CRISTO MORTO - ANDREA MANTEGNA

lunedì 7 maggio 2018

il simbolismo della Pasqua



Il simbolismo della Pasqua
di: Pietro Francesco Cascino


I simboli esoterici che noi incontriamo nei nostri studi servono a risalire la vita celata dietro i simboli stessi, e contribuiscono alla conquista interna dello studioso e alla comprensione delle forme che appartengono al sublime patrimonio della storia esoterica.
I simboli servono a renderci più chiare le idee e sanno avvicinarci di più d’ogni altro discorso espresso a parole, poiché essi adottano espressioni allegoriche invece che astrazioni linguistiche. Sono usati nel loro contenuto conscio per evocare immagini dalla mente subconscia, e portano nel piano della coscienza ordinaria quel ricchissimo mondo sommerso, chiave perduta delle nostre ricerche interiori.
Si può dare come esempio: il cuore come simbolo dell’amore, la colomba simbolo della pace, il Sole simbolo della luce, la corona simbolo della regalità.
In questi esempi, un’immagine rappresenta un’idea, concreta o astratta.
E' necessario ricordare che dal punto di vista esoterico si ritiene che gli astri, e particolarmente il Sole, costituiscono l'espressione materiale di possenti enti­tà spirituali le quali, mediante il loro corso alterno e le relazioni reciproche, influi­scono su tutto il creato determinando gli eventi e ciò si rende possibile in quanto l'uomo stesso è costituito degli stessi elementi.
Il significato simbolico delle grandi festività religiose può essere svelato risalendo alla loro origine, al tempo in cui gli uomini vivevano in contatto con la Natura, e con­frontavano l'alternarsi delle stagioni con il corso degli astri ed a questi ricollegavano tutti gli eventi terreni.
Dall'alternarsi delle stagioni gli antichi scoprirono l'inizio dell'inverno e della primavera, i periodi più importanti per la vita dell'uomo e per la sua sopravvivenza. Con tali periodi si sono fatte coincidere le festività religiose del Natale e della Pasqua.

La manifestazione cosmica si svolge in un susseguirsi di cicli. Per quel che ci riguarda più da vicino possiamo osservare il ciclo Zodiacale costituito dalla precessione degli equinozi, che dura circa 2.000 anni, ed il Ciclo Solare connesso alla rotazione della Terra, che dura un anno. Questo Ciclo Solare fu associato, sin dalla notte dei tempi, alla venuta sulla Terra di una Divinità Solare che portava luce e messi alla Terra e vita all’umanità. La nascita di questa divinità avveniva al solstizio d’inverno, giorno in cui la costellazione della Vergine sorge all’orizzonte, quando il Sole scende alla massima declinazione per riprendere il cammino verso l’emisfero nord apportando nuovamente luce e calore fino a raggiungere il suo Zenit al solstizio d’estate. Tale giorno, fu consacrato al "Sol Invictus", dio persiano Mithra il cui culto risaliva al 1400 a.C., successivamente diffuso nell'Impero Romano nel primo secolo della nostra era, e veniva celebrato il 25 dicembre. Nel compimento del ciclo Solare, nella religione cristiana viene espressa la liturgia dell’Ascensione che si rapporta, secondo gli insegnamenti teosofici, al percorso compiuto dall’Ego, l’eterno pellegrino.
Il Natale, richiamandosi al ciclo solare, era considerato co­me la "nascita" dell'Ego nell'essere umano e la sua crescita attraverso le prove in­vernali fino all'equinozio di primavera (che segna il risveglio della natura) allorquando, avendo superato l’oscurità e la morte, lo spirito dell’uomo risorge dalla materia.
Il simbolo della festa occidentale della Pasqua è posto, quindi, tra l’inverno che si conclude, e la Primavera che sta per iniziare.
La Pasqua nei primi secoli era officiata ogni domeni­ca ed in seguito una volta all'anno al plenilunio dei mesi di marzo / aprile in coincidenza con la festa che ricordava l'esodo degli ebrei dall'Egitto e quindi la salvezza dalla "schiavitù". Appena nel sesto secolo, fu stabilita la data mo­bile della Pasqua che deve cadere una domenica dopo il plenilunio di primavera.

H.P..Blavatsky nel suo articolo "II carattere esoterico del Vangelo" con ri­ferimento alla festività scrive:
"La venuta di Cristo significa la presenza di Christos in un mondo rigenerato, non già la venuta nel corpo di Cristo-Gesù. Questo Cri­sto non si deve cercare nel deserto o nelle "camere inferiori" e neppure nel san­tuario di qualche tempio o Chiesa costruiti dall'uomo, poiché il Cristo - vero Sal­vatore esoterico - non è un uomo, bensì il Principio divino in ogni essere umano. Chi lotta per far risorgere lo spirito crocifisso dalle sue passioni terrene e seppel­lito profondamente nel "sepolcro" della sua carne peccaminosa, chi ha la forza di
rovesciare la pietra della materia dall'uscio del suo santuario interiore, fa risorgere
il Cristo in lui... ".
Esaminiamo i simboli collegati alla festa religiosa della Pasqua:
I simboli connessi a questa fase di transizione s’identificano astrologicamente con i segni dei Pesci e dell’Ariete, esotericamente con la Croce, e cosmogonicamente con l’uovo, simbolo di germe di vita.

Il simbolo della Croce

Per la maggior parte delle persone la Croce è semplicemente un simbolo religioso associato al Cristianesimo, ma se andiamo a vedere nella Storia del simbolo della Croce esistono molte varianti, la cui origine è molto più antica della Croce che il Cristianesimo ci ha tramandato. Tali varianti sono legate e fanno parte della filosofia pagana e della legge universale.
Noi come studiosi d’esoterismo dobbiamo considerare la Croce come uno dei più antichi simboli mistici ed accettare che essa fu adottata dalla cristianità come il più antico simbolo della dualità. Ovunque noi la vediamo rappresentata le dobbiamo manifestare un doppio rispetto, poiché è sacra come simbolo Cristiano del Sacrificio ed è ugualmente sacra come segno mistico della legge eterna la quale ci dice: “ quando due opposti si incontrano si produce una manifestazione che è una combinazione della loro potenza”.
La parola “croce” deriva probabilmente dal sanscrito Krugga che significa “bastone”. I greci la chiamarono stauros “palo”; gli Ebrei “albero”. La croce, convergente con il numero quattro, era già nell'antichità pre cristiana un simbolo che evocava:
1) L’unione dei contrari (sopra, sotto, destra, sinistra);
2) La vita /l’asse orizzontale: il suolo e l’orizzonte sul quale vive l’uomo; l’asse verticale: il percorso terreno dalla nascita alla morte del corpo, crescita basso-alto o ascesi dell’anima al cielo)
3) Il tempo, collegando nella linea verticale il passato (in basso), il presente (incrocio con la linea orizzontale, rappresentante l’seistente) e il futuro (l’alto); ovvero l’ieri, l’oggi e il domani.

La croce era (ed è) rappresentata in varie forme:
1) Ansata o egiziana: derivata dal geroglifico ANKH, simbolo della vita, con forma di croce sormontata da un cerchio. Tale simbolo fu adottato dai cristiani copti che ne fecero un simbolo cristiano;
2) Commissa o greca: a T (lettera Tau dell’alfabeto greco);
3) Immissa o capitata o aperta o latina: la croce comune;
4) Croce di Lorena: a forma di X (lettera Chi dell’alfabeto greco);
5) Gammata: a forma di T (lettera Gamma dell’alfabeto greco);
6) Uncinata: costituita dall’unione di 4 croci gammate con orientamento verso sinistra (occidente), che schematizzava il moto apparente del Sole. Tale croce è stata anche unita al simbolo del cerchio; ricorda il movimento rotatorio e quindi la vita, nei simboli della croce runica (o celtica), e nella svastica. La croce runica (da runa, lettera dell’alfabeto arcaico delle popolazioni germaniche) unisce i due simboli sovrapposti, una croce a 4 bracci uguali ed un cerchio.

Dopo il supplizio di Cristo sulla croce si sono aggiunti altri significati religiosi e simboli:
La croce come albero della vita
- L’asse verticale indica la connessione fra la terra e il cielo; questo, conficcato nella terra, simboleggia anche le radici della vita.
L’abbraccio del figlio di Dio all’umanità
- L’abbraccio della Redenzione di cui il figlio di Dio si è fatto strumento, facendosi uomo.
La figura umana
- La croce evoca anche la figura umana a braccia aperte ( ripresa anche dalla figura del normotipo di Leonardo da Vinci).
La croce a quattro braccia riporta al numero (4), il più simbolico fra i numeri e, quindi, al quadrato. La croce contiene anche il centro, quindi il superamento della quadrinomia mediante il raggiungimento dell’origine dei quattro elementi attraverso il passaggio al numero successivo, il cinque, ovvero alla “quintessenza. La quintessenza simboleggia, quindi, l’elemento puramente immateriale, lo spirito del mondo, dal quale sono stati generati, e separati dal centro, nelle quattro direzioni i 4 elementi (aria, acqua, fuoco e terra).

Gli iniziati orientali, considerano il simbolo della croce, coetaneo del cerchio dell’Infinitudine Deifica e prima differenziazione dell’Essenza, l’unione tra Spirito e Materia.
Secondo l’allegoria astronomica Mercurio è figlio di Coelus e di Lux, del Cielo e della Luce, o Sole; in mitologia è la progenie di Giove e Maia. E’ il messaggero del Padre Giove, il Messia del Sole; in greco il suo nome Hermes significa tra l’altro “l’Interprete”, la Parola, il Logos o Verbo. Mercurio era raffigurato anche in forma di cubo. La forma cubica è quella che mette i Termini direttamente in relazione con la Croce in quanto il cubo disteso diventa una croce in forma di T maiuscola che i greci chiamavano Tau (croce egizia).
Porfirio nel Pimandro insegna che la Parola di Hermes ora interpretata “Parola di Dio” è una Parola Creatrice “Verbum”, è il principio seminale sparso per tutto l’Universo.
In Alchimia “Mercurio” è il principio umido, l’acqua primitiva o elementare contenente il Seme dell’Universo, fecondata dal Fuoco Solare. Per esprimere il principio fecondatore, gli egiziani alla croce aggiungevano spesso un fallo (per rappresentare l’unione del maschio e della femmina, del verticale e l’orizzontale). Gli egiziani conoscevano il simbolo della Croce sotto un’altra forma: la TAU sormontata da un anello che chiamarono ANKH, la Croce dei Faraoni, chiamata anche specchio di Venere in quanto rappresenta la riproduzione. Noi la chiamiamo abitualmente con il suo nome latino, Croce Ansata.
Per gli Egiziani il simbolo della Croce Ansata è quello fra i più frequenti della medicina magico-religiosa. Essa trovò la sua più alta collocazione presso i Sacerdoti di Ammon il Dio di Tope ed era il simbolo della Creazione e della generazione. L’idea di un uomo attaccato alla croce era coordinata con quella dell’origine della vita umana, e quindi con la forma fallica. Una testa umana era a volte aggiunta al simbolo come a riprodurre l’esatta immagine dello Spirito che s’introduceva nella materia; vale a dire l’immagine del Crocefisso.

Il cerchio e la croce sono inseparabili…
La Croce Ansata unisce il cerchio e la croce a quattro bracci. In conseguenza di questo, il cerchio e la croce sono diventati talvolta intercambiabili. Per esempio il Chakra (o disco di Vishnu), è un cerchio; il nome denota la circolazione, la rotazione come nella Svastica (o nel Filfot del Dio Thor) dove a ciascuna delle quattro estremità della croce si trova un quarto di una curva oviforme, e se questi quattro si avvicinano formano un ovale; così la figura combina la croce col cerchio attorno, diviso in quattro parti. Il fiore di loto a quattro petali di Budda è ugualmente raffigurato al centro di questa croce, essendo il loto una versione egiziana e indù dei quattro bracci.
Il cerchio rappresenta anche la periodicità, il ciclo del tempo. In tal senso la Croce equivale al ciclo dell’anno. I quattro archi, se riuniti insieme, formerebbero dunque, un’ellisse. Quest’ellisse denota l’orbita della Terra e si configura come croce dei due equinozi e dei due solstizi manifestando in tal modo l’aspetto astronomico del doppio glifo.
L’emblema della ruota unisce la croce e il cerchio in uno formando il nodo Ankh. Le Ankh simbolizzavano la vita, non animica solamente ma la vita nel senso di continuità. Ha avuto anche un significato speciale in un nome o un titolo come quello del Faraone Tout (Ank) Amon . Nelle decorazioni murali, nei tempi e nelle tombe egizie, i personaggi reali e i sacerdoti erano rappresentati con il simbolo della vita in mano, difatti prima della diciottesima dinastia, solo i re e i membri del clero erano considerati come aventi accesso all’immortalità e, per questa ragione, il simbolo dell’immortalità è stato reso visibile sulle loro persone. Assicurava la protezione della Divinità a chi lo portava addosso. Il simbolo della vita veniva anche esposto nei sacri templi dove la medicina era insegnata insieme alla magia. Questo binomio si protrasse fino alla riforma del Faraone Aton, quando la medicina si staccò dalla magia e tra le due si venne a formare un incolmabile abisso.
Questo simbolo era inciso sulle tombe come amuleto per vegliare i morti e conferire loro l’attribuzione di una nuova vita. La Croce ansata simbolizzava l’immortalità divina trasmessa all’uomo. In chiave astronomica, la parte superiore della Croce ansata è il geroglifico Ru, posto sopra la croce del Tau. Il Ru è la porta, l’entrata e l’apertura d’uscita; denota il luogo nel quadrante settentrionale del cielo, dal quale il Sole Nasce. In questo quadrante settentrionale, la Dea delle Sette Stelle, l’Orsa Maggiore disegnava in cielo nel suo movimento di rivoluzione la prima forma della croce Ank, un semplice cappio che avrebbe contenuto in una sola immagine il cerchio e la croce. Questo rappresenta il cerchio percorso nel cielo settentrionale dell’Orsa Maggiore che costituì il quadrante e luogo della nascita del tempo.
Il nodo Ank lo troviamo nell’induismo sotto il nome di Pasha, una corda che Shiva con quattro braccia tiene nel suo braccio destro inferiore, e significa la “porta stretta” che conduce nel Regno dei Cieli, piuttosto che il “luogo di nascita” in senso fisiologico.

Tornando a parlare della Croce connessa con la Pasqua e l’equinozio di Primavera possiamo fare le seguenti osservazioni:
Fino al Concilio di Nicea dell’anno 325 la più antica rappresentazione del dramma di Gesù, il Maestro, il rappresentante in Terra del Dio solare il quale era rappresentato col simbolo dell’agnello (ariete); fu in seguito che si adottò il simbolo della Croce e della crocifissione. Le tre croci del Monte Calvario rappresentano le croci zodiacali: mutevole, fissa e cardinale le quali rappresentano, inoltre, le forme di Dio immanente nella materia. Da allora questa festa fu commemorata il venerdì seguente il plenilunio dell’ariete e ricordata sul Monte Calvario, che in ebraico significa cranio, ad indicare che in questo posto venne sepolto prima il primo uomo Adamo, e poi Abramo, progenitore degli israeliti.
Attraverso il mistero del Golgota e la morte di Gesù ci furono descritti la fine di un’epoca e l’inizio di un’altra.
La Pasqua va vista quindi con la tradizione cosmica collaterale. 
La morte della crocifissione si contrappone alla tradizione mistica del Dio della vegetazione. Da un lato il Dio solare che rinasceva dopo essere entrato nel grembo della terra, e dall’altro la morte del Dio della vegetazione, festeggiata dopo tre giorni.

Dal “Viridarium chymicum di Daniele Stolcio di Stolcenmberg pubblicato a Francoforte nel 1624 si legge nella sesta tavola:
Putrefactio
E’ necessario che il seme per prima cosa imputridisca e simultaneamente muoia affinché rinasca alle superne facoltà.
Mai nulla vidi crescere senza tale procedimento.
Senza tale procedimento anche tu sarai vacuo.
Pertanto, mentre la pallida morte con la Falce ucciderà gli amanti,
In quel momento stesso Vulcano darà nuovi fili alla vita.


Il simbolo dell’uovo
L’uovo, che nel suo stesso involucro e per la sua forma racchiude il germe della vita, della riproduzione, della continuità e, quindi, dell’immortalità, rappresentò nel tempo l’archetipo psichico della cellula primaria, sorgente magica della vita.
Preso come simbolo della potenza femminile della natura, è stato rappresentato come vergine madre, come caos, come abisso primordiale; ed essendo sferoide, come emblema dell’eternità e dell’infinito, origine del microcosmo e del macrocosmo, la manifestazione in miniatura del processo creativo dell’evoluzione cosmica.
Fin dalle primissime concezioni dell’uomo, esso fu considerato da tutti i popoli come il simbolo che avrebbe rappresentato nel miglior modo possibile l’origine ed il segreto dell’Essere e, per questo, fu venerato tanto per la sua forma quanto per il suo mistero interiore.
L’uovo fu venerato anche per la sua forma sferoidale che fu individuata quale rappresentazione primordiale di tutte le cose, dall’atomo al globo, dall’uomo visto nel suo involucro aurico, all’Angelo (i serafini sono detti Globi alati).
La sfera o il circolo è l’emblema dell’eternità e dell’infinito; citiamo a questo proposito il simbolo del serpente che si morde la coda.
I fenici considerarono l’uovo il “grembo” dell’amore e del genere umano, il “mezzo” che reca in sé la vita e tutto ciò che può servire ad essa nell’universo. La stessa concezione dei Fenici fu conosciuta dalla Fenicia all’India, dalla Cina all’Oceania ed all’Iran.
Nella cosmogonia orfica veniva rappresentato come “uovo cosmico”, contenitore del tempo, dello spazio e della materia, dal quale derivarono tutti gli esseri, dei e semidei.
Fra i greci l’Uovo Orfico faceva parte dei Misteri Dionisiaci, durante i quali L’Uovo del Mondo veniva consacrato e ove si spiegava il suo significato.
Aristofane, in Nuvole, 693, dice “Il Caos, La Notte, L’Erebo ed il Tartaro erano esseri primitivi: La Notte produsse un uovo nel seno infinito dell’Erebo e ne uscì l’Amore che legò tutte le cose insieme e produsse il Cielo, l’oceano, la terra e gli dei”. Dall’uovo di Leda della tradizione greca nacquero Apollo e Latona, Castore e Polluce.
Secondo la mitologia greca, il primogenito del Mondo fu Dionisio che uscì dall’Uovo del Mondo e dal quale derivarono i Mortali e gli Immortali. Similmente alla visione gnostica di Sophia che esce dal Pleroma.
Diodoro Siculo ci dice che Osiride fu generato dall’uovo. Allo stesso modo di BRAHMA della tradizione indù sorge dall’Hiranyagarbha, uovo d’oro (Hiranya significa risplendente, brillante, piuttosto che d’oro).
In Egitto l’uovo era consacrato ad Iside ed era il simbolo della vita immortale e dell’eternità, preso come glifo della matrice generatrice. Nel rituale egiziano si parla di Seb, il Dio del Tempo e della Terra che depone un uovo o l’Universo nel KHOOM, acqua dello spazio, principio femminile astratto.
Nel Libro dei Morti, il Dio RA è rappresentato come radiante nel suo Uovo (il Sole).
I Cinesi descrivono la nascita del loro primo uomo da un uovo che Tien, il loro Assoluto, lasciò cadere dal Cielo sulla terra.
I testi sanscriti alludono ad un immenso uovo da cui sarebbero sgorgati i celesti.

L’autrice della “Dottrina Segreta” Helena Petrovna Blavatsky, nel Proemio descrive la visione di un manoscritto arcaico “Le Stanze del Libro di Dzyan”, formato di foglie di palma rese inalterabili all’acqua, al fuoco e all’aria mediante un processo specifico sconosciuto. Sulla prima pagina di questo Testo appare un disco bianco immacolato, su fondo nero. Sulla seguente vi è un disco simile, con un punto nel centro. Lo studioso di teosofia sa che il primo rappresenta il Cosmo nell’Eternità, prima del risveglio dell’Energia ancora assopita. Il punto nel circolo fino allora immacolato, Spazio ed eternità in Pralaya, indica l’aurora della differenziazione. 
E’ il punto nell’Uovo del Mondo, il Germe che diverrà l’Universo; un Germe che è periodicamente ed alternativamente latente ed attivo. Il circolo intero è l’Unità divina da cui tutto procede, a cui tutto ritorna. E’ su questo piano che cominciano le manifestazioni Manvantariche, cioè la realizzazione del Mondo manifestato.
Nella Stanza III, del manoscritto citato, al terzo versetto è così riportato: “ La Tenebra irradia la Luce e la Luce lascia cadere un Raggio Solitario nelle acque, nella Profondità Madre. 
Il Raggio dardeggia attraverso l’Uovo Vergine, il Raggio causa un fremito nell’Uovo Eterno ed esso lascia cadere il Germe Non Eterno che si condensa nell’Uovo del Mondo”.
Nella visione moderna degli astronomi, dei fisici, e dei filosofi più avanzati, la teoria nebulare dell’Universo è raffigurata con la cellula uovo contenente un centro vibrante che eccita il centro stesso della vita della stessa cellula. Questa teoria ricalca i miti attorno all’uovo, embrione caotico Primum della materia, eterno pellegrino che dopo un processo evolutivo libera dal suo seno il frutto della vita ripetendo in eterno la fine di un periodo, o di uno stato d’essere, e l’inizio di un altro.
Molti popoli dunque hanno avuto e continuano ad avere in comune la tradizione dell’uovo che fu inserita in una delle più grandi feste annuali che segnavano la fine di un ciclo astrologico cosmico e l’inizio di un altro. Fu Mosè il primo che attivò in occidente la festa ebraica della Pasqua nella quale l’uovo e l’agnello erano stati da allora adottati come simboli d’immolazione e resurrezione della divinità.
Da tempi immemorabili l’Umanità ogni anno nell’equinozio di Primavera festeggia la presenza immanente della divinità nella materia, collegando la tradizione mistica del dio della vegetazione, il dio Sole, che sacrifica se stesso penetrando il grembo della materia e rinascendo dopo tre giorni dalla mutazione chiamata morte.
Ricordiamo che l’equinozio è l’istante in cui il Sole muovendosi sull’eclittica si trova esattamente sull’equatore terrestre vale a dire ad uno dei due nodi della sua orbita rispetto all’equatore celeste. L’equinozio di primavera cade il 21 marzo.
I Magi dell’antichità, che erano fra l’altro anche astrologi, sapevano che con l’entrata della precessione degli equinozi nel segno zodiacale dei Pesci, veniva sacrificato l’Ariete che era l’espressione della volontà e del potere della vita che si incarnava nella materia.

In tutte le antiche religioni, in questo periodo dell’equinozio di primavera, si celebrava la morte e resurrezione di una divinità solare, di un uomo divino, o di un grande eroe celeste. Era il segno della fine di un grande ciclo cosmico.
Dal punto di vista astrologico l’Ariete, come si sa, fa parte con il Leone e il Sagittario della triplicità del segno del fuoco, il fuoco divino che consuma purificando.
Quindi il simbolo della materia, con una serie di resurrezioni, fa ritorno nel Regno di Dio, nel Regno del Padre.
Tutte le dottrine delle principali religioni sono fondate su questa verità, ed è la stessa che troviamo rappresentata allegoricamente nella Bhagavad Gita, nella battaglia sostenuta da Arjuna contro il suo “Io”, per potersi unire a KRISNA; è l’ego che rinasce e muore di nuovo più e più volte, ed in ogni ricorrenza della Pasqua ripete l’atto cosmogonico: in altre parole la fine di un periodo di tempo e l’inizio di un nuovo, basato su un sistema di ritmi cosmici della rigenerazione della vita.
Anche Krisna, nei libri sacri indiani, è ucciso dopo aver compiuto l’opera di redenzione.
Nell’antica Persia si parla anche di resurrezioni: Mitra il Figlio di Dio redime per mezzo della resurrezione. Nell’Atharva, antico testo persiano, leggiamo: “Egli verrà e la vita non avrà più paura della morte, il tempo della putrefazione avrà fine, Egli rinnoverà il sangue di tutti gli esseri, purificherà le anime e tutti i corpi risorgeranno”.
Nelle iniziazioni degli antichi misteri era vissuta questa fase del Dio che s’incarna e risorge. Nell’antico Egitto, nei giorni d’equinozio, il candidato all’iniziazione doveva scendere nel sarcofago ed entrare simbolicamente nel grembo della terra per uscirne il mattino successivo a rappresentare la resurrezione della vita, dopo la mutazione chiamata morte. Nei Grandi Misteri, questo rito durava due giorni. Il candidato veniva legato ad un letto a forma di croce, e dopo atroci prove, e lasciato al buio, il candidato otteneva lo sdoppiamento della personalità; al sorgere del terzo giorno, ormai in possesso della relazione tra visibile ed invisibile, veniva liberato.
In Babilonia si commemorava il Dio Tammuz. Così avveniva anche in Persia col Dio Mitra.
In Grecia Bacco veniva fatto a pezzi simbolicamente dai Titani, ma dopo tre giorni di permanenza nell’Ade, risuscitava, così come in Egitto Osiride veniva ucciso da Tifoen, il serpente del male.
Anche nell’antico Jucatan ( America Centrale) il Dio Bacab veniva crocefisso e dopo tre giorni risuscitava e saliva in cielo.
Nell’Antico Testamento leggiamo che fu Mosè il primo ad istituire la festa ebraica della Pasqua per ricordare la liberazione degli Israeliti dall’Egitto, quando l’Angelo sterminatore imperversando sull’Egitto lasciò indenni gli Israeliti che avevano segnato preventivamente le porte delle loro case col sangue dell’agnello che veniva immolato in quel tempo, e le carni mangiate insieme al pane azzimo (tradizione comune anche ad altri popoli antichi).

I simboli dei Pesci e dell’Ariete:
Il segno astrologico dei Pesci, abbraccia l’arco dei giorni che vanno dal 22 febbraio al 21 marzo d’ogni anno. Questo segno è rappresentato da due pesci legati che nuotano uno rivolto al nord e l’altro allo Zenit. Questo segno simboleggia la fase di passaggio tra il periodo invernale, che termina, e la primavera che sta per iniziare e il suo motto è: “Io lascio la casa del Padre e, tornando indietro io salvo”.
A questo segno nell’antichità furono accostati: il simbolo del delfino e dell’elefante, rappresentazioni di Giove, pianeta e divinità, che aveva il domicilio notturno nella costellazione dei pesci.
L’elefante fu preso come simbolo di potenza e di saggezza e preso a modello di longevità, poiché i suoi anni di vita si prolungano oltre quelli dell’uomo.
Il delfino, dal punto di vista mitologico, era collegato al Dio Apollo, a Dionisio, Bacco e a Poseidon-Nettuno. Appariva agli occhi degli antichi come cavalcatura degli dei marini e simboleggiava l’amicizia fra gli uomini e le divinità marine.
Questo segno è l’ultimo dei segni dello Zodiaco, l’ultima prova. E’ un segno d’acqua, è mutevole e appartiene al secondo Raggio o Raggio dell’Amore- Saggezza, ha affinità col piano astrale o piano emotivo, tanto nel suo lato mistico, purificatore ed evolutivo, quanto nel suo lato più basso con tutto ciò che si riferisce ai sensi.
Il segno dei Pesci è la dodicesima porta che l’aspirante deve oltrepassare affinché il ciclo sia completo. E’ la dodicesima fatica che il grande iniziato Ercole ha dovuto sostenere prima di iniziare il suo compito cosmico.
Il significato del segno dei Pesci è dunque quello dell’interazione con l’Universo, dell’adesione all’unità superiore, della liberazione totale dei veicoli con la dimensione della materia.
Lo stesso segno è stato ripreso dall’iconografia cristiana che vi ha raffigurato Cristo stesso amico dell’Umanità, Salvatore e guida nelle acque procellose dell’esistenza.

Analizziamo, adesso il segno dell’Ariete unito simbolicamente al cavallo bianco degli antichi Arii Vedici e al cavallo bianco descritto nell’Apocalisse:
Col 21 marzo entriamo nell’Equinozio di primavera sotto il segno dell’Ariete. L’Ariete è un segno di fuoco ed è legato alla seconda persona della sacra Trinità o della divina Trimurti.
E’ sotto il segno dell’Ariete che ha inizio nell’Umanità l’individualizzazione. In pratica l’uomo dal regno animale passa al quarto regno della natura, vale a dire all’Uomo, sviluppando il corpo mentale attraverso il quale il pensiero divino si manifesta.
La simbologia del cavallo bianco degli antichi inni Vedici ha la stessa simbologia dell’ariete e ricordiamo che il cavallo bianco chiamato KALKI o ASHVA veniva allevato e reso poi libero per un anno di vagare per i campi e dopo un anno, in una manifestazione che durava tre giorni, e veniva sacrificato come l’ariete degli ebrei.
Nell’Apocalisse Cap. 19 leggiamo: “ Poi vidi il cielo aperto ed ecco un cavallo bianco e colui che lo cavalcava si chiamava Fedele e il Verace…, gli eserciti che sono in cielo lo seguivano sopra cavalli bianchi”.
Il cavallo bianco e l’ariete rappresentano l’attività intellettuale, il corpo mentale illuminato dell’uomo spirituale. Essi sono legati alle dodici fatiche di Ercole e ai dodici figli di Giacobbe. Sono entrambi presi come simboli cosmici dell’anno solare e come canale lungo il quale la conoscenza è distribuita nei diversi regni.
Difatti il motto del segno dell’Ariete è: “Io mi manifesto e dal piano della mente governo”.
Anticamente gli uomini avevano stabilito grandi feste in onore del potere generativo, il potere della natura (al momento in cui questa produceva i frutti) attraverso il Culto di Priapo e con l’esibizione in pubblico del simbolo della generazione, il fallo, o di un albero con fronde o senza. Queste feste segnavano sempre cadenze di un tempo strutturato secondo il ciclo della stagione ed erano rituali di pratiche magico-religiose volti a propiziare, attraverso l’offerta delle primizie o l’esibizione di simboli, l’abbondanza della natura e la continuità della vita.
Nel Medioevo in tutta l’Europa si celebravano nei mesi d’Aprile e maggio feste che comprendevano Pasqua, May day e la festa del solstizio d’estate; feste che sembravano mescolate all’origine del culto di Priapo, festa caratteristica degli antichi Romani.
Molte di queste feste, con l’immissione di pregiudizi acquisiti durante secoli dall’umanità (non esistenti certamente all’epoca in cui i simboli della generazione erano simboli mistici di culti), con l’aggiunta dell’avvento del feticismo della morale corrente, sono diventate da simboli del principio creatore in simboli di peccato, del male, e perciò ritenuti impuri, combattuti e sostituiti con altri simboli che conservano sempre, per chi sa leggere, l’origine dei simboli stessi. Le feste dei Liberalia si sono tramandate fino ai nostri giorni e sembra che in Francia presso la Rochelle in Santiague sussistesse fino a poco tempo fa il costume di fare piccoli dolci in forma di fallo e offrirli a Pasqua trasportandoli di casa in casa.
Lo scrittore francese Dulonne ci dice anche che la domenica delle Palme veniva chiamata la festa dei pini, “pine” che in linguaggio popolare e volgare in Francia è il nome comune del membro virile. Anche a Saint-Feou d’Angely esisteva un simile uso di fare dei piccoli dolci chiamati fateux e portarli in processione alla Fete de Dieu o Corpus Cristi.
Questa usanza derivata dai Romani sembra si sia perpetuata durante tutto il Medioevo e se ne trova traccia fino al XIV e al XV secolo.
Tornando indietro anche nell’antica Grecia si svolgevano in questo periodo allegre processioni che vedevano i giovani sfilare carichi di rami d’ulivo o di lauro, da cui pendevano dolci frutti, vasetti d’olio e di vino, tutti simboli delle rinnovate forze della natura.
Queste feste si ricollegavano ai riti agricoli nati, quando l’uomo imparò a coltivare la terra.

Come abbiamo potuto vedere, la festa della Pasqua dei Cristiani e le altre feste che la precedono o che sono state poste dopo, affondano le radici nella notte dei tempi e sono state e sono ancora comuni a tutte le religioni.
La Pasqua anticamente era intesa dagli ebrei, non solo come l'Esodo dall'Egitto, ma anche come una festa patriarcale che si celebrava con canti, danze e offerta delle primizie, specialmente degli agnelli nati nell'anno. In questo modo 1' agnello rappresentava il simbolo del riscatto dalle forze oscure dell'inverno e l'ini­zio del nuovo ciclo primaverile.
Pasqua che in ebraico significa passare oltre, ci ricorda che l’umanità è passata da un lungo e doloroso ciclo di morte e di distruzione con la crocifissione che è il “tema del sangue” e che domina tutto l’anno con il ritratto del Cristo, ma che con la Pasqua il Cristo come presenza viva emerge alla luce dopo tre giorni in un anno nuovo.
Questi simboli in precedenza esaminati sono alcuni dei più importanti simboli mistici della verità. Spesso i simboli appaiono complessi di fattura e rendono oscuro il senso che è loro dato.
E’ necessario, in tal caso cercare le parti essenziali, semplici che costituiscono i simboli, e dalla comprensione di queste si passa in seguito, a quelle degli elementi più complessi, scoprendo così l’idea generale esaminata.
Allorché noi saremo divenuti degli attenti osservatori della natura e dei suoi metodi di lavoro, avendo adottata la pratica di scoprire in loro i segni per le nostre riflessioni, i simboli saranno più agevolmente compresi e potremo trarne l’utile necessario per le nostre ricerche.

Pietro Francesco Cascino è il Vice presidente del Gruppo Teosofico “Ars Regia H.P.B." di Milano

fonte: http://maestrodidietrologia.blogspot.it/

sabato 14 aprile 2018

interni (o esterni?)














Suzanne Moxhay
Mia Photo Fair 2018

questa con lo specchio mi è sembrata un incantesimo.
tutti fotomontaggi con lastre di vetro sovrapposte.
la fotografia è un'altra cosa, questo è un gesto teatrale, ma l'effetto merita uno sguardo.

fonte: http://nuovateoria.blogspot.it/

sabato 7 aprile 2018

lo strano destino dell'Uro, da Lascaux al terzo Reich


Si racconta spesso di estinzioni anche recenti di specie animali che per un motivo o per l’altro sono diventate famose, solitamente ubicate in luoghi esotici e lontani, primo fra tutti il Dodo delle Mauritius. In realtà anche in Europa non è che siamo stati proprio con le mani in mano, anzi. È solo che siamo arrivati prima che in altri posti e molte estinzioni sono quasi considerate come si riferiscano ad animali preistorici. Ma non è proprio così. Nel nostro continente, a causa della nostra espansione e della trasformazione dell’ambiente, sono via via scomparse diverse sottospecie di grandi mammiferi. Il leone europeo, il bisonte caucasico.  E l’Uro. Il progenitore dei nostri tori.  Il suo nome scientifico ne declama perfettamente la natura: Bos taurus primigenius.  Era un grosso bovino selvatico, un po’ come i bufali africani, e popolava le pianure del centro Europa in grandi branchi. Ne esistevano anche tre sottospecie diverse. Tutte equanimemente scomparse. 


Non è un animale qualsiasi, essendo anche il principale protagonista di una delle prime forme d’arte dell’intera storia dell’umanità: le sue forme e i suoi colori sono fra i più rappresentativi delle magnifiche pitture delle grotte preistoriche, a partire da quelle di Lascaux. 
Una delle sue caratteristiche principali era la forma delle corna. Incurvate in avanti, come accade di rado nei nostri attuali bovini. Ed erano più grossi. Almeno 20 centimetri più alti delle nostre mucche (e le nostre mucche non sono certo piccole). 
Pare fossero anche molto aggressivi, proprio come i bufali africani. E vista la fine che hanno fatto forse avevano buone ragioni per esserlo. 
I riferimenti all’Uro nella cultura europea sono innumerevoli: lo nomina Giulio Cesare nel suo best-seller di guerra, il de-bello gallico; si trova negli stemmi della Moldavia e della Romania; diverse località e città prendono il nome da lui (Kaunas in Lituania; Turek in Polonia; Turjiak in Slovenia); in molti cognomi slavi (Turenin, Turishchev, Turov, Turovsky); il cantone svizzero di Uri prende il suo nome e ha anche la sua testa nello stemma. 


Le prime popolazioni umane avviarono comunque un processo di addomesticamento, come accadde con i bovini selvatici dell’asia, e ancora oggi non ci sono dati certi sulla reale origine dei nostri bovini domestici. Potrebbero discendere proprio dall’uro, oppure essersi evoluti in parallelo partendo da altre specie primigenie provenienti dall’oriente. 
Quale che sia la storia, in ogni caso gli Uri selvatici divennero oggetto di caccia, abbastanza forsennata. Erano grossi ed aggressivi e questo faceva di loro un trofeo ambito. Già nel XIII secolo la loro zona di diffusione si era ristretta praticamente alla sola Europa dell’est e qualche zona della Germania. Continuò comunque ad essere una delle prede preferite delle grandi battute di caccia organizzate dai signori e dai nobili di mezzo continente, e se insieme a questo ci si aggiunge la già avviata deforestazione e trasformazione delle grandi pianure dell’Europa centrale in terreni agricoli, già all’inizio del cinquecento la loro sorte era segnata. 


Probabilmente furono anche fra i primi ad essere presi in considerazione per qualche tipo di salvaguardia, nel senso che da un certo punto in poi la loro caccia fu vietata. Naturalmente solo a chi non era nobile. 
Ma non servì a salvarlo, e forse i nobili in Europa erano ancora troppi, di sicuro erano tanti quelli appassionati di caccia. A metà del cinquecento già ne restavano soltanto una cinquantina di esemplari. L’ultimo esemplare di cui si ha notizia certa, una femmina, morì nel 1627 in Polonia. E così addio all’Uro. 
Ma l’Uro è una delle poche specie che abbia anche una storia successiva alla sua estinzione, ed è una storia del tutto particolare. 
Il suo ruolo di progenitore dei bovini attuali ha infatti fatto ritenere, in più occasioni, che i suoi geni siano ancora in circolazione negli animali domestici viventi. Con questa idea alcuni allevatori tedeschi, in particolare i fratelli Heinz e Lutz Heck, direttori di giardini zoologici, ai primi del secolo scorso iniziarono un programma discutibile ma non privo di un certo interesse, effettuando una serie di incroci programmati fra diverse specie e sottospecie di bovini per riportare in vita una specie con un corredo genetico il più possibile simile a quello dell’Uro originario. Niente clonazione quindi, ma recupero della specie attraverso i suoi geni sparsi, riavvicinandoli con l’idea di accelerare lo stesso metodo da sempre usato dalla natura, facendoli accoppiare e riprodurre (storie simili si ripeteranno nel corso del novecento per altre specie, con risultati non privi di sorprese). L’aspetto più controverso della vicenda è che tutto ciò avveniva nella Germania di Hitler, e in modo abbastanza inevitabile un esperimento del genere trovò in quei decenni anche adeguati finanziamenti dal Reich dato che era assai coerente con le altre idee di “recupero della razza” e di “ritorno alle origini” molto di moda in quegli anni bui. Hitler e Goering pare siano rimasti affascinati dall’idea di riportare in vita gli Uri che venivano cacciati dai Germani ai tempi di Cesare, e forse ancora più dal modo in cui ciò poteva essere ottenuto, quasi una prova generale di ciò che si sarebbe tentato di fare per perseguire il mito della “pura razza ariana”, programmando l’accoppiamento e la riproduzione fra individui “adatti” (giovani tedeschi biondi con altrettanto giovani e bionde tedesche). 


Stai di fatto che i soldi del Terzo Reich dettero grande impulso al progetto, fornendo i mezzi per raccogliere in giro per l’Europa una serie di esemplari giudicati particolarmente adatti, con caratteristiche più vicine di altri al modello primigenio. 
I fratelli Heck procedettero quindi in una serie di incroci programmati, coinvolgendo soprattutto le razze bovine Highlander scozzese, Podolica ungherese e razze da combattimento spagnole. Si arrivò quindi ad una razza (mai ad una specie distinta) che è stata considerata una sorta di sosia incompleto dell’Uro originario. Insomma un bue fenotipicamente abbastanza simile anche se genotipicamente ancora piuttosto lontano dal progenitore selvatico. 
E’ probabile che per questa strada non si sarebbe mai riusciti a tornare abbastanza indietro, ma in ogni caso il risultato è che oggi esiste una razza bovina, detta appunto Uro di Heck, che è probabilmente la cosa in circolazione più simile che ci sia agli Uri preistorici. Di una similitudine quasi esclusivamente estetica e poco genetica, ma certo senza dubbio più simile ad essi di quanto non fossero le razze bovine esistenti due o tre secoli fa. In pratica, una rara retromarcia. 
Certo lo stretto legame fra questi incolpevoli tori e la parabola della Germania nazista non li ha aiutati, tanto che proprio a loro è toccato vivere un nuovo declino, fatto di macellazioni, bistecche e abbandono che ne ha portato i superstiti a poche decine di esemplari che rappresentano ormai quasi una curiosità zoologica. Di recente è ripartito però un certo interesse, e ora la loro popolazione è in risalita. Alcuni sono stati anche reintrodotti in stato selvatico in una riserva Olandese (Oostvaardersplassen). 
Ad oggi, dunque, la conseguenza di tutto ciò è che non è facile vederli, questi grandi tori che riemergono faticosamente e contraddittoriamente dal nostro passato. 
Per vederne qualcuno chi vi racconta questa storia è andato a ricercarli in un posto abbastanza fuori mano, nel parco della foresta bavarese, in Germania, e quindi possiamo anche presentarvi qualche foto “esclusiva”. Era il 2008, e non sono certo che almeno in quel luogo ci siano ancora. 
Sono comunque animali straordinariamente belli, fieri e potenti. Non saranno proprio identici ai loro bisnonni ma di certo qualcosa del loro e del nostro passato ce la dicono, e forse cercare di ascoltarli è, oltre che un piacere, un dovere.


Alessandro Borgogno

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/

ALESSANDRO BORGOGNO
Vivo e lavoro a Roma, dove sono nato il 5 dicembre del 1965. Il mio percorso formativo è alquanto tortuoso: ho frequentato il liceo artistico e poi la facoltà di scienze biologiche, ho conseguito poi attestati professionali come programmatore e come fotoreporter. Lavoro in un’azienda di informatica e consulenza come Project Manager. Dal padre veneto ho ereditato la riservatezza e la sincerità delle genti dolomitiche e dalla madre lo spirito partigiano della resistenza e la cultura millenaria e il cosmopolitismo della città eterna. Ho molte passioni: l’arte, la natura, i viaggi, la storia, la musica, il cinema, la fotografia, la scrittura. Ho pubblicato molti racconti e alcuni libri, fra i quali “Il Genio e L’Architetto” (dedicato a Bernini e Borromini) e “Mi fai Specie” (dialoghi evoluzionistici su quanto gli uomini avrebbero da imparare dagli animali) con L’Erudita Editrice e Manifesto Libri. Collaboro con diversi blog di viaggi, fotografia e argomenti vari. Le mie foto hanno vinto più di un concorso e sono state pubblicate su testate e network nazionali ed anche esposte al MACRO di Roma. Anche alcuni miei cortometraggi sono stati selezionati e proiettati in festival cinematografici e concorsi. Cerco spesso di mettere tutte queste cose insieme, e magari qualche volta esagero.

venerdì 16 marzo 2018

Pamela e l'uomo nero... parte 2°


2° parte...

In tempi non sospetti scrissi che la ragazza probabilmente era stata brutalmente sezionata chirurgicamente, nessuno me lo aveva detto, lo avevo immaginato, lo avevo compreso, mi pareva fosse una logica deduzione dopo anni di articoli sugli omicidi rituali e, prima di me, dopo anni di articoli di più noti ricercatori.
Oggi è stato confermato che non le sono più stati asportati seni e reciso il pube, notizia che era stata pubblicata all'inizio della vicenda.
Inizialmente la stessa procura aveva ammesso che per un'operazione del genere sarebbero serviti diversi professionisti capaci, una sorta di sala operatoria, per il poco tempo a disposizione trascorso tra l'ultima volta che è stata vista ed il ritrovamento del corpo, ed ovviamente una capacità chirurgica di lunga data, non certo la mano di 3 ragazzi stranieri inesperti dediti allo spaccio di cannabis (sempre rimanendo nella versione ufficiale).
Questo "piccolo" particolare fa crollare la versione del nigeriano affamato di carne bianca, descritto come un cannibale e veicolato come mostro ancor prima che fossero emerse reali notizie.
Un mostro sbattuto in prima pagina, probabilmente innocente, come il suo nome (non casualmente) indica.
Da questo si evince che il crimine non l'ha fatto uno sbandato qualsiasi, e nemmeno altri nigeriani oggi presi di mira ed accusati di far parte di un gruppo di killer seriali, ma che sia stata uccisa da killer esperti, e che il delitto fosse premeditato e preparato nei minimi dettagli.
Da qualche giorno è saltata fuori la video-chiamata che la ragazza di INNOCENT (nessuno ci aveva informato che fosse insieme ad una donna italiana e che avesse una figlia, era stato descritto come un CLANDESTINO rapace da dare in pasto al popolino) ha fatto durante il tempo indicato dagli inquirenti che sarebbe intercorso tra l'omicidio ed il sezionamento del corpo.
Non solo una video-chiamata (registrata) ma diverse chiamate confidenziali tipiche di una coppia, in alcune di esse presenti anche gli altri due compagni di merende che sono apparsi tranquilli, non lordi di sangue e disponibili a "perdere" quel tempo prezioso che sarebbe servito per fare questo complesso e macabro lavoro. Nonostante questa importante notizia, che a rigor di logica, scagionerebbe completamente i ragazzi nigeriani, i quotidiani l'hanno utilizzata per affermare il CONTRARIO, ovvero, che queste video-chiamate sarebbero una prova che loro tre erano insieme quel giorno, creando un vistoso cortocircuito rispetto alle dinamiche possibili servite per l'uccisione di Pamela.
I fatti emersi negli ultimi giorni confermano le mie tesi sull'omicidio di Stato con evidenti capri espiatori sacrificabili, come appunto qualche nigeriano da buttare in prima pagina senza ritegno.
Il popolino è sempre in astinenza da rogo e la politica strumentalizza questo aspetto per fini politici ed elettorali, ma forse non è l'unica motivazione di tale operazione mediatica, ci sono diversi livelli ed ogni livello deve soddisfare determinate ragioni, ci sono anche aspetti che contemplano il macro livello e non solo il micro livello, ovvero, ciò che deve essere veicolato per ragioni INTERNAZIONALI rispetto a ciò che deve rimanere dentro i nostri confini nazionali.
Due tipologie di messaggi, uno di palese propaganda elettorale e di strumentalizzazione dei fatti di cronaca, meglio se creati ad hoc, e l'altro di messaggi transnazionali fatti in concomitanza di visite diplomatiche e di tensioni politico-economiche tra diverse nazioni.

Guardiamo i nomi, le date ed alcuni particolari interessanti che saltano fuori anche come semplice suggestione consequenziale al fatto narrato per come è stato narrato e, per un attimo, pensando in un'ottica alternativa, come e cosa potrebbero veicolare se fossero messaggi, quale forza e quale potenza evocativa potrebbero avere nella terribile vicenda.
Il nome del presunto assassino è INNOCENT, un nome comune in Nigeria, che indica o potrebbe indurre a comunicare la sua innocenza ed estraneità al fatto, quindi svolgerebbe solo una mera esigenza di servizio, scelto per veicolare questo concetto, utile solo come capro espiatorio e per diffondere il virus della paura dell'uomo nero, utile a scopi propagandistici ed elettorali.
TRAINI è l'altro protagonista della vicenda speculare di Macerata, è il classico razzista violento manipolabile, il perfetto manciuriano da buttare in pasto all'altra fazione belligerante in corso, è una delle tante cellule dormienti di estrema destra riattivabile quando serve, ha la stessa funzione uguale/opposta di INNOCENT.
Ritengo che TRAINI, come il suo paradossale "compare" INNOCENT, sia parzialmente innocente e non abbia sparato in prima persona. Credo sia stato plagiato e fatto agire insieme ad altre persone, chi ha sparato fisicamente è un altro, probabilmente un professionista che doveva solo ferire e spaventare alcuni stranieri.
Inizialmente sui quotidiani online era apparsa la foto ed il video del compare di merende, c'erano probabilmente due persone su quella macchina, non era solo e forse lui doveva guidare e prendersi la colpa. I giornali on-line, a parte pochi, hanno censurato la prima notizia del complice e non è più passata mediaticamente, quindi è rimasto SOLO lui come unico colpevole della tentata strage.
Anche in questo caso, avendo più elementi da analizzare ed uno spettro decisamente diverso e più ampio, cambia completamente lo scenario descritto e fatto accettare all'altra parte belligerante.

Chi ha sparato sarebbe stato il 2° uomo, successivamente fermato in fuga a bordo di una macchina, poi scomparso per magia quasi ovunque, perché tutti i media, sotto comando, dovevano veicolare solo il cattivo TRAINI, simbolicamente colui che ha "trainato" il vero pistolero.
In Italia non si fidano ciecamente dei candidati manciuriani psicolabili, gli fanno credere di fare, di uccidere, di brigare, ma poi sparano ed uccidono sempre i soliti professionisti pagati a cottimo.
cit. L'Entità
Probabile non sia stato lui a sparare e, come il nero africano, il "nero"politico sia l'ennesimo capro espiatorio da presentare ai TG ed ai giornali, per quanto colpevole e complice del crimine.
Probabile che entrambi, volenti o nolenti, abbiano infine solo interpretato un piccolo ruolo nelle vicende narrate, manovrati dall'alto e poi sacrificati.
Savi ducet...
cit. Il Protocollo
Ricapitoliamo: Un corpo sezionato chirurgicamente necessita di tanto tempo e di tanta perizia, di strumenti dedicati e diversi professionisti.
Poi servono persone per monitorare il luogo dell'omicidio, una macchina affidabile possibilmente scura per non far intravedere i passeggeri, meglio un furgone, chi possa ripulire la stanza, gli ambienti dove viene eseguita l'operazione e qualcuno che "porti" il MESSAGGIO dove deve essere ritrovato per essere tradotto, quindi, in questo caso, la valigia sul ciglio della strada nei pressi di una abitazione nella provincia di Macerata intestata curiosamente alla famiglia MONTI, omonima del nostro caro ed amato presidente Mario, che potrebbe essere il "risolutore finale" post-elettorale e  l'espressione di un governo tecnico che metta ordine dal caos creato artificialmente ed indotto tramite effetto domino.
PROBLEMA-REAZIONE-SOLUZIONE...

Solitamente, in questi casi, il luogo fisico dell'omicidio è un altro da quello descritto e fatto accettare alla massa ignara.
Viene presentato dai media uno scenario differente, che possa essere assimilabile a quello che conosciamo, al nostro quotidiano, così da poterci identificare per spaventarci meglio, quindi, suggestionarci in termini di pensiero magico che si traduce in fideismo nei confronti dell'oracolo digitale.
Un'eventuale coinvolgimento del nigeriano, sempre fosse provato, potrebbe essere stato quello di galoppino, potrebbe essergli stato chiesto di farsi vedere in un determinato posto o di portare le valigie in un determinato luogo, una sorta di "postino inconsapevole", un po' come accade per certi candidati dell"ISIS ai quali si chiede di portare zainetti da un posto all'altro senza sapere che qualcuno li farà esplodere poco dopo.
Ovviamente, la regia è premeditata ed organizzata da tempo e svolge ritualità atte a celebrare un evento, a comunicare qualcosa a qualcuno che sappia leggere...
La livella è stata bilanciata, da una parte Innocent e dall'altra Traini, il solito candidato manciuriano da manipolare per oscuri fini.
La versione della presenza dei due a bordo dell'auto è stata cambiata ed un po' forzatamente è stato accusato solo TRAINI, uno psicopatico oggi conteso dall'estrema destra che lo appoggia moralmente, giustificandolo e facendolo diventare un eroe vendicatore, aizzando le folle in astinenza da rogo sui social, in rete, per giustificarlo e creare, passo dopo passo, un modello che, per quanto negativo, possa incarnare il ruolo di vendicatore nero.
Lui è l'uomo qualunque che imbraccia il fucile e si mette a sparare come in un giorno di ordinaria follia, prendendosi i plausi dei rancorosi, degli impotenti frustrati che vedono in lui quello che vorrebbero fare loro, ma non osano rivelarlo pubblicamente.

Analizziamo alcuni particolari relativi ai nomi ed alla numerologia:
A fondere definitivamente le due vicende in una, sono le coincidenze simboliche veicolate con forza propulsiva, quelle suggestioni evocative che vanno a firmare i delitti di Macerata.
L'omicidio di Pamela, che per assonanza mi ricorda il nome della ragazza del film "Fuoco Cammina Con Me" di Linch (PALMER), è avvenuto proprio nella città natale della Presidentessa Laura Boldrini (LAURA PALMER, fusione di Laura "Boldrini" con Pamela).
Pamela si chiama MASTROPIETRO, cognome che indubbiamente ci ricorda e ci suggerisce l'altra colonna di LEU, il suo leader ed ex magistrato PIETRO GRASSO (MASTROPIETRO, il maestro/magistrato/ leader Pietro Grasso).
Come ci ricorda il Gran Maestro Gioele Magaldi, entrambi apparterrebbero ad ambienti latomistici sovranazionali.
Senza considerare il nome del presunto colpevole, INNOCENT...



La data del ritrovamento del cadavere è stata il 31 Gennaio (speculum di 13).
TRAINI o chi per lui, nella sparatoria avrebbe colpito anche la sede del PD di Macerata, notizia trapelata inizialmente e poi scomparsa quasi del tutto all'improvviso dai quotidiani on-line.
Potrebbe essere un messaggio che qualcuno ha voluto veicolare contro la Boldrini o contro i suoi mentori, contro la sua formazione politica LEU o contro chi ci sta dietro, senza considerare che Traini fu candidato nella Lega, partito avverso ed avversario a LEU, una bella coincidenza.
Oppure, l'esatto contrario, per celebrare LEU e la sua funziona occulta di partito civetta manovrato nell'ombra dal solito D'Alema, di cossighiana memoria e da altri personaggi.
Un colpo al cerchio (magico) ed una alla botte...
cit. MDD

Come il nigeriano sembra favorire elettoralmente la Lega ed il populismo di coloro che invocano l'uomo della provvidenza, Traini "TRAINA" lo schieramento opposto, quello sedicente anti-fascista, anti-berlusconiano, che si identifica nel centrosinistra di LEU o nel moderatismo del PD, mentre nelle piazze è rappresentato dall'antifascismo militante della sinistra ed estrema sinistra, che giustamente manifesterà nei cortei contro queste ondate reazionarie che talvolta irrompono sulla scena, non a caso...
Una guerra di assonanze celebra il Tempio del potere costituito che le comprende e contiene entrambe, "opposti estremismi" favoriscono il POTERE CENTRALE (e non tanto il centro politico) che potrà essere rappresentato da un governo di larghe intese per continuare a spolpare il bel paese, oppure, direttamente da un governo tecnico disceso dall'astronave tra noi mortali, appunto quel MONTI con le valigie in mano (messaggio descritto di cui sopra)
Ecco che parte per primo Salvini, lo stesso che aveva stretto alle recenti elezioni la mano a quel TRAINI, in seguito diventato killer seriale, poi irrompe la Meloni che si fa notare vicino alla stazione Termini di Roma per ricordarci quanti sbandati circolano la sera da quelle parti, che alimenta un'inutile polemica con il Museo Egizio, e poi Crosetto e Melluzzi che bombardano il web per svelarci piste differenti, spostando il bersaglio sulla mafia nigeriana ed i suoi rituali voodoo, notizia virale che sembra aver contagiato gran parte della controinformazione, strategia voluta da intelligenti campagne occulte.
La mafia nigeriana addirittura descritta come più forte della nostrana che, a sentir lor signori, pare abbia talmente tanto preso piede da diventare improvvisamente il nemico n°1 dello Stato italiano (tutti sembrano scoprirla ora, andando proprio a creare un complottismo uguale/opposto per screditare versioni alternative più convincenti e logiche).
Non voglio affatto sminuire la criminalità nigeriana che va stroncata pesantemente senza nessuna remora, ma essa si occupa di prostituzione, di clandestini, di droga, è subordinata a livelli più ALTI e nella gerarchia delle mafie viene dopo le nostre, dopo quella cinese, dopo quella russa e albanese e via dicendo, ma soprattutto non c'entra nulla con questo omicidio che svela diverse operatività e ritualità ben note.
Un depistaggio fatto dalla destra, dall'estrema destra e da organi debunker di Stato che puntano il dito altrove, operazione che viene a creare una potente forma pensiero atta al condizionamento del pensiero di massa, facendo scaturire un effetto domino ed anche brutali certezze dettate dall'atavica e fisiologica paura dell'altro, dell'uomo nero.

Anni fa, il fratello della Presidentessa della Camera fu coinvolto (poi risultato completamente innocente) in una brutta vicenda che ci ricorda il settimanale Panorama online:
Studio-approfondimento sulla scomparsa di Sergio Isidori». Si parte dalla sparizione del piccolo Sergio di soli 5 anni, nel lontano 1979, per passare al Silenzio della Rosa, una raccolta di racconti scritti da un prete. Il culto della Madonna delle rose, la simbologia della Vergine e della Madre nera: «Rosa equivale a Iside e Iside equivale a Isid-ori»... Di queste farneticazioni è zeppo il bislacco «dossier» che il 6 settembre 2013 Michele Riccardi, un ragioniere disoccupato di 43 anni, consegna all’ufficio comunale di Monte Roberto (Ancona): l’uomo vuole che ne prenda visione Ugo Boldrini, segretario in quel comune ma soprattutto fratello della presidente della Camera, Laura Boldrini.
https://www.panorama.it/news/marco-ventura-profeta-di-ventura/storia-di-michele-riccardi-l-estorsore-della-famiglia-boldrini/

Dal micro livello approdiamo finalmente al macro livello...
Dopo aver descritto la strumentalizzazione della SOVRAGESTIONE su territorio nazionale rispetto all'omicidio, con messaggi a tutti i personaggi politici (due opposte colonne, LEGA , LEU e risolutore finale MONTI, che equivale a governo tecnico o governo larghe intese), possiamo descrivere l'ultimo livello possibile e contemplabile da certi sacrifici di sangue e del perché sono commessi spesso da apparti del governo ombra.
La vicenda del ritrovamento delle valigie con il corpo della povera Pamela sembra uscito da un capitolo del romanzo "NEL NOME DI ISHMAEL" di  Giuseppe Genna, ed il libro parla proprio di questi omicidi commissionati da agenzie para-militari al soldo di certi ambienti per comunicare in codice alcuni rapporti diplomatici tra VIP di un certo livello. 
Nel romanzo ISHMAEL è un'agenzia immaginaria mutuata dalla nostra realtà e descritta dall'autore come molto simile all'ENTITA' descritta dalla Carlizzi, da Cosco e da Franceschetti.
Diversi ricercatori ci spiegano che esistono agenzie private di ex militari, killer seriali, Snipper, contractor che farebbero parte del Deep-State, magari oggi cellule dormienti, domani pronti a colpire, e che hanno infiltrati un po' ovunque, nei servizi segreti, nelle forze dell'ordine, negli ambienti dell' estrema destra, nella magistratura e nella politica. Essi sarebbero riattivati ogni volta che il sistema necessita di celebrare, ammonire, rieducare, minacciare, avvertire, vendicare qualcuno o qualcosa. Sono grammatica e linguaggio, la loro operatività criminale è linguaggio in codice per adepti in termini esoterici, e per la popolazione che subisce il plagio emozionale in termini subliminali, ma paradossalmente più essoterici e manifesti.

Proprio seguendo la logica del romanzo "NEL NOME DI ISHMAEL", possiamo sbilanciarci trattando il possibile macro-messaggio in relazione alla visita del premier turco Erdogan a Roma che ha incontrato sia Gentiloni che Papa Francesco e si è stranamente esposto sul caso di Macerata, entrando nello specifico della storia accusandoci di essere islamofobici; curioso che un leader di quel livello si spertichi nella trattazione di nostri omicidi mediatici.
Erdogan è in conflitto su diversi livelli con diversi attori politici.
In questi giorni la Turchia è in conflitto con la Siria per il corridoio dei Curdi, ci sono stati bombardamenti a tappeto e decine di morti anche tra i civili.
Ricordiamo che l'Italia, un po' nel silenzio generale, sta vivendo anche gravi tensioni ed uno scontro diplomatico pesante contro il governo turco per via dei gasdotti dell' ENI a Cipro.
"La Saipem 12000 resta ferma in alto mare. La piattaforma dell’Eni, che si stava dirigendo verso Cipro per iniziare operazioni di trivellazione su licenza del governo di Nicosia, è stata fermata il 10 febbraio “da alcune navi militari turche con l’intimazione a non proseguire perché sarebbero in corso attività militari nell’area di destinazione”, aveva fatto sapere il gruppo in una nota. Il programma era quello di avviare “attività di perforazione nel blocco 3 nelle acque della Zona Economica Esclusiva della Repubblica di Cipro”. Un progetto che incontra l’ostilità della Turchia. Recep Tayyip Erdogan ha posto il tema a Sergio Mattarella e a Paolo Gentiloni nella sua recente visita a Roma."
https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/02/12/nave-delleni-bloccata-a-cipro-bruxelles-turchia-eviti-frizioni-con-stati-dellue/4155957/

Anche la Nigeria potrebbe rientrare nella guerra ad altissimi livelli per le scorte secoalri di gas e per gli interessi geopolitici e macro-economici che ne derivano, anche la Nigeria potrebbe essere soggetto e/o complemento oggetto del MACRO livello del messaggio in questione.
La sovrastruttura (entità o le entità) decide una location, che solitamente è collegata a qualche personalità politica, al nome della città di origine, a date specifiche e/o con numeri simbolici, nomi corrispondenti, ricorrenze, assonanze... 
Ogni personalità politica di rilievo è in qualche modo ricattabile, al contrario, non occuperebbe quel posto di potere. 
Ergo, viene fatta un'operazione sacrificale che in qualche modo "celebra" l'evento ritenuto importante, tipo come è stato per l'entrata nell'euro, una guerra alle porte, una crisi economica, un passaggio strutturale della repubblica, quando cade un governo, la celebrazione di una ricorrenza nazionale, votazioni, manovre economiche, una visita diplomatica importante, oppure, un avvertimento, un monito, una vendetta, una guerra interna tra le fazioni dei poteri forti che esprimono i relativi casati politici e/o personaggi politici.
Questa comunicazione simbolico esoterica, che si esprime attraverso la propaganda mediatica, è un linguaggio operativo occulto, mutuato dal linguaggio iniziatico occidentale rosicruciano e non solo, ha diverse funzioni ed ogni livello che partecipa all'operazione soddisfa suoi relativi bisogni, essa si esprime solitamente con un omicidio rituale, spesso di giovani ragazze, di donne, di uomini ed addirittura di bambini.

fonte: http://maestrodidietrologia.blogspot.it/


lunedì 12 marzo 2018

Pamela e l'uomo nero... parte 1°


Lo scorso 31 gennaio nelle campagne di Pollenza, vicino a Macerata, è stato ritrovato il corpo smembrato e nudo di Pamela Mastropietro, 18enne di Roma, all’interno di due valigie abbandonate in un fosso. Pamela era nelle Marche dallo scorso ottobre ospite della comunità di recupero Pars di Corridonia per un problema di tossicodipendenza. Si era allontanata dalla struttura il 29 Gennaio, senza documenti né cellulare, portando con sé solo un trolley rosso.
Luca Traini ha 28 anni è incensurato e risiede a Tolentino, è lui l'uomo che ha seminato il panico per le vie di Macerata sparando colpi di pistola dalla propria auto e ferendo sei persone, tutti stranieri.
Alle elezioni del 2017 Traini si era candidato per la Lega Nord al consiglio comunale di Corridonia, un comune di 15.000 abitanti nel Maceratese, prese zero preferenze. 
In un manifesto elettorale, Traini 11 Giugno 2017 appare insieme al candidato sindaco della Lega Nord per Corridonia, Luigi Baldassarri che presenta la sua nuova squadra.
Diversi omicidi mediatici sono operazioni costruite a tavolino, dove le vittime purtroppo sono sempre reali, mentre i colpevoli ufficiali spesso sono capri espiatori del momento. 
Ciò non significa che non esistano omicidi fisiologici quotidiani od extracomunitari criminali, ma quelli RAPPRESENTATI massivamente sui media, in sincrono digitale e con identici palinsesti televisivi, ricevendo gli stessi ordini ANSA di veicolare certe notizie rispetto ad altre, con tutte le simbologie comunicative che ne conseguono, sono quasi sempre omicidi di stato.
Quello di Macerata è un classico esempio fin troppo palese di manipolazione, accaduto nella città della Presidentessa Boldrini, seguito dallo sgozzamento in rete della stessa, ritratta e photoscioppata su FB, dal quale è scaturita la sparatoria del candidato manciuriano di estrema destra TRAINI con una calibro 9 contro 6 stranieri nei pressi di un bar della città.
Questo dualismo sincronico (nigeriano killer seriale vs psicopatico punitore razzista) è la rappresentazione controiniziata della celebrazione del potere, e questa tradizione esoterica-miliziana (essendo diretta discendenza ed emanazione antropologica della figura del sacerdote guerriero tribale ancestrale) si esprime ritualmente attraverso omicidi di giovani donne.
Questo sistema occulto e violento, talvolta, esprime anche quella politica che poi, paradossalmente, fa leggi come quelle sul femminicidio...
Gli opposti estremismi, come nella miglior tradizione della strategia della tensione, sono funzionali allo schema di potere ed alla sovrastruttura che regola la nostra società, energeticamente e simbolicamente sorreggono le due colonne del Tempio dell'oracolo. In questo caso, gli opposti estremisti sono da un lato il nigeriano che taglia la ragazzina a pezzettini ed il fanatico che spara all'impazzata.
Cui prodest? 
Questa tipologia di notizie favorisce entrambi gli schieramenti che si vanno a delineare come effetto domino a valanga (garantisti progressisti vs forcaioli giustizialisti reazionari). Paradossalmente entrambi gli schieramenti, che in un'ottica più ampia sono due facce della stessa medaglia, sorreggono e fortificano lo stesso schema di potere che li emana. Schema che è forma pensiero di comando, l'egregora astratta e quindi immortale del potere. 
Morto un papa se ne fa un altro, ma lo schema sovrastrutturale rimane intatto, in quanto entità metafisica introiettata nella psicologia di massa dei sudditi...
Dal conflitto artificiale scaturito dalle due vicende uguali/opposte, plasmato dal magus di turno, lo status quo si fortifica e diviene l'ennesima soluzione protratta nel tempo, unica via di scampo al caos generale. E' lo stesso paradigma che succedeva durante la strategia della tensione fino al 92, oggi però trasmutato in omicidi mediatici su scala nazionale, siamo passati in 30 anni dalle stragi eclatanti agli omicidi familiari mediatici.
Il tutto è sfruttato politicamente per diverse ragioni.
Le vicende del nigeriano assassino e del punitore razzista sono in qualche modo legate, come dicevano prima, si complementano e servono allo schema di potere ad auto-alimentarsi come autorità vigente, autorità che gestirà gli opposti estremismi delle due fazioni per rinascere come una fenice e, nel concreto, ristabilire l'ordine costituito (probabile governo tecnico nel caos generale), celebrandolo attraverso un sacrificio, facendosi accettare inconsciamente dai cittadini (la pubblicità funziona esattamente così), metabolizzando successivamente il dissenso, ergo, premiando il risolutore finale.
Empiricamente, questo processo esoterico, politico e mediatico, sposterà nel tempo ulteriormente l'asse della livella a destra, offrendosi come una soluzione alla società malata e drogata.
Drogata come la povera Pamela, che simbolicamente ha espiato le sue colpe attraverso un rito sacrificale di sangue e di purificazione, società che dovrà rinascere sulle macerie antiche, un po' come Macerata nasce dalle macerie dell'antica Helvia Recina, come ci indica l'origine etimologica del suo nome.


Alla massa però piace pensare che sia stato l'uomo nero cattivo a scuoiare la ragazza, senza manco sincerarsi di come diavolo sia avvenuto tale crimine, secondo quali dinamiche, con quali strumenti, quante persone avrebbero realizzato l'omicidio o se ha fatto tutto da solo, come è possibile sia stato concluso tutto in poco tempo e senza apparente movente, perché e come sono stati sezionati chirurgicamente organi interni, perché è stato reciso il seno ed asportato completamente il pube, come avrebbe/avrebbero fatto a svuotare completamente il sangue dal suo corpo e dove lo avrebbero occultato, gli organi mancanti dove sono finiti, il pube reciso chirurgicamente che fine ha fatto e, soprattutto, perché avrebbe lasciato i trolley con dentro il corpo vicino ad una villa sul ciglio della strada in bella vista???
Tutte domande che sorgono spontanee e che vanno a creare vistose contraddizioni con le versioni ufficialiste degli inquirenti e dei giornali.
Allo stato attuale, da quello che illegalmente sta trapelando sui media nell'indifferenza ed ignoranza generale (nessuno si chiede come sia possibile questo scempio illiberale), ed anche da un minimo di logica e buon senso, secondo me, nessuna donna è stata macellata nella mansarda del nigeriano, lui è innocente e non in quanto povero straniero da compiangere, ma in quanto palese capro espiatorio, a prescindere dal colore della sua pelle e dalla sua etnia.
Le vicende riportano aspetti surreali, improbabili e fantascientifici, ma cerchiamo di capire le probabili dinamiche e le tante contraddizioni che emergono:
1- Per macellare una persona senza farsi notare da tutto il quartiere, serve prima di tutto l'ambiente adatto (provate a vedere come funziona un macello, quanto rumore, quanto sangue e che confusione).
2-Servono determinati strumenti e competenze per sezionare ed asportare chirurgicamente organi interni, per recidere seni e pube.
3-Serve la possibilità di occultare litri di sangue (raccolti dove e come?) e quant'altro (nessuna traccia nel bagno allo stato attuale)
4- Servono almeno 100 mq di teloni resistenti per una mansarda di 40 mq, utili a coprire pareti, soffitto, pavimenti, mobili e per non verniciare di rosso tutto quanto (ricordate la premura di DEXTER per non lasciare alcuna traccia?). 
Quanto vi piaceva come occultava i cadaveri dopo averli uccisi? 
Ecco, funziona così nella realtà, è complesso e difficile lasciare intonsa una stanza dopo un omicidio del genere, senza lordarsi di sangue mentre si macella una persona, oltretutto con la non remota possibilità di lasciare tracce ovunque in casa, nel palazzo e per tutta Macerata (pare siano state trovate solo poche tracce di sangue in casa con il luminol)
5-Dopo aver sezionato accuratamente come un novello Hannibal Lecter una ragazza, dopo aver asportato con dovizia organi interni, seni e pube, senza aver lasciato quasi nessuna traccia ematica (molto meglio di DEXTER), senza aver fatto alcun rumore per macellare allarmando i vicini, avendo avuto il tempo per ripulire il corpo e la casa con decine di litri di candeggina, lo ABBANDONA davanti al cancello di una villa vicino al ciglio della strada IN BELLA VISTA, però dimenticandosi la giacca della ragazza in casa (ridatemi i soldi del biglietto, eh...).
Gli altri organi asportati se li è mangiati improvisamente? 
Tutti i suoi vestiti lordi di sangue dove li ha buttati? 
Tutto l'ambaradan per operare (teloni, seghe, ecc...) dove è finito? 
Il MOVENTE di tale omicidio quale sarebbe???

BACK IN BLACK???
cit. ACDC
In procinto di elezioni politiche importanti, di particolari manovre e cambiamenti politici, di crisi economiche e strutturali, di celebrazioni e ricorrenze, di momenti topici della vita della Repubblica, di strategie internazionali, di cambiamenti globali, di guerre imminenti, gli immigrati e le classi sociali più indigenti o culturalmente più deboli sono il bersaglio perfetto di questo centro dell'occulto che scrive romanzi dell'orrore e poi li mette in scena.
Diventano improvvisamente molto attivi in omicidi con maceti, smembramenti, stupri, talvolta sembra che aspettino il momento giusto per essere strumentalizzati dai media ed i moralizzatori di turno.
Essendo l' ENTITA', alcuni la chiamano DEEP STATE, alcuni scrittori ISHMAEL, un organo segreto del governo ombra che attinge grammatica, linguaggio e modalità operative da mondi occulti e lontani, attraverso contractor e professionisti di agenzie private, in certe fasi della vita repubblicana torna alla ribalta con la mattanza ed i soliti capri espiatori da sacrificare all'altare della patria od a qualche altro altare.
La scorsa estate c'era stato il caso della violenza sessuale ai danni di una povera ragazza polacca in vacanza in Romagna, vicenda dove furono accusati un gruppo di extracomunitari, notizia compensata mediaticamente da un'altra violenza ai danni di due turiste americane per mano di due carabinieri in servizio. Oggi, in un diverso contesto, ci troviamo esattamente nella stessa situazione mediatica, dove un fatto criminale equilibra la livella con un fatto similare ma opposto (stranieri in uno, poliziotti nell'altro), unico comun denominatore, le vittime femminili.
Il top della riprogrammazione mentale del Deep-State per comporre nuovi cortocircuiti nella testa del popolino in cerca di protezione ed astinenza da rogo è: Ragazzo Nero Uccide/Violenta/Massacra... Ragazza Giovane e Bianca.
Nell'immaginario comune, una tragedia del genere fa logicamente colpo ed equivale ad un comando Monarch collettivo, che si traduce elettoralmente, simbolicamente ed energeticamente, perché le motivazioni che stanno dietro a questi fatti sono ancora più complesse.
Funziona a livello inconscio come un lavaggio del cervello, violenza chiama violenza, questo è l'effetto domino sperato e ricercato, la vicenda di cronaca nera alimenta nell'utente forte ansia e l'aggressività è una conseguenza di un'ansia indotta e non più controllata.
La famosa pancia dello spettatore ignaro stimolata da pruriti reazionari...
L'entità oltre ad utilizzare contractor e killer seriali professionisti, viene a creare una sorta di piovra culturale che coinvolge diversi livelli, come persone comuni o vicine alle vittime che entrano a far parte dell'operazione rituale loro malgrado, e che vengono talvolta costretti a contribuire a crimini o depistaggi sotto ricatto, un po' come funziona per la mafia.
Ognuno ha qualcuno sopra che lo "comanda", ed a sua volta è comandato e ricattato da qualche livello superiore.

fonte: http://maestrodidietrologia.blogspot.it/