CRISTO MORTO - ANDREA MANTEGNA

martedì 26 marzo 2013

chat: fu così che incominciò di Gia Van Rollenoof






… Seduta sulla poltroncina davanti al computer mi misi comoda, mi sfilai i jeans e mi tolsi le mutandine già completamente fradice dei miei caldi umori; mi sfilai la maglietta ed il reggiseno, e rimasi così, con le mammelle libere da ogni costrizione. Mi sentivo bene, libera, rilassata: stetti un po' a rimirarmele, erano belle, piene, i capezzoli rosei e gonfi nel loro muto linguaggio, eccitati mi esortavano a coccolarli, massaggiarli. Decisi che mi sarei goduta alla grande quel mio momento intimo, quell'orgasmo a cui  mi accingevo ad arrivare. Ma non la concepivo come una masturbazione: in fondo eravamo in due, anche se lontane migliaia di chilometri l'una dall'altra.
Mi portai le dita alla bocca a bagnarmele e presi a tracciare dei cerchi concentrici intorno al capezzolo ed all'areola che andavano via, via gonfiandosi ancor di più. Sentii che mi stavo bagnando. La mia mano, irresistibilmente attratta dalla mia eccitazione, in una corsa lenta, scivolava sempre più in basso. Sentii il clitoride gonfiarsi. Mi massaggiai a lungo il plesso vaginale e le grandi labbra, a tratti stringendomele quasi crudelmente, poi entrai dentro alle piccole con due dita, accarezzandomi piano, con dolcezza, a lungo. Poi presi a farlo con maggiore e convinta energia. Più le dita si muovevano, più il piacere aumentava. Mi concentrai, per immaginarmi che fosse Nourhan a farlo e mi aiutai guardando sovente l'immagine del suo corpo nudo e languido che riempiva il desktop del mio computer. Quella consapevolezza che anche lei, al nord del continente africano lo stava facendo in quello stesso momento, mandava a mille la mia eccitazione.
Più guardavo l'immagine di quel suo splendido e lascivo corpo brunito, con quel boschetto regolare e riccioluto, da cui timida s'intravvedeva la fessura della sua vagina, e più le mie dita scivolavano dentro e fuori me, aumentando a dismisura il piacere che mi davano. Gemevo e sentivo tutta me stessa che moriva dalla voglia di venir presa da lei, di essere sua, di averla dentro me. Sottovoce mormoravo continuamente il suo nome, immaginandomi che fosse lì, insieme a me. Le dita di una mia mano impazzavano sul clitoride nel mentre quelle dell'altra venivano dentro e fuori me, con una cadenza che diveniva via, via più ossessiva. Le mie mani erano fradice, il piacere mi colava lento, ma inesorabile dalle cosce, bagnando l'imbottitura della sedia.
Avevamo deciso che sino a che non fossimo venute, né lei e né io avremmo digitato nulla sulla tastiera; ma lo sapevo che anche lei stava vivendo quella mia stessa dolcezza. Lo sentivo che anche per lei l'orgasmo era ad un passo dall'arrivare potente, a travolgerci, per trascinarci in un vortice sconvolgente e malauguratamente non infinito.
Dopo un tempo che m'impegnai a rendere il più lungo possibile, infine iniziò ad arrivare, dolce, pregnante e sconvolgente allo stesso tempo: l'immagine di lei mi scatenò il desiderio di poterglielo urlare nelle orecchie, di farglielo leggere nel mio corpo e nei miei occhi, di renderglielo tangibile con le mani e la bocca, di farglielo gustare nella sua di bocca, di dissetarla con i miei sughi d'amore. 
Provavo l'irresistibile ed impossibile desiderio di tuffare il mio naso nelle sue profondità, per incarnarmi nel suo odore di femmina. Mi si era scatenato nel sangue un impulso travolgente di sentire le sue mani sul mio corpo accarezzarmi la pelle, stringermi la carne, sino a farmi male. Avrei voluto suggere avidamente tutti i suoi succhi il cui sapore m'immaginavo essere forte, mediterraneo, non meno che divino: l'idea di sentirmi addosso i suoi umori fusi ai miei mi faceva impazzire da morire. Quanto avrei voluto che non fosse la mia mano a darmi quell'orgasmo che mi stava portando in alto, ma la sua lingua dentro me, crudele nel negarmi ogni tregua, mentre stavo venendo. 
Infine si concluse quel potente, sensuale, sfinente orgasmo, lasciandomi vuota, priva di ogni energia, ma felice: dopotutto, se anche non era fisicamente lì con me, era stata lei a farmi venire. 
Dopo, quando il mio corpo permise alla coscienza di affiorare, le mie mani ridussero ad icona la sua immagine e ritornarono a digitare in quella chat che ancora una volta ci aveva portate in alto nei sensi e nell'anima.

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