domenica 28 aprile 2013

che succede in Spagna


Madrid, violenti scontri tra manifestanti e polizia

Protesta in piazza contro le politiche d'austerità del governo.

Violenti scontri tra manifestanti e polizia sono scoppiati in piazza a Madrid, dove alcune centinaia di persone, la maggior parte giovani, si sono riuniti di fronte al Congresso per protestare contro i tagli e le politiche di austerità del governo Rajoy.
Secondo El Pais online, i manifestanti hanno lanciato oggetti contro la polizia, che ha caricato a più riprese. Poco dopo le 20.30, i manifestanti hanno iniziato a lasciare la Plaza de Neptuno, il fulcro della dimostrazione. Almeno cinque persone sono state arrestate, tra cui un uomo di 50 anni.
Oltre 1.400 agenti erano stati schierati in assetto antisommossa a difesa del parlamento e nelle strade adiacenti. «Questa è un'azione di disobbedienza civile non violenta. Chiediamo non un cambio di governo, ma un cambio di sistema. Questa manifestazione non è illegittima, né illegale, né violenta», aveva sottolineato un portavoce dei promotori della protesta 'Assedia il Congresso'.
Prima dell'inizio della protesta, le forze di sicurezza hanno effettuato 18 fermi. Il Congresso dei deputati ha sospeso i lavori dell'assemblea plenaria, anche se continuano quelli delle commissioni parlamentari.
Giovedì, 25 Aprile 2013
fonte: www.lettera43.it

giovedì 25 aprile 2013

Tina Anselmi


la sposa infedele di Federico Garcìa Lorca




E io me la portai al fiume
credendo che fosse ragazza,
invece aveva marito.

Fu la notte di S. Giacomo
e quasi per compromesso
si spensero i lampioni
e si accesero i grilli.
Dopo l'ultima curva
toccai i suoi seni addormentati,
e mi si aprirono subito
come rami di giacinti.
L'amido della sua sottana
mi suonava nell'orecchio,
come una pezza di seta
lacerata da dieci coltelli.

Senza luce d'argento sulle loro cime
sono cresciuti gli alberi,
e un orizzonte di cani
latra molto lontano dal fiume.

Passati i rovi,
i giunchi e gli spini,
sotto la chioma dei suoi capelli
feci una buca nella sabbia.
Io mi levai la cravatta.
Lei si levò il vestito.
Io il cinturone con la pistola.
Lei i suoi quattro corpetti.
Né tuberose né chiocciole
hanno la pelle tanto sottile,
né cristalli sotto la luna
risplendono con questa luce.

Le sue cosce mi sfuggivano
come pesci sorpresi,
metà piene di fuoco,
metà piene di freddo.
Quella notte percorsi
il migliore dei cammini,
sopra una puledra di madreperla
senza briglie e senza staffe.

Non voglio dire, da uomo,
le cose che lei mi disse.
La luce della ragione
mi fa essere molto discreto.
Sporca di baci e sabbia,
la portai via dal fiume.
Con l'aria si battevano
le spade dei gigli.

Mi comportai da quello che sono.
Come un gitano autentico.
Le regalai un tavolino da lavoro
grande di raso paglierino,
e non volli innamorarmi
perchè avendo marito
mi disse che era ragazza
quando la portavo al fiume.

turismo sessuale al femminile



turismo sessuale al femminile


Regola numero uno: preservativo in borsetta.
Là sulle spiagge dei Caraibi, tra mare e sole e bei ragazzi che sussurrano «te quiero» e partono le attempate ragazze italiane, magari attempate neanche tanto, l’età varia dai 30 ai 60 anni, rigorosamente single, sole o a piccoli gruppi, destinazione Cuba, Giamaica, Capo Verde, nord africa, i paesi del turismo sessuale al femminile.
I numeri sono corposi, almeno 50 mila all’anno e sono numeri per difetto. Nessuna di loro lo ammetterebbe mai “Io turismo sessuale? Ma figuriamoci!”. Una parte, piccola, torna felicemente, ma per poco, sposata.

Le classi sociali sono quelle medio-alte.  Si trova la professionista romana che magnifica i beach boy di Capo Verde, che «hanno la pelle scura ma i lineamenti occidentali», e oltretutto «parlano l'italiano», la giornalista romana che ormai da anni fa avanti e indietro con Cuba, ogni 3-4 mesi un bel viaggio, e divide felicemente la sua vita tra il lavoro in Italia e l'amore all'Avana.
I ragazzi del posto. Alti, belli, muscolosi, tutti ben dotati di treccine e sorrisi incantatori da elargire, molto generosamente, alle turiste bianche come il latte: tedesche anzitutto, poi britanniche, americane, svizzere, italiane.
Tutto rigorosamente a pagamento, anche i prezzi sono accessibili. Due settimane in Giamaica, o in un villaggio a Capo Verde, sono alla portata di quasi tutto l’universo femminile.
Si innamorano dei modi di corteggiare dei ragazzi del posto, dei sospirati “Mi vida”, “te quiero”, altro che i maschi occidentali che notano solo ragazze dalle gambe infinite e con un fisico da copertina.
Le poche che ammettono la scappatella giurano di non aver pagato un centesimo “Solo qualche cena, un regalino e le serate in discoteca”, non precisano che i “regalini” consistono nel portatile, mp3, Ipad, occhiali da sole griffati. Tutta merce monetizzabile.
Ma diversamente dal turismo sessuale maschile, qui è praticamente uno scambio alla pari, non c’è sfruttamento. Le più esposte sono le quarantenni, a quarant’anni la botta può essere micidiale. Innamoramenti dai quali non si riprendono più.
Poi ci sono le specialità. Ad esempio in Thailandia sono specializzati in massaggi sadomaso, per la gioia delle giapponesi che riempiono i charter. Lo Sri Lanka è la meta preferita delle tardone americane. Il Maghreb è ambito da quelle che amano il maschio latino dalla pelle scura, tipo Sean Connery versione Il vento e il leone.
E la civilissima ed europeissima Svizzera ha subodorato il business e si è adeguata, mandando in onda uno spot con protagonisti un mungitore di vacche, un rocciatore e un autista di autobus che sorridono ammiccanti all’interlocutrice “Venite a passare l’estate da noi, dove gli uomini si occupano di voi e non del calcio”.
La parola prostituzione o prostituti è assolutamente bandita, al massimo si parla di trasgressione  “Lui si è innamorato di me, mi tratta come una regina, mi chiama mi amor” giura Clara sospirando sull’aereo che la riportava a casa da Cuba. “Tornerò e ci sposeremo”. Comunque le richieste di denaro arriveranno puntualmente.
Jacqueline Sanchez Taylor e Julia O’Connell Davidson, due sociologhe inglesi, che hanno analizzato nello specifico il turismo sessuale femminile in Giamaica, intervistando 240 donne in vacanza, hanno scoperto che almeno un terzo di loro, pur ammettendo di aver avuto una relazione con ragazzi del luogo – con regali e cene offerte generosamente -, ha categoricamente escluso di aver pagato dei “prostituiti”.
D’altro canto loro, i beach boys, chiamano le turiste  “bottiglie di latte da riempire” per il colore chiaro della loro pelle. O, quando vogliono essere gentili, le definiscono Sugar Mamas.
I rischi comunque non mancano.
Un’ora di sesso in Giamaica costa tra i 20 e i 30 dollari, una notte intera 150. . Nemmeno tanto a buon mercato. Con il rischio di trovare pure quello violento che ti allunga due schiaffi, come hanno denunciato molte turiste. E con il rischio di rimanere ferite nell’animo, per quelle che pensavano di trovare il grande amore.
In un interessante articolo comparso su Le Monde Diplomatique, l’antropologo Franck Michel sottolineava come il turismo sessuale abbia trasformato il mondo in un gigantesco luna park per uomini e donne dei paesi sviluppati. “Qui si offrono senzioni forti e sesso a buon mercato con i poveri del sud del mondo”, spiega ancora Michel.
 E per quanto riguarda le donne? “Stanno seguendo le orme maschili, ripercorrendo lo stesso schema di potere, dominazione e sopraffazione di stampo coloniale”.

sabato 20 aprile 2013

guarda che luna


Ma, sulla luna, ci siamo andati o no?
di Roberto Molinari

Lo abbiamo sempre dato per scontato, ce l'hanno insegnato a scuola, lo affermano i libri di storia, lo mostra la diretta dello sbarco, (ma su questa diretta ci sarebbe molto da dubitare), lo mostrano poi filmati, le immagini... e mi fermo qui...
Ma quali filmati, quali immagini, se non c'è un originale?
Si perchè pare che sia proprio così: non c'è l'originale. Ne dei filmati, ne delle foto. L'amministrazione della NASA adesso ammette che, dopo tre anni di ricerca, non si trovano più i filmati originali dello sbarco sulla luna del lontano 20 luglio 1969. Però ci sono le foto taroccate.

Wikipedia dice:

Buzz Aldrin - Clicca per ingrandire"L'uomo sulla Luna

Qui a sinistra  possiamo vedere Buzz Aldrin con Neil Armstrong riflesso nel proprio casco".
Ma proviamo ad ingrandire fin dove è possibile questa immagine. 

Ecco la stessa immagine ingrandita.

Effettivamente nel casco di Aldrin si può vedere la sagoma di una altro astronauta girato di spalle. Dovrebbe essere Neil Armstrong che sta fotografando Aldrin. controluce!?! Ma osservate attentamente le ombre che si riflettono nel casco di Aldrin: tutte le ombre sono proiettate in avanti rispetto ad Aldrin. Tutte meno la sua propria, che invece si vede chiaramente in questa foto. Perchè mai? Quindi l'immagine di Aldrin, con i piedi verosimilmente posati sul suolo lunare è un fotomontaggio, un volgare tarocco?
Molti scettici che già da tempo gridavano al complotto, hanno fatto  richiesta della foto originale per confrontarla con questa messa a disposizione della NASA, ma, udite udite, l'originale non c'è. La NASA ammette che è andata persa.

Wikipedia continua:

Gli esseri umani sono atterrati sulla Luna il 20 luglio 1969, all'apice di una gara spaziale tra URSS e Stati Uniti d'America, ispirata dalla guerra fredda.

Il primo astronauta a camminare sulla superficie lunare fu Neil Armstrong, comandante dell'Apollo 11. L'ultimo fu Eugene Cernan, che durante la missione Apollo 17 camminò sulla Luna il dicembre 1972.

L'equipaggio dell'Apollo 11 lasciò una targa di acciaio inossidabile, per commemorare lo sbarco e lasciare informazioni sulla visita ad ogni altro essere, umano o meno, che la trovi. Sulla targa c'è scritto:

Here men from the Planet Earth first set foot upon the moon, July 1969, A.D.
We came in peace for all mankind.

Qui, uomini dal pianeta Terra posero piede sulla Luna per la prima volta, luglio 1969 d.C.
Siamo venuti in pace, a nome di tutta l'umanità.

Belle nobili parole che farebbero grande tutta l'umanità, non solo gli USA, se fossero vere...
Era l'epoca di Nixon. In quell'epoca ne accaddero troppe di cose "strane". Molti ricorderanno ad esempio, lo scandalo Watergate. Nella storia dei 41 presidenti americani che si sono succeduti alla Casa Bianca Richard Nixon è stato l'unico a fregiarsi di un primato negativo rimasto finora imbattuto. Costretto a dimettersi per evitare di essere dichiarato "decaduto" dai membri della Camera dei Rappresentanti che lo avevano messo in stato d'accusa, Nixon usciva di scena il 9 agosto 1974 con un drammatico discorso di commiato trasmesso dalle principali reti televisive del Paese.

Troviamo ancora su Wikipedia:

Si riconoscono decisamente due serie di fotomontaggi: quelli della prima missione, l'Apollo 11, con foto riprese presumibilmente in interni; e quelle delle altre missioni con foto manipolate da riprese all'esterno.

Foto: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10

Sulle immagini dell'Apollo 11 infatti, le ombre non si diffondono parallelamente. Tale fatto è dovuto ad uno studio cinematografico dotato di uno o più riflettori disposti ad una distanza finita, come esposto nelle tesi del Dr. David Groves ampiamente divulgate sulla rete. All'osservazione, sono assolutamente rilevabili ombre divergenti, su una superficie piana, ogni volta che i due astronauti vengono a trovarsi a una distanza, l'uno dall'altro, paragonabile a quella della fonte illuminante. Per una fonte da considerarsi posta a distanza infinita, o meglio non proporzionabile alla distanza relativa dei soggetti illuminati, come è proprio dell'illuminazione solare, le ombre non possono in nessuno modo risultare divergenti (e invece sono apprezzabili pesantissime divergenze di novanta gradi). Nelle foto panoramiche delle missioni possono notarsi la disposizione delle ombre rispetto alle pietre e ai declivi. Come nella foto ad alta risoluzione AS11-40-5888

Le ombre sono radiali rispetto alla fonte illuminante anziché parallele.
Le ombre sono brevi in prossimità della fonte illuminante e lunghe quando sono più distanti
Queste sono prove inconfutabili, della relativa vicinanza della fonte illuminante ai soggetti, a causa dell'immutabilità della legge della proiezione delle ombre che non può risentire delle condizioni atmosferiche, chimiche o fisiche dell'ambiente lunare. Si deduce che la fonte illuminante principale, nella missione fotografata, non sia il sole. In altri casi risultano illuminati particolari nascosti, posti in cavità o al di sotto di elementi già di per se posti in controluce, dove è possibile individuare in maniera inequivocabile un'ombra totalmente opposta a quella del sole. Le tesi del dr. Groves, sono state rafforzate dalla ricostruzione di un modello in scala del modulo lunare dove si raggiunge la stessa identica illuminazione delle foto della missione Apollo 11 grazie all'ausilio di una seconda luce opposta a quella principale, tecnica consueta nella realizzazione dei fotorendering, e nella cinematografia tradizionale In alcune foto si rilevano contemporaneamente.

Sole inspiegabilmente "anemico" (che consente un diaframma sufficiente a leggere le ombre, nonostante l'inquadratura diretta).
La zona in ombra illuminata da riflessi ingiustificati (il "compromesso impossibile" del controluce),
il vistoso cono di luce al centro dell'immagine, dove il terreno risulta molto più chiaro che non ai lati.

fonte: www.novara-software.com

giovedì 18 aprile 2013

pimperepettenusa pimperepettepam


effe a bi erre a ics.
C'è più merda nella gente che gente nella merda, frase fatta, frase corta, mangio una fetta di torta e poi via da quà, pimperepettenusa pimperepettepam.
La mia comprensione è finita in fondo ad un burrone, velocità nella sparizione non altrettanto nell'apparizione.
Guardo video di rapper in tenuta gangster che fanno la bella vita, attorniati da personaggi da gabbio senza ombra di dubbio, denaro, tanta figa, senza una ruga, profonda gola che beve cappuccio, scappuccia il luccio, ciuccia tutto, confeziona l'atto nell'astuccio, prevedibile  mezzuccio prima di finire nel crepaccio.
Tutto se ne va, pimperepettenusa pimperepettepam.
Io tra qualche anno avrò la tremarella, tornerò a succhiare l'artificiale mammella, Parkinson e biberon, le campane fan din don, e già, pimperepettenusa pimperepettepam.
Sono fuori, fuori dagli albori.

martedì 16 aprile 2013

Floriana


GLI AUTOSCATTI DI FLORIANA B


12 apr 2013 — Redazione GQ Italia


"Essere nuda va oltre l'immagine, sono abituata a stare nuda, in casa, in spiaggia, ovunque possa farlo". Le foto e l’intervista a Floriana B


Chi è Floriana?
Sono una donna che ama la vita in ogni sua sfumatura, che gioca con il suo lato di bambina e si esprime attraverso diversi ruoli e mezzi.  Da madre a donna che lavora, in equilibrio tra la "normalità" della  vita quotidiana e il lato curioso, divertente, quello di modella ed erotic performer.

Cosa è per te l'erotismo?
L'erotismo per me equivale a essere vivi, anche nella parte più istintiva dell'essere umano. Significa non abbandonare del tutto il contatto con il lato più selvaggio e primordiale della natura umana. Essere nuda va oltre l'immagine, sono abituata a stare nuda, rispettando il contesto, in casa, in spiaggia, ovunque possa farlo. È un modo per sentirmi libera e rilassata!

Come hai cominciato?
Fin da bambina ho amato la fotografia ed esserne il soggetto. Voglia di evadere! Esprimere me stessa attraverso il viso, il corpo e le immagini! Poi nel 2002, per caso, un fotografo mi ha proposto di posare e di iniziare a creare degli spazi on line... E così inizia la mia ricerca personale, la conoscenza di nuovi mondi e parti di me nascoste.

Come nasce la passione per gli autoscatti?
Nasce da un disagio interiore, una voglia di comunicazione che risale all'età infantile. Ho iniziato da piccola con gli autoscatti. Adesso il disagio ha lasciato posto al gioco e spesso all'erotismo, al mio lato più intimo.

Hai qualche ispirazione per le tue fotografie? 
Mi lascio ispirare dalle sensazioni ed emozioni del momento.

Ti vedremo anche nei panni di fotografa?
Non credo o almeno non seriamente, se diventa un lavoro smette di piacermi. Uso la fotografia come via di fuga dal solito, come stimolante in periodi non troppo piacevoli e come mezzo per conoscere me stessa e gli altri.

Sei mamma. Come si concilia con la tua attività erotica?
Sono mamma, ma prima di tutto una donna. È questo che insegnerò a mia figlia! A non lasciarsi spegnere con la morale comune secondo la quale una volta madre non si possa essere anche una femmina, con tutto il suo mondo, fatto anche di Eros! È naturale e da equilibrio alla mia vita!
fonte: www.gqitalia.it

lunedì 15 aprile 2013

cara Trieste, quanto sei cara!



Trieste, mista di cultura, razza e religione, bella città, bella e supponente, bella e cara... di prezzo.
Io e la mia dolce metà, giungiamo verso le 11.30 (essendo partiti alle 7.15 dopo un caffè consumato al bar). Lasciamo l'auto ad un parcheggio a pagamento e ci dirigiamo all'hotel situato quasi di fronte alla stazione centrale. La ragazza della reception dai seni prosperosi ('mmazza che bocce!!! Battuta del coniuge colpito da cotanta roba), una volta ritirati voucher e documenti ci consegna un portachiavi da mezzo chilo con attaccata una chiave da dieci grammi. Lasciamo l'unico bagaglio a disposizione nella stanza 304 e ci dirigiamo senza perdere tempo verso piazza Unità d'Italia.
Comincio a fotografare tutto quello che i miei occhi castani recepiscono come interessante, incluso le nuvole. Fa caldo e soffia una brezza costante. Dopo un'ora avverto un languorino. Sostiamo in via San Nicolò davanti a LA TECIA, cucina tipica triestina, birra artigianale da 10 euro e 50, menù stagionale, chiuso la domenica. Entriamo. Ordiniamo due insalatone miste, mezzo vino rosso in caraffa, mezza d'acqua naturale, un caffè, un tiramisù... 35 euro. Però! Prima di andarcene, ci offrono un limoncello che solo mio marito trangugia.
Di nuovo in giro a fare foto, mentre il mio lui filma. Mi chiede, "vuoi un gelato?", "meglio di no, non vorrei pagarlo a rate". Viale che costeggia il porto, porto, chiesa di San Giusto e di nuovo la piazza principale, scopo, trovare delle librerie. Al nostro cospetto si presenta la Mondadori, chiedo di tre scrittrici... Manco una! Non hanno nulla. Allora decidiamo di girare il resto del centro alla ricerca di materiale cartaceo.
Percorriamo corso Italia, via Carducci, via Ghega con un occhio ciascuno alle parallele... Scorgiamo un negozio dall'insegna eloquente, Edizioni Paoline... Che me ne faccio! Vuoi vedere che le restanti librerie sono a ridosso dell'università!?
E' sera, a pochi metri, c'è un bar gestito da cinesi. Io non ho appetito, ordino un tea al limone mentre il maritino degusta un hamburgher con patatine fritte e due birre piccole dal totale modico prezzo di 11.50. All'indomani decidiamo di visitare il museo teatrale Schmdl, fuori notiamo la scritta "ingresso libero" ma una avvenente signora ci dice che è riservato ai triestini, noi non essendo tali, paghiamo.
Il museo mi piace, strumenti, costumi di scena, locandine. Al secondo piano c'è uno sparuto spazio dedicato a Giorgio Strehler. Guardiamo l'orologio, sono quasi le 10. Ci rechiamo al parcheggio. Si torna a casa.
Morale, considerando la prenotazione in albergo incluso la prima colazione fatta il mese prima, pieno benzina, altra benzina (tra andare e tornare sono la bellezza di 700 km), il mangiare, l'acquisto di un souvenir, palle varie (più palle che varie), sono andati via 300 euro e tutto questo in meno di 24 ore dalla nostra permanenza nel capoluogo giuliano. Se fossimo andati a visitare il castello di Miramare, la foiba di Basovizza, il sacrario di Redipuglia, avremmo dovuto come minimo aprire un mutuo... Esagero? Può darsi. Fatto sta che a Trieste, i parcheggi sono tutti a pagamento. Ho visto più azzurro lì che nelle maglie della Nazionale, senza contare che certe attività di sabato sono chiuse... Comunque sia mi ha fatto una buona impressione...Non ho subito brutti incontri... Ed ora basta parlare di Trieste, mi sono rotta

Trieste - 2 -