sabato 28 giugno 2014

le parti più erogene del corpo femminile


Alcuni ricercatori canadesi hanno identificato le parti più erogene del corpo femminile in modo “scientifico”, basandosi su tecniche quali il tocco, la pressione e la vibrazione.  Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Sexual Medicine.
I ricercatori della University of Montreal hanno studiato 30 donne di età compresa fra 18 e 35 anni.  Usando le tre tecniche descritte, essi hanno esplorato la zona del clitoride, delle piccole labbra, dell’apertura anale e vaginale, il seno nella sua parte laterale, l’areola, il capezzolo. Le reazioni sono state poi messe a confronto con quelle riscontrate in altre parti non genitali del corpo: il collo, l’avambraccio e l’addome.
Alle donne è stato chiesto di sdraiarsi su un letto, coperte da un lenzuolo, mentre i ricercatori stimolavano le varie parti del loro corpo con strumenti scientifici.  Le donne dovevano dare una valutazione del piacere provato con un tocco leggero, una pressione, una vibrazione. La stimolazione durava un secondo e mezzo, poi i ricercatori aspettavano cinque secondi e a questo punto chiedevano la valutazione del piacere sperimentato.
I risultati non sono affatto sorprendenti e confermano, anche se in modo più scientifico, tutto quello che si sapeva già sulle zone erogene femminili. Le parti più sensibili si sono dimostrate, per il tocco leggero, il collo, l’avambraccio, l’apertura vaginale, mentre l’areola è stata la meno sensibile. La pressione è stata positiva per la zona del clitoride e del capezzolo (la parte laterale del seno e dell’addome sono state le meno sensibili a questa stimolazione). Infine, clitoride e capezzolo sono risultate le zone più sensibili alla vibrazione, in particolare la zona del clitoride è risultata la parte del corpo femminile più sensibile alle vibrazioni.
In generale, i genitali femminili sono risultati più sensibili alla pressione e alla vibrazione rispetto al tocco. I piedi invece non sono sembrati così sensibili come a volte erroneamente si pensa; del resto anche questo era stato già dimostrato da uno studio similare, condotto nel 2013.
Dr. Giuliana Proietti
Fonti:
Beaulieu-Prévost D, Bélanger M, Cordeau D, Courtois F. The Assessment of Sensory Detection Thresholds on the Perineum and Breast Compared with Control Body Sites. The Journal of Sexual Medicine. 2014.
Chaldecott J, Lovett VE, Lucas MD, Turnbull OH. Reports of intimate touch: Erogenous zones and somatosensory cortical organization. Cortex. 2013.
Via
Touch My Body: The Most Sensual Female Body Parts, Based On Science, Medical Daily
fonte: ilsessoelamore.it

per concludere questo stupendo sabato italiano, TESS GET HER MASSAGE

nessun collegamento tra l'uso di cannabis e avere psicosi


(Foto: Bob Doran / Flickr)La nuova ricerca suggerisce che l’uso di Cannabis non può aumentare le probabilità di sviluppare psicosi.
Uno studio di quattro anni che ha seguito 170 individui ad alto rischio di psicosi ha concluso che l’uso di Cannabis non ha avuto alcun effetto sullo sviluppo del disturbo.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Schizophrenia Research; sono state prese all’inizio dello studio le misure di alcool, tabacco e Cannabis per determinare il loro impatto sui risultati futuri.
È interessante notare che i risultati invece della Cannabis, indicavano l’alcool come un fattore che contribuisce allo sviluppo di psicosi.
“I risultati hanno rivelato che il basso uso di alcool, ma né l’uso di cannabis né l’uso del tabacco al basale, hanno contribuito alla previsione di psicosi nel campione ad alto rischio clinico”, ha scritto Jean Addington, PhD della Università di Calgary, autore principale dello studio.

La ricerca mostra comunque che l’uso della sostanza è significativamente più alta tra le persone con psicosi o schizofrenia rispetto alla popolazione generale, quasi sempre come uso terapeutico. Come pure mostra che il THC, il principale principio attivo della cannabis, è noto per provocare effetti temporanei psicotropi, anche negli utenti sani, ma senza alcun danno neurologico ne a breve termine ne a lungo termine.
Le prove puntano sempre maggiormente sulla ereditabilità come causa principale della schizofrenia. Le genetiche sono ritenute rappresentare una grande porzione del rischio – fino all’ 80%, secondo alcuni studi .
Allo stesso modo gli ultimi risultati non sono i primi a suggerire un legame non sussistente tra cannabis e psicosi.
Uno studio del 2013 che ha seguito gli adolescenti a rischio di psicosi in tre anni ha concluso che “i dati attuali non supportano la tesi che un basso o un moderato consumo una tantum di cannabis possa essere un importante contributo alla psicosi”.

Tratto da: freeweed.it

fonte: www.nocensura.com

difesa del proibizionismo


Caro Papa Francesco, non sarebbe più opportuno che dedicassi le tue energie per risolvere l'ormai annosa questione PEDOFILIA in Vaticano? Piuttosto che lanciare anatemi contro la Canapa? 

Il nostro blog è convintamente anti-proibizionista: e questo NON perché sosteniamo lo "spinello libero", bensì perché è fin troppo evidente come il proibizionismo sia INUTILE e DANNOSO: serve solamente a consentire alle organizzazioni criminali di realizzare profitti miliardari dalla gestione delle sostanze, ingolfare le aule dei tribunali, distogliere le forze dell'ordine da operazioni più importanti e infine, rovinare la vita a tanti giovani, che talvolta finiscono in cella e comunque si vedono macchiare la fedina penale, cosa che ne condizionerà l'esistenza...

Vedi: Dossier: dal proibizionismo alle politiche di riduzione del danno 

Staff nocensura.com 
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E così è successo di nuovo. In occasione di un passaggio politico importante sulle droghe, arriva puntuale quanto inopportuno l’intervento di papa Francesco, che ripete pressapoco sempre le stesse parole: “No ad ogni tipo di droga, la droga è il male e non ci possono essere legalizzazioni né compromessi”. La prima invasione nel campo dello stato era andata in scena quando, con un tempismo quanto mai sospetto, aveva scelto proprio il giorno precedente alla discussione sul decreto Lorenzin in Senato per scagliare il proprio anatema. Una presa di posizione ribadita nuovamente pochi giorni fa, quando il pontefice ha ricevuto in udienza i partecipanti all’International Drug Enforcement Conference (Idec) che si teneva a Roma. Una riunione importante, con delegazioni di oltre 150 paesi impegnate a ridiscutere le politiche di contrasto al traffico di sostanze stupefacenti.

ATTACCHI IN LIBERTA’ SENZA UN FILO LOGICO. All’incontro con i delegati dell’Idec Bergoglio si è avventurato in discorsi da affermato giurista nonché consumato ricercatore in ambito socio-sanitario. Prima stabilendo che “le legalizzazioni delle cosiddette droghe leggere, anche parziali, sono quanto meno discutibili sul piano legislativo” poi rincarando la dose precisando che comunque, laddove sono state attuate misure di questo tipo “la legalizzazione non ha portato i risultati che erano stati prefissati”. Non è dato sapere quali siano secondo il costituzionalista Bergoglio le motivazioni per le quali la legalizzazione sia legislativamente “discutibile”, e quindi limitiamoci ad aspettare il trattato di giurisprudenza nel quale ci spiegherà cosa non siamo riusciti a capire. Per quanto riguarda invece i risultati della legalizzazione, noi comuni mortali siamo fermi alle statistiche in arrivo dal Colorado, dove dopo pochi mesi di legalizzazione della cannabis è già stata registrata un’importante diminuzione dei reati. Ma evidentemente in Vaticano avranno un canale diretto per accedere a fonti di livello superiore che raccontano dati diversi.


L’ULTIMO BALUARDO DEL PROIBIZIONISMO. A parte l’ironia, quello che è evidente è il fatto che il pontificato di Bergoglio si sta ponendo in maniera sempre più netta a difesa del proibizionismo. E specialmente in Italia, con Serpelloni ed il Dpa finalmente fuori gioco e Giovanardi in sempre maggiore affanno dopo la bocciatura della sua legge, proprio la Chiesa Cattolica sta assumendo il ruolo di ultimo baluardo a difesa del proibizionismo. Forte dell’influenza sui media e su di un ottimo numero di deputati, anche tra le fila del Pd, dalle stanze di San Pietro non si perde occasione per tornare a dimostrare che, per quanto riguarda le questioni etiche e civili, non c’è alcuna intenzione di rinunciare alla storica influenza sul governo dello stato italiano. Ed il problema è che, per quanto concerne il tema delle droghe, il “rivoluzionario” Bergoglio non è niente di diverso rispetto a un Ratzinger qualunque. 


Fonte: dolcevitaonline.it

fonte: www.nocensura.com

IdentImpiantI

ID-entificazione - Scienziato dichiara che gli impianti di microchip negli umani "non saranno facoltativi"


Scienziato dichiara che gli impianti di microchip negli umani 
"non saranno facoltativi"

"E faceva sì che a tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e servi, fosse posto un marchio sulla mano destra o sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere se non chi avesse il marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome" Apocalisse 13:16-17
Le tecnologie progettate specificamente per tracciare e monitorare gli esseri umani sono in sviluppo da almeno due decadi.


Nel mondo virtuale, i software sono oggi in grado di osservarci in tempo reale, riuscendo addirittura a fare previsioni del nostro comportamento futuro ed inviare segnali alle stazioni di monitoraggio preposte, secondo come gli algoritmi dei computer interpretano le nostre attività. Già questo, di per sé, è uno scenario inquietante.

Quello che fa più paura, comunque, è ciò che sta accadendo nel mondo reale. Stando ai ricercatori che lavorano sui microchip ad uso umano, è solo una questione di tempo prima che questi dispositivi trovino consenso su larga scala. 

Probabilmente, in questo momento, hai addosso almeno un paio di microchips RFID. Se si, stai inviando un segnale contenente un numero di 15 cifre che ti identifica. Questo numero può essere ricevuto da delle macchine chiamate "Scanner ISO compiacenti". Ed anche questi sono ovunque.

Oggi, non è possibile interagire socialmente in modo significativo senza avere un cellulare. Penso che gli impianti di microchip sugli umani seguiranno la stessa falsa riga. Non avere un impianto sarà così limitativo, che essenzialmente non avremo scelta.


La tua prima reazione a questa idea potrebbe essere di incredulità. Non c'è modo che la società accetti un dispositivo del genere. Perché qualcuno dovrebbe volere un simile impianto addosso?


Considera per un momento a che punto siamo arrivati. Per decenni gli americani hanno rifiutato l'idea di poter essere tracciati o intercettati.



Nonostante questo, oggi, quasi ogni americano ha con se un telefono cellulare. Sono così diffusi da essere considerati un "diritto", spingendo addirittura il governo a provvedere degli sconti a chi non può permettersene uno.


In ognuno di questi telefoni c'è un chip RFID che traccia via GPS o tramite triangolazione del segnale ogni nostro movimento. Come se non bastasse, il microfono e la videocamera, ormai di serie su ogni telefono, possono essere attivati in remoto dai servizi di sorveglianza delle forze dell'ordine, cosa possibile già dai primi anni del 2000.


Ma nonostante l'invadenza di questi dispositivi, essi vengono normalmente accettati da miliardi di persone in tutto il mondo. Non solo: nessuno ha dovuto "obbligarci" ad averli. Siamo, come sembra, gli aguzzini di noi stessi. E paghiamo fior di quattrini per comprare il miglior dispositivo di localizzazione che il mercato ha da offrire!

Garantito: puoi disconnetterti dalla "rete" semplicemente buttando via il tuo cellulare. Ma, la direzione in cui stanno andando queste nuove tecnologie di monitoraggio, insieme alla continua espansione della sorveglianza da parte del governo, suggeriscono che la tecnologia microchip RFID sarà, ad un certo punto, obbligatoria.

Michael Snyder di "The Truth Wins", chiede: "cosa si può fare, quando non è più possibile comprare o vendere senza sottomettersi all'identificazione biometrica?"

Questa tecnologia continuerà a diffondersi, e diventerà sempre più difficile evitarla. Ed è facile immaginare cosa un governo tirannico possa fare con questo tipo di tecnologia. Se volessero, potrebbero usarla per tracciare letteralmente i movimenti e le azioni di ognuno.
Un giorno, questa tecnologia sarà verosimilmente così pervasiva, che non sarai in grado di aprire un conto in banca, avere una carta di credito o, addirittura, comprare qualcosa senza che prima ti sia scansionata la mano o la faccia.


È difficile immaginare che la popolazione si sottometta volontariamente ad una simile schiavitù digitale. Ma, come nel caso della disgregazione dei diritti e della privacy in America, è certo che non diventerà obbligatorio dal giorno alla notte.


Primo: le tecnologie devono prima essere accettate dalla società. Inizieranno a diffondersi come prodotti di consumo in tempo reale, come i "Google Glass". Le generazioni più vecchie potranno anche rifiutarli, ma, in un paio d'anni, puoi scommettere che cento milioni di adolescenti, ragazzini e giovani adulti gireranno per strada con addosso occhiali da sole dal look sportivo, interattivi, capaci di navigare in internet, e capaci di registrare qualsiasi cosa vedano e caricarlo su internet istantaneamente.



Poi, come già stiamo vedendo dalle prime "cavie", i microchips RFID saranno impiantati volontariamente sottopelle per poter fare di tutto, dall'accesso a edifici di massima sicurezza agli acquisti al negozio all'angolo.

Alla fine, una volta che il concetto sarà generalmente accettato dalla maggioranza, diventerà il nostro nuovo "codice fiscale".
Per avere accesso ai servizi ufficiali, dovrai essere un "umano verificato". Senza riconoscimento, non sarai nemmeno in grado di comprarti una birra, figuriamoci ricevere assistenza medica o avere la patente di guida.


Che ci piaccia o no, questo è il futuro. Ogni cosa che compri ed ogni passo che fai, saranno tracciati da un mini microchip passivo a 15 cifre, il che significa che l'unico modo per "spegnerlo", sarà rimuoverlo fisicamente dal tuo corpo.


In sostanza, vivremo presto in un mondo di monitoraggio costante.



I nostri figli ed i nostri nipoti, o almeno la maggior parte di loro, molto probabilmente, non solo si sottometteranno all'impianto, ma anche ne pagheranno volentieri il prezzo, cosicché potranno anche loro "interagire con la società in modo significativo".

Via shtfplan.com
Traduzione: Davide
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MA QUANTO SEI FIGO

 
Anteprima del chip sottopelle
Ecco il prototipo del futuro del "chip", arrivato anche in Italia per la gioia degli obnubilati gonzi, non sanno che tutti i dati vengono inviati tramite le ultime generazioni di tablet, smart phone e iphone.


Non bastava facebook e twitter, per raccontare la propria vita ora arriva anche il braccialetto UP24 Jawbone.


Pensavo che il micro-chip cutaneo sarebbe arrivato entro dieci anni, mi sbagliavo, sarà solo questione di poco tempo, forse mesi, sempre con il livemotive della salvaguardia della salute.



Una volta c'era il Beghelli per le persone anziane, oggi abbiamo UP24, vuoi mettere, è fichissimo; ho letto alcuni commenti entusiastici girando nel web, ma nemmeno uno, dico uno contrario.



Non basta il wi-fi sparso in ogni dove e bluetooth, adesso se lo portano anche durante il sonno, senza sapere i gravi rischi che comporta tale "giochino". 




fonte: terrarealtime.blogspot.it

giovedì 26 giugno 2014

digiunare

Il digiuno: un antica pratica medica


 Finalmente la ricerca scientifica sta convalidando il digiuno: un’ antica pratica salutistica e di guarigione.
Di recente The Telegraph (UK) ha riportato che degli scienziati alla University of Southern California (USC) hanno scoperto che il digiuno “anche per solo 3 giorni” puo’ rigenerare tutto il sistema immunitario; persino negli anziani gli scienziati hanno trovato risultati notevoli.
I ricercatori avanzano l’idea che il meccanismo che sta dietro questo fenomeno, è che “affamare il corpo attiva le staminali per produrre nuovi globuli bianchi, che combattono l’infezione”. E il digiuno "'fa scattare un salto rigenerativo che induce le cellule staminali a creare nuovissimi globuli bianchi, cosi rigenerando essenzialmente tutto il sistema immunitario."

Tech Times di recente ha citato delle scoperte-chiave provenienti dalla stessa ricerca della USC . Valter Longo, autore corrispondente in merito a questo studio, nonchè professore alla USC, Davis School of Gerontology, ha affermato: "Quando state morendo di fame, il sistema cerca di salvare energia ed una delle cose che può fare per salvare energia è riciclare molte cellule del sistema immunitario, quelle che non servono, specialmente quelle che potrebbero essere danneggiate."

Longo ha aggiunto, "Con un sistema seriamente danneggiato dalla chemioterapia o dall’invecchiamento, i cicli di digiuno possono rigenerare, letteralmente, un nuovo sistema immunitario."

Tech Times ha riportato: "il digiuno, che sia per due o quattro giorni, spinge il corpo umano in una modalità di “sopravvivenza” in cui esso inizia ad usare le riserve di zucchero e di grasso ed anche distrugge le vecchie cellule."

The Times of India è uscito con un articolo intitolato: "Digiuna 8 giorni all’anno per aumentare la tua immunità”. Dal medesimo studio californiano esso ha anche riportato che il digiuno aveva costretto il corpo a fare in modo che “le cellule staminali rigenerassero e ricostruissero tutto il sistema."

I ricercatori sono anche solerti a mettere in guardia: sebbene il digiuno abbia mostrato di avere dei benefici, è il caso di usarlo con giudizio; serve anche piu’ ricerca clinica, dato che i primi risultati della ricerca sono stati un po’ vari.
p251 0 02 011
Cosa sono le cellule staminali?
Le cellule staminali sono cellule “di sorgente” generiche ed indifferenziate, che sono alla base di tutti i tipi di cellule specifiche, come per esempio quelle muscolari, del sangue etc. Ci sono in due varietà, quelle limitate e quelle illimitate.

Le cellule staminali illimitate, chiamate anche cellule embrionali, possono svilupparsi in ogni tipo di cellula o tessuto. Potenzialmente queste cellule possono ristabilire e invertire ogni tipo di cellula ferita o cellule o tessuti malati.

La ricerca sulle cellule staminali illimitate si è concentrata sullo sviluppo di medicine sintetiche lucrative che possono imitare queste cellule. Un grande vantaggio delle cellule staminali illimitate è che possono venire replicate fuori dal corpo, in un laboratorio.

Attualmente, all’interno di grandi controversie, sono state sviluppate cellule staminali illimitate da embrioni espulsi, aventi 3 giornidi vita, provenienti dalle cliniche della fertilità. A differenza delle cellule staminali limitate, queste cellule esistono al di fuori del corpo e possono essere sviluppate in qualsiasi tipo di cellula che sia necessaria o tipo di tessuto.
Le cellule staminali limitate, note anche come staminali adulte, per un certo tempo sono state usate con successo per riparare specifici organi e tessuti, gli stessi relativi alla provenienza delle cellule stesse. 

Un grande svantaggio è che non tutti gli organi o tessuti hanno questo tipo di cellule limitate e puo’ cosi essere difficile assicurarsele.Un altro svantaggio è che le cellule staminali limitate non possono essere coltivate in laboratorio e devono essere prese direttamente dal corpo, congelate immediatamente e poi trapiantate direttamente nel paziente.
Il digiuno: un’antica pratica medica
Il digiuno medico è una pratica di astinenza dal cibo solido per un certo e predeterminato periodo di tempo, al fine di ottenere una serie di benefici terapeutici, sia preventivi che curativi.

Infatti, il digiuno è stato usato terapeuticamente per migliaia di anni. Ippocrate, il padre della medicina occidentale, era un sostenitore del suo uso ed insegnava ai suoi discepoli che il digiuno attiva la capacità del corpo di autoguarirsi.

Circa 500 anni fa, Paracelso, un fisico illustre svizzero-tedesco del Rinascimento, che fondò la disciplina occidentale della tossicologia, disse che "il digiuno è il piu’ grande rimedio, del dottore interiore."
L’Ayurveda,il sistema di guarigione che ha 5000 anni e arriva dall’India, è un antico sostenitore del digiuno e dei suoi effetti terapeutici.

In Europa [la fonte dell’articolo è in USA] il digiuno terapeutico sotto supervision medica è tradizionalmente usato per ristabilire la salute e curare il paziente. Continua ai giorni nostri in particolari strutture salutistiche, soprattutto in Germania.
Traduzione di Cristina Bassi
fonte: terrarealtime.blogspot.it

martedì 24 giugno 2014

MIMI E (h) I (p) ST (e) RIONI (parte seconda - featuring Vicky)



E quindi partiamo da Vicky, ovvero Pier Vittorio Tondelli. Scrittore italiano.
Dobbiamo soffermarci un attimo sul significato della parola "scrittore".
A mio modesto parere, non può essere chiamato così chi ha pubblicato uno o più libri. Ma già definendo "scrittore" chi si guadagna da vivere con le sue pubblicazioni, secondo me ci avviciniamo un po' di più alla realtà.
Non è - come potrebbe sembrare - un tentativo di sminuire il ruolo dello scrittore, come se si stesse dicendo: in fondo, scrivere è un mestiere come un altro. Giacché la realtà è proprio questa: scrivere è effettivamente un mestiere come un altro e, quindi, bisogna saperlo fare. Non tutti diventano ingegneri spaziali o bravi artigiani, così come non tutti diventano (bravi) scrittori.
Vicky era un bravo scrittore (e questo è il motivo per cui mi servirò della sua guida spirituale per affrontare l'argomento, a partire dal titolo). Lo era perché ha parlato dei mimi e degli istrioni (non ancora degli hipster, ma se avesse avuto il tempo di conoscerli sicuramente lo avrebbe fatto) da due punti di vista completamente diversi: da dentro, nel racconto omonimo contenuto su Altri libertini; e da fuori, nella raccolta di saggi, articoli, ecc. Un weekend postmoderno, uscito l'anno prima della sua morte.
Esercizio per casa: provate a descrivere una realtà che conoscete molto bene prima con voi protagonisti, successivamente come se non ne sapeste nulla o doveste scriverci un articolo.
Confrontate le due versioni.
Buttate via tutto (a meno che non siate dei bravi scrittori).

lunedì 23 giugno 2014

Cecilia Gatto Trocchi



Lo strano suicidio di Cecilia Gatto Trocchi

Sit eis terra levis.

Cecilia Gatto Trocchi (Roma, 19 giugno 1939 – Roma, 11 luglio 2005) è stata un'etnologa italiana, scrittrice e docente di Antropologia culturale presso le Università di Chieti, Perugia e Roma. E’ stata anche direttrice dell'Osservatorio dei fenomeni magico-simbolici.

Ha pubblicato saggi concernenti le religioni, l’antropologia ed il fenomeno delle sette. Da scientista – lo scientismo è la più grave ipoteca sulla Scienza – la Gatto Trocchi si accostò al mondo variegato e contraddittorio dell’esoterismo con incredulità e degnazione. Per carpire i segreti di alcuni cenacoli, ella si affiliò ad essi, fingendo di essere interessata alle dottrine su cui si impernia il sapere iniziatico (o in certuni casi presunto tale).

Questa prassi condusse l’antropologa a scoperchiare il classico vaso di Pandora: l’universo dell’occultismo non era solo popolato da ciarlatani, ma anche da tenebrosi proseliti di sette molto influenti e nefande. La studiosa restò attonita, quando venne a sapere che i vertici di questi circoli sono occupati da personaggi “politici” di spicco, da intellettuali e da professionisti di fama. Sono individui che ostentano un razionalismo oltranzista: essi, però, dietro le quinte, si dedicano anima e corpo alla denigrata (a parole) magia.

L’esistenza della Gatto Trocchi fu funestata dall’immatura morte del figlio, Massimiliano Gatto, deceduto nel giugno del 2003 a causa di una leucemia fulminante, subito dopo essere uscito vivo da uno spaventoso incidente stradale. Si riferì che la studiosa era stata assalita da una forte sindrome depressiva dovuta alla scomparsa del figlio. Secondo la ricostruzione ufficiale dell'accaduto, la donna si sarebbe lanciata nel vuoto, stringendo in mano una fotografia dell’adorato Massimiliano. Abitava al primo piano e sarebbe salita fino al quinto, bloccando l'ascensore affinché nessuno potesse ostacolare la sua decisione fatale.

Quasi sempre si invoca la depressione per spiegare il suicidio di una persona, laddove la vera depressione rende abulici ed inerti. Certo, la morte del figlio fu un trauma atroce per la donna, una tragedia, come per qualsiasi madre. Alcuni particolari nondimeno inducono a dubitare che ella potesse aver deciso di togliersi la vita, piuttosto spingono a pensare che sia stata vittima (una delle tante purtroppo) di un assassinio mascherato da “insano gesto”.

Riflettiamo. L’incidente occorso al figlio, poi ammalatosi di leucemia, sembra il classico avvertimento per opera dei soliti noti, inoltre la tipologia del “suicidio” adombra un simbolismo, un monito cifrato: la Gatto Trocchi, che, anche per serendipità, aveva scoperto e rivelato alcuni inconfessabili arcana imperii, doveva essere punita, precipitandola al suolo. Era ascesa molto in alto: era necessario che ella tornasse in basso.

L’aspetto più eloquente del “suicidio” è, però, un altro: la data in cui avvenne, ossia il giorno, il fatidico 11 luglio del 2005. Pure il quinto piano da cui l’infelice si sarebbe gettata è allusivo: per Dante, ad esempio, il cinque è numero sinistro.

Alla Gatto Trocchi non valse la collaborazione con il cialtronesco C.I.C.A.P., non valsero il contegno “scettico”, l’affettata superiorità con cui guardò l’occultismo e tutto ciò che non è inscrivibile nella nostra “povera ragione”. Gli Oscurati non perdonano. Essi non hanno bisogno di armi convenzionali per uccidere. Questa ferale storia non proviene da un romanzo di Dan Brown. 

fonte: zret.blogspot.it

collegamenti massonici



pensionati in fuga dall'Italia


Con l'avvento del governo Monti il numero degli italiani che cercano condizioni di vita migliori all'estero è esploso: nel 2012 si è verificato un vero e proprio 'boom', questione alla quale abbiamo dedicato due articoli già nel Maggio e nel Settembre di quell'anno. Un vero e proprio esodo, nel giro di un anno il numero degli italiani che vivono in Inghilterra - meta tra le più ambite - è raddoppiato. Se ne vanno i giovani che in Italia non riescono a trovare lavoro, ma anche gli anziani che con la pensione farebbero la fame. Mentre i giovani scelgono paesi occidentali, Germania, Inghilterra e altri paesi europei, ma anche Australia, Usa e Canada, quest'ultimi generalmente scelgono l'est Europa, il Sud America o il sud est asiatico, dove con l'assegno dell'INPS possono vivere dignitosamente. Ormai il numero dei connazionali che lasciano il paese è superiore a quello dei migranti in entrata dai cosiddetti "paesi poveri". Qualcuno dice che "esportiamo 'cervelli' - fior di laureati che spesso all'estero si sistemano, mentre in Italia sono relegati, nel migliore dei casi, ad una vita da precari - ed importiamo bassa manovalanza: e in un certo senso, è vero.  Ma oggi anche molti stranieri che avevano scelto di vivere in Italia, sono tornati al loro paese e hanno scelto altri lidi. Ormai l'ex belpaese, che un tempo era una delle mete più ambite dai migranti, sembra attrarre solo chi fugge da guerre o comunque da situazioni disperate: e molti profughi o "richiedenti asilo" usano l'Italia solo quale porta d'ingresso per altre nazioni d'Europa. Lo dimostrano i numeri dell'attuale emergenza sbarchi: ogni giorno sbarcano centinaia di persone che se restassero in Italia, avrebbero mandato in tilt il già fragile sistema dell'accoglienza: ma il ricambio è continuo, e spesso coloro che intendono richiedere "asilo" (praticamente tutti: anche se sanno che la richiesta sarà negata, presentarla significa "prendere tempo", poter soggiornare temporaneamente nel paese dove presentano la richiesta, e ricevere sostegno economico) lasciano il paese immediatamente, prima che siano completate le operazioni di identificazione: se presentassero la richiesta in Italia dovrebbero restare qui fino a quando ricevono la risposta, pertanto lo fanno quando sono giunti alla destinazione finale, quasi sempre i paesi del nord Europa...

Staff nocensura.com
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PensionatiPer l’Istat sono 473mila gli over 60 che vivono all’estero, in Paesi dell'Unione europea, ma anche nel Caribe, in Asia e Maghreb. Partono soprattutto per motivi economici, perché stanchi dello stile di vita e di pensioni insufficienti e sono attirati da Stati con un regime fiscale agevolato. La testimonianza a ilfattoquotidiano.it: "La mia seconda vita è a Sofia. Voglio che le mie ceneri siano gettate nel Mar Nero"

Di Chiara Daina - ilfattoquotidiano.it 

L’Italia non è nemmeno un Paese per vecchi. Oggi i pensionati sono in fuga insieme ai giovani. Per l’Istat sono 473mila gli over 60 che vivono all’estero. Gli ultimi a partire lo fanno soprattutto per motivi economici. Nel nostro Paese un pensionato su due prende meno di mille euro al mese. E così fa le valigie chi non vuole rinunciare allo status di un tempo. Chi altrimenti dovrebbe trasferirsi a casa del figlio per arrivare a fine mese. Chi è deluso dalla politica, dallo sfacelo dell’economia, dalla maleducazione delle persone. Chi è in cerca del benessere, lontano da ansie e stress e possibilmente al caldo. Chi dopo la morte del coniuge non ce la fa più a frequentare i soliti luoghi.Costa Rica, Thailandia, Filippine, Colombia, Brasile e Cuba dove, secondo l’Inps, i pensionati italiani da 20 nel 2010 sono passati a 70 dopo l’apertura delle frontiere a gennaio 2013. E ancoraPanama, Canarie, Tunisia, Marocco, Capo Verde, Kenya e Bulgaria sono le mete di ritiro più gettonate nell’ultimo anno. Le nuove terre di residenza dove qualcuno desidera perfino essere seppellito.

La gentilezza della Thailandia – “Qui la gente è gentile e ti saluta per strada”, dice Antonio Mammato, 65 anni, che due anni fa ha salutato la costiera amalfitana per trasferirsi a Phuket, inThailandia (dove vivono 350 pensionati italiani, cioè 200 in più rispetto a tre anni fa). Il senso di sicurezza che avverte per strada lo fa respirare: “Posso lasciare il motorino con il casco nelle zone più affollate e nessuno me lo ruba”. Ingegnere ed ex dipendente comunale: “Ho chiuso lo studio dopo la morte di mia moglie nel 2001. Per ora vivo di risparmi ma sono in attesa della pensione Inpdap, mille euro netti al mese: qui è lo stipendio di un dirigente!”. Antonio vive in un monolocaledi fronte all’università, per l’affitto spende cento euro al mese, più 15 euro circa per le bollette, e giura: “La stanza mi serve solo per dormire, il resto del giorno lo passo fuori. Il clima è sempre bello”. E dell’Italia dice: “Sembra un formicaio impazzito. Io non voglio più vivere così”. In Thailandia si può permettere di tutto: “Pago 1,20 euro per un pasto, 2,50 per una camicia e 4/5 per un paio di pantaloni. E 200 euro di tasse all’anno. Ho una bella macchina e vivo nel quartiere più esclusivo dell’isola”. Se fosse rimasto in Italia non avrebbe potuto mantenere lo stile di vita di quando lavorava. Anche la compagnia non gli manca. “Ho tanti amici italiani”.
Come Giovanni Giurlanda, 62 anni, di Padova, ex impiegato di banca, dal 2006 in Thailandia. “Sono partito perché non sopportavo l’idea di starmene da solo con le mani in mano”, racconta Giovanni, divorziato dal 2002. Cosa fa in Thailandia adesso? “Vivo! Ho scoperto uno stile semplice e più naturale: vado in spiaggia e a pescare quasi tutti i giorni, gli abitanti vivono alla giornata e ti trasmettono molta serenità”. Giovanni prende duemila euro di pensione. Si è comprato una casa dove abita con la sua nuova compagna. “Un altro motivo per cui me ne sono andato dall’Italia è l’arroganza delle persone, la poca serietà dei politici e la situazione che non si smuove. Ero stanco di tutto questo, davvero”.
Al sole di Tenerife – La signora Elena, toscana di nascita, nella vita precedente faceva la stilista aMilano. Poi tre anni fa ha voltato pagina, a Tenerife. Oggi studia spagnolo e sta all’aria aperta con le amiche. Perché ha fatto le valigie? “Non per soldi. In Italia soffrivo di mal di schiena. Qui mi sono ripresa: il microclima delle Canarie mi aiuta sia fisicamente sia psicologicamente. Poi, mi creda, non ho più potuto assistere al degrado culturale, alle piccole industrie che chiudevano a favore delle grandi catene. Ai governi vergognosi. È stato troppo umiliante”. Quali sono i vantaggi dell’isola? “Il clima, caldo e non piovoso tutto l’anno, e il fatto di essere nell’Unione Europea con un’impostazione da Paese nordico: burocrazia e sanità efficiente, ordine, pulizia, ambiente curato. Mi fa sentire rispettata”. Pensa di rientrare in Italia? “Mai. Neanche nella tomba. Voglio essere seppellita qui”.
Panama, Costa Rica, Belize: alla ricerca di regimi fiscali agevolati e qualità di vita – “In un anno le richieste di pensionati sono aumentate del 30 per cento – dice Alessandro Castagna, responsabile di Voglioviverecosì, il portale dedicato a chi vuole cambiare vita -. Andalusia e isole Canarie sono le destinazioni più frequenti perché sono abbastanza vicine, fanno parte dell’Unione Europea, godono di un buon sistema sanitario, c’è poca criminalità, burocrazia efficiente e lalingua è facile”. La conferma arriva anche da Massimo Dallaglio di Mollotutto, altro sito web utile per farsi un’idea delle opportunità oltreconfine -. Gli anziani vogliono informarsi sulle mete migliori, sul costo della vita, su come si fa a trasferire residenza e pensione all’estero. Noi abbiamo referenti italiani in loco con cui possiamo metterli in contatto. In generale – precisa Dallaglio – attirano i Paesi con un regime fiscale agevolato, per esempio la Tunisia, dove si sborsa il 25 per cento di tasse sul 20 per cento di reddito. E c’è un accordo che garantisce ai pensionati italiani una copertura medica totale.
Anche in Costa Rica, dopo un pagamento mensile in base al reddito (massimo cento euro), si ricevono le cure completamente gratis. Mentre in Belize, altra nuova meta di ritiro, i vantaggi fiscali vanno dal rimborso di tutte le spese necessarie per il cambio di residenza, allo sconto del 50 per cento su tutte quelle di soggiorno temporaneo sostenute prima di acquistare o affittare una casa, sulle assicurazioni mediche e i biglietti aerei. E a Panama – aggiunge – per chiunque abbia una pensione governativa o corporativa di almeno 700 euro al mese la residenza è quasi automatica”.
“In Tunisia vita da re per chi non ha problemi di salute” – Adriano Martelli, 66 anni, ex infermiere, si è rifatto una vita in Tunisia, raggiunta quattro anni fa. Con la sua pensione, da 900 euro, a Torino si era dovuto trovare un secondo lavoro per sopravvivere. “Da quando sono qui ho guadagnato quindici anni. Non ho mai preso un raffreddore, e ho smesso di prendere le pastiglie per gastritemal di testa e pressione, non ne ho più bisogno”. Ha scelto questo Stato perché ci abitavano già degli amici. “Alla fine del mese in Italia non mi rimaneva più niente: 400 euro per un monolocale da 30 metri quadri, poi le bollette e le spese per la macchina”.
Susa, città turistica tunisina, ha preso in affitto un piano di una casa sul mare: oltre cento metri quadrati, arredato, per 260 euro al mese. E ne spende altri 150 per cibo e detersivi. “Vivo con poco più di 400 euro al mese e faccio una vita da re: ho la donna delle pulizie, otto telefonicellulari (il prezzo è di circa 20 euro l’uno), una tv, faccio shopping e vado al ristorante almeno due volte alla settimana. Un pasto mi costa circa cinque euro”. Adriano in Tunisia non ha più bisogno dell’auto. “Mi muovo con i pulmini pubblici: si fermano dove vuoi tu, basta alzare la mano. Il biglietto non costa neanche 50 centesimi. Anche i taxi sono economici: un euro per sette chilometri”. Unico neo: la sanità. “Le strutture sono fatiscenti. Consiglio di venire qui soltanto a chi non ha problemi di salute”.
Nel 2013 l’Inps ha registrato 250 pensionati residenti in Tunisia, quasi cento in più rispetto al 2010. Renato Fortino è socio dell’agenzia “Case in Tunisia”, nata nel 2008, che si occupa di assistere in loco chi è intenzionato a stabilirsi nel Paese (dal permesso di soggiorno al trasferimento della pensione, apertura del conto in banca fino ai corsi di francese e arabo). “Nel 60 per cento dei casi si tratta di pensionati che in Italia prendono dai 500 ai 600 euro al mese, reddito che una volta trasferito in Tunisia è lordo e di questo l’80 per cento è defiscalizzato, mentre la base imponibile è solo sul 20 per cento del rimanente (pari a circa il 6/7 per cento). Questo target cerca case in affitto da 180 a 230 euro al mese, di solito con una camera da letto e salone. Ma non ci sono solo i piccoli pensionati – precisa Fortino – Abbiamo seguito anche ex medicidirettori di banca,imprenditoridirigenti statali, che qui lievitano il loro potere di acquisto. Ultimamente arrivano italiani di mezza età tagliati fuori dal mercato del lavoro che qui provano a reinventarsi: dal maestro di tennis all’istruttore cinofilo e psicologo”.
“Addio Lecco, spargete le mie ceneri nel Mar Nero” – La Bulgaria è l’ennesimo Eldorado per anziani: quelli italiani sono 364 contro i 106 di tre anni fa. Franco Luigi Tenca, 66 anni, è uno di questi. Vive nella capitale, Sofia, da ottobre 2009. Ex camionista di Mandello del Lario, in provincia di Lecco, separato dal 2005 e in pensione dal 2007 con 1200 euro al mese. È stato intervistato dalle Iene e dopo che il servizio è andato in onda, a gennaio, la sua casella di posta elettronica è stata presa d’assalto: 1600 mail in dieci giorni da parte di pensionati, tutti italiani, di cui il 20 per cento già residente all’estero: “Mi hanno scritto dalle Canarie, Francia, Svizzera, Belgio,Germania, Lituania, Sudafrica, Mauritania, Congo, Brasile, Filippine e New York”, dice Franco, ancora incredulo. Gli hanno chiesto di tutto: “Come si sta, dov’è la Bulgaria, quante tasse ci sono, se c’è l’euro, se è vero che l’assicurazione della macchina costa un terzo (vero), quanto tempo serve per avere il trasferimento della pensione lorda e della residenza”. Risposta: “Dipende da quanto impiega il Comune italiano di residenza a mandarti il certificato di cambio di residenza. A me lo hanno spedito dopo 20 giorni ma c’è chi aspetta anche 5 mesi. Comunque qui nel giro di una settimana l’ufficio immigrazione ti fornisce la tua carta d’identità bulgara. Prima però devi presentare un documento di riconoscimento italiano, un contratto di affitto e un conto corrente in una banca locale, che apri subito con 50 euro. Dopodiché vai in ambasciata per l’iscrizione all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, cioè l’Aire”.
Nel frattempo Franco è diventato referente per Mollotutto e quasi ogni settimana accoglie gruppi di pensionati che vengono qui per un sopralluogo. “La mia mail è franco.tenca@alice.it. Pubblicatela pure!”. Franco vive con la nuova moglie, una signora bulgara della sua età, in un appartamento in centro di 50 metri quadri, che gli costa al mese 20 euro di affitto: “Mia moglie è inquilina dai tempi del regime comunista e il canone è rimasto uguale”. Altrimenti per un alloggio arredato della stessa superficie si spendono 200 euro. Cinquanta euro in più per 80 metri quadrati. Per le bollette? “40 euro al mese di elettricità e 12 per l’acqua. Qui non c’è il gas, abbiamo il boiler e il piano di cottura elettrico”, spiega Franco. E la spesa? “300 euro al mese per due persone. Anche ilfisco non strozza: circa il 18 per cento di tasse e il sei per cento se sei pensionato”. Risultato: “Oggi vivo da nababbo e non più da barbone come in Italia, dove al venti del mese ero costretto ad attingere ai risparmi, che a forza di fare così sarebbero finiti alla svelta”. Svantaggi? “La lingua, ma la gente è cordiale e appena può ti aiuta, mi ricorda gli italiani negli anni ‘60 e ’70”. La Bulgaria è entrata nell’Unione europea nel 2007 ma non ha adottato l’euro: “La moneta è il lev e vale quasi due euro”, risponde Franco alle decine di pensionati che gli continuano a scrivere. Tornerà aLecco prima o poi? “Assolutamente no. Voglio che le mie ceneri siano gettate nel Mar Nero”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

fonte: www.nocensura.com