CRISTO MORTO - ANDREA MANTEGNA

sabato 9 settembre 2017

fascismo universale: storia di Michael Ledeen


Ledeen: dal fascismo allo scontro delle civiltà 
La vicenda dei falsi documenti nigerini, usati per “piazzare” la guerra contro l'Iraq, ruota attorno ad un personaggio inquietante, esponente di punta degli eredi del fascismo che in Italia sono passati attraverso la P2.
«La potenza formidabile di una società libera dedicata ad una sola missione è qualcosa che [i nostri nemici] non riescono a immaginare ... La nostra vittoria inaspettatamente rapida in Afghanistan è il preludio di una guerra molto più vasta, che con tutta probabilità trasformerà il Medio Oriente per una generazione almeno, e ridefinirà la politica di molti paesi più vecchi in tutto il mondo».
Ledeen, Michael «The War against the Terror Masters» New York: St. Martin's Press, 2002.


Michael Ledeen 

Un articolo su Karl Rove, il principale controllore del presidente USA George W. Bush, apparso il 10 marzo 2003 sul Washington Post, riferiva che quando Rove ha bisogno di consigli per la guerra al terrorismo, o altre questioni di sicurezza nazionale, si rivolge soprattutto ad una persona: Michael Ledeen.
Ledeen raccontò al Washington Post che poco dopo l'elezione di Bush, nel 2000, incontrò Karl Rove il quale gli disse: “Quando hai qualche buona idea fammelo sapere”. Sentendosi così obbligato, Ledeen ha regolarmente inviato i suoi fax a Rove e, sempre secondo il Washington Post, più d'una volta Ledeen ha constatato come le idee che lui aveva spedito per fax a Rove sono diventate politica ufficiale o retorica.
Oggi Ledeen, che era già una notorietà negli ambienti politici italiani, si staglia sempre di più come la figura al centro dell'intrigo del secolo: quello dei falsi documenti nigerini usati da Dick Cheney ed altri per far ingoiare al Congresso degli USA e alle nazioni del mondo la disastrosa guerra contro l'Iraq, visto che quei documenti avrebbero dimostrato che Saddam Hussein era sul punto di dotarsi di armi nucleari.
In effetti, per chi già lo conosce, la vera sorpresa sarebbe stata se in quella truffa le mani in pasta Ledeen non ce le avesse avute.
Oggi Ledeen ricopre un posto importante all'American Enterprise Institute, il centro istituzionale dei neocon, e da tempo è impegnato a promuovere la guerra permanente/rivoluzione permanente che contraddistingue la cordata di Cheney. Da quasi trent'anni Ledeen è il protagonista di alcuni degli episodi più spettacolari dello spionaggio, che vanno dallo scandalo Iran-Contra, alle operazioni di insabbiamento per proteggere i mandanti della Strategia della Tensione in Italia, compreso l'assassinio di Aldo Moro e il massacro della Stazione di Bologna, al Billygate che costò la rielezione a Carter.
Fin dall'inizio Ledeen si è distinto come un promotore del fascismo anche se, specialmente negli anni Ottanta, la cabala a cui lui appartiene promuove il “Project Democracy” [nota 1], ovvero la “democratizzazione” forzata (anche con il ricorso alla tortura). Per questo anche lui usa il vocabolario orwelliano che spesso domina i discorsi che vengono dati da leggere a Bush, dove pace è guerra e democrazia è fascismo.
Ledeen è famoso per il libro «Fascismo universale» [nota 2] in cui espone i concetti che da allora ha cercato di realizzare nella pratica. Dal libro del 1977 su Gabriele D'annunzio ai dialoghi spiritici con la superspia James Jesus Angleton, disponibili sul sito “The National Review Online”, ci sono tutti gli ingredienti per considerarlo una spia della tradizione della Serenissima, una sorta di Parvus di seconda scelta, un secolo dopo [nota 3].

Michael Ledeen figura tra gli autori di un libro nato nell'orbita di Roy Godson, personaggio noto per il suo odio viscerale nei confronti di Lyndon LaRouche e animatore del progetto intitolato “Caratteristiche dell'intelligence per gli anni Ottanta”, che puntava a trasformare a tappe forzate l'intelligence degli Stati Uniti sul modello dell'apparato spionistico imperiale della Serenissima Repubblica di Venezia.
Il libro in questione è intitolato «Hydra of Carnage», una raccolta di scritti di autori vari, tra cui Ledeen. Nella prefazione la prof. Adda Bozeman, personalità molto influente nel mondo dell'intelligence USA, scrisse: “Giacché lo spirito di Venezia sembra reincarnarsi in quello degli autori di questo libro, e giacché la posizione di Venezia nel mondo, dal tredicesimo fin quasi al diciassettesimo secolo, non differisce molto da quella degli Stati Uniti di oggi, io non esito a seguire alcuni indirizzi veneziani” [nota 4]. Queste correnti nella politica e nell'intelligence degli USA, di cui Ledeen è rappresentante a tutti gli effetti, sono decisamente alieni dalla vera natura del loro paese, come più volte sottolineato da LaRouche nei suoi scritti. 

Il fascismo universale 
All'università del Winsconsin Ledeen studiò con il prof. George Mosse, il quale poi ammise che quel promettente allievo aveva finito per abbracciare e fare proprie le teorie del fascismo. Mosse lo aveva incoraggiato a studiare a Roma, nel 1965, dove Ledeen finì sotto l'ala protettrice di due personaggi molto influenti: il prof. Renzo De Felice, che monopolizzava gli studi sul fascismo all'Università La Sapienza, e il conte Vittorio Cini, ex ministro delle Comunicazioni di Mussolini. Quest'ultimo aveva ammassato ricchezze enormi in società con Giuseppe Volpi, conte di Misurata. Volpi fu ministro delle Finanze di Mussolini nel primo periodo, quando il fascismo, da pagliacciata che altro non era, divenne una cosa seria grazie ai grandi crediti e cancellazioni dei debiti che Volpi pesonalmente ottenne nella City di Londra e a Wall Street. Rientrato da quella missione, il regime tributò al ministro Volpi un trionfo dogale a Venezia.
Volpi e Cini erano le colonne portanti del gruppo veneziano nel fascismo, e poi nel mondo dell'industria e della finanza, tanto potenti da emergere indenni alla fine del regime mussoliniano, con tutta l'Italia post-fascista che fece finta di credere alle scuse che essi non c'entravano.
Cini, ad esempio, si occupò di “cultura” dando vita alla omonima fondazione sull'Isola di San Giorgio Maggiore e sponsorizzò giornalisti come Indro Montanelli. A questo piaceva sentirsi dire che dava “pane al pane e vino al vino”, ma finì per farsi dare del lacché per la servilità che sfoggiava nei confronti del conte Cini. [nota 5]
In quel periodo romano e veneziano Ledden avrebbe avuto modo di consultare gli archivi segretissimi della massoneria. Dopo questi indottrinamenti cominciò a scrivere libri e articoli, da solo e con altri, per promuovere un rigurgito di fascismo, ma in una veste nuova, con una formula inedita. “Non sembrerà irragionevole sostenere che il fascismo contenesse delle potenzialità e che avrebbe potuto benissimo svilupparsi in un'altra direzione”, diversa cioè dalle “avventure straniere” e dall'alleanza con Hitler, scrisse Ledeen nel suo libro“Fascismo universale”. Questo titolo si rifà all'omonima tendenza degli anni Venti che prese forma tra i critici di Mussolini, in seno al regime. Si tratta soprattutto di Giuseppe Bottai e di altri “giovani intellettuali fascisti”, celebrati nel libro, che, come lo stesso Ledeen più tardi, furono sponsorizzati dal conte Cini. Lo riferisce anche la biografia del conte curata dalla sua Fondazione, dove si apprende che negli anni Trenta “Cini stabilì contatti con vari elementi orientati alla 'dissidenza' nel fascismo”.

Il nuovo fascismo universale doveva tornare alle sue radici rivoluzionarie, sbarazzandosi degli angusti elementi nazionalistici dei regimi di Mussolini, Hitler e Franco. L'essenza del fascismo, l'ideale di un uomo completamente nuovo, da forgiare nel crogiuolo di guerre e rivoluzioni infinite, sarebbe stato tradito dalle formule nazionalistiche del fascismo, mentre invece questa essenza era stata espressa nel modo migliore in esperimenti precedenti come il Terrore della Rivoluzione Francese. Si tratta di un argomento che contraddistingue il progetto Sinarchista che trae le sue origini dal martinismo, la setta massonica alla radice del Terrore Giacobino e della dittatura napoleonica.
Nell'introduzione al libro intervista a De Felice [nota 6], Ledeen sostiene: “Di Renzo De Felice è stato detto di tutto, che è 'morbido su Mussolini' fino a 'depravato' ed è stato accusato di cercare di 'riabilitare il fascismo' ... De Felice sostiene che il movimento fascista era legato ad una radicale tradizione occidentale risalente ai giorni del Terrore della Rivoluzione Francese. Sostiene che il fascismo contiene sia una teoria ben definita del progresso umano sia un concetto della volontà popolare che lo ricollega ai temi rousseauviani estremistici sul Terrore e la 'democrazia totalitaria' che produsse”.
In effetti De Felice ricondusse il fascismo alle logge massoniche che organizzarono i giacobini della rivoluzione francese [nota 7]. Sorvolò però su elementi tanto essenziali come il fatto che le logge martiniste furono sponsorizzate da lord Shelburne, figura centrale dell'imperialismo britannico dell'epoca, nella manovra da lui diretta ad impedire che la Rivoluzione Americana potesse diffondersi in Europa, e soprattutto nella Francia che era stata alleata degli USA nella guerra contro l'Inghilterra appena conclusasi. Ma affermò anche cose molto vere, come il fatto che fascismo è un “fenomeno rivoluzionario” che mira a rovesciare gli stati nazionali. Per questo De Felice bollò il periodo tra le due guerre mondiali, in cui si instaurarono i regimi fascisti nazionalistici, come il periodo della “rivoluzione tradita”. Nel libro intervista di Ledeen, lo storico del fascismo si fece promotore della rivoluzione permanente:
De Felice: Ma tutte le rivoluzioni sono state tradite ... Trotsky scrisse «La rivoluzione tradita».
Ledeen: Così come la Costituzione Americana tradì la Rivoluzione Americana.
De Felice: Proprio così
De Felice fece anche propaganda per la violenza e il terrore infiniti, che contraddistinguono i canoni martinisti: “Ho sempre avuto un certo gusto, un interesse psicologico e umano in un particolare tipo di personalità che è al tempo stesso spietato e luciferino. C'è qualcosa in comune tra i miei giacobini e un certo tipo di fascismo”.

De Felice si disse convinto che mentre “Venti o trent'anni fa, il fascismo era un'esperienza troppo recente, era un argomento ancora troppo scottante, e un'analisi oggettiva e scientifica era impossibile”, adesso, in quegli anni Settanta, il fascismo poteva essere rivalutato come “fenomeno rivoluzionario” che, se ricondotto alle sue radici, avrebbe potuto inaugurare “una nuova fase della storia della civiltà”. Nel suo libro sul fascismo universale Ledeen espresse la propria ammirazione per “l'atto di distruzione che precede la fioritura di una nuova egemonia fascista” capace di “far cadere ... le scorie della civiltà occidentale ... la decadenza della civiltà occidentale nei suoi aspetti nazionalistici e capitalistici, come pure in quello più antico e solenne, il Cristianesimo”.
Tanto De Felice che Ledeen insistono sulla necessità di studiare le fasi iniziali, rivoluzionarie, dell'esperienza fascista per cogliere il vero spirito del fascismo universale. In «D'Annunzio, the First Duce», pubblicato nel 1975, Ledeen celebra in toni gloriosi il primo esperimento fascista di Gabriele D'Annunzio con l'avventura di Fiume, nel 1919, e l'instaurazione di un regime corporativista durato sei mesi. Ledeen manifesta tutto il suo entusiasmo per “l'uomo nuovo” del fascismo che D'Annunzio cercò di creare e per il suo appello a distruggere le basi filosofiche e culturali degli stati nazionali:
“La rivolta guidata da D'annunzio era diretta contro il vecchio ordine europeo e si concretizzò a vantaggio della creatività e virilità dei giovani che dovevano far nascere un mondo nuovo, modellato ad immagine dei suoi creatori. L'essenza di una tale rivoluzione era la liberazione della personalità umana, ciò che si può chiamare la 'radicalizzazione' della masse ... L'abilità di D'Annunzio nel convincere i suoi seguaci che essi appartenevano ad un regno spiritualmente 'più alto' fece di lui un fenomeno politico così potente e importante”.
D'Annunzio sosteneva che lo spirito di questo superuomo nicciano era il vecchio dio pagano Dioniso, e che lo scopo dell'ordine mondiale fascista dionisiaco era la distruzione dell'immagine di Prometeo che animava l'umanità da prima della classicità greca. Per meglio comprendere davvero ciò che la cabala di Ledeen e Cheney oggi si ripromette per la civiltà è opportuno cogliere l'essenza dell'esperimento di Fiume, aprendoci così uno scorcio nelle viscere più profonde del sistema veneziano che in epoca post-rinascimentale si è reincarnato nel sistema imperiale liberista anglo-olandese.

I trecento sinarchisti 
Walter Rathenau, presidente della Allgemeine Elektrizitaets Gesellschaft (AEG), che fu anche socio d'affari di Volpi, la mise in questi termini, nel 1909: “Trecento uomini, che tra loro si conoscono tutti, dirigono il destino economico dell'Europa e scelgono tra di loro i propri successori” [nota 9]
Questo era, in sostanza, il sodalizio sinarchista in cui spiccava un gruppo di finanzieri veneziani attorno al conte Pietro Foscari, erede di una delle più prestigiose famiglie dogali della Serenissima. L'esponente più attivo di questo gruppo era Giuseppe Volpi, finanziere, industriale, massone, impresario culturale, ministro fascista, ecc.
Dal 1905, con la società elettrica SADE da lui fondata, Volpi era in posizione di leadership nell'industria elettrica italiana. Grazie ai finanziamenti della Banca Commerciale diretta da Giuseppe Toepliz, Volpi e Dannie Heinemanntentarono di costituire un cartello mondiale dell'elettricità. Heinemann controllava il principale monopolio elettrico dell'America Latina, e la Barcelona Traction, Light and Power, successivamente rilevato da Juan March. Nel 1922 Heinemann diventò il principale finanziatore dell'Unione Paneuropea del conte Coudenhove-Kalergi che fu fondata in quello stesso anno. La Banca Commerciale era stata allora creata a seguito di un accordo raggiunto tra Francesco Crispi, primo ministro e gran maestro della massoneria, e diverse banche tedesche.
Questo cartello finanziario alimentò la proliferazione di logge massoniche in ogni parte d'Europa, nei Balcani e nell'Impero Ottomano. Negli ultimi decenni dell'Ottocento e fino al 1910, la massoneria internazionale fu ufficialmente diretta dal Principe di Galles, salito al trono d'Inghilterra nel 1901 con il nome di Edoardo VII, al quale si deve l'orchestrazione della prima guerra mondiale. Con lui la massoneria intraprese una svolta teosofico-luciferina, con la costituzione della loggia Quatuor Coronati nel 1884, da cui provennero il satanista Aleister Crowley e le attività di Madame Blavatsky, Bertrand Russelle H.G. Wells.

Un altro massone importante fu Toeplitz della Commerciale, il principale finanziatore dell'avventura di D'Annunzio a Fiume. Il figlio di Toeplitz ricorda così la banca di suo padre: “All'epoca della prima guerra mondiale papà aveva portato la banca su solide posizioni in Italia, con la creazione di una vasta rete di filiali nei Balcani, in Turchia, in Egitto, in Francia, a Londra, in Sud America e negli USA arrivando a collocarla sullo stesso piano delle principali banche del mondo”. Dall'inizio del Novecento, la Banca Commerciale stabilì il suo controllo su gran parte dell'industria italiana, dall'elettricità all'acciaio, dalla cantieristica alla chimica. Il salotto di Toeplitz a Venezia era frequentato dalla contessa Annina Morosini, la “regina senza corona di Venezia”, al palazzo della quale restò spesso ormeggiato lo yacht del Kaiser Giglielmo II, e dalle cui labbra pendevano sia D'Annunzio che Volpi.
Attraverso Toeplitz la Commerciale in pratica corrispondeva alla massoneria martinista e questa eredità passò poi nel dopoguerra alla loggia Propaganda Due. Prima di convertirsi al cattolicesimo, Toeplitz fu un seguace di Sabbatai Zvi, un agente della Compagnia del Levante veneziana nell'impero ottomano che aveva inventato un suo culto Donmeh, di matrice ebraica. All'epoca della sua scomparsa nel 1676 Zvi era noto come “il falso messia”. Ai suoi seguaci fu poi dato un out-out: conversione all'Islam o pena capitale. Tra i tanti convertiti molti rimasero attaccati al loro culto, e in realtà non erano né musulmani né ebrei, ma professavano un culto gnostico secondo cui la salvezza poteva ottenersi solo commettendo i peccati più abominevoli. Questa massoneria Donmeh costituì il nocciolo dei Giovani Turchi che nel 1908 presero il potere nell'Impero Ottomano, in stretta coordinazione con il progetto Fiume di D'Annunzio.
Volpi tirò le fila di attività massoniche, spionistiche e affaristiche nei Balcani e nell'Impero Ottomano. Un esempio per tutti: il colonnello dello spionaggio serbo Dragutin Dmitrievich-Apis, che prese parte ai due eventi che fecero precipitare il primo conflitto mondiale, l'assassinio dei monarchi serbi, nel 1903, e quello dell'arciduca Ferdinando a Sarajevo, nel 1914, fu molto vicino a Volpi, almeno nel 1903, e potrebbe risultare anche un suo agente diretto. [nota 10]
Dove questo complesso di maneggi andava a parare fu ben compreso da C.H. Norman, primo ministro laburista in Inghilterra. “Ad un certo punto nel 1906 fui invitato a partecipare ad un incontro di inglesi in cui si doveva discutere la proposta di costituire una Loggia Inglese del Grande Oriente ... La loggia doveva 'impegnarsi nella propaganda a favore dell'Entente Cordiale ... Un obiettivo in apparenza innocente che riscosse le mie simpatie. Nondimeno, decisi di accertare se solo quello fosse lo scopo. Con mia sorpresa scoprii che il Grande Oriente si stava imbarcando in un vasto programma politico, stringendo un'alleanza con l'Ocrana russa, che avrebbe potuto essere realizzato soltanto con una terribile guerra in Europa” [nota 11]

Questo è il contesto in cui si colloca l'avventura dannunziana. Riconosciuto eroe nella prima guerra mondiale e forte di una buona cultura classica che si prefisse di sovvertire, il poeta D'Annunzio fu scelto per diventare il precursore del fascismo. Nella loggia martinista D'Annunzio aveva lo pseudonimo di “Ariel” e il grado di Superiore Incognito. [nota 12]. I martinisti erano dediti a rituali di “violenza magica” e credevano nel “progresso” attraverso la tortura, la morte e la distruzione, come prescriveva il conte Joseph De Maistre, ideologo martinista del XIX secolo, e come realizzarono nella pratica i giacobini e Napoleone.
Il martinismo trasuda dalle opere dannunziane fin dai titoli: “Trionfo della morte”, “Contemplazione della morte”, o “L'innocente”, l'elogio di un folle che uccide il figlio che sua moglie ha avuto da un'occasionale relazione extraconiugale. In generale D'Annunzio frequentava ambienti dediti a culti pagani della natura, dell'amore, del sangue e della terra.
Nelle poesie “Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi” D'Annunzio espose un tema che contraddistinse tutta la sua opera: il progresso tecnologico è un male e di contro occorre ristabilire gli antichi valori pagani. Racconta di un giovane poeta che, sorpreso da una tempesta, invoca Zeus. Il padre degli dei lo esorta a diventare un apostolo della verità. Al giovane che chiede spiegazioni Zeus risponde che dovrà celebrare il culto di Dioniso in ogni sua poesia, e che solo sottomettendo l'uomo a Dioniso, Zeus tornerà ad essere il Signore della Terra. Questo comporterà la fine della storia ed in particolare l'obliterazione del concetto platonico di “idea”. In altre parole, la popolazione va degradata ad uno stato di abbrutimento animale completo affinché l'oligarchia olimpica torni a trionfare. A che punto siamo con questo programma? Secondo Ledeen, oggi, “Lo stile politico dannunziano, la politica della manipolazione di massa, la politica dei miti e dei simboli, è diventata la norma del mondo moderno”.

Ledeen e il SISMI 

La seconda guerra mondiale non era ancora terminata quando i fratelli Allen eJohn Foster Dulles, e altri come James Jesus Angleton -- che Ledeen dice di consultare nelle sue sedute spiritiche --, si dettero da fare per salvare il nocciolo del fascismo: non la sua retorica nazionalista convenientemente data in pasto all'antifascismo, ma la sua essenza “universale”. [nota 13] Ovvero, mentre le forze rooseveltiane furono impegnate nella liberazione e la ricostruzione dell'Europa, nei servizi americani allignavano forze che "remavano contro", avendo sovente il sopravvento, e si assicurarono il controllo su interi settori degli ex servizi fascisti e nazisti.
In Italia Angleton contava sulle conoscenze di suo padre, Hugh Angleton, che negli anni Venti e Trenta aveva fatto affari nel nostro paese, stringendo buoni rapporti con il regime. Ad Angleton furono affidate le operazioni dello spionaggio USA in Italia per tutto il periodo che va dalla seconda metà della guerra fino al 1974, quando il direttore della CIA William Colby lo rimosse anche dall'incarico importantissimo di responsabile del controspionaggio dell'Agency. In Italia Angleton fu parte delle operazioni per costruire una rete fascista tra i ranghi dei militari e dei servizi, un apparato poi incorporato nella loggia massonica Propaganda Due, a partire dal 1970. A queste reti che facevano capo ad Angleton, con il sostegno di ambienti sinarchisti nella NATO, si deve la strategia della tensione che ha insanguinato la penisola e le successive operazioni di insabbiamento. [nota 14].
Già durante la guerra Angleton si avvaleva della cooperazione di Junio Valerio Borghese. In occasione del tentativo di golpe del “principe nero”, nel 1970, secondo alcune fonti Angleton sarebbe venuto in Italia per seguire le operazioni sul luogo. I biografi di Borghese ci parlano della sua idea del fascismo universale, che mirava ad una europa libera dagli stati nazionali, ma unificata sotto la NATO o altri organismi pan-europei: “Il fascismo nel dopoguerra era diverso da quello precedente al conflitto. Sebbene fosse frammentato in molte fazioni diverse, aveva due motivazioni molto profonde. Una era l'anticomunismo, l'elemento che aveva reso Borghese accettabile ai partiti istituzionali e ai servizi segreti del paese. Era in fondo favorevole alla NATO, così come lo era il resto di questa frangia del fascismo.
L'altra era la convinzione che nel sistema del dopoguerra nessuna nazione europea potesse tener testa alle due superpotenze, e per questo l'Europa doveva diventare una terza forza.
E cioè, l'Europa si sarebbe 'opposta agli imperialismi gemelli del comunismo internazionale e del capitalismo finanziario, ambedue visti come materialisti, sfruttatori, e deumanizzanti'. ... Così, fu anche da questa fazione che scaturirono molti atti terroristici della 'internazionale nera'.” [NOTA 15]

Federico Umberto D'Amato, direttore dell'Ufficio Affari Riservati del ministero degli Interni, fu un altro elemento importante nella rete di Angleton. Consentì agli uomini di Borghese di introdursi nel ministero degli Interni per appropriarsi delle armi, quella notte dell'8 dicembre 1970.
Fu anche in questi ambienti che Ledeen fu introdotto nel 1965, oltre che nei salotti di Cini e De Felice.
Nel 1986 Federico D'Amato disse che conosceva Ledeen “da molti anni”. Lo stesso disse Francesco Pazienza, che insieme a Ledeen ordì il famoso Billygate. E Ledeen fu iperattivo nel periodo in cui fu smantellata la struttura ufficiale della P2, tentando di acquisire gli schedari degli iscritti di e insabbiare le tracce che portavano a Kissinger e Haig.
Anche nei vari processi e nelle inchieste sul rapimento e assassinio di Aldo Moro e sulla strage di Bologna, o sulla liquidazione di Roberto Calvi, il nome di Ledeen ricorre di frequente, come colui che era lì in qualche modo a dirigere il corso degli eventi.
Nel processo del 1986-1988, in cui fu imputato per i depistaggi nella strage di Bologna, Francesco Pazienza disse:
“Il Supersismi non era una struttura ma un'organizzazione. Fui chiamato a collaborare con il SISMI nel gennaio 1980 ... Non posso fare i nomi dei miei collaboratori, ma posso menzionare solo un nome che è già stato fatto, non ho problemi nel dire che tra loro c'era Michael Ledeen, che era già lì prima che arrivassi io, e continuò a collaborare con i servizi, tanto che io arrivai a sapere con assoluta certezza che nel 1985 lui ottenne tutto il materiale dell'inchiesta sull'attentato al Papa”. [nota 16]
Il Supersismi fu la struttura segreta sovrimposta ai servizi militari dalla P2 di Licio Gelli. Dalle indagini sulla strage di Bologna risulta che gli insabbiamenti furono coordinati dalla P2, soprattutto con i suoi uomini nel SISMI. Gelli e Francesco Pazienza sono stati condannati per le loro responsabilità nella vicenda. Nella sentenza d'appello del 1994 si legge: "L'impressione... era che Pazienza fosse un 'agente d'influenza' americano, vale a dire che egli fosse stato inserito, per conto di ambienti americani, presso corrispondenti ambienti italiani. In proposito, si citano gli stretti legami dell'imputato con un personaggio come Michael Ledeen, sicura emanazione dell'amministrazione statunitense". 

Il complotto del Monte del Tempio 
La distruzione della Moschea di Omar, che a Gerusalemme si trova sul Monte del Tempio (Haram Al Sharif), è un progetto a lungo covato come il modo più sicuro per scatenare una guerra di religione spietata, senza quartiere e interminabile. Certi ambienti, che mettono avanti ideologie fondamentaliste cristiane ed ebraiche, sostengono che occorre ricostruire il Tempio di Salomone, che sorgeva appunto sul luogo ove ora c'è la Moschea, il secondo luogo più sacro dell'Islam, e che è necessario che questa sia spazzata via, con attentati dinamitardi o in altro modo. In questo tentativo di far esplodere uno scontro di civiltà lo zampino di Micheal Ledeen non c'è, ma c'è quello di sua moglie moglie Barbara.
Questo complotto risale ai primi anni Ottanta. Allora l'EIR svolse le sue prime indagini che misero bene in luce tre personaggi nella “sala di regia”: Edoardo Recanati, allora impegnato ad acquistare terreni per ripopolare con ebrei fondamentalisti il settore palestinese di Gerusalemme, quello ad Est, Barbara Ledeen, nella veste di redattrice della rivista Biblical Archeology Review, la quale andava dicendo che l'idea di ricostruire il Tempio è tutta sua (“That's my baby!”), e il dott. Asher Kaufman della loggia londinese Quatuor Coronati, la cosiddetta “loggia di ricerca”. Un personaggio vicino a Edoardo Recanati ha confermato che in effetti lui appartiene all'omonima famiglia bancaria veneziana, “ma preferisce non parlarne”. (Qualche esponente di questa famiglia si rintraccia nei circoli massonici di Salonicco, quando questi erano dominati da Volpi e Parvus).

Kaufman, un fisico, era stato inviato a Gerusalemme dal dott. T.E. Allibone, esponente al vertice dei Quatuor Coronati, luminare della Royal Society ed uno dei più affermati scienziati nucleari che per trent'anni ha diretto il supersegreto laboratorio militare di Aldermaston, con il titolo di “Lord of the Manor”.
Non appena l'EIR pubblicò questi nomi, la Biblical Archeology Review licenziò in tronco Barbara Ledeen. Insieme al marito poi Barbara scrisse un articolo su New Republic per giustificare come mai lei fosse parte di quel complotto [nota 17].
La congiura riprese nuovamente vigore verso la metà degli anni Novanta, questa volta per opera di due personaggi: 1) Spencer Douglas David Compton, settimo marchese di Northampton e direttore ordinario della Gran Loggia Unita d'Inghilterra, loggia madre della massoneria mondiale, sotto il Gran Maestro che è il Duca di Kent, esponente della famiglia reale; 2) Il Gran Maestro Giuliano Di Bernardo, al quale la loggia madre d'Inghilterra affidò il compito di ricompattare le strutture massoniche dopo lo sfascio della P2 in Italia. Di Bernardo, che qualche volta scambia quattro chiacchiere con Northampton in gondola a Venezia, scrisse a tale scopo il libro “Ricostruire il Tempio” pubblicato nel 1996, in cui afferma che “la ricostruzione del Tempio è al centro dei nostri studi”. I massoni di Di Bernardo hanno tenuto loro cerimonie nella Grotta del Re Salomone, adiacente al Monte del Tempio. [Nota 18]

Venezia e i neocons 

Nello scritto a cui si è accennato in apertura, in cui Adda Bozeman propone “di seguire alcuni indirizzi veneziani”, l'autrice spiega che è opportuno ricorrere all'impiego di “altri organismi”, diversi dallo stato nazionale, perché nell'era che subentra a quella degli stati nazionali, essi consentono di gestire meglio la guerra d'intelligence, come questo è evidente nella storia di Bisanzio, di Venezia e di altri imperi. Questi “altri” organismi sono certe fratellenze shiite, sette religiose di ogni sorta e varietà, e altre formazioni tipiche “della cultura pre occidentale di gran parte del mondo, in particolare in Medio Oriente e in Asia”.
A proposito dei metodi veneziani, Ledeen è d'accordo con la Bozeman. Ci fu uno scandalo, nel 1986, quando William Phillips scelse Ledeen affinché stilasse per la Partisan Review un articolo, una sorta di manifesto, intitolato “il significato degli interessi nazionali”. Persino i comunisti riciclatisi all'estrema destra, che affollavano quella rivista, trovarono disgustosa l'idea di Ledeen secondo cui la democrazia appartiene al passato e che occorre “infrangere la legge, di tanto in tanto”, e la legge da cambiare è quella che “proibisce ai funzionari americani di lavorare con gli assassini”, e “gli ordini esecutivi che dal 1975 proibiscono ai funzionari di governo di effettuare, ordinare, incoraggiare o facilitare l'assassinio”. Ledeen scriveva che su queste questioni non ci si poteva affidare al Congresso, perché la trasparenza finisce per inibire “quei pochi che cercano di avvantaggiare gli interessi nazionali degli Stati Uniti”. In tal modo Ledeen precorse il più recente tentativo della banda di Cheney di ricattare il sen. John McCain affinché si esentasse la CIA dall'obbligo di rispettare l'emendamento che porta il suo nome, che è stato approvato dopo le rivelazioni su Guantanamo e Abu Ghraib, che proibisce il ricorso alla tortura.
Ledeen scrisse: “Non si può gestire la politica estera quando ci sono più di 500 segretari di stato”. L'argomento fu già ridicolizzato nel 1831 da un grande americano, Fenimore Cooper, che in un suo romanzetto, “Il bravo”, descrisse il processo della concentrazione dei poteri nella Serenissima, dal Gran Consiglio, al Consiglio dei Dieci, ai tre Inquisitori di Stato.

Il 10 ottobre 2001, ad un mese dal disastro delle torri gemelle, Ledeen pubblicò sulla “National Review online” una tirata contro il buonismo americano, la naturale predisposizione a credere nell'uguaglianza e nella laboriosità, che la pace sia lo stato naturale della cose, da cui consegue una predisposizione positiva e a badare tranquillamente ai propri affari. Questo, si rammaricò Ledeen, significa che gli USA non sono mai pronti a combattere e vanno in guerra solo se sono provocati in maniera gravissima. Come abbiamo visto, c'è né abbastanza per sospettare che Ledeen consideri l'allestimento delle provocazioni sconvolgenti, per tirare gli USA in guerra per i capelli, il suo scopo di vita.
Articolo tratto da un servizio di Jeff Steinberg, Allen e Rachel Douglas. EIR, n. 43, 4 novembre 2005. Alcune citazioni che in origine erano in italiano, sono state qui ritradotte dall'inglese.

NOTE: 
1. «Project Democracy: The 'Parallel Government' Behind The Iran-Contra Affair» («EIR» Special Report: April 1987).
2. Michael Arthur Ledeen, «Universal Fascism» (New York: Howard Fertig, 1972).
3. Cheney rilancia la folle “guerra permanente” di Parvus http://www.movisol.org/parvus.htm
4. Adda Bozeman, “Political Warfare in Totalitarian and Traditional Societies: A Comparison,'' in Uri Ra'anan, et al., «Hydra of Carnage: International Linkages of Terrorism» (Lexington Books, 1986).
5. Montanelli: un Cilindro col doppiofondo. Le smanie golpiste di Cini, Clare Boothe Luce e “il lacchè”. http://www.movisol.org/ccf.htm
6. Renzo De Felice e Michael Arthur Ledeen, «Fascism: An Informal Introduction to Its Theory and Practice» (New Brunswick, N.J.: Transaction Books, 1976).
7. In «Note e ricerche sugli illuminati e il misticismo rivoluzionario (1789-1800)» Roma - 1960,
8. Ibid
9. L'industriale Walter Rathenau fu l'architetto del Trattato di Rapallo che Russia e Germania sottoscrissero il 10 aprile 1922. Fu assassinato il 24 luglio di quello stesso anno. L'oligarchia bancaria temeva che quel Trattato avrebbe di fatto vanificato il Trattato di Versailles che essi erano riusciti ad imporre per saccheggiare la Germania e fomentare la nasciata dei regimi fascisti in Europa. Pur operando negli ambienti sinarchisti, Rathenau non ne condivise l'ideologia e le trame. Si veda Lyndon LaRouche, “Remember Walter Rathenau,'' «EIR», June 17, 2005.
10. Le prove circostanziali sono elaborate in un voluminoso rapporto non pubblicato degli autori: Allen e Rachel Douglas, «The Roots of the Trust» (EIR: 1987). Un libro ivi citato al proposito è «Giuseppe Volpi: Industria e finanza tra Giolitti e Mussolini» di Sergio Romano, p. 20.
11. M. Edith Durham, «The Sarajevo Crime» (London: George Allen & Unwin, Ltd.: 1925).
12. Gastone Ventura, «Tutti gli uomini del martinismo» (Edizioni Atenor, 1978).
13. «L'Utopia di un mondo libero dal “rischio nucleare”», nel “Dossier CCF” pubblicato da Solidarietà, dicembre 2004
14. Claudio Celani, “Strategy of Tension: The Case of Italy,'' in «The Synarchist Resurgence Behind the Madrid Train Bombing of March 11, 2004» (Pubblicato nel fascicolo elettorale «LaRouche in 2004: giugno2004»).
15. Jack Greene and Alessandro Massignani, «The Black Price and The Sea Devils: The Story of Valerio Borghese and the Elite Units of the Decima Mas» (Cambridge, Mass.: Da Capo Press: 2004).
16. «Project Democracy: The 'Parallel Government' Behind The Iran-Contra Affair» («EIR» Special Report: April 1987).
17. Barbara and Michael Ledeen, “What Do Christian and Jewish Fundamentalists Have in Common? The Temple Mount plot,'' «The New Republic», June 18, 1984.
18. «Who Is Sparking a Religious War In the Middle East?» (EIR Special Report: December 2000).

https://www.movisol.org/Ledeen.htm


https://it.wikipedia.org/wiki/Lyndon_LaRouche
https://www.movisol.org/Ledeen.htm

fonte: http://maestrodidietrologia.blogspot.it/

giovedì 31 agosto 2017

psicofarmaci: un tredicenne su 4 li assume, spesso senza prescrizione

Studio dell'Università di Torino: psicofarmaci assunti dal 25% dei minori con amici e/o somministrati dai genitori senza alcuna prescrizione medica. 

Alberto Ugazio (SIP): "in assenza di patologia la terapia farmacologica non è assolutamente indicata". Poma (Giù le Mani dai Bambini): "Appello al Ministro Balduzzi: allarme già rilanciato da noi nel 2009, ma l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e l'Agenzia del Farmaco (AIFA) continuano a sottostimare il problema"

TORINO (2012) - Secondo i risultati di uno studio condotto dall'Università di Torino a cura della Dott. sa Roberta Siliquini - Professore Ordinario di Epidemiologia, Igiene Generale e Sanità Pubblica all'Università di Torino - un adolescente su quattro assume psicofarmaci a casa, su consiglio dei genitori, o fuori casa, in accordo con gli amici, quasi sempre senza prescrizione medica.

Inizialmente, lo studio ha preso in esame una casistica di 600 soggetti, ma il progetto di ricerca prevede di arrivare a 2.000 casi esaminati entro la fine del corrente anno, alla ricerca di conferme per un trend che vari commentatori esperti definiscono "inquietante"...

Dopo la presentazione dei risultati preliminari della ricerca, il primo commento ufficiale è quello del Presidente della Società Italiana di Pediatria (SIP), il Dott. Alberto Ugazio, il quale ricorda che "l'automedicazione, o il fai da te, è quanto di meno auspicabile possa esserci per la salute dei nostri bambini. Inoltre, l'ansia è un sintomo che va valutato attentamente: se non indica una patologia, la terapia farmacologica non è assolutamente indicata".

Secondo la Prof. Siliquini, infatti, molte assunzioni improprie di psicofarmaci avvengono per scelta degli stessi genitori, che cercano in questo modo di "dare una risposta agli stati di disagio dei propri figli"

"Un fenomeno inquietante, in continua crescita ovunque nel mondo, come anche nel nostro Paese - ha commentato Luca Poma, giornalista e Portavoce nazionale di "Giù le Mani dai Bambini", il più rappresentativo comitato indipendente per la farmacovigilanza pediatrica in Italia (www.giulemanidaibambini.org) - che la nostra organizzazione aveva denunciato nel 2009, riprendendo i dati del 'rapporto ESPAD' che evidenziò già allora il 10% di minori che utilizzavano psicofarmaci con modalità "fai da te".[1] I rischi sono molteplici - continua Poma - dagli effetti collaterali di queste molecole, che vanno dai problemi cardiaci anche gravi alla stimolazione di idee suicidarie, a seconda della classe farmacologica utilizzata, a quelli di carattere psicologico e pedagogico: stiamo permettendo la trasmissione ai nostri figli un modello sbagliato, ovvero che basta una pillola per risolvere qualsiasi problema.

Tra l'altro questi prodotti - con buona pace delle norme stabilite dagli organismi sanitari di controllo - si reperiscono con estrema facilità su internet, pagando con un comune conto PayPal: sono perlomeno 7 anni che ci siamo messi a disposizione dell'Agenzia del Farmaco e dell'Istituto Superiore di Sanità una campagna seria di prevenzione su questo tema, che impegnerebbe ben poche risorse, ma il problema continua ad essere colpevolmente sottostimato. Ci appelliamo allora direttamente - conclude Poma - al Ministro della Salute Prof. Renato Balduzzi: non attendiamo che la situazione vada alla deriva, com'è già successo in USA e in altre nazioni, perché qui è in gioco il futuro delle nuove generazioni del nostro paese"


Fonte: www.disinformazione.it
Nota: 

Dal 2012, data dell'articolo, non ho trovato ulteriori notizie sulle azioni promesse dalla prof.ssa Siliquino in tema di ricerca e approfondimenti su bambini e psicofarmaci.
Ci sono stati ulteriori controlli e i risultati sono stati pubblicati, come previsto? I bambini, a distanza di 5 anni, assumono oggi meno psicofarmaci?
Vero che, nel frattempo, la prof.ssa è diventata Presidente del Consiglio Superiore di Sanità...
D'altro canto Luca Poma continua a diffondere avvisi sui rischi che derivano dall'assunzione abusiva di psicofarmaci, e non solo.
Catherine

"Nella medicina molti sono spinti non dall’interesse a guarire il malato, bensì dall’interesse a perpetuare la malattia, costruendo artatamente un paradigma di salute poggiato su bugie, su falsità, ma così ben “decorato” dal punto di vista estetico, da apparire l’unico paradigma possibile, o perlomeno l’unico percorribile: proprio quello che invece lo è meno e che sta condannando il pianeta al disastro e alla patologia cronica, e, in quanto cronica, data ormai serenamente per scontata.

Dobbiamo prendere lezioni forse dall’arroganza da una certa medicina, con i suoi 250.000 morti all’anno per effetti collaterali a causa di farmaci somministrati con leggerezza o impropriamente e per malepratiche sanitarie? Dobbiamo prendere lezioni da quelle case farmaceutiche che per solo scopo di lucro immettono sul mercato psicofarmaci come la Paroxetina, consci del fatto che stimola idee suicidarie su bambini e adolescenti, e ostacolano poi deliberatemente la giustizia quando si scopre che gli studi scientifici alla base dell’autorizzazione alla messa in commercio erano stati manipolati? O forse dobbiamo prendere lezioni dall’Agenzia Italiana del Farmaco, che a distanza di 2 anni dalla questa scoperta agghiacciante, ammette candidamente in una corrispondenza con il Ministero della Salute italiano di “non aver ritenuto di far nulla” per allertare le famiglie relativamente a questo vergognoso scandalo? ( ... )

Dobbiamo impegnarci con molta più energia per stimolare un “risveglio” di almeno qualche coscienza, generando la più bella delle epidemie, la più mirabile e straordinaria delle “malattie”: un’epidemia di consapevolezza .."
(Luca Poma)

fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/

sabato 26 agosto 2017

chi e perché ha organizzato la tragica farsa di Barcellona

C’è una sola cosa che mi sento di dirvi senza timore di smentita: anche dopo la peggior notte di bisboccia, il mattino dopo ho sempre fornito versioni dell’accaduto più lineari e credibili di quelle degli inquirenti spagnoli. Sempre. Magari sbiascicando ma mai inondando di cazzate il mio interlocutore come il fiume in piena di non-sense che arriva a getto continuo dalla Catalogna. Riassumo, per quanto sia riuscito a capirci qualcosa, per sommi capi. Attorno alle 5 del pomeriggio di ieri, un furgone entra nella rambla all’altezza di Plaza de Catalunya e falcia 13 persone, lasciandone ferite sul selciato oltre un centinaio. Schiantatosi contro un chiosco, dal van esce una persona con una camicia bianca a righe azzurre, qualcuno dice che stia ridendo e si dilegua. Prima certezza. chi guidava il furgoncino della strage, l’esecutore materiale, è sparito. In compenso, fioccano i comprimari come in un film di Woody Allen: prima è un solo complice, con il quale il guidatore fuggitivo si sarebbe asserragliato in un ristorante turco con alcuni ostaggi, pare il personale. Balla. Poi, gli attentatori diventano quattro: uno in fuga, due arrestati e un morto. Poi, altro colpo di scena: nella migliore tradizione, dentro il furgone viene trovato un passaporto, spagnolo ma con identità araba: si tratterebbe di un cittadino di origine maghrebina ma residente a Marsiglia. Et voilà, compare all’orizzonte la pista del radicalismo francese.
Il titolare della carta, però, vistosi tirato in ballo, va dalla polizia a dire che non c’entra un cazzo e che gli hanno rubato i documenti, poi utilizzati per noleggiare il van della strage. Sarebbe stato il fratello. Nel frattempo, a Barcellona è cacciaMauro Bottarelliall’uomo. Anzi, agli uomini. Anzi, no, perché alle 20 la polizia autorizza tutti a uscire dai luoghi pubblici in cui avevano trovato rifugio durante l’emergenza, la rambla parzialmente riapre. E l’autista? E il presunto complice del ristorante? Sa il cazzo, spariti. Comincia la danza macabra della contabilità di morti e feriti, cominciano le dichiarazioni ufficiali di solidarietà dal mondo intero, si spegne la Torre Eiffel. Insomma, la solita menata. Si va a dormire con il computo fermo a 13 morti e oltre 100 feriti, 15 dei quali gravi. Ma, colpo di scena, attorno all’una di notte scatta una seconda parte del presunto piano terroristico, questa volta a un centinaio di chilometri da Barcellona, a Cambrils, di fatto la Pinarella di Cervia di Tarragona: chi non va a immolarsi lì per trovare gloria eterna, santo cielo! I morti sarebbero 5, tutti terroristi che avrebbero cercato di emulare il commando di Barcellona, facendo però solo 7 feriti, tre dei quali pare poliziotti.
Tre sono anche le versioni che danno altrettanti quotidiani spagnoli dell’accaduto: due terroristi sarebbero stati ammazzati in uno scontro a fuoco e tre all’interno del van; tutti e cinque uccisi all’interno del van; quattro morti, di cui due per ferite di armi da taglio e uno in fuga. Anche qui, chiarezza assoluta. In compenso la notte folle di Cambrils ha un elemento in comune: i cinque terroristi avrebbero tutti indossato cinture da kamikaze. Finte, ovviamente. Ora, capite da soli che mancano solo un trapezista uzbeko e un odontotecnico macedone e il quadro di questa caccia all’uomo pare completo. C’è tutto: il furgone-killer, l’autista in fuga, il passaporto, lo scambio di persona, il secondo commando e i kamikaze annientati. Roman Polanski pagherebbe oro per l’esclusiva. Ovviamente, l’Isis ha rivendicato l’atto come opera di suoi soldati. Lo ha fatto un po’ alla cazzo, però, tipo conferenza stampa per l’addio al calcio di Antonio Cassano: prima sì, poi no, poi la versione ufficiale. Ormai anche Panico sulla Rambla“Site” di Rita Katz fatica a credere alle cazzate che spara e tende a scordarsi le rivendicazioni, salvo metterci pezze ben peggiori del buco. Insomma, abbiamo un clamoroso caso di violazione di una zona interdetta da parte di un furgone killer e poi una serie di eventi che definire quantomeno poco chiari è dir poco.
Ci sono i morti e i feriti, per carità: lungi da me mettere in campo tesi tipo quelle dei figuranti pagati o dei manichini con il succo di pomodoro addosso. Resta il fatto che lasciar fare a un mezzo squinternato – come al solito, noto alla polizia – equivale a non aver fatto il proprio dovere: non credo minimamente al fatto che la polizia catalana sia precipitata in un vortice di errori e incapacità tali. A meno che, stante l’approssimarsi del referendum sull’indipendenza da Madrid e il rischio di nuove elezioni anticipate, qualcuno non si sia divertito a far fare loro una bella figura di merda in mondovisione, dimostrando inconsciamente come sia necessario stare uniti per vincere la minaccia terroristica. La quale era pressoché sparita, dopo un paio di colpi di coda tutti da ridere in Francia (tipo l’attentatore in retromarcia che arriva indisturbato davanti alla sede dell’antiterrorismo), salvo ora ritornare in grande stile. Ah, dimenticavo: uno dei fermati/latitanti – visto che non si capisce un cazzo, inserisco entrambe i ruoli – sarebbe di Melilla, una delle due enclave spagnole in Marocco sotto assedio dalla nuova tratta dei migranti, la quale dopo mesi Il furgone kamikazee mesi di fedeltà al Mediterraneo, ha stranamente deciso di cambiare rotta nelle ultime due settimane, scegliendo la penisola iberica come meta dei viaggi di fine stagione.
Nel caso a Ceuta e Melilla, nelle prossime settimane, servisse usare il pugno duro – magari anche con scafisti e Ong – chi potrebbe dire nulla, a fronte di un sospettato e 13 morti sul marciapiedi? E poi, culmine dei culmini, ecco che due mesi fa la Cia avrebbe avvisato le autorità catalane proprio del forte rischio di un attentato sulle Ramblas durante l’estate. E i catalani? Niente, duri come il muro: e adesso si piangono vittime e inseguono fantasmi in camicia bianca a righe azzurre. Incredibilmente, l’avviso della Cia è stata la seconda notizia giunta ieri da Barcellona, dopo quella del camion sulla folla: che tempismo, trattandosi di materiale d’intelligence, non vi pare? D’altronde, ultimamente con il tempismo e i servizi gli americani ci vanno forte, basti vedere il caso Regeni, riesploso dalla sera alla mattina nella noia sudaticcia di Ferragosto. Ma attenzione, perché come ci mostra un video tratto dalla diretta, della “Cnn” di ieri pomeriggio spesso anche le cose raffazzonate, possono risultare utili: soprattutto quando una delle principali tv del mondo scende così in basso da mettere in relazione diretta quanto accaduto a Charlottesville e sta grigliando il presidente Usa fra le critiche con l’attacco a Barcellona, dicendo che i perpetratori di quest’ultimo avrebbero forse preso esempio dai suprematisti in azione in Virginia.
Insomma, in prime time, l’americano medio, il quale non sa nemmeno dove stia Barcellona, viene indottrinato sul rischio che quanto sta accadendo in America attorno ai monumenti confederati possa addirittura ispirare gli atti di terrore dell’Isis. E tranquilli, nessuno – di fronte a quei corpi sul marciapiedi – si chiederà come mai, di colpo, i miliziani dello Stato islamico abbiano deciso di venir meno a una delle loro regole numero uno, ovvero applicare il martirio a ogni loro azione. A Barcellona, nessuno era intenzionato a morire. Anche perché, al netto delle chiacchiere dei presunti “esperti anti-terrorismo” che parlano di un reticolo di contatti e cellule ben radicate nel territorio, a Barcellona sono morti solo civili: l’autista è in fuga e gli altri Feriti a Barcellonapresunti membri del commando non si sa bene quale fine abbiano fatto. Né, se esistano. I cinque di Cambrils, poi, se è andata come dicono, più che terroristi erano partecipanti a un addio al celibato con sorpresa, finito male. Occorreva dare un po’ di adrenalina da paura all’Europa, adagiatasi troppo sulla sua ritrovata serenità post-elezioni francesi? Serve aprire un fronte spagnolo del timore radicalista e dei foreign fighters?
Bisogna minare alla radice il referendum sull’indipendenza di Barcellona da Madrid? Bisogna tenere vivo lo spaventa-folle chiamato Isis in Europa, dopo le débacle sul campo in Siria e Iraq? O magari fiaccare lo spirito che in febbraio ha portato in piazza, proprio a Barcellona, 200mila persone per dire sì all’arrivo di migranti, in nome dell’accoglienza e della solidarietà? E non perché i migranti non siano un problema, anzi ma perché occorre creare nell’opinione pubblica un clima particolare proprio in certe roccaforti dell’immaginario collettivo liberale, quale Barcellona è. Chissà, può essere tutto e può essere nulla. Ma quando si parla senza il minimo dubbio di reticolati di contatti e commando jihadisti sul territorio a fronte di un autista-killer sparito nel nulla, il dubbio che quelle lacrime e quei volti straziati dalla paura siano strumentali a qualcosa, sorge davvero spontaneo. E si staglia nitido. Come un documento nella cabina di un van. Perché ricordatevi che la paura deve essere il vostro unico Dio.
(Mauro Bottarelli, “A Barcellona manca solo un idraulico moldavo, poi il cast è al completo. Ma il segnale è arrivato”, dal blog “Rischio Calcolato” del 18 agosto 2017).

fonte: http://www.libreidee.org/

venerdì 18 agosto 2017

morti sospette. Il mistero dell'omicidio di John Lennon

Di James McConnachie e Robert Tudge *
Non c’è mai stato mistero su chi sparò i quattro colpi alla schiena di John Lennon, davanti al Dakota Building di New York, l’8 dicembre 1980.
In effetti, mentre l’ex Beatle giaceva morente tra le braccia della moglie Yoko Ono, l’uomo con la pistola, Mark David Chapman, abbandonò la posizione di sparo in stile militare e, invece di scappare, si mise a leggere ” Il giovane Holden “.Un testimone gli chiese se si rendeva conto di quello che aveva fatto.”Ho appena sparato a John Lennon”, rispose Chapman, che era arrivato in aereo dalle Hawaii, con la pistola, con quell’unico scopo.Qualche mese dopo Chapman, ritenuto ufficialmente un “fan turbato”, mosso da una sua motivazione globale, da perdente, di “desiderio di attenzione”, si dichiarò colpevole e fu condannato alla reclusione ( da vent’anni di ergastolo ).A quanto pare, Lennon fu trucidato da un folle solitario. Ma lo era davvero ?

Chapman, la CIA e  il programma MK ULTRA
Una teoria avanzata da Fenton Bresler in Who Killed John Lennon ?, e appoggiata dalla giornalista radiofonica Mae Brussell, ipotizzò che la follia di Chapman nascesse dal fatto che si trattava di un assassino della CIA cui era stato fatto il lavaggio del cervello, istigato a uccidere Lennon da elementi del governo statunitense.
I due sostengono che Chapman, mentre svolgeva un incarico di consulente per l’infanzia nei campi profughi della World Vision dal Laos a Beirut, finì nelle grinfie proprio di quel tipo di agenti sotto copertura che si aspetta di trovare in queste zone di guerra, cioè la CIA.
Il soggiorno di Chapman a Beirut coincise con la presenza di squadre di sicari della CIA, mentre nel 1976 lo si vide alle Haiwaii, in un centro per agenti segreti della CIA e delle forze speciali, dove disagi mentali e ospedalizzazione lo portarono a cambiare diversi lavori.Si ipotizza che durante questo periodo la CIA ipnotizzò e drogò Chapman nell’ambito del programma MK-ULTRA, secondo quanto rivelato al Senato nel 1975, con tanto di lavaggio del cervello per fargli uccidere Lennon.
Sebbene Chapman fosse da ricoverare in manicomio, nessuna scartoffia gli impedì di comprare una pistola e nessun metal detector lo fermò quando la portò sulla terraferma.Non si sa come, questo apatico folle nell’ottobre del 1980 disponeva di abbastanza soldi per andare in Svizzera e in Georgia, e dalle Haiwaii a New York e ritorno, per quella che fu una spedizione killer fallita in cui riuscì a resistere al “padrone interiore”.In dicembre, però, gli si arrese e uccise Lennon.
Alcuni motivi per cui il governo statunitense lo voleva morto

Allora, perchè il governo statunitense avrebbe voluto vedere morto un cantante come Lennon?
Perchè John Lennon era molto di più.Era un attivista senza peli sulla lingua, che manifestava contro la guerra in Vietnam, marciava per l’IRA e per la CND(campagna per il disarmo nucleare) e appoggiava gli operai dei cantieri navali in sciopero.Per il governo Nixon, chi era contro la guerra era contro l’amministrazione presidenziale.E Lennon, con ogni probabilità in grado di “far uscire allo scoperto un milione di manifestanti contro la guerra in qualunque città nel giro di 24 ore”, era una grave minaccia per la capacità di mobilitazione alla guerra da parte dell’amministrazione Nixon.Il capo dell’FBI J.Edgar Hooverscrisse sul dossier di Lennon : “TUTTI GLI ESTREMISTI SONO DA CONSIDERARSI PERICOLOSI”.
I federali misero sotto controllo il telefono di Lennon e lo pedinarono ovunque.Nel 1972 Lennon dichiarò: “Se succede qualcosa a Yoko e a me, non sarà un incidente”.
Alcune inquietanti “coincidenze” nelle sue canzoni
Secondo un portavoce della casa discografica di Lennon, la Parlophone, alcune canzoni di Lennon contengono indizi “inquietanti” che ne facevano presagire la morte.Qualcuno ha voluto trovare un significato in tal senso nell’edizione USA del “Magical Mystery Tour” dei Beatles, su cui si vedeva una foto di Lennon accanto a un cartello su cui era scritto: “The best way to go is by M E DC”, le iniziali di Chapman.

Il testo di Helter Skelter dei Beatles ispirò in qualche modo Charles Manson(nella foto insieme ad altri componenti della “The Family“, la comune hippy da lui fondata, nel loro “stabilimento” a Spahn Ranch )  quando assassinò brutalmente Sharon Tate, che era incinta, il cui marito, il regista Roman Polanski, due anni prima aveva girato il film Rosemary’s Baby sulla nascita dell’Anticristo proprio nel Dakota Building di New York!.
Ancor più inquietante quanto dichiarò la CNN nel 2000, cioè che Lennon a quanto pare aveva previsto la propria morte nella canzone del 1980 Help Me to Help Myself: “L’angelo della distruzione continua a braccarmi”. e “Oh Signore, aiutami”.
* James McConnachie e Robert Tudge-Complotti e Cospirazioni(Tutto potrebbe essere falso, ma anche vero)  Antonio Valardi Editore (2007), pp 72-73-74-76.
Fonte tratta dal sito .

fonte: http://wwwblogdicristian.blogspot.it/

venerdì 11 agosto 2017

medico: scie chimiche, vaccini, glifosato. E’ per sterminarci

«Se io volessi essere malvagio, se volessi mettere in ginocchio l’umanità, spruzzerei su tutto il suo cibo del glifosato. Poi spruzzerei nell’aria dell’alluminio. E se questo ancora non bastasse, aggiungerei ancora un po’ di alluminio nei vaccini. In questo modo potrei riuscire a rendervi tutti quanti stupidi, e nell’arco di due o tre generazioni vi porterei all’estinzione». Lo afferma un medico tedesco, Dietrich Klinghardt. «Quello che mi occorrerebbe ancora per ottenere questo sono determinate frequenze elettromagnetiche, delle quali mi servirei per bloccare i vostri enzimi responsabili della disintossicazione. E sono proprio queste le frequenze che provengono dai ripetitori della telefonia mobile». Conclusione: «Se io fossi maligno, direi che dietro tutto questo dev’esserci un gruppo intelligente di scienziati molto, molto malvagi, e di politici». Dichiarazioni sconvolgenti, che il dottor Klinghardt ha rilasciato nel novembre 2015 nel corso delle Giornate Internazionali “Hellinger”. Un quadro agghiacciante, annota il blog “La Crepa nel Muro”: si profila un avvelenamento planetario senza precedenti. «Ma lo scienziato tedesco, nonostante le prospettive catastrofiche, non perde né il sorriso né la convinzione che l’umanità sappia uscire da questa situazione». E insieme ai suoi colleghi «sta portando avanti ricerche sulla disintossicazione da metalli pesanti».
In trent’anni di lavoro, la sua équipe ha sviluppato metodi di cura molto efficaci. Due gli agenti più preoccupanti, il glifosato e l’alluminio, coinvolti nell’emergere di molte nuove problematiche: stanchezza cronica disabilitante, insufficienza immunitaria, Dietrich Klinghardt. eminente medico tedescoautismo in aumento spaventoso. Klinghardt considera l’intossicazione da metalli pesanti un fattore rilevante. E ha sviluppato strumenti di cura e di disintossicazione a vari livelli. Il medico è convinto che una delle cause principali dell’aumento vertiginoso di intossicazioni da metalli pesanti sia il rilascio massiccio di particolati tossici in atmosfera (scie chimiche). Denunce analoghe giungono anche da scienziati statunitensi come Marvin Herndon e Russel Blaylock. Klinghardt non ha dubbi che avvenga questa forma di avvelenamento su larga scala. E spiega di avere “la fortuna” di riceverne conferme dirette da alcuni scienziati, in cerca di cure presso di lui. «La sua clinica è situata proprio tra la Boeing e la Microsoft, e diversi dei suoi pazienti arrivano proprio da loro. Ovviamente non può fare nomi. Secondo questi “informatori”, ben 42 paesi oggi sarebbero attivamente partecipi di queste operazioni di manipolazione atmosferica». Operazioni sotto controllo militare: geoingegneria, controllo del meteo, diffusione di “alluminio nanometrico”.
Il dottor Dietrich Klinghardt, spiega “La Crepa nel Muro”, ha studiato medicina e psicologia a Friburgo, in Germania, proseguendo con un dottorato di ricerca sul coinvolgimento del sistema nervoso nelle malattie autoimmuni. Fin dall’inizio della sua carriera si è interessato agli esiti patologici della tossicità cronica indotta da piombo, mercurio, inquinanti ambientali e campi elettromagnetici. Ha inoltre potuto integrare la sua formazione occidentale lavorando in India, dove ha messo a fuoco le conoscenze orientali sull’eziologia, cioè lo strudio delle cause all’origine delle patologie. Questo ha gettato le basi per il suo sistema di “medicina integrativa”, in base alla quale «la guarigione vera richiede un lavoro simultaneo su 5 livelli». Emigrato negli Stati Uniti, Klinghardt ha operato come medico di emergenza prima di diventare direttore del Pain Centre a Santa Fe, in New Mexico. Dal 1970 ha contribuito significativamente alla comprensione della tossicità dei metalli in relazione a dolore, malattie e infiammazioni croniche. E’ considerato un’autorità in questo campo ed è stato determinante nel progresso della Un aereo tankermedicina biologica e del controllo del dolore in forma non invasiva. In più è esperto di medicina anti-invecchiamento, tossicologia, neuro-pediatria, psicologia, odontoiatria biologica e molto altro.
Fondatore dell’Accademia Klinghardt (Usa) e dell’American Academy of Neural Therapy, Klinghardt è anche direttore medico dell’Istituto di Neurobiologia con sede a Woodinville, Washington. E’ inoltre fondatore e presidente dell’Istituto di Neurobiologia (Germania e Svizzera) e ha tenuto conferenze universitarie in Illinois e Utah, a Friburgo, Adelaide (Australia) e Washington, nonché nelle scuole di medicina di Ginevra e Zurigo. Tra il 1996 e il 2005 è stato professore associato (neurobiologia) presso la Capital University, Washington Dc. È regolarmente invitato a tenere seminari e conferenze in Europa e negli Usa. Molti dei suoi insegnamenti, in lingua inglese, sono disponibili sul sito della Klinghardt Academy. Il medico è pure stato premiato nel 2007 dalla Global Foundation of Integrative Medicine, mentre nel 2011 ha ottenuto il “premio dell’anno” dall’Accademia Internazionale di Odontoiatria Biologica e Medicina. Cosa ha detto di così sconvolgente, il dottor Klinghardt? Che ci stanno avvelenando. «In questo momento ci sono tre grandi “esperimenti” fatti con l’intenzione di ridurre la popolazione mondiale», e il primo è la cosiddetta “Agenda 21”, che è ufficiale presso l’Onu. «Una cosa importante è l’avvelenamento del feto nel corpo della madre. Alla facoltà di medicina avevo imparato che i veleni ambientali presenti nel Glifosatocorpo della madre non passano al feto, poiché il feto è difeso dalla placenta. Oggi sappiamo che non è vero: il nascituro riceve i due terzi dell’intero quantitativo di veleni della madre».
«Dal momento che avveleniamo la Terra, veniamo avvelenati noi stessi», aggiunge Klinghardt. «E tramite i meccanismi epigenetici diventiamo sempre più sensibili a quantità sempre inferiori di veleni, fino al punto che non li sopportiamo più». Ma il medico non è catastrofista: «Quando assolutamente non ce la faremo più a reggere, allora ci sarà una volontà politica di cambiare qualcosa. E io sono saldamente fiducioso nel fatto che noi, come razza, sopravviveremo e andremo avanti bene». Da qui il dottor Klinghardt sviluppa la sua analisi anche politica: «Se conosciamo coloro che sono responsabili di aver causato le guerre, i responsabili delle pratiche agricole che ci avvelenano i suoli, coloro che stanno nell’industria delle comunicazioni e scelgono fasce di frequenze elettromagnetiche che sono dannose per noi, vediamo che sono sempre gli stessi piccoli gruppi che stanno dietro tutto questo». I nostri politici? «Sono troppo stupidi o troppo corrotti per comprendere che razza di sciagura stanno lavorando a produrre, ora come ora». Tocca a noi, sostiene il medico: «Il maggior numero possibile di noi deve risvegliarsi». In molti paesi, «le conoscenze sui danni enormi causati da questi veleni non sono ancora così avanzate».
Il primo stadio di evoluzione, continua il medico tedesco, è quello in cui diciamo: “Noi siamo candidi e innocenti, e abbiamo fiducia che il mondo sia buono, in linea di principio”. Poi viene il secondo stadio, «nel quale vediamo la corruzione e il male nel mondo, e rispondiamo assumendo lo stesso grado (o ampiezza) di cattiveria, oppure diventiamo furiosi, oppure ci sentiamo impotenti, oppure semplicemente ci rifiutiamo di guardare». E questa, sottolinea Klinghardt, è la reazione più frequente. «Poi arriva lo stadio successivo, che è quello nel quale guardiamo negli occhi ciò che va male, ciò che c’è da cambiare, ma senza più coinvolgimento emozionale: ed è questa la fase in cui possiamo agire». Dietrich Klinghardt dichiara di aver speso oltre mezzo milione di dollari in test di laboratorio per scorpire che oggi, nel corpo umano, sono presenti più di 82.000 sostanze tossiche. «Ma l’80% per cento della tossicità complessiva, della capacità di far ammalare, è data solo da due sostanze: una è l’alluminio, l’altra è il glifosato». Quest’ultimo un erbicida prodotto negli Usa, smerciato da mezzo secolo in Bill Gates in Africaquasi tutti i paesi occidentali. «È il veleno principale che viene spruzzato sui terreni: ma noi, se lo sappiamo, possiamo proteggerci».
Contro l’altro veleno, invece (l’alluminio) non esiste difesa naturale, bisogna ricorrere a farmaci a base di silicio. Oggi, sostiene il medico, sappiamo che l’autismo nei bambini è causato principalmente dall’alluminio, che dal corpo della madre viene trasferito in quello del figlio. Poi, ulteriore alluminio viene somministrato insieme ai vaccini. L’alluminio, ricorda Klinghardt, gioca un ruolo particolare nell’enorme aumento delle malattie neurologiche. «Il primo e principale sintomo è la perdita di memoria». In Europa e negli Usa, il mercurio – come “adiuvante” dei vaccini – è stato in gran parte sostituito dall’alluminio, nell’anno 2000. «La Bill Gates Foundation ha comprato in blocco tutti gli stock di vaccini contenenti mercurio e li ha venduti alla Cina, con la conseguenza che i cinesi oggi sono gravemente colpiti da questo; inoltre ha raddoppiato nei vaccini la quantità di mercurio, che notoriamente aveva causato molti danni neurologici nei bambini, e li ha imposti nei paesi africani». Il cambio di rotta, dal mercurio all’alluminio, è devastante: coi vaccini al mercurio, restava in vita il 35% delle cellule cerebrali, mentre l’alluminio le distrugge al 100%. «E se Vaccini-killer, addizionati di alluminiosi aggiunge anche del testosterone (come quando a essere vaccinato è un maschietto), secondo questi studi pubblicati, le cellule cerebrali sono morte già dopo 4 ore».
Klinghardt precisa di non essere contrario ai vaccini, ma «favorevole all’uso di vaccini ragionevoli», cioè sicuri. Vaccini che sarebbero già stati perfettamente sviluppati, ma che «per oscuri motivi non vengono utilizzati». Quali studi sono stati realizzati per testare l’impatto dell’alluminio “vaccinale” nel corpo umano? «Nessuno studio». Una rilevazione effettuata su 200 pazienti, continua il medico, dimostra che la quantità di alluminio presente nel nostro corpo «è più alta di un fattore 94 di quella della sostanza tossica successiva». Perché questa notizia non viene diffusa? Il medico mostra la foto di un aereo che rilascia scie bianche, e racconta: «Laboratori americani che fanno test sull’alluminio hanno ricevuto una lettera dal governo, che diceva: “Se non interrompete subito questi studi, vi chiudiamo il laboratorio”». Il dottore torna a addirare le “chemtrails” rilasciate dagli aerei – scie bianche che non fuoriescono dai motori, dalle turbine, ma dalle estremità delle ali: quello, dice, è il modo in cui viene contaminata anche la popolazione adulta, non sottoposta ai nuovi vaccini “all’alluminio”. Una normale scia di condensazione (“contrail”), evapora normalmente nel giro di 30 secondi. Le “chemtrails” invece «sono persistenti, si espandono lentamente e formano come una cappa grigia».
I materiali abusivamente rilasciati dagli aerei sono composti di alluminio, che in cielo formano come una cappa di metallo: «Dei miei pazienti che operano nei servizi segreti americani – aggiunge Klinghardt – mi hanno rivelato che non sarebbe stato possibile spiare il telefono di Angela Merkel senza questa roba qui», anche se in realtà l’idea originaria sarebbe stata quella di creare una sorta di schermatura per riflettere i raggi del Sole, controllando il clima. Assistiamo ormai quotidianamente allo spettacolo di strane nuvole, del tutto innaturali. Al pubblico della conferenza tedesca, il dottor Klinghardt ha mostrato fotografie prodotte dalla Boeing: «Installano su questi giganteschi aerei dei serbatoi che vengono allestiti dalla stessa azienda che produce gli erbicidi – purtroppo non posso dire il nome. Questa tecnologia nel suo insieme viene chiamata geo-ingegneria. Per i tedeschi, si trova un’ottima pagina Internet di informazione nel sito “Sauberer Himmel”». Allora, continua il medico, «ci siamo messi a pensare e ci siamo chiesti: è vero che effettivamente l’alluminio da lassù viene fatto piovere in giro? E così Chemtrailsabbiamo finanziato misurazioni di laboratorio sulla pioggia». Bingo: il valore di sostanze metalliche irrorate supera anche di 7.000 volte la densità di 0,5 microgrammi per litro, soglia oltre la quale l’agenzia americana per la salute sostiene che la popolazione vada allertata. Naturalmente, «nessuna allerta della popolazione».
Klinghardt racconta di una recente gita sciistica nella Foresta Nera: «La mattina c’era un bel cielo azzurro, poi sono arrivati grossi aerei “tanker” che hanno disegnato queste linee in cielo, quindi si è formata la coltre biancastra e, a causa delle condizioni meteo, la cappa si è abbassata e tutti abbiamo cominciato a tossire, ci è venuto mal di testa e ci siamo ritirati in albergo. Ci siamo accorti che anche molta altra gente aveva lasciato le piste, sebbene la neve fosse buona. Poi si è messo a nevicare e io ho raccolto un po’ di neve: dentro la neve c’era più alluminio che neve. E questo, in piena Foresta Nera. Poi abbiamo fatto delle misurazioni al suolo e abbiamo visto che al momento c’erano enormi quantità di alluminio nel terreno, e perciò anche nell’erba». Misurazioni ripetute in Norvegia, «dove le mucche stanno lì in piedi davanti ai pascoli pieni d’erba, senza brucare! E muoiono di fame nel pascolo pieno d’erba – al punto che gli allevatori norvegesi devono importare l’erba».
La cosa più grave, spiega Klinghardt, è che l’alluminio provoca infiammazioni in tutti i vasi sanguigni. Questi depositi di alluminio in nanoparticelle diventano terreno di coltura per molte patologie da infezione. Dato interessante: gli studi sul nano-particolato di alluminio sono finanziati dalla stessa azienda che produce la miscela per gli aerei. «Finora sono noti i nomi di 42 paesi che prendono parte a questa attività, mentre in Cina e in Russia viene impiegata una minore quantità di miscela tossica. L’intera Europa, invece, viene irrorata». Per i medici, l’alluminio devasta i mitocondri delle cellule, dando il via a gravi patologie neurologiche. Nelle scie chimiche rilasciate dai “tanker” per le attività clandestine di “geoengineering”, “modificazioni meteorologiche” e “modificazioni climatiche”, sono contenute anche altre sostanze, «per esempio metalli radioattivi, uranio impoverito, e sono stati trovati perfino germi intenzionalmente aggiunti alla miscela». La cosa più Enterosgel, contro l'alluminiopericolosa, per noi, «sono le minuscole, microscopiche sferette di fibra di vetro imbottite di alluminio che noi respiriamo, inaliamo». Non a caso, sono in forte aumento i tumori polmonari.
«L’alluminio si smaltisce mediante l’acido silicico, e ci sono diversi prodotti», continua il medico tedesco. «Quello più importante viene dalla Russia, non è costoso e si chiama in inglese Enterosgel». Facile da assumere: con un cucchiaio da tè, tre volte al giorno lontano dai pasti. «Cosa interessante: quando si è saputo che è possibile eliminare l’alluminio dal cervello, negli Stati Uniti questo prodotto è stato immediatamente vietato». Dietrich Klinghardt si esprime con una chiaerezza disarmante, nel formulare denunce dirette. E afferma, letteralmente: «Io dico: c’è un motivo se Edward Snowden è andato in Russia. Al momento molti di noi ripongono le proprie speranze nella Russia, nel fatto che assuma un ruolo di leader, per una reale idea di libertà, e non quella pseudo-libertà che in Occidente ci viene fatta passare per libertà». Snowden, l’ex analista della Nsa, Edward Snowdenrifugiatosi presso Putin dopo aver rivelato lo scandalo del Datagate che ha inguaiato Obama: senza la “nube grigia” di metalli in sospensione, l’intelligence Usa non avrebbe potuto monitorare il cellulare di capi di Stato e di governo.
Resistere è possibile, sostiene Klinghardt, citando il caso del Messico: dove gli agricoltori hanno rifiutato di impiegare il glifosato “Roundup” nel mais, i loro bambini non hanno subito le devastanti conseguenze neurologiche che hanno invece colpito i figli dei contadini che hanno fatto riscorso al micidiale diserbante. Una ricerca rivela poi che il glifosato e l’alluminio «interagiscono fra loro “magicamente” e sono una reale causa di depressione, demenza, comportamenti ansiosi, morbo di Parkinson e, naturalmente, autismo». Traduzione: fitofarmaci e alluminio irrorato nei cieli possono portare alla specie umana all’estinzione, specie se associati alle onde elettromagnetiche degli smartphone, che “disabilitano” gli enzimi in grado di disintossicarci. Il dottor Klinghardt, che vive negli Usa, considera gli americani estremanente ingenui e manipolabili: «Forse sono la popolazione, le persone più facilmente soggette ad abusi, e in questo momento alcune aziende fanno esperimenti sugli americani stessi». E i politici? «Vengono pagati per tenere la bocca chiusa».
Due politici di punta in Ecuador, aggiunge il dottore, «sono stati pagati per dare il permesso di irrorare dall’alto tutto il territorio urbano in Ecuador con questi prodotti». Poi sono stati fatti dei campionamenti nella popolazione per verificare eventuali danni genetici permanenti. Affermativo: quei danni ci sono. «Qual è stato allora il passo successivo? È stato che noi negli Stati Uniti nelle grandi concentrazioni urbane abbiamo trovato chiare evidenze bio-chimiche che lì questa miscela è stata spruzzata dal cielo, che il glifosato era stato aggiunto alla miscela. Così prima c’è stato il piccolo esperimento in Ecuador, e poi di seguito l’applicazione alla popolazione negli Usa, che oggi hanno la percentuale più alta al mondo di patologie neurologiche». I sintomi? Ipertensione, ictus, diabete, obesità, colesterolo alto, Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla, Allattamentoautismo e diversi tipi di cancro. Ma il glifosato, classificato come cancerogeno dall’Oms, è tutt’altro che fuorilegge: viene notoriamente impiegato in modo massiccio, in agricoltura. L’Ue ha appena rinnovato la licenza di distribuzione alla Monsanto.
Un’ulteriore, recente ricerca mostra l’inquinamento da fitofarmaci nel corpo delle gestanti, e rivela che il latte materno reso tossico può arrivare anche a modificare l’orientamento sessuale del neonato, modificandone la composizione ormonale. Si tratta di bambini che saranno vittime di tumori al cervello, iperattività, aggressività e altri disturbi del comportamento. Per l’Epa, l’agenzia Usa per la protezione ambientale (Environmental Protection Agency), è vietato smaltire nella toilette un liquido che contenga quantità di veleno che superi la soglia prestabilita: ma il latte materno, sottolinea il medico, in alcuni casi osservati supera di gran lunga quella soglia di sicurezza. Tramite quello che sappiamo dall’epigenetica, riassume Klinghardt, il danno che soffriamo nella nostra vita non ha un effetto solo su di noi, ma su tutte le future generazioni. «Prima, nella medicina, si pensava che solo la radioattività causasse dei danni genetici trasmissibili alla discendenza. Oggi invece sappiamo che le microonde che vengono usate per le comunicazioni dei ripetitori dei cellulari provocano gravi danni epigenetici, mentre gli erbicidi, i pesticidi e gli insetticidi provocano massicci danni alla nostra epigenetica. E ogni generazione che è esposta a questi fattori tossici accumula danni che vengono completamente trasmessi alla generazione successiva».
In cima a tutto, conclude il medico, oggi c’è l’alluminio in forma di nano-particolato, «che viene spruzzato intenzionalmente nel cielo, in Germania quasi ogni giorno e quasi ovunque, molto pesantemente in Norvegia, Svezia, Gran Bretagna, ma anche in Italia e Spagna». La seconda sostanza per tossicità e diffusione è il glifosato. «E la combinazione di entrambi, alluminio e glifosato, distrugge il nostro cervello». Possiamo proteggerci da questo annientamento? Sì: «L’alluminio viene espulso mediante prodotti a base di acido silicico». Quanto al glifosato, «dobbiamo nutrirci con alimenti biologici», senza trascurare la purificazione mediante la sauna: «Dovremmo sudare ogni giorno per dieci minuti». Infine, occorre «proteggersi dalle microonde», stando il più lontano possibile dalle fonti, anche domestiche, di elettrosmog. «Per me – chiosa Klinghardt – è importante che vi abituiate a questo pensiero: se voi guardate dal vostro punto di vista il resto del mondo, è molto probabile che vedrete molti bambini che si ammalano in numero rapidamente crescente; sappiate che è un conseguenza di queste condizioni: ma è evitabile, ci si può proteggere completamente. Ci occorre una agricoltura completamente diversa. Sappiamo che esistono metodi naturali per coltivare cereali e per coltivare verdure senza l’uso di sostanze tossiche, oppure perfino perWalt Disneyfar arricchire il suolo sempre di più, raccolto dopo raccolto. Ma coloro che rappresentano questi metodi vengono oppressi; i media attualmente cooperano totalmente con coloro che detengono il potere in queste industrie che operano nascoste nel buio».
«Nella mia generazione, quand’ero studente di medicina, eravamo tutti socialisti», ricorda il medico. «Il 90% dei miei colleghi di allora oggi cooperano con queste cose oscure, compresi coloro che “ce l’hanno fatta” ad andare a lavorare allo “Stern” o a “Der Spiegel”», o due maggiori settimanali tedeschi, «oppure coloro che sono diventati moderatori alla Tv». Si sono girati dall’altra parte, sono saliti a bordo, fanno parte del sistema: impossibile che oggi si decidano a dire la verità su quanto sta accadendo. «Vi dico ancora una piccola cosa che forse può rendere più chiaro il tutto», aggiunge Klinghardt. «Un mio paziente è un produttore di Hollywood. Due anni fa ha ricevuto un incarico dalla Walt Disney per rielaborare tutte le vecchie pellicole Disney, in modo da inserire nei cieli quelle strisce, così la gente quando vede questi film al giorno d’oggi, dice: “Tu, Klinghardt, dici che queste strisce in cielo sono peggiorate solo negli ultimi anni: ma guarda qui, c’è un film del 1954, guarda il cielo, lo vedi che c’erano già allora le stesse strisce. Le strisce sono un fenomeno naturale!”». Rivela Klinghardt, ridendo amaro: «Il mio paziente per quel lavoro ha ricevuto 60 milioni di dollari. Io, da questo paziente, ho intascato 700 dollari».

fonte: http://www.libreidee.org/