CRISTO MORTO - ANDREA MANTEGNA

martedì 14 febbraio 2017

il mondo nel 2017

Le strane predizioni dell’Economist attraverso i tarocchi

L'economist ha pubblicato la tradizionale edizione di fine anno, dove vengono previsti gli eventi del prossimo anno. L’edizione 2017 presenta evidenti tratti occulti: Un mazzo di tarocchi modificato con dei simboli criptici.
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Se pensate che il 2016 non sia stato un buon anno, beh… il The Economist non sembra essere ottimista neppure per l’anno a venire. Infatti, nella copertina “Il mondo nel 2017”, la pubblicazione, predice morte e scontri in un contesto occulto scuro, usando le carte dei tarocchi e il simbolismo criptico.
Quando il The Economist pubblico` “Il mondo nel 2015”, scrissi un ampio articolo su di esso, perché alludeva, attraverso il simbolismo, a vari ordini del giorno delle élite. In effetti, l’Economist non è una rivista tipica, si tratta di una pubblicazione ‘prestigiosa’ in mano a persone potenti. Come scrissi nell’articolo del 2015:
“Normalmente non dedico un intero articolo all’analisi di una copertina, ma, in questo caso, non si tratta di una pubblicazione qualsiasi. E’ contenuta nel The Economist ed è direttamente correlata all’elite mondiale. E’, in parte, di proprietà della famiglia di banchieri Rothschild inglesi e del suo redattore capo, John Micklethwait, il quale ha partecipato più volte alla Conferenza Bilderberg – la riunione segreta in cui le figure più potenti del mondo, dal mondo della politica, della finanza aziendale e dei media discutono di politiche globali. Il risultato di questi incontri è totalmente segreto. E’ quindi giusto dire che chi lavora al The Economist sa cose che la maggior parte di noi ignora.”
Mentre alcune immagini facevano riferimento a fatti ovvi, altre erano estremamente criptiche – ‘codificate’ – non venendo mai spiegate in maniera soddisfacente.
L’edizione di quest’anno è ancora più enigmatica. Essa utilizza tarocchi per predire gli eventi dell’anno a venire. Ecco qui.
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La prima cosa che si può dire di questa copertina è che è occulta. Si dice infatti che il tarocco contenga nel suo simbolismo la totalità dei misteri occulti trasmessi dalle società segrete. Inoltre, considerando che le carte degli Arcani Maggiori vengono anche chiamate “trionfi” (trumps), possiamo facilmente dedurre che il prossimo anno sarà molto influenzato dalla elezione di Trump.
I TAROCCHI
Utilizzare i tarocchi, per predire il futuro, in una pubblicazione che è di proprietà degli illuminati, calza perfettamente a pennello. Nel corso dei secoli, sono state create diverse versioni dei Tarocchi. Tuttavia, la maggior parte di esse contengono lo stesso simbolismo che allude a specifici concetti esoterici. Gli occultisti concordano sul fatto che i tarocchi provengano dall’Egitto.
“Il Libro di Thot fu un compendio esoterico per ogni Apprendista in Egitto. Dopo la caduta della loro civiltà, questa tradizione venne cristallizzata in forma geroglifica, i Tarocchi; questi Tarocchi divenuti in parte o del tutto dimenticati, caddero nelle mani degli indovini e dei maghi da palco “.
– Manly P. Hall, il segreto insegnamenti di tutte le età
Il tarocco è una compilation estremamente densa di concetti e simbolismi occulti, che comprende la Massoneria, la numerologia, la kabbalah e l’alchimia.
“Molti simboli che compaiono sulle carte dei Tarocchi si possono anche ritrovare nella massoneria. Il numerologo Pitagorico notera’ l’importante relazione che c’e` tra il numero delle carte e il loro design. Il Qabbalista verrà immediatamente colpito dalla significativa sequenza di carte e l’alchimista ritrovera` alcuni emblemi scoperti nella chimica divina della trasmutazione e della rigenerazione “.
– Ibid.
La copertina dell’Economist è stata ispirata dal deck Rider-Waite pubblicato nel 1909. Eccolo.
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Il mazzo di tarocchi Rider-Waite.
Il mazzo Rider-Waite è stato ideato dall’occultista spicco Arthur Edward Waite che era un un iniziato e un maestro di diverse società segrete.
“Waite entrò nell’Ordine esterno della Golden Dawn nel gennaio 1891 dopo essere stato introdotto da E.W. Berridge. Nel 1893 si ritirò dalla Golden Dawn. Nel 1896 si riunì all’Ordine Esterno della Golden Dawn. Nel 1899 entro` nel secondo ordine della Golden Dawn. Divento` un massone nel 1901, ed entro` nella Societas Rosicruciana in Anglia nel 1902. Nel 1903 Waite fondo` l’Independent and Rectified Order R. R. et A. C. L’ordine fu sciolto nel 1914. La Golden Dawn fu martoriata da faide interne fino alla partenza di Waite nel 1914; nel mese di luglio 1915 formò la Compagnia della Rosa Croce, da non confondere con la Societas Rosicruciana. “
Pertanto, utilizzando il deck Rider-Waite per predire gli avvenimenti del 2017, il The Economist rivela la vera forza dietro alla realizzazione di queste “profezie”: L’elite occulta.
Diamo un’occhiata al simbolismo criptico trovato su ogni carta.
LA TORRE
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La prima carta del ‘Pianeta Trump’ è la torre. In questo modo, la pubblicazione inizia le sue previsioni in maniera piuttosto cupa. Non diversamente dalla Torre del deck Rider-Waite, la carta mostra una torre distrutta da un fulmine, un riferimento alla Torre di Babele distrutta da Dio. Questa carta è di solito associata con il pericolo, la crisi, la distruzione, e la liberazione.
“Questa carta viene subito dopo Il diavolo in tutti i tarocchi che la contengono, ed è associata ad un cambiamento improvviso, dirompente, e potenzialmente distruttivo”.
– Bill Butler, dizionario dei Tarocchi
Sulla copertina dell’Economist, la torre è circondata da una folla di persone in possesso di una bandiera rossa comunista e un crocifisso. Perché i comunisti e i cristiani si combattono, mentre la torre viene distrutta? Che l’Economist stia alludendo alle due forze che avrebbero favorito l’elezione di Trump – ovvero la Russia e il cristianesimo conservatore?
Oppure si tratta forse di un riferimento alla crescente divisione tra due gruppi opposti – globalisti / liberali / socialisti contro nazionalisti / religiosi / conservatori?
Sulla porta della torre è inchiodato un pezzo di carta. Questo sembra essere un riferimento alle novantacinque tesi di Martin Lutero.
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Un dipinto di Martin Lutero mentre inchioda le sue tesi sulla porta della Chiesa di Ognissanti a Wittenberg.
Le tesi di Martin Lutero criticavano vari aspetti del cattolicesimo, un gesto che causo` la Riforma protestante. Che l’Economist stia prevedendo un anno difficile per la Chiesa cattolica?
GIUDIZIO
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Donald Trump è seduto sul globo terrestre mentre tiene in mano una sfera e uno scettro – oggetti che si riferiscono alla monarchia. In altre parole, Trump è il re del mondo. Monarchia e democrazia sono sistemi politici estremamente diversi. Il The Economist sembra prevedere che Trump governerà il mondo come un monarca.
Inoltre, perché questa immagine e` associata alla carta Giudizio? La carta dell’Economist non assomiglia per nulla alla carta Giudizio del deck Rider-Waite che raffigura l’angelo Gabriele nel Giorno del Giudizio, come descritto dal Libro della Rivelazione.
L’Apocalisse menziona più volte l’espressione ‘Re della terra’. A volte adorano Cristo e in altri passaggi, adorano invece la bestia.
“E vidi la bestia, i re della terra, e i loro eserciti radunati per far guerra contro colui che era seduto sul cavallo e contro il suo esercito.”
– Rivelazione 19:19
Quando ritratti in un contesto negativo, questi ‘re della terra’ subiscono il giudizio simboleggiato dai sette sigilli, trombe, e coppe, il quale si conclude con la loro sconfitta per mano del cavaliere dal cavallo bianco. Fatto strano: C’è un cavallo bianco nella copertina.
IL MONDO
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Ancora una volta, la carta dell’economist non somiglia per niente alla sua controparte del deck Rider-Waite. Nei tarocchi, la carta del Mondo rappresenta la fine di un ciclo vitale, una pausa della vita prima del prossimo grande ciclo che inizia con il Matto. Essa è anche associata al concetto di ‘unificazione’.
Sulla versione dell’Economist, vediamo immagini che rappresentano le arti, la letteratura e il teatro galleggiare sopra tre monumenti. Due di esse sembrano prodotti dell’architettura classica trovata a Roma, in Grecia, a Washington DC e a Parigi (il monumento al centro assomiglia al Pantheon). La piramide egizia conferisce alla carta una dimensione esoterica mistica.
Questi tre monumenti rappresentano perfettamente l’influenza storica della ‘elite occulta’ sulla società. Affermando di essere i guardiani dei Misteri provenienti dall’Egitto, tramandati attraverso società segrete come i Cavalieri Templari, i massoni, i Rosacroce e gll Illuminati di Baviera, l’elite è stata la forza segreta dietro profondi cambiamenti culturali e politici.
“Il compito di tramandare l’insegnamento delle scuole esoteriche è stato affidato a gruppi già ben condizionati per il lavoro. Le corporazioni, i sindacati, e Societa` benevole. Questi enti vennero internamente rafforzati con l’introduzione di un nuovo apprendimento. Tale avanzamento richiese l’allargamento dei confini filosofici e culturali. Era necessaria una Fraternità mondiale, sostenuta da un programma di ampia e profonda formazione applicando il “metodo”. Tale Fraternità non potra` comprendere immediatamente tutti gli uomini, ma potrebbe unire le attività di taluni tipi di uomini, indipendentemente dalle loro convinzioni religiose o razziali o dalle nazioni in cui abitavano. Questi erano i figli del domani, il cui simbolo è un sole ardente che sorge sulle montagne dell’est “.
– Manly P. Hall, le chiavi della Massoneria
Sulla carta dell’Economist, linee collegano questi tre edifici di potere con simboli che rappresentano la cultura popolare. In altre parole, l’elite occulta produce una cultura popolare unica e coesa a livello globale.
L’EREMITA
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Mentre la carta dell’Eremita nel mazzo Rider-Waite è piuttosto semplice, la versione dell’Economist raffigura un popolo in protesta. Orde di persone in marcia con in mano bandiere anti TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), anti TPP (Trans-Pacific Partnership) e anti UE (Unione Europea). Come gli Eremiti vivono in isolamento dalla società cosi` queste persone vogliono vivere lontante dal nuovo ordine mondiale.
In basso a destra della carta vi è un globo incrinato, un altro simbolo inquietante in riferimento alla profonda divisione e distruzione.
In silenzio a sorvegliare la scena è lo stesso eremita trovato sul deck Rider-Waite il quale tiene in mano un bastone e una lanterna. Che cosa rappresenta? Ecco il significato esoterico dell’eremita.
“L’eremita impersonifica in tal modo le organizzazioni segrete che per secoli innumerevoli hanno accuratamente nascosto la luce della saggezza antica al profano. La staffa dell’eremita rappresenta la conoscenza, che è l’unico supporto duraturo dell’uomo. Nei Tarocchi pseudo-egiziani l’eremita protegge la lampada dietro un mantello di forma rettangolare a sottolineare la verità filosofica che la saggezza, se esposta alla furia dell’ignoranza, verrebbe distrutta come la fiamma della candela esposta ai venti di una tempesta. I corpi dell’uomo formano un mantello attraverso il quale la sua natura divina è debolmente visibile come lo e` la fiamma della lanterna coperta dal mantello. Attraverso la rinuncia – la vita ermetica – l’uomo raggiunge la profondità di carattere e la tranquillità dello spirito “.
– Manly P. Hall, il segreto insegnamenti di tutte le età
L’Eremita rappresenta quindi l’elite occulta, le organizzazioni segrete “che hanno governato il mondo per secoli e nascosto la conoscenza occulta dal profano (cioè le masse). Che l’eremita guardi silenzioso le masse cadere nell’ennesima trappola dell’elite? Non importa quale sia il caso, la prossima carta e` tutt’altro che positiva.
MORTE
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Questa carta e` inquietante. Non diversamente rispetto alla versione Rider-Waite, la carta mostra uno scheletro seduto su un cavallo bianco. Sulla versione dell’Economist, possiamo notare, sullo sfondo, un fungo nucleare,  che probabilmente allude alle tensioni tra le potenze nucleari di tutto il mondo (c’era un fungo anche sulla copertina del 2015). Sulla carta possiamo notare altre calamita`, come le zanzare (un riferimento al virus Zika o simili?) E un pesce morto in un fiume prosciugato (la crescente crisi idrica in tutto il mondo?).
Strano dettaglio: La tessera presenta lo stesso ‘Sole ardente’ trovato sulla carta del Mondo (con colori invertiti).
“Il piano in cui la morte miete è l’universo, e la carta rivela che tutte le cose che crescono dalla terra devono essere tagliate e tornare di nuovo alla terra.”
– Manly P. Hall, il segreto insegnamenti di tutte le età
IL MAGO
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Questa carta è molto simile alla sua controparte Rider-Waite. In entrambi i casi, il mago ha una mano verso il cielo e un altra verso la terra – un riferimento all’assioma ermetico “come sopra, così sotto”. Nella versione dell’Economist, il mago indossa un casco VR (realtà virtuale) mentre sta lavorando con una stampante 3D.
Come la terza legge di Arthur C. Clark prevede:
“Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia.”
In questa carta, la stampa 3D sembra essere una soluzione ‘magica’ per creare soluzioni abitative a basso costo – un settore che si sta gia` espandendo esponenzialmente. La VR sarà senza dubbio protagonista nel 2017 dato che dai prossimi anni usciranno molti prodotti basati su questa tecnologia.
Il simbolo di infinito che si scorge sopra il mago può fare riferimento alle possibilità illimitate offerte da entrambe le tecnologie: si possono creare infiniti mondi virtuali, ed ampliare notevolmente i limiti delle nostre risorse materiali.
LA RUOTA DELLA FORTUNA
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Questa carta fa riferimento alle prossime elezioni in tre paesi europei: Francia, Germania e Paesi Bassi. Marine Le Pen, Angela Merkel e Geert Wilders sono collegati a una ruota che gira vicino alle schede elettorali.
Nel deck Rider-Waite, la carta della Ruota della Fortuna dispone di una ruota a otto raggi – il ciclo di necessità – un simbolo esoterico che si riferisce alla ciclicità della vita.
Anche il mondo della politica e` ciclico e, secondo il The Economist, una Marine Le Pen sorridente, si sta dirigendo verso la parte superiore della ruota, mentre una Merkel triste sta scendendo. Per peggiorare le cose, la Merkel si trova accanto alla nube oscura mentre Le Pen è sotto un bel cielo sereno. Che la Merkel stia per subire una amara sconfitto? Sarà stata la sua controversa “politica delle porte aperte”, che ha permesso l’ingresso di oltre un milione di rifugiati in Germania negli ultimi anni, la causa della sua sconfitta?
Al contrario, sarà utile alla Le Pen lo slancio nazionalista iniziato dal Brexit e l’elezione di Trump? La Francia diventerà un altro paese governato dall’estrema destra e dal nazionalismo?
Geert Wilders, che è un altro candidato dell'”estrema destra”, descritto dai media come “populista” e “razzista” sembra avere un futuro migliore.
Mentre coloro che rifiutano la globalizzazione potrebbero percepire questo cambiamento di scenario politico come una vittoria, il simbolismo di questa carta sembra dire: “Fa tutto parte del piano”. In effetti, i partiti politici, siano essi ‘di estrema destra’ o di ‘estrema sinistra’ sono tutti parte della stessa ruota che gira in continuazione, il “ciclo di necessità” che mette al potere chi è necessario in quel momento specifico.
LA STELLA
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Nei tarocchi, la carta della stella rappresenta la gioia, l’ottimismo e la sensazione di contatto con il divino. Nella versione dell’Economist, i volti di 15 giovani appaiono all’interno di stelle gialle. Non ho potuto identificare nessuna di queste facce. Alcuni di loro sembrano essere nei primi anni dell’adolescenza.
Chi sono questi giovani? Saranno stelle nascenti nel 2017? Perché c’è una stella cadente al centro? Che strana carta
CONCLUDENDO
Il tarocco è conosciuto da tutti eppure nasconde, in bella vista, la conoscenza che è stato nascosto dall’occhio ‘profano’ per secoli. La copertina dell’Economist ha la stessa funzione: E ‘ stata pubblicata in tutto il mondo ma il suo vero significato sarà pienamente compreso solo da pochi.
La copertina è stata fortemente ispirata dal mazzo di tarocchi creato da A.E Waite, un occultista prominente e fondatore di società segrete.
Come i tarocchi, “Il mondo nel 2017” prevede varie tendenze future mentre nasconde, nella simbologia, i veri meccanismi di lavoro. Infatti, molte di queste carte implicano l’esistenza di una ‘mano invisibile’, una forza esterna che non si limita a osservare che cosa sta accadendo – sta silenziosamente guidando il mondo in una specifica direzione.
Fonte tratta dal sito .
fonte: https:wwwblogdicristian.blogspot.it

mercoledì 8 febbraio 2017

amore e peccato nel Medioevo

Il Medioevo è quell’età intermedia che la coscienza umanistica del Rinascimento individua tra il momento della propria comparsa, e affermazione, e la fine del mondo antico.
Possiamo identificare l’inizio nel 476 e la fine con lo sbarco di Colombo nelle Americhe nel 1492.

In questo periodo di mezzo il corpo umano era considerato sotto due punti di vista: da una parte il culto per il corpo di Cristo, dall’altro il tentativo di limitare e mortificare i desideri della carne.

La chiesa riuscì in quest’intento?
Quali gli strumenti utilizzati per limitare il desiderio amoroso?
Siamo alla fine del XII secolo quando Stefano di Fougères elenca i difetti principali delle donne.
La prima accusa dell’uomo di chiesa al genere femminile è quella di deviare il corso delle cose. Le donne si oppongono alle intenzioni divine attraverso delle pratiche che si tramandano, in segreto, da secoli. La domanda sorge spontanea, come fanno a modificare il corso delle cose?
Quali sono queste pratiche così dannose alla civiltà occidentale? ...


La risposta potrebbe far sorridere l’essere umano del XXI secolo: i cosmetici – in parte ma non solo. La cosmesi modifica l’aspetto e. grazie al ricorso a queste pratiche, le donne imbrogliano l’uomo offendendo Dio che ha plasmato l’essere umano con le proprie mani.

Sorridiamo meno di fronte alle pratiche atte a procurare l’aborto della ragazza che non era stata capace di evitare la gravidanza. L’ultimo aspetto della prima accusa, lanciata da Stefano di Fougeres, attiene all’insieme di pratiche che servivano a dominare gli uomini: pratiche che potremmo far rientrare sotto il nome di sortilegi.
La seconda accusa riguarda l’ostilità delle mogli nei confronti dei mariti, padri o figli maggiori. Stefano sostiene che le donne sono perfide e vendicative.
L’ultima accusa mossa dal cappellano d’Enrico Plantageneto concerne la leccheria, oggi traducibile in lussuria: di fronte al marito reprimono il proprio ardore, in compenso corrono dietro a corteggiatori occasionali.
I peccati non si esaurivano in questa, fredda, classificazione: la donna contravveniva agli obblighi nei confronti del marito; lei deve amare, servire e consigliare l’uomo cui è stata affidata.
Possiamo vedere la donna come ad un vassallo dell’uomo?
In cambio cosa otteneva?
La protezione che il principe manifesta nei confronti dei propri sudditi.

Lasciamo Stefano di Fougeres alle sue elucubrazioni ed avanziamo nella linea del tempo, sapendo che dovremmo nuovamente indietreggiare per comprendere. La donna e l’amore dovevano incrociare i propri destini, non possiamo comprendere il peccato senza introdurre l’amore.

L’amore non era ancora cortese come molti immaginano. 

Un racconto del XII secolo può aiutarci ad entrare nel tempo: il canonico Gervasio di Tilbury faceva una passeggiata tra le vigne della regione francese della Champagne quando incontrò una ragazza di suo gusto. Le parlo d’amore lascivo. La donna rifiutò le cortesie del canonico pronunciando le seguenti parole “se perdessi la verginità sarei dannata”. Gervasio, sbigottito, non comprendeva il motivo del rifiuto. Era certamente una donna eretica, non poteva essere normale. La denunciò e la fece arrestare. La donna subì il giusto processo. Il rogo purificatore, la pena imposta per tale rifiuto.

Questa visione del mondo femminile, presente nel XII secolo ma che non si estinguerà prima del XVII, dove trova fondamento?
Con molta probabilità dalla decisione di Eva di disobbedire agli ordini e cogliere quella mela.
Comodo incolpare l’ipotetica donna per mantenere le ferree gerarchie?
Quale era l’idea fondamentale dell’uomo medievale sulla donna?
La donna era un essere inferiore: la visione passò dall’essere necessaria ad essere la porta dell’inferno. La figura femminile giungerà, nelle pagine del Malleus Maleficarum, ad accoppiarsi con il demonio: quel libro permise a decine di migliaia di uomini di staccare il cervello e non dover ragionare; era tutto scritto, dovevano solo seguire le indicazioni.

Considerare la caccia alle streghe un fenomeno medievale è un grave errore: le sere furono rischiarate dai roghi delle donne nel periodo del Rinascimento, che non aveva bisogno di luce poiché era illuminato da se stesso.
Nel Medioevo ancora le streghe non imperavano, ma la donna peccava nel momento stesso in cui vedeva la luce: la bambina era male accolta, peggio alimentata e ancora peggio vestita nei confronti dei fratelli.
La colpa della donna risale ad Eva e al dialogo tra lei ed il serpente. Quei frutti dovevano essere gustosi e prelibati per incitare la donna a peccare.

La Genesi è stata analizzata da illustri personaggi e pensatori della storia. Sant’Agostino presume che la donna sia fatta a somiglianza dell’uomo: conduce il vescovo d’Ippona a pensare la donna come l’aiutante dell’uomo: la figura maschile dirige la femmina obbedisce. Il venerabile Beda presume che il serpente abbia ingannato la donna, e non l’uomo “perché la nostra ragione non può essere sottomessa se non c’è il piacere, il piacere carnale”. Il peccato si attua in tre tempi: “ il serpente consiglia il piacere alla parte femminile, il corpo obbedisce e la ragione acconsente”.

Secondo Rabano Mauro “Eva non avrebbe toccato l’albero se non lo avesse prima contemplato. E’ stata condannata a morte dagli occhi”. Possiamo immaginare che il peccato inizi nel guardare, perché si guarda per avere. Rabano, monaco come Beda, pensava che Eva fu tentata dalla vanagloria ma soprattutto dal desiderio di godere. Guardare e toccare per godere.
Prima della classificazione proposta all’inizio di quest’articolo, di Stefano, Roberto ritiene che “la donna è sempre occupata a fantasticare con il corpo e lo sguardo. Vaga incuriosita nel giardino alla ricerca del piacere”.
Avanzando nella storia giungiamo ad Abelardo: “ l’uomo è immagine di Dio, la donna non esprime che la sua somiglianza. L’uomo è più vicino a Dio e quindi più vicino alla sua perfezione: egli detiene il potere sulla donna come su tutte le creature”.
Le donne peccavano guardando, immaginando, vagando e toccando.
In che periodo l’amore si staccò dal peccato?

“E’ banale collocare nel XII secolo, presso l’alta nobiltà francese, la scoperta dell’amore, almeno quel modo d’amare che distingue la nostra cultura da tutte le altre culture”.
Molte canzoni che celebrano la dama, e certi racconti che narrano le avventure di un amante e della sua amata, furono composte nel XII secolo nel linguaggio delle corti.
Le canzoni ed i racconti piacquero all’uomo del medioevo?
Se fosse accaduto il contrario non sarebbero giunte sino a noi: la risposta è affermativa.
Per piacere dovevano rappresentare la società del tempo, i personaggi non potevano essere estranei alla vita quotidiana. La maggior parte di queste rappresentazioni si basava su tre personaggi: la dama, l’amante e il marito. La dama era il centro, il fulcro della vicenda.
Un particolare incuriosisce: i creatori della letteratura cavalleresca furono uomini di chiesa. Nella casa dei principi, questi personaggi, servivano Dio confessando e cantando l’ufficio nella cappella dell’edificio.

Siamo nel periodo della Rinascenza del XII secolo: i creatori di racconti non ruppero i legami con la scuola dalla quale provenivano, ma aderirono ad idee nuove dal punto di vista religioso. In questo periodo nacquero nuove idee sull’uomo e sul rapporto che esso aveva con la natura.
I cappellani, oltre a svolgere l’ufficio religioso, avevano un secondo grande compito: cercare di mantenere tranquilla la cavalleria. Uomini rudi e forti tornavano dalle battaglie raccontando aneddoti di quello che era, da poco, accaduto.
Avranno esagerato le forme e le sostanze: quell’esagerazione ha prodotto l’amor cortese?

I cantori del XII secolo, come detto in precedenza, non si discostarono dalla scuola dalla quale provenivano. Questi poeti presero a prestito dall’amore puro, l’amor di Dio di Bernardo di Chiaravalle, la veemenza e la gratuità.
Per mantenere in tranquillità i cavalieri, ma anche le dame, riuscirono ad inserire l’amore carnale all’interno dei loro lavori.
Questi scrittori – cappellani sono riusciti in un piccolo prodigio, nel momento in cui i moralisti volevano, fortemente, escludere il sesso dal matrimonio.


Il sesso non era il centro del rapporto, era qualcosa che doveva esserci, ma non rappresentava il fulcro: il desiderio non era, solo, quello di vedere e toccare sotto le vesti. I romanzieri cercarono di giustificare l’amore fisico esaltando l’amor purus di Bernardo.

Il non abbandonarsi al solo piacere della carne lo possiamo ritrovare in Chrétien de Troyes.

Stando insieme in un solo letto,
l’uno e l’altra si abbracciano e si baciano,

e non vi è nulla che li diletti altrettanto.


L’amor cortese come insieme d’amore puro e materiale.
A tutto questo si contrappone il cinismo dello storico medievalista Jacques Le Goff, in un'intervista rilasciata alla Repubblica. Quando gli si chiede se l’amor cortese sia mai esistito nella realtà e non sia stato al contrario invece solamente un “genere letterario” risponde nel seguente modo: "Io credo che l’amor cortese sia puramente immaginario. Esiste soltanto nella letteratura. Ciò non significa che l’amore reale sia sempre stato brutale, che ci sia sempre stata una violenta dominazione dell’uomo sulla donna. Ma l’amore in cui la donna diventa il signore e il cavaliere il suo servo, non c’è mai stato”.

Torniamo al tempo degli eventi.
Il vescovo Hugues di Lincoln interrogato da una moglie insoddisfatta risponde: “Vuoi che tuo marito ritrovi il suo ardore? Dovrò farne un prete. Appena un uomo è prete, brucia”.
Il sesso era considerato un atto naturale?

Guillaume de Conches nel XII secolo asseriva che “solo gli ipocriti lo ignorano”.
Un libro uscito negli ultimi anni ha cercato di analizzare il sesso nel medioevo: Sexualités au moyen âge di Jacques Rossiaud.
La posizione sessuale considerata lecita era quella del missionario, poiché adatta alla procreazione.
San Pier Damiani, nel 1049, stende una lista d’atti contro natura “che rientrano sotto la definizione di una parola potente: sodomia”.
Pier Damiani fa rientrare diversi comportamenti nella sodomia: la masturbazione solitaria e reciproca, la fornicazione tra le cosce e da dietro.

Con il trascorrere del tempo diverse altre posizioni furono accettate, tranne il cavallo erotico che era considerato pericoloso: probabilmente perché la donna sedeva sopra l’uomo?
Superando le posizioni considerate lecite, quante volte era lecito congiungersi?
Stando alle raccomandazioni diffuse, non si dovevano superare i due amplessi a settimana.
Esistevano manuali erotici?

Si dovrà attendere il XV secolo per il primo manuale sessuale europeo: Speculum al foderi ossia lo specchio del coito.
La prostituzione?
Era considerata come un male necessario. Tommaso d’Aquino, il bue muto, asseriva: “il sesso con le prostitute è da vedersi come le condotte fognarie di una casa: non belle a vedersi ma se non ci fossero, l’intera casa sarebbe inondata dai liquami”.

Fonte: viaggiatoricheignorano.blogspot.it

fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it

il "nuovo" documento della CIA sulla morte di John Kennedy

L’allora direttore della CIA decise di non dire tutto ciò che sapeva alla commissione che si occupò della morte di Kennedy, per non distoglierla dalla “miglior verità”.

John McCone, morto nel 1991 a 89 anni, è stato il direttore della CIA – l’agenzia di spionaggio statunitense – dal novembre 1961 all’aprile 1965. McCone era dunque direttore della CIA il 22 novembre 1963, il giorno in cui a Dallas fu assassinato John Fitzgerald Kennedy, il 35esimo presidente degli Stati Uniti. Un recente articolo di Politico – scritto da Philip Shenon – spiega che nei mesi dopo la morte di Kennedy, McCone ostacolò di proposito le indagini che avevano lo scopo di capire se l’assassino di Kennedy – Lee Harvey Oswald – aveva agito eseguendo gli ordini di qualcuno o se era invece un “lupo solitario”, uno squilibrato. Oswald – che fu arrestato e si dichiarò sempre innocente – morì due giorni dopo Kennedy: lo uccise Jack Ruby, il proprietario di un locale di spogliarelli di Dallas, che gli sparò e disse di averlo fatto per vendicare Kennedy (alimentando però innumerevoli teorie del complotto, basate sul fatto che qualcuno voleva evitare che Oswald “parlasse”)
John McCone, nel 1968
L’articolo di Politico si basa su un’importante fonte: un lungo report interno alla CIA, scritto nel 2013 da David Robarge e reso pubblico – seppur con alcune importanti omissioni – pochi mesi fa. In quel report Robarge ha scritto che “le testimonianze di McCone non furono né sincere né precise” e che con le sue volute omissioni McCone impedì di valutare con le necessarie informazioni tutte le possibili ipotesi sulle ragioni dell’assassinio di Kennedy. Le nuove informazioni su McCone offrono elementi per pensare – al di là di una semplice teoria del complotto – che nell’assassinio di Kennedy possano aver avuto un ruolo la mafia statunitense, oppure l’Unione Sovietica e la Cuba di Fidel Castro, e che la CIA decise di non farlo sapere al governo e ai cittadini degli Stati Uniti.
McCone restò a capo della CIA nei primi anni di presidenza di Lyndon B. Johnson, il vicepresidente di Kennedy che dopo la sua morte ne prese il posto. Tra le prime cose che Johnson fece da presidente degli Stati Uniti ci fu la creazione della commissione Warren, una commissione d’inchiesta sulla morte di Kennedy, presieduta dall’allora giudice della corte suprema Earl Warren, da cui prese il nome. Nel suo rapporto finale di 888 pagine, presentato quasi un anno dopo la morte di Kennedy, la commissione Warren disse che, secondo le informazioni in suo possesso, Oswald aveva agito da solo e non c’era nessuna prova di una cospirazione – interna agli Stati Uniti o decisa da stati esteri – per uccidere Kennedy. Secondo Robarge, McCone agì in buona fede, e scelse di non dire certe cose per far sì che la commissione Warren rimanesse concentrata su quella che la CIA riteneva essere la “best truth“, la migliore verità.
Tra i commissari che Johnson scelse per la commissione Warren – il cui nome ufficiale fu “The President’s Commission on the Assassination of President Kennedy” – c’era anche Allen Dulles, che era stato direttore della CIA prima di McCone. Dulles fu rimosso dal suo ruolo proprio da Kennedy, deluso da come nell’aprile 1961 la CIA aveva gestito la fallimentare invasione della baia dei Porci, a Cuba. McCone fu quindi scelto da Kennedy per rimettere in sesto la CIA e per gestire in modo diverso e migliore le operazioni di intelligence nei confronti di Cuba. Shenon scrive che «la più importante informazione che McCone non rivelò alla commissione Warren era quella che riguardava l’esistenza da molti anni di diversi piani per uccidere Castro». In sintesi: non sapendo che la CIA stava cercando di uccidere Castro e che per farlo aveva avuto rapporti con la mafia statunitense (lo si scoprirà negli anni Settanta), la commissione Warren non pensò mai di esplorare la possibilità che Oswald – che si dichiarava marxista, era stato in Unione Sovietica e aveva cercato di trasferirsi a Cuba – potesse essere stato l’esecutore di un ordine di “vendetta” di Castro.
Secondo Robarge l’assistenza che McCone fornì alla commissione Warren fu “passiva, di reazione e selettiva”: nelle molte occasioni in cui fu interrogato, McCone rispose in modo sintetico alle domande che gli venivano fatte, scegliendo quali informazioni comunicare e decidendo di ometterne completamente alcune. Secondo Robarge, McCone fece tutto questo perché era profondamente convinto che – nonostante i suoi legami con Cuba, di cui la CIA era a conoscenza – Oswald avesse agito da solo, senza eseguire nessun ordine dall’alto (o dall’estero). McCone pensava quindi che le informazioni su Cuba avrebbero inutilmente reso più complessa e ingarbugliata l’indagine della commissione, portandola fuori rotta. Il report di Robarge cita anche un importante funzionario della CIA che riferì di aver sentito McCone dire che lui intendeva “occuparsi da solo e in modo diretto delle faccende della commissione Warren”.

La prima pagina del report della CIA
Il report di Robarge spiega però che ci sono anche le prove del fatto che la CIA avesse letto segretamente le lettere inviate e ricevute da Oswald dopo che nel 1959 era stato in Unione Sovietica. In quegli anni la CIA spiava molte lettere di soggetti ritenuti pericolosi o implicati con il comunismo, e Oswald era uno di loro. È possibile, seppur poco credibile, che il capo della CIA non fosse a conoscenza del fatto che la CIA leggeva quelle lettere (e quindi quelle di Oswald). È più probabile invece che McCone non fu esplicito con la commissione Warren perché, scrive il report, voleva proteggere un’operazione molto segreta, che se fosse divenuta pubblica avrebbe creato molti problemi alla CIA.
Robarge suggerisce anche che le omissioni di McCone trovarono un importante aiuto in Dulles, suo predecessore e membro della commissione Warren: non è chiaro se Dulles sapesse dei piani per assassinare Castro, che furono probabilmente ideati dopo che lui fu sostituito, e si può credere che Dulles non sapesse quasi nulla sulla CIA e su Oswald. «McCone non sembrava avere nessun esplicito o chiaro accordo con Dulles», ha scritto Robarge: «ciononostante McCone poteva stare certo che il suo predecessore sarebbe stato attento a non compromettere la CIA e a tenere la commissione Warren lontana da pericolose linee investigative».
È facile credere che un ex direttore della CIA, un’agenzia di spionaggio, tenda a non rivelare tutto ciò che sa, scrive Politico. Viene quindi da chiedersi perché in una commissione d’inchiesta di quel tipo fu messo un ex direttore della CIA, e chi decise di mettercelo. Dulles fu scelto per la commissione Warren dal presidente Johnson e Politico scrive che fu Robert Kennedy – fratello di John Fitzgerald e al tempo procuratore generale degli Stati Uniti – a suggerire a Johnson di scegliere Dulles. Robert Kennedy – che fu assassinato nel 1968 – nel 1961 fu scelto dal fratello presidente per occuparsi di quella che Politico definisce “la guerra segreta della sua amministrazione contro Castro”. Il report di Robarge spiega anche che nei mesi dopo la morte di John Fitzgerald Kennedy, McCone e Robert Kennedy ebbero frequenti contatti: «Le loro comunicazioni sembrano essere state verbali, informali e – dal punto di vista di McCone – molto personali: non esistono trascrizioni o resoconti».
Il report di Robarge non trae immediate conclusioni dai rapporti tra Dulles, McCone e Robert Kennedy, scrive però che, proprio perché era direttamente implicato nei piani per assassinare Castro, le relazioni di Robert Kennedy con McCone hanno una “speciale gravità”. Robarge fa due importanti domande: la prima è: «Castro ha fatto uccidere il presidente Kennedy perché Kennedy ha provato a uccidere Castro?». La seconda è: «Può essere che l’ossessione dell’amministrazione Kennedy nei confronti di Cuba abbia inavvertitamente ispirato un sociopatico politicizzato uccidere il presidente Kennedy?». In altre parole, non è detto che Robert Kennedy e McCone volessero coprire la verità sul fatto che Oswald fosse stato mandato da Cuba. Potrebbe anche essere che Kennedy e McCone non volessero far sapere che la ragione per cui uno psicopatico aveva ucciso il presidente degli Stati Uniti era la politica estera degli Stati Uniti.
Resta da chiedersi come mai la CIA abbia deciso di rendere pubblico un report con importanti informazioni su una così dibattuta questione. Politico ipotizza che potrebbe essere un segno della volontà della CIA di aprirsi e aiutare a risolvere i misteri dell’assassinio di Kennedy. È però anche vero che nella versione pubblica del report ci sono 15 punti in cui nomi o frasi sono stati nascosti. Ed è anche vero che la CIA ha reso pubblico il report ma lo ha fatto facendogli pochissima pubblicità, in modo molto discreto: il report si trova infatti nel National Secuirity Archive, un archivio digitale sul sito della George Washington University. Politico ha chiesto alla CIA perché ha reso pubblico proprio ora proprio quel documento. La CIA ha risposto di averlo fatto per mettere in evidenza «i falsi miti che riguardano le implicazioni della CIA nell’assassinio di Kennedy». In altre parole: pur di far vedere di non aver avuto un ruolo nell’assassinio di Kennedy la CIA ha scelto di rendere noto che un suo ex direttore ha detto molto meno di quanto sapeva alla più importante commissione d’inchiesta della storia degli Stati Uniti.
Fonte tratta dal sito .
fonte: https://wwwblogdicristian.blogspot.it

venerdì 3 febbraio 2017

il satanismo come fenomeno sociale

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Intervista di Andrea Tornielli a Massimo Introvigne

Di Andrea Tornielli

S’intitola «Satanism: a social history» (Brill), ed è stato pubblicato in lingua inglese. È l’ultima fatica del professor Massimo Introvigne, sociologo e direttore del CESNUR, che analizza il fenomeno nelle sue varie manifestazioni lungo la storia. Il volume - che se si tolgono quelle con i titoli conta proprio il numero evocativo di 666 pagine - analizza le varie manifestazioni del satanismo, da quelle dei preti apostati alla corte di Luigi XIV fino ai temi rock della musica Black Metal. Lo abbiamo intervistato. 

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Perché dedicare al satanismo un libro di settecento pagine, anzi - se si tolgono le pagine con i titoli - esattamente 666, che è il numero della Bestia nell’Apocalisse. Vale la pena? Non è un fenomeno, tutto sommato, minuscolo?  

«Anzitutto, devo ringraziare Eileen Barker, una delle maggiori sociologhe della religione viventi, per avere notato che le pagine sono 666 in una sua recensione. Né io né l’editore ce n’eravamo accorti e si tratta senz’altro di una coincidenza molto curiosa. È vero che i satanisti sono relativamente pochi, ma il satanismo suscita sempre fortissime emozioni. Vorrei partire da un episodio, che non cito nel libro perché è avvenuto dopo la sua consegna all’editore. Nel weekend precedente alle elezioni presidenziali americane i famosi hacker russi che hanno intercettato le mail del direttore della campagna elettorale di Hillary Clinton, John Podesta, hanno pubblicato alcuni messaggi che collegavano Podesta alle performance private, nel senso che bisogna essere invitati, dell’artista newyorchese Marina Abramović. Sono insieme eventi artistici e spirituali, dove l’artista espone un suo metodo di meditazione e guarigione che mette insieme New Age, spiritismo e culti afro-americani. In realtà il satanismo non c’entra ma la domenica prima del voto sono stati diffusi alle porte delle chiese americane centinaia di migliaia di volantini secondo cui la Clinton era legata a una “artista satanista”. Anche alcuni media di qualità hanno confuso il New Age della Abramović con il satanismo. Questo dimostra che basta parlare di satanismo per scatenare emozioni, paure, e creare anche la possibilità di manipolazioni politiche. In effetti il mio libro non parla solo del satanismo ma anche dell’anti-satanismo, cioè dei panici morali che vedono satanisti dappertutto e delle accuse di satanismo che negli ultimi secoli sono state rivolte a diversi gruppi: agli ebrei, ai massoni, ai mormoni, ma anche ai cattolici da parte di ambienti protestanti fondamentalisti. Per esempio negli anni 1970 uscirono negli Stati Uniti diversi libri che accusavano Paolo VI di essere un alto iniziato satanista. Analoghe accuse sono state rivolte a Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e oggi anche a Papa Francesco, con la differenza che nell’ultimo caso farneticazioni di protestanti fondamentalisti sono state riprese anche da ambienti cattolici ultra-tradizionalisti ostili al Pontefice regnante». 

Ma, al di là delle farneticazioni, i satanisti esistono. Che cos’è il satanismo?  

«Si possono dare diverse definizioni del satanismo. Le definizioni non sono mai semplicemente vere o false, sono strumenti per circoscrivere o studiare un fenomeno. La mia definizione di satanismo si riferisce alla venerazione del personaggio chiamato diavolo, Satana o Lucifero nella Bibbia - sia che lo si consideri una persona viva e reale, sia un simbolo o un archetipo - da parte di gruppi organizzati attraverso forme almeno embrionalmente rituali».  

Che differenza c’è tra il satanismo vero e proprio, e quello «romantico» o «folklorico»?  

«La categoria di “satanismo romantico” è stata elaborata da storici della letteratura e delle idee e si riferisce a scrittori o artisti che riabilitano la figura biblica del diavolo - spesso sostenendo che il suo scopo era ed è quello di rendere gli uomini (e le donne: esiste anche un satanismo romantico femminista) più liberi e razionali, liberandoli dalla sottomissione a Dio e dalle credenze irragionevoli della religione. Se questi scrittori o artisti si limitano a scrivere libri o dipingere quadri e non formano gruppi organizzati cadono fuori della mia definizione di satanismo. Dedico invece qualche cenno al satanismo folklorico, dove la venerazione del diavolo s’inserisce nel contesto del folklore di particolari gruppi, specie criminali. Ce ne sono esempi nel folklore dei trafficanti di droga latino-americani, che celebrano rituali chiedendo al diavolo di proteggere le loro imprese criminali, ma si è trovato qualcosa di simile già tra i banditi di strada svedesi del Seicento». 

Può dare qualche numero sulla consistenza del fenomeno, nel mondo e in Italia?  

«Tutto dipende da come si definisce il satanismo. Se parliamo di gruppi organizzati - voglio dire di gruppi che hanno sedi, siti Web, pubblicano riviste, e così via - i satanisti sono circa cinquemila nel mondo e poche centinaia in Italia. Ma a questi gruppi organizzati si affianca il satanismo cosiddetto “selvaggio” delle bande giovanili che praticano rituali fai da te in genere appresi su Internet: migliaia di giovani nel mondo - forse tra i cinquemila e i diecimila, ma le statistiche sono difficili - con una presenza che sembrerebbe più significativa che in altri Paesi in Italia. Si legge spesso anche di gruppi clandestini e segreti che commettono gravi crimini. Alcuni di questi gruppi esistono certamente, sono periodicamente scoperti dalle polizie di diversi Paesi e la loro pericolosità non va sottovalutata. Non ci sono tuttavia prove che gruppi di questo genere siano centinaia o migliaia, come gli anti-satanisti si ostinano a sostenere. Ne sono stati scoperti e identificati con certezza non più di una decina negli ultimi vent’anni nel mondo e non è verosimile che ne esistano più di qualche dozzina». 

Nel libro lei distingue anche il satanismo «razionalista» da quello «occulto». Su quali basi e quali sono le differenze?  

«Il satanismo razionalista, legato alla figura dell’americano Anton Szandor LaVey (1930-1997), venera Satana con rituali che sono sostanzialmente psicodrammi che mirano a liberare chi li pratica dalla religione e dal senso del peccato, i quali impedirebbero di godere appieno la vita e i piaceri che derivano dalla sessualità, dal denaro e dal potere. LaVey però considerava Satana un simbolo della liberazione dalle religioni e non pensava che esistesse veramente. La sua era una forma estrema di umanesimo ateo. Nel 1975 il luogotenente di LaVey, il colonnello dell’esercito americano Michael Aquino - personaggio interessante, tuttora vivente, con un passato di specialista della disinformazione (oggi si direbbe della creazione di “fake news”) per conto dell’esercito ai tempi della guerra del Vietnam - promosse uno scisma nella Chiesa di Satana che LaVey aveva fondato. Con Aquino si schierarono coloro che pensavano che Satana esistesse veramente e non fosse solo un simbolo. Questa distinzione fra un satanismo “razionalista” e uno “occultista” o “deista” rimane nel mondo satanista ancora oggi».  

Chi ha, per così dire, «fondato» il satanismo moderno?  

«Io distinguo il satanismo come fenomeno moderno - che implica un’organizzazione - dai riferimenti a Satana che si trovano nella magia o nella stregoneria medievali. In questo senso un proto-satanismo emerge alla corte del Re di Francia Luigi XIV con le prime “Messe nere” organizzate da cartomanti e sacerdoti apostati che invocano la protezione di Satana per clienti che cercano il successo in amore o negli affari. Il fine è utilitaristico, non religioso o anti-religioso, ma cominciamo a trovarci di fronte a un’organizzazione e a rituali. Di qui parte un filone che si sviluppa gradualmente nell’Ottocento ma assume i connotati di organizzazioni per così dire “religiose” solo nel Novecento, con la fondazione nel 1966 a San Francisco della Chiesa di Satana da parte di LaVey». 

Nel libro è raccontata la vicenda di migliaia di suicidi dei cosiddetti «vecchi credenti» in Russia alla fine del Seicento. Che cosa accadde?  

«Nel 1666, anno che contiene il famoso numero della Bestia 666 menzionato nell’Apocalisse, il Patriarca Nikon (1605-1681) promosse una riforma liturgica nella Chiesa Ortodossa Russa. Le riforme liturgiche generano sempre una reazione tradizionalista. La data, 1666, convinse questi tradizionalisti ostili alla riforma, i cosiddetti “vecchi credenti”, che il vero autore della nuova liturgia era il diavolo. Anche alcuni tradizionalisti cattolici estremi pensano la stessa cosa a proposito della riforma liturgica di Paolo VI, ma i “vecchi credenti” espressero la loro protesta più radicalmente, con suicidi collettivi in cui perirono almeno ventimila persone».  

Chi era Stanisław Przybyszewski, considerato da molti come il «primo satanista»?  

«Era un romanziere polacco (1868-1927), esponente del decadentismo, che pubblicò nel 1897 il romanzo “I figli di Satana” e il saggio “La sinagoga di Satana”. Scriveva prevalentemente in tedesco e faceva parte a Berlino del circolo che si trovava alla famosa taverna del Porcellino Nero con altri letterati e artisti del Nord Europa, tra cui il pittore norvegese Edvard Munch (1863-1944) e il drammaturgo svedese August Strindberg (1849-1912). Przybyszewski anticipa molte idee di LaVey. È convinto che Dio sia un tiranno che vuole mantenere gli uomini e le donne nell’ignoranza e nella paura mentre Satana insegna all’umanità la curiosità intellettuale, la creatività e la liberazione sessuale. Nel romanziere polacco c’è già una teoria di come potrebbe essere organizzato un movimento satanista moderno. Però di fatto Przybyszewski non ne organizzò mai uno, anche se alcuni suoi discepoli fecero dei tentativi, per cui lo si può considerare più un precursore che un fondatore». 

Nel libro lei afferma che l’anti-satanismo ha una grande responsabilità nel ingigantire il satanismo. Perché?  

«I satanisti esistono e talora commettono anche gravi crimini. L’anti-satanismo però distorce il fenomeno in due modi. In primo luogo esagera il dato statistico. I membri di gruppi satanisti organizzati non sono mai stati nella storia occidentale più di poche migliaia. L’anti-satanismo parla volentieri, senza potere fornire prove, di migliaia di gruppi e centinaia di migliaia di adepti. In secondo luogo, l’anti-satanismo attribuisce ai satanisti la capacità di controllare e orientare intere organizzazioni, scadendo in forme tipiche di complottismo. Una parte importante del mio libro è consacrata, come accennavo, a tesi, fantasie e mistificazioni secondo cui i satanisti controllerebbero segretamente l’ebraismo, la massoneria, la Chiesa Mormone e anche - secondo una letteratura protestante fondamentalista culturalmente marginale ma diffusa in migliaia di copie grazie in particolare a decenni di sforzi dell’autore californiano, recentemente scomparso, Jack Chick (1924-2016) - il Vaticano e la Chiesa Cattolica. Questi eccessi dell’anti-satanismo, non di rado grotteschi, finiscono per non fare prendere sul serio neppure le critiche motivate e reali al satanismo e quindi paradossalmente per favorire i satanisti». 

Che cosa può dire rispetto ai casi di cronaca italiana degli scorsi anni, dai «bambini di Satana» all’omicidio di suor Maria Laura Mainetti?  

«In Italia abbiamo avuto quattro episodi rilevanti molto diversi fra loro. Il primo riguarda i Bambini di Satana, fondati nel 1982 a Bologna da Marco Dimitri, che per qualche anno hanno avuto un relativo successo, radunando oltre cento adepti. Dimitri ha giocato molto con I talk show televisivi, rendendosi disponibile a recitare la parte del satanista tipico, assicurandosi una certa pubblicità. Ma quella pubblicità è stata un boomerang e Dimitri ha finito per essere arrestato nel 1996, accusato di gravi crimini che però non aveva commesso. Nel 2000 è stato condannato solo per evasione fiscale. Il secondo episodio riguarda suor Laura Mainetti (1939-2000), massacrata nel 2000 a Sondrio da tre ragazzine eccitate da storie di satanismo e dalla propaganda violentemente anticattolica che trovavano su Internet, anche se non erano in contatto con nessun gruppo satanico specifico. La suora è morta perdonando le sue assassine ed è in corso la sua causa di beatificazione. Del terzo episodio, tragico e sempre del 2000, sono stato personalmente testimone. Riguarda don Giorgio Govoni (1941-2000), un parroco della Bassa Modenese accusato da un’assistente sociale di violentare e perfino uccidere bambini nel corso di riti satanici. Rinviato a giudizio, dopo un’arringa particolarmente dura contro di lui del pubblico ministero morì di infarto. In appello e in Cassazione la tesi che avevo sostenuto come perito della difesa di don Giorgio, secondo cui l’assistente sociale in questione era stata semplicemente suggestionata dalla letteratura anti-satanista americana, fu pienamente accettata dai giudici. Oggi la diocesi di Modena ha dato il nome di don Govoni a una casa di ricovero per I poveri e ogni anno ne onora la memoria come vittima innocente di un tragico equivoco. Il quarto caso riguarda le Bestie di Satana, un gruppo di una decina di giovani della zona di Varese scoperti nel 2004 e condannati per tre omicidi, anche se potrebbero averne commessi di più. Si tratta di uno dei casi di gruppuscoli segreti dediti ad attività criminali che citavo, responsabili di qualche cosa che assomiglia effettivamente a sacrifici umani in nome di Satana. Casi reali, ma per fortuna molto rari». 

Si è parlato molto di «rock satanico». Che cos’é? Lei che cosa ne pensa?  

«L’espressione rock satanico è imprecisa. Ci sono stati musicisti rock che hanno parlato del diavolo con simpatia nelle loro canzoni, basta ricordare “Sympathy for the Devil” dei Rolling Stones. Tuttavia il genere musicale che c’entra effettivamente con il satanismo è l’Heavy Metal, che è distinto in tutta una serie di sottogeneri, alcuni dei quali rubricati come Extreme Metal. In non tutto l’Heavy Metal, e neppure in tutto l’Extreme Metal, è diffuso il satanismo. Alcuni gruppi del sottogenere Death Metal e un buon numero di gruppi di un altro sottogenere, il Black Metal, inneggiano al satanismo nelle loro canzoni. Per alcuni si tratta di un satanismo estetico o di espedienti commerciali per rendersi interessanti, ma altri hanno avuto veri contatti con il mondo satanista e hanno anche commesso crimini in nome di Satana. Alcuni musicisti del Black Metal scandinavo si erano specializzati nel bruciare chiese cristiane in legno e in Norvegia è andata in fumo così una parte importante del patrimonio delle chiese lignee medievali e dei primi secoli moderni. Ci sono stati anche omicidi e un paio di casi di suicidi rituali. Occorre però fare due precisazioni. Primo, secondo un’enciclopedia specializzata ci sono oggi nel mondo oltre venticinquemila gruppi musicali Black Metal. È un fenomeno ormai globalizzato, con gruppi in Giappone, in Nepal e perfino in Iraq e in Arabia Saudita - tra l’altro, in alcuni di questi Paesi il Black Metal è stato il veicolo per importare un satanismo del tutto estraneo alle tradizioni locali. Di questi venticinquemila gruppi solo una minoranza ha veri contatti con il satanismo, e certamente sarebbe caricaturale pensare che tutte le centinaia di migliaia di persone che vanno a concerti Black Metal siano sataniste. Secondo, il satanismo dei gruppi Black Metal più estremi non assomiglia ad altre forme di satanismo. In genere i satanisti venerano il diavolo perché lo considerano un personaggio positivo, un liberatore del genere umano dalla dittatura di un Dio severo e crudele. In un certo Black Metal invece non si venera Satana perché è buono ma perché è cattivo, inneggiando esplicitamente al male, alla violenza e alla distruzione. Il norvegese Varg Vikernes, uno dei grandi nomi del Black Metal - anche se oggi ha cambiato qualche idea dopo gli anni trascorsi in prigione per i roghi di chiese e un omicidio - scriveva all’epoca che le varie Chiese di Satana “non sono vere chiese di Satana perché venerano la vita e la felicità. Io invece adoro la morte, il male e tutte le cose oscure”». 


https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2017/01/il-satanismo-come-fenomeno-sociale.html

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FOTO IN ALTO:Anton LaVey

fonte: https://alfredodecclesia.blogspot.it