venerdì 1 gennaio 2016

Bari chiama Roma

URGONO OGM. MA…A CHI?













di Eleonora Ciminiello______
_Le parole, non sono mai casuali: scelte con cura ed attenzione nascondono sempre qualcosa che va molto oltre il mero significato letterale. Nessuno penserebbe mai, con ogni probabilità, che dietro il tema Quale futuro per la protezione delle piante? attorno al quale ruota il 27° Forum di Medicina Vegetale svoltosi a Bari il 10 dicembre scorso, potessero nascondersi i due nemici giurati della Natura e dell’uomo: pesticidi ed OGM, ma andiamo per gradi.
Il Forum di Medici Vegetale è organizzato ogni anno dall’Associazione Regionale Pugliese dei Tecnici e Ricercatori in Agricoltura, in acronimo ARPTRA, che, secondo quanto si legge sulla pagina ufficiale ha il compito di perseguire l’idea di un’agricoltura sostenibile, capace di “coniugare le esigenze del mercato, il reddito del produttore, la sicurezza alimentare ed il rispetto dell’ambiente”. MA… come sempre, c’è un grande MA che ci lascia dubbiosi, incerti e spesso titubanti fra quelle che sono le migliori intenzioni e la realtà, tristemente legata agli interessi economici di quei pochi, che cozzano non solo con gli interessi dei piccoli, ma soprattutto con il benessere di tutti.
Per capire in che modo viene perseguito il tema dell’agricoltura sostenibile è necessario quindi capire chi sono i soggetti che organizzano questi incontri e soprattutto qual è la loro storia pregressa. Il presidente, ad esempio, tale Vittorio Filì, è stato per ben trentuno anni, un professionista attivo nella ricerca & sviluppo delle società Ciba-Geigy, Novartis e Syngenta Crop Protectio. Insomma, un sostenitore degli agro-fitofarmaci, e soprattutto un sodale delle principali case di produzione di pesticidi & co.
Ma ovviamente, non è solo. Fra i consiglieri nomi notissimi a chi nell’ultimo periodo si è occupato della questione del disseccamento rapido degli ulivi, come Pasquale Montemurro, dal 2004 docente ordinario presso la facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Bari, le cui ricerche si sono concentrate negli anni sulla competizione delle erbe infestanti-coltura, sulla biologia ed ecologia delle erbe infestanti, ed in particolar modo sul diserbo chimico. Che casualità…
Interessante poi la presenza anche di Antonio Guario, dirigente dell’Ufficio Osservatorio Fitosanitario con incarico di alta professionalità in gestione fitosanitaria sino al 2014, da sempre componente del comitato tecnico-scientifico delle Giornate Fitopatologiche, attivo presso l’ARPTRA in qualità di socio fondatore e animatore da sempre del Forum di Medicina Vegetale, attualmente tra i probiviri.
A chi si sta chiedendo chi siano i probiviri basti sapere che si tratta di “uomini onesti, persone che, per particolare autorità morale, sono investite di poteri giudicanti e arbitrali sull’andamento di un’istituzione o associazione, sugli eventuali contrasti interni, sui rapporti con altri enti e simili”, che oggi, alla luce dei fatti, è una definizione che, se associata al nome di Guario, la cui condotta è attualmente al vaglio dei magistrati, suona quasi come un paradosso.
Ma ARPTRA, non è la sola coinvolta nell’organizzazione del 27° Forum di Medicina Vegetale: al suo seguito c’è l’Associazione Nazionale tecnici specialisti in agricoltura, Antesia, ilEurope Direct Puglia, centro informativo creato dall’Unione Europea e gestito dall’Università di Bari Aldo Moro, il Centro di ricerca, sperimentazione e formazione in agricoltura Crsfa “Basile Caramia”, l’Associazione italiana per la protezione delle piante,Aipp.
Immaginiamo che il Crsfa “Basile Caramia” a direzione del professor Vito Nicola Savino, indagato recentemente dagli inquirenti per l’affare Xylella, al pari di Antonio Guario, è un nome abbastanza noto ai più, mentre qualche presentazione va fatta per l’Aipp, il cui presidente, dal 2011 al 2016, è Francesco Faretra, docente ordinario presso l’Università degli Studi di Bari in Patologia Vegetale, nonché coordinatore e responsabile scientifico di molteplici programmi di ricerca finanziati dal MIUR, dal MiPAF, dall’Unione Europea, dalla Regione Puglia e dall’Università di Bari. Nel curriculum non poteva mancare ovviamente, anche una collaborazione con il Basile Caramia nell’ambito delle attività di “Controllo dei residui fitosanitari finalizzato alla razionalizzazione delle tecniche di difesa delle colture”.
Fra i membri dell’Aipp, ritroviamo ancora Antonio Guario, che entra a far parte dell’Aipp assieme a Faretra, proprio nel 2011.
I partner dell’evento del Forum di medicina vegetale che punta all’agricoltura sostenibile chi saranno? Chi sarà che finanzia queste giornate? Chi ha piacere che questi studiosi, ricercatori, amanti della verità e della salute pubblica si incontrino?
Non potevano che essere i produttori di fitofarmaci, partendo da Bayer CropScience, per continuare con DuPont, Sygenta, Belchim Crop Protection, GoWan, Monsanto e Basf, solo per citare alcuni dal lungo elenco dei partner. Se alcuni fra essi, come Monsanto e Basf, sono citati nel Decreto di sequestro preventivo per aver eseguito sperimentazioni, per le quali gli inquirenti ipotizzano un danno al territorio salentino, altre, come Sygenta, sono stati i datori di lavoro del presidente in carica per trent’anni. Ma certamente sarà un caso, no?
Durante queste giornate, si istruiscono i ricercatori, gli agrotecnici, gli scienziati, gli agronomi, i periti agrari su tutte le novità in fatto di pesticidi, che potranno essere sponsorizzati presso i clienti che necessitano di “curare e nutrire” il proprio terreno…. ma la novità non è questa. Quest’anno il 10 dicembre 2015 è successo MOLTO DI PIU’.
Con una lettera aperta, ogni singolo partecipante, ha firmato una gigantografia nella quale si chiede al Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina di intervenire. Per cosa? Per ripristinare il livello organico dei terreni? Per nutrire la terra? Per educare ad un’agricoltura sostenibile come da tema i contadini ed i proprietari terrieri? NON SCHERZIAMO!
La richiesta è chiara, e va’ necessariamente citata: “Sentiamo l’esigenza di richiedere una svolta decisa nelle politiche che negli ultimi 15 anni hanno distaccato i progressi realizzati dalla ricerca scientifica, anche nazionale, dalla loro sperimentazione in pieno campo. Queste scelte, così poco strategiche, non hanno rispondenza in nessuno stato progredito e causano un ulteriore gravissimo ritardo che penalizza la produzione agricola nazionale…Riteniamo che sia tempo di dire la verità ai cittadini italiani e spiegare quanto l’agricoltura italiana abbia bisogno di adattare le innovazioni tecnologiche disponibili alle esigenze locali ed alle produzioni che tutelino la ricca biodiversità agroalimentare. Crediamo sia tempo di spiegare quanto la mangimistica nazionale ed europea sia dominata da alimenti derivati da OGM e quanto sia autolesionista questa ottusa posizione di pregiudizio su tecnologie che sono tanto consolidate da potersi oramai considerare parte dei nostri prodotti tipici di alta gamma. Siamo consci delle tante difficoltà, resistenze e pregiudizi che decenni di informazioni distorte e non razionali hanno lasciato sedimentare nei cittadini, ma ora serve una svolta decisa, pena la condanna definitiva alla irrilevanza in cui sta finendo a grandi passi l’agricoltura nazionale”.
Aprire l’Italia agli OGM per un’agricoltura sostenibile e per mantenere la biodiversità: che mossa astuta, signori. Davvero geniale!
Ad essere certamente presenti: Vittorio Filì, Vito Savino, Ennio Triggiani, Franco Faretra, Agostino Santomauro dell’Osservatorio Fitosanitario Regione Puglia, Donato Boscia, dell’Istituto per la Protezione sostenibile delle piante del CNR di Bari, Anna Percoco, dell’Osservatorio fitosanitario della Regione Puglia, Franco Valentini, del CIHEAM di Bari e Leonardo di Gioia, assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia.
Mi chiedo: sono tutti d’accordo con il testo della lettera? Hanno firmato tutti? Chi ha firmato? Potrebbe essere resa pubblica la gigantografia? Giusto per rendere noti i nomi di chi appoggia le politiche che puntano alla sostenibilità ambientale e chi, invece, dietro parole quali biologico, sostenibilità, salute e benessere dell’uomo e del territorio, sostiene interessi economici ben diversi, che guardano all’uomo come ad un numero, ed alla sua salute come ad un effetto collaterale che può essere volentieri ceduto alle mani “amorevoli” delle cugine case farmaceutiche.
Voglio chiudere questo articolo con una riflessione, quella che il professor Angelo Godini ha posto a conclusione della sua pubblicazione su: “L’olivicoltura italiana tra valorizzazione e innovazione” citando le sue parole.
“….visto che i diversi modelli italiani di olivicoltura tradizionale non sono ristrutturabili in modo tale da tornare ad essere competitivi, abbiamo di fronte tre scenari, che si armonizzano e completano a vicenda:
1. valorizzare l’esistente, attraverso l’applicazione del “Piano Olivicolo-Oleario”;
2. produrre olio extra vergine della migliore qualità possibile al più basso costo possibile;
3. decidere cosa fare della restante parte dell’olivicoltura nazionale, destinata ad irreversibile processo di marginalizzazione.
 …
Quanto al terzo scenario, la competenza chiama in causa le politiche nazionali e regionali d’indirizzo e mi rendo perfettamente conto che è anche il più difficile da affrontare e portare a soluzione. Per esso esistono due possibilità: quella di sottoporre a pacata e serena revisione le leggi del 1945, del 1951 e del 2004 di divieto di abbattimento e/o di tutela del paesaggio olivicolo, con conseguente assunzione di scelte anche dolorose oppure quella, che però ancora oggi mi rifiuto di prendere in considerazione e che posso chiamare “di decidere di ….non decidere”.
Questi signori, usano fare così con tutti gli obiettivi da raggiungere? E cosa farà il Ministro Maurizio Martina?
http://www.leccecronaca.it/index.php/2015/12/24/una-lettera-da-roma-a-bari-litalia-apra-le-porte-agli-ogm/
fonte: alfredodecclesia.blogspot.it

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