiega il vescovo - Nel volantino si leggono motivazioni inaccettabili che vanno contro il comune sentire della Chiesa».In serata don Corsi ha chiesto scusa alle donne: «Voglio scusarmi con tutti per quella che voleva essere solo un’imprudente provocazione.

Giallo in Curia: smentite le dimissioni  del prete del volantino contro le donne

fonte: http://vaticaninsider.lastampa.it/news/dettaglio-articolo/articolo/la-spezia-chiesa-femminicidio-20944/


venerdì 14 dicembre 2012

disturbi terreni


per una come me propensa alla vecchiaia
si pone con l'accenno dell'occhiaia,
se sia uno scherzo del cazzo la profezia Maya,
non lo so. Di profezie ce ne sono a migliaia.
In prima persona singolare mi viene da riflettere,
se la terza guerra mondiale sia da correggere
se le lobby siano da servire e proteggere
ma soprattutto, non per omettere,
in giro c'è tanta voglia di fottere.
Il possibile è fattibile
l'impossibile resta impossibile.