CRISTO MORTO - ANDREA MANTEGNA

giovedì 11 gennaio 2018

parco giochi EROTICO per BAMBINI. Tutto normale, no?

Che sia in Italia o all’estero, è sin troppo evidente che la società è completamente andata!  
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Semplicemente AGGHIACCIANTI!!

fonte: https://disquisendo.wordpress.com/

domenica 7 gennaio 2018

il Re Cristiano: Alarico era giudeo, chi glielo spiega a Hitler?

Gettate la rete dall’altra parte della barca, e troverete. E’ una pesca miracolosa quella che il redivivo Gesù, nel Vangelo di Giovanni, promette agli apostoli increduli: se volete pesce, calate le vostre reti sul fianco destro dell’imbarcazione. Linguaggio cifrato: la verità ti attende dove mai avresti pensato che fosse – magari dentro di te, nell’emisfero destro del cervello? Tra le pagine (romanzesche) dedicate a un personaggio devotissimo all’uomo di Betlemme – il “Re Cristiano”, appunto, in azione trecento anni dopo gli eventi evangelici – Gianfranco Carpeoro avverte: li state cercando dalla parte sbagliata, i resti del mitico sovrano dei Visigoti, l’autore del primo Sacco di Roma. Lui, Alarico, recava scritto già nel suo nome il proprio destino: “Re di tutti”, in lingua norrena proto-germanica. “Re di tutti”, tant’è vero che non voleva affatto radere al suolo Roma: al contrario, ambiva a diventarne l’imperatore. Per questo, lasciata la città (non saccheggiata da lui, ma dai detenuti liberati) si portò via l’augusta principessa discendente della “gens Flavia”, Galla Placidia, sua promessa sposa, insieme a cui si spinse in Calabria per poi attraversare il Mediterraneo: diretto in Africa o a Gerusalemme? Morì a Cosenza, di malaria o avvelenato. Fu sepolto insieme al suo tesoro, a lungo inutilmente cercato – anche da Hitler. E adesso chi glielo spiega, al Führer, che forse il suo Alarico era addirittura un giudeo?
Avete sempre scavato dalla parte sbagliata, scrive Carpeoro, perché Alarico non era un barbaro germanico: era romanizzato e cristiano, sia pure di confessione ariana. E forse addirittura ebreo, discendente nientemeno che dalla Maddalena e da AlaricoGiuseppe di Arimatea, il misterioso armatore che riscattò il corpo di Cristo da Pilato. L’oscuro Giuseppe d’Arimatea, cioè l’uomo che poi, si racconta, nel Primo Secolo guidò la spedizione navale che portò in Europail Cristianesimo, tramite lo sbarco in Provenza delle “Marie venute dal mare” guidate proprio da Maria di Magdala, il cui vero nome – Miriam – è quello che tuttora i Gipsy attribuiscono alla loro regina, consacrata ogni anno a Saintes-Marie-De-La-Mer, in Camargue. Ma che c’entrano, i Goti, con i profughi palestinesi di origine semitica, probabilmente giudei, che raggiunsero le coste meridionali della Francia dopo i fatti di cui parlano i Vangeli? C’entrano eccome, se è vero che i Goti discesi dal Baltico e spintisi a ovest del Danubio – i Derving – poi cambiarono nome, secondo l’abate calabrese Gioacchino da Fiore, adottando la “M” di Miriam per diventare Merovingi, dinastia regale. E’ così strano pensare che un popolo erratico di origine baltica, poi attestatosi in Francia, sia entrato in contatto con i proto-cristiani di Palestina? Certo che no, se si pensa che i Goti furono in gran parte cristianizzati, già nel Quarto Secolo. Ma attenzione: non erano cattolici, erano seguaci di Ario.
Corrente gnostica, secondo cui Cristo è “figlio di Dio” esattamente quanto noi, ciascuno avendo in sé la propria quota di divinità, l’Arianesimo (bocciato nel 325 dal Concilio di Nicea insieme a tutti gli altri cristianesimi non cattolici) ebbe un vastissimo seguito, specie nell’Europa balcanica popolata dai Goti, all’epoca reduci dal Medio Oriente turco: il loro primo vescovo, Wulfila, a partire dall’anno 348 tradusse la Bibbia in lingua gotica. E’ proprio lui, Ulfila, che apre il romanzo meta-storico di Carpeoro, svelando al giovane Alarico il senso profondo e segreto della sua missione: conquistare la regalità nella giustizia, proprio nel nome della mitica antenata Miriam. Simbologo e studioso dei Rosacroce, Carpeoro fa discendere quel “mandato ancestrale” (il governo terreno illuminato dall’alto) direttamente dalla Bibbia: è il compito che Abramo riceverebbe dal misterioso Melchisedek, “Re di Giustizia”, al quale chiede di essere autorizzato a regnare sugli ebrei. E’ il mandato che poi Giuda riceverà a sua volta da Giacobbe-Israele, che descrive le doti del figlio con i tre colori della bandiera italiana. Nella Carpeorotradizione, proprio il bianco, il rosso e il verde designeranno il contenuto simbolico della discendenza di Davide, fino a tradursi nelle virtù teologali cristiane (fede, speranza e carità). Valori che il potere del mondo ha bandito, ma che qualcuno – in nome di Cristo – ha provato a restaurare? Anche indossando i panni, germanici ma romanizzati, dell’inquieto sovrano dei Goti dell’Ovest?
E’ la tesi attorno a cui si interroga Carpeoro, avvicinando il lettore ai primissimi secoli attraverso l’espediente letterario del noir, impersonato dall’anomalo ricercatore milanese Giulio Cortesi, appassionato di musica e soprattutto di cucina. Come già nel “Volo del Pellicano” e poi in “Labirinti”, Cortesi è vegliato dal suo ruvido angelo custode, il commissario Amedeo Bertossi, il cui mestiere non è inseguire fantasmi del passato, ma brutali assassini in carne e ossa. Killer contemporanei, che questa volta fanno fuori un professore – tedesco – che aveva scoperto qualcosa di sconcertante sulla vera identità di Alarico. Un’intuizione fondamentale, imbarazzante e molto pericolosa, che porta dritto anche alla precisa ubicazione della leggendaria sepoltura del condottiero. Se Cosenza è tuttora alla ricerca del Tesoro di Alarico su quella che era la riva pagana del Busento, Carpeoro – che è cosentino di nascita – cita il conterraneo Vincenzo Astorino per suggerire che le spoglie del sovrano vanno cercate sulla sponda opposta del fiumicello, quella che all’epoca era cristiana, dove sorgeva l’antichissima chiesetta di San Pancrazio, oggi interrata dai detriti alluvionali. Secondo la leggenda – e la poesia di August von Platen, tradotta da Carducci – I Visigoti seppelliscono Alarico a Cosenzaquel piccolo corso d’acqua avrebbe addirittura sommerso il Re dei Goti, inumato (come poi Attila) insieme al suo cavallo nel letto del torrente, deviato per l’occasione.
A decrittare anche quei versi ottocenteschi – scomponendoli, in un gioco enigmistico – provvede, nel romanzo, la favolosa équipe di cui si avvale Cortesi: il professore torinese e il suo amico simbologo, l’anziano architetto milanese che tiene in casa un Caravaggio non censito, e poi il vero “aiutante magico”, Fra’ Tommasino, il decano dell’Abbazia di Chiaravalle, “coadiuvato” (in sogno) da Cecilia, la ragazza amata dall’immenso pittore Giorgione, sulla cui “Tempesta” la critica non ha finito di arrovellarsi. Una trama agile e avvincente, piena di colpi di scena giocati tra Milano e la Calabria, riesce a trasportare il lettore tra le brume meno esplorate degli ultimi decenni dell’Impero Romano, dato già per morto quando invece era ancora enorme l’impronta di un grande imperatore come Teodosio. E’ proprio nella guerra di successione che si inserisce l’apparente outsider “germanico” Alarico, che contende Galla Placidia al figlio del suo altrettanto apparente antagonista, il generale Stilicone, accanto al quale ha anche combattuto per difendere Roma. Alarico? Era sì il Re dei germanici Dervingi, ma anche un cittadino romano, promosso addirittura governatore dell’Illiria. E non era pagano: era cristiano. Di più: era ariano, devoto al vescovo Ulfila.
Se poi il termine “ariano” ha assunto tutt’altro significato, lo si deve all’Uomo Nero, Hitler, che – in nome del mito della purezza razziale – spedì a Cosenza gli archeologi di Himmler e cercare, inutilmente, le spoglie (e il tesoro) del loro presunto campione germanico. Quello è il modo in cui la lettura distratta della storia può deviare dalla verità, coniando stereotipi e luoghi comuni che poi innescano dinamiche che finiscono sempre nello stesso modo, cioè con una strage di massa. Ne sa qualcosa il sinistro Rudolf von Sebottendorff , il vero fondatore del nazismo “etnico”, il cui spettro si presenta puntuale all’appuntamento coi lettori di Carpeoro – che non è uno storico, ma un simbologo: nella storia, cerca quello che gli storici non dicono, e forse non vedono. Per esempio: perché Alarico, conquistata Roma, porta con sé Galla Placidia? E perché, se voleva La volta del Mausoleo di Galla Placidiadirigersi in Africa, non è salpato da qualsiasi porto tirrenico, spingendosi invece fino a Reggio Calabria, cioè verso la rotta ionica del Medio Oriente? Aveva forse con sé qualcosa di prezioso, che – come poi i Templari – doveva essere “rimesso al suo posto”, cioè nel Tempio di Salomone a Gerusalemme, simbolo dell’unità pacifica di tutti i popoli della Terra?
“Il Re Cristiano” (l’acronimo è R+C, Rosacroce) è un romanzo per chi ama le domande, più che le risposte. E’ il sequel della storia che lo precede, “Labirinti”, e in fondo disegna un altro dedalo: come Teseo ha bisogno dell’amore di Arianna per uscire vivo dal labirinto del Minotauro, il valoroso Alarico deve avere al suo fianco Galla Placidia. Non riuscirà a portare a termine la missione, morendo ancora giovane senza poter instaurare il suo “regno di giustizia” a Roma? Ma la storia non finisce lì, avverte Carpeoro. Vi siete mai chiesti chi fosse, davvero, Galla Placidia? Perché era così ambita, importante, decisiva, al punto da regnare per molti anni, dopo la perdita di Alarico? Vi siete mai domandati perché si fece erigere lo spettacolare mausoleo funebre a Ravenna, per poi scegliere di essere sepolta altrove? Cosa nasconde, allora, il Mausoleo di Galla Placidia? E perché proprio lì, a due passi – come fosse un “guardiano della soglia” – volle farsi seppellire Dante Alighieri, amico dei Càtari e dei Templari, nonché capo della confraternita iniziatica dei Fidelis in Amore? Sono solo domande, non risposte. Ma quelle, del resto, spesso mancano anche agli storici. E appunto, a proposito di Goti: qualcuno s’è mai chiesto perché si chiamino “gotiche” le meravigliose cattedrali che ornano le capitali europee, erette mille anni dopo Alarico? E dunque: cosa salterebbe fuori, magari proprio a Cosenza, se qualcuno prima o poi si decidesse a gettare la rete “dall’altra parte”?
(Il libro: Giovanni Francesco Carpeoro, “Il Re Cristiano”, Melchisedek, 272 pagine, 22 euro).

fonte: http://www.libreidee.org/

martedì 2 gennaio 2018

"umbrella corporation" ... finzione o realtà?

VOLEVO PARLARVI DELLA SAGA DI RESIDENT EVIL, ORA NELLE SALE CINEMATOGRAFICHE CON IL NUOVO   "RESIDENT EVIL AFTERLIFE " ...
NELL' OPERA COMPLETA ED IN DIVENIRE, CHE E' PRODOTTA SIA COME ROMANZO, SIA COME FILMS, CHE IN VERSIONE VIDEOGAMES, VIENE RACCONTATA LA STORIA DI QUESTA SUPRA-CORPORATION GLOBALE, L' "UMBRELLA" APPUNTO, CHE SPAZIA DA RICERCHE MILITARI E SPERIMENTAZIONI SUL DNA A PRODOTTI FARMACEUTICI E CONTROLLO SATELLITARE SU VASTA SCALA, QUINDI UNA SORTA DI SUPER BIG BROTHER CON PIENI POTERI ED ESERCITO PRIVATO TRANSNAZIONALE ... SICURAMENTE, LA SAGA E' STATA ISPIRATA DA STORIE VERE, ED E' LA METAFORA DELLA SINARCHIA MONDIALISTA CHE TANTO ABBIAMO DISCUSSO SUL BLOG E CHE BENE CONOSCIAMO ...
CI SONO UNA MAREA DI RIFERIMENTI AL MONDO DESCRITTO DA ICKE E DAI COMPLOTTISTI IN GENERE, UNA SORTA DI COMPENDIO DI TUTTI I MALI POSSIBILI, RIUNITI SOTTO LA STESSA CAPPELLA, ANZI UMBRELLA, CON TANTO DI STEMMA TEMPLARE/NAZISTA/PAPALE/MALTESE E VIA DICENDO, RAPPRESENTATO DA UNA CROCE INSCRITTA ANCHE POCO SUBLIMINALMENTE NEL LOGO DELL' OMBRELLO, QUINDI LA CARA E VECCHIA CROCE ROSSA, DOVE I QUATTRO SEGMENTI SI RESTRINGONO GRAFICAMENTE VERSO IL CENTRO ...
LA STESSA CHE MOSTRA IL NAZINGER SULLE SPALLINE DELL' ABITO PAPALE, COME DA PRASSI ...
INIZIALMENTE, NON L' AVEVO PRESA IN CONSIDERAZIONE, PERCHE' LA CROCE ERA LEGGERMENTE INCLINATA SU DI UN LATO, MA NELL' ULTIMO FILM DELLA SERIE, VIENE MOSTRATA PIU' PALESEMENTE DI PRIMA E FINALMENTE CENTRALE ... E' INTERESSANTE COME LA CINEMATOGRAFIA STATUNITENSE, POMPI TANTO QUESTE TEMATICHE APOCALITTICHE DA NUOVO MILLENNIO, INFATTI ORA LE PRODUZIONI SONO TUTTE CONCENTRATE NELLA CREAZIONE DI QUESTI FILONI E GENERI POPOLARI PERSUASIVI, CHE OLTRE A FAR CASSA, ABITUANO LO SPETTATORE AD ACCETTARE E METABOLIZZARE UN SISTEMA TOTALIZZANTE, IMBATTIBILE E LIQUIDO ...
LA STESSA STORIA DELLA SAGA HORROR HI-TECH IN QUESTIONE, CI MOSTRA COME SIA POSSIBILE COSTRUIRE ARMI BIOLOGICHE, VIRUS MORTALI, COME CREARE ZOMBI E SOLDATI CLONATI, COME SIA CREATIVO PLASMARE MUTANTI E MOSTRI VARI, TERMINANDO CHI SI OPPONE AL SISTEMA, ANZI, ESSENDO LEI STESSA IL SISTEMA, QUINDI ESERCITO TRANSNAZIONALE, ARMI MILITARI DI OGNI GENERE, SATELLITI DI CONTROLLO CAPILLARI E SOPRATTUTTO, BASI SEGRETE SOTTERRANEE ... IL TUTTO, COME DICEVO SOPRA, SPONSORIZZATO DA QUEL FAMOSO LOGO CHE HA RAPPRESENTATO SVARIATE VOLTE, L' ICONOGRAFIA DEL POTERE COSTITUITO ... 
LA CROCE ROSSA TEMPLARE, IN UNA SORTA DI VERO NAZISMO GLOBALE PROTO-RELIGIOSO ED ASSOLUTO IN CHIAVE TEKNOLOGICA ... 
IL SIMBOLO RIASSUME TROPPE COSE PER NON ESSERE DESCRITTO ED ANALIZZATO, INFATTI, CI SVELA,SUBLIMINALMENTE E VOLUTAMENTE, CHI SONO COLORO CHE HANNO RAPPRESENTATO  E RAPPRESENTANO LA SINARCHIA MONDIALE ... I CAPISALDI DEL SISTEMA DEGLI ULTIMI 2000 ANNI DI POTERE ...
OVVERO LA RELIGIONE CATTOLICA E LA CHIESA, L' ESTREMISMO TEMPLARE, LA MASSONERIA OCCULTA DEI ROSACROCE, I CAVALIERI DI MALTA, IL NAZISMO E LA CORONA INGLESE, QUINDI LA MONARCHIA CHE CONTA ... 
ED INFATTI LA STORIA DEL LIBRO, PARLA DEL FONDATORE DELL' "UMBRELLA", COME DI UN DISCENDENTE DELLA FAMIGLIA REALE BRITANNICA, SEGUENDO GLI STEREOTIPI DEL COMPLOTTISMO DI SEMPRE, MA SVELANDO ED INCULCANDO CHE SONO VERAMENTE LORO I PROSECUTORI DEI TEMPLARI IN CHIAVE MODERNA, NARRANDO QUINDI LE VICENDE SU DI UN DOPPIO BINARIO, TRA IL FANTASY ED IL REALE, CONFONDENDO LA MASSA CHE PER LA MAGGIORANZA SARA' PORTATA A PENSARE CHE SOLO DI FANTASIA SI TRATTA, MENTRE SONO PRESENTI E MESCOLATE MOLTE VERITA' IN MANIERA AMBIGUA MA AL TEMPO STESSO SCIENTIFICA, DIREI MATEMATICA, IL TUTTO A PARTIRE DAL SIMBOLO, CHE SOVRAESPONE CON MODALITA' OSSESSIVA ED IPNOTICA ... 
VI INVITO A VEDERE LA SAGA, L' ULTIMO FILM E' PURE IN 3D, TANTO PER NON SMENTIRSI, MA ANCHE A LEGGERE LA STORIA DEL ROMANZO ED OSSERVARE LA STRUTTURA  DEL VIDEOGAME ...
QUI SOTTO TROVATE LA DESCRIZIONE ANALITICA DELL' " UMBRELLA CORPORATION " ...
LINK DEL LOGO : umbrellaxcorp.altervista.org

La Umbrella Corporation (anche nota come Umbrella Inc.) è una società biotecnologica fittizia presente nella serie dei videogame di Resident Evil. È la maggiore industria internazionale e i suoi interessi includono farmaceutica, apparecchi medici, difesa e computer oltre a operazioni clandestine che utilizzano l'ingegneria genetica e armi biologiche. La compagnia ha anche più volti pubblici (nel senso di attività) come produrre cosmetici e beni di consumo.
Un settore particolare dell'Umbrella opera come un esercito militare privato. Questo settore della società mantiene un reparto di contenimento addestrato al salvataggio, riconoscimento e operazioni para-militari. In aggiunta a questo reparto di contenimento, si aggiunge un reparto aereo, il quale mantiene una flotta di AV-8B Harrier VTOL jump jets, C-130water-aerei cargo capaci di atterraggi acquatici, CH-53 Sea Stallion elicotteri cargo, Hughes H-6 elicotteri d'attacco “Little Bird” , e altri macchinari per uso militare. La società utilizza queste risorse per assicurare e proteggere i suoi interessi, e anche l'alto profilo dei suoi impiegati.

Formazione 
L'Umbrella Corporation venne fondata nel 1968 da Lord Ozwell E. Spencer, un uomo discendente dalla Famiglia Reale Britannica. Il Dr. James Marcus e Lord Edward Ashford furono anch'essi coinvolti nella sua formazione, ma fu comunque Spencer la vera mente ideatrice della società, mentre Marcus e Ashford erano più interessati ai potenziali utilizzi del Virus Progenitore, un nuovo tipo di virus che i tre uomini avevano scoperto di recente.
Quando Edward Ashford morì per un incidente con il virus nel 1968, Spencer fu capace di tenere lontano Marcus dalla guida della società Raccoon City mentre egli avrebbe guidato la società per oltre trent'anni. Presto la Umbrella ricevette molti strumenti per le ricerche, e cominciò molti studi su varie armi biologiche e virus quali - T-Virus, Nemesis parasite e altri - ma fu il centro di ricerche di Arklay che divenne il più famoso, assieme al vicino centro di addestramento personale di Arklay, che era utilizzato per l'addestramento del personale dell'Umbrella e inoltre conteneva le installazioni di laboratorio. Comunque fu scoperto dal ricercatoreAlbert Wesker che il potenziale militare del T-virus non sarebbero mai venuti fuori a causa dei costi di ricerca e sviluppo, e che il centro di Arklay sembrava posto deliberatamente in un'area dove ogni perdita avrebbe causato un'incontrollabile esplosione.
In Spencer crebbe col tempo una certa diffidenza verso Marcus, ed era preoccupato che lo scienziato, che aveva ultimamente iniziato a fare un passo indietro con i suoi progetti di ricerca, potesse mettere in pericolo la sua posizione di figura chiave della Umbrella. Spencer programmò il suo assassinio assieme a Wesker e William Birkin. Birkin infine prese il controllo delle sue ricerche.

Prodotti 

Un fattore che contribuisce al successo della Umbrella sono i loro prodotti commerciali e non-letali. Tali prodotti includono:
  • Adravil: un analgesico.
  • Safsprin: uno dei tre prodotti pubblico principali della Umbrella. Basato sull'Aspirina, può essere usato come trattamento per varie comuni malattie quotidiane.
  • Uspirim: Un altro prodotto basato sull'aspirina, introdotto nel finale good di Alyssa Ashcroft in Resident Evil: Outbreak.
  • Aqua Cure: Successo pubblico della Umbrella, Aqua Cure è un unguento usato su ferite aperte che ha reso la società famosa in tutto il mondo. Viene considerato come il prodotto pubblico primario della Umbrella ed è molto efficace. Molto simile al riccorrente First Aid Spray che appare spesso nella serie.
  • Valifin: Un prodotto medicinale non-canonico menzionato nella trasformazione in fiction di Resident Evil: Zero Hour di S.D. Perry, il Valifin e una medicina pediatrica cardiologica che ha come effetto collaterale il guasto dell'attività renale.
  • Regenerate: Un prodotto non-canonico (menzionato solo nei film) per la cura della pelle, in grado di rianimare le cellule morte e ringiovanire l'aspetto fisico. È presente solo nel teaser trailer di Resident Evil: Apocalypse, strutturato come una finta pubblicità della Umbrella Corporation. Lo "spot" dichiara che il prodotto è basato su una non meglio specificata T-cell formula, il che lascia intendere che sia in qualche modo collegato al Virus T. In origine il prodotto doveva anche apparire nel film, e non solo nel trailer, ma le scene che lo riguardavano sono state tagliate.[1]
  • Altri prodotti visti in tutti i giochi di Resident Evil, ma non limitato a, soft drinks, cosmetici, e armi da fuoco.

Armi da fuoco 

  • Sporting Int. Magnum Custom Edition Una pistola. Appare in Resident Evil Zero.
  • Incinerator Unit Un lanciafiamme. Appare in Resident Evil, Resident Evil 2.
  • Semi-Automatic Anti-Tank Rifle Un grande fucile usato per distruggere veicoli armati. Appare in Resident Evil, Resident Evil Zero.
  • Spark Shot Una pistola che spara elettro shock per controllare le sperimentazioni sugli animali. Appare in Resident Evil 2.
  • Mine Thrower Una pistola con speciali pallottole che esplodono se qualcosa passa vicino a loro, o colpisce una creatura. Appare in Resident Evil 3.
  • Elite Python Una versione modificata della Colt Python .357 Magnum.
  • Linear Launcher Un lanciarazzi che spara raffiche estremamente potenti al plasma. Appare in Code: Veronica.
  • Charged Particle Rifle Una pistola che carica molecole con particelle negative o positive che possono elettrizzare i bersagli o disattivare scudi elettrici e danneggiare oggetti elettronici che emettono pulsazioni elettromagnetiche. Appare in Resident Evil: Dead Aim.

Nord America 

  • Arklay Research Facility: Una struttura di ricerca collocata nella foresta di Raccoon, tra le montagne di Arklay, cammuffata dalla villa progettata da George Trevor per Ozwell E. Spencer negli anni '60. Umbrella condusse qui la maggior parte dei sui esperimenti sul Virus T, inclusa la creazione del Tyrant.La struttura fu distrutta nel 1998 dopo la fuoriuscita del virus.
  • Umbrella Research Center: Anche conosciuto come Management Training Facility, questa costruzione, creata nel 1968, fu gestita da James Marcus allo scopo di istruire i futuri ricercatori dell'Umbrella. Fu ufficialmente chiusa nel 1978, anche se Marcus continuò le sue ricerche là fino al suo assassinio nel 1988. Un'unità investigativa fu inviata nel 1998 per ispezionare la struttura per una possibile riapertura. Fu distrutta da William Birkin.
  • Unnamed Chicago Research Facility: La struttura dove John, il fidanzato deceduto di Ada Wong, lavorò prima di essere trasferito all'Arklay Research Facility. William Birkin era solito visitare questa struttura per condurre un seminario di allenamento mensile.
  • Raccoon City Underground Laboratory: Struttura che cominciò ad essere costruita verso la fine del 1991 per il solo scopo di ospitare il progetto del Virus T di William Birkin. L'unico modo di accedervi è attraverso un sistema a cabina di funivia dentro le fogne di Raccoon City, inoltre è anche collegata alla Management Training Facility.
  • Dead Factory: Anche conosciuto come Disposal Facility, questa struttura, nascosta in una fabbrica abbandonata a Raccoon City, era usata per la distruzione chimica dei soggetti degli esperimenti. Contribuì molto all'epidemia del virus in città.
  • Raccoon City Corporate Headquarters: Una grande struttura usata per testare la capacità combattiva delle B.O.W. Qui venne impiegato un siero (antivirus) sperimentale per debellare il T-Virus.
  • Raccoon City Hospital: L'Umbrella costruì un piccolo laboratorio nel semiterrato dell'ospedale della città. Questo laboratorio conteneva il MA-124 Hunters in serbatoi di contenimento, oltre che un equipaggiamento per la sintetizzazione di un vaccino contro il Virus T.
  • Umbrella Corporation Office and Research Facility: La principale corporazione di uffici dell'Umbrella era collocata nel centro di Raccoon City. Questa struttura era la sede pubblica dell'Umbrella. I laboratori contenevano gli Hunters e una unità di T-103 Tyrant. I ricercatori dell'Umbrella Linda e Carter scoprirono qui una curca del Virus T.
  • Classified Research and Testing Facility: Localizzato nell'area di Raccoon City, questa struttura fu costruita dopo che l'area fu distrutta e cancellata. Non si sa molto in proposito. Si sa che la Umbrella condusse test e ricerche e controlla l'aria circostante and per una qualche possibile minacce di contaminazione o intrusione. La struttura è inaccessibile a qualsiasi mezzo di trasporto escluso l'elicottero, ed è costruita dentro un cratere.

Altro 

  • Umbrella Russian Branch: l'ultima fortezza della Umbrella, si trova nella regione del Caucaso, nel sud della Russia. In superficie appare come una fabbrica chimica del governo, ma è finita sotto il controllo della Umbrella dopo la caduta dell'Unione Sovietica e viene mantenuta come copertura. Umbrella ha costruito degli impianti sotto la superficie per fare ricerche sui virus e sulle B.O.W.. Divenne la base principale delle operazioni Umbrella dopo che la compagnia cadde in disgrazia e ospitò il supercomputer U.M.F.-013 contenente tutti i dati sulle ricerche della compagnia. È stato qui che la Umbrella continuò le sue terrificanti ricerche e sviluppi sotto il comando di Sergei Vladimir fino al 2003. Uno dei maggiori successi di questa istallazione è stato il completamento di Talos, la più sofisticata arma bio-organica mai sviluppata dalla Umbrella.
  • Sheena Island: una piccola isola europea di proprietà della Umbrella. Ha ospitato una comunità di ricercatori che lavoravano per la compagnia ed ospitava segretamente la Tyrant Plant che effettuava la produzione di massa dei modelli T-103 (Mr. Xs).
  • Umbrella Medical, Parigi: Claire Redfield si infiltra brevemente in questa struttura nel corso di RE: Code Veronica e viene catturata dal capo della sicurezza, Rodrigo Juan Raval. In seguito, Morpheus Duvall ruba fiale di T e di G Virus, ed una fiala di Virus sperimentale T-G da questa stessa struttura.
  • Umbrella Europe Sixth Laboratory: questo complesso è responsabile della creazione dell'organismo parassita NE-T che permise la produzione del Nemesis.
  • Rockfort Island: una isola solitaria usata come residenza privata da Alfred Ashford dopo che questi aveva acquistato il terreno ed aveva mandato via gli abitanti locali. Ospitava anche un campo di prigionia "a prova di fuga", un complesso militare di addestramento per le Unità Speciali della Umbrella (incluso un laboratorio per la creazione dei B.O.W.) ed un aeroporto.
  • Umbrella Antarctic Facility: un complesso fatto costruire da Alexander Ashford per il suo progetto Code: Veronica. In seguito, Alexia Ashford, usò tale struttura per le sue ricerche su T-Veronica (ed il seguente T-Alexia).
  • Umbrella Atlantic Facility: un complesso di smaltimento su una isola senza nome nell'Oceano Atlantico. È verso questa struttura che la Umbrella inviava i peggiori fallimenti dei propri esperimenti perché venissero smaltiti ma, per ragioni sconosciute, venne chiuso. Fu usato come base operativa dal dirigente rinnegato della Umbrella Morpheus D. Duvall.
  • Umbrella UK Computing: apparentemente un centro di calcolo appartenente alla Umbrella, venne chiuso in seguito allo scandalo creato dal disastro di Raccoon City.

Unità paramilitari 

Spesso nella serie Resident Evil , furono introdotte parecchie unità paramilitari appartenenti alla Umbrella, che guidano complotti e forniscono nuovi nemici e alieni.

Unità di Forze speciali Umbrella 

Le Unità di Forze Speciali Umbrella furono introdotte per la prima volta in Resident Evil 2. La U.S.F.U. Alpha Team tentò di sottrarre un campione del G-Virus, causando la grande epidemia cittadina nel gioco. Il Delta Team appare nel prequel"Resident Evil Zero"; Il Delta Team fu inviato per far esplodere l'Ecliptic Express dopo il guaio accaduto, ma venne sopraffatto dai leccatori e annientato. Il Delta Team era sotto il comando diretto di Wesker e Birkin.
Fonte tratta dal sito .

fonte: http://wwwblogdicristian.blogspot.it/

sabato 30 dicembre 2017

il Sol Invictus: l'Emmanuel o Dio con noi




Anche chi appartiene alla religione essoterica cristiana è chiamato a riconoscere il valore esoterico della data simbolica del 25 dicembre. E’ indiscutibile sul piano storico che il 25 dicembre non è il dies natalis di Gesù, ma quello di un’altra divinità del pantheon ellenistico-romano, Mitra. Le due nascite sono state sovrapposte all’incirca tra la fine del III e l’inizio del IV secolo, e quella di Gesù ha progressivamente preso il posto e oscurato quella di Mitra, in un contesto di competizione tra il nascente culto cristiano e gli atavici culti pagani. Alla fine a vincere, soprattutto per ragioni storiche legate al declino dell’Impero romano e della sua facies culturale, fu il cristianesimo. Ma i Padri della Chiesa che spostarono la data della nascita di Cristo, il bambino divino, al 25 dicembre, non lo fecero in modo arbitrario e solo per mere questioni di leadership. Essi erano a conoscenza del significato simbolico del 25 dicembre, giorno consacrato al Sol Invictusche, passato il solstizio d’inverno, riprende il suo posto nel cielo dopo mesi di oscurità. Cristo è egli stesso il sole invincibile che abita dentro di noi e che, spazzando via le tenebre, illumina il mondo con la sua luce divina. Giovanni, nel prologo del suo Vangelo, lo dice chiaramente: “era la luce vera, che illumina ogni uomo, venendo nel mondo” (v 1,9). Nemmeno la morte poté vincere la luce vera, che invincibile trionfò persino su di essa.  

Chi è Cristo? Cristo è colui che trionfa sull’oscurità del mondo. Fu un essere umano in un periodo di tempo circoscritto, ed è sempre stata, è  e sempre sarà una vibrazione, una forza dinamica cosmica, la più pura e potente. Una vibrazione talmente potente che si incarnò in un essere umano vissuto 2000 anni fa e che sconfisse la morte. Dal punto di vista simbolico Christòs è colui che trionfa sui poteri corrotti del cosmo, su Chrònos, il tempo lineare che macina l’esistenza, e su Shaitan, l’avversario che nelle tre tentazioni del deserto appare a Gesù sotto forma di sostentamento fisico, del potere temporale e  delle ricchezze. Anche Mitra uccidendo il toro, simbolo delle forze ctonie della terra, e quindi della materialità, trionfa sui poteri di questo mondo. Dal punto di vista archetipico le vicende di Mitra (nel culto mazdeo più recente) e quelle di Cristo sono parallele: entrambi nascono da una vergine, affrontano un’impresa impossibile, muoiono e risorgono. Le loro storie traggono cioè origine da uno stesso mitema: la morte e rinascita dell’eroe. Con una differenza: Gesù è un personaggio realmente esistito, Mitra, invece, è un personaggio avvolto nelle nebbie della mitologia orientale. Ma su questo punto credenti cristiani da una pare e non cristiani o non credenti dall’altra imboccano sentieri differenti: per chi crede, non solo la morte ma anche la risurrezione di Cristo è stato un evento reale. Per chi non crede, invece, si tratta di un’invenzione della comunità cristiana primitiva. Al di là di come la si pensi sulla questione, anche i non cristiani sono chiamati, come scrivevo sopra, a riconoscere il simbolismo della nascita di Cristo. Egli è, dicevo, la luce interiore che illumina ogni essere umano, è il Logos cosmico chiarificatore di cui il Logos umano ne è un’emanazione. Dal punto di vista simbolico il Logos divino si fa carne dopo il solstizio d’inverno, giorno più corto dell’anno: all’abbassamento massimo dei raggi del sole durante il Solstizio (kénosis in greco, che è lo stesso termine utilizzato nel Nuovo Testamento per indicare la discesa del Logos e la sua incarnazione sul piano fisico in un essere umano), segue immediatamente l’ascesa gloriosa del Sole nel suo cammino di riconquista del cielo. L’ascesa del sole lungo l’arco dell’orizzonte simboleggia la trasfigurazione del mondo e la risurrezione di Cristo, che dopo la morte ascende al cielo, sedendo alla destra del Padre.

La luce cosmica è quella forza che per mandato divino si è fatta carne, decidendo di abitare in mezzo agli uomini. Essa, incarnandosi, è diventata l’Emmanuel, in aramaico il Dio-con-noi, che attraverso il doppio movimento di discesa e nel mondo e ascesa nel cielo rischiara il buio dell’anima. Perché Dio è con noi anche nelle condizioni più estreme: quando ci ammaliamo, quando la nostra vita è ridotta a uno stato larvale di lavoratori-consumatori, quando i poteri corrotti di questo mondo attentano alla sopravvivenza del mondo e complottano per impoverirlo, quando non abbiamo più nulla da perdere se non la nostra dignità. Dio è con noi, perciò la nostra dignità di esseri partecipanti - unici tra tutti gli animali - del Logos divino, non verrà mai meno. “Era nel mondo, e il mondo avvenne per mezzo di lui, ma il mondo non lo riconobbe” (Gv 1,10).

Buon Natale-Sol Invictus a tutti.

fonte: http://federicafrancesconi.blogspot.it/

Bogre, il martirio dei Catari che nessuno vuole ricordare

«Lo sterminio dei càtari? Non ci risulta». E’ una coltre di piombo quella che continua a velare la verità storica sulla devastante persecuzione che annientò la più importante eresia del medioevo europeo. Una strage di massa oscurata dall’oblio e dal negazionismo, al più minimizzata dal riduzionismo della pubblicistica cattolica, in interventi come quelli di Vittorio Messori e di altre personalità contigue al Vaticano. Estrarre memoria da quella remota vicenda resta un’impresa titanica: ed è la missione di Fredo Valla, regista di cultura occitana, impegnato nella produzione del documentario “Bogre”. Un viaggio sulle tracce dell’eresia dualistica che attorno all’anno Mille si affacciò a Bisanzio per poi propagarsi in Macedonia e Bulgaria, fino ad attestarsi in Bosnia Erzegovina per poi migrare in Lombardia, in Nord Europa e infine nella regione mediterranea e pirenaica oggi francese, l’Occitania: un sub-continente esteso dalle Alpi all’Atlantico, allora cementato dalla lingua d’Oc. Il termine “bogre”, spiega Valla, non indica semplicemente un abitante della Bulgaria: così era in antico, ma poi in occitano ha assunto il significato di persona infida, che maschera la verità. «Attorno al XII secolo, “bogre” divenne un insulto diretto ai càtari d’Occitania, colpevoli di una religione non ortodossa, simile per dottrina a un altro grande movimento eretico europeo, quello dei bogomili bulgari».
Catarismo e Bogomilismo, riassume il regista, reduce dalle prime riprese condotte in Bulgaria, «sono la testimonianza storica di un medioevo tutt’altro che buio e immobile come spesso viene rappresentato: le idee viaggiavano da un capo all’altro La colomba di Minerve, a memoria di una strage di cataridell’Europa, dai Balcani ai Pirenei, dall’Italia centro-settentrionale alla Bosnia». Proprio in Bulgaria, la troupe ha filmato i luoghi dell’eresia bogomila e raccolto le testimonianze dei più grandi esperti: «Abbiamo incontrato storici, filologi, archeologi. È stata la prima tappa, la seconda sarà in Occitania francese e poi seguiranno l’Italia centro-settentrionale, la Bosnia e Istanbul». La ricognizione filmica in Occitania rappresenta il cuore del documentario: «Qui la vittoria della Chiesa di Roma, delle armi dei crociati e dell’Inquisizione sui càtari, pose fine a un’idea di Dio che si voleva fedele alle origini, che predicava la pace, sosteneva l’eguaglianza sociale e – cosa inaudita a quei tempi – la parità uomo-donna». Fu lo sterminio di un mondo, aggiunge Valla, che ora promette di far entare gli spettatori «nella quotidianità dell’essere càtari e bogomili in quegli anni». All’eresia non aderirono solo i servi e i contadini che si opponevano all’alto clero, ma anche i feudatari e le classi mercantili e colte delle città.
«Sono tante le famiglie di alto lignaggio che abbracciarono la novità della dottrina càtara: a Firenze – spiega l’autore di “Bogre” – erano càtari personaggi che tutti conosciamo, come Farinata degli Uberti, il poeta Guido Cavalcanti e, secondo studi recenti, lo stesso Dante Alighieri». Eppure, nonostante il suo evidente ruolo storico, il Catarismo spesso viene considerato un fenomeno marginale. Innumerevoli documenti e tradizioni svelano i rapporti dottrinali e umani che unirono i dualisti dell’Est Europa a quelli dell’Ovest: «L’episodio che rappresenta al meglio il mondo di “Bogre” è il concilio càtaro che si tenne nel 1167 a Saint-Felix de Caraman, presso Tolosa: un concilio a cui parteciparono rappresentanti delle varie comunità càtare occitane e italiane (le comunità di Tolosa, Carcassonne, Albi e Aran, più Marco di Lombardia per l’Italia) e che vide tra gli invitati il bogomilo Nicetas, che trasmise lo Spirito Santo attraverso l’unico sacramento riconosciuto dai càtari, il “consolamentum”». È innegabile che tra i due movimenti religiosi ci fosse non solo un’affinità, ma rapporti  tutt’altro che sporadici. Entrambi condividevano una teologia drasticamente alternativa a quella cattolica: per càtari e bogomili, il mondo materiale era il frutto L'adorazione dei Magidi una “creazione dannata”, operata dal Dio Straniero, alla quale il Padre Celeste (signore del cielo, ma non onnipotente) non aveva potuto opporsi.
Può sembrare un espediente teologico: scagionare “Dio” dalla responsabilità del male presente nel mondo. Ma il sincretismo gnostico e proto-cristiano dei càtari ricorda da vicino la grande religione largamente diffusa nell’area mediorientale fino all’anno zero, quella dei Magi “venuti dall’Oriente” ad adorare il neonato di Betlemme. Era l’antica religione di Zoroastro, il mazdeismo, risalente al 1400 avanti Cristo, che aveva abolito i sacrifici animali (i càtari poi saranno addirittura vegetariani) e aveva aperto il sacerdozio alle donne (accanto ai Perfetti, il Catarismo ordinerà le Perfette). I Buoni Uomini, o Buoni Cristiani, erano casti e “francescani”, nonviolenti, contrari alla proprietà privata. La prima strage di massa, nel 1028, fu ordinata, suo malgrado, dal vescovo milanese Ariberto d’Intimiano, che interrogò i “bulgari” catturati a Monforte d’Alba, nelle Langhe: bruciateci pure, rispose il loro portavoce, così torneremo più velocemente al Padre Celeste. Il loro motto (“Noi non siamo del mondo, e il mondo non è nostro”) ricalca quello dei Sufi, con cui strinse un sodalizio Francesco d’Assisi. “Nel mondo, ma non del mondo; nulla possedendo, da nulla essendo posseduti”, è infatti il credo dei mistici islamici, da cui derivano i Dervisci Rotanti.
In piena “new age”, avverte una studiosa rigorosa come Lidia Flöss, autrice di importanti ricerche sull’argomento, il Catarismo è stato anche strumentalizzato, in modo superficiale, in funzione anti-cattolica. Uno dei massimi storici europei del fenomeno, il francese René Weis, interpreta l’adesione a quell’eresia come il bisogno del credente medievale di tornare agli ideali evangelici, in un’epoca dominata dal potere ecclesiastico, spesso corrotto. Fu lo stesso Bernardo di Chiaravalle a condurre una storica missione in Occitania: lo stile di vita dei càtari è esemplare, riferì al Papa il futuro San Bernardo, auspicando che il clero cattolico abbandonasse lussi e privilegi. Il pontefice non era dello stesso avviso: Innocenzo III bandì addirittura una crociata, in terra europea, per stroncare un’eresia che – attraverso l’adesione della classe dirigente, l’aristocrazia e la nascente borghesia artigianale e mercantile – metteva in pericolo il potere del Papato. Fonti storiche citate da Weis parlano addirittura di mezzo milione di morti, fra Crociata Albigese e Inquisizione. La tragedia scoppiò nel 1209, quando la cittadina rivierasca di Béziers, in Linguadoca, si oppose al diktatdei crociati: volevano che Béziers consegnasse loro i 200 eretici riparati fra le mura. René WeisDi fronte al rifiuto dei consoli, l’abate Arnaud Amaury – capo spirituale della crociata – avrebbe reagito nel modo più spietato: «Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi», è la frase (vera o presunta) che gli è stata attribuita, consegnandolo alla storia nel ruolo di carnefice.
La storiografia parla di migliaia di vittime. Lo choc per lo sterminio dell’intera popolazione di Béziers spinse il potente Re d’Aragona, Pietro II, a scendere in battaglia a fianco del conte di Tolosa, che difendeva – di fatto – la libertà di culto nelle terre occitane. Pietro II perse la vita nel 1213 combattendo cavallerescamente nella battaglia di Muret, ma la crociata devastò la regione fino al 1229. Si arrese Tolosa, ma non i suoi alleati: i cavalieri “faidits”, messi al bando, si rifugiarono nei castelli di montagna sui Pirenei, per proteggere gli eretici in fuga. Nel 1244, dopo nove mesi di assedio, cadde la fortezza di Montségur. L’ultima notte prima della resa, donne e soldati vollero ricevere il “consolamentum”, il battesimo càtaro, ben sapendo cosa li avrebbe attesi, l’indomani: furono 220 le persone arse vive nella spianata ai piedi del castrum, in quello che ancora oggi porta il nome di “Prat dels Cremats”. I càtari? Un fantasma scomodo: erano nullatenenti, vivevano di carità. Non veneravano nessun libro sacro: per loro, l’Antico Testamento (con la sua “terra promessa”) era opera del Dio Straniero. Non avevano neppure chiese, né templi: irriducibilmente anarchici, rifiutavano qualsiasi struttura organizzata. La comunità càtara, pur articolata in diocesi, non disponeva di beni materiali.
Il Catarismo aborriva la dimensione materiale del vivere, ripudiando la materia come “prigione dello spirito”: riparlarne oggi forse non è casuale, nel momento in cui è la stessa fisica a diffidare della percezione spazio-temporale, mentre la comunità scientifica rivaluta l’esegesi non teologica dei cosiddetti testi sacri. Lo stesso Mauro Biglino, che traduce la Bibbia alla lettera «scoprendo che in quelle pagine non c’è nessun Dio», ricorda che il “format” cattolico (con i suoi dogmi) si affermò soltanto nel 325 dopo Cristo, per il volere politico dell’imperatore Costantino, «a spese di tutti gli altri Cristianesimi dell’epoca, che erano decine, a partire da quelli gnostici». In quella corrente si colloca certamente il Catarismo, che invoca la divinità “celeste” con queste parole: «Facci conoscere ciò che Tu conosci». Per i càtari, il vero Graal è, appunto, la conoscenza, al quale il credente può aspirare in modo autonomo, senza alcuna mediazione sacerdotale. Di fatto, il Catarismo nega alla religione il Fredo Vallaruolo di struttura sociale al servizio del potere politico: i Buoni Cristiani proibivano di giurare, in un’epoca in cui proprio sul giuramento si fondava l’investitura feudale, e non riconoscevano alcuna legittimazione alle autorità terrene, né ai confini tra le nazioni.
L’atteso lavoro cinematografico di Fredo Valla si basa su fonti storiche e dati d’archivio, nonché su consulenze autorevoli come quella di Maria Soresina e del Centro Ivan Dujčev di Sofia, una delle più importanti istituzioni accademiche bulgare, senza dimenticare il Cirdoc, la Mediateca Occitana di Béziers, nonché l’Istituto Internazionale Lorenzo de’ Medici di Firenze. Il documentario sarà completato grazie al contributo fondamentale del crowdfunding: anche una piccola donazione può essere importante, per una produzione che accanto a Valla (autore e regista) vede impegnati Andrea Fantino ed Elia Lombardo (fotografia, suono, montaggio) con Ines Cavalcanti della Chambra d’Oc (produzione). «Abbiamo deciso di lanciare questa campagna di crowdfunding per condividere il nostro lavoro di ricerca e continuarlo in Occitania, dove nasce la parola “bogre”, e dove in fondo nasce il nostro film documentario». Proprio l’attuale Midi francese sarà la tappa più importante del viaggio. «Abbiamo intenzione di mantenere un metodo di lavoro attento alla storiografia e ai documenti più attendibili», assicura il regista. «Vogliamo che la storia di “Bogre” contribuisca alla storia dei “bogre”, di chi quel nome se l’è trovato appiccicato come un insulto dal momento in cui ha scelto una fede diversa da quella dominante». Una storia di idee che camminano, e che lottano per non essere dimenticate.
(Sul sito “Produzioni dal basso” è possibile concorrere alla realizzazione del documentario “Bogre”, il viaggio condotto da Fredo Valla sulle tracce di Catari e Bogomili, tra Bulgaria e Francia sud-occidentale).

fonte: http://www.libreidee.org/

martedì 26 dicembre 2017

GENDER: bambole con il sesso opposto e BUCO DEL CULO in bella mostra. Attacco alla psiche dei bambini per mano di ONG!

Il motto dei nostri governanti è creare il caos. Sferrano attacchi in ogni direzione. Adesso è il momento dei bambini per diffondere una teoria PSICOPATICA. La cosiddetta TEORIA GENDER. 
In Brasile, il governo di Goiás, nascondendosi dietro ad un’opera di volontariato, grazie all’ausilio della ONG OVG. per Natale sta distribuendo giocattoli in tutti i comuni dello stato con bambole di nuova generazione:
Bambole di sesso femminile con PENE.
Bambole di sesso maschile con VAGINA e ROSSETTO. 
E ciliegina sulla torta un gran bel BUCO DEL CULO in evidenza!
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Avete capito l’opera di volontariato che svolgono i psicopatici? Chi presta la propria opera in queste organizzazioni è un CRIMINALE!!
Fino a qualche anno fa, le bambole non avevano il sesso di riproduzione. Adesso, non solo lo mettono, ma al contrario e ci hanno aggiunto pure il BUCO DEL CULO in bella evidenza. 
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Ma dove cazzo ci stiamo dirigendo?
Oh gente o ci si sveglia o saran CAZZI DA CAGARE per tutti quanti. 

Siamo in guerra!
fonte: https://disquisendo.wordpress.com/