CRISTO MORTO - ANDREA MANTEGNA

giovedì 9 agosto 2018

lo scandalo sessuale dei marianisti di Pallanza del 1904


Non è agevole rintracciare nella storia del clero cattolico attività riconducibili alla pedofilia. Al pari di tutte le altre attività di tipo sessuale, la sodomia era celata e pubblicamente condannata dallo stesso clero. Ad esempio negli Statuti di Orvieto, XV secolo, redatti da papa Alessandro VI, la sodomia era punita con sanzioni pecuniarie e corporali, di intensità ridotta per l'adolescente, ovvero il minore di 14 anni, rispetto all'adulto. All'epoca la pedofilia non era ancora distinta dalla sodomia. Tali fattispecie di reato costituirono lo spunto per spargere voci contro i personaggi più influenti e di rilievo della Chiesa cattolica. In altri casi, comprovati, esistono documenti processuali o conciliari e resoconti di cronisti e storici che accusano membri del clero cattolico di aver compiuto atti di pedofilia. Nell'estate del 1907 la stampa dell'epoca riportò una serie di abusi sessuali su minori che provocarono in tutta Italia violenti moti anticlericali. Tra questi il caso dei Marianisti di Pallanza, accaduto alcuni anni prima, il cosiddetto “Scandalo Fumagalli”e lo scandalo dell'educatorio di Alassio dove Don Bretoni fu accusato di sevizie sessuali ai danni di un ragazzo tredicenne. 
Ripercorriamo quegli eventi. 
Nel gennaio del 1904 scoppiò uno scandalo nelle estreme frange della santa casta: nel Collegio dei marianisti di Pallanza (oggi Verbania) il sacerdote Eugéne Burg fu accusato di abusi sessuali su due alunni quattordicenni, ovvero di essersi abbandonato ad atti libidinosi secondo le parole dei ragazzi.


Chi sono i marianisti? La Società di Maria è un istituto maschile di diritto pontificio. I membri di questa congregazione clericale, detti marianisti, pospongono al loro nome la sigla S.M. La congregazione fu fondata da Guillaume-Joseph Chaminade. Ebbe l'intuizione di istituire una nuova famiglia religiosa nel santuario di Nostra Signora del Pilar di Saragozza, dove si era rifugiato nel 1797. Tornato in patria, Chaminade organizzò a Bordeaux un'associazione di fedeli intenzionati a ri-evangelizzare la Francia dopo la Rivoluzione. Il 2 ottobre del 1817 i suoi membri si riunirono dando inizio alla nuova congregazione. La Società di Maria ottenne il pontificio decreto di lode il 12 aprile del 1839. Pio IX approvò l'istituto nell'agosto del 1865. Della congregazione esiste anche il ramo femminile delle Figlie di Maria Immacolata, dette marianiste, fondato nel 1816 da Chaminade. Il fondatore della Società di Maria è stato beatificato da Giovanni Paolo II il 3 settembre del 2000.



Torniamo al 1904. Il marinista Burg fu arrestato ed il collegio chiuso.

Il quotidiano Il Tempo fornì una descrizione del marinista Burg: "Chi era padre Burg? Un alsaziano, profugo dalla Francia, dove non avevano voluto saperne dell'opera sua educativa e del suo ordine; nell'abito marianistico, corretto nei modi, gentilissimo sempre, angoloso e acceso nel viso magro, con un leggero tremito costante alle mani, era notissimo ivi e dintorni; delle qualità morali ed educative sue e dell'ordine, al quale egli appartiene, aveva dato ampio affidamento il cavalier Viacci, e perciò nessuno avrebbe mai pensato alla possibilità di un'accusa quale è l'attuale”. Il giornale socialista L'Aurora scrisse che “a Pallanza è successo quello che fatalmente doveva succedere e succederà nello stolido sistema di far educare i figli da tonsurati, i quali nella loro pazzesca libidine trascinano una vita delle più infami”. Ancora Il Tempo titolava “Le infamie del convitto dei marianisti a Pallanza. Le turpitudini innominabili del padre gesuita Burg”. Nel frattempo padre Burg, seguendo il consiglio dei confratelli, fuggì abbandonato il collegio a bordo di una carrozza e di lui si persero le tracce. Sempre il quotidiano Il Tempo scrisse che “mentre il cuore sanguina a vedere giovinetti innocenti così infamemente deturpati da questo assassino di anime giovanili, sfuggito alla pena con una sollecita corsa all'estero consigliatagli dai capi, ci domandiamo quale possa essere per avventura la responsabilità dei suoi colleghi marianisti del Convitto; pur troppo l'interesse fa dire da alcuni che la colpa di uno non offende tutto l'ordine”.


La cittadinanza era offesa per l'accaduto, tanto che i quotidiani titolarono “non trascriviamo le invettive che il popolo lancia contro questi forestieri”. Fu richiesto l'intervento del Consiglio Scolastico provinciale per far si che “l'onore della città sia incontaminato”. Ancora Il Tempo, qualche giorno dopo la chiusura del convitto, che “qui infatti sorge una curiosa questione, nella quale noi auguriamo che l'autorità intervenga a tagliar corto ed a liberare il paese da tutta questa immondizia marianistica”. Tra la popolazione civile la tensione andò crescendo quando fu informata che l'autorità giudiziaria aveva le mani legate poiché mancava la querela di parte. Molti cittadini lessero in questa presa di posizione la volontà di non procedere per mettere tutto a tacere. Quasi ogni giorno venivano organizzate in molte città discussioni e comizi sui fatti di Pallanza, nei quali intervenivano personaggi di ogni estrazione politica a condannare o appoggiare la presenza delle congregazioni religiose nel settore educativo e scolastico del paese.


Lo scandalo dei Marianisti di Pallanza ebbe uno strascico che durò per diversi anni, fino a collegarsi ad altri scandali simili dall'estate del 1907. Il 20 luglio fu arrestato don Carlo Riva per abusi sessuali su una fanciulla nell'asilo milanese gestito da suor Giuseppina Fumagalli, e per questo destinato a passare alle cronache come lo Scandalo Fumagalli. Nel giro di pochi mesi esplosero altri casi tra cui lo scandalo dell'educatorio di Alassio dove don Bretoni fu accusato di sevizie sessuali ai danni di un ragazzo di 13 anni. Pochi giorni dopo scoppiò il caso di Trani dove delle suore furono denunciate al procuratore del Re per maltrattamenti ed inganni. Lo scandalo più eclatante scoppiò il 31 luglio nel collegio dei Salesiani di Varazze sulla base di una denuncia della signora Besson. La donna, dalla lettura del diario del figlio, appurò che all'interno del collegio si svolgevano messe nere tenute in costume adamitico. Inoltre, durante le celebrazioni di questi riti, vi erano atti sessuali tra frati, le suore del vicino collegio Santa Caterina e gli alunni convittori. Lo scandalo assunse proporzioni gigantesche quando giunse al popolo la notizia del tentativo di arresto di don Musso, che nel frattempo si era dato alla fuga, e delle conseguenti proteste della Segreteria di Stato della Santa Sede e Pio X, che accusavano la propaganda massonica e socialista di aver imbastito una campagna contro il Vaticano. Scoppiarono in molte città moti anticlericali che si conclusero con un morto e 20 feriti.


Il 5 agosto la Santa Sede reagì con un comunicato ufficiale nel quale riportava che “da ottima fonte documentata possiamo affermare quanto segue: la presente campagna anticlericale è sostenuta col denaro della massoneria francese. Tra la recente campagna elettorale e quella attuale del teppismo di penna e di piazza contro le case religiose, la massoneria francese ha speso in Italia circa 150.000 lire”. 
Tra il teppismo da penna, o di piazza, ed il reato di abuso di minori vi è una bella differenza. 
Forse a Roma questo non l'hanno ancora capito.

Fabio Casalini


fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.com/


Bibliografia

Massimo Centini, I sacri crimini, Piemme 2018


Enrico Oliari, L'omo delinquente. Scandali e delitti gay dall'Unità a Giolitti, Prospettiva Editrice, cit. in Giuseppe Iannaccone, «Quando gli omosessuali facevano cronaca (nera)»,il Giornale, 9 marzo 2007

Enrico Oliari, Pallanza 1904: il terribile Scandalo dei Marianisti

Il Corriere della Sera del 20 luglio 1907

Il Tempo del 17 dicembre 1904

Il Tempo del 20 dicembre 1904

L'Aurora del 17 dicembre 1904

Claudio Rendina, La santa casta della Chiesa - I peccati del Vaticano - L'oro del Vaticano, Newton saggistica 2013


FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

domenica 5 agosto 2018

il miracolo dell'ostia sanguinante di Bolsena


Pietro da Praga, umile sacerdote boemo, nell'estate del 1263 decise di recarsi in pellegrinaggio a Roma per pregare, intensamente, sulla tomba di Pietro. Il motivo del lungo viaggio risiedeva nel trovare sollievo dai ricorrenti pensieri che l'allontanavano da alcuni aspetti della fede. L'uomo di chiesa si arrovellava alla ricerca della reale presenza di Cristo nell'ostia e nel vino consacrati [in teologia la transubstanziazione o transustanziazione è il termine che indica la conversione della sostanza del pane nella sostanza del corpo di Cristo e della sostanza del vino nella sostanza del sangue di Cristo. Questa conversione avviene durante la celebrazione eucaristica, quando il celebrante invoca il Padre affinché mandi lo Spirito Santo che trasformi il pane ed il vino in corpo e sangue di Cristo]. Il soggiorno romano lo rassicurò. Pietro da Praga decise d'intraprendere, nuovamente convinto della vera fede, il viaggio di ritorno. Percorrendo la Cassia decise di fermare il suo cammino a Bolsena. Nell'antico borgo il sacerdote fu nuovamente assalito dai dubbi di fede. Il giorno successivo, malgrado lo scuotimento dell'anima, decise di celebrare messa presso la chiesa dedicata a Santa Cristina. Quello che avvenne durante la celebrazione è un misto di leggenda e storia. Secondo quando tramandato dalla tradizione, al momento della consacrazione l'ostia iniziò a sanguinare sul corporale. Pietro da Praga, impaurito, cercò di nascondere l'evento concludendo regolarmente la messa. Il sacerdote avvolse l'ostia nel corporale. Alla conclusione della celebrazione fuggì in direzione della sacrestia. Alcune gocce di sangue fuoriuscirono dal corporale cadendo sul marmo del pavimento e sui gradini dell'altare [il corporale è un oggetto liturgico utilizzato durante la celebrazione eucaristica dalla chiesa cattolica e da altre confessioni cristiane. E' costituito da un panno di tela di lino inamidato. Il suo nome deriva dal fatto che, ponendovi sopra l'ostia transunstanziata che è divenuta corpo di Cristo, sostiene il corpo di Cristo stesso]. Secondo la tradizione, Pietro da Praga si recò immediatamente da papa Urbano IV, che in quel momento si trovava ad Orvieto, per riferirgli l'accaduto. Il Papa inviò a Bolsena il vescovo di Orvieto per accertare la veridicità degli eventi. Urbano IV, rassicurato dalle parole del vescovo, dichiarò la soprannaturalità dell'evento. Il Papa decise di ricordare il miracolo dell'ostia sanguinante estendendo a tutta la cristianità la solennità chiamata Corpus Domini, nata nel 1247 a Liegi per celebrare la reale presenza di Cristo nell'eucaristia. Il riconoscimento della solennità s'inserì nella contrapposizione tra l'idea predominante, l'esistenza della transubstanziazione, e la tesi di Berengario di Tours, secondo il quale la presenza eucaristica di Cristo non era reale ma simbolica. La storia supera le contrapposizioni, come un torrente che conosce la strada per giungere al lago. Per custodire il corporale fu edificato, a partire dal 1290, il duomo di Orvieto. Urbano IV decise di affidare a Tommaso d'Aquino il compito di preparare i testi per la liturgia delle ore e per la messa della festività. Il Papa decise inoltre che la solennità del Corpus Domini dovesse essere celebrata ogni primo giovedì dopo l'ottava di Pentecoste. 


Quello che divenne famoso come il miracolo di Bolsena era il primo caso di comparsa di sangue sul cibo? Assolutamente no, storicamente sono documentati almeno altri ottanta casi. Nel 332 avanti Cristo i soldati di Alessandro Magno, impegnati nell'assedio di Tiro, furono terrorizzati dalla comparsa di sangue sulle pagnotte. Con l'avvento della cristianità ed il trascorrere dei secoli questo strano evento si manifestò ripetutamente. Sanguinarono le ostie a Parigi nel 1290, a Bruxelles nel 1369 e nel 1379 e a Wilsnack nel 1383. La comparsa del sangue su cibo non si arresto! Sangue sul pane ancora a Chalons, in Francia, nel 1792. Sangue sulle ostie, sul pane e sulla polenta. Nel 1819 a Legnaro, provincia di Padova, la comparsa del sangue sulla polenta nella casa di un contadino comportò un'incredibile manifestazione di timore ed incredulità da parte degli abitanti del borgo. Il fenomeno non si arrestò nell'umile casa di Antonio Pittarello, il contadino, ma il fenomeno si diffuse di casa in casa. Questi eventi accaddero in un periodo un cui la scienza iniziava a possedere strumenti atti a comprendere determinate manifestazioni. Anche la Chiesa decise di intervenire. Padre Pietro Melo fu inviato ad indagare sugli eventi. A differenza dei fatti di Bolsena, da alcuni definito miracolo, il Vaticano volle indagare su una possibile infestazione diabolica. Padre Melo concluse che la sostanza rossa era dovuta ad un prodotto della fermentazione. Il clamore della polenta sanguinante fu tale che anche l'Università di Padova decise d'indagare. Un medico della cittadina di Piove, Vincenzo Sette, giunse alla conclusione che la sostanza simile al sangue era una muffa che cresceva in ambienti umidi e caldi. Nel frattempo un farmacista, Bartolomeo Brizio, intraprese delle indagini private. Il giovane studioso concluse che la sostanza era un organismo vivente che battezzò Serratia Marcescens, Serratia in onore del fisico Serrati e Marcescens perché l'organismo giunto a maturazione marcisce e si decompone velocemente in una massa viscosa. 


Alla luce delle spiegazioni scientifiche è interessante rileggere gli eventi che condussero al miracolo di Bolsena, che miracolo chiaramente non è. Nel procedere mi avvalgo delle parole dell'antropologo Alfonso Maria di Nola che, in un articolo apparso sul Corriere della Sera del 26 marzo del 1995, evidenziò che nel periodo a cavallo tra il 1200 ed il 1300, esattamente lo stesso periodo del fantomatico miracolo di Bolsena, la Chiesa era testimone di una lunga controversia tra domenicani e francescani circa la transubstanziazione, cioè della reale o simbolica presenza di Cristo nel vino e nel pane. Seguendo il percorso dell'antropologo di Nola, la situazione produsse una folla di miscredenti e di dubitanti che alcuni miracoli avrebbero potuto convincere, piegandoli alla resi della reale trasformazione dell'ostia nel corpo di Cristo. Esattamente quello che avvenne secondo Maurizio Magnani: Papa Urbano IV sfruttò l'evento di Bolsena, che noi uomini moderni ed illuminati sappiamo dovuto ad un organismo vivente che velocemente si decompone, per sancire il dogma della reale presenza di Cristo nelle ostie consacrate. 
Urbano IV estese a tutta la cristianità la solennità del Corpus Domini, già festeggiata nella diocesi di Liegi dal 1247. 


Il dogma della transubstanziazione fu fissato nel 1551 dal Concilio di Trento. 
Ritengo utile ricordare che il miracolo di Bolsena fu riprodotto da diversi studiosi, tra cui Johanna C. Cullen e Luigi Garlaschelli, ricercatore del dipartimento di chimica organica dell'Università di Pavia. 
Le reliquie contenute del Duomo di Orvieto sono state oggetto di analisi scientifica? 
Purtroppo la Chiesa non ha mai permesso l'analisi delle reliquie. Nel 1978 il vescovo di Orvieto provò a chiedere che tali reliquie fossero analizzate ma la richiesta fu respinta dal capitolo, un'assemblea di presbiteri e religiosi dotata di autonomia giuridica, della cattedrale di Orvieto. 
Le ripetute analisi e gli esperimenti atti a riprodurre, con successo, gli eventi di Bolsena, e di molti altri luoghi, ci permettono di concludere che ancora una volta la scienza spiega esattamente fenomeni ritenuti miracolosi da una parte della società. 

Fabio Casalini

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.com/

Bibliografia 

Andrea Lazzarini, Il miracolo di Bolsena. Testimonianze e documenti dei secc. XIII e XIV, Roma, Storia e Letteratura, 1952 

Filippo Gentili, Il miracolo eucaristico di Bolsena, Torino, Elledici, 2006 

Maurizio Magnani, Spiegare i miracoli. Interpretazione critica di prodigi e guarigioni miracolose, Bari, Edizioni Dedalo, 2005 

Silvano Fuso, Pinocchio e la scienza. Come difendersi da false credenze e da bufale scientifiche, Bari, Edizioni Dedalo, 2006 

Luigi Garlaschelli, Miracoli microbiologici, articolo del 28 marzo 2001 per il sito Cicap.org

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

mercoledì 25 luglio 2018

il Contattismo tra simboli e fini sinistri

Certi simboli sono simili a briciole che spazziamo via dalla mensa, finito di desinare. 

Rivelatori sono le icone di gruppi che ruotano attorno a contattisti, channelers, “profeti” dei tempi finali.

L’Ordine francese di Melchisedec, confraternita che mira ad eliminare il denaro, le religioni tradizionali e la guerra, annovera esponenti che asseriscono di essere in contatto con extraterrestri. La setta usa come emblema un cosiddetto sigillo di Salomone. All’interno dell’esagono formato dall’intersezione dei due triangoli è effigiato un quadrangolo in cui sono inscritti dei cerchi concentrici. Nelle punte della stella sono istoriati glifi dalle forme per lo più irregolari. [1]

I latori dei messaggi pseudo-mistici propinati da Ashtar Sheran di solito si identificano attraverso l’iconografia dell’ufonauta: sul palmo della mano destra aperta in segno di saluto brilla un astro a sette punte. Sulla divisa di Ashtar Sheran, sedicente Comandante della flotta spaziale interplanetaria, fa bella mostra di sé il sigillo di Salomone, dall’aspetto di un cristallo rutilante in modo da suggerire tridimensionalità. Le rivelazioni del lungicrinito visitor risalgono al 1952, quando il tedesco Georg Van Tessel compì un tour su un disco volante. Tessel fondò a Berlino il Centro della pace: ne originarono conventicole confluite in gran parte nella famigerata Federazione galattica ...



Il Centro studi fratellanza cosmica (C.S.F.C.), fondato da Eugenio Siragusa nel 1963, esibisce uno “stemma” in cui è rappresentato un ricognitore adamskiano, sotto il quale sono raffigurate due stelle a cinque punte da cui si dipartono due avambracci che si stringono fraternamente. Il Centro fu voluto dal cultista catanese che, secondo la sua testimonianza, il 30 aprile 1962, incontrò per la prima volta sul Monte Sona (massiccio dell’Etna), alcuni visitatori non terrestri, ricevendo il solito messaggio di amore e fratellanza. Il C.S.F.C., dopo la morte di Siragusa, è diventato punto di riferimento per i contattisti italiani, sebbene abbia poi patito divergenze e scissioni.

Il più importante discepolo di Siragusa è lo stigmatizzato e contattista Giorgio Bongiovanni, fondatore di “Nonsiamosoli”: il movimento usa come logo un sole su cui si staglia un’aquila al naturale. Il sole è circondato da sette stelle a cinque punte. In basso si leggono le lettere greche alfa ed omega, con la prima minuscola e l’altra maiuscola.

Il Movimento raeliano, creato dal giornalista francese Claude Vorilhon, che ha poi cambiato il proprio nome in Rael, ha adottato come “insegna” il sigillo di Salomone in cui è inscritto uno swastika. Rael afferma che il Dio della Bibbia è, in realtà, da identificare con gli Elohim, scienziati extraterrestri, esperti nell’ingegneria genetica. Vorilhon sostiene di ricevere i suoi messaggi da un ufonauta che ha descritto come alto circa un metro e venti, con lunghi capelli neri, occhi a mandorla, carnagione olivastra. L’ex cronista, che è riuscito con il suo credo materialista a radunare attorno a sé circa 60.000 proseliti, ritiene che gli uomini possano conseguire l’immortalità attraverso la clonazione. Dopo di che saranno degni di ricongiungersi ai Creatori.

Una frangia cultista, che afferma di essere in contatto con i Siriani, si fregia di una sfera contenente un tetraedro rotante decorato da tre volute. Di solito, però, i vari gruppi che si richiamano ai “maestri” di Sirio esibiscono il sigillo di Salomone (di nuovo!): al suo interno spicca l’occhio onniveggente, attorno è disegnato un circolo. Nella maggior parte dei casi gli emissari dei Siriani usano come contrassegno la Stella di David cui sono intrecciati una croce greca e due archi. (Immagine in testa all'articolo)

Come si vede da questa rapida ed incompleta rassegna, un fil rouge collega quasi tutte le organizzazioni di contattisti dagli anni ’50 del XX secolo ad oggi. E’ un simbolo che evoca, attraverso il significato assunto in questi ultimi secoli, un centro di potere.

Credo che i corifei del cultismo (Adamski, Angelucci, Fry, Williamson…) fossero in buona fede, ma le loro esperienze, i loro abboccamenti con esseri delle stelle non sono, a differenza di quanto opina Roberto Malini, fantasie e leggende urbane, quanto i prodromi di un’acclimatazione allo sbarco di visitatori “saggi e benevoli”. Che dietro questa fenomenologia si nasconda un agente terrestre o allotrio, poco importa, giacché è indubbia un’intenzione sinistra, il fine di gettare le basi per un Nuovo ordine dove l’ecumenismo cosmico è la controparte del mondialismo, inteso come dittatura planetaria.

George Adamski

Certo, il contattismo è realtà tutto sommato marginale, il cui influsso sull’opinione pubblica è limitato, sebbene persistente da più di cinquant’anni. Tuttavia dipingendo un quadro edulcorato della questione aliena, esclude in toto non solo lo spinoso problema dei rapimenti, ma anche l’atroce scenario delle mutilazioni animali ed umane. D’altronde se chiediamo ad un ufologo ottimista o ad un canalizzatore che cosa pensi delle abductions e delle mutilazioni, ci risponde che non bisogna alimentare le energie negative, occupandosi di questi temi. E’ giusto non concentrarsi su aspetti foschi, ma ignorarli non significa che non esistono.

L’”ecologismo” a senso unico, la responsabilizzazione dell’uomo comune in cui è instillato il senso di colpa, l’abitudine a scagionare i governi, l’ingenua celebrazione della scienza e del progresso sono costanti che, presenti in nuce in Adamski, si sono poi ingigantite sino all’attuale contattismo del tutto indistinguibile per ideologia dalle più bieche correnti globalizzatrici.

Come è ovvio, lo scempio indicibile della geoingegneria clandestina che sfigura la Terra non trova neppure lo spazio di un millimetro quadrato nelle frange cultiste. Ciò dovrebbe indurre a riflettere.


[1] La Stella di David o sigillo di Salomone è un simbolo molto diffuso nelle culture del mondo antico. L’interpretazione tradizionale vi vede un triangolo “acqueo” (femminile, orientato verso l’alto) ed uno “igneo” (maschile, rivolto verso il basso) che, insieme, rappresentano un concluso sistema dualistico. La stella a sei punte è rintracciabile spesso nei graffiti della regione alpina ed in contesti culturali, come quello cinese, che non dipendono dalla tradizione ebraica.
[2] Lo swastika è simbolo cosmico, di movimento e di ciclicità, diffuso un po’ in tutto il mondo.
Fonti: 
Enciclopedia dei simboli, a cura di H. Biedermann, Milano, 1991 s.v. stella di David e svastika
R. Malini, Dizionario enciclopedico degli U.F.O., s.v. Bongiovanni, Raeliani, Siragusa
J. Vallée, Messaggeri di illusioni, Milano, 1984, passim

Fonte: zret.blogspot.it

fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/

sabato 21 luglio 2018

Matera














fotografie di Massimo Listri
Galleria Jannone
Milanesiana 2018

c'è una splendida pulizia in queste foto di Matera di Massimo Listri. magari Matera non è così, ma così sembra.
così piace, senza polvere, senza tempo.

fonte: http://nuovateoria.blogspot.com/

mercoledì 18 luglio 2018

Renzi e Astori all'ombra del ciglio infranto...

4 MARZO 1943

Dice che era un bell'uomo
e veniva, veniva dal mare...
parlava un'altra lingua...
però sapeva amare;
e quel giorno lui prese mia madre
sopra un bel prato...
l'ora più dolce
prima di essere ammazzato.


Così lei restò sola nella stanza,
la stanza sul porto,
con l'unico vestito
ogni giorno più corto,
e benché non sapesse il nome
e neppure il paese
m'aspetto' come un dono d'amore
fino dal primo mese.

Compiva sedici anni quel giorno
la mia mamma,
le strofe di taverna
le cantò a ninna nanna!
e stringendomi al petto che sapeva
sapeva di mare
giocava a far la donna
col bimbo da fasciare.


E forse fu per gioco,
o forse per amore
che mi volle chiamare
come nostro signore.
Della sua breve vita, il ricordo,
il ricordo più grosso
e' tutto in questo nome
che io mi porto addosso.

E ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino
per la gente del porto
mi chiamo Gesù bambino.
E ancora adesso che gioco a carte
e bevo vino
per la gente del porto
mi chiamo Gesù bambino.



Il 4 Marzo 2018 non è stato il giorno di "pace" narrato nella canzone di Lucio Dalla, ma come la canzone, è stato un giorno di purificazione, di morte e rinascita simbolica, celebrativa di un passaggio importante per la storia politica del nostro paese.
Questo a livello sublimale lo hanno percepito anche milioni di cittadini che hanno votato più di altre tornate elettorali, stanchi di non poter più essere rappresentati democraticamente, stanchi di governi del Presidente o governi calati dall'alto. 
Una data importante per un evento importante, non le solite elezioni di routine, ma quelle che avrebbero cambiato (almeno nel gioco delle apparenze) lo scenario politico e che proprio per questo motivo andavano supportate in termini forti simbolici.
In perfetta sincronia con le votazioni accade un evento curioso, apparentemente slegato dalla sconfitta elettorale di Renzi, accade una tragedia, forse una fatalità.
Muore Davide Astori, capitano della Fiorentina, numero 13, di 31 anni.
Ci abbandona di notte nella stanza dell'Hotel che ospitava la sua squadra in trasferta per la partita di campionato contro l'Udinese. I suoi compagni di squadra lo aspetteranno invano la mattina seguente fino alla terribile scoperta del decesso senza una causa apparentemente plausibile.
La partita è stata successivamente sospesa e tutto il mondo del calcio, la città e l'intera nazione ha salutato il giovane capitano dei Viola precocemente scomparso.
Il calciatore era in perfetta salute e questa morte ha sorpreso un po' tutti, tanto che è stata aperta un'indagine per omicidio colposo.
Nessuno di noi sa cosa sia successo esattamente e, nel massimo rispetto del dolore dei familiari ed amici, proveremo ad indicare una strada alternativa per tracciare un parallelo simbolico tra la sua morte e la "morte" simbolica di un altro leader fiorentino, ovvero il segretario del PD, uscito tragicamente sconfitto da queste strane elezioni di Marzo.


Per noi cospirazionisti il caso non esiste e nel caso dovesse esistere, comunque contribuisce ad edificare un'assonanza significativa tra due eventi apparentemente distanti tra loro. L'assonanza va ad incidere simbolicamente a livello sottile, e da questo piano metafisico si riflette nel mondo fisico.
Gli eventi in questione come avete capito potrebbero essere correlati, perché questa è la prassi storica di un linguaggio di antica fattura che viene portato avanti dal potere per comunicare, annunciare,  celebrare ed omaggiare una nuova vita, un nuovo arrivo, un nuovo leader. 
Morto un Papa se ne fa un altro, recitava un vecchio detto popolare.
Davide Astori condivideva a livello suggestivo diverse cose con il suo omonimo simbolico Renzi, entrambi erano i capitani della propria squadra, entrambi "giocavano" a Firenze, il primo nella squadra di quella città, il secondo era nato in quella città.
C'è anche il legame tra diverse/uguali competizioni, calcio e politica, di simile impatto emotivo ed evocativo.
Entrambi muoiono diversamente all'ombra di un giglio infranto e non si capisce se questo Giglio magico muoia con loro o, più semplicemente, li guardi andar via verso altri mondi, dopo averli diversamente utilizzati per fini sovrastrutturali e continui il suo lavoro oscuro dietro le quinte con concordia.
Il 4 Marzo verrà ricordato dai loro spiriti come un brusco addio, ma questa data non contempla solamente la scomparsa dai loro mondi, prevede anche una nuova nascita successivamente celebrata.
Per ingraziarsi gli dei evocati, l'oracolo necessita talvolta di sacrifici di innocenti con il sangue.
Davide Astori oltre ad essere stato il leader del Giglio come è stato Matteo Renzi, indossava in campo il numero 13, numero fondamentale per una certa ritualità e per un certo linguaggio esoterico, ed aveva 31 anni (palindromo di 13) come il nuovo nato, ovvero, il leader del partito della maggioranza relativa Di Maio dei 5S.
Sono curiose queste assonanze, queste coincidenze significative, forse troppe, forse solo casuali, comunque interessanti da analizzare.


Annunciazione della fine politica di Renzi, messaggio augurale al nuovo DI MAIO, rinato come futuro leader politico, della stessa età della vittima sacrificale immolata al tempio del potere, ovvero il capitano della Fiorentina Astori.
Il cognome Astori ci ricorda l'anagramma di astro, invece l'etimo preciso del cognome deriva da Astorre, nome legato ad una razza di uccelli rapaci, quindi significato di rapace, scaltro, furbo.
Mentre il cognome Di Maio è legato all'etimo di Maio, albero delle Alpi che fiorisce in primavera a Maggio e che produce fiori simili alla ginestra. Curioso come anche la Ginestra sia un fiore e simbolo legato a Firenze, Ginestra Fiorentina è un paese in provincia di Firenze, oltre ad avere diversi legami simbolici floreali.
Astori è il medium rituale preposto a comunicare a Renzi la sconfitta e ad annunciare la vittoria a Di Maio. 
Il messaggio dovrebbe essere a favore dei 5S, non a caso nelle prime 3 ore dopo il termine delle votazioni i sondaggi davano i grillini al 33% (ancora numero simbolico con una forte valenza), valore poi sceso al 32%. Messaggio che contempla la possibilità di poter agire liberamente, per quanto possibile e nonostante il ROSATELLUM, per formare una coalizione di governo o governo di larghe intese, magari presieduto da un tecnico esterno calato dall'alto, accompagnato per mano da Mattarella.
Il sacrificio all'Oracolo è stato compiuto un'altra volta, gli Dei sono stati ingraziati, Giglio permettendo, il messaggio è arrivato e noi speriamo vivamente di esserci sbagliati ancora...

fonte: http://maestrodidietrologia.blogspot.com/

sabato 14 luglio 2018

l'appeso dei tarocchi e la pittura d'infamia


I tarocchi sono un mazzo di carte da gioco la cui origine risale alla metà del XV secolo nell'Italia Settentrionale. All'interno del mazzo una figura attira la mia curiosità: l'appeso o impiccato. Questa raffigurazione è la dodicesima carta degli arcani maggiori, che rappresentano le carte più dense di significato. All'interno dei mazzi più antichi l'appeso è talvolta, non sempre, indicato come il traditore: nella mano dell'uomo raffigurato appaiono due sacchetti di monete a rappresentare il prezzo del tradimento perpetrato. Nelle rappresentazioni moderne è raffigurato come un uomo capovolto appeso per una caviglia al ramo di un albero o allo stipite superiore della cornice, con una gamba piegata dietro l'altra ed i polsi legati dietro la schiena. La posizione dell'appeso è associata ad un antico supplizio pubblico, motivo del mio interesse per questa particolare carta da gioco.


L'appeso sperimenta la dolorosa tortura riservata, in passato, ai debitori e come ebbe a dire il poeta inglese Spencer: egli per i piedi appeso ad un albero, è così deriso da tutti i passanti, in modo che potessero vedere la sua posizione.
L'appeso non rappresentò esclusivamente una tortura fisica poiché, grazie alle raffigurazioni dipinte sui muri delle città, divenne un forte deterrente per tutti coloro che si macchiavano di determinati reati.


Un concetto che deve essere introdotto, per meglio comprendere l'accostamento dell'appeso ad eventuali supplizi fisici o psicologici, è quello della pittura d'infamia, che possiamo considerare come la versione antica dei manifesti raffiguranti i latitanti. La persona che fuggiva dalla città, dopo essersi macchiato di un delitto, era condannato alla vergogna di essere ritratto sulle pareti dei principali palazzi pubblici. In questo strano mondo furono coinvolti anche grandi artisti dell'epoca rinascimentale poiché le autorità gradivano dei ritratti ben fatti, dove il condannato era ben riconoscibile. Nel caso in cui la figura non fosse particolarmente riconoscibile o nota, le autorità facevano apporre una didascalia con il nome della persona sottoposta alla pena. Purtroppo quasi nessuna di queste opere è giunta sino a noi in quanto si trattava di manifestazioni artistiche che avevano una funzione limitata nel tempo.


Per comprendere l'effetto psicologico di tali raffigurazioni dobbiamo soffermarci sull'antico codice d'onore, dove la vergogna era la più significativa forma di punizione sociale.
Questo tipo particolare di pittura nacque nel nord e nel centro dell'Italia per colpire i condannati in contumacia di determinati delitti: il furto, il tradimento, la bancarotta e quei delitti per i quali non esisteva un possibile rimedio legale.
L'immagine di chi si era macchiato di determinati reati era dipinta sui muri esterni degli edifici nelle piazze centrali o sulle porte d'accesso alla città. Uno dei primi resoconti che narrano della pittura d'infamia risale al 1261, quando gli Statuti di Parma introdussero tale pittura tra le pene previste dal codice. Probabilmente per inserirla all'interno di uno Statuto la punizione era già nota da tempo.


Durante il periodo di passaggio dal medioevo all'epoca moderna, la pittura infamante si concentrò soprattutto a Firenze. Uno dei primi esempi della città toscana era inerente alla rappresentazione di Bonaccorso di Lapo Giovanni. Bonaccorso nacque a Firenze, probabilmente, intorno al primo ventennio del XIV secolo, poiché in un documento del 1388 era menzionato come assai vecchio. Nella città toscana doveva essere assai noto se in una novella di un autore, anonimo, del tempo fu riportato un aneddoto che lo riguarda. Nel 1388, anno cui si riferisce la frase dell'assai vecchio in riferimento a Bonaccorso, fu corrotto dall'oro dei Visconti. Scoperto nel novembre dello stesso anno, riuscì a fuggire a Siena. Fu condannato a morte in contumacia e il suo patrimonio confiscato. Bonaccorso di Lapo Giovanni fu rappresentato, sui muri della città toscana, impiccato a testa in giù circondato da diavoli.
Nella Firenze di quel periodo furono molti gli artisti noti che ricevettero, loro malgrado, il compito di rappresentare qualche delinquente sui muri dei palazzi del centrò della città.
Tra i più noti ricordiamo Botticelli, Andrea del Sarto e, soprattutto, Andrea del Castagno, noto come Andreino degli impiccati.


Andrea di Bartolo di Bargilla, noto come Andrea del Castagno, nacque a Castagno nel 1421. Fu uno dei protagonisti della pittura fiorentina nei decenni centrali del XV secolo, assieme a Beato Angelico, Filippo Lippi e Paolo Uccello. Andrea del Castagno, dal nome del paese d'origine, visse buona parte dell'infanzia tra i pascoli dell'Alpe San Benedetto. Giunto a Firenze, fu Cosimo il Vecchio a concedere un'opportunità al giovane: gli commissionò i ritratti d'infamia per gli avversari politici banditi dalla città. Andrea fu talmente bravo nell'immortalare i condannati che il suo nome circolò rapidamente tra le vie della città toscana, tanto che gli fu affibbiato il nomignolo di Andreino, dalla giovane età, degli impiccati. Soprannome che gli resterà vicino per tutta la vita.
Anche il noto Botticelli ricevette un incarico per dipingere l'infamia sui muri di Firenze. Era il 1478 e il grande artista fu pagato per dipingere in Piazza della Signoria le effigi dei partecipanti alla congiura dei Pazzi. Botticelli ritrasse alcuni di essi appesi per la gola mentre i latitanti per un piede. La Congiura dei Pazzi, conclusasi il 26 aprile del 1478, fu una cospirazione ordita dalla famiglia di banchieri fiorentini de' Pazzi, avente lo scopo di stroncare l'egemonia della famiglia dei Medici tramite l'appoggio del papato e di altri soggetti esterni, come la Repubblica di Siena o il Regno di Napoli. La congiura condusse alla morte di Giuliano de' Medici ed al ferimento di Lorenzo, senza riuscire nell'intento di interrompere il potere della potente famiglia fiorentina.


Ancora nei primi decenni del Cinquecento la pittura d'infamia era presente sui muri delle città.
Nel 1529 fu richiesto ad Andrea del Sarto di raffigurare i tre capitani che avevano tradito la Repubblica di Firenze passando tra le fila del nemico. Andrea del Sarto non volle apparire come il reale autore del dipinto, probabilmente consapevole della reputazione di Andrea del Castagno, attribuendo l'opera all'allievo Bernardo del Buda.
Nei decenni successivi la pittura infamante perse completamente il suo significato, andando verso l'estinzione.
Purtroppo nessuna di queste opere è riuscita a giungere sino a noi perché il loro effetto era limitato nel tempo. Per nostra fortuna alcuni disegni preparatori hanno resistito al trascorrere dei secoli. Il ricordo di queste opere ci permette di comprendere che la comunicazione e l'immagine pubblica erano dei pilastri della società anche in epoca rinascimentale.

Fabio Casalini

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/

Bibliografia

Gherardo Ortalli, La pittura infamante nei secoli XIII-XVI, Roma, Jouvence, 1979

Gherardo Ortalli, Comunicare con le figure contenuto in Arte e storia del medioevo, Torino, Einaudi, 2004
FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.

martedì 10 luglio 2018

1° maggio esoterico...

Beltane - Beltaine - Rodmas

Il momento

Rodmas - Beltane è un momento in cui le energie della luce e della vita si manifestano nel loro aspetto più gioioso e trionfale.
Questo è un tempo in cui celebriamo il ritorno dell'estate e della fertilità, periodo di scampagnate e feste all'aperto.
E' un periodo dell'anno in cui di solito ci sentiamo fisicamente bene, in cui i nostri bioritmi si sono adattati alle accresciute ore di luce e ci siamo lasciati alle spalle i momenti critici della fine dell'inverno e dell'inizio della primavera.
Quindi è il momento adatto per operare, per condurre a realizzazione le cose che ci siamo prefissati di compiere.
Anche psicologicamente i nostri pensieri si volgono all'esterno, per fare e operare.
Questa estroversione stagionale fa sì che questa sia un'epoca propizia ai nuovi amori e alle nuove amicizie, come anche al rafforzamento delle relazioni già esistenti.
E' il momento di passare più tempo con gli altri. E' anche tempo di stimolare la nostra creatività e la nostra fertilità interiore.

Un augurio per Beltaine, tempo dei fuochi d'Amore (di Emanuela Pacifci):

Che i fuochi di Beltane danzino allegri nei vostri cuori, l'uovo di Ostara si schiude al calore dell'amore, dell'attrazione, della passione.
Con Beltane si celebra nella ruota dell'anno il ritorno della Vita, il mondo intorno a noi è un vociare di bellezza e sensualità... cosa c'è di più sensuale che sentire il formicolio dello sbocciare dei fiori sotto i nostri piedi, il richiamo d'amore degli uccelli, il sole che scalda la terra per permetterle di partorire la primavera... Ecco Beltane che ci avvolge con i suoi nastri colorati, la danza d'amore e d'eccitazione sessuale è presente ovunque, la Dea gode del nostro aprirci alla bellezza, la Dea sorride a tutte le forme d'amore.
Nel corso delle stagioni passate abbiamo "sacrificato" il Dio per vederlo rinascere al solstizio d'inverno o Yule, ora il Dio è un fuoco splendente ( significato letterare della parola Beltane) il fuoco si agita nel ventre di Madre Terra e fra danze e canti risale fino al cuore.
Beltane celebra la forza della Vita, il risveglio della kundalini che non ha paura di elevarsi dal desiderio sessuale fino a riempire il cuore, la Vita nasce da sempre dall'attrazione... niente è più giusto e bello, il sesso diventa così un atto sacro, un flusso di energia celebrato dall'Unione, la terra e l'universo tutto sono racchiusi in quel momento nell'accoglienza della Dea e nel Dono di se del Dio.
Spesso Beltane è descritto come un rito orgiastico, dove tutti si accoppiano con tutto.. ebbene è così, ma in modo molto diverso da come viene normalmente immaginato. 
La natura stessa vive in questo periodo la sua orgia di sensi... il profumo della vita invade ogni cosa e noi allo stesso modo apriamo il cuore e facciamo l'amore con ogni cosa, godiamo nello sdraiarci fra l'erba bagnata di rugiada, godiamo del tepore del sole sul nostro corpo, godiamo della danza d'amore di tutto l'universo..
Buon Beltane anime belle, perchè godere di tutto quello che l'universo ci dona non è peccato, è invece essere pieni d'amore e gratitudine e la gratitudine crea il circolo meraviglioso del Dono.

Origini e significati

Beltane (fuoco luminoso) o Primomaggio è il giorno con cui incomincia la fase estiva delle attività legate alla terra e una volta era il momento in cui il bestiame veniva portato ai pascoli dopo lo svernamento e la benedizione dei falò accesi a Beltane, appunto i fuochi di Beltane – ricorda la Rede:
"Quando la Ruota incomincia a girare
comincino i fuochi di Beltain a bruciare.”

Tradizionalmente si saltava attraverso i falò di Beltane per predire l’altezza del raccolto dai salti effettuati.
Beltane celebra l’amore, l’attrazione, il corteggiamento, l’unione, e tutti quei piccoli e grandi desideri istintivi che chiamiamo “febbri” o “amori” primaverili.
Molto prima che fossero inventate le elezioni di miss “quellochevolete” o, specialmente in USA, a fine corso venissero incoronati la reginetta ed il re del Liceo (o simili), i villaggi eleggevano una bella giovane coppia per rappresentare il re e la regina di Maggio, che nei paesi anglosassoni venivano chiamati John Thomas e Lady Jane. 
Comunque alla festa di Beltane il popolo danzava intorno al palo piantato al centro dello spiazzo dove si teneva la festa, un palo ben piantato a terra che si innalzava verso il cielo, un palo simbolo di vitalità; e non serve che vi illumini su che simbologia traspare in un palo piantato nel ventre di Madre Terra. Poi si raccoglievano i fiori e si passavano notti insieme sotto le stelle nel bosco.
Beltane è il tempo del latte e del miele, il periodo che più degli altri i Pagani dedicano al piacere. Dopo il risveglio primaverile i corpi sono pieni di energia. 
Adesso siamo nelle ore piene del mattino immaginario della Ruota dell’Anno. Il tempo migliore per sbocciare e fiorire, desiderio e soddisfazione.
Beltane è una delle feste principali nel calendario popolare ed è celebrato con miele, focacce di farina d’avena e formaggi. Il motivo di questo è ovvio. Cercando simboli per l’altare di Beltane, ricordate che la mucca e l’ape saranno le immagini della Dea; loro creano il miracolo del latte e del miele.

Celebrazioni

Possiamo celebrare questa festa in vari modi. 
Seguendo le tradizioni possiamo piantare un palo di maggio in un prato e danzare con i nostri amici. Oppure possiamo mettere ghirlande di fiori attorno ad un albero.
Un'altra tradizionale attività di Rodmas è attaccare nastri rossi (colore della passione) a cespugli di biancospino per propiziare amore, fortuna o guarigione.
Si possono accendere due piccoli fuochi e passare in mezzo ad essi per purificarci, sentendo la loro energia riempire i nostri corpi quando attraversiamo il loro spazio.
Se vogliamo si può celebrare questa data in modo più rituale:
La vigilia del primo maggio accendiamo un piccolo fuoco all'aperto o (se desideriamo restare in casa o non abbiamo la possibilità di trovare uno spazio adatto) una candela rossa dicendo:
"Signore del Bosco porta i tuoi doni di fecondità perche' la terra si desti dal suo sonno". 
Poi si accendiamo un secondo fuoco a sinistra del primo (o una candela color verde) dicendo:
"Bella Signora della Terra, gioisci. Il Grande Cervo viene a cercare la sua sposa perche' l'estate è arrivata". 
Poi passiamo in mezzo ai due fuochi per tre volte, salutando l'estate che è arrivata e gridando "Bel!".
Si medita sui misteri della fertilità, con riferimento sia al fiorire della Natura, sia alla nostra fertilità interiore.
Possiamo infine consumare ritualmente vino e dolci (lasciandone sempre una parte per la Madre Terra e le sue creature).
Questo è un rituale che sarebbe preferibile celebrare con altre persone o ancor meglio, col proprio partner. In quest'ultimo caso il rito può terminare nel modo in cui terminavano i festeggiamenti intorno ai fuochi di Rodmas o al palo di Maggio: con un bel "matrimonio" silvestre nel nome di Robin Hood e di Lady Marian (e non è necessario procreare un "figlio di maggio"!)...

Cammino esoterico

Abbiamo visto come Samhain e Yule avessero soprattutto delle finalità materiali e servissero a soddisfare dei bisogni primari come il denaro, il lavoro, la sfera della materialità in genere. 
Dal lato spirituale la loro funzione è stata quella di rendere meno duro ed arroccato l'accesso all'Inconscio lunare onde poterlo, in seguito, purificare: gli ermetisti chiamavano questa azione l'unione dell'acqua con il fuoco, del fisso con il volatile, dell'Aquila con il Serpente.
In questi due Festival l'infinito spirituale è stato solo intravisto, intuito potremmo dire, mentre la prima vera opera di purificazione e di elevazione è avvenuta con Imbolc (La Candelora).
L'azione di Imbolc è stata infatti quella di rimuovere dall'Inconscio lunare gran parte della componente dolorosa, legata ai ricordi e spesso totalmente inconscia, capace però di scatenare quegli schemi comportamentali di difesa, di chiusura o di aggressione.
Grazie all'azione catartica di Imbolc l'Io ha potuto, guidato da una volontà più forte e liberato dalla schiavitù del dolore, provare nuove esperienze, materiali e spirituali, onde crearsi nuovi schemi di comportamento, e questa è l'azione principe del Festival di Equinox che abbraccia un intero Anno a partire dalla sua esecuzione. 
All'Equinozio, inoltre, viene posta una particolare attenzione alla realizzazione personale nella sfera affettiva, poiché, come si è detto, la certezza di non essere soli e di essere importanti per almeno un'altra persona è un'altra premessa indispensabile per poter proseguire con serenità il cammino intrapreso.
Con Equinox termina la cosiddetta fase solve, la quale ha lo scopo di fornire una maggiore "fluidità" al nostro essere e di sciogliere i nodi dolorosi dell'inconscio lunare, in modo da rendere la persona di nuovo disponibile alle nuove esperienze, rinnovando tutte le energie e le potenzialità.
A Beltane (Calendimaggio) inizia la seconda parte del cammino, quella che gli antichi chiamavano fase coagula, cioè dopo aver rese fluide, rinnovate, disponibili le nostre potenzialità ed essersi cimentati in nuovi cammini, ora si tratta di consolidare i risultati raggiunti, onde poter ambire a più elevati traguardi sia nell'ambito spirituale che in quello materiale.

fonte: http://maestrodidietrologia.blogspot.com/

Testi di
Emanuela Pacifici e tratti da:
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http://wicca.blog.excite.it/ 

http://www.ilcerchiodellaluna.it/central_calend_beltane.htm