mercoledì 4 settembre 2013

la strage di Beslan

Alle 9 e 30 di mattina del primo settembre 2004, un gruppo di separatisti ceceni attaccò la Scuola Numero Uno della città di Beslan, nell’Ossezia del Nord, e per 52 ore tenne in ostaggio 1.200 persone, in gran parte bambini. Durante l’assedio e nel disordinato assalto delle forze speciali russe morirono 385 persone mentre quasi ottocento furono ferite. Fu il più grave attacco terroristico mai avvenuto in Russia, il secondo più grave nella storia moderna.
L’assalto alla scuola
Poco dopo l’alba del primo settembre 2004 un gruppo di uomini armati abbandonò un campo di fortuna costruito nei boschi dell’Inguscezia, poco lontano da Beslan, una città di 35mila abitanti nell’Ossezia del Nord. Inguscezia e Ossezia sono due repubbliche della Federazione Russa e si trovano nel Caucaso, poco lontano da un’altra repubblica federata, la Cecenia, un paese dove da decenni si combatte una sanguinosa guerra civile.
Il gruppo che lasciò il campo, dissero successivamente le autorità russe, era formato da 30 uomini e due donne. Erano tutti armati, indossavano divise mimetiche militari, giberne per le munizioni e passamontagna. Le due donne erano vestite di nero, con un velo a coprire il volto, e sotto i vestiti indossavano cinture piene di esplosivo.
Intorno alle 9 e 30 il gruppo arrivò a bordo di un camion militare e di un’auto della polizia davanti alla Scuola Numero Uno di Beslan. Tra personale scolastico, alunni, genitori e altri parenti, nel cortile erano radunate più di 1.200 persone. Il primo settembre è il giorno tradizionale dell’inizio della scuola in tutta la Russia. Di solito, le famiglie accompagnano i figli a scuola e si trattengono la mattina per assistere alla cerimonia di inizio anno.
Quella mattina gli alunni erano disposti a ferro di cavallo nel cortile. I maschi indossavano pantaloni blu e camicie bianche, le femmine abiti scuri. In molti tenevano in mano palloncini pieni di elio. In quei primi istanti in cui il gruppo armato scese dal camion, alcuni testimoni raccontarono di averli scambiati per uomini delle forze speciali dell’esercito russo in addestramento.
Il fraintendimento durò poco: dopo essere scesi dai camion, i terroristi cominciarono a sparare in aria. Un paio di loro bloccarono l’uscita del cortile, mentre gli altri spingevano le persone a entrare nella scuola e gridavano: «Allahu akhbar!», “Dio è grande” in arabo. In quegli attimi di confusione circa 50 persone riuscirono a fuggire, ma quasi 1.200 tra bambini, genitori e personale della scuola vennero presi in ostaggio e rinchiusi nella palestra della scuola.
Otto persone vennero uccise nella confusione di quei primi minuti. Uno di loro si chiamava Ruslan Betrozov. Era uno dei genitori venuti ad assistere alla cerimonia. Immediatamente dopo aver radunato gli ostaggi nella palestra uno dei terroristi ordinò a tutti di sedersi e parlare esclusivamente in russo – l’osseto è una lingua molto diversa dal russo, molto antica e lontanamente imparentata con l’iraniano. Betrozov si alzò in piedi e, con calma, tradusse quelle parole in osseto. Quando finì di parlare uno dei terroristi gli si avvicinò e gli chiese: «Hai finito? Hai detto tutto quello che volevi dire?». Betrozov annuì e l’uomo gli sparò in testa.
I terroristi cominciarono subito a minare la palestra. Due di loro tirarono fuori da grossi zaini militari fili elettrici, pinze e un motore elettrico. Alcune erano semplici scatole o bottiglie piene di esplosivo, altre erano costituite da secchielli blu riempiti di una pasta esplosiva mista a chiodi, pezzi di ferro e bulloni. Queste bombe vennero sollevate con una serie di fili legati ai canestri della palestra e collegate insieme alle altre bombe a un circuito elettrico.
L’innesco delle bombe era costituito da una specie di pedana collegata ai fili elettrici. I terroristi restavano a turno in piedi sulla pedana (schiacciata dal loro peso), che funzionava come un interruttore e quindi teneva il circuito chiuso. Se il terrorista fosse sceso, magari perché colpito da un proiettile, la pedana si sarebbe sollevata, aprendo il circuito e innescando le bombe. Nello stesso momento diversi bambini furono prelevati dal gruppo principale e costretti a rimanere in piedi, davanti alle finestre. Nel frattempo, intorno alle 10 e 30 di mattina la scuola venne circondata dalla polizia locale e da alcune unità dell’esercito, mentre cominciavano ad arrivare sul posto gli uomini delle forze speciali del ministero degli Interni.
2 3Pagina successiva »

Nessun commento:

Posta un commento