CRISTO MORTO - ANDREA MANTEGNA

giovedì 14 marzo 2019

la storia di Götz von Berlichingen, il cavaliere con la mano di ferro


Götz von Berlichingen fu un cavaliere tedesco al servizio del margravio di Brandeburgo. Assieme al suo signore, prese parte ad alcune campagne nella guerra di successione di Baviera e, perduta la mano destra, la sostituì con un guanto di ferro che gli consentì di maneggiare la spada. Fu reso celebre grazie allo scrittore Goethe che, nel 1773, diede alle stampe il dramma Götz von Berlichingen, basato sull'autobiografia del cavaliere tedesco edita nel 1731. La trama di Goethe tratta liberamente gli eventi, manipolando la storia in funzione della finzione letteraria. Il dramma fu uno dei primi successi di Goethe, ma le dimensioni del cast, i frequenti cambi di scena ed il lungo tempo d’esecuzione portarono lo stesso Goethe a rivederlo due volte, tagliandolo e riorganizzandolo. Le due versioni aggiornate furono pubblicate postume.


Perché lo scrittore tedesco fu irrimediabilmente colpito dalle gesta del cavaliere tedesco?
Per comprendere l’attenzione che Goethe dedicò a Götz von Berlichingen, dobbiamo spiccare il volo e tornare al XVI secolo.
Götz nacque intorno al 1480 a Berlichingen, nel Württemberg, da una famiglia nobile che possedeva un castello nei pressi del fiume Neckar. Nel 1497, Götz entrò al servizio di Federico I, margravio di Brandenburg-Ansbach. L’anno successivo combatté nelle armate del Sacro Romano Impero, prendendo parte alle battaglie che si combatterono in Borgogna, Lorena e nel Brabante. Nel 1500, dopo aver lasciato l’armata di Federico I, istituì una compagnia di mercenari, vendendo la propria operatività militare a numerosi Duchi e Baroni.


Nel 1508, Götz von Berlichingen combatté, a capo della propria compagnia, per il Duca di Baviera. Durante l’assedio della città di Landshut perse il braccio destro, colpito da una cannonata nemica. L’arto fu sostituito con una protesi di ferro, esposta nel castello di Jagsthausen. L’utilizzo di protesi rudimentali risale a tempi remoti, come testimoniano ritrovamenti di mummie egizie con arti e dita di legno. Erodoto, nel V secolo avanti Cristo, raccontò di un prigioniero che si tagliò un piede per liberarsi dai ceppi e lo rimpiazzò con un pezzo di legno. Plinio il Vecchio, nel I secolo dopo Cristo, ricordò di un generale romano cui fu sostituita la mano persa in battaglia con una di ferro. Dal XV secolo compaiono le prime protesi dotate d’elementi mobili, come la mano di ferro di Götzvon Berlichingen.


Il cavaliere di ventura tedesco aveva due diverse protesi meccaniche di ferro. La prima mano era una costruzione basilare che permetteva a Götz di impugnare la spada, malgrado fosse realizzata cercando di porre attenzione ad alcuni particolari estetici. La seconda protesi, più famosa, permetteva al cavaliere di impugnare anche uno scudo. Secondo l’American Journal of Surgey era “una struttura maldestra, ma geniale”.


Nonostante le menomazioni, Götz von Berlichingen continuò la sua guerra privata, spinto principalmente dal desiderio di ricchezza. La maggior parte delle sue azioni consisteva in incursioni contro città considerate ricche o carovane di mercanti e, occasionalmente, in sequestri di signorotti locali allo scopo di ottenere un riscatto. Una di queste incursioni alle carovane di mercanti, avvenuta nel 1512, giunse all'attenzione di Massimiliano I che emise un bando imperiale per il cavaliere. Catturato, fu rilasciato due anni dopo, nel 1514, in seguito al pagamento di una consistente somma di denaro. Nel 1516 catturò Filippo IV, conte di Waldeck. Per la liberazione dell’aristocratico fu pagato un pesante riscatto. Massimiliano venne a conoscenza degli eventi e decise di bandire, nuovamente, il cavaliere di ventura. Nel 1525, con l’esplosione della guerra dei contadini, Berlichingen condusse i ribelli contro i principi del Sacro Romano Impero. 


Nonostante il suo desiderio di evitare inutili violenze, Berlichingen si rese conto di non poter controllare i ribelli e dopo un mese di comando nominale lasciò tale incarico e tornò al castello di Jagsthausen, tenendosi esterno alla rivolta. Dopo la vittoria imperiale, fu convocato per rispondere delle proprie azioni. Il 17 ottobre del 1526 fu assolto. Due anni dopo fu nuovamente arrestato e fatto prigioniero sino al 1530, quando fu liberato dopo aver ribadito il giuramento all'imperatore ed accettato di tornare al castello di Hornberg. Sino al 1540 rimase nelle zone dove era stato confinato. In quell'anno, l’imperatore Carlo V lo liberò dal giuramento. Combatté per le truppe imperiali contro gli ottomani di Solimano il Magnifico ed in Ungheria durante l’invasione della Francia di Francesco I. Dopo queste campagne decise di tornare al proprio castello e condurre in pace il resto della vita.
Morì il 23 luglio del 1562.
Durante la sua lunga vita si sposò 2 volte ed ebbe 3 figlie e 7 figli.

Fabio Casalini

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.com/

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

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