lunedì 28 gennaio 2013

l'omicidio di Guido Rossa



Cosa si nasconde dietro l'omicidio di Guido Rossa? È plausibile che Riccardo Dura non abbia rispettato il compito di gambizzare il sindacalista, inferocito per la denuncia che aveva portato all'arresto del postino Belardi?

24 gennaio del 1979: come tutti gli altri giorni, Guido Rossa lascia alle 6,30 la sua abitazione di un quartiere genovese per recarsi al lavoro in fabbrica. Ha nelle mani il sacchetto della spazzatura che deposita nel cassonetto a metà strada tra la sua auto FIAT 850 posteggiata in via Fracchia, e via Ischia dove si affaccia il portone di casa. Sale, si appresta ad avviare il motore ma non fa in tempo perchè viene assassinato.
Guido Rossa, sposato e padre di una ragazza, Sabina, operaio all’Italsider, appasionato alpinista, è iscritto al Pci e alla Cgil. Nel 1970 viene eletto, quasi all’unanimità, delegato sindacale. Diventa ben presto il punto di riferimento per i lavoratori, ma anche per i dirigenti aziendali che lo apprezzano per le sue qualità di serietà e rigore morale.
All’Italsider e all’Ansaldo, la presenza di qualcuno che fiancheggia le BR è palpabile. Rossa da tempo sospetta di Francesco Berardi, un operaio degli altiforni poi promosso impiegato, ex militante di Lotta Continua.
Alla fine lo blocca mentre ha con sé alcuni opuscoli delle BR e, assieme al consiglio di fabbrica, avverte i carabinieri. Da una perquisizione, saltano fuori i numeri di targa di alcuni dirigenti Italsider, annotati su un foglietto in possesso di Berardi.
Al processo per direttissima, Berardi viene condannato a quattro anni di reclusione e viene rinchiuso nel super carcere di Novara. Rossa è l’unico che ha il coraggio di testimoniare firmando, di fatto, la sua condanna a morte.
Ad attenderlo quella mattina sono in tre, l’obiettivo è la gambizzazione del sindacalista, così come deciso dalla direzione nazionale strategica. Ma le cose non vanno come previsto.
Lorenzo Carpi funge da palo. Vincenzo Gagliardo apre il fuoco e gambizza Rossa, Riccardo Dura attende qualche istante, poi ritorna sui suoi passi e spara al cuore di Rossa.
Ecco il volantino di rivendicazione dell’omicidio:
"Mercoledì 24 gennaio, alle ore 6,40 un nucleo armato delle Brigate Rosse ha giustiziato GUIDO ROSSA, spia e delatore all’interno dello stabilimento ITALSIDER di Cornigliano dove per svolgere meglio il suo miserabile compito, si era infiltrato tra gli operai camuffandosi da delegato. A tale scopo era passato da posizioni notorie di destra ai ranghi berlingueriani. Sebbene da sempre, per principio, il proletariato abbia giustiziato le spie annidate al suo interno, era intenzione del nucleo di limitarsi a invalidare la spia come prima ed unica mediazione nei confronti di questi miserabili: ma l’ottusa reazione opposta dalla spia ha reso inutile ogni mediazione e pertanto è stato giustiziato. Il suo tradimento di classe è ancora più squallido e ottuso in considerazione del fatto che, il potere ai servi prima li usa, ne incoraggia l’opera e poi li scarica.
Compagni, da quando la guerriglia ha cominciato a radicarsi dentro la fabbrica, la direzione italsider con la preziosa collaborazione dei berlingueriani, si è posta il problema di ricostruire una rete di spionaggio, utilizzando insieme delatori vecchi e nuovi; da un lato ha riqualificato fascisti e democristiani, dall’altro ha moltiplicato le assunzioni di ex PS ed ex CC, dall’altro ancora ha cominciato a utilizzare quei berlingueriani che sono disponibili a concretizzare la loro linea controrivoluzionaria fino alle estreme conseguenze:
FINO AL PUNTO CIOÈ DI TRADIRE LA PROPRIA CLASSE, MANDANDO IN GALERA A CUOR LEGGERO UN PROPRIO COMPAGNO DI LAVORO.
L’obiettivo che il potere vuol raggiungere attraverso questa rete di spionaggio, non è solo quello propagandato della 'caccia al brigatista o ai cosiddetti fiancheggiatori' ma quello ben più ampio ed ambizioso di individuare ed annientare all’interno delle fabbriche qualsiasi strato operaio che esprima antagonismo di classe.
È l’intero movimento di resistenza proletario che oggi è nel mirino di questa campagna di terrore controrivoluzionario, scatenata dal potere e sostenuta a tamburo battente dai loro lacchè berlingueriani: questa caccia alle streghe non colpisce solo chi legge e fa circolare la propaganda delle organizzazioni comuniste combattenti, ma anche chi lotta contro la ristrutturazione, chiunque si ribelli alla linea neocorporativa dei sindacati, chiunque anche solo a parole si dialettizza con la lotta armata, senza unirsi al coro generale di 'deprecazione o condanna'. Una riconferma di tutto ciò viene dall’Ansaldo dove, come già successo alla Fiat e alla Siemens, i berlingueriani hanno consegnato alla direzione una lista coi nomi di operai 'presunti brigatisti', compilata anche in base agli interventi fatti nelle assemblee precontrattuali.
QUESTA È L’ESSENZA DELLA POLITICA BERLINGUERIANA ALL’INTERNO DELLE FABBRICHE, IL TENTATIVO CIOÈ DI DIVIDERE LA CLASSE OPERAIA CREANDO UNO STRATO CORPORATIVO, FILOPADRONALE E PRIVILEGIATO DA CONTRAPPORRE AGLI altRI STRATI DI CLASSE E PROLETARI.
A chi si presta a questa lurida manovra ai vari Rossa e a tutti gli aspiranti spia, ricordiamo che, proletari si è non per diritto di nascita ma per gli interessi che si difendono e all’interno di questa discriminante sapremo distinguere, come sempre, chi è un proletario e chi è un nemico di classe.
All’interno di questo progetto, Rossa faceva parte della rete spionistica dell’Italsider, come membro dei gruppi di sorveglianza interna, istituiti dai vertici sindacali per affiancare i guardioni nei compiti di repressione antioperaia. ECCO QUAL’ERA IL SUO VERO LAVORO!! La sua grande occasione, nella quale ha raccolto i frutti di tanto costante e silenzioso lavoro è venuta il giorno in cui è riuscito a consegnare al potere un operaio che conosceva e assieme al quale lavorava da anni, il compagno Franco Berardi, ‘reo’ di aver avuto per le mani propaganda della nostra organizzazione.
La conferma del rapporto diretto tra spioni e direzione si capisce dal fatto che Rossa, dopo aver pedinato per ore il compagno Berardi, insieme al suo degno compare Diego Contrino È ANDATO DIRETTAMENTE IN DIREZIONE a denunciarlo, mettendo di fronte al fatto compiuto lo stesso Consiglio di fabbrica che infatti si era spaccato quando i bonzi sindacali gli avevano imposto di coprire politicamente l’azione di spionaggio.
L’uccisione di Guido Rossa fu accolta con sdegno dall’opinione pubblica contribuendo in modo decisivo a far perdere alle BR l’appoggio della classe operaia."
Riccardo Dura morì, insieme assieme ad altri tre brigatisti, il 28 marzo 1980 nell’irruzione del nucleo antiterrorismo dei CC nel covo in Via Fracchia.
Sabina Rossa, figlia di Guido, nel suo libro ‘Guido Rossa mio padre’ scritto con Giovanni Fasanella, si dice convinta che “C'erano due livelli nelle Br, e il più alto e segreto, ha ordinato a Dura di uccidere, all'insaputa degli altri.”
“Mio padre faceva parte del nucleo del Pci che doveva sorvegliare che cosa accadeva in fabbrica. Forse sapeva molte più cose di quanto immaginiamo, così l'hanno ammazzato.”

Vedi tutte le domande sui misteri legati alla storia delle Brigate Rosse
fonte: www.valeriolucarelli.it

venerdì 25 gennaio 2013

leggi razziali fasciste



Il testo del manifesto

Il 5 agosto 1938 sulla rivista La difesa della razza viene pubblicato il seguente manifesto:
« Il ministro segretario del partito ha ricevuto, il 26 luglio XVI, un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane, che hanno, sotto l'egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.

LE RAZZE UMANE ESISTONO. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano a ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.

ESISTONO GRANDI RAZZE E PICCOLE RAZZE. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.

IL CONCETTO DI RAZZA È CONCETTO PURAMENTE BIOLOGICO. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.

LA POPOLAZIONE DELL'ITALIA ATTUALE È NELLA MAGGIORANZA DI ORIGINE ARIANA E LA SUA CIVILTÀ ARIANA. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L'origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell'Europa.

È UNA LEGGENDA L'APPORTO DI MASSE INGENTI DI UOMINI IN TEMPI STORICI. Dopo l'invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l'Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d'Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l'Italia da almeno un millennio.

ESISTE ORMAI UNA PURA "RAZZA ITALIANA". Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico–linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l'Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.

È TEMPO CHE GLI ITALIANI SI PROCLAMINO FRANCAMENTE RAZZISTI. Tutta l'opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l'indirizzo ariano–nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra–europee, questo vuol dire elevare l'italiano a un ideale di superiore coscienza di sé stesso e di maggiore responsabilità.

È NECESSARIO FARE UNA NETTA DISTINZIONE FRA I MEDITERRANEI D'EUROPA (OCCIDENTALI) DA UNA PARTE E GLI ORIENTALI E GLI AFRICANI DALL'ALTRA. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l'origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.

GLI EBREI NON APPARTENGONO ALLA RAZZA ITALIANA. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l'occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all'infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l'unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.

I CARATTERI FISICI E PSICOLOGICI PURAMENTE EUROPEI DEGLI ITALIANI NON DEVONO ESSERE ALTERATI IN NESSUN MODO. L'unione è ammissibile solo nell'ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono a un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall'incrocio con qualsiasi razza extra–europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani. »

Elenco dei 10 scienziati italiani firmatari del manifesto della razza

Lino Businco, Assistente alla cattedra di patologia generale all'Università di Roma
Lidio Cipriani, Professore incaricato di Antropologia all'Università di Firenze
Arturo Donaggio, Direttore della Clinica Neuropsichiatrica dell'Università di Bologna, Presidente della Società Italiana di Psichiatria
Leone Franzi, Assistente nella Clinica Pediatrica dell'Università di Milano
Guido Landra, Assistente alla cattedra di Antropologia all'Università di Roma
Nicola Pende, Direttore dell'Istituto di Patologia Speciale Medica dell'Università di Roma
Marcello Ricci, Assistente alla cattedra di Zoologia all'Università di Roma
Franco Savorgnan, Professore Ordinario di Demografia all'Università di Roma, Presidente dell'Istituto Centrale di Statistica
Sabato Visco, Direttore dell'Istituto di Fisiologia Generale dell'Università di Roma, Direttore dell'Istituto Nazionale di Biologia presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche
Edoardo Zavattari, Direttore dell'Istituto di Zoologia dell'Università di Roma.

Intellettuali e personalità che pubblicamente sostennero le leggi razziali

Alcune fonti riportano un elenco di personalità stilato da alcuni storici e giornalisti (tra cui il saggista Franco Cuomo nel libro I Dieci. Chi erano gli scienziati italiani firmatari del manifesto della razza, il quale arriva a compilare una lista di circa 330 sostenitori) che aderirono ufficialmente al manifesto oppure sostennero pubblicamente le leggi razziali fasciste. I più noti sono:

Giacomo Acerbo
Dino Alfieri
Giorgio Almirante
Ermanno Amicucci
Mario Appelius
Gaetano Azzariti
Pietro Badoglio
Piero Bargellini
Gino Boccasile
Carlo Borsani
Giuseppe Bottai
Guido Buffarini Guidi
Luigi Cabrini
Emilio Canevari
Aldo Capasso
Giovanni Cazzani
Luigi Chiarini
Tullio Cianetti
Galeazzo Ciano
Giuseppe Cocchiara
Gioacchino Colizzi
Carlo Cossio
Carlo Costamagna
Alfredo Cucco
Gabriele De Rosa
Pier Lorenzo De Vita
Ludovico di Caporiacco
Julius Evola
Amintore Fanfani
Roberto Farinacci
Cesare Frugoni
Luigi Gedda
Virginio Gayda
Agostino Gemelli
Giovanni Gentile
Alessandro Ghigi
Niccolò Giani
Domenico Giuliotti
Ezio Maria Gray
Rodolfo Graziani
Giovannino Guareschi
Telesio Interlandi
Ugo Lanza
Paolo Lorenzini
Giuseppe Maggiore
Mario Missiroli
Walter Molino
Benito Mussolini
Umberto Notari
Paolo Orano
Biagio Pace
Antonino Pagliaro
Domenico Paolella
Giovanni Papini
Alessandro Pavolini
Federico Pedrocchi
Nicola Pende
Raffaele Pettazzoni
Concetto Pettinato
Angelo Piccioli
Giovanni Preziosi
Massimo Scaligero
Furio Scarpelli
Sergio Sergi
Ardengo Soffici
Arrigo Solmi
Achille Starace
Giuseppe Tucci
Emilio Villa
Paolo Zerbino

Dopo la pubblicazione del manifesto, furono pubblicati su quotidiani e riviste i nomi dei supposti sostenitori della norma, per un totale di 180 scienziati a cui si aggiungevano 140 personalità della politica, del giornalismo e vari intellettuali. Dopo la fine del regime fascista la reale adesione di alcune di queste persone alle leggi fasciste è stata tuttavia messa in dubbio, a volte dagli stessi "firmatari" che hanno negato di aver sostenuto le norme affermando invece che i loro nomi erano stati inclusi nelle liste di sostenitori o associati alle politiche antisemite fasciste senza consenso, in altri casi da storici successivi.

mercoledì 23 gennaio 2013

la donna dalle mani da bambina



non ti accorgi, non vedi,
fai come credi,
a malapena sto in piedi,
arrivederci my lady.
Invisibili lividi, inauditi brividi,
non ti vedrò più? Allora I LOVE YOU

Dopo il drastico taglio
al mio risveglio
potrò stare meglio,
solo dentro gli occhi, oh sì
dentro gli occhi, solo lì.
To be or not to be.

Ci perdiamo ma poi torniamo.
Il tuo torace tace, mi dispiace.
Non comprendo se quello che vedo
è un riflesso
o una sagoma accerchiata dal gesso,
il tarlo lancia un urlo.

Dopo il drastico taglio
al mio risveglio
potrò stare meglio,
solo dentro gli occhi, oh sì
dentro gli occhi, solo lì.
To be or not to be

il 69 di sexybility




Comunque se non avete mai goduto col 69 allora
vuol dire che non l'avete fatto bene;
chi non l'ha fatto bene racconta di aver fatto
male quello che doveva fare mentre godeva
per quello che gli stavano facendo...
perché il rischio è un po' questo, in fin dei conti:
se chi sta con la faccia sui tuoi genitali sta facendo
un bel lavoretto, ti scordi pure come ti chiami,
figurati se ricordi come dargli piacere.
Cielo santissimo, avere tutto quell'apparato genitale
sopra il viso ti fa sentire improvvisamente ricca,
o un orso che non sa da bene quale barattolo di miele
possa cominciare a leccare.
                                      Io non ho goduto solo per quello che stava facendo lui,
ma soprattutto perché nel frattempo
avevo la bocca scivolosamente occupata.

giovedì 17 gennaio 2013

sculteros


una "fellatio" con arte: scultura erotica venduta per 2 milioni di euro



Una fellatio con arte: scultura erotica venduta a due milioni di euro
 ricordate l’opera d’arte osè dell’artista russo Michail Misha Dolgopov presentata lo scorso giugno nel pieno della rassegna d’arte contemporanea «Spoleto Arte»? Difficile non ricordare questa scultura erotica, un po’ per il soggetto: atto della fellatio, ad alti livelli (voluti) di provocazione, e ancor di più per la classica e aspettatissima reazione che ha provocato: scia di polemiche infinita, inutile direi. Non ci si può sconvolgere per così poco. Del resto l’arte ha libera licenza di uccidere.
Ma veniamo al dunque, l’opera d’arte in questione è stata venduta, e per la bellezza di una cifra -impronunciabile di questi tempi- pari a due milioni di euro. L’acquirente, un anonimo e misterioso collezionista d’arte di Bari, a quanto si mormora nel web, sarebbe solo un semplice intermediario di un famoso imprenditore italiano.
La notizia della vendita è stata confermata da Francesco Attolini, artista e direttore artistico della «OIOIOI International Art Gallery» di Mosca e San Pietroburgo, che cura gli affari in Europa di Misha Dolgopov. L’opera d’arte era arrivata con trucco alla rassegna d’arte curata da monsieur Sgarbi, solo pochi attimi prima dell’apertura, il critico dice esser stato colto di sopresa tanto da aver subito messo un telo sull’opera.
La scultura nel dettaglio evoca con tratti naturalistici una donna nuda inchinata davanti ad un uomo nell’atto della fellatio, con ostentazione mirata degli attributi maschili. Il volto dell’uomo richiama quello dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in modo molto allusivo, così da aprire un capitolo di riflessioni nè derisorie nè volgari o degne del più intenso Freud, ma semplicemente istantanee della situazione storica e politica degli ultimi anni in Europa.
Non scatenatevi femministe più voraci quindi, l’opera è comunque ad alto livello simbolico. Ma vale due milioni d’euro? Probabilmente no, ma dato che questi pare sian già stati spesi e con entusiasmo da un acquirente particolarmente interessato, questa si rivela essere senza ombra di dubbi la “fellatio” più costosa di tutta la storia.

Miriam Leto - 4 settembre 2012

fonte: www.artsblog.it

mercoledì 16 gennaio 2013

autoscatti di Martina


non cliccare quì



l'ho già detto ma me ne fotto
di consueto lo ripeto,
se non ci arrivi più di così
non cliccare quì.
Personalmente la maternità non mi confà...
anche se si mormora che i figli
sono di chi li cresce non di chi li fa...
Mostri che si credono giusti commettono disastri
nell'agire e nel dire
che l'omosessualità
è una malattia da estirpare senza pietà
 potente terapia
contro questa schifosa orrenda anomalia.
Mostri che si credono giusti commettono disastri
nell'agire con superba energia,
violenza domestica, femminicidio,
stalking, incesto, pedofilia,
se poi una coppia dello stesso sesso
di adottare un bambino le è concesso
i valori divini finiscono nel cesso,
non crescerà sano, diventerà molto strano.
E poi l'assalto
di chi si veste di rosa e risalta lo smalto
di chi è percosso e lasciato sull'asfalto
di chi osa fare il salto per mettersi in risalto.
L'ho già detto ma me ne fotto
di consueto lo ripeto,
se non ci arrivi più di così
non cliccare quì

sabato 12 gennaio 2013

onora il padre



Nastassja Kinski: «Orgogliosa di mia sorella
che ha raccontato le violenze di mio padre»

Ha detto di essere rimasta in un primo momento sconvolta, «poi è prevalso l'orgoglio»

Nastassja KinskiNastassja Kinski
Profondamente scioccata dalla confessione della sorellastra, letta fra le lacrime, ma anche enormemente orgogliosa del suo coraggio, perché se già non è facile raccontare quattordici anni di abusi sessuali, rivelare che l’aguzzino è quel padre che da sempre il mondo considera invece un genio è ancora più difficile e doloroso. Così Nastassja Kinski ha ammesso al tabloid tedesco Bild di aver reagito alle parole di Pola, primogenita di Klaus Kinski (morto nel 1991 per un attacco di cuore), che in un’intervista alla rivista Stern(rilasciata in coincidenza con l’uscita della sua autobiografia «Kindermund») aveva squarciato il velo su un’infanzia e un’adolescenza da incubo, vittima di un padre-orco che aveva iniziato a violentarla a soli 5 anni (poco dopo la rottura con la madre, la cantante Gislinde Kuhlbeck, avvenuta nel 1955) ed è andato avanti fino ai 19, giustificando il suo comportamento («mi diceva che tutti i padri del mondo lo facevano alle loro figlie») e fregandosene dei rifiuti della ragazzina («non gli importava che dicessi di no, lui prendeva sempre quello che voleva e dopo ogni violenza mi faceva regali sempre più costosi»).
SCONVOLTA - «Quando ho letto queste cose ne sono rimasta profondamente sconvolta – ha detto la 51enne Nastassja al giornale tedesco, schierandosi con la sorella maggiore, oggi sessantenne, sposata con un avvocato e madre di tre figli – e ho passato un momento davvero difficile, ma sono orgogliosa della forza mostrata da mia sorella nello scrivere questo libro, perché può essere d’aiuto ai bambini e alle madri che temono i padri e ingoiano la paura, nascondendo tutto. Solo perché uno si chiama padre, come in questo caso, non significa che lui sia un padre e Pola è un’eroina, perché ha liberato il suo cuore, la sua anima e anche il suo futuro dal peso di questo segreto». La star di «Tess» e «Paris, Texas», a sua volta al centro di uno scandalo nel 1976 quando, appena 15enne, si mise con il regista Roman Polanski, di quasi trent’anni più vecchio di lei, non ha però rivelato se era a conoscenza degli abusi sessuali di Kinski nei confronti della sorellastra. «Che mi crediate o meno, questo è quello che mi è successo – aveva detto Pola presentando la sua biografia – e ho deciso di raccontarlo adesso, dopo aver taciuto per anni perché mio padre mi impediva di parlarne, per aiutare tutti quelli che hanno vissuto un’esperienza simile alla mia». Come ricorda il «Telegraph», qualche anno prima di morire, Kinski rese pubblica la sua biografia, «All I Need is Love», nella quale si descriveva come un uomo dagli instancabili appetiti sessuali e affetto da disturbi mentali.