CRISTO MORTO - ANDREA MANTEGNA

domenica 16 giugno 2019

la misteriosa morte dell'aviatore francese Antoine de Saint-Exupèry


"Sotto la minaccia della guerra, sono più nudo e spoglio che mai. Se verrò abbattuto, non avrò nulla da rimpiangere. Ero nato per essere un giardiniere".

Antoine lasciò queste parole incise su una lettera adagiata sulla sua scrivania; fu come un presentimento, una sensazione nel petto che pulsava come le frasi del suo capolavoro “Il Piccolo Principe” pubblicato il 6 aprile 1943, da una casa editrice di New York, un anno prima del suo ultimo volo. “Rimase immobile per un istante. Non gridò. Cadde dolcemente come cade un albero. Non fece neppure rumore sulla sabbia.” 
Poi partì come il protagonista del suo capolavoro per una spedizione aerea scomparendo per sempre nel suo mistero. 
“sembrerò morto, e non sarà vero”. 
Era il 31 luglio del 1944, sul finire della Seconda Guerra Mondiale. Lo scrittore, esperto aviatore e amante del volo, era divenuto capitano di complemento e si arruolò nell’ Armèe de l’air, fu destinato ad una squadriglia di ricognizione aerea. 


Molti anni prima ebbe un grave incidente aereo, era il 30 dicembre del 1935, precipitò tra le dune dorate del deserto libico, qui rimase per molti giorni stremato e con ormai poche risorse per poter sopravvivere, venne tratto in salvo da una carovana di nomadi. 
Qui in questo deserto solitario incontrerà la meraviglia del Piccolo Principe. 
“Si è soli nel deserto, disse il piccolo principe. Si è soli anche con gli uomini, rispose il serpente.” 
Lo scrittore decollò con un P-38 con i colori della Francia libera, dalla base militare di Borgo, in Corsica, era diretto a Lione. 
Sorvolando il Tirreno, scomparve nel nulla, come una cometa nella notte. 


Come il suo piccolo principe. 
Un caro amico dello scrittore dichiarò che Antoine gli confessò che sarebbe voluto sparire come il piccolo principe, questo alimentò le voci di un possibili suicidio. 
Si parlò anche di un presunto sabotaggio al motore, vista la forte inimicizia con il futuro presidente Francese Charles De Gaulle. 
La realtà venne a galla con un braccialetto, intrappolato nelle reti di un pescatore di Marsiglia. Era il settembre del 1998. Era il bracciale di Antoine. Lo dichiarava l’incisione del suo nome sull’argento logorato dal mare. 
I resti del suo velivolo furono ritrovati nel 2004 al largo dell’Ile de Riou, a più di sessanta metri di profondità. 
Ma nel 2008 una dichiarazione pose forse fine a questa misteriosa morte. 


Horst Rippert, ex pilota della Luftwaffe confessò di aver abbattuto con il suo Messerschmitt Bf 109, un P-38 proprio in quella notte. 
“Quando ho saputo di chi si trattasse, ho sperato fino all’ultimo che non fosse lui”. 
“Non avrei mai sparato se lo avessi saputo”.
Le sue opere erano fonte di ispirazione per ogni pilota, come “Volo di notte” e “Terra degli uomini”, lo erano anche per lui. 
Dopo la guerra, il pilota nazista, divenne un giornalista nell’NDR, lavorò come giornalista sportivo. Non dichiarò mai prima del 2008 questa verità, mantenne il suo segreto per paura, per il timore di aver ucciso il Poeta del Cielo e con lui una parte di se stesso e di tutti gli aviatori. 
Di tutti quei sogni, della magia dei suoi testi per l’amore e il volo tra i cieli. 
Antoine morì a soli 44 anni. 


Rippert morì nel 2013, all’eta della guerra aveva soli 25 anni. 
Antoine de Saint-Exupèry continuò con il suo fascino a suscitare leggende e ipotesi surreali, ma come il suo piccolo principe forse è solo dal un’altra parte. 

“Capisci? É troppo lontano. Non posso portare appresso il mio corpo. É troppo pesante". 

Il suo corpo non fu mai ritrovato. 

Simone De Bernardin 

fonte: I VIAGGIATORI IGNORANTI


Simone De Bernardin nasce a Verbania sul Lago Maggiore il due settembre 1989. Fin dalla tenera età, dimostra di essere un bambino molto introspettivo, riflessivo e creativo, passa le sue giornate a inventare, osservare, riflettere e a domandarsi i perché dell’esistenza e tutto ciò che riguarda la vita e la natura. Verso la fine delle scuole elementari, comincia a scrivere appunti, riflessioni e poesie su ciò che gli accade e su ciò che lo circonda raccogliendole tutte in un grosso raccoglitore dove continua tutt’oggi a scrivere. Il primo anno di scuola media riceve la sua prima macchina fotografica con la quale comincia a scattare e a sperimentare la fotografia e da subito s’innamora del bianco e nero per la sua capacità espressiva di cogliere l’essenza delle cose.Studia fotografia e comincia a realizzare immagini e poesie che toccano temi tipici del Romanticismo di cui egli si sente attratto e che ne condivide i principi quali, il tema dell’infinito, il sentimento, il mistero, l’inconscio, la natura e il rapporto tra vita e morte. Nel 2012, realizza la sua prima mostra fotografica, presso il Comune di Verbania, e successivamente partecipa al concorso Il Segno dove viene segnalato come giovane artista, esponendo le sue opere a Venezia presso Palazzo Zenobio e successivamente a Milano presso la Galleria Zamenhof. Nel 2013 raccoglie un'insieme di sue poesie in un libriccino dal titolo Animam Meam. Nel 2014 termina il suo primo romanzo Lettere.

domenica 2 giugno 2019

Gruppo Bilderberg 2019: Lilli Gruber, Matteo Renzi e Stefano Feltri tra gli ospiti…


Marcello Pamio
Ogni anno, tra maggio e giugno, il Gruppo Bilderberg si riunisce in qualche prestigiosissimo albergo europeo per decidere le sorti del globo, dal punto di vista economico, finanziario e politico.
Il «Bilderberg Group» è una conferenza “non ufficiale” che prevede circa 130 invitati, tra personalità influenti e potenti dell’economia, media, politica, tecnologia, banchieri, intelligence, Segretari di stato, primi ministri, ecc. Tutti in forma privata, dicono.
Il nome deriva dal loro primo incontro che risale al 1954, avvenuto nell’Hotel de Bilderberg in Oosterbeek nei Paesi Bassi.
Si tratta di una creatura della Guerra Fredda, o per meglio dire, del RIIA britannico, del Royal Institute of International Affaire, un istituto nato il 30 maggio 1919 a Londra, come capitolo locale della Round Table fondata invece con proiezioni transnazionali.
Il RIAA è noto anche come Chatam House, con sede al numero 10 di St. James Square a Londra, nel 1979 contava su un Consiglio di 33 persone alla guida di circa 3000 membri.
L’idea della nascita del Gruppo Bilderberg venne a Joseph Retinger, che al tempo si occupava della crescita dell’anti-americanismo in Europa Occidentale. Personaggio chiave della politica mondiale per quasi mezzo secolo, Retinger manteneva strette relazioni con il Colonnello House, con la potentissima famiglia ebraica Warburg, con i banchieri internazionali Lehman, Baruch. Era anche membro della Pilgrim’s Society e del CFR statunitense (il corrispondente del RIIA negli Stati Uniti, detto anche «governo ombra»).
L’influenza di Joseph Retinger sui circoli mondialisti era tale da meritarsi il soprannome di «His Grey Eminence», Sua Eminenza Grigia!
Lo scopo iniziale del Bilderberg era quello di rinforzare l’unità dei Paesi Occidentali contro la «minaccia comunista», ma poi con il collasso del Patto di Varsavia, il gruppo, con a capo l’America, si è concentrato sul rafforzamento e sviluppo della globalizzazione.
Dall’11 settembre 2001, a seguito degli attacchi su New York, è diventato di primaria importanza lo «scontro tra civiltà» o «scontro di religioni».
Quest’anno la nazione scelta è la Svizzera, per la precisione all’Hotel Montreux Palace di Vaud, a Montreux una cittadina affacciata sul lago di Ginevra, e il periodo va dal 30 maggio al 2 giugno.
Non poteva mancare ovviamente Lilli Gruber, la «rossa col gomito appoggiato» (come la definiva Giorgio Gaber) ospite fisso da molto tempo, ma la grandissima novità è che tra gli invitati c’è Matteo Renzi!
Avete letto bene, il Mr. Bean della politica italiana è stato invitato alla riunione, e questo fa ben sperare, perché se sono arrivati a invitare nullità politiche simili, allora il Gruppo è spacciato e ha i giorni contati!
Gli argomenti chiave della discussione saranno i seguenti:
  1. Un ordine strategico stabile
  2. Cosa dopo l’Europa?
  3. Cambiamenti climatici e sostenibilità
  4. Cina
  5. Russia
  6. Il futuro del capitalismo
  7. Brexit
  8. L’etica dell’intelligenza artificiale
  9. La militarizzazione dei social media
  10. L’importanza dello spazio
  11. Cyber terrorismo
Sotto l’elenco completo di tutti i partecipanti, ma in sintesi, come ogni anno i media non mancano mai, e infatti tra gli invitati figurano personaggi del «Financial Times», «The New York Times», «The Washington Post», «Bloomberg», «The Economist», «L’Echo». Per l’Italia Stefano Feltri, vice-caporedattore de «Il Fatto Quotidiano»…
Tra i pezzi da novanta il Segretario Generale della NATO, il CEO della Microsoft, il vice direttore della Roche, il CEO della Goldman Sachs e di altre banche e assicurazioni, il presidente del World Economic Forum, il governatore della Banca d’Inghilterra e addirittura il consulente capo del Presidente degli Stati Uniti d’America!
Il tutto questo, riuscite ad immaginare Matteo Renzi che tra i corridoi dell’albergo cerca di far ridere il decrepito Henry Kissinger mentre lo spinge sulla sua sedia a rotelle? Oppure mentre cerca di comunicare in un anglotoscano da film comico, con il direttore della Sicurezza Nazionale americano?
Queste sono le cose che rendono stupenda la vita….
Elenco completo dei partecipanti al meeting:
BOARD

Castries, Henri de (FRA), Chairman, Steering Committee; Chairman, Institut Montaigne
Kravis, Marie-Josée (USA), President, American Friends of Bilderberg Inc.; Senior Fellow, Hudson Institute
Halberstadt, Victor (NLD), Chairman Foundation Bilderberg Meetings; Professor of Economics, Leiden University
Achleitner, Paul M. (DEU), Treasurer Foundation Bilderberg Meetings; Chairman Supervisory Board, Deutsche Bank AG
PARTICIPANTI

Abrams, Stacey (USA), Founder and Chair, Fair Fight
Adonis, Andrew (GBR), Member, House of Lords
Albers, Isabel (BEL), Editorial Director, De Tijd / L’Echo
Altman, Roger C. (USA), Founder and Senior Chairman, Evercore
Arbour, Louise (CAN), Senior Counsel, Borden Ladner Gervais LLP
Arrimadas, Inés (ESP), Party Leader, Ciudadanos
Azoulay, Audrey (INT), Director-General, UNESCO
Baker, James H. (USA), Director, Office of Net Assessment, Office of the Secretary of Defense
Balta, Evren (TUR), Associate Professor of Political Science, Özyegin University
Barbizet, Patricia (FRA), Chairwoman and CEO, Temaris & Associés
Barbot, Estela (PRT), Member of the Board and Audit Committee, REN (Redes Energéticas Nacionais)
Barroso, José Manuel (PRT), Chairman, Goldman Sachs International; Former President, European Commission
Barton, Dominic (CAN), Senior Partner and former Global Managing Partner, McKinsey & Company
Beaune, Clément (FRA), Adviser Europe and G20, Office of the President of the Republic of France
Boos, Hans-Christian (DEU), CEO and Founder, Arago GmbH
Bostrom, Nick (UK), Director, Future of Humanity Institute, Oxford University
Botín, Ana P. (ESP), Group Executive Chair, Banco Santander
Brandtzæg, Svein Richard (NOR), Chairman, Norwegian University of Science and Technology
Brende, Børge (NOR), President, World Economic Forum
Buberl, Thomas (FRA), CEO, AXA
Buitenweg, Kathalijne (NLD), MP, Green Party
Caine, Patrice (FRA), Chairman and CEO, Thales Group
Carney, Mark J. (GBR), Governor, Bank of England
Casado, Pablo (ESP), President, Partido Popular
Ceviköz, Ahmet Ünal (TUR), MP, Republican People’s Party (CHP)
Champagne, François Philippe (CAN), Minister of Infrastructure and Communities
Cohen, Jared (USA), Founder and CEO, Jigsaw, Alphabet Inc.
Croiset van Uchelen, Arnold (NLD), Partner, Allen & Overy LLP
Daniels, Matthew (USA), New space and technology projects, Office of the Secretary of Defense
Davignon, Etienne (BEL), Minister of State
Demiralp, Selva (TUR), Professor of Economics, Koç University
Donohoe, Paschal (IRL), Minister for Finance, Public Expenditure and Reform
Döpfner, Mathias (DEU), Chairman and CEO, Axel Springer SE
Ellis, James O. (USA), Chairman, Users’ Advisory Group, National Space Council
Feltri, Stefano (ITA), Deputy Editor-in-Chief, Il Fatto Quotidiano
Ferguson, Niall (USA), Milbank Family Senior Fellow, Hoover Institution, Stanford University
Findsen, Lars (DNK), Director, Danish Defence Intelligence Service
Fleming, Jeremy (GBR), Director, British Government Communications Headquarters
Garton Ash, Timothy (GBR), Professor of European Studies, Oxford University
Gnodde, Richard J. (IRL), CEO, Goldman Sachs International
Godement, François (FRA), Senior Adviser for Asia, Institut Montaigne
Grant, Adam M. (USA), Saul P. Steinberg Professor of Management, The Wharton School, University of Pennsylvania
Gruber, Lilli (ITA), Editor-in-Chief and Anchor "Otto e mezzo", La7 TV
Hanappi-Egger, Edeltraud (AUT), Rector, Vienna University of Economics and Business
Hedegaard, Connie (DNK), Chair, KR Foundation; Former European Commissioner
Henry, Mary Kay (USA), International President, Service Employees International Union
Hirayama, Martina (CHE), State Secretary for Education, Research and Innovation
Hobson, Mellody (USA), President, Ariel Investments LLC
Hoffman, Reid (USA), Co-Founder, LinkedIn; Partner, Greylock Partners
Hoffmann, André (CHE), Vice-Chairman, Roche Holding Ltd.
Jordan, Jr., Vernon E. (USA), Senior Managing Director, Lazard Frères & Co. LLC
Jost, Sonja (DEU), CEO, DexLeChem
Kaag, Sigrid (NLD), Minister for Foreign Trade and Development Cooperation
Karp, Alex (USA), CEO, Palantir Technologies
Kerameus, Niki K. (GRC), MP; Partner, Kerameus & Partners
Kissinger, Henry A. (USA), Chairman, Kissinger Associates Inc.
Koç, Ömer (TUR), Chairman, Koç Holding A.S.
Kotkin, Stephen (USA), Professor in History and International Affairs, Princeton University
Kramp-Karrenbauer, Annegret (DEU), Leader, CDU
Krastev, Ivan (BUL), Chairman, Centre for Liberal Strategies
Kravis, Henry R. (USA), Co-Chairman and Co-CEO, Kohlberg Kravis Roberts & Co.
Kristersson, Ulf (SWE), Leader of the Moderate Party
Kudelski, André (CHE), Chairman and CEO, Kudelski Group
Kushner, Jared (USA), Senior Advisor to the President, The White House
Le Maire, Bruno (FRA), Minister of Finance
Leyen, Ursula von der (DEU), Federal Minster of Defence
Leysen, Thomas (BEL), Chairman, KBC Group and Umicore
Liikanen, Erkki (FIN), Chairman, IFRS Trustees; Helsinki Graduate School of Economics
Lund, Helge (GBR), Chairman, BP plc; Chairman, Novo Nordisk AS
Maurer, Ueli (CHE), President of the Swiss Federation and Federal Councillor of Finance
Mazur, Sara (SWE), Director, Investor AB
McArdle, Megan (USA), Columnist, The Washington Post
McCaskill, Claire (USA), Former Senator; Analyst, NBC News
Medina, Fernando (PRT), Mayor of Lisbon
Micklethwait, John (USA), Editor-in-Chief, Bloomberg LP
Minton Beddoes, Zanny (GBR), Editor-in-Chief, The Economist
Monzón, Javier (ESP), Chairman, PRISA
Mundie, Craig J. (USA), President, Mundie & Associates
Nadella, Satya (USA), CEO, Microsoft
Netherlands, His Majesty the King of the (NLD)
Nora, Dominique (FRA), Managing Editor, L’Obs
O’Leary, Michael (IRL), CEO, Ryanair D.A.C.
Pagoulatos, George (GRC), Vice-President of ELIAMEP, Professor; Athens University of Economics
Papalexopoulos, Dimitri (GRC), CEO, TITAN Cement Company S.A.
Petraeus, David H. (USA), Chairman, KKR Global Institute
Pienkowska, Jolanta (POL), Anchor woman, journalist
Pottinger, Matthew (USA), Senior Director, National Security Council
Pouyanné, Patrick (FRA), Chairman and CEO, Total S.A.
Ratas, Jüri (EST), Prime Minister
Renzi, Matteo (ITA), Former Prime Minister; Senator, Senate of the Italian Republic
Rockström, Johan (SWE), Director, Potsdam Institute for Climate Impact Research
Rubin, Robert E. (USA), Co-Chairman Emeritus, Council on Foreign Relations; Former Treasury Secretary
Rutte, Mark (NLD), Prime Minister
Sabia, Michael (CAN), President and CEO, Caisse de dépôt et placement du Québec
Sanger, David E. (USA), National Security Correspondent, The New York Times
Sarts, Janis (INT), Director, NATO StratCom Centre of Excellence
Sawers, John (GBR), Executive Chairman, Newbridge Advisory
Schadlow, Nadia (USA), Senior Fellow, Hudson Institute
Schmidt, Eric E. (USA), Technical Advisor, Alphabet Inc.
Scholten, Rudolf (AUT), President, Bruno Kreisky Forum for International Dialogue
Seres, Silvija (NOR), Independent Investor
Shafik, Minouche (GBR), Director, The London School of Economics and Political Science
Sikorski, Radoslaw (POL), MP, European Parliament
Singer, Peter Warren (USA), Strategist, New America
Sitti, Metin (TUR), Professor, Koç University; Director, Max Planck Institute for Intelligent Systems
Snyder, Timothy (USA), Richard C. Levin Professor of History, Yale University
Solhjell, Bård Vegar (NOR), CEO, WWF - Norway
Stoltenberg, Jens (INT), Secretary General, NATO
Suleyman, Mustafa (GBR), Co-Founder, Deepmind
Supino, Pietro (CHE), Publisher and Chairman, Tamedia Group
Teuteberg, Linda (DEU), General Secretary, Free Democratic Party
Thiam, Tidjane (CHE), CEO, Credit Suisse Group AG
Thiel, Peter (USA), President, Thiel Capital
Trzaskowski, Rafal (POL), Mayor of Warsaw
Tucker, Mark (GBR), Group Chairman, HSBC Holding plc
Tugendhat, Tom (GBR), MP, Conservative Party
Turpin, Matthew (USA), Director for China, National Security Council
Uhl, Jessica (NLD), CFO and Executive Director, Royal Dutch Shell plc
Vestergaard Knudsen, Ulrik (DNK), Deputy Secretary-General, OECD
Walker, Darren (USA), President, Ford Foundation
Wallenberg, Marcus (SWE), Chairman, Skandinaviska Enskilda Banken AB
Wolf, Martin H. (GBR), Chief Economics Commentator, Financial Times
Zeiler, Gerhard (AUT), Chief Revenue Officer, WarnerMedia
Zetsche, Dieter (DEU), Former Chairman, Daimler AG

fonte: https://disinformazione.it/

domenica 19 maggio 2019

vincere la depressione: le stelle spiegano il destino di Vasco

Vasco Rossi è stato sempre uno dei miei cantautori preferiti, insieme a Fabrizio De André, Rino Gaetano e Edoardo De Angelis. Ascoltando le sue canzoni, ho sempre sentito che doveva soffrire di una profonda depressione latente e di un male di vivere che non lo ha mai abbandonato, neanche negli anni del successo. Dal punto di vista astrologico il suo tema natale è una sorta di capolavoro, perché è il tema di una persona profondamente depressa e bloccata, che però ha raggiunto il successo mondiale proprio grazie a questi blocchi. Analizzarlo può quindi essere di aiuto a tutti coloro che si sono sempre sentiti come Sally, o Jenny, ovverosia depressi, che non vogliono più alzarsi dal letto, che fanno fatica ad andare avanti, che non vogliono più sforzarsi di capire, vorrebbero solo dormire, come Jenny. Il tema natale di Vasco Rossi, più che essere caratterizzato dal suo essere “Acquario”, quindi stravagante, fuori dagli schemi e anticonformista, o peggio ancora dal suo ascendente Vergine, è caratterizzato da quella che, in gergo tecnico, si chiama “grande croce”: è una croce di nome e di fatto, nel senso che chi ha una configurazione del genere nel suo tema ha spesso la vita bloccata in molte manifestazioni, sente che non ce la fa a vivere, tende alla depressione e alla paralisi e spesso formula pensieri di suicidio (viene da domandarsi quante volte Vasco avrà pensato al suicidio nella sua vita, anche durante gli anni del successo… credo molte volte).
Questa configurazione (caratterizzata da due coppie di pianeti in reciproca opposizione tra loro; e Vasco ha addirittura tre coppie di pianeti in opposizione tra loro) è una delle peggiori possibili in un tema natale; ma è anche quella che porta le più Vascograndi opportunità di crescita (è presente infatti nel tema di molti maestri spirituali). E’ la configurazione di chi sente che la vitaè un “perdere tempo” (come dice la canzone “Vivere”); di chi ogni giorno spera che il domani sia meglio, di chi non è mai contento e si sente morto dentro, di chi combatte e sente che ha tutti contro, e di chi spesso domanda a Dio il significato di una vita che ha vissuto e che non ha capito (ma che, proprio a causa di questa domanda, quando trova Dio e trova le risposte che cerca, vive una vita più intensa di quella degli altri). Per uscire da questa situazione di stallo spesso la persona ha bisogno di stimoli esterni, perché da solo sente che non ce la fa: si ha bisogno di droghe, di psicoterapie, di farmaci. Oppure una vita spericolata, oppure un figlio. Vasco lo dice chiaramente nella sua canzone “Benvenuto”: C’ho pensato dopo… c’ho pensato poco; vuoi che sia sincero… ho pensato solo… solamente a noi… A noi due che eravamo qui annoiati ormai… quasi spenti sì davanti alla Ti Vi. In qualunque caso, figlio, droghe, o altro, ci vuole qualcosa, “una scusa che ti può tenere su”  (“Gli angeli”).
La prima cosa che colpisce è quel Saturno in prima casa; una posizione che implica, per coloro che ce l’hanno, una notevole tendenza al pessimismo se non alla depressione vera e propria. Come se non bastasse, il Saturno in prima casa è opposto a Giove, nella casa 7, ovverosia la casa dei sentimenti. Vale a dire, che potenzialmente avrebbe avuto pure le possibilità di costruirsi una vita felice, ma l’opposizione di Saturno (la sua depressione, quindi, e la sua personalità) gliel’ha impedito. Ha avuto infatti sempre rapporti abbastanza tormentati con cui ha cercato, insieme all’alcool e alle droghe, di vincere quel male di vivere che lo tormentava. E il successo? Era iscritto nel suo destino? In un certo senso sì. Nella sua decima casa, quella del successo, troviamo infatti Urano e la Luna, congiunti. Da una parte questo indica che dentro di lui c’era la voglia di successo, la voglia di emergere (“voglio una vita spericolata”); Urano – il pianeta del cambiamento e dell’imprevedibilità – indica un successo di tipo Uraniano appunto, ovverosia o incostante e altalenante o, come nel suo caso, proiettato all’esterno e Il tema natale astrologico di Vasco Rossiimplicante trasformazione e cambiamento in chi lo ascolta; ma questa Luna congiunta a Urano è anche, al tempo stesso, opposta a Venere e a Chirone. In altre parole: non è stato un successo facile, il suo, perché è presente proprio in questo campo un’altra opposizione.
Senza contare che la Luna congiunta a Urano, ovunque essa sia collocata, indica sempre instabilità di umore, cambiamenti repentini di stati d’animo e di sensazioni: insomma, un vero inferno interiore, destinato a seguire i cambi della Luna. Quindi, sì, nel suo destino era previsto che avrebbe raggiunto il successo, ma a prezzo dell’amore (Venere) e del raggiungimento di quell’equilibrio e quell’armonia familiare che lui avrebbe voluto, e che sentiva dentro come qualcosa che forse avrebbe potuto guarirlo dal suo male di vivere (Chirone e Venere sono infatti in quarta casa, la casa delle radici familiari e degli affetti). E soprattutto, era iscritto nel suo destino il fatto che avrebbe raggiunto il successo a prezzo del superamento di tutti quei blocchi presenti nel suo tema natale, dati dalle tre opposizioni presenti in esso. Potremmo poi analizzare molti altri aspetti; il suo Mercurio in Acquario o il suo Marte in Scorpione e in seconda casa, o il suo Sole in quinta casa opposto a Plutone (forse alcune amicizie nella sua vita lo hanno condizionato, nel bene e nel male, e influenzato nella sua potenzialità di godersi la vita?); ma non credo che siano questi i dati rilevanti della sua vita, e che l’hanno portato ad essere ciò che è.
Colpisce, infine, il Nodo Lunare nord in sesta casa (la casa del lavoro) e il Nodo sud in 12esima casa. Chi ha il Nodo sud in 12esima casa (la casa dell’inconscio) è spesso una persona fuori dagli schemi, con una vita particolare, perché ha poca dimestichezza con il suo inconscio, ed è come se le sue azioni fossero mosse da una forza invisibile di cui la persona stessa non si capacita. Probabilmente, se chiedessimo a Vasco perché ha avuto successo, perché è diventato ciò che è diventato, e se può dare consigli a chi vuole seguire la sua strada, risponderebbe: “Boh… io sono stato solo me stesso, e ho solo seguito quello che sentivo” (è questa infatti la risposta che viene data da chi ha questa posizione del Nodo Lunare, quando gli si chiede il motivo delle sue scelte). Il segreto del suo successo, infatti, credo stia qui: Paolo Franceschettinelle sue canzoni ha messo se stesso, la sua rabbia, la sua depressione profonda, e anche le sue evoluzioni di vita e di pensiero, che sono evidenti seguendo la cronologia delle sue opere.
Era un tema natale duro quello di Vasco Rossi. Guardandolo senza pregiudizi, e senza sapere che è di Vasco Rossi, un astrologo si domanderebbe: “Ma una persona così, ce l’ha fatta? Ha una vita normale, o, come Jenny, passa il suo tempo a letto e dormire?”. Il tema natale di Vasco Rossi, e quindi la sua vita, sono qualcosa di meraviglioso come le sue canzoni: sono un invito a non mollare, a continuare a lottare, perché anche se la vostra vita è bloccata e sembra che tutto vi remi contro, nonostante tutto potete farcela, e la vostra vita può diventare un grande sogno, proprio grazie a questi blocchi e a quel male di vivere che sentite. Sono, forse, anche un invito a fare meglio di lui; come se il suo tema natale dicesse: potete raggiungere il successo, potete superare ogni limite anche se avete blocchi ovunque nel vostro tema natale, ma c’è un risultato migliore da raggiungere e che io non ho raggiunto: la pace interiore. Lo dice chiaramente nella sua canzone “Liberi liberi”: soddisfatto di me, in fondo in fondo non lo sono mai stato. Potete farcela. Chiunque può farcela.
(Paolo Franceschetti, “Vincere la depressione: il tema natale di Vasco Rossi”, dal blog “Petali di Loto” del 9 maggio 2019).

fonte: LIBRE IDEE

venerdì 10 maggio 2019

loto: il fiore mistico della consapevolezza


Loto deriva etimologicamente dal latino “lotum”, ovvero “fango” e, non a caso, è il fiore acquatico ermafrodita che si contraddistingue per il fatto di nascere, come le ninfee, tra le acque putride e stagnanti, riuscendo a conservare intatta ed incontaminata la sua immacolata bellezza.

Il fior di loto è un simbolo mistico molto antico e, presso le religioni e filosofie orientali, rappresenta l’emblema profondo della purezza (pari al nostro giglio bianco) e consapevolezza del Sé.

Ha assunto, nel tempo e nei diversi contesti, molteplici significati carichi di spiritualità, in quanto elemento portante di una simbologia densa che s’intreccia alle discipline dello yoga e della meditazione zen.

Può essere di vari colori e ad ognuno è attribuita una precisa accezione. Il più noto è il loto blu ...


Loto: tra storia e simbologia

Questo fiore dal profumo inebriante, interamente commestibile e ricco di racconti è ritenuto il “fiore più antico del mondo”, molto ricorrente nella cultura egizia (basti pensare, per esempio, alle colonne dell’antico Egitto ornate da fiori di loto aperti o chiusi, o immagini di quel tempo).

Tre semi di loto risalenti a duemila anni fa furono ritrovati intorno agli anni ’50 in Giappone, dove furono coltivati ed il fiore fu denominato “Loto Ohga” e riconosciuto anche come pianta medicinale per la sua dolce fragranza.

Gli antichi Egizi lo chiamavano “Seshen”, era per loro simbolo sacro di rinascita, utilizzato anche come sonnifero naturale per le sue qualità rilassanti. Raffigurato sullo scettro della dea Iside, fa riferimento alla fertilità delle acque melmose del fiume Nilo, incarna il dio Sole e anche Nefertum dalle cui lacrime nascono gli uomini. E’ inizio e fine al contempo.

Ricorrente nei rituali e sulle pitture funerarie, il fior di loto è il simbolo della reincarnazione e della vita oltre la morte.

Presso i Buddhisti, si carica di significati sempre più intimi e preziosi, fino a personificare la purezza, la fedeltà ed il risveglio dell’anima. 


Mentre sboccia al mattino rappresenta l’illuminazione ma, può incarnare anche il misticismo, la pazienza, il superamento degli attaccamenti alla vita terrena, l’annullamento di desideri futili ed effimeri, la fiducia e l’autocoscienza.

Tutti questi significati sono legati alla sua conformazione, sorreggendosi questo fiore su uno stelo sottile che affonda le sue radici nel fango e finendo così per essere un po’ metafora e paradosso della vita, in cui la resistenza e la voglia di lottare vincono sulle difficoltà.

La sua corolla a forma di calice simboleggia la perfezione della creazione e rievoca il ventre materno pronto ad accogliere, divenendo, dunque, anche allegoria della femminilità.

I suoi otto petali rimandano al senso dell’armonia e dell’infinito, dell’Universo permeato di divino.

Nell’Induismo, questo modello floreale è associato alla prosperità, alla bellezza e all’eternità. 

Molte divinità infatti sono raffigurate con in mano un fior di loto o sedute in cima ad un tale esemplare e, in quanto simbolo stesso dello Yoga e della persona realizzata, esso è associato ai sette Chakra.

Il settimo Chakra, che è quello più alto, rimanda al loto dai mille petali e corrisponde alla totale trasparenza e innocenza del cuore e della mente.

Loto: la leggenda italiana

Leggenda italiana narra che, molto tempo fa, alla foce del fiume Po vi fosse una palude piena di fiori di loto bianchi e rosa, i quali proteggevano il regno invisibile delle fate.

I residenti delle vicinanze avevano un gran rispetto per quel luogo misterioso e magico ma, un ragazzo curioso tuffandosi nelle acque incantate, proprio nel punto dove si diceva vi fosse la porta del regno fatato, riuscì, in seguito a svariati tentativi, ad entrare nel mondo parallelo. Incontrate qui le fate, queste gli offrirono un dono da scegliere tra un forziere pieno di ricchezze e una fata bellissima.


Il giovane preso dal desiderio di aiutare la sua famiglia, scelse l’oro e, pur assicurando un’esistenza agiata ai suoi cari, non fu in grado di dimenticare l’inenarrabile fascino di quella creatura che lo aveva ammaliato e si lasciò lentamente morire. La sua punizione fu quella di non conoscere mai l’amore per aver fatto la scelta sbagliata.

La leggenda rimanda al fiore di loto nella misura in cui vuole insegnarci che nella vita conta saper distinguere l’essenziale, trovare la capacità di elevarsi ad una condizione superiore che implica la purezza d’animo e il giusto distacco dai beni materiali poiché tutto ciò che conta veramente è la felicità dell’anima più di ogni altro bene reale. Mirare alla perfezione anche senza necessariamente raggiungerla ma… quanto meno provarci mettendocela tutta!



Loto: tra Yoga e colori

In definitiva, il loto ritorna anche nello Yoga e nel Tantrismo, in queste filosofie orientali che mirano alla purificazione della mente, dove prende il nome di “Padmasana”, ovvero dal sanscrito “padma” (loto) e “asana” (posizione). E’ questa la classica posizione comoda della seduta a gambe incrociate e con le mani raccolte in grembo o appoggiate sulle ginocchia con i palmi verso l’alto o verso il basso.

Tale “posizione del loto” favorirebbe la concentrazione durante la meditazione creando un clima di calma da cui trae beneficio tutto il sistema psico-fisico dell’individuo.

Altra curiosità interessante è scoprire il significato dei diversi colori del loto:
- Blu: intelligenza, saggezza, conoscenza.
- Bianco: candore della mente, riappacificazione con la propria natura, pace interiore.
- Rosa: è il più elevato, considerato il loto del Buddha, la Perfezione assoluta, Dio.
- Rosso: rappresenta i sentimenti del cuore, compassione, amore.
- Viola: esoterismo, misticismo, percorso di cambiamento che porta al risveglio.

Il fiore di loto o “Nelumbo” vuole spronarci a dare sempre il meglio di noi stessi. E’ un invito positivo a, semplicemente… migliorarci!

Pasqualina Giusto




domenica 5 maggio 2019

Santa Maria Margherita Alacoque, tra schizofrenia e misticismo


Questa è la strana storia di una donna particolare che divenne santa nel 1920. 
Il suo nome era Margherita Alacoque. Nacque il 22 luglio 1647 a Lautecourt, nei pressi di Verosvres, in Borgogna. La sua famiglia era numerosa e molto religiosa. Claude, il papà, era notaio. Philiberte Lamyn, la mamma, era casalinga e benestante di famiglia, essendo a sua volta figlia di un notaio. Margherita aveva quattro fratelli, due dei quali morirono molto giovani a causa della loro salute cagionevole. 
A 8 anni rimase orfana di padre. In seguito a questo tragico evento, la madre decise di affidare la sua crescita e formazione alle suore Clarisse, inviandola in una struttura gestita da loro. 
La vita in collegio le fece maturare nel cuore la convinzione che solo dedicando la propria vita a Dio e al servizio degli ultimi, avrebbe potuto dare uno scopo alla sua esistenza. Decise così di prendere i voti. Nel 1669 ricevette il sacramento della cresima e aggiunse al suo nome quello di Maria. Successivamente entrò nell’ordine della Visitazione di Santa Maria, fondato nel 1610 da san Francesco di Sales, in un convento a Paray-le-Monial. La sua famiglia non era d’accordo, sognava per lei, vista l’educazione ricevuta, ben altro futuro. 


Margherita era molto determinata, non ascoltò nessuno. Le sue memorie e un libro scritto da alcune novizie che la conobbero, ci regalano una visione dettagliata di questa donna, che lascia alla storia e ai posteri la sua personale interpretazione del sacrificio, del donarsi agli altri e dell’espiazione dei propri peccati, oltrepassando limiti, a mio personale avviso, invalicabili dalla maggioranza delle persone. 
Misticismo? Follia? Amore incondizionato per il Signore? Dedizione a chi era sofferente e bisognoso? Cosa la spinse nel suo agire non lo sappiamo con certezza. 
Margherita inizia il suo cammino nella fede molto presto. Secondo i suoi diari, avrebbe fatto voto di castità già a 5 anni. Ma fu la vita monastica a cambiare profondamente il suo essere, portandola in una dimensione personale che solo lei e pochi altri potevano comprendere e da cui non uscì più. 


Per la prima volta, nel dicembre 1673, dichiarò di aver incontrato Gesù durante un’apparizione. Con lui conversava e raccoglieva le indicazioni che il figlio di Dio le consegnava. Queste visioni durarono fino alla morte della donna, suscitando molti dubbi in chi le stava accanto ogni giorno. La giovane monaca si distinse per la dedizione con cui curava i malati che incontrava. Per alcuni di essi, particolarmente sofferenti provava repulsione e questo senso di distacco la faceva sentire in difetto verso il Signore che l’aveva incaricata di occuparsi di loro. Per cancellare la vergogna di questo suo sentimento meschino e terreno, si autopunì compiendo gesti estremi, per mortificare il suo corpo e il suo spirito ingrato. Ella stessa racconta che un giorno, prendendosi cura di una donna sofferente che aveva rigurgitato sul pavimento, si senti nauseata da quella visione. Pentita della pochezza di quel sentimento, non poté sottrarsi dall’impulso irrefrenabile di pulire il vomito con la lingua e di ingoiarlo, donando quel gesto a Dio per dimostrare la propria devozione e il proprio pentimento. In un passo del libro “Vita della Venerabile madre Margherita Maria Alacoque”, le novizie che la conobbero e che furono da lei istruite, testimoniano il suo agire raccontando che un giorno, la suora. Mortificata dal disgusto provato verso una paziente affetta da dissenteria, si sentì costretta, per chiedere perdono all’Altissimo di quel sentimento incontrollato, mentre andava a buttare i panni sporchi di feci liquide e maleodoranti, a intingervi la lingua e a riempirsene la bocca. 
Margherita compiva atti di penitenza ogni giorno, mortificando corpo e spirito appena ne aveva la possibilità. Era solita recitare il rosario piegata sulle ginocchia nude, oppure facendo una genuflessione e baciando il suolo ad ogni Ave Maria. 
Spesso legava il proprio corpo con grosse corde ruvide e nodose, offrendo la propria sofferenza al Signore. A volte la legatura era tanto stretta da impedirle di respirare agevolmente o di mangiare; i solchi che le lasciavano addosso erano a tal punto gravi che quando procedeva a slegarsi, si strappava anche lembi di pelle. Non paga di quel dolore profondo, si cingeva le braccia con piccole catene, che nascondeva sotto gli abiti per giorni. Una volta rimosse le lasciavano la carne a brandelli. 
La mortificazione del suo corpo si concludeva la sera, quando andava a coricarsi o su un nudo asse o su bastoni nodosi. 


La sua lotta contro quei sentimenti negativi verso chi era sofferente era continua. Provando ribrezzo per le piaghe, prese la decisione di accudire proprio quei malati che ne erano affetti. Oltre alle amorevoli cure, per chiedere perdono di ciò che il suo cuore provava, prese a baciare le più purulente e disgustose. 
Durante la Quaresima offriva il proprio sangue a Dio, conficcandosi aghi nelle dita; compiva anche atti di flagellazione per ricordare la pena subita da Gesù prima della morte. 
Ricercava con ogni mezzo la sofferenza, non considerandola mai abbastanza per farla sentire degna di essere al cospetto del Signore. Il dolore era il suo unico sollievo alla vita terrena. 
Queste sue frequenti stranezze non passarono inosservate agli occhi di chi condivideva il convento con lei. Le sue consorelle e il priore la guardavano con sospetto, non comprendendo i suoi comportamenti ritenuti oltre ogni logica. Molti dubitavano delle apparizioni che raccontava di avere. I suoi dialoghi con Gesù non convincevano nessuno, soprattutto perché in seguito a queste mistiche conversazioni era solita mortificarsi. 
Ma qualcuno le credeva, riteneva veritieri i suoi racconti. A difenderla dagli attacchi della chiesa locale e dei suoi superiori fu Claude de la Colombière, che divenendo suo padre spirituale, intravide in lei il sacro fuoco della fede. Col suo appoggio e con quello di Giovanni Eudes, diffusero il culto del Sacro Cuore di Gesù. 
In vita Margherita, ricevette durante le sue visioni, delle rivelazioni personali, che la spinsero ad andare avanti nel suo operato nonostante gli ostacoli quotidiani che le rendevano difficoltoso il cammino. Si spense il 17 ottobre 1690, nel convento in cui aveva trascorso la maggior parte della sua esistenza. 
Nel settembre del 1864 Margherita Maria Alacoque fu beatificata da papa Pio IX. Durante il pontificato di papa Benedetto XV, nel 1920, venne canonizzata. 
Di lei resta il ricordo delle sue stranezze e della sua completa dedizione al prossimo sofferente.

Rosella Reali

fonte: I VIAGGIATORI IGNORANTI

Bibliografia
Ivan Gobry, Margherita Maria Alacoque e le rivelazioni del Sacro Cuore, 1989 

Alberto Macchi, Pompeo Batoni e il Sacro Cuore di Gesù, Prefazione di P. Casimiro Przydatek S.J., Colosseo Editore, Roma 2006 

Santa Margherita Maria Alacoque, Autobiografia, Edizioni AdP Apostolato della Preghiera, 2015 

ROSELLA REALI
Sono nata nel marzo del 1971 a Domodossola, attualmente provincia del VCO. Mi piace viaggiare, adoro la natura e gli animali. L'Ossola è il solo posto che posso chiamare casa. Mi piace cucinare e leggere gialli. Solo solare, sorrido sempre e guardo il mondo con gli occhi curiosi tipici dei bambini. Adoro i vecchi film anni '50 e la bicicletta è parte di me, non me ne separo mai. Da grande aprirò un agriturismo dove coltiverò l'orto e alleverò animali. 
Chi mi aiuterà? Ovviamente gli altri viaggiatori.
Questa avventura con i viaggiatori ignoranti? Un viaggio che spero non finisca mai...

mercoledì 1 maggio 2019

Nostra Signora del Templari: sapete cos’è bruciato a Parigi?

Quanti sanno che la cattedrale di Notre-Dame de Paris è un progetto templare dedicato in apparenza alla Maddalena, ma in realtà alla Dea Madre, la Terra? Lo afferma il simbologo Paolo Franceschetti, avvocato, a lungo impegnato a far luce su misteri italiani e delitti rituali. In un intervento a “Border Nights” all’indomani del rogo nella capitale francese, Franceschetti rivela che Notre-Dame, dopo Chartres, doveva servire a «riportare sulla Terra l’energia femminile, oscurata per secoli dal Vaticano». Il web complottista è a caccia di possibili retroscena sull’eventuale origine dolosa del disastro. L’unica certezza, per ora, è la sicurezza ostentata dalle autorità, convinte di poter escludere la pista terroristica. L’ombra del templarismo, però, negli ultimi anni ha scosso Parigi: richiamavano direttamente la simbologia templare gli attentati affidati alla manovalanza dell’Isis. Una strana “firma”, per siglare fatti di sangue particolarmente efferati, come se si trattasse di una vendetta: proprio a Parigi fu bruciato sul rogo Jacques de Molay, l’ultimo gran maestro dell’Ordine del Tempio, i cui superstiti poi confluirono in parte nella futura massoneria (di seguito, le riflessioni testuali di Franceschetti).
Cosa potrebbe voler dire, oggi, colpire Notre-Dame? In teoria, dovrebbe servire a portare ancora più squilibrio in un’epoca in cui lo squilibrio è voluto e preventivato. “Deve” esserci: anche astrologicamente, siamo in un periodo di squilibrio. L’attuale Paolo Franceschetticongiunzione di Plutone con Saturno è terribile, e quindi stiamo subendo anni terribili (chi conosce l’astrologia sa che, da quel punto di vista, “deve” andare così). E probabilmente ci sono forze del bene che sono “troppo forti”, quindi qualcuno potrebbe aver voluto ripristinare – in negativo – l’equilibrio. Notre-Dame è una delle chiese templari più importanti del mondo, insieme a quella di Chartres. Chratres è la prima, e anche la più bella. I Templari, poi, resisi conto che il simbolismo di quella cattedrale era un po’ troppo evidente, insieme ad altre cose che avrebbero voluto celare, nelle cattedrali successive quei simboli li hanno resi più criptici, più difficili da decifrare. Quindi Notre-Dame è un gradino sotto Chartres, come bellezza e anche come simbologia, però è il simbolo della divinità femminile: per questo non l’hanno chiamata “Maria, madre di Gesù”, o Madonna. No, è Notre-Dame: nostra signora, cioè un titolo generico dato a una divinità femminile.
In Notre-Dame, i Templari vedevano più la Maddalena, che la Madonna. Dante Alighieri, nella sua Divina Commedia – dicono gli esperti – cita la “madonna” diverse decine di volte, ma la verità è che Dante (tranne che in un passo, in cui cita davvero la madre di Gesù) non cita mai Maria di Nazareth: è sempre un’altra figura, mai ben identificata – la Maddalena, o altro: non c’è comunque mai un riferimento esplicito alla Madonna. E Dante era un templare: sappiamo che scrisse la Divina Commedia proprio quando i Templari andavano a processo e temevano di essere distrutti. Per evitare che fosse disperso il patrimonio di conoscenze templari e rosacrociane Dante scrisse quell’opera, che è la sintesi della sapienza templare. Senza mai alludere a Maria, madre di Gesù, i Templari hanno dedicato alla “madonna” tutte le loro chiese. San Bernardo è il vero creatore dei Templari, anche se non quello ufficiale: all’inizio, più della metà dei Templari erano suoi parenti, o conoscenti intimi. Quindi, dietro ai Templari c’erano San Bernardo e il movimento cistercense. San Bernardo era un devoto della “madonna” e diffuse Il rogo di Notre-Damequel culto. Attenzione: non il culto della Madonna, ma il culto del femminile. Voleva ripristinare il culto dell’energia del femminile, violata dalla Chiesa cattolica, che era prettamente maschilista e aveva distrutto tutto ciò che era energia femminile.
Fu questo che i Templari ripristinarono. Come? Costruendo una serie di cattedrali, che non a caso – se unite idealmente da trattini di penna, sulla carta geografica – formano la costellazione della Vergine. Era un modo per riportare in Terra l’energia della Vergine, cioè l’energia femminile. Le cattedrali gotiche, infatti, sono immense centrali energetiche: da una parte servivano energeticamente a elevare l’aura di chi vi entrava, anche a loro insaputa, e dall’altra quelle “centrali energetiche” dovevano riportare sulla Terra l’energia femminile oscurata e messa in disparte dalla Chiesa cattolica. Quindi, Notre-Dame è il simbolo dell’energia femminile. I Templari sapevano che, nei tarocchi, il Mondo – la ventunesima carta, quella che termina il ciclo degli arcani maggiori – è rappresentato da una donna. La donna è al centro di un ovale, con ai lati i quattro evangelisti. Chiaro il messaggio: la Terra è un essere vivente, ed è femminile, dotato di energia femminile. I Templari erano convinti del fatto che uno degli squilibri che determinavano l’assetto del mondo – allora come oggi gravato da guerre, carestie – fosse proprio l’eccesso di energia maschile. In quel modo, con quelle cattedrali, intendevano restaurare il femminile nel mondo. E Notre-Dame è la più importante, di quelle cattedrali-simbolo del femminile come equilibrio, e anche della Terra come essere vivente.
I Templari pensavano che siamo tutti figli, parti infinitesimali di questo essere, la Terra, che è molto più grande di noi, al punto da sfuggire alla nostra comprensione. Gli stessi antichi, del resto, la pensavano come un essere vivente (non a caso la si chiama Madre Terra, spesso ritenendola una dea, esattamente come gli altri pianeti: esseri viventi superiori a noi). Noi pensiamo di essere l’unica forma di vita importante nell’universo, e usiamo anche su Marte i nostri parametri vitali, perché abbiamo stabilito che solo la nostra è vita. Ma questa è una follia. I Templari invece erano degli iniziati che conoscevano perfettamente queste realtà. Infatti hanno costruito quei capolavori, le cattedrali, su cui ci sarebbe molto da dire: i loro sistemi simbolici sono tuttora sconosciuti a molti ricercatori, che si domandano come mai avessero costruito determinate cose, e non riescono a capire come siano state erette quelle guglie altissime con dei mezzi che oggi faremmo fatica a utilizzare, per arrivare Moro nelle mani delle Brallo stesso risultato. Ecco i maestri costruttori: la scienza del costruttore era la scienza del vero sapiente, da cui poi nacque la massoneria. Liberi muratori, appunto: la loro era la scienza dei costruttori, impegnati a “riportare il divino in Terra”.
Agli scettici vale la pena ricordare alcuni numeri, che riportano il templarismo nella storia recente. Per esempio, il “processo” che le Brigate Rosse fecero ad Aldo Moro inizia 666 anni dopo il processo ai Templari. Qual era il simbolo delle Br? La stella a cinque punte. E qual era, invece, il simbolo della Dc? La croce rossa su sfondo bianco: la stessa dei Templari. Quindi, secondo un’interpretazione simbologico-esoterica (fondata sul ribaltamento speculare, ndr), erano “i Templari” che vendicavano se stessi, dopo 666 anni. Essendo stati distrutti ai primi del 1300, e avendo il loro ultimo maestro Jacques de Molay giurato vendetta contro il sovrano e contro il Papa, i Templari hanno continuato a lavorare in segreto. Si sono ricostituiti e hanno portato a compimento quello che era il loro progetto: l’Europa unita, verso un mondo unito. Il Nuovo Ordine Mondiale, sostanzialmente, è un progetto templare. E dato che con la morte di Moro partiva una nuova era finanziaria – perché lo Sme, il nuovo sistema monetario europeo, partì subito dopo la morte di Moro – quel delitto politico può essere considerato, esotericamente, come un immenso sacrificio rituale, di portata internazionale, per sancire e formalizzare l’inizio dell’Unione Europea. Lì nacque il progetto della moneta unica, che ha comportato l’attuale devastazione socio-economica.
“La Repubblica” scrive che l’incendio della cattedrale di Notre-Dame è «la Waterloo dell’idea di nazione». E aggiunge: «Il fuoco è cieco, è vero; ma nell’Europa che diventa sovranista, con Notre-Dame sta bruciando l’idea di nazione», visto che quello andato in fiamme «è il tetto che ci copriva tutti». Dunque le nazioni danno sempre più fastidio, al progetto mondialista? Si utilizza un simbolo per fare un discorso politico? Probabilmente, dietro a questi articoli, c’è un messaggio in codice. Cosa volevano fare, i Templari? Volevano fondare un unico Stato internazionale, e infatti crearono i loro centri, chiamati “commende”, dal Portogallo alla Terra santa. Erano monaci e guerrieri; riunivano regalità (la saggezza del sovrano) e Jacques de Molayspiritualità. L’unione tra regalità e spiritualità era andata distrutta. Anticamente, il Re era anche sacerdote, e spesso era saggio. Prima di Carlo Magno, in Francia, regnavano i Re Merovingi, che erano saggi Re-sacerdoti. La loro memoria è stata distrutta, ma era stata un’epoca straordinaria: ai tempi dei Merovingi non c’erano analfabeti, perché era il Re che insegnava alla popolazione. Si racconta che guarissero i malati con il tocco delle mani, perché avevano compiuto profondi percorsi spirituali (tutte cose di cui, oggi, gli storici riderebbero).
I Templari, dunque, volevano instaurare un sistema di Re-sacerdoti, di monaci guerrieri ma saggi, e che fosse transnazionale, oltre gli Stati nazionali. Ci stavano riuscendo, infatti, e in modo geniale: con il denaro. Il loro unico obbligo era la protezione dei pellegrini in Terra santa (non potevano impugnare le armi per altri motivi). Cominciarono allora a prestare denaro a tutti gli Stati. Formalmente dipendevano dalla Chiesa, ma in realtà erano una specie entità indipendente, di Stato all’interno dei vari Stati. Alla fine, divenuti troppo potenti, vennero scoperti e distrutti. Poi però hanno rifatto lo stesso progetto: il Nuovo Ordine Mondiale è un sistema ideale, retto da iniziati assai più saggi del popolo, idonei a governare la massa. La democrazia? E’ solo teorica: per l’autogoverno del popolo servirebbero le informazioni essenziali, che invece la massa non ha. “Loro” sanno benissimo che la democrazia è una burla, e infatti l’hanno instaurata proprio per poter governare in segreto, in silenzio, per poi instaurare questo Nuovo Ordine, il cui ruolino di marcia sta avanzando perfettamente. Uno degli strumenti che i Templari usarono per ottenere il potere era il denaro: loro, infatti, hanno creato il sistema finanziario attuale. Erano il Templaribanconmat dell’epoca: potevi depositare il denaro in una loro “commenda” ottenendo in cambio un certificato; andavi in giro con quello e non con le monete, così non rischiavi di essere derubato, e poi potevi ritirare il capitale in qualunque parte del mondo sotto il loro controllo.
Di fatto, i Templari hanno fondato il sistema bancario attuale. Hanno creato poi la Svizzera, provvedendo a renderla indipendente da ogni altro Stato. Non a caso la bandiera della Svizzera è il simbolo templare, sia pure leggermente modificato nel colore. E avendo giurato di distruggere la Chiesa e gli Stati nazionali, stanno tuttora perseguendo quell’obiettivo. Come lo distruggono, uno Stato? Sempre nello stesso modo, col denaro: le crisi economiche. Usano quello stesso strumento che i primi Templari avevano creato per il benessere di tutti, e che non era stato capito. Le forze oscure all’epoca distrussero i Templari, e oggi i loro “eredi” si vendicano, metaforicamente, distruggendo tutto a loro volta, sempre con quel denaro che si voleva utilizzare per il bene del popolo. La verità è che nei secoli questi Templari, poi confluiti anche nella massoneria, hanno sì limitato il potere degli Stati nazionali e abbattuto il potere temporale della Chiesa cattolica, ma sono stati infiltrati dalle correnti peggiori, quelle più nere. Così abbiamo il perseguimento di questa agenda, che va verso un Nuovo Ordine Mondiale. Teoricamente sarebbe un obiettivo condivisibile, ma non con questi mezzi – cioè la distruzione sistematica di intere popolazioni, disagi sociali, guerre a ripetizione nei paesi del terzo mondo per farne emigrare gli abitanti e preparare qui una immensa mescolanza, facilmente centralizzabile quando – fra qualche decennio – le nazioni non esisteranno più.
(Paolo Franceschetti, dichiarazioni rilasciate a Fabio Frabetti nella trasmissione web-radio “Border Nights” del 16 aprile 2019).

fonte: LIBRE IDEE