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sabato 27 maggio 2017

freddo psicosomatico, quando l'inconscio ha bisogno di calore

 

Se ti è capitato di avere freddo, mentre tutti intorno a te si stanno sbracciando per il caldo, allora soffrirai di freddo psicosomatico! 

Gli indicatori del freddo psicosomatico sono molteplici, si va dalle mani e dai piedi freddi fino alla classica necessità di coprirsi sempre di notte, anche quando è estate.

In fisiologia il freddo è un segnale che manda il nostro corpo, un segnale che ci invita a vestirci e nutrirci in modo adeguato. Analogamente, anche nella psicosomatica, il freddo è un “segnale”, questa volta, però, non è inviato dal nostro corpo ma dal nostro inconscio.

Il freddo psicosomatico è la manifestazione di un bisogno di protezione, è indicatore di insicurezza e talvolta di nostalgia delle proprie origini.

Il simbolismo è chiaro: il nostro corpo trasduce la sensazione di freddo perché il nostro “io più profondo” ha bisogno di protezione.

Il freddo psicosomatico si manifesta soprattutto nelle persone insicure che soffrono di bassa autostima...


Attenzione!
Anche se godi di una buona autostima puoi avere episodi di freddo psicosomatico. In che modo? Se devi affrontare un esame, un colloquio di lavoro, prima di una prova difficile o se hai paura per un evento imminente. 

Il freddo psicosomatico è correlato, tra le altre cose, anche alla paura del buio, oltre che a disturbi come ansia e depressione.

Freddo, tristezza e depressione

Un fatto è ormai certo e chiaro a tutti: il nostro corpo cambia in base alle nostre emozioni. A prescindere dalla temperatura ambientale, in base al nostro stato d’animo, possiamo percepire un maggior tepore o gelo.

Quando ci innamoriamo, la temperatura corporea aumenta, così anche quando siamo felici. L’aumento di temperatura si registra soprattutto nella parte superiore del nostro corpo.

All’opposto, quando siamo tristi o ci sentiamo in ansia, la temperatura corporea si abbassa soprattutto in prossimità degli arti (mani e piedi). Nei casi di depressione, ad abbassarsi è la temperatura di tutto il corpo.
Ripercussioni sul metabolismo
Un fatto non trascurabile: anche il nostro metabolismo cambia. Facendo le dovute generalizzazioni, si potrebbe dire che chi è felice può godere di un metabolismo migliore. Brucerà più calorie e avrà anche meno problemi digestivi rispetto a un soggetto depresso. La termogenesi è un processo che coinvolge (in modo diretto o indiretto), tutti i nostri organi.

Emotività e freddo psicosomatico
Fuori l’aria è tiepida, tutti stasera andranno a letto in pantaloncini… tutti tranne te, che senti il bisogno di coprirti!

La necessità di coprirsi si traduce come bisogno di sicurezze, di protezione. Si manifesta a causa di una fragilità interiore, una bassa autostima e un’insicurezza quasi cronica. La necessità di protezione ci fa “regredire”, ci riporta al desiderio di quella protezione materna che si otteneva mediante il gesto di “rimboccare le coperte”. Questo gesto materno è stato vissuto nella nostra infanzia come momento di accudimento.

Freddo psicosomatico e fisiologia

Il freddo dovrebbe essere una risposta del nostro corpo a stimoli esterni o interni. Lo stimolo esterno è chiaro: la temperatura registrata dalla colonnina di mercurio.

Gli stimoli interni possono essere tantissimi, psicosomatici e non. Per esempio, dopo pranzo, la temperatura del nostro corpo si abbassa perché la digestione richiede un grosso sforzo in termini energetici. Tale sforzo determina un richiamo di sangue verso l’apparato digerente. Il sangue viene sottratto al resto del corpo e… possiamo percepire più freddo.

Per capire come si verifica il fenomeno del freddo psicosomatico possiamo immaginare il cuore come l’orano deputato al riscaldamento corporeo. Il cuore è la nostra “caldaia” mentre il sangue è il nostro “combustibile”.

Chi decide quanto combustibile usare è il nostro cervello, che si comporta come una sorta di termostato. Il termostato del nostro corpo è regolato da un gran numero di impulsi nervosi, talvolta anche contrastanti. Tali impulsi dicono alla nostra caldaia dove dovrà concentrarsi il calore (nello stomaco dopo mangiato, ai muscoli durante l’esercizio fisico…). Nelle persone che soffrono di freddo psicosomatico questo sistema è messo a dura prova da altre vie nervose attivate dalla nostra sfera emotiva. Tali vie possono impedire ai vasi di dilatarsi per lasciar scorrere sangue in abbondanza e scaldare l’organismo. Tra gli stati emotivi che impediscono l’apporto di sangue alle estremità corpore (mani e piedi), figura anche l’ansia.

Mani e piedi rappresentano le estremità del nostro corpo. Ci aiutano a disperdere calore quando la temperatura corporea è elevata (ecco perché sudano) ma, analogamente, ne risentono quando la temperatura corporea si abbassa. La “vasocostrizione da freddo”, cioè il restringimento temporaneo delle arterie che riduce il flusso sanguigno, è quel fenomeno che ci fa avere le mani e i piedi freddi.

Esercizio fisico e amor proprio

Per curare il freddo psicosomatico è possibile lavorare su sé, consolidare la propria personalità e sanare insicurezze a bassa autostima. Una buona dose di amor proprio (quel sano egoismo tanto decantato dai cognitivisti) può aiutarci a superare il freddo psicosomatico. Chi ha fiducia nelle proprie risorse non sentirà il bisogno di protezione e non lo ricercherà all’esterno perché saprà di poter trovare tutta la sicurezza in se stesso.

Sanare una fragilità interiore non è affatto facile e il percorso può essere lungo e ricco di battute d’arresto… nel frattempo è possibile curare il freddo psicosomatico dall’esterno. Come? Attraverso l’attività fisica.

Anche se soffri il freddo, non cedere alla tentazione di restare in casa, magari con uno scialle sulle spalle…. Esci di casa, vestiti a strati, raggiungi il parco più vicino e dedicati alla corsa. L’attività fisica è una vera manna dal cielo contro il freddo. La ginnastica vascolare potrà migliorare il tuo metabolismo e liberarti, almeno per un po’, dal freddo psicosomatico!

Fonte: psicoadvisor.com

fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/

Attali, supermassone oligarchico: Macron, una mia creatura

Emmanuel Macron è una mia creatura, rivela. E sottolinea: «Sono molto felice. Il suo primo posto è un risultato insperato fino a poche settimane fa». Autore dell’esternazione: Jacques Attali, uomo-ombra del vero potere europeo, tra i massimi strateghi (sul versante francese) del sistema euro-Ue. Paolo Barnard lo ha definito «il maestro di Massimo D’Alema, che quand’era a Palazzo Chigi si vantò di aver realizzato il record di privatizzazioni, in Europa». Per un ex consigliere di Mitterrand come l’insigne economista Alain Parguez, Attali «è sempre stato un monarchico, travestito da socialista». Frase celebre, a lui attribuita: «Cosa credono, che l’euro l’abbiamo creato per la felicità della plebaglia europea?». A chiudere il cerchio è Gioele Magaldi, che nel saggio “Massoni” (Chiarelettere, 2014) dichiara che Attali milita nella Ur-Lodge “Three Eyes”, emblema della supermassoneria internazionale reazionaria, incarnata da personalità come quelle di Kissinger e Rockefeller. Nell’appendice di “Massoni”, uno dei quattro “grandi vecchi” che svelano il ruolo di Mario Monti, inviato in Italia nel 2011 per commissariare il paese su ordine dell’oligarchia finanziaria, ricorda da vicino il profilo di Attali. In quelle pagine, “Frater Rosenkrantz” si dichiara pentito dell’accelerazione neo-feudale e ultraliberista imposta alla politica europea.
Lo stesso Attali, nel 2016, è arrivato a invocare, per l’Europa, un’inversione di rotta in senso keynesiano e roosveltiano: stop al rigore, fine dell’austerity. E adesso annuncia che, se arrivasse all’Eliseo, il suo pulillo Macron (già finanziere dei Rothschild) Jacques Attalisarebbe «un grande presidente». Se Emmanuel Macron si è affacciato alla politica ed è diventato prima consigliere dell’Eliseo, poi ministro e adesso probabile presidente della Repubblica, lo deve a Jacques Attali, scrive Stefano Montefiori sul “Corriere della Sera”: «Economista, saggista e romanziere, Attali fu uno degli uomini più vicini a François Mitterrand e ha sempre coltivato un gusto bipartisan che nel 2008 lo portò a collaborare anche con l’allora presidente Nicolas Sarkozy». Per redigere il rapporto “Liberare la crescita”, contnua il “Corriere”, Attali «si avvalse dell’aiuto di un giovane, brillante e sconosciuto prodotto dell’Ena, la scuola dell’élite francese: Emmanuel Macron». E ora, a pochi minuti dall’annuncio dei risultati, il 73enne Attali parla con un certo orgoglio del suo “enfant prodige”. «L’unico pericolo, adesso – dice Attali – è pensare che sia già finita», mentre la partita del ballottaggio «bisognerà giocarla con intelligenza e attenzione alle ragioni dell’altra Francia, quella che esiste e che ha votato per Le Pen».
Attali si dichiara «molto colpito dal fatto che abbiano tutti, tranne Mélenchon, fatto dichiarazione di voto per Macron contro Marine Le Pen». E’ la riedizione di una sorta di «fronte repubblicano contro l’estrema destra». Un’alleanza che potrebbe aiutare Macron, qualora eletto il 7 maggio, a trovare una maggioranza in Parlamento, «visto l’allineamento di tanti leader degli altri partiti, da Fillon a destra a Hamon a sinistra». Secondo Attali, «gli elettori di Marine Le Pen sperano nel ritorno a un’epoca che non esiste più, e che non potrà mai più tornare». E’ il globalista, che parla: «Il mondo interconnesso è una realtà irreversibile». Ma, aggiunge l’ex quasi-socialista Attali: «Macron può contribuire a governarlo e non subirlo». Le maggiori qualità di Macron? «Molto competente, serio, intelligente, aperto, capace di ascoltare gli altri e quindi in grado di prendere il meglio da chiunque, che sia di destra o di sinistra». Il rilancio della Francia? «La scuola, in particolare quella materna, e poi le Attali accanto a Sarkozymisure per formare e rimettere nel mondo del lavoro i troppi disoccupati che ancora ci sono». Il suo sussidio per i senza lavoro «non è assistenzialismo, è formazione seria per renderli in grado di trovare un posto».
Centrale, per l’ultra-europeista Attali, «l’idea di puntare sull’Europa a partire dalla difesa comune, che è un progetto ormai pronto a essere varato», nonostante quello che definisce «il disastro rappresentato dalla Brexit», anche se tutti gli indicatori economici raccontano invece che il Regno Unito sta letteralmente “volando”, dopo essersi sganciato dall’Ue, sia in termini finanziari che sul piano della crescita dei posti di lavoro. Ma Attali punta ancora e sempre sulla sua creatura, l’Unione Europea, che di fatto ha messo in crisi tutti i paesi che ne fanno parte, tranne la Germania. «Distruggere il polo di potere rappresentato dall’Unione Europea», dice, «andrebbe a vantaggio delle altre sfere di influenza, e per ogni singolo paese europeo sarebbe una catastrofe». Nel frattempo, in attesa del verdetto finale degli elettori, Attali si gode la “pole position” di Macron al primo turno: dopo quello studio economico realizzato insieme, racconta, «sono stato io a presentarlo a François Hollande nel 2010, e quando Hollande è diventato presidente lo ha L'economista Alain Parguezchiamato come consigliere». Gongola, l’anziano Attali: «Devo riconoscere che provo un certo orgoglio nell’avere capito per primo che Emmanuel era un ragazzo di grandi qualità».
Il “coming out” di Attali nei confronti di Macron, uomo dei Rothschild, finisce per sottolineare, ancora una volta, il ruolo probabilmente decisivo, nel “back-office” del potere, svolto dalle 36 Ur-Lodges (logge madri, internazionali e apolidi) di cui parla Magaldi, che ha ripetutamente indicato l’appartenenza di Giorgio Napolitano alla “Three Eyes” (la stessa di Attali) insieme all’attuale ministro dell’economia Pier Carlo Padoan. Della “Three Eyes” farebbero parte anche Mario Draghi, Gianfelice Rocca (Techint) e Giuseppe Recchi (costruzioni), Marta Dassù (Finmeccanica), Enrico Tommaso Cucchiani (banchiere, già a capo di Intesa Sanpaolo) e l’ex ministra renziana Federica Guidi. Altri circuiti della stessa supermassoneria neo-conservatrice sarebbero rappresentati da Ur-Lodges come la “Babel Tower” (Mario Monti), la “Compass Star-Rose” (Fabrizio Saccomanni, Massimo D’Alema, Vittorio Grilli), la “Edmund Burke” (Domenico Siniscalco, Ignazio Visco di Bankitalia), la “Atlantis-Aletheia” (Corrado Passera), la “Pan-Europa” (Alfredo Ambrosetti, Emma Marcegaglia). In Francia, sempre secondo Magaldi, il presidente uscente François Hollande milita in due circuiti supermassonici “progressisti”, la Ur-Lodge “Ferdinand Lassalle” e la “Fraternité Verte”, che però avrebbe deluso, “tradendo” il mandato iniziale (porre fine all’austerity) a causa di minacce e blandizie. Ora è in campo Macron, che è “en marche” insieme ai Rothschild e alla “Three Eyes” del suo mentore Attali.

fonte: http://www.libreidee.org/

martedì 23 maggio 2017

Eleonora Brigliadori, il cancro e il Costanzo Show

Ecco quello che davvero è successo al Costanzo Show (2016) e che nessuno delle centinaia di siti che oggi hanno riportato la notizia ha avuto il coraggio di dire...in sala c'erano comunque più di mille persone che lo hanno sentito anche senza microfono... se questi falsi giornalisti facessero davvero il loro lavoro come sarebbe facile capire la verità!!!

Questo per dimostrarvi la censura sistematica che esiste in Italia, anche in un programma apparentemente liberale come questo . L'intervento che ha causato la mia reazione, era legato alle cure chemioterapiche sulle quali come sapete ho preso posizione da molti anni, avendo perso mia madre di chemioterapia e mia nonna e decine di altre persone che non sono morte di cancro, come nel caso della povera Karina, ma di veleni propinati con l'autorizzazione del Ministero della Sanità attraverso i protocolli obbligatori. Il nostro ex ministro della Salute ha ucciso con la sua connivenza diverse persone che io conosco con cure sbagliate... non si poteva ancora dimostrare questo fatto qualche anno fa... ma grazie alle ricerche della Nuova Medicina di Hamer oggi risulta evidente che tutte le persone che sviluppano metastasi dimostrano errori terapeutici.
Quando siamo di fronte a un tumore se il tumore viene accolto attraverso la comprensione delle cause e la loro risoluzione, se le persone non vengono spaventate e massacrate da continui interventi devastanti , il tumore regredisce spontaneamente. Lo hanno dimostrato gli stessi medici negli studi di anatomo patologia dove trovavano centinaia di tumori regrediti da soli solo perché le persone non sapevano di averli!!!!
Il sistema medico ha creato invece una compressione psichica un' ipnosi collettiva che permette alle persone di farsi manipolare le convincono a subire una violenza inaudita in senso chirurgico e poi accettando un falso uso terapeutico facendosi mettere nel sangue dei veleni che poi chiedono il conto.
Se guardiamo la strage dovuta alla chemioterapia da decine di anni ormai, superiamo il numero delle vittime dei campi di concentramento: allora ci fu un processo per crimini contro l'umanità a Norimberga, io chiedo lo stesso processo per queste persone che hanno continuato a fare il male quando la verità era pubblicata da oltre vent'anni... hanno continuato a propinare cure sbagliate pur sapendo di causare la morte.
questo il motivo dalla mia uscita di scena e poi sono tornata perché rispetto il pubblico più dei cani da guardia di un potere che ormai è agli sgoccioli e ho potuto dire ancora alcune cose che oggi hanno portato qui sulla mia pagina altre migliaia di persone che ormai hanno capito che chi è "fuori di testa" in questo tempo...non sono certo io!
Quello che ho detto al Costanzo Show è che sto aspettando un processo per crimini contro l'umanità all'indirizzo di questo mefistofelico medico che non voglio neanche nominare, che ha creato un istituto sulla pelle della gente lo faccio in nome di Lucia Rippo di Daniela Zanatta solo per citare le ultime persone che ho visto distruggere un po' alla volta dalle sue false cure.
adesso avendo perso clienti, allo IEO si è inventato la macchina che radia le persone, che credono di fare qualcosa di utile... ma che si procurano dei danni ancora più micidiali alle loro forze... danni sempre più subdoli da verificare nell'immediato, ma che nelle prossime incarnazioni produrranno generazioni di minorati...e lo dico davvero con una stretta al cuore...

Avendo detto questo, il servo del potere di nome Costanzo, ha fatto in modo di chiudere il mio microfono, io mi sono alzata e me lo sono strappata da sola... e ho detto che non sarei rimasta lì a fare la statuina muta.... ovviamente poi hanno tagliato il mio intervento... e non si capiva come mai dicessero che avrei dovuto scusarmi con quell'infamante personaggio che ha fatto morire di crepacuore anche il saggio dottor Di Bella.... Con chi si sarebbe dovuta scusare la Brigliadori? Con quelli che le hanno ucciso amici e parenti ????
non sarebbe forse questa gente che ha campato sulle nostre vite a doversi scusare con l'Italia intera... con l'umanità, con la scienza venduta alle farmaceutiche che si nutrono di cadaveri...non dovrebbe essere questa categoria di falsi professori a scusarsi con noi..persone che hanno finto di non vedere la verità????
forse passeranno ancora degli anni perché ci sia questo processo... ma quello che oggi dico verrà fuori e verrà provato scientificamente e verranno dimostrati gli intrallazzi economici che hanno mantenuto questo omertoso silenzio... come in questo caso..si cerca di buttarla in baruffa, ma io non ho mai perso il controllo...che io mi sia curata senza medici non è che l'effetto di questa realtà e io sono la prova vivente di quello che sostengo... ho smesso per sempre di temere il tumore o il cancro ho imparato a controllare il mio corpo astrale attraverso la meditazione e oggi chiunque lo volesse potrebbe far regredire da solo i tumori più diversi... unendo l'antroposofia con la sua conoscenza iniziatica a quanto dimostrato da Hamer..... e non potranno dire che io non sono stata una di quelle persone che volontariamente in pena libertà e non per interessi privati... ha fatto in modo che la verità venisse finalmente scoperta.

Eleonora Brigliadori


http://altrarealta.blogspot.it/

sabato 20 maggio 2017

cancro: un crepuscolo degli dei

Tratto dal libro di Alberto R. Mondini "Il tradimento della medicina"

Come è nata questa strana pratica di somministrare terribili sostanze ai pazienti per guarirli, la chemioterapia?

Essa si basa sul fatto che le cellule cancerose sono più deboli di quelle sane, pertanto, sotto l'azione di veleni o di radiazioni ionizzanti, sono le prime a morire. Questa constatazione porta però a una delle pratiche più insensate della storia della medicina: avvelenare ed irradiare il paziente per guarirlo! Anche la persona meno informata, riesce a comprendere che guarigione significa miglioramento della salute.

Nessuna persona sana di mente penserebbe che l'inquinamento, gli esperimenti atomici o l'incidente di Chernobyl siano i provvidenziali vantaggi dei nostri tempi per mantenerci sani.

Tutte quelle discussioni fatte in televisione di volta in volta su chemio o medicine alternative hanno un solo scopo: confondere le idee e annebbiare le menti della gente. 
In verità la questione è di una semplicità lapalissiana e disarmante. Vogliamo sapere se la chemio è una terapia valida o no? 

E’ molto facile saperlo; basta fare quello che si fa con qualsiasi altra cosa di qualsiasi genere per sapere se è funziona o no: si osservano i RI-SUL-TA-TI...


Su di essa esistono studi, statistiche, dati ufficiali accurati.

E’ vero che gli oncologi, con la complicità dei media, creano su di essi una cortina fumogena, ma non è per niente difficile averli; poi basta leggerli. Io li ho trovati e ve li posso comunicare. Ripeto: questi non sono i miei dati, sono i dati ufficiali dell’oncologia ufficiale. Confrontateli con le centinaia di ore di chiacchiere televisive trionfalistiche di Tirelli & C.

Prima di tutto bisogna sapere cosa si intende in medicina per paziente guarito di cancro. Poiché effettive guarigioni non ne ottengono mai, definiscono guarito colui che sopravvive almeno cinque anni dal giorno della diagnosi, anche se muore cinque anni e un giorno dopo, anche se alla fine del quinto anno ha un cancro grande come una zucca che gli sta straziando il corpo...

Credo che veramente poche persone conoscano questo dato. Non è che venga tenuto segreto; ma, per darvi un’idea, io per televisione in tanti anni l’ho sentito spiegare solo un paio di volte e solo di sfuggita.
Ricordatevi che cambiare il significato alle parole è un mezzo importante per confondere e dominare. Questo dato pertanto è fondamentale, è una chiave per capire veramente tutti i discorsi che fanno gli oncologi quando parlano di “guarigione”.

Premesso ciò, loro proclamano che: ogni 100 persone che si ammalano di cancro, 50 guariscono; in altre parole ciò significa soltanto che 50 muoiono entro 5 anni dalla diagnosi, le altre dopo.

In verità la cose stanno perfino molto, ma molto peggio di così.
Se lasciamo perdere le chiacchiere televisive e le cialtronate per ottenere offerte e finanziamenti e ci riferiamo a ciò che effettivamente è scritto e provato, troviamo che la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di “tumore certo” è mediamente del 7%. Nella tabella seguente trovate i dati riferiti ad alcuni specifici tipi di tumore. Sono presi dal monumentale trattato “Medicina Oncologica” di Bonadonna e Robustelli” (testo universitario): mille pagine per dire “non ci abbiamo capito niente”.

Tumore / Sopravvivenza a 5 anni

Glomi maligni (cervello):  meno di 10%
Distretto cervico facciale:  meno di 5%
Melanomi maligni meno: di 20%
Neoplasie maligne dell’orecchio e della mastoide:  meno di 25%
Polmone:  7,50%
Mesotelioma della pleura:  0%
Carcinoma dell’esofago meno: di 10%
Carcinoma dello stomaco meno: di 13%
Neoplasie del piccolo intestino:  25%
Carcinoma del fegato:  0-2%
Carcinoma della colecisti:  meno di 3%
Carcinoma del pancreas:  2%.
Carcinoma mammario localmente avanzato: 5%

Ma perfino questi dati sono troppo ottimistici! Un lavoro scientifico pubblicato nel 2004, prende in esame dieci anni di statistiche mediche australiane e americane (gennaio 1994-gennaio 2004) sui risultati della chemio nella cura del cancro. I risultati, usciti dallo spoglio di un campione immenso e più che rappresentativo di circa 227.800 casi di tumore, sono catastrofici: in media, solo il 2% dei pazienti sottoposti alla chemio risulta essere ancora vivo dopo 5 anni dall’inizio del trattamento “terapeutico” (1).

Provate un po’ ad immaginare un impresario edile che costruisce case il cui 93 o 98 % crolla entro cinque anni dalla costruzione. Prima di tutto nessuno lo pagherebbe più e poi verrebbe messo in galera; a meno che qualcuno non lo appenda prima al più vicino lampione... Invece gli oncologi vengono strapagati, onorati, vezzeggiati, ascoltati per ore e ore in noiosissime trasmissioni televisive di medicina. I più famosi oncologi italiani riescono a farsi pagare 200-300 euro o più per una visita di 10-15 minuti!
Incomprensibile... Il fatto è che costoro fanno leva sulla paura, sul dolore e sull’ignoranza di questi dati da parte dei malati e dei loro famigliari. Come la paura e l’ignoranza vengono poi alimentate sistematicamente con ogni mezzo, potete facilmente constatarlo voi stessi.

Il Prof. Luigi Di Bella qualche anno fa avvertì che “se una persona viene dimessa dall'ospedale, si dice che è in remissione. Quando ritorna viene curata e viene dimessa un'altra volta. Se ogni dimissione viene considerata come un dato positivo, i conti aumentano. E siccome non si può morire più di una volta, se un individuo è stato dimesso 9 volte ed è morto una volta sola si avrà un 90% di guarigione e il 10% di mortalità. La fortuna dei medici è che si muore una volta sola”.

Estremamente importante in questo contesto è la vasta indagine condotta lungo 23 anni dal Prof. Hardin B. Jones, fisiologo presso l'Università della California, e presentata già nel 1975 al Congresso di Cancerologia, presso l'Università di Berkeley. Oltre a denunciare l'uso di statistiche falsificate, egli prova che i cancerosi che non si sottopongono alle tre terapie canoniche (chemio, radio e chirurgia N.d.A.) sopravvivono più a lungo o almeno quanto chi riceve queste terapie. Come dimostra Jones, le malate di cancro al seno che hanno rifiutato le terapie tradizionali, mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da coloro che si sono invece sottoposte alle cure complete.

Uno studio condotto da quattro ricercatori inglesi, pubblicato su una delle riviste mediche più autorevoli del mondo, The Lancet del 13-12-1975, e che riguarda 188 pazienti affetti da carcinoma inoperabile ai bronchi. La vita media di quelli trattati con chemioterapia completa fu di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero alcun trattamento ebbero una sopravvivenza media di 220 giorni.

Un altro dato fondamentale che indica come le terapie ufficiali per i tumori siano inefficaci, sono semplicemente le statistiche di morte per tumore. Nonostante le decine di miliardi di euro spesi per la ricerca e le centinaia di miliardi per i trattamenti, i dati degli istituti di statistica di tutti gli stati occidentali mostrano che le morti per cancro dal 1950 alla fine del secolo sono continuamente e notevolmente aumentate.

Riunione del settembre 1994 del President's Cancer Panel: “Tutto sommato, i resoconti sui grandi successi contro il cancro, devono essere messi a confronto con questi dati” aveva detto Bailar, indicando un semplice grafico che mostrava un netto e continuo aumento della mortalità per cancro negli Stati Uniti dal 1950 al 1990. “Torno a concludere, come feci sette anni fa, che i nostri vent'anni di guerra al cancro sono stati un fallimento su tutta la linea.”

Chi è questo personaggio che esprime idee così eretiche, un naturopata? un ciarlatano, come è stato definito Di Bella? Un guaritore che approfitta dei poveri malati? Uno che non conosce le percentuali di guarigione? Risulta difficile definire ciarlatano o incompetente, John C. Bailar III, insigne professore alla Mc Gill University, uno dei più famosi esperti di epidemiologia e biostatistica. Non parlava del resto ad una platea di sprovveduti; il President's Cancer Panel è nato in conseguenza del National Cancer Act, un programma di lotta contro il cancro, firmato dal presidente americano Richard Nixon il 23 dicembre 1971 e per cui si sono spesi fino al 1994 ben 25 miliardi di dollari. I dati relativi alla situazione della lotta al cancro vengono forniti direttamente al Presidente degli Stati Uniti. La conclusione principale di Bailar, con cui l'NCI (National Cancer Institute) concorda, è che la mortalità per cancro negli Stati Uniti è aumentata del 7% dal 1975 al 1990. Come tutte quelle citate da Bailar, questa cifra è stata corretta per compensare il cambiamento nelle dimensioni e nella composizione della popolazione rispetto all'età, cosicché l'aumento non può essere attribuito al fatto che si muore meno frequentemente per altre malattie. I dati “grezzi” sono ancora più pesanti.

Esaminiamo altri dati e altre falsificazioni

Gli oncologi vanno dicendo che le possibilità di guarire dal cancro sono molto più alte oggi, il 50 %, rispetto al 20 % del 1930. Se teniamo per buoni questi dati (ma sappiamo che sono privi di fondamento), come mai allora le morti per cancro sono spaventosamente aumentate negli ultimi 70 anni? Il fatto è che nel 1930 non esistevano tutti i sofisticati mezzi di diagnosi e le campagne di sensibilizzazione alla diagnosi precoce; pertanto il cancro veniva scoperto tardivamente e così il tempo fra la diagnosi e il decesso era breve, se non brevissimo. Oggi invece, poiché la diagnosi avviene spesso in tempi molto più precoci, la morte arriva più tardi rispetto alla diagnosi stessa e più sovente oltre i fatidici 5 anni!

Cito ancora la conclusione a cui sono arrivati ricercatori del Dipartimento di genetica e di biologia molecolare dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma attraverso ricerche sperimentali. Essi “confermano, infatti, che alcuni chemioterapici, quali la citosinarabinoside, il metotrexato, la vincristina ed il cisplatino4 (sostanze usate comunemente e quotidianamente nei trattamenti N.d.A.), in particolari linee tumorali aumentano la resistenza alla morte cellulare (...) Questi risultati sono sorprendenti, poiché dimostrano che i suddetti chemioterapici non uccidono le cellule tumorali, come invece generalmente si ritiene, bensì, impedendo l’apoptosi (morte della cellula, N.d.A.), facilitano la crescita del tumore” (2)

A fronte di un’efficacia nulla della chemioterapia e degli altri trattamenti, ben testimoniata dai risultati, vi è la terribile tossicità delle sostanze usate, tanto è vero che le autorità sanitarie hanno dovuto prendere drastici provvedimenti per salvaguardare la salute dei lavoratori addetti alla manipolazione e somministrazione di questi cosiddetti farmaci (medici, infermieri e farmacisti). Poiché la lista degli effetti collaterali è molto lunga, mi limito a darvi alcune delle caratteristiche tossicologiche in generale e di un paio di sostanze specifiche, prendendole da una pubblicazione dell’Istituto Superiore della Sanità.

Chemio in generale. Tra una ventina di effetti collaterali, troviamo: sterilità, aborti, malformazioni nei figli, danni a cuore, fegato, reni, sistema nervoso e produzione di tumori secondari (!!!).
“Infatti, non solo essi sono in grado di innescare la trasformazionedi cellule normali in maligne, ma tendono a ridurre le difese endogene contro l’insorgenza di neoplasie” (3)  Lo sanno anche loro che questa è una pratica assassina; di questo non avevo dubbi.

Antraciclinici: “Stomatite, alopecia e disturbi gastrointestinali sono comuni ma reversibili. La cardiomiopatia, un effetto collaterale caratteristico di questa classe di chemioterapici, può essere acuta (raramente grave) o cronica (mortalità nel 50 % dei casi). Tutti gli antraciclinici sono potenzialmente mutageni e cancerogeni

Procarbazina: “È cancerogena, mutagena e teratogena (malformazioni nei figli, N.d.A.) e il suo impiego è associato a un rischio del 5-10 % di leucemia acuta, che aumenta per i soggetti trattati anche con terapia radiante”.

Qual'è la castroneria che sta alla base di questa orribile situazione? Nonostante nel corso dei decenni ci siano sempre stati molti pareri contrari, tutta l'oncologia oggi si basa su un'ipotesi (badate bene, solo un'ipotesi), che non è mai stata dimostrata. Secondo questa tesi, il cancro si origina da una cellula che, per un danno genetico, comincia a proliferare all'impazzata. Senza a stare ad esaminare quanto sia attendibile da un punto di vista scientifico questa teoria, limitiamoci a riflettere sui risultati ottenuti su questa base negli ultimi 60 anni: zero. Nonostante il totale fallimento di questa teoria, nessuna voce contraria ha alcuna possibilità di essere ascoltata. Perfino la medicina non convenzionale ne è stata contagiata e, nonostante i suoi risultati sicuramente migliori, non ha trovato il bandolo della matassa.

La fine della grande saga

Fin dagli anni '40 (almeno per quanto riguarda l'Italia) la dott.sa Jolles Fonti nelle sue documentate pubblicazioni aveva prospettato, inascoltata, l'ipotesi che il cancro avesse un'origine infettiva.
Dobbiamo però arrivare al 1996 perché questa ipotesi cominci a dare i suoi frutti: nonostante le avversioni, le vere e proprie persecuzioni, gli scarsi mezzi, due ricercatori indipendenti arrivano alla soluzione del grande enigma cancro. Oggi, dopo aver osservato per più di 10 anni molti casi clinici trattati con successo, posso affermare senza alcun timore che il cancro è causato da un fungo.

Nel caso del cancro abbiamo un'infezione fungina che costituisce la causa della malattia; le cellule cancerose sono solo una conseguenza, un sintomo; sono anche l'estrema reazione di difesa dell'organismo per isolare il fungo ed impedirgli di infiltrarsi in organi vitali. Accanirsi contro queste povere cellule, come fa la medicina ufficiale, darà come unico risultato indebolire questa difesa e tutto il resto dell'organismo; infatti di regola, dopo la chemioterapia, la massa tumorale diminuisce o sparisce e poco tempo dopo il fungo dilaga con le metastasi e con le micidiali forme di cancro indifferenziato, infiltrandosi dappertutto senza più ostacoli.

L'ing. Enzo Maggiore e il dott. Tullio Simoncini, senza conoscersi, sono arrivati a questa conclusione. 
Ma è quest'ultimo quello che maggiormente è destinato a mettere fine al mostruoso “affare cancro”; questa saga moderna di sofferenze inaudite, di paure, di milioni di morti, di noiose trasmissioni televisive, di raccolte di offerte, di “esperti” pomposi, strapagati e boriosi; la saga delle ricerche infinite e mai concluse, delle scoperte continue ed inutili, delle speranze sempre alimentate e sempre deluse, delle associazioni per la ricerca, delle campagne di prevenzione, ecc, ecc... ma soprattutto la saga dei soldi, tanti, ma proprio tanti soldi.

Ora, come pensate che sarebbe accolta la persona che, dando la soluzione, mettesse fine a tutto questo? Sarebbe onorata? premiata? le darebbero il Nobel? No. Io penso che lei dovrebbe temere per la sua vita... Quello che è ancora più grave per Simoncini è il fatto che la sostanza che ha scoperto essere il miglior rimedio fungicida, e quindi anticancro, è il semplicebicarbonato di sodio (0,80 euro al chilo al supermercato). Di fronte a ciò, come pensate che potranno sentirsi i vari baroni dell'oncologia che per decenni hanno succhiato fondi giganteschi, che hanno condotto complicate, astruse e inutili ricerche, che hanno usato come terapia costosissime e complicate tecnologie e sostanze chimiche? Saranno molto preoccupati, come minimo, e odieranno lo scopritore. Pensate: un cancro allo stomaco, per esempio, sparisce con un cucchiaino di bicarbonato bevuto in un bicchier d'acqua a digiuno al mattino e uno alla sera per qualche settimana.

Quando il caso Simoncini “scoppierà”, non so cosa succederà veramente; ma suppongo che la credibilità di tutta la medicina potrebbe ricevere un colpo così tremendo da non riuscire a sopravvivere (almeno nella sua forma attuale). Questo colpo inoltre ha buone probabilità di ripercuotersi su tutta la scienza e su tutto il pensiero filosofico oggi imperante. Oggi, pertanto, potremo trovarci allo storico punto di svolta che segnerà la fine di quell'enorme, poderosa costruzione del pensiero e del potere su cui ormai si basa tutta la nostra civiltà morente: il materialismo (o, con altro termine più riduttivo, lo scientismo). Questo edificio è talmente possente da far paura ma, se lo esaminate da vicino, vi accorgete che è putrido; non ci vorrebbe molto a farlo crollare e il “caso Simoncini” potrebbe segnare l'inizio della sua fine. Molto dipenderà anche da come i protagonisti riusciranno a gestire la situazione che verrà a crearsi.

Ci sarebbe da scrivere anche sulle cosiddette terapie per l'artrosi, per l'osteoporosi, per i denti, per l'arteriosclerosi, per il mal di testa, per la febbre, ecc, ecc, ecc... praticamente sull'intera medicina.
La dura verità è che non si tratta di qualche errore. È tutta l'impostazione della medicina di stato e delle multinazionali che è totalmente, irrimediabilmente sbagliata; è ovvio che tutte le metodiche che ne derivano siano totalmente e tragicamente sbagliate. Naturalmente gli immensi interessi di soldi e potere che girano nel sistema sanitario sostengono e perpetuano questo stato di cose.

Attualmente questo sistema è assolutamente impenetrabile a qualsiasi possibilità di cambiamento. Non solo le case farmaceutiche, le università, gli ordini dei medici e tutti gli altri elementi del sistema sanitario fanno quadrato contro qualsiasi voce contraria, ma essi trovano appoggio totale nella politica, nella magistratura, nei mezzi di informazione e, paradossalmente, perfino nella maggior parte delle persone. Vittime inconsapevoli, plagiate dal tubo catodico casalingo (per averlo pagano perfino una tassa!), incapaci di un giudizio autonomo o totalmente disinformate, ingannate, truffate, diventano a loro volta carnefici di se stessi, dei propri familiari e perfino di tutte quelle persone oneste che, mettendo in gioco la loro esistenza, osano proclamare certe verità.

Guardate queste persone: sono letteralmente affamate di medicinali. Li vogliono gratuiti, come per diritto naturale. Li vedete uscire dalle farmacie con grandi borse piene delle scatole multicolori che contengono le sostanze necessarie a loro la salute. Sono totalmente irresponsabili per quanto riguarda il loro corpo; hanno assolutamente bisogno di qualcun altro che gli dica come stanno e cosa fare per la loro salute, anche per un minimo disturbo.

In genere cominciano con qualche antidolorifico, antinfiammatorio o qualcosa del genere verso i 40 anni. Venti o trent'anni dopo li vedrete consumare fino a dieci o quindici diversi farmaci ogni giorno; avranno già alcune mutilazioni chirurgiche; pieni di dolori, condurranno una vita avvilente per l'incapacità di assolvere anche semplici funzioni fisiologiche in maniera normale. Possono morire così, maledicendo la vita, le sofferenze e Dio, bruciati dalla chemioterapia (che accetteranno, anzi, vorranno incondizionatamente); oppure potranno vivere ancora per alcuni anni allo stato vegetale per demenza senile o per le conseguenze di un ictus. I più fortunati saranno quelli che moriranno in breve tempo per incidente, infarto o altre malattie fulminanti; se pure è una fortuna morire per questo a 50 o 60 anni...

Questi sono i nostri vecchi, questo è il destino dell'umanità, se non riusciremo a cambiare il sistema.

(1) The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5 year survival in adult malignancies, G. Moran, Clinical Oncol., 2004

(2) 
Nuove prospettive nella prevenzione e nel trattamento delle neoplasie, prof. R.

De Magistris, dott.ssa A. Giordano

(3) Esposizione professionale a chemioterapici antiblastici, Istituto Superiore di
Sanità

PDF: caisse.viveremeglio.org

Si può leggere anche: Cancro. le statistiche truccate

fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/

venerdì 12 maggio 2017

il mercato della Boqueria. Esperienza multisensoriale


Sulla Rambla, la passeggiata più famosa di Barcellona insieme al Passeig de Gracia, a pochi passi dalla fermata della metropolitana Liceu è possibile visitare il mercato coperto più famoso della capitale Catalana e forse d’Europa. 
Sull’origine del nome vi sono alcune versioni, tuttavia la più accreditata deriva dal fatto che nel mercato venga veduta la carne di montone (carn del boc).




Per individuarne le origini bisogna viaggiare indietro nel tempo, vi sono testimonianze di attività più modeste di quelle attuali e limitate alla vendita di carne e pesce già nel 1200. Per avvicinarsi a qualcosa di più simile all’attuale dobbiamo però attendere il la prima metà del 1800 quando un incendio distrusse il monastero carmelitano di San Josep e al suo posto venne realizzata una piazza per il mercato coperto la cui struttura originale venne sostituita nel 1914 con quale attuale che possiamo ammirare.


Entrare nel mercato non rappresenta una “semplice” visita a un monumento ma un’imperdibile esperienza multisensoriale dove profumi, colori e suoni la fanno da padrone mettendo in bella mostra eccellenti prodotti di qualità. Molti inservienti vestono eleganti grembiuli impreziositi di merletti per rendere ancora più speciale la visita del luogo.


Il mercato è diviso in diversi settori dove vengono esposte con cura e precisione frutta, verdura, carne, pesce, uova, formaggi e frutta secca paragonabili ad autentiche opere d’arte. È possibile dissetarsi con un veloce frullato di frutta fresca oppure gustare seduti uno “street food” a base di pesce o di carne tutto (o quasi) rigorosamente della zona.


Il vocio chiassoso degli espositori e degli avventori fanno da colonna sonora durante la visita dei chioschi dai colori sgargianti che sembrano tasselli che formano un grande mosaico tutto da scoprire. 

A ogni angolo, oltre a vista e udito, anche l’olfatto viene messo a dura prova perché le fragranze zuccherine della frutta vengono amalgamate a quelle del pesce per poi cedere il posto a quelle del prosciutto (il Jamon iberico o serrano, altro prodotto tipico Catalano). Il tatto, ultimo senso rimasto, viene invece coinvolto durante gli assaggi che molti banchetti propongono per invogliare all’acquisto o semplicemente per farvi rimanere ancora un po’ in questo quadro vivente.


Insomma cosa aspettate per una visita multisensoriale?

Marco Boldini

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/

giovedì 4 maggio 2017

spiritus















non amo il mosso, nemmeno l'esposizione lunga, ma qui ha un significato, interno alla foto. Marco Beretta fotografa monaci buddisti da oltre 20 anni, scatta nel silenzio di monasteri remoti con una vecchia  analogica.
queste foto sono contemplative, sono trasfigurazioni e preghiere, sono la trascendenza.
ma senza enfasi, anche con durezza, con potenza.
le ho viste a Mia Photo Fair 2017 e mi sono piaciute.
e mi piace constatare come uno stesso strumento produca effetti così diversi a seconda dello sguardo dell'uomo, dell'entroterra degli occhi che guardano.

fonte: http://nuovateoria.blogspot.it/

mercoledì 3 maggio 2017

clima impazzito: c’è il rischio di mezzo miliardo di profughi

Succede in Louisiana, Brasile, New York, Australia, Thailandia, Filippine, Alaska. Succede un po’ dappertutto per le comunità di mare. Gente che vive sulle coste e che deve abbandonare le proprie case per colpa di erosione, innalzamento dei livelli del mare, tempeste violente, perdita di terreno. Secondo un recente articolo pubblicato su “Nature Climate Change”, sono circa 1 milione le persone che hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni. Per la precisione 1 milione e 300mila. E mentre fino a pochi anni fa si cercava di proteggere quello che c’era, adesso l’atteggiamento prevalente è di andare via. Cosa fare infatti con l’arrivo di mareggiate senza precedenti, allagamenti e continuo innalzarsi del mare? Si possono alzare le strade e le case, cercare di proteggere le lagune, migliorare i codici con cui si costruisce. Ma si può anche decidere di lasciare perdere, visto che i costi sono elevati, ed è certo che il clima e l’ambiente non torneranno quelli di prima. È questo il dilemma delle comunità costiere.
Storicamente, migrazioni di massa collegate alle condizioni climatiche sono molto ben documentate, e quello che viviamo adesso – appunto il milione e trecentomila anime che hanno dovuto lasciare le proprie case – è la manifestazione dei nostri Maria Rita D'Orsognatempi del problema. Durante il secolo 1900-2000 i livelli del mare si sono innalzati di ben dodici centimetri. Le previsioni sono di varie decine di centimetri in questo secolo. Secondo alcuni studi circa 470 milioni di persone perderanno la casa. Alcuni ricorderanno l’uragano Sandy che colpì le coste del New Jersey nel 2012: molte delle case sono state rasate al suolo e mai piu ricostruite. Dopo il tifone Haiyan del 2013 le Filippine hanno messo il divieto di costruire a cinquanta metri dalla costa e hanno forzato l’evacuazione di 80.000 persone. Dopo lo tsunami del 2004, almeno 22.000 case sono state perse e non più ricostruite in zone costiere. A volte la gente via via in modo preventivo, e cioè prima che ci siano i disastri: le città vengono evacuate perché i cambiamenti climatici stanno piano piano portando via coste e case e non si vuole aspettare “il grande evento”.
In Louisiana accade lo stesso: qui l’erosione dovuta alle estrazioni di petrolio e di gas ha fatto perdere case, terreni e coste. Il caso più eclatante è quello di Shishmaref in Alaska, città costruita sul ghiaccio e che è destinata a morire. Siamo a 160 miglia dalla Russia, il ghiaccio scompare. Nevica sempre di meno, e sempre più tardi e il ghiaccio si scioglie prima o neanche si forma. L’erosione monta. L’assenza di ghiaccio fa sì che durante le tempeste pezzi interi di costa vengono triturati e finiscono in mare, senza protezione. Una delle case è già crollata in mare nel 2006. Norman era un ragazzino che nel 2007 cadde risucchiato dal ghiaccio di Shishmaref che si scioglieva e morì. Ogni secondo pompiamo in atmosfera 1.200 metri cubi di CO2. Il pianeta si è surriscaldato, in media di un grado centigrado dalla rivoluzione industriale ad oggi, una enormità. L’Artico ha avuto livelli di aumento di temperatura doppi che il resto del pianeta. In Alaska ci sono almeno trentuno villaggi a rischio di San Salvador, alluvionescomparire, come Shishmaref: dodici di questi villaggi stanno cercando di capire dove e come evacuare, perché sanno che non c’è speranza.
Siamo noi a causare tutto ciò, bruciando fonti fossili a ritmi allarmanti. Se l’obiettivo è di contenere l’aumento della temperatura a due gradi centigradi, una sola cosa si deve fare: non pompare mai più petrolio. Dall’altra parte del mondo, le isole Kiribati, le isole Marshall, le isole Fiji. Lontanissme dall’Alaska ma tutte che rischiano di scomparire. Isle di Jean Charles in Louisiana che pure sprofonda a causa dei cambiamenti climatici. A Miami Beach, Florida, hanno dovuto installare pompe speciali per evitare allagamenti, collegati all’erosione. Non tutte le comunità hanno i soldi per programmare l’evacuazione e la risistemazione delle persone. È costoso, la gente è vulnerabile, è una strada a senso unico. A Shishmaref sanno che non hanno scelta, e cosi la città ha deciso di evacuare prima che il mare porti via tutto. Ma non hanno i soldi. E dove evacueranno? Non si sa, forse verso l’interno. Ma questo significa perdita di identità: la maggior parte delle persone qui vive di pesca e di caccia e di tradizioni Inupiat collegate al mare. Saranno lo stesso popolo? Perché devono evacuare loro, se il loro stile di vita, di indigeni, è molto meno impattante di quello di centinaia di milioni di persone che sprecano, bruciano, e generano molto più inquinamento e emettono molta più CO2 di loro?
(Maria Rita D’Orsogna, “Un milione di profughi del clima”, da “Comune-info” del 10 aprile 2017. Fisica e docente all’Università statale della California, la professoressa D’Orsogna cura diversi blog, consapevole dell’importanza dell’informazione indipendente).

fonte: http://www.libreidee.org/