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martedì 21 marzo 2017

l'origine del male secondo Tolomeo

Guido Pagliarino, nel saggio “Cristianesimo e Gnosticismo 2000 anni di sfida”, riporta la dottrina di Tolomeo, teologo gnostico-cristiano, di scuola valentiniana.[1] 

Scrive l’autore: “Per Tolomeo, Cristo ha, oltre allo Spirito, un corpo psichico, non carnale, ma neppure solo apparente, in quanto è dotato di reale anima (psiche) umana, per cui possono essere salvati gli psichici oltre agli spirituali: secondo lui, solo i materiali (ilici) cadono senz’altro nel nulla.

Anche per Tolomeo, quindi come per tutti gli gnostici, l’immortalità dei salvati da Cristo non è quella cristiana in corpo ed anima; anzi, come vedremo parlando di Paolo, quella di un corpo animale psichico trasformato in corpo spirituale glorioso.
Secondo Tolomeo, Dio è Uno e si devono considerare inesistenti Abisso e Silenzio predicati da Valentino.
Il Demiurgo è buono anche se, potremmo dire, pasticcione: non è in grado di realizzare, pur con ottima intenzione, il mondo che è nella mente dell’Uno. L’ha fatto maligno per avventatezza, non apposta, un po’ come certi piccoli che vogliono di nascosto imitare la madre in cucina e vi combinano qualche guaio”....

Come si comprende dai lineamenti della dottrina elaborata da Tolomeo, la presenza del male è spiegata, delineando un Demiurgo imperfetto e maldestro. In questo modo non solo si scagiona Dio (l’Uno), ma pure l’artefice del mondo considerato, invece, malvagio da alcune frange gnostiche e talora identificato con YHWH. La teologia di Tolomeo implica una visione entropica del processo creativo che genera una realtà inferiore all’idea primigenia: uno scollamento ontologico separa l’archetipo dalla materia, secondo un quadro che si ritrova nel Neoplatonismo e, più in generale, in tutte le filosofie incentrate sul concetto di emanazione. Il male è dunque, per così dire, non tenebra, ma luce molto fioca.
E’ una delle tante congetture che – ne sono conscio – molti reputeranno una bestemmia più che un’eresia: la visione di un Dio incompiuto, non onnipotente è un escamotage teorico per tentare di chiarire il mysterium iniquitatis o contiene un’intuizione corretta? 

Un Dio simile è ipotizzato da alcuni scienziati: essi ritengono che la Mente cosmica, per evolvere, per diventare cosciente di sé, abbisogni di esperire lo spazio-tempo, di proiettarsi nella dimensione fisica.

Solo, postulando un Essere siffatto, ha senso riferirsi al concetto di evoluzione, poiché è palese che un Dio perfetto non esige alcuno sviluppo. Il cosmo stesso diventa la palestra in cui ci si allena per un salto evolutivo: chiuso un ciclo, se ne apre un altro ad un livello superiore, fino a quando il Tutto non culmina nel Compimento e nella Quiete.

E’ un pensiero ragionevole o l’essere tende, a mo’ di asintoto, verso una Perfezione intangibile? Sono supposizioni che producono una gragnuola di domande, creando più aporie di quante ne “risolvano”, con il modello evolutivo che si oppone alla teoria dell’involuzione. (Si pensi a Fiorella Rustici). 

Forse non ha torto il filosofo Pareyson, secondo cui il male abita nel cuore stesso dell’universo. Ogni teodicea, più che una giustificazione della sofferenza, è una difesa di Dio: difficile stabilire chi sia l’avvocato migliore. 

[1] Purtroppo il libercolo di Pagliarino è viziato da una superficialità disarmante, anzi l’autore prende le mosse da una tesi preconcetta, ossia lo Gnosticismo è una deviazione del Cristianesimo, per ribadirla in tutto l’opuscolo. Ora, non discuto l’interpretazione dell’autore, ma liquidare un problema tanto ostico in poche paginette, per giunta affermando che già nel I-II sec. d.C., Cristo è creduto la Seconda Persona della Trinità, mi pare molto azzardato.

Non meno avventata è la datazione bassa dei Quattro Vangeli, la cui redazione è collocata dallo studioso nel I sec. Su queste ed altre premesse errate, è costruita una tesi opinabile e debole, perché basata non su un’indagine, ma su una semplice panoramica di correnti e dottrine. Ben più vigorose e rigorose sono le ricostruzioni del rumeno Culianu, dottissimo discepolo di Mircea Eliade, e, in parte, le analisi dell’erudito Ezio Albrile che, però, osserva lo Gnosticismo con la lente deformante del cattolico.

In ogni caso, il tanto vituperato Gnostiscismo, almeno in alcune sue diramazioni, su certi temi fu profondo. Se non altro, i pensatori pneumatici compresero che la carneficina dell’esistenza è inconciliabile con l’idea di un Dio perfettissimo ed infinitamente buono: se le loro risposte furono deludenti e goffe, non fu tanto colpa loro, quanto dell’abissalità della questione.

Fonte: zret.blogspot.com

fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/

domenica 19 marzo 2017

Tripalium

Il lavoro mortifica l'uomo

Giovanni Marano

PREMESSA
Questo scritto è una ferma contestazione nei confronti di tutti coloro che hanno confuso il lavoro (Dovere civico e morale, non coercitivo, svolto dall'uomo nell'interesse proprio e della comunità) con uno strumento di tortura atto a soggiogare l'intera umanità. E' un forte disappunto nei riguardi di chi crede oramai (prescindendo da chi ne detiene la proprietà) che quello monetario sia l'unico sistema possibile, ed è una dura critica all'indirizzo di chi, pur condividendo il mio pensiero, inizia a mostrare segni di indulgenza verso quelli che considero unicamente infami ricatti!
Ma nonostante la dovizia di epiteti che ne caratterizza il contenuto, malgrado il veemente eloquio ed i suoi toni chiocci, spero che questa mia filippica venga interamente intesa come nient'altro che una provocazione.

Mi auguro davvero che questo articolo non arrechi particolare offesa a nessuno e che sia opportunamente stimato per il suo effettivo scopo, ossia un pretesto per riflettere sulla nostra straordinaria capacità di autodistruzione, sulla nostra incredibile predisposizione nel farci turlupinare, sulla nostra insita tendenza nell'accettare l'assurdo come ovvietà...



ETIMOLOGIA E SIGNIFICATO DEL TERMINE LAVORO

Lavoro: Dal latino labor, laboris: fatica, duro sforzo, impiego di energia.
Sinonimizzazione del termine lavoro:
Lavoro/Fatica/Sforzo/Travaglio/Dolore/Male/Sofferenza/Affanno/Difficoltà/Afflizione/
Umiliazione/Mortificazione/Tormento/Pena/Schiavitù/Tortura..

Sono noti i detti della letteratura classica "durar fatica" e "operar faticando". Ancora oggi in alcuni dialetti si utilizzano i termini "faticare", "andare a faticare", per intendere "lavorare" e "andare a lavorare". Altro termine di parlate italiane per "lavoro" è travaglio, dal Latino tardo tripaliare, Tripalium (strumento di tortura composto da tre pali su cui veniva posto e torturato lo schiavo). In siciliano "lavorare" si dice "travagghiari," in piemontese "travajè, in spagnolo "trabajar", in portoghese "trabalho", in francese "travail".

(Fonti: Enciclopedia Treccani, Zingarelli, Dizionario della lingua Latina Le Monnier, Wikipedia.)

CONSTATAZIONE
Ergo! Appurato e preso atto di quale sia la reale accezione della parola "lavoro", non posso che considerare assolutamente sincero, onesto, veritiero e coerente, ciò che recita la prima parte del famigerato art. 1 della Costituzione Italiana. Infatti, quando in Esso vi leggiamo che l'Italia è una Repubblica Democratica fondata sul lavoro, altro non apprendiamo che, quelle fondamenta ove sopra si erige la Nazione Italiana sono gettate letteralmente sulla nostra Sofferenza. 
Dunque, che lo si ammetta o meno, nel suddetto articolo vi è racchiusa un incontrovertibile verità, sottoscritta, accettata e condivisa da tutto il popolo italiano. 
Con il termine "lavoro" altro non si intende che il nostro Travaglio, il nostro Dolore, e non quella fonte di guadagno a cui, erroneamente, siamo abituati ad associarlo. Difatti questo lemma cela astutamente quale fu, ed ancora è, l'effettivo prezzo da noi pagato per ottenere l'odierna Repubblica Italiana: la nostra Schiavitù.
L'Italia!
Paese il quale con troppa ingenuità consideriamo Patria, "terra dei nostri padri". Ma se è vero che ogni parola ha un senso ed un valore, e che è importante e doveroso conoscerne il significato, allora non si possono considerare padri coloro che si nutrirono della Pena dei loro figli pur di sfamare la propria cupidigia! Mentre invece è legittimo ed opportuno definire Mortificazione e Tortura il lavoro, essendo questi alcuni dei suoi veri significati! E questa purtroppo non è un'opinione, ma un'amara constatazione.
INVETTIVA
Considero il lavoro una delle più meschine e subdole, oltre che crudeli, forme di schiavitù con cui si possa sottomettere un uomo.
La nostra civiltà, la nostra "umana civiltà", la quale vanta d'aver scritto una così "democratica" costituzione, basandosi su nobili ed inalienabili valori come l'uguaglianza, la legalità, la fraternità; dovrebbe a dir poco vergognarsi ogniqualvolta un uomo viene fisicamente usato in ciò che astutamente ha denominato "lavoro".

Già, il lavoro!
Termine il quale non rende giustizia all'etimologico significato a cui esso è legato veramente, ovvero: Fatica. Sforzo. Con quanta arroganza e presunzione questa ambigua società si definisce civile!
Non c'è nulla di civile nel sottoporre un essere umano a frustranti ed umilianti fatiche. 
Non c'è nulla di nobile nel sfruttare la gente, nel profittare delle loro difficoltà, delle loro debolezze, qui di "nobile"ci sono solo le famiglie dei ricchi, divenute tali grazie al sudore e al sangue degli uomini che hanno reso schiavi. 
L'unico uomo a divenire "nobile" con il lavoro, è colui il quale lascia siano gli altri a svolgerlo al posto suo. 
Questo metodo nobilita così tanto che, qualcuno addirittura c'è diventato Re. 

Il lavoro è solo mera crudeltà, uno strumento per rubarci la dignità, e ancora più ignobile e vergognoso è il tentativo di voler supplire a tale furto, con uno dei gesti più deplorevoli che si possano compiere nei confronti di un'altro uomo: Pagarlo.
Offrirgli denaro in cambio delle sue..."prestazioni", comperandolo completamente, mente e corpo, proprio come avviene con chi si prostituisce. Tanto cosa c'è di male vero? Visto che in questa società anche la prostituzione è considerata un lavoro! Ma come si può credere che tutto ciò sia normale? Come si può considerare questo sistema civile e umano fino al punto di accettarlo addirittura come ovvio e naturale? Cosa cacchio c'è di naturale, di umano, nel rendere schiavo un uomo? O, peggio ancora, un bambino ... 

Io non voglio assolutamente essere impiegato, occupato, collocato, adoperato, utilizzato da nessuno! 

Io non sono un'attrezzo. Non sono uno strumento. Io sono una persona! 

Sono l'unico in grado di stabilire quando, come e dove potermi rendere utile. Io solo sono capace di indicare in quali circostanze e condizioni le mie doti si possono esprimere al meglio, in modo da poter essere veramente efficace e di effettivo aiuto alla collettività!

Collaborare non lavorare

Considero umana una civiltà che lascia agli uomini la libertà di poter decidere come meglio rendersi validi, e non una che pretende di dover disporre della loro vita. 
Vorrei essere libero di mettere le mie capacità a disposizione della comunità, al servizio del genere umano, spontaneamente, e non esserne obbligato. Vorrei essere io a stabilire ove è più opportuno che mi prodighi. Ogni uomo, per fortuna, è diverso da un altro per abilità e capacità, ogni uomo è straordinariamente portato per una specifica attività. Ciò dovrebbe permettere di poter contare sull'aiuto di tanti uomini straordinari in tanti ambiti differenti se solo, però, ognuno di questi potesse scegliere liberamente di dedicarsi alla cosa che sa fare meglio. Che bello sarebbe poi se fossimo ripagati per il nostro prezioso e spontaneo contributo con attestati di stima e rispetto, anziché offesi col laido denaro!

Gratificazione non retribuzione 

Ma come diavolo si può dare un prezzo alla vita di una persona? In base a quale assurdo criterio viene stabilito il prezzo della nostra vita? Quale onnipotenza ha deciso che ogni ora della mia vita dovesse valere 7 luridi euro? Ci vendono e ci comperano come se fossimo merce, sacchi di patate. E c'è chi addirittura mi consiglia d'esser contento e soddisfatto di quei vili 7 danari, dato che v'è chi non percepisce nemmeno quelli. E dannazione è vero!

E tutto questo dovrebbe essere degno di una umana civiltà? Cieco è il nostro discernimento, muto il nostro orgoglio, sorda la nostra dignità. Accidenti! Accidenti a noi! Accidenti a questo nostro maledetto difetto di accettare qualsiasi cosa ci venga proposta senza mai accennare nemmeno ad un'obbiezione, senza mai nemmeno porre una sola domanda... figurarsi pretendere poi una risposta! Abbiamo preteso la "ResPubblica", ma qui di pubblico non vi sono rimasti nemmeno più i cessi! 


Maledizione! Abbiamo gioito come dei perfetti idioti mentre ci imponevano la "Nuova Democrazia", e noi sciocchi, convinti di aver ottenuto la possibilità di poter decidere un qualche cosa...abbiamo esultato, credendo di essere ormai divenuti un popolo che conta; invece ad essere contati eravamo noi, proprio come si fa con le pecore mentre vengono spinte all'interno del recinto. 

Che imbecilli! Ma quale potere decisionale? Ma cosa diamine ci fanno scegliere, con quale forma di tortura preferiamo essere Afflitti? Perchè è questa l'unica cosa che ci permettono di stabilire. Noi non contiamo un cavolo! La Democrazia non ci ha reso più saggi, ma solo più illusi. Anzi, più fessi! Il numero della popolazione mondiale continua ad aumentare e con esso cresce quello dei poveri, e con i poveri quello degli sfruttatori. 

Che senso ha essere in tanti, se poi ci facciamo ricattare dai pochi? L'Italia vanta ormai 60 milioni di abitanti, potremmo essere una grande Nazione, ed invece siamo solo un paese numeroso. 
Perché vi è differenza tra l'appartenere ad un grande Popolo, e il fare parte di una popolazione grande.

Ma davvero siamo contenti di essere trattati come le pecore? Ma non credete che sia arrivato veramente il momento di mandare tutti Affanculo? O questa è un'esclusiva concessa solo ai politici e agli intellettuali? 

Incominciamo proprio da loro, da quei demagogici urlatori di ovvietà, gli stessi che, con tanta enfasi, ci mettono in guardia dalle truffe semantiche, raccomandandoci una più attenta disamina dell'enunciato in cui ci andiamo a imbattere, in modo da poter scorgere gli inganni che in esso si annidano. Pensate, alcuni di questi oratori sono così meticolosi nelle loro dissertazioni che per spiegare quale sia la differenza tra le vocali di congiunzione E e O, necessitano di approntare addirittura delle conferenze stampa. Non è straordinario? Peccato solo che, mentre questi politicanti imbonitori dispensano suggerimenti e buoni consigli su come difendersi dai tranelli lessicali, contemporaneamente, per merito di un fuorviante eloquio, asseriscono ogni sorta di assurdità, le quali, solo una più acuta semantica, appunto, può smascherare. 

Ad esempio: loro ritengono che v'è differenza tra reddito e lavoro, e sostenendone la scindibilità, proponendo nientedimeno di rifondare l'Italia non più sul lavoro, ma peggio ancora sul reddito, perché secondo questi nuovi "profeti":"E' il reddito ciò che conta veramente, non il lavoro". 

Peccato però che, purtroppo, per produrre reddito si è costretti a lavorare! Fondare un paese sul reddito, questa è follia! Le Nazioni andrebbero fondate sull'onestà, sul rispetto, sulla dignità, sull'Amore. Non sul loro stramaledetto reddito! Ma questi niente ... Anzi, gli "onorevoli" soloni incalzano: "Il lavoro va reinventato! " Reinventato? Porca miseria! Non gli bastava averlo inventato già una volta? Ma l'apice dell'inverecondia lo raggiungono proponendoci la loro arma segreta, la panacea di tutti i mali, il loro asso nella manica: Il reddito di cittadinanza.

Ovvero, un versamento erogato dallo Stato nei confronti dei cittadini, finanziato da una tassazione generale nei confronti dei cittadini. Che fenomeni! Altrimenti da dove diavolo credete che li prenderebbero i soldi per finanziare queste iniziative? Non crederete mica davvero che stampano il denaro per regalarlo a noi? Ci pigliano per il Culo! Loro l'asso l'hanno nelle maniche, a noi lo infilano dentro le braghe! 

L'intero parlamento è ormai un manicomio e noi siamo costretti a prendere i loro pazzi in cura! Questi sono capaci di tutto, e forse hanno proprio ragione quando dichiarano che: "Non avete ancora capito con chi avete a che fare!" E quando lo capiremo sarà decisamente troppo tardi. Per questo mi incazzo se ripenso che abbiamo accettato il denaro come unico mezzo possibile per la compravendita di beni o servizi. Inconcepibile. Ma porco Giuda, avevamo già il baratto, la forma più civile ed umana di scambio e interscambio che potessimo desiderare, la migliore di cui l'uomo si potesse mai avvalere.
E noi cosa facciamo? La sostituiamo con la carta straccia. Ma saremo Stupidi? E' inevitabile essere vittime di circonvenzioni, visto che non siamo altro che una manica d'incapaci. Maledetti noi! Maledetti soldi! 
E con quanto fervore lottiamo ancora oggi per perorare, legittimare l'esistenza del denaro.
"La moneta deve essere pubblica e non privata, vogliamo la proprietà della moneta, vogliamo la sovranità monetaria!"

Cosa?? La Sovranità Monetaria? Cioè? Cosa ci vogliono imporre la Monarchia Pecuniaria? 
Ma io non voglio esser suddito di un Re di Denari! Io non voglio inchinarmi dinanzi a una moneta Io non voglio un Euro per Sovrano! E nemmeno una Lira per Regina! Cosa diavolo me ne faccio della proprietà della moneta se poi per ottenerla sono costretto ad umiliarmi? Ma quale proprietà?
"Non si può possedere ciò che ci possiede", "Non si possono comperare "beni" utilizzando ciò che ha già comperato il nostro" E' tutto un Inganno, un'Illusione. 
Ci concedono di respirare ossigeno pretendendo in cambio i nostri polmoni! Dov'è la logica in tutto questo? Prima ci costringono ad accettare la moneta, poi però ci dicono che non c'è abbastanza Fatica per tutti con cui procurarcela. Pazzesco! 
Ed è a causa di questo perverso giochino che l'uomo costringe la propria dignità a toccare il fondo. 
Il terrore di non riuscire a trovare un lavoro che ci permetta di vivere ci spinge ad accettare le mansioni più umilianti ed astringere ignominiosi accordi. 

"Niente lavoro, niente soldi!" 

Questo getta l'uomo nel panico, mutandolo, trasformandolo in qualcosa di mostruoso, pronto a tutto pur di procurarsi il denaro, disposto a volte a sacrificare perfino chi ama pur di assicurasi un guadagno. 
Esso diverrà subdolo, meschino, cinico, atarassico, e laddove anche l'ultimo espediente atto a guadagnare quattrini si rivelasse inefficace, allora a quel punto..sarà la disperazione ad avere il sopravvento su di lui, inducendolo a considerare il caldo abbraccio dalle fiamme come l'unica soluzione definitiva per risolvere tutti i suoi economici problemi. Vittime e carnefici al servizio di Sua Maestà il Denaro! 

Il Denaro è nocivo, e tossici i suoi derivati: Usura, lavoro minorile, prostituzione, contrabbando, furti, sequestri di persona, omicidi, guerre. 

Ma lo vogliamo capire che il problema vero non è la proprietà della moneta ma la moneta stessa? 
Se davvero servisse solo per una comodità di scambio, allora come mai gli è stato attribuito un valore anche in assenza di un corrispettivo bene materiale? Perché mai accettiamo come intrinseco quello che è solo il suo valore nominale? Ve lo dico io: perché siamo dei Coglioni! 

Abbiamo reso prezioso ciò che non lo è.
Noi non dovremmo pretendere la sovranità monetaria, ma la Gratuità Monetaria.


La nostra esistenza non deve, non può dipendere dalla nostra ricchezza. L'uomo ha il diritto ad esistere a prescindere dal suo reddito. Sono più di 2000 anni che invochiamo la libertà, e l'unico sistema che abbiamo escogitato per ottenerla è quello monetario. Questa è schizofrenia. 
Come possiamo pretendere la libertà se ci ostiniamo ad essere schiavi del denaro? Siamo degli stolti! 2000 anni buttati nel cesso. 2000 anni di stupidità. 
E la cosa peggiore è che addirittura sembriamo fieri di questo disastro evolutivo, mentre la vergogna sarebbe decisamente il sentimento più appropriato per sottolineare siffatto scempio! 

Il Senso vero della vita, è vivere facendo cose che ne abbiano uno.

 E tutto questo non lo ha, ecco! Ora mi sembra quasi di udirle, sono le voci degli Assuefatti, degli Ovinidi: "E come pretenderesti di campare senza soldi?" Semplice! Con il modo più civile, naturale ed umano possibile: ricevendo in cambio come segno di riconoscenza per i miei gratuiti servigi, in maniera altrettanto gratuita, ogni genere di bene necessario, e solo il necessario, per soddisfare tutto il fabbisogno quotidiano mio e della mia famiglia, garantendoci sopratutto l'umana dignità.
L'uomo non deve guadagnarsi da vivere, quello lo ha già fatto venendo al mondo! E' chiaro questo?
Il vivere già ci appartiene, è il saper vivere che ancora ci manca! 


Le persone dovrebbero vivere di ciò che veramente è indispensabile, sbarazzandosi del superfluo, dell'inutile. Ma, comprendo la grande incapacità di certi lobotomizzati nel riuscire a privarsi per del proprio super tecnologico televisore con cui meglio ammirare "tutto il marcio minuto per minuto", oppure alla difficoltà di rinunciare all'acquisto di un auto che non funziona, se non dopo aver introdotto al suo interno del carburante fossile altamente inquinante comperato a caro prezzo, il quale però si consumerà entro qualche chilometro e quindi...ne andrà ricomperato dell'altro, se si vuole che la macchina appena comperata ritorni a funzionare! Ma saremo scemi? 
Ma in fondo, chi se ne frega, in fondo il denaro serve a questo, no? E' per questo che andiamo a "lavorare" vero? Per poterci contornare d'ogni sorta di inutilità, soddisfacendo così la nostra sete di potere, la nostra voglia di sentirci padroni di qualcosa. Poveri illusi!
Stupida, ottusa e presuntuosa è l'umana convinzione d'esser proprietari della materia. Ori, diamanti, palazzi ... di tutto ciò che noi crediamo aver possesso, ne abbiamo invece solo un effimero usufrutto.

Comunque, lungi da me con questo isterico sfogo pretendere che qualcuno mi dia ragione, mi basterebbe anche solo..venisse preso in considerazione. Ma probabilmente l'unica cosa che "guadagnerò", sarà qualche inimicizia in più. Nulla cambierà, ma poi...perché dovrebbe? Quindi domani, come ogni mattina, come fanno ogni giorno miliardi di persone ormai da secoli, dopo aver indossato la nostra solita maschera su cui vi è impresso il sorriso d'ordinanza, ci recheremo al "lavoro", con una bugia nel cuore ed un obolo in tasca. Permettendo così a chi tira i nostri fili, di sfruttarci per l'ennesimo giorno della nostra vita. 
E per l'ennesimo giorno della nostra vita ci faremo crocifiggere, ognuno alla propria croce, ognuno inchiodato al proprio maledetto TRIPALIUM !



Si può seguire Giovanni Marano sulla sua pagina di Facebook : MARATRIX

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fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it

venerdì 10 marzo 2017

Thérèse Hargot

la nuova schiavitù della rivoluzione sessuale

La cosa incantevole di questa giovane scrittrice, blogger, terapeuta e insegnante, è che le domande che pone sono sempre di più delle risposte che dà. 

Eppure queste sono molte, spesso spiazzanti, quasi sempre controtendenza: il “segreto”, per così dire, sta forse nella formazione filosofica della Hargot, che non approccia il sesso quale quintessenza e fine della vita umana, bensì come orizzonte privilegiato in cui si manifesta il mistero della persona umana.

Thérèse Hargot è una giovane sessuologa belga (nata nel 1984) con una laurea in filosofia e un master in scienze sociali alla Sorbona. Sposata, con tre figli, Thérèse ama sfidare la vulgata corrente. 

È fermamente convinta che la rivoluzione sessuale abbia apportato una liberazione senza libertà sicché, in luogo di renderci più liberi, ci ha fatti transitare da una obbedienza all’altra. In particolare la cosiddetta «liberazione sessuale» ha asservito il corpo della donna...


È quanto espone in Une jeunesse sexuellement libérée (ou presque) [Una gioventù sessualmente liberata (o quasi)], arrivato a vedere 15 mila copie.

Nel libro, uscito a febbraio in Francia (è in corso la traduzione italiana per Sonzogno), la Hargot si sofferma sull’influenza della liberazione sessuale sul nostro rapporto col sesso. È forte la sua critica al sesso tecnicizzato, igienizzato, ridotto alla combinazione meccanica dei corpi. Il paradosso, dice la sessuologa belga, è che la sessualità non è mai stata tanto «normata» come nel nostro tempo per via del combinato disposto tra il culto della performance (imposto dall’industria pornografica) e l’ansietà derivata da una morale igienista.

Fondamentalmente, confessa a «Le Figaro», è cambiato soltanto il nostro modo di relazionarsi alle cose del sesso:«Se la norma è cambiata, il nostro rapporto con la norma è lo stesso: restiamo all’interno di un rapporto di dovere. Siamo semplicemente passati dal dovere di procreare a quello di godere. Dal «non bisogna avere relazioni sessuali prima del matrimonio» al «bisogna avere relazioni sessuali il prima possibile». Una volta la norma era dettata da un’istituzione, principalmente religiosa, oggi è dettata dall’industria pornografica. La pornografia è il nuovo vettore normativo nel campo della vita sessuale».

La differenza è che la norma ora è stata interiorizzata, individualizzata. «Mentre un tempo le norme erano esteriori e esplicite, oggi sono interiorizzate e implicite. Non abbiamo più bisogno di una istituzione che ci dica quello che dobbiamo fare, l’abbiamo assimilato da soli. Non ci viene più detto esplicitamente quand’è che dobbiamo avere un figlio, ma tutte abbiamo compreso molto bene il «momento buono» per essere madri: soprattutto non troppo presto, e quando le condizioni finanziarie sono favorevoli. È quasi peggio: siccome ci crediamo liberati, non abbiamo più coscienza d’essere sottomessi a delle norme».

Ma quali sono le coordinate psicologiche disposte dalla nuova normatività sessuale? 

«La novità», risponde la Hargot, «sono le nozioni di performance e di successo, che si sono insediate al centro della sessualità. Questo tanto per il godimento quanto per il nostro rapporto con la maternità: bisogna essere una buona madre, crescere bene il proprio bebé, essere una coppia di successo. E chi dice performance e efficacia dice angoscia di non farcela. Questa angoscia crea della disfunzioni sessuali (perdita dell’erezione, ecc.). Abbiamo un rapporto molto angosciato con la sessualità, perché siamo costretti ad avere successo».


Questa nuova normatività nelle cose del sesso tocca tanto gli uomini quanto le donne, ma in maniera differente.

Non si esce dagli stereotipi: «l’uomo dev’essere performante nel suo successo sessuale, la donna nei canoni estetici».

La norma si trasmette sotto forma di discorso igienista, andato a sostituire la vecchia morale di un tempo. Si fomenta così una psicologia individuale straziata, oppressa dalla simultanea presenza del piacere e della paura. Il sesso è piacere, ma è anche un sesso pericoloso, che infetta e uccide, attenta alla vita fisica: «L’AIDS, le malattie veneree, le gravidanze indesiderate: siamo cresciuti, noi nipoti della rivoluzione sessuale, con l’idea che la sessualità fosse un pericolo. Ci dicono che siamo liberi e nello stesso tempo che siamo in pericolo. Ci parlano di «sesso sicuro» e di preservativo, abbiamo sostituito la morale con l’igiene. Cultura del rischio e illusione della libertà, questo è il cocktail liberale che ormai si è imposto anche nel campo della sessualità. Questo discorso igienista è molto ansiogeno. E inefficace: si trasmettono sempre numerose malattie veneree».

Come sessuologa, Thérèse lavora a stretto contatto con gli studenti liceali, in un’età della vita particolarmente esposta all’immaginario diffuso dall’industria pornografica. Negli adolescenti, osserva, «la cosa più significativa è l’influenza della pornografia sul loro modo di concepire la sessualità. Con lo sviluppo delle tecnologie e di internet, la pornografia viene resa estremamente accessibile e individualizzata. A partire dalla più giovane età, condiziona la loro curiosità sessuale: a 13 anni ci sono ragazzine che mi domandano cosa ne penso delle cose a tre. Più in generale, al di là dei siti pornografici, possiamo parlare di una «cultura porno» presente nei videoclip, nei reality, nella musica, nella pubblicità, ecc.».

Sulla psiche dei più piccoli poi l’impatto della pornografia è devastante: «Come può un fanciullo», si chiede la sessuologa belga, «accogliere queste immagini?». A questa età si è davvero «in grado di distinguere tra la realtà e le immagini?». 

La risposta è un no senza appello alla sessualizzazione precoce: «La pornografia sequestra l’immaginario del bambino senza lasciargli il tempo di sviluppare le proprie immagini, le proprie fantasie. Crea un grande senso di colpa per il fatto di sperimentare una eccitazione sessuale attraverso delle immagini e crea anche una dipendenza, perché l’immaginario non ha avuto il tempo di svilupparsi».

La sedicente «liberazione sessuale», si legge nel suo libro, sembra non ridursi ad altro che a questo: «Essere sessualmente liberi, nel ventunesimo secolo, vuol dire avere il diritto di fare del sesso orale a 14 anni».

Siamo in diritto di chiederci se una simile «liberazione» non si sia in realtà ritorta contro la donna. La Hargot ne è fermamente convinta: «La promessa «il mio corpo mi appartiene» si è trasformata in «il mio corpo è disponibile»: disponibile per la pulsione sessuale maschile, che non è ostacolata in nulla.

La contraccezione, l’aborto, il «controllo» della procreazione non pesano che sulla donna. La liberazione sessuale ha modificato solo il corpo della donna, non quello dell’uomo. Con la scusa di liberarla. Il femminismo egualitario che bracca i «macho» vuole imporre nello spazio pubblico un rispetto disincarnato della donna. Ma è nell’intimità, e specialmente nell’intimità sessuale, che si vanno a ristabilire i rapporti di violenza. 

Nella sfera pubblica si esibisce rispetto per le donne, in privato si guardano film porno dove le donne sono trattate come oggetti. Introducendo la guerra dei sessi, in cui le donne si sono messe in competizione diretta con gli uomini, il femminismo ha destabilizzato gli uomini, che ristabiliscono il dominio nell’intimità sessuale. Il successo della pornografia, che rappresenta spesso atti di violenza verso le donne, il successo del revenge-porn e di Cinquanta sfumatura di grigio sono lì a testimoniarlo».


Thérèse Hargot è fortemente critica anche della «morale del consenso», per la quale ogni atto sessuale va considerato un atto libero nella misura in cui è «voluto». 

Secondo un diffuso senso comune, oggi il consenso individuale è il solo criterio che permette di distinguere il bene dal male. Je consens, donc je suis, dice Michela Marzano: acconsento, dunque sono. Questo nuovo «cogito» permissivo induce gli adulti ad abdicare alla loro funzione educativa e con la sua estensione indiscriminata mette in serio pericolo l’infanzia: «Coi nostri occhi di adulti, tendiamo talvolta a considerare in maniera tenera la liberazione sessuale dei più giovani, meravigliati dalla loro assenza di tabù. In realtà subiscono delle enormi pressioni, non sono affatto liberi. La morale del consenso in linea di principio è qualcosa di giustissimo: si tratta di dire che siamo liberi quando siamo d’accordo. Ma abbiamo esteso questo principio ai bambini domandando loro di comportarsi come degli adulti, capaci di dire sì o no. 

Ora, i bambini non sono capaci di dire no. 

Nella nostra società c’è la tendenza a dimenticare la nozione di maturità sessuale. È molto importante. Al di sotto di una certa età riteniamo che vi sia una immaturità affettiva che non rende capaci di dire «no». Non c’è consenso. Bisogna davvero proteggere l’infanzia».

Andando controcorrente, la giovane sessuologa arriva ad esaltare i metodi naturali, biasima il discorso femminista e la medicalizzazione del sesso indotta dalla pillola. Quest’ultima viene elevata a «emblema del femminismo, un emblema della causa delle donne». Ma della bontà di un simile feticcio, afferma tranchant, «c’è da dubitare, visti gli effetti sulla salute delle donne e sulla loro sessualità! Sono le donne che vanno a modificare il proprio corpo, e mai l’uomo. È una cosa completamente iniqua. È in questa prospettiva che mi interessano i metodi naturali, perché sono i soli a coinvolgere equamente l’uomo e la donna. Sono basati sulla conoscenza che le donne hanno del loro corpo, sulla fiducia che l’uomo deve avere nella donna, sul rispetto del ritmo e della realtà femminili. Lo trovo in effetti molto più femminista che non distribuire un medicinale a donne in perfetta salute! Facendo della contraccezione una faccenda unicamente femminile, abbiamo deresponsabilizzato l’uomo».

Non fa eccezione a questo quadro la pratica dell’utero in affitto, «perché sopprimere la madre sarebbe l’ultima tappa del dominio maschile», osserva la sessuologa-filosofa. Con la Gpa «un uomo può creare la vita senza una donna. Certo, ha ancora bisogno del «corpo femminile», ma non si tratta più di una donna, cioè di una persona umana che per principio non può essere utilizzata come un mezzo, quali che siano il fine e le modalità. Dopo il sesso con la prostituzione, le ovaie con la riproduzione artificiale, l’utero è l’ultimo bastione conquistato dalla volontà di disporre del corpo delle donne. La sottomissione delle donne a scopi commerciali o caritatevoli tocca il suo apogeo. Da madre diventa operaia, da donna diventa serva che risponde ai comandi e alle esigenze di coloro a cui appartiene il progetto di paternità».


Si tratta di un ritorno puro e semplice alla sottomissione precedente alle conquiste del femminismo? 

«In una certa maniera sì», replica la Hargot, ma è altrettanto vero che «senza il femminismo alla Simone de Beauvoir il ragionamento ideologico della «gestazione per altri» non sarebbe stato possibile». 

È stato questo femminismo ideologico a «fornire armi e strumenti propri a una logica liberale incontrollabile. Per arrivare qui c’è voluta la contestazione per separare il corpo dallo spirito, per denigrare le esperienze carnali a vantaggio dell’espressione onnipotente della volontà. Riducendo la riproduzione al suo carattere animale, negando l’esperienza umana e spirituale che essa porta in germe e a cui può addivenire, questa ha perduto il suo carattere sacro. 

Il corpo non è più che una cosa esteriore alla persona. Dopo essere stato frazionato, il corpo può ormai essere dato in prestito, può essere acquistato, affittato o venduto in parti di ricambio e secondo le esigenze di servizio. Le donne escono così dalla riproduzione per entrare in un rapporto di produzione, col rischio di vedere legittimato, generalizzato e istituzionalizzato lo sfruttamento del corpo. L’esito di questo femminismo che ha dimenticato l’essenziale si ritorce oggi in primo luogo contro le donne stesse: l’affascinante vittoria della volontà lascia intravedere un mondo disumanizzato in cui il valore della persona dipende solo dalla sua utilità».

Sulla questione dell’omosessualità, che oggi tormenta alquanto gli adolescenti, Thérèse ricorda quanto sia riduttivo identificare la persona con un orientamento sessuale: «“Essere omosessuale” è anzitutto una battaglia politica. In nome della difesa dei diritti sono state riunite sotto una stessa bandiera arcobaleno delle realtà diverse che non hanno niente a che vedere le une con le altre. 

Chiunque dica di “essere omosessuale” ha un vissuto differente, che si inscrive in una storia differente. È una questione di desideri, di fantasie, ma non è per niente una identità propriamente detta. Non bisogna porre la questione in termini di essere, ma in termini di avere. La questione ormai ossessiona gli adolescenti, costretti a scegliere la loro sessualità. La visibilità del «coming out» interroga molto gli adolescenti che si domandano «come si fa a sapere se uno è omosessuale, come sapere se lo sono?». L’omosessualità fa paura, perché i giovani si dicono «se lo sono, non potrò mai ritornare indietro». Definire le persone come «omosessuali» vuol dire generare dell’omofobia. La sessualità non è un’identità. La mia vita sessuale non determina chi sono».

Che fare dunque con i giovani? Bisogna aiutarli a svilupparsi sessualmente, magari coi soliti corsi di educazione sessuale? 

«Non bisogna insegnare agli adolescenti a svilupparsi sessualmente», replica ferma. Piuttosto «bisogna insegnare ai giovani a diventare uomini e donne, aiutarli a sviluppare la propria personalità. 

La sessualità è secondaria in rapporto alla personalità. Invece che parlare ai ragazzi di profilattici, di contraccezione e di aborto bisogna aiutarli a costruirsi, a sviluppare una stima di sé. Bisogna creare uomini e donne che possano essere capaci di entrare in una relazione reciproca. Non occorrono dei corsi di educazione sessuale, ma dei corsi di filosofia!».

Fonte: www.aurhelio.it

fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/

il rapporto della CIA sul raffreddamento globale del 1974

Oggi si sente parlare molto del riscaldamento globale e dei suoi pericoli ma a quanto pare un tempo non così lontano anche il raffreddamento globale sembrava essere una preoccupazione per molti.
Risultano interessante e curioso a tal proposito questi due ‘articoli datati’ del ricercatore e ingegnere nonché appassionato di metereologia Maurizio Morabito, il quale aveva scoperto un rapporto della CIA sul raffreddamento globale e invita negli articoli a riflettere sulle esagerazioni e allarmismi che a volte si fanno anche in quest’ambito.
Insomma, bisogna senza dubbio preoccuparsi del riscaldamento globale e cercare di combattere i suoi danni senza tuttavia farsi prendere troppo dal catastrofismo e provando anche a dubitare quando c’è da dubitare su questo tema.
Di seguito i due articoli.
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Esclusiva Mondiale: Il Rapporto CIA del 1974 Che Dimostra La Vacuita’ delle Paure Climatiche (E Non Solo)
Di Maurizio Morabito
(Ho recentemente scoperto in biblioteca a Londra un eccezionale documento della CIA, dimenticato per 35 anni, sul consenso scientifico intorno al raffreddamento globale negli anni ’70. Data l’importanza, versioni dell’articolo qui sotto sono state pubblicate lo scorso 3 dicembre in esclusiva mondiale a pagina XIII del settimanale britannico The Spectator (UK) a firma miasulla prima pagina l Foglio a firma Piero Vietti e sul blog Climate Monitor a firma mia e di Guido Guidi)
Un rapporto della CIA vecchio di 35 anni sul raffreddamento globale rivela che il consenso scientifico e le paure del clima non ci hanno mai veramente lasciati …stranamente, quale che fosse e sia la tendenza delle temperature!”
Il documento può essere del 1974, ma lo scenario e’ stranamente familiare: un importante rapporto governativo avverte che il cambiamento climatico porterà ad alluvioni e carestie. “Climatologi di chiara fama” parlano di un “pernicioso cambiamento climatico globale”, che minaccia “la stabilità della maggior parte degli Stati “. Ma questo documento – mai reso pubblico prima d’ora – è stato scritto per rispondere al raffreddamento globale, non al riscaldamento (e sì, si parla anche dell’esistenza di un “consenso” tra gli scienziati!).
Il rapporto della CIA intitolato Uno Studio della Ricerca Climatologica per quanto Riguarda i Problemi dell’Iintelligence, scritto nel marzo del 1974 per aiutare la “pianificazione interna” potrebbe tutto solo spiegare la diffusa sensazione di deja-vu riguardo i cambiamenti climatici e giustificare i ricordi delle discussioni scientifiche della metà degli anni ‘70 circa il raffreddamento globale. Anzi, con il senno di poi, un po’ fa anche ridere e imbarazza il lettore, visto che le due fraseologie, di ieri sul raffreddamento e di oggi sul riscaldamento, sono praticamente identiche.
Quasi come se le paure climatiche fossero fatte con lo stesso stampino, la “nuova era climatica” era descritta nel 1974 come foriera di carestie, morti per fame, ondate di rifugiati, inondazioni, siccità, fallimenti delle coltivazioni e dei
monsoni, con ogni genere di fenomeni meteorologici in una mescolanza di catastrofi attuali e future e con la solita sottovalutazione dei possibili benefici, solo accennati. E accanto al Sahara che si doveva espandere, ecco il consueto riferimento alle riserve mondiali di cereali inferiori ad un mese e alle civiltà passate distrutte da “maggiori e minori” episodi di raffreddamento (le civilta’ dell’Indo, gli Ittiti, i Micenei, e l’Impero del Mali, se qualcuno lo volesse sapere).
Secondo la CIA, nel 1974 i modelli climatici erano in fase di perfezionamento (come sempre) e il bilancio energetico dell’atmosfera perfettamente spiegabile (incredibilmente, senza un solo riferimento ai gas serra). L’intervento governativo (ovviamente) aveva riunito famosi scienziati fino ad allora vittime di “scontri di personalità” (ma va’), e aiutato a stabilire un “consenso scientifico” (interdisciplinare, naturalmente) riguardo un “cambiamento climatico globale”, delle vaghe minacce (come no) a proposito di “una maggiore variabilità” nel clima, gravi problemi economici in tutto il mondo (difficile da indovinare, vero?), e una serie di proposte circa la creazione di nuove agenzie governative (chi l’avrebbe mai detto).
Quello è esattamente il consenso di cui si parlava all’epoca nelle pagine di Newsweek e del New York Times. Come mai un tale documento è allora stato fin’ora tralasciato? Perchè alcuni si sono sforzati per anni per definire “un mito” il
concetto stesso di consenso sul “raffreddamento globale”, come ad esempio in un noto articolo di Thomas C. Peterson, William M. Connolley, e John Fleck pubblicato dalla American Meteorological Society nel mese di settembre 2008?
Forse è facile non notare ciò che non si sta cercando (si può trovare menzione di un consenso sul raffreddamento globale almeno dal lontano 1961). La Scienza poi, nel 1974, non era fatta da gruppi intergovernativi di esperti. Infine, i documenti come questo della CIA che appaiono sul web solo nel titolo possono essere dichiarati a tutti gli effetti perduti nelle raccolte di microfiches delle biblioteche di tutto il mondo (in questo caso, della British Library).
Ipotizzando liberamente, il più probabile motivo che può aver spinto la CIA a produrre quel documento è stata la perdita di “una parte significativa” del raccolto invernale di grano dell’URSS nel 1972, con le conseguenze del caso sulla “politica degli approvvigionamenti” nella consapevolezza di non avere seri “strumenti di analisi”. Da qui la richiesta agli scienziati di rispondere (all’unanimità) a chi si occupa di leggi e regolamenti, un’altra caratteristica che fino ad oggi è rimasta sostanzialmente invariata. Vuol forse dire che ci sono climatologi modaioli in giro, pronti a fare di ogni tendenza una previsione?
ECCO COME HO SCOPERTO IL RAPPORTO DELLA CIA
Certo non avevo modo di immaginare come sarebbe andata a finire, quella mattina di un sabato estivo quando per curiosità ho cercato vecchi articoli di carattere meteorologico nel sito del Washington Post. E cosa mi è apparso? Un pezzo del 1976 a firma Jonathan Powers, riguardo, diremmo oggi, “Il deterioramento del meteo mondiale”.
Purtroppo il testo integrale era nascosto, disponibile solo a pagamento, ma nelle due righe iniziali visibili si parlava di un rapporto CIA di due anni prima, che a dire del giornalista suonava come un documento del Club di Roma.
Il Club di Roma? La fine del mondo, più o meno? E che strano, mi sono detto, in tutto l’annoso dibattito riguardo il concetto e il consenso sul raffreddamento globale negli anni ’70, mai una volta avevo letto della CIA. Eppure un trio di un certo peso, Peterson, Connolley e Fleck, avevano perso un mucchio di tempo per pubblicare nell’ottobre 2008 su una prestigiosa rivista dell’American Meteorological Society un lungo e dotto articolo per dire che il consenso scientifico sul global cooling non c’era mai stato, negli anni ’70. Dimenticando, ahimè, di guardare quel rapporto della CIA.
Con la curiosità in continuo aumento mi sono dunque recato in biblioteca, per scoprire che il rapporto CIA “Uno studio della ricerca climatologica in considerazione dei problemi di intelligence” era disponibile, bastava aspettare un paio di giorni per averlo dalla British Library. Tutto facile? Non esattamente: quella che è arrivata è una microfiche, un oggetto fragile e antidiluviano per leggere il quale ho dovuto fare il giro di tre biblioteche nel centro di Londra. Non vi dico poi come è stato difficile stamparne il contenuto su carta, con apparecchiature degne di HG Wells o Flash Gordon e particolarmente pronte a smettere di funzionare.
Eccomi allora con quelle 36 pagine, e subito sono stato colpito dal contenuto. Sembravano una parodia, una presa in giro, uno scherzo fatto da qualche “negazionista climatico” che si era divertito a prendere un documento IPCC qualunque e sosituire (è facile, oggi, con Microsoft Word) ogni riferimento “global warming” con “global cooling”.
Cosa dicevano gli spioni USA nel 1974 infatti? Arriverà il freddo: e con quello, siccita’, alluvioni, meteo impazzita, fame, problemi economici anche nelle nazioni più ricche, rischi di instabilità, l’Africa starà peggio, il Sahara si espanderà, e così via in una vera litania di catastrofi presenti e future, tutto o quasi preso dalla Bibbia, a parte la pioggia di rane (sono sicuro che qualcuno ci stava, e ci sta lavorando).
I modelli climatici? Sono presentati come il futuro della climatologia, e se avremo pazienza, in pochi anni saranno in grado di prevedere il clima che verrà (non l’abbiamo già sentita, questa?).
Consiglio a tutti la lettura di quel rapporto (in inglese, a questo link, incluso (comica finale?) una conferenza a San Diego che stabilisce un consenso scientifico sul raffreddamento globale. Wow!
Alla fine, ho deciso di affidare la “notizia” alla carta stampata (il settimanale The Spectator nel Regno Unito, e il quotidiano Il Foglio in Italia, co-ordinati per un lancio in esclusiva mondiale il 3 dicembre 2009). Più naturalmente il mio blog in inglese, la stessa mattina.
E’ possibile prendere ancora sul serio la climatologia, dopo aver letto quel rapporto? Sì: perché è evidente che il problema non è nella Scienza, ma nel modo in cui troppi scienziati e troppi politici riescono a trovare punti in comune per esagerare gli uni le dichiarazioni degli altri, in un parossismo che poco ha a che fare con la ricerca di migliorare le nostre conoscenze, o il desiderio di occuparci del nostro ambiente, e molto invece con il desiderio di “convincere” i cittadini a fare quello che politici (e scienziati) vogliono che loro facciano.
Rendiamocene conto: le paure climatiche sono le stesse oggi di trentacinque anni fa perché, anche se la Scienza è cambiata, anche se le letture termometriche sono cambiate, anche se i modelli sono cambiati, anche se la politica stessa è cambiata, alla fine quella che non è cambiata è la natura umana, con tutte le sue paure.
Ai catastrofisti del clima possiamo dunque solo rispondere: basta con i soliti terrori, basta con le bambinate, quello che ci occorre è diventare adulti, maturi nel senso di capaci di prenderci cura dell’ambiente per quello che è, e non come ricettacolo dei nostri terrori. Altrimenti, come nella recentissima parodia sul riscaldamento globale (quella sì, scritta per far ridere, da un irlandese), fra trentacinque anni ci troveremo a discutere di… Rallentamento Globale!!!
Come, non lo sapete? Il rallentamento globale è causato dalle importazioni di merci dall’Oriente…. (sottofondo: musica da film dell’orrore).

Fonte tratta dal sito .

fonte: https://wwwblogdicristian.blogspot.it

sabato 4 marzo 2017

adesso la cosa è grave

siamo tutti in pericolo. Avvisate tutti, diffondete questo video!



FAKE NEWS o FAKE REALITY? Ancora una tagliola messa in atto dalla Boldrini, questa volta alla gola dei liberi pensatori. La Clinton dà l'ordine "Basta con la libertà in rete" e Colonia Italia esegue: censura. Controllo e dissuasione saranno gli strumenti ufficiali. Stalkeraggio, discredito, oltraggio e minaccia gli strumenti usuali che lo Stato metterà in campo per chiudere una volta per tutte il mito della RETE LIBERA. Ecco cos'è INFORMAZIONE, VERO, FALSO, SUDDITO, SOVRANO, LO STATO e... le sue RAGIONI.
fonte tommix
http://ilsapereepotere2.blogspot.it/2017/03/adesso-la-cosa-e-grave-siamo-tutti-in.html



fonte: http://alfredodecclesia.blogspot.it/

mercoledì 1 marzo 2017

i 5 significati nascosti nella data di nascita

Ogni essere vivente riceve, al momento della nascita, un’impronta astrale, caratterizzata dalle energie presenti in quel momento che determinano le caratteristiche di base e lo rendono sensibile, nel corso della sua esistenza, alle energie affini secondo il noto fenomeno della risonanza.
Dal punto di vista delle filosofie esoteriche, il momento della nascita non è casuale, ma avviene in funzione delle configurazioni astrali,  se sono in accordo con il destino che noi stessi abbiamo determinato tramite ciò che abbiamo fatto nelle incarnazioni precedenti. In ultima analisi, quindi, gli astri influiscono ma sempre in conseguenza di ciò che è stato messo in atto da noi stessi, che siamo i veri e unici artefici del nostro destino.
1La numerologia è la più importante scienza psichica a cui tutte le altre (Astrologia, Tarocchi, ecc.) fanno in qualche modo riferimento; fin dall’antichità infatti ed in tutte le civiltà i numeri erano comunemente utilizzati per interpretare la realtà e predire il destino dell’uomo. Gli storici credono che la moderna numerologia sia un insieme di insegnamenti che derivano dall’antica babilonia, da e i suoi seguaci (VI Secolo A.C. Grecia), dai primi misticismi cristiani, dalla Filosofia astrologica da Alessandria D’Egitto, dall’occultismo dell’antico gnosticismo e dal sistema ebreo del Kabbalah. L’indiano “Vedas”, il cinese “Circle of the Dead”, e l’egiziano “Book of the Master of the Secret House”, (Rituale della Morte), danno una chiara dimostrazione di come la Numerologia è utilizzata e studiata da centinaia di anni. (1) Il principio di base consiste nel considerare i numeri entità che emanano frequenze vibrazionali che influiscono ed influenzano la vita dell’uomo; non soltanto quindi quantità aritmetiche utili per misurare ed effettuare calcoli, ma elementi simbolici che interagiscono con la realtà dell’UNI-verso (ognuno dei quali è originato dall’unità e ha una sua propria frequenza). L’Uno, difatti, è la potenza generatrice da cui tutti gli altri numeri discendono.

Come si applica la Numerologia

La numerologia utilizza il linguaggio simbolico dei numeri, considerato universale e atemporale. In ogni data o parola, eseguendo un processo di calcolo o di metodo, può essere identificato un numero elementare, compreso tra 1 e 9 (oltre a questi, esistono altri numeri, che approfondiremo più avanti, denominati Maestri che sono l’11, 22, 33 e quelli Karmici: 13, 14, 16, 19).
Ciascun numero elementare ha un suo significato simbolico da cui derivano le caratteristiche e le tendenze positive e negative delle persone influenzate da quel numero. L’interpretazione del numero relativo a ciascun elemento derivato dal nome e dalla data di nascita (o dalla combinazione di entrambi) fa riferimento a queste caratteristiche che devono essere “tradotte” per l’analisi che in quel  momento si sta effettuando. La numerologia è quindi un utilissimo metodo di autoanalisi e di introspezione.

ANALISI DELLA DATA DI NASCITA

Dalla data di nascita possiamo individuare 5 importantissimi fattori, con i quali avremo modo di comprendere meglio 1 – ANIMA (CHI SIAMO) 2 – KARMA (COSA DOBBIAMO FARE) 3 – DONO (LE NOSTRE DOTI) 4 – DESTINO (IL NOSTRO DESTINO) 5 – REALIZZAZIONE (COME CI REALIZZEREMO) Ecco come questi vengono calcolati:
1) Il GIORNO DI NASCITA risponde alla domanda CHI SIAMO identifica l’ANIMA, la nostra personalità e il nostro essere interiore,
2) il MESE DI NASCITA risponde alla domanda CHE COSA DOBBIAMO FARE Identifica il KARMA, il nostro rapporto con il mondo esterno, il percorso che ci siamo prefissati per questa vita;
3) le ULTIME DUE CIFRE DELL’ANNO DI NASCITA rispondono alla domanda QUALI SONO LE NOSTRE DOTI descrivono il nostro DONO le nostre caratteristiche innate, già sviluppate, sulle quali poter contare.
4) La SOMMA DELL’ANNO DI NASCITA risponde alla domanda COSA SIAMO DESTINATI A FARE e COSA SIAMO DESTINATI A ESSERE; delinea il nostro DESTINO, ovvero ciò che siamo destinati ad essere, è anche una descrizione di come ci vedono gli altri e
5) La SOMMA COMPLETA DELLA DATA DI NASCITA rappresenta la nostra VIA DI REALIZZAZIONE delinea lo scopo, la strada da percorrere per la nostra più elevata realizzazione per vivere una vita serena.
Esempio di CALCOLO per una persona nata il 13 marzo 1961 come ANIMA = 13 quindi 1+3 = 4 come KARMA = 3 come DONO = 61 quindi 6 + 1 = 7 come DESTINO = 1961 quindi 1 + 9 + 6 + 1 = 17 quindi 1 + 7 = 8 come REALIZZAZIONE = 13 + 3 + 1961 quindi 1 + 3 + 3 + 1 + 9 + 6 + 1 = 24 = 2+4 = 6
Ebbene, con questo articolo abbiamo dato un breve sguardo alla Numerologia che ci insegna a conoscerci meglio e ci fornisce in breve tempo un ritratto di noi stessi che viene poi confermato e approfondito dall’analisi della carta numerologica completa.

Andiamo a scoprire il SIGNIFICATO ESOTERICO DEI NUMERI da 1 a 9

1Abbiamo visto  come si individuano i numeri in grado di individuare il percorso evolutivo della persona e di consigliarla su come evitare di incorrere in abitudini che frenano la sua crescita spirituale.
Vediamoli ora nel dettaglio

1

Simboleggia l’uomo in piedi, colui che prende parte all’opera della creazione. Il numero uno rappresenta l’inizio o meglio il principio dell’iniziazione e l’impulso, è il numero dal quale prende origine un’idea, nasce una vita. Raffigura anche l’indipendenza, la forza, l’energia, l’individualismo. Il numero uno caratterizza tutti i “leader”, quelle persone che vivono in una prospettiva mitica e che agiscono con energia convinti di lottare per una giusta causa e capaci di apportare cambiamenti positivi per l’umanità intera. L’ambizione è grandissima e si unisce ad un’ideale profondo che porta a raggiungere posizioni di rilievo. A livello psichico questo numero dona la capacità di affermarsi e di esprimere la propria individualità. In forma negativa è anche il numero che evidenzia l’egoismo e l’arroganza; questi due difetti possono essere degli aspetti comuni nelle prime fasi della vita delle persone caratterizzate dal numero uno, infatti nell’età giovanile potrebbero avere la tendenza a muoversi con scarso rispetto per gli altri e per l’ambiente che li circonda.

2

Questo numero rappresenta il principio della dualità: l’opposizione, il conflitto, il bene e il male, il maschile e il femminile. Rappresenta simbolicamente la relazione, della sensibilità verso gli altri e comunica collaborazione, propensione alle relazioni, l’unione, la sensibilità. Spesso gli individui del ”2″ ricorrono alla meditazione per sconfiggere la loro innata ansia interiore. Le persone caratterizzate da questo numero hanno un’energia intimamente femminile, atta a ricevere, sono magnetici, molto intuitivi e sensibili. Sono degli eccellenti collaboratori perché pur esprimendo la loro individualità riescono a vivere in armonia con chi li circonda; riescono infatti ad essere compagni perfetti anche se sono spesso indecisi poiché vedono il duplice aspetto di ogni cosa, vigendo in loro la “legge del contrasto”.

3

Questo numero è da sempre stato identificato come numero fondamentale, quello che simboleggia l’uomo generato dal Cielo e dalla Terra. Indica il principio della crescita, la creatività, la curiosità, una buona comunicazione, l’espressione e lo sviluppo dell’energia, inoltre dona spiritualità e ottimismo. Le persone caratterizzate dal numero 3 hanno un’energia giovanile che nasce dalla combinazione della forza innovatrice dell’Uno e l’intuizione e il magnetismo del Due. Sono allegri ed entusiasti, amichevoli e socievoli, attratti dai piaceri della vita, dall’opulenza, dal divertimento. le personalità “3″ riescono a catalizzare l’attenzione su di loro e di certo non passano inosservati anche se a volte per questo loro atteggiamento vengono scambiate per persone superficiali. Hanno un alto bisogno di  attenzione e per questo imparano l’arte della conversazione e dell’umorismo. Nella forma negativa si avrà una cattiva comunicazione ed una tendenza al pessimismo.

4

Questo numero è associato alla figura geometrica del quadrato e quindi indica il solido, il materiale, la concretizzazione delle rappresentazioni mentali, la realizzazione in senso materiale. Raffigura l’attuale mondo fisico, la globalità del creato, in altre parole la Terra con tutte le sue presenze fisiche. Mentre i primi tre numeri lavorano sul piano interiore, il numero 4 opera a livello pratico, quindi stimola ad utilizzare le qualità dell’individuo affinché riesca ad esprimere quanto di tangibile e concreto vi è nel suo intimo.
Il “4″ rappresenta la stabilità, la concretezza, la capacità di portare a termine quello che ci si prefigge con una grande forza di volontà. La sua è un’energia costruttiva e conservatrice, consapevole della necessità di agire nel mondo materiale. A livello psichico sono individui con un evidenziato senso della responsabilità e amano le tradizioni, sono intelligenti e riservati. Questo numero è di solito associato ad un aspetto fisico molto attraente.
Nell’aspetto negativo i numeri 4 sono spesso egocentrici, disfattisti e aggressivi anche perché nell’esistenza si ritrovano a dover fronteggiare ricorrenti alti e bassi e quindi si sentono spesso incompresi dagli altri.

5

Questo numero è legato al cambiamento, alla libertà, alla capacità di vivere in modo intenso, all’esplorazione sia fisica che mentale, alla passione, alla sensualità e alla buona sorte. Rappresenta il numero del volere divino (la stella a cinque punte o il fiore a cinque petali che si trova nelle cattedrali gotiche) e quindi simboleggia l’anima, l’etere, il centro.
Sul piano psichico il numero cinque indica un carattere facile ai cambiamenti ma inquieto; l’energia del 5 è collegata al pianeta Mercurio: attiva, estroversa in continua espansione infatti, la sua posizione centrale, tra 1 e 9, guida verso luoghi sconosciuti. Sono individui curiosi, con uno spiccato senso della libertà personale e fortemente competitivi e istintivi.
Le personalità “5″ si ritrovano nello studio dell’astrologia, psicologia e altre discipline analoghe perché, quando sono abbastanza evoluti, cercano di espandere la loro consapevolezza. Nonostante una condizione economica a tratti “incerta”, essi sono in grado di risparmiare per i momenti più difficili. Nell’aspetto negativo i numeri “5″ sono decisamente impazienti e dovrebbero e ascoltare di più le opinioni altrui; inoltre, pur essendo abili e pieni di risorse dovrebbero prestare attenzione ai pericoli derivanti dagli eccessi.

6

Il numero 6 simboleggia il punto di arrivo, la responsabilità, le unioni durevoli, la famiglia. E’ simbolo appresenta dell’equilibrio, dell’armonia con se stessi e con il mondo. E’ il numero che racchiude sia il bene che il male, il possibile conflitto tra il Creatore e la sua creatura, come congiungimento e come ribellione. L’energia del sei si esprime quindi attraverso il dare e ricevere amore e supporto, infatti le persone dominate da questo numero dimostrano un continuo bisogno di occuparsi degli altri e sviluppano idee che possono migliorare il mondo. A livello psichico il numero 6 caraterizza individui energici ma sensibili; molto ricettivi, cordiali, amorevoli, socievoli e amanti dei viaggi; sono, inoltre, dotati di talento artistico (soprattutto nell’ambito musicale) e creativo.

7

Questo numero è il simbolo della conoscenza e della scoperta e della ricerca in tutte le forme soprattutto, mistica. È il numero dell’apprendimento, della dottrina scientifica, della profondità della vita, della concezione filosofica, della totalità; infatti questo numero corrisponde alle gerarchie angeliche, ai giorni della settimana, ai gradi di perfezione, ai sette cieli che insieme creano la perfezione; in sintesi, il numero 7, penetra negli strati più sottili e profondi dell’esistenza.
A livello psichico corrisponde ad individui molto ponderati, riflessivi, filosofici e spirituali. Dotati di una spiccata profondità mentale che li porta ad essere perfezionisti. La personalità “7″ ha una forte attitudine introspettiva; risulta un grande osservatore possedendo una mente brillante e meticolosa. Ama l’analisi scientifica ma anche la meditazione religiosa-spirituale. In negativo è solito prendere decisioni affrettate e non riesce sempre bene a gestire l’incredibile energia mentale.

8

Questo numero rappresenta il controllo e la gestione del potere. Le persone caratterizzate dal numero 8 vogliono raggiungere obiettivi concreti. Questo numero dona la capacità di realizzare i progetti con ambizione e capacità di programmazione nonché perseveranza. L’energia dell’otto guida alla realizzazione che può diventare straordinaria se si unisce alla percezione dei sensi e all’intuizione. E’ il numero associato all’equilibrio celeste e lo si trova sia nella ruota celtica che nella ruota buddista. .È indicato come numero dell’infinito e raffigura lo stesso simbolo orientato però in verticale.
A livello psichico gli individui ”8″ sono resistenti e accettano con coraggio qualsiasi prova dalla vita. Sono riflessivi, riservati, calmi a tratti nostalgici e all’esterno si mostrano sereni ed equilibrati. Hanno la capacità di adattarsi sempre alle nuove circostanze e riescono a preservare l‘affetto degli amici grazie alla loro dedizione. In negativo però sono molto vendicativi verso chi si, secondo loro, si è comportato nei loro confronti, in modo disonesto. Tendono a realizzare delle sicurezze economiche, avendo un’indole molto materialista, quindi tendono alla tirchieria e peccano di desiderio di possesso.
Generalmente rivolgono  il loro interesse verso aspetti della vita più spirituali dedicandosi a discipline esoteriche, filosofiche o religiose, solo dopo essersi “posizionati” socialmente ed economicamente.

9

Questo numero rappresenta l’universalità e la completezza. Include l’energia degli otto numeri precedenti compattandola in indulgenza e amore che domina l’individuo in positivo o negativo, vigendo la regola del “tutto o niente”; la personalità associata al nove può, per tale motivo, essere estremamente diversa: troviamo quindi, maestri, geni ma anche truffatori e arrivisti. E’ questa un energia che lascia spazio al libero arbitrio e le persone sotto l’influenza del nove sono costretti ad esercitarlo. Questo numero è legato ai nove giorni nel corso dei quali Demetra esplorò il mondo alla ricerca della figlia Persefone, ai nove mesi del periodo della gravidanza  e simboleggia il compimento degli sforzi, il completamento della creazione.
Il numero 9 dona grandissima energia che tuttavia ha necessità di essere ben canalizzata. Gli individui del “9″ sono molto particolari che si distinguono dalla massa ma risultano sempre stimate in ambito sociale. Possiedono un intuito particolarmente forte e riescono, con la loro comunicazione, ad influenzare le persone. Sono coraggiosi, intraprendenti, carichi di entusiasmo e risoluzione, ma solitamente riescono a conseguire la loro realizzazione oltre i 40 anni.
Fonte tratta  dal sito .
fonte: https://wwwblogdicristian.blogspot.it