CRISTO MORTO - ANDREA MANTEGNA
domenica 11 giugno 2017
domenica 4 giugno 2017
6 giugno 1968
Assassinio di Robert Kennedy
Questo Discorso sulla violenza fu pronunciato da RFK il 5 aprile 1968, il giorno dopo l’assassinio di Martin Luther King. (Lo spezzone è estratto dal DVD “L’Altra Dallas” di Massimo Mazzucco. Sotto una sintesi di 10 minuti del film).
TRADUZIONE:
Ogni volta che la vita di un americano viene spezzata senza motivo da un altro americano, ogni volta che viene lacerato quel tessuto vitale che un altro uomo ha così dolorosamente e faticosamente intrecciato, per se stesso e per i suoi figli, ogni volta che questo accade l'intera nazione ne resta umiliata.
Eppure sembriamo tollerare un livello crescente di violenza, che ignora sia la nostra comune umanità che le nostre pretese di civiltà. Accettiamo tranquillamente reportage giornalistici di civili massacrati in terre lontane. Glorifichiamo le uccisioni sugli schermi del cinema e della TV, e lo chiamiamo “intrattenimento”.
Troppo spesso giustifichiamo coloro che vogliono costruire la propria vita sui sogni infranti di altri esseri umani.
C'è poi un altro tipo di violenza, più lenta ma altrettanto nefasta e devastante ...
... quanto un colpo di fucile o una bomba nella notte.
E' la violenza delle istituzioni, l'indifferenza, l'immobilità e il degrado. Questa è la violenza che colpisce i poveri, e avvelena le relazioni fra gli uomini perché hanno un diverso colore della pelle. E' la lenta distruzione di un bambino per fame, e scuole senza libri, e case senza il riscaldamento d'inverno.
Si toglie all'uomo la sua essenza nel negargli la possibilità di presentarsi come un padre e come un uomo in mezzo ad altri uomini. E anche questo colpisce tutti noi...
Quando insegni ad un uomo ad odiare e temere suo fratello, quando insegni che l'altro è inferiore a causa del suo colore o per quello in cui crede, o per le sue idee politiche, quando insegni che quelli diversi da te minacciano la tua libertà, il tuo lavoro, la tua casa o la tua famiglia, allora impari anche ad affrontare gli altri non come concittadini ma come nemici, impari ad essere accolto non con collaborazione ma con sopraffazione, impari ad essere soggiogato e reso schiavo.
Alla fine impariamo a guardare ai nostri fratelli come estranei. Estranei con cui condividiamo la città ma non la comunità, persone legate a noi dal luogo in cui vivono, ma non da un intento comune. Impariamo a condividere solo una paura comune, un comune desiderio di allontanarci l'uno dall'altro, una spinta comune a rispondere al disaccordo con la violenza.
Dobbiamo riconoscere la vanità delle false distinzioni, le false distinzioni fra gli uomini, e dobbiamo trovare il nostro modo di crescere, nello sforzo di far crescere tutti. Dobbiamo riconoscere di fronte a noi stessi che il futuro dei nostri figli non può essere costruito sulle disgrazie di qualcun altro.
La nostra vita su questo pianeta è troppo breve, il lavoro da fare è troppo grande, per permettere che questo sentimento si diffonda ancora, in questo nostro paese. Di certo non si può cancellare il problema con un programma, né con una legge. Potremmo però ricordarci, almeno una volta, che coloro che vivono con noi sono nostri fratelli, e condividono con noi lo stesso breve istante di vita. Che essi desiderano, come noi, solo la possibilità di vivere la propria vita, con motivazione e felicità, conquistando ogni soddisfazione e ogni realizzazione possibile.
Robert F. Kennedy – Cincinnati (Ohio) 5 aprile 1968
Fonte: shop.luogocomune.net
fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/
Il video completo:
martedì 30 maggio 2017
22....
In memoriam di Giovanni Falcone
di Sergio Di Cori Modigliani
23 Maggio 2014.
Non ci sarà molto spazio, oggi, per commemorare la data. Va comunque fatto.
Perchè da quel giorno, 22 anni fa, è iniziato "ufficialmente" il declino del nostro paese, la sua discesa nel sotterraneo della civiltà, l'accettazione istituzionale del principio per cui ci si incontra, ci si frequenta, e si decide insieme dei destini collettivi della nazione, soltanto negli anfratti nascosti oscuri e clandestini del potere, là dove -da sempre- boiardi, big della finanza internazionale e importanti boss della criminalità organizzata decidono le strategie business del malaffare, il cui fine consiste nell'impoverire i territori, ricattare i governi, impossessarsi con la violenza e l'illegalità di intere nazioni, strozzando le vite, distruggendo le esistenze.
22 è un numero magico. Nella smorfia indica il matto, il jolly, l'imponderabile.
Anche nella Cabala.
22 anni fa, il 23 maggio 1992, la mafia siciliana assassinava il magistrato Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Da quel momento l'Italia è piombata nel buio della ragione civile, per diventare ciò che è oggi, un paese in cui i magliari diventano presidenti di importanti banche e godono di stima e rispetto collettivo.
Essendo l'ultimo giorno utile di campagna elettorale se ne parlerà poco, il che comporta l'aspetto positivo di risparmiarci dalla consueta ipocrisia demagogica nel vedere i distratti complici dei criminali celebrare l'eroismo dei "servitori dello Stato".
Ma in questo 22esimo anniversario della strage di Capaci c'è un piccolo evento folcloristico, spettacolare, che forse annuncia -proprio come il numero 22 indica e suggerisce- il simbolo e l'inizio di un cambiamento per il nostro paese: da Civitavecchia arriva a Palermo uno speciale traghetto chiamato "la nave della legalità" sulla quale ci sono giovani italiani di ogni estrazione e regione, molti dei quali non erano neppure nati nel 1992, che hanno scelto e deciso di manifestare in questo modo la loro igiene mentale comunicando a tutti di non essere ammalati di Alzheimer sociale. Ad attenderli, a Palermo, ci sarà Francesca Falcone, sorella del magistrato ucciso. Ha dichiarato: "I ragazzi devono ricordare Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutte le altre vittime della mafia non per la loro morte ma per i loro valori e la loro vita".
Si tratta di un piccolo evento che ci tenevo a diffondere perchè lo considero indicativo di un cambiamento di rotta mentale collettivo, in senso positivo.
Oggi si conclude la campagna elettorale per le europee nella quale si è parlato molto spesso troppo poco dell'Europa, ma si è parlato, si è discusso, si è dibattuto, ci si è anche insultati, azzuffati, arrabbiati. Nel 2009 nessuno neppure si era accorto che c'erano le elezioni. Allora, un popolo passivo, narcotizzato, nel pieno di una gigantesca crisi economica (di cui tutti i partiti negavano l'esistenza) andò a votare dei pensionati di lusso come pecore inerti.
Se non altro, quest'anno, di sicuro non sarà così.
La strage di Capaci annunciò, allora, nel 1992, l'inizio del genocidio culturale di una intera generazione, quella che ha prodotto cinismo, ignoranza e indifferenza, ben rappresentata dalle statistiche della commissione europea che attribuiscono alla Danimarca il 93% di presenze a Bruxelles, alla Germania il 90% e alla Francia l'87%: sono le percentuali di partecipazione dei deputati eletti. L'Italia è ultima, intorno all'11%. Il record spetta a Debora Serracchiani (1,2% di presenze) e Matteo Salvini (0,1%). In compenso la Serracchiani, in questi 5 anni, ha partecipato a 358 trasmissioni televisive come deputata europea e Salvini a 687, record storico europeo. Entrambi poco parlato di Europa, dato che probabilmente non avevano nulla da dire al riguardo.
Anche questo è il frutto e il risultato dell'Italia cinica, indifferente e narcisista, nata dalla strage di Capaci.
Dal 22esimo anniversario in poi, non sarà più così, perché l'Italia sta cambiando e la gente si sta svegliando, cominciando a rendersi conto di come stanno le cose.
Cinque anni fa i banchieri che sono stati arrestati nell'ultimo mese erano intoccabili, e diverse personalità oggi inquisite o arrestate erano oggetto di venerazione come prodotto del culto italiano della deferenza servile.
Il concetto di cittadinanza attiva ha fatto irruzione nella vita politica italiana e l'ha cambiata.
Questo è il Senso del "vinciamo noi" che non è uno slogan da dimenticare il 27 maggio.
Vinciamo noi è un segnale del fatto che abbiamo già vinto la nostra sfida contro il cinismo, il narcisismo egotista, la corruttela, l'indifferenza, la rassegnazione.
"Vinciamo noi" è l'eredità che ci hanno lasciato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Perchè oggi, soltanto oggi, questo paese, 22 anni dopo -da cui la magia del numero- si sta alzando in piedi per comunicare a gran voce di aver capito quale sia la posta in gioco.
O vince la criminalità organizzata del malaffare, legata a doppio filo alla politica clientelare, o vince la cittadinanza e l'intero paese.
Ciò che lo Stato ha scelto di non voler fare (cioè "vincere") nel 1993, scendendo a patti con la parte più criminale della società invece che scendere a patti con la sua parte migliore, quella più espressiva, più produttiva, più creativa, più ricca di idee, hanno deciso di farlo gli italiani per conto proprio.
Quel modesto traghetto pieno di giovani entusiasti che da Civitavecchia va a Palermo e viene accolto dalla sorella di Falcone è un bellissimo segnale spettacolare che firma il vinciamo noi.
Mentre lo Stato implode crollando su se stesso giorno dopo giorno, i cittadini si organizzano sapendo che spetterà a tutti noi andarlo a ricostruire. E' la nostra responsabilità, è il nostro dovere civico, la nostra ambizione, il nostro progetto.
Qualunque sia l'esito elettorale delle urne il 25 maggio, per quanto mi riguarda, abbiamo già vinto.
Gli italiani cominciano a capire che la scelta è tra Cosa Nostra e Casa Nostra.
E' per questo che vinceremo noi cittadini.
Quella è la nostra ricchezza.
E' la splendida eredità che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ci hanno lasciato.
Facciamola fruttare, non dilapidiamola.
E' ancora il momento, oggi più che mai, di alzarsi in piedi e dire a squarciagola:
"No. Io non ci sto. Quelle cose, io non le faccio".
E rimettere le cose a posto, passando da Cosa Nostra a Casa Nostra
fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/
sabato 27 maggio 2017
freddo psicosomatico, quando l'inconscio ha bisogno di calore
Se ti è capitato di avere freddo, mentre tutti intorno a te si stanno sbracciando per il caldo, allora soffrirai di freddo psicosomatico!
Gli indicatori del freddo psicosomatico sono molteplici, si va dalle mani e dai piedi freddi fino alla classica necessità di coprirsi sempre di notte, anche quando è estate.
In fisiologia il freddo è un segnale che manda il nostro corpo, un segnale che ci invita a vestirci e nutrirci in modo adeguato. Analogamente, anche nella psicosomatica, il freddo è un “segnale”, questa volta, però, non è inviato dal nostro corpo ma dal nostro inconscio.
Il freddo psicosomatico è la manifestazione di un bisogno di protezione, è indicatore di insicurezza e talvolta di nostalgia delle proprie origini.
Il simbolismo è chiaro: il nostro corpo trasduce la sensazione di freddo perché il nostro “io più profondo” ha bisogno di protezione.
Il freddo psicosomatico si manifesta soprattutto nelle persone insicure che soffrono di bassa autostima...
Attenzione!
Anche se godi di una buona autostima puoi avere episodi di freddo psicosomatico. In che modo? Se devi affrontare un esame, un colloquio di lavoro, prima di una prova difficile o se hai paura per un evento imminente.
Il freddo psicosomatico è correlato, tra le altre cose, anche alla paura del buio, oltre che a disturbi come ansia e depressione.
Freddo, tristezza e depressione
Un fatto è ormai certo e chiaro a tutti: il nostro corpo cambia in base alle nostre emozioni. A prescindere dalla temperatura ambientale, in base al nostro stato d’animo, possiamo percepire un maggior tepore o gelo.
Quando ci innamoriamo, la temperatura corporea aumenta, così anche quando siamo felici. L’aumento di temperatura si registra soprattutto nella parte superiore del nostro corpo.
All’opposto, quando siamo tristi o ci sentiamo in ansia, la temperatura corporea si abbassa soprattutto in prossimità degli arti (mani e piedi). Nei casi di depressione, ad abbassarsi è la temperatura di tutto il corpo.
Gli indicatori del freddo psicosomatico sono molteplici, si va dalle mani e dai piedi freddi fino alla classica necessità di coprirsi sempre di notte, anche quando è estate.
In fisiologia il freddo è un segnale che manda il nostro corpo, un segnale che ci invita a vestirci e nutrirci in modo adeguato. Analogamente, anche nella psicosomatica, il freddo è un “segnale”, questa volta, però, non è inviato dal nostro corpo ma dal nostro inconscio.
Il freddo psicosomatico è la manifestazione di un bisogno di protezione, è indicatore di insicurezza e talvolta di nostalgia delle proprie origini.
Il simbolismo è chiaro: il nostro corpo trasduce la sensazione di freddo perché il nostro “io più profondo” ha bisogno di protezione.
Il freddo psicosomatico si manifesta soprattutto nelle persone insicure che soffrono di bassa autostima...
Attenzione!
Anche se godi di una buona autostima puoi avere episodi di freddo psicosomatico. In che modo? Se devi affrontare un esame, un colloquio di lavoro, prima di una prova difficile o se hai paura per un evento imminente.
Il freddo psicosomatico è correlato, tra le altre cose, anche alla paura del buio, oltre che a disturbi come ansia e depressione.
Freddo, tristezza e depressione
Un fatto è ormai certo e chiaro a tutti: il nostro corpo cambia in base alle nostre emozioni. A prescindere dalla temperatura ambientale, in base al nostro stato d’animo, possiamo percepire un maggior tepore o gelo.
Quando ci innamoriamo, la temperatura corporea aumenta, così anche quando siamo felici. L’aumento di temperatura si registra soprattutto nella parte superiore del nostro corpo.
All’opposto, quando siamo tristi o ci sentiamo in ansia, la temperatura corporea si abbassa soprattutto in prossimità degli arti (mani e piedi). Nei casi di depressione, ad abbassarsi è la temperatura di tutto il corpo.
Ripercussioni sul metabolismo
Un fatto non trascurabile: anche il nostro metabolismo cambia. Facendo le dovute generalizzazioni, si potrebbe dire che chi è felice può godere di un metabolismo migliore. Brucerà più calorie e avrà anche meno problemi digestivi rispetto a un soggetto depresso. La termogenesi è un processo che coinvolge (in modo diretto o indiretto), tutti i nostri organi.
Un fatto non trascurabile: anche il nostro metabolismo cambia. Facendo le dovute generalizzazioni, si potrebbe dire che chi è felice può godere di un metabolismo migliore. Brucerà più calorie e avrà anche meno problemi digestivi rispetto a un soggetto depresso. La termogenesi è un processo che coinvolge (in modo diretto o indiretto), tutti i nostri organi.
Emotività e freddo psicosomatico
Fuori l’aria è tiepida, tutti stasera andranno a letto in pantaloncini… tutti tranne te, che senti il bisogno di coprirti!
La necessità di coprirsi si traduce come bisogno di sicurezze, di protezione. Si manifesta a causa di una fragilità interiore, una bassa autostima e un’insicurezza quasi cronica. La necessità di protezione ci fa “regredire”, ci riporta al desiderio di quella protezione materna che si otteneva mediante il gesto di “rimboccare le coperte”. Questo gesto materno è stato vissuto nella nostra infanzia come momento di accudimento.
Fuori l’aria è tiepida, tutti stasera andranno a letto in pantaloncini… tutti tranne te, che senti il bisogno di coprirti!
La necessità di coprirsi si traduce come bisogno di sicurezze, di protezione. Si manifesta a causa di una fragilità interiore, una bassa autostima e un’insicurezza quasi cronica. La necessità di protezione ci fa “regredire”, ci riporta al desiderio di quella protezione materna che si otteneva mediante il gesto di “rimboccare le coperte”. Questo gesto materno è stato vissuto nella nostra infanzia come momento di accudimento.
Freddo psicosomatico e fisiologia
Il freddo dovrebbe essere una risposta del nostro corpo a stimoli esterni o interni. Lo stimolo esterno è chiaro: la temperatura registrata dalla colonnina di mercurio.
Gli stimoli interni possono essere tantissimi, psicosomatici e non. Per esempio, dopo pranzo, la temperatura del nostro corpo si abbassa perché la digestione richiede un grosso sforzo in termini energetici. Tale sforzo determina un richiamo di sangue verso l’apparato digerente. Il sangue viene sottratto al resto del corpo e… possiamo percepire più freddo.
Per capire come si verifica il fenomeno del freddo psicosomatico possiamo immaginare il cuore come l’orano deputato al riscaldamento corporeo. Il cuore è la nostra “caldaia” mentre il sangue è il nostro “combustibile”.
Chi decide quanto combustibile usare è il nostro cervello, che si comporta come una sorta di termostato. Il termostato del nostro corpo è regolato da un gran numero di impulsi nervosi, talvolta anche contrastanti. Tali impulsi dicono alla nostra caldaia dove dovrà concentrarsi il calore (nello stomaco dopo mangiato, ai muscoli durante l’esercizio fisico…). Nelle persone che soffrono di freddo psicosomatico questo sistema è messo a dura prova da altre vie nervose attivate dalla nostra sfera emotiva. Tali vie possono impedire ai vasi di dilatarsi per lasciar scorrere sangue in abbondanza e scaldare l’organismo. Tra gli stati emotivi che impediscono l’apporto di sangue alle estremità corpore (mani e piedi), figura anche l’ansia.
Mani e piedi rappresentano le estremità del nostro corpo. Ci aiutano a disperdere calore quando la temperatura corporea è elevata (ecco perché sudano) ma, analogamente, ne risentono quando la temperatura corporea si abbassa. La “vasocostrizione da freddo”, cioè il restringimento temporaneo delle arterie che riduce il flusso sanguigno, è quel fenomeno che ci fa avere le mani e i piedi freddi.
Il freddo dovrebbe essere una risposta del nostro corpo a stimoli esterni o interni. Lo stimolo esterno è chiaro: la temperatura registrata dalla colonnina di mercurio.
Gli stimoli interni possono essere tantissimi, psicosomatici e non. Per esempio, dopo pranzo, la temperatura del nostro corpo si abbassa perché la digestione richiede un grosso sforzo in termini energetici. Tale sforzo determina un richiamo di sangue verso l’apparato digerente. Il sangue viene sottratto al resto del corpo e… possiamo percepire più freddo.
Per capire come si verifica il fenomeno del freddo psicosomatico possiamo immaginare il cuore come l’orano deputato al riscaldamento corporeo. Il cuore è la nostra “caldaia” mentre il sangue è il nostro “combustibile”.
Chi decide quanto combustibile usare è il nostro cervello, che si comporta come una sorta di termostato. Il termostato del nostro corpo è regolato da un gran numero di impulsi nervosi, talvolta anche contrastanti. Tali impulsi dicono alla nostra caldaia dove dovrà concentrarsi il calore (nello stomaco dopo mangiato, ai muscoli durante l’esercizio fisico…). Nelle persone che soffrono di freddo psicosomatico questo sistema è messo a dura prova da altre vie nervose attivate dalla nostra sfera emotiva. Tali vie possono impedire ai vasi di dilatarsi per lasciar scorrere sangue in abbondanza e scaldare l’organismo. Tra gli stati emotivi che impediscono l’apporto di sangue alle estremità corpore (mani e piedi), figura anche l’ansia.
Mani e piedi rappresentano le estremità del nostro corpo. Ci aiutano a disperdere calore quando la temperatura corporea è elevata (ecco perché sudano) ma, analogamente, ne risentono quando la temperatura corporea si abbassa. La “vasocostrizione da freddo”, cioè il restringimento temporaneo delle arterie che riduce il flusso sanguigno, è quel fenomeno che ci fa avere le mani e i piedi freddi.
Esercizio fisico e amor proprio
Per curare il freddo psicosomatico è possibile lavorare su sé, consolidare la propria personalità e sanare insicurezze a bassa autostima. Una buona dose di amor proprio (quel sano egoismo tanto decantato dai cognitivisti) può aiutarci a superare il freddo psicosomatico. Chi ha fiducia nelle proprie risorse non sentirà il bisogno di protezione e non lo ricercherà all’esterno perché saprà di poter trovare tutta la sicurezza in se stesso.
Sanare una fragilità interiore non è affatto facile e il percorso può essere lungo e ricco di battute d’arresto… nel frattempo è possibile curare il freddo psicosomatico dall’esterno. Come? Attraverso l’attività fisica.
Anche se soffri il freddo, non cedere alla tentazione di restare in casa, magari con uno scialle sulle spalle…. Esci di casa, vestiti a strati, raggiungi il parco più vicino e dedicati alla corsa. L’attività fisica è una vera manna dal cielo contro il freddo. La ginnastica vascolare potrà migliorare il tuo metabolismo e liberarti, almeno per un po’, dal freddo psicosomatico!
Per curare il freddo psicosomatico è possibile lavorare su sé, consolidare la propria personalità e sanare insicurezze a bassa autostima. Una buona dose di amor proprio (quel sano egoismo tanto decantato dai cognitivisti) può aiutarci a superare il freddo psicosomatico. Chi ha fiducia nelle proprie risorse non sentirà il bisogno di protezione e non lo ricercherà all’esterno perché saprà di poter trovare tutta la sicurezza in se stesso.
Sanare una fragilità interiore non è affatto facile e il percorso può essere lungo e ricco di battute d’arresto… nel frattempo è possibile curare il freddo psicosomatico dall’esterno. Come? Attraverso l’attività fisica.
Anche se soffri il freddo, non cedere alla tentazione di restare in casa, magari con uno scialle sulle spalle…. Esci di casa, vestiti a strati, raggiungi il parco più vicino e dedicati alla corsa. L’attività fisica è una vera manna dal cielo contro il freddo. La ginnastica vascolare potrà migliorare il tuo metabolismo e liberarti, almeno per un po’, dal freddo psicosomatico!
Attali, supermassone oligarchico: Macron, una mia creatura
Emmanuel Macron è una mia creatura, rivela. E sottolinea: «Sono molto felice. Il suo primo posto è un risultato insperato fino a poche settimane fa». Autore dell’esternazione: Jacques Attali, uomo-ombra del vero potere europeo, tra i massimi strateghi (sul versante francese) del sistema euro-Ue. Paolo Barnard lo ha definito «il maestro di Massimo D’Alema, che quand’era a Palazzo Chigi si vantò di aver realizzato il record di privatizzazioni, in Europa». Per un ex consigliere di Mitterrand come l’insigne economista Alain Parguez, Attali «è sempre stato un monarchico, travestito da socialista». Frase celebre, a lui attribuita: «Cosa credono, che l’euro l’abbiamo creato per la felicità della plebaglia europea?». A chiudere il cerchio è Gioele Magaldi, che nel saggio “Massoni” (Chiarelettere, 2014) dichiara che Attali milita nella Ur-Lodge “Three Eyes”, emblema della supermassoneria internazionale reazionaria, incarnata da personalità come quelle di Kissinger e Rockefeller. Nell’appendice di “Massoni”, uno dei quattro “grandi vecchi” che svelano il ruolo di Mario Monti, inviato in Italia nel 2011 per commissariare il paese su ordine dell’oligarchia finanziaria, ricorda da vicino il profilo di Attali. In quelle pagine, “Frater Rosenkrantz” si dichiara pentito dell’accelerazione neo-feudale e ultraliberista imposta alla politica europea.
Lo stesso Attali, nel 2016, è arrivato a invocare, per l’Europa, un’inversione di rotta in senso keynesiano e roosveltiano: stop al rigore, fine dell’austerity. E adesso annuncia che, se arrivasse all’Eliseo, il suo pulillo Macron (già finanziere dei Rothschild)
sarebbe «un grande presidente». Se Emmanuel Macron si è affacciato alla politica ed è diventato prima consigliere dell’Eliseo, poi ministro e adesso probabile presidente della Repubblica, lo deve a Jacques Attali, scrive Stefano Montefiori sul “Corriere della Sera”: «Economista, saggista e romanziere, Attali fu uno degli uomini più vicini a François Mitterrand e ha sempre coltivato un gusto bipartisan che nel 2008 lo portò a collaborare anche con l’allora presidente Nicolas Sarkozy». Per redigere il rapporto “Liberare la crescita”, contnua il “Corriere”, Attali «si avvalse dell’aiuto di un giovane, brillante e sconosciuto prodotto dell’Ena, la scuola dell’élite francese: Emmanuel Macron». E ora, a pochi minuti dall’annuncio dei risultati, il 73enne Attali parla con un certo orgoglio del suo “enfant prodige”. «L’unico pericolo, adesso – dice Attali – è pensare che sia già finita», mentre la partita del ballottaggio «bisognerà giocarla con intelligenza e attenzione alle ragioni dell’altra Francia, quella che esiste e che ha votato per Le Pen».
Attali si dichiara «molto colpito dal fatto che abbiano tutti, tranne Mélenchon, fatto dichiarazione di voto per Macron contro Marine Le Pen». E’ la riedizione di una sorta di «fronte repubblicano contro l’estrema destra». Un’alleanza che potrebbe aiutare Macron, qualora eletto il 7 maggio, a trovare una maggioranza in Parlamento, «visto l’allineamento di tanti leader degli altri partiti, da Fillon a destra a Hamon a sinistra». Secondo Attali, «gli elettori di Marine Le Pen sperano nel ritorno a un’epoca che non esiste più, e che non potrà mai più tornare». E’ il globalista, che parla: «Il mondo interconnesso è una realtà irreversibile». Ma, aggiunge l’ex quasi-socialista Attali: «Macron può contribuire a governarlo e non subirlo». Le maggiori qualità di Macron? «Molto competente, serio, intelligente, aperto, capace di ascoltare gli altri e quindi in grado di prendere il meglio da chiunque, che sia di destra o di sinistra». Il rilancio della Francia? «La scuola, in particolare quella materna, e poi le
misure per formare e rimettere nel mondo del lavoro i troppi disoccupati che ancora ci sono». Il suo sussidio per i senza lavoro «non è assistenzialismo, è formazione seria per renderli in grado di trovare un posto».
Centrale, per l’ultra-europeista Attali, «l’idea di puntare sull’Europa a partire dalla difesa comune, che è un progetto ormai pronto a essere varato», nonostante quello che definisce «il disastro rappresentato dalla Brexit», anche se tutti gli indicatori economici raccontano invece che il Regno Unito sta letteralmente “volando”, dopo essersi sganciato dall’Ue, sia in termini finanziari che sul piano della crescita dei posti di lavoro. Ma Attali punta ancora e sempre sulla sua creatura, l’Unione Europea, che di fatto ha messo in crisi tutti i paesi che ne fanno parte, tranne la Germania. «Distruggere il polo di potere rappresentato dall’Unione Europea», dice, «andrebbe a vantaggio delle altre sfere di influenza, e per ogni singolo paese europeo sarebbe una catastrofe». Nel frattempo, in attesa del verdetto finale degli elettori, Attali si gode la “pole position” di Macron al primo turno: dopo quello studio economico realizzato insieme, racconta, «sono stato io a presentarlo a François Hollande nel 2010, e quando Hollande è diventato presidente lo ha
chiamato come consigliere». Gongola, l’anziano Attali: «Devo riconoscere che provo un certo orgoglio nell’avere capito per primo che Emmanuel era un ragazzo di grandi qualità».
Il “coming out” di Attali nei confronti di Macron, uomo dei Rothschild, finisce per sottolineare, ancora una volta, il ruolo probabilmente decisivo, nel “back-office” del potere, svolto dalle 36 Ur-Lodges (logge madri, internazionali e apolidi) di cui parla Magaldi, che ha ripetutamente indicato l’appartenenza di Giorgio Napolitano alla “Three Eyes” (la stessa di Attali) insieme all’attuale ministro dell’economia Pier Carlo Padoan. Della “Three Eyes” farebbero parte anche Mario Draghi, Gianfelice Rocca (Techint) e Giuseppe Recchi (costruzioni), Marta Dassù (Finmeccanica), Enrico Tommaso Cucchiani (banchiere, già a capo di Intesa Sanpaolo) e l’ex ministra renziana Federica Guidi. Altri circuiti della stessa supermassoneria neo-conservatrice sarebbero rappresentati da Ur-Lodges come la “Babel Tower” (Mario Monti), la “Compass Star-Rose” (Fabrizio Saccomanni, Massimo D’Alema, Vittorio Grilli), la “Edmund Burke” (Domenico Siniscalco, Ignazio Visco di Bankitalia), la “Atlantis-Aletheia” (Corrado Passera), la “Pan-Europa” (Alfredo Ambrosetti, Emma Marcegaglia). In Francia, sempre secondo Magaldi, il presidente uscente François Hollande milita in due circuiti supermassonici “progressisti”, la Ur-Lodge “Ferdinand Lassalle” e la “Fraternité Verte”, che però avrebbe deluso, “tradendo” il mandato iniziale (porre fine all’austerity) a causa di minacce e blandizie. Ora è in campo Macron, che è “en marche” insieme ai Rothschild e alla “Three Eyes” del suo mentore Attali.
fonte: http://www.libreidee.org/
fonte: http://www.libreidee.org/
martedì 23 maggio 2017
Eleonora Brigliadori, il cancro e il Costanzo Show
Ecco quello che davvero è successo al Costanzo Show (2016) e che nessuno delle centinaia di siti che oggi hanno riportato la notizia ha avuto il coraggio di dire...in sala c'erano comunque più di mille persone che lo hanno sentito anche senza microfono... se questi falsi giornalisti facessero davvero il loro lavoro come sarebbe facile capire la verità!!!
Questo per dimostrarvi la censura sistematica che esiste in Italia, anche in un programma apparentemente liberale come questo . L'intervento che ha causato la mia reazione, era legato alle cure chemioterapiche sulle quali come sapete ho preso posizione da molti anni, avendo perso mia madre di chemioterapia e mia nonna e decine di altre persone che non sono morte di cancro, come nel caso della povera Karina, ma di veleni propinati con l'autorizzazione del Ministero della Sanità attraverso i protocolli obbligatori. Il nostro ex ministro della Salute ha ucciso con la sua connivenza diverse persone che io conosco con cure sbagliate... non si poteva ancora dimostrare questo fatto qualche anno fa... ma grazie alle ricerche della Nuova Medicina di Hamer oggi risulta evidente che tutte le persone che sviluppano metastasi dimostrano errori terapeutici.
Quando siamo di fronte a un tumore se il tumore viene accolto attraverso la comprensione delle cause e la loro risoluzione, se le persone non vengono spaventate e massacrate da continui interventi devastanti , il tumore regredisce spontaneamente. Lo hanno dimostrato gli stessi medici negli studi di anatomo patologia dove trovavano centinaia di tumori regrediti da soli solo perché le persone non sapevano di averli!!!!
Il sistema medico ha creato invece una compressione psichica un' ipnosi collettiva che permette alle persone di farsi manipolare le convincono a subire una violenza inaudita in senso chirurgico e poi accettando un falso uso terapeutico facendosi mettere nel sangue dei veleni che poi chiedono il conto.
Se guardiamo la strage dovuta alla chemioterapia da decine di anni ormai, superiamo il numero delle vittime dei campi di concentramento: allora ci fu un processo per crimini contro l'umanità a Norimberga, io chiedo lo stesso processo per queste persone che hanno continuato a fare il male quando la verità era pubblicata da oltre vent'anni... hanno continuato a propinare cure sbagliate pur sapendo di causare la morte.
questo il motivo dalla mia uscita di scena e poi sono tornata perché rispetto il pubblico più dei cani da guardia di un potere che ormai è agli sgoccioli e ho potuto dire ancora alcune cose che oggi hanno portato qui sulla mia pagina altre migliaia di persone che ormai hanno capito che chi è "fuori di testa" in questo tempo...non sono certo io!
Quello che ho detto al Costanzo Show è che sto aspettando un processo per crimini contro l'umanità all'indirizzo di questo mefistofelico medico che non voglio neanche nominare, che ha creato un istituto sulla pelle della gente lo faccio in nome di Lucia Rippo di Daniela Zanatta solo per citare le ultime persone che ho visto distruggere un po' alla volta dalle sue false cure.
adesso avendo perso clienti, allo IEO si è inventato la macchina che radia le persone, che credono di fare qualcosa di utile... ma che si procurano dei danni ancora più micidiali alle loro forze... danni sempre più subdoli da verificare nell'immediato, ma che nelle prossime incarnazioni produrranno generazioni di minorati...e lo dico davvero con una stretta al cuore...
Avendo detto questo, il servo del potere di nome Costanzo, ha fatto in modo di chiudere il mio microfono, io mi sono alzata e me lo sono strappata da sola... e ho detto che non sarei rimasta lì a fare la statuina muta.... ovviamente poi hanno tagliato il mio intervento... e non si capiva come mai dicessero che avrei dovuto scusarmi con quell'infamante personaggio che ha fatto morire di crepacuore anche il saggio dottor Di Bella.... Con chi si sarebbe dovuta scusare la Brigliadori? Con quelli che le hanno ucciso amici e parenti ????
non sarebbe forse questa gente che ha campato sulle nostre vite a doversi scusare con l'Italia intera... con l'umanità, con la scienza venduta alle farmaceutiche che si nutrono di cadaveri...non dovrebbe essere questa categoria di falsi professori a scusarsi con noi..persone che hanno finto di non vedere la verità????
forse passeranno ancora degli anni perché ci sia questo processo... ma quello che oggi dico verrà fuori e verrà provato scientificamente e verranno dimostrati gli intrallazzi economici che hanno mantenuto questo omertoso silenzio... come in questo caso..si cerca di buttarla in baruffa, ma io non ho mai perso il controllo...che io mi sia curata senza medici non è che l'effetto di questa realtà e io sono la prova vivente di quello che sostengo... ho smesso per sempre di temere il tumore o il cancro ho imparato a controllare il mio corpo astrale attraverso la meditazione e oggi chiunque lo volesse potrebbe far regredire da solo i tumori più diversi... unendo l'antroposofia con la sua conoscenza iniziatica a quanto dimostrato da Hamer..... e non potranno dire che io non sono stata una di quelle persone che volontariamente in pena libertà e non per interessi privati... ha fatto in modo che la verità venisse finalmente scoperta.
Questo per dimostrarvi la censura sistematica che esiste in Italia, anche in un programma apparentemente liberale come questo . L'intervento che ha causato la mia reazione, era legato alle cure chemioterapiche sulle quali come sapete ho preso posizione da molti anni, avendo perso mia madre di chemioterapia e mia nonna e decine di altre persone che non sono morte di cancro, come nel caso della povera Karina, ma di veleni propinati con l'autorizzazione del Ministero della Sanità attraverso i protocolli obbligatori. Il nostro ex ministro della Salute ha ucciso con la sua connivenza diverse persone che io conosco con cure sbagliate... non si poteva ancora dimostrare questo fatto qualche anno fa... ma grazie alle ricerche della Nuova Medicina di Hamer oggi risulta evidente che tutte le persone che sviluppano metastasi dimostrano errori terapeutici.
Quando siamo di fronte a un tumore se il tumore viene accolto attraverso la comprensione delle cause e la loro risoluzione, se le persone non vengono spaventate e massacrate da continui interventi devastanti , il tumore regredisce spontaneamente. Lo hanno dimostrato gli stessi medici negli studi di anatomo patologia dove trovavano centinaia di tumori regrediti da soli solo perché le persone non sapevano di averli!!!!
Il sistema medico ha creato invece una compressione psichica un' ipnosi collettiva che permette alle persone di farsi manipolare le convincono a subire una violenza inaudita in senso chirurgico e poi accettando un falso uso terapeutico facendosi mettere nel sangue dei veleni che poi chiedono il conto.
Se guardiamo la strage dovuta alla chemioterapia da decine di anni ormai, superiamo il numero delle vittime dei campi di concentramento: allora ci fu un processo per crimini contro l'umanità a Norimberga, io chiedo lo stesso processo per queste persone che hanno continuato a fare il male quando la verità era pubblicata da oltre vent'anni... hanno continuato a propinare cure sbagliate pur sapendo di causare la morte.
questo il motivo dalla mia uscita di scena e poi sono tornata perché rispetto il pubblico più dei cani da guardia di un potere che ormai è agli sgoccioli e ho potuto dire ancora alcune cose che oggi hanno portato qui sulla mia pagina altre migliaia di persone che ormai hanno capito che chi è "fuori di testa" in questo tempo...non sono certo io!
Quello che ho detto al Costanzo Show è che sto aspettando un processo per crimini contro l'umanità all'indirizzo di questo mefistofelico medico che non voglio neanche nominare, che ha creato un istituto sulla pelle della gente lo faccio in nome di Lucia Rippo di Daniela Zanatta solo per citare le ultime persone che ho visto distruggere un po' alla volta dalle sue false cure.
adesso avendo perso clienti, allo IEO si è inventato la macchina che radia le persone, che credono di fare qualcosa di utile... ma che si procurano dei danni ancora più micidiali alle loro forze... danni sempre più subdoli da verificare nell'immediato, ma che nelle prossime incarnazioni produrranno generazioni di minorati...e lo dico davvero con una stretta al cuore...
Avendo detto questo, il servo del potere di nome Costanzo, ha fatto in modo di chiudere il mio microfono, io mi sono alzata e me lo sono strappata da sola... e ho detto che non sarei rimasta lì a fare la statuina muta.... ovviamente poi hanno tagliato il mio intervento... e non si capiva come mai dicessero che avrei dovuto scusarmi con quell'infamante personaggio che ha fatto morire di crepacuore anche il saggio dottor Di Bella.... Con chi si sarebbe dovuta scusare la Brigliadori? Con quelli che le hanno ucciso amici e parenti ????
non sarebbe forse questa gente che ha campato sulle nostre vite a doversi scusare con l'Italia intera... con l'umanità, con la scienza venduta alle farmaceutiche che si nutrono di cadaveri...non dovrebbe essere questa categoria di falsi professori a scusarsi con noi..persone che hanno finto di non vedere la verità????
forse passeranno ancora degli anni perché ci sia questo processo... ma quello che oggi dico verrà fuori e verrà provato scientificamente e verranno dimostrati gli intrallazzi economici che hanno mantenuto questo omertoso silenzio... come in questo caso..si cerca di buttarla in baruffa, ma io non ho mai perso il controllo...che io mi sia curata senza medici non è che l'effetto di questa realtà e io sono la prova vivente di quello che sostengo... ho smesso per sempre di temere il tumore o il cancro ho imparato a controllare il mio corpo astrale attraverso la meditazione e oggi chiunque lo volesse potrebbe far regredire da solo i tumori più diversi... unendo l'antroposofia con la sua conoscenza iniziatica a quanto dimostrato da Hamer..... e non potranno dire che io non sono stata una di quelle persone che volontariamente in pena libertà e non per interessi privati... ha fatto in modo che la verità venisse finalmente scoperta.
sabato 20 maggio 2017
cancro: un crepuscolo degli dei
Tratto dal libro di Alberto R. Mondini "Il tradimento della medicina"
Come è nata questa strana pratica di somministrare terribili sostanze ai pazienti per guarirli, la chemioterapia?
Essa si basa sul fatto che le cellule cancerose sono più deboli di quelle sane, pertanto, sotto l'azione di veleni o di radiazioni ionizzanti, sono le prime a morire. Questa constatazione porta però a una delle pratiche più insensate della storia della medicina: avvelenare ed irradiare il paziente per guarirlo! Anche la persona meno informata, riesce a comprendere che guarigione significa miglioramento della salute.
Nessuna persona sana di mente penserebbe che l'inquinamento, gli esperimenti atomici o l'incidente di Chernobyl siano i provvidenziali vantaggi dei nostri tempi per mantenerci sani.
Tutte quelle discussioni fatte in televisione di volta in volta su chemio o medicine alternative hanno un solo scopo: confondere le idee e annebbiare le menti della gente.
E’ molto facile saperlo; basta fare quello che si fa con qualsiasi altra cosa di qualsiasi genere per sapere se è funziona o no: si osservano i RI-SUL-TA-TI...
Su di essa esistono studi, statistiche, dati ufficiali accurati.
E’ vero che gli oncologi, con la complicità dei media, creano su di essi una cortina fumogena, ma non è per niente difficile averli; poi basta leggerli. Io li ho trovati e ve li posso comunicare. Ripeto: questi non sono i miei dati, sono i dati ufficiali dell’oncologia ufficiale. Confrontateli con le centinaia di ore di chiacchiere televisive trionfalistiche di Tirelli & C.
Prima di tutto bisogna sapere cosa si intende in medicina per paziente guarito di cancro. Poiché effettive guarigioni non ne ottengono mai, definiscono guarito colui che sopravvive almeno cinque anni dal giorno della diagnosi, anche se muore cinque anni e un giorno dopo, anche se alla fine del quinto anno ha un cancro grande come una zucca che gli sta straziando il corpo...
Credo che veramente poche persone conoscano questo dato. Non è che venga tenuto segreto; ma, per darvi un’idea, io per televisione in tanti anni l’ho sentito spiegare solo un paio di volte e solo di sfuggita.
Ricordatevi che cambiare il significato alle parole è un mezzo importante per confondere e dominare. Questo dato pertanto è fondamentale, è una chiave per capire veramente tutti i discorsi che fanno gli oncologi quando parlano di “guarigione”.
Premesso ciò, loro proclamano che: ogni 100 persone che si ammalano di cancro, 50 guariscono; in altre parole ciò significa soltanto che 50 muoiono entro 5 anni dalla diagnosi, le altre dopo.
In verità la cose stanno perfino molto, ma molto peggio di così.
Se lasciamo perdere le chiacchiere televisive e le cialtronate per ottenere offerte e finanziamenti e ci riferiamo a ciò che effettivamente è scritto e provato, troviamo che la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di “tumore certo” è mediamente del 7%. Nella tabella seguente trovate i dati riferiti ad alcuni specifici tipi di tumore. Sono presi dal monumentale trattato “Medicina Oncologica” di Bonadonna e Robustelli” (testo universitario): mille pagine per dire “non ci abbiamo capito niente”.
Tumore / Sopravvivenza a 5 anni
Glomi maligni (cervello): meno di 10%
Distretto cervico facciale: meno di 5%
Melanomi maligni meno: di 20%
Neoplasie maligne dell’orecchio e della mastoide: meno di 25%
Polmone: 7,50%
Mesotelioma della pleura: 0%
Carcinoma dell’esofago meno: di 10%
Carcinoma dello stomaco meno: di 13%
Neoplasie del piccolo intestino: 25%
Carcinoma del fegato: 0-2%
Carcinoma della colecisti: meno di 3%
Carcinoma del pancreas: 2%.
Carcinoma mammario localmente avanzato: 5%
Ma perfino questi dati sono troppo ottimistici! Un lavoro scientifico pubblicato nel 2004, prende in esame dieci anni di statistiche mediche australiane e americane (gennaio 1994-gennaio 2004) sui risultati della chemio nella cura del cancro. I risultati, usciti dallo spoglio di un campione immenso e più che rappresentativo di circa 227.800 casi di tumore, sono catastrofici: in media, solo il 2% dei pazienti sottoposti alla chemio risulta essere ancora vivo dopo 5 anni dall’inizio del trattamento “terapeutico” (1).
Provate un po’ ad immaginare un impresario edile che costruisce case il cui 93 o 98 % crolla entro cinque anni dalla costruzione. Prima di tutto nessuno lo pagherebbe più e poi verrebbe messo in galera; a meno che qualcuno non lo appenda prima al più vicino lampione... Invece gli oncologi vengono strapagati, onorati, vezzeggiati, ascoltati per ore e ore in noiosissime trasmissioni televisive di medicina. I più famosi oncologi italiani riescono a farsi pagare 200-300 euro o più per una visita di 10-15 minuti!
Incomprensibile... Il fatto è che costoro fanno leva sulla paura, sul dolore e sull’ignoranza di questi dati da parte dei malati e dei loro famigliari. Come la paura e l’ignoranza vengono poi alimentate sistematicamente con ogni mezzo, potete facilmente constatarlo voi stessi.
Il Prof. Luigi Di Bella qualche anno fa avvertì che “se una persona viene dimessa dall'ospedale, si dice che è in remissione. Quando ritorna viene curata e viene dimessa un'altra volta. Se ogni dimissione viene considerata come un dato positivo, i conti aumentano. E siccome non si può morire più di una volta, se un individuo è stato dimesso 9 volte ed è morto una volta sola si avrà un 90% di guarigione e il 10% di mortalità. La fortuna dei medici è che si muore una volta sola”.
Estremamente importante in questo contesto è la vasta indagine condotta lungo 23 anni dal Prof. Hardin B. Jones, fisiologo presso l'Università della California, e presentata già nel 1975 al Congresso di Cancerologia, presso l'Università di Berkeley. Oltre a denunciare l'uso di statistiche falsificate, egli prova che i cancerosi che non si sottopongono alle tre terapie canoniche (chemio, radio e chirurgia N.d.A.) sopravvivono più a lungo o almeno quanto chi riceve queste terapie. Come dimostra Jones, le malate di cancro al seno che hanno rifiutato le terapie tradizionali, mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da coloro che si sono invece sottoposte alle cure complete.
Uno studio condotto da quattro ricercatori inglesi, pubblicato su una delle riviste mediche più autorevoli del mondo, The Lancet del 13-12-1975, e che riguarda 188 pazienti affetti da carcinoma inoperabile ai bronchi. La vita media di quelli trattati con chemioterapia completa fu di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero alcun trattamento ebbero una sopravvivenza media di 220 giorni.
Un altro dato fondamentale che indica come le terapie ufficiali per i tumori siano inefficaci, sono semplicemente le statistiche di morte per tumore. Nonostante le decine di miliardi di euro spesi per la ricerca e le centinaia di miliardi per i trattamenti, i dati degli istituti di statistica di tutti gli stati occidentali mostrano che le morti per cancro dal 1950 alla fine del secolo sono continuamente e notevolmente aumentate.
Riunione del settembre 1994 del President's Cancer Panel: “Tutto sommato, i resoconti sui grandi successi contro il cancro, devono essere messi a confronto con questi dati” aveva detto Bailar, indicando un semplice grafico che mostrava un netto e continuo aumento della mortalità per cancro negli Stati Uniti dal 1950 al 1990. “Torno a concludere, come feci sette anni fa, che i nostri vent'anni di guerra al cancro sono stati un fallimento su tutta la linea.”
Chi è questo personaggio che esprime idee così eretiche, un naturopata? un ciarlatano, come è stato definito Di Bella? Un guaritore che approfitta dei poveri malati? Uno che non conosce le percentuali di guarigione? Risulta difficile definire ciarlatano o incompetente, John C. Bailar III, insigne professore alla Mc Gill University, uno dei più famosi esperti di epidemiologia e biostatistica. Non parlava del resto ad una platea di sprovveduti; il President's Cancer Panel è nato in conseguenza del National Cancer Act, un programma di lotta contro il cancro, firmato dal presidente americano Richard Nixon il 23 dicembre 1971 e per cui si sono spesi fino al 1994 ben 25 miliardi di dollari. I dati relativi alla situazione della lotta al cancro vengono forniti direttamente al Presidente degli Stati Uniti. La conclusione principale di Bailar, con cui l'NCI (National Cancer Institute) concorda, è che la mortalità per cancro negli Stati Uniti è aumentata del 7% dal 1975 al 1990. Come tutte quelle citate da Bailar, questa cifra è stata corretta per compensare il cambiamento nelle dimensioni e nella composizione della popolazione rispetto all'età, cosicché l'aumento non può essere attribuito al fatto che si muore meno frequentemente per altre malattie. I dati “grezzi” sono ancora più pesanti.
Esaminiamo altri dati e altre falsificazioni
Gli oncologi vanno dicendo che le possibilità di guarire dal cancro sono molto più alte oggi, il 50 %, rispetto al 20 % del 1930. Se teniamo per buoni questi dati (ma sappiamo che sono privi di fondamento), come mai allora le morti per cancro sono spaventosamente aumentate negli ultimi 70 anni? Il fatto è che nel 1930 non esistevano tutti i sofisticati mezzi di diagnosi e le campagne di sensibilizzazione alla diagnosi precoce; pertanto il cancro veniva scoperto tardivamente e così il tempo fra la diagnosi e il decesso era breve, se non brevissimo. Oggi invece, poiché la diagnosi avviene spesso in tempi molto più precoci, la morte arriva più tardi rispetto alla diagnosi stessa e più sovente oltre i fatidici 5 anni!
Cito ancora la conclusione a cui sono arrivati ricercatori del Dipartimento di genetica e di biologia molecolare dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma attraverso ricerche sperimentali. Essi “confermano, infatti, che alcuni chemioterapici, quali la citosinarabinoside, il metotrexato, la vincristina ed il cisplatino4 (sostanze usate comunemente e quotidianamente nei trattamenti N.d.A.), in particolari linee tumorali aumentano la resistenza alla morte cellulare (...) Questi risultati sono sorprendenti, poiché dimostrano che i suddetti chemioterapici non uccidono le cellule tumorali, come invece generalmente si ritiene, bensì, impedendo l’apoptosi (morte della cellula, N.d.A.), facilitano la crescita del tumore” (2)
A fronte di un’efficacia nulla della chemioterapia e degli altri trattamenti, ben testimoniata dai risultati, vi è la terribile tossicità delle sostanze usate, tanto è vero che le autorità sanitarie hanno dovuto prendere drastici provvedimenti per salvaguardare la salute dei lavoratori addetti alla manipolazione e somministrazione di questi cosiddetti farmaci (medici, infermieri e farmacisti). Poiché la lista degli effetti collaterali è molto lunga, mi limito a darvi alcune delle caratteristiche tossicologiche in generale e di un paio di sostanze specifiche, prendendole da una pubblicazione dell’Istituto Superiore della Sanità.
Chemio in generale. Tra una ventina di effetti collaterali, troviamo: sterilità, aborti, malformazioni nei figli, danni a cuore, fegato, reni, sistema nervoso e produzione di tumori secondari (!!!).
“Infatti, non solo essi sono in grado di innescare la trasformazionedi cellule normali in maligne, ma tendono a ridurre le difese endogene contro l’insorgenza di neoplasie” (3) Lo sanno anche loro che questa è una pratica assassina; di questo non avevo dubbi.
Antraciclinici: “Stomatite, alopecia e disturbi gastrointestinali sono comuni ma reversibili. La cardiomiopatia, un effetto collaterale caratteristico di questa classe di chemioterapici, può essere acuta (raramente grave) o cronica (mortalità nel 50 % dei casi). Tutti gli antraciclinici sono potenzialmente mutageni e cancerogeni”
Procarbazina: “È cancerogena, mutagena e teratogena (malformazioni nei figli, N.d.A.) e il suo impiego è associato a un rischio del 5-10 % di leucemia acuta, che aumenta per i soggetti trattati anche con terapia radiante”.
Qual'è la castroneria che sta alla base di questa orribile situazione? Nonostante nel corso dei decenni ci siano sempre stati molti pareri contrari, tutta l'oncologia oggi si basa su un'ipotesi (badate bene, solo un'ipotesi), che non è mai stata dimostrata. Secondo questa tesi, il cancro si origina da una cellula che, per un danno genetico, comincia a proliferare all'impazzata. Senza a stare ad esaminare quanto sia attendibile da un punto di vista scientifico questa teoria, limitiamoci a riflettere sui risultati ottenuti su questa base negli ultimi 60 anni: zero. Nonostante il totale fallimento di questa teoria, nessuna voce contraria ha alcuna possibilità di essere ascoltata. Perfino la medicina non convenzionale ne è stata contagiata e, nonostante i suoi risultati sicuramente migliori, non ha trovato il bandolo della matassa.
La fine della grande saga
Fin dagli anni '40 (almeno per quanto riguarda l'Italia) la dott.sa Jolles Fonti nelle sue documentate pubblicazioni aveva prospettato, inascoltata, l'ipotesi che il cancro avesse un'origine infettiva.
Dobbiamo però arrivare al 1996 perché questa ipotesi cominci a dare i suoi frutti: nonostante le avversioni, le vere e proprie persecuzioni, gli scarsi mezzi, due ricercatori indipendenti arrivano alla soluzione del grande enigma cancro. Oggi, dopo aver osservato per più di 10 anni molti casi clinici trattati con successo, posso affermare senza alcun timore che il cancro è causato da un fungo.
Nel caso del cancro abbiamo un'infezione fungina che costituisce la causa della malattia; le cellule cancerose sono solo una conseguenza, un sintomo; sono anche l'estrema reazione di difesa dell'organismo per isolare il fungo ed impedirgli di infiltrarsi in organi vitali. Accanirsi contro queste povere cellule, come fa la medicina ufficiale, darà come unico risultato indebolire questa difesa e tutto il resto dell'organismo; infatti di regola, dopo la chemioterapia, la massa tumorale diminuisce o sparisce e poco tempo dopo il fungo dilaga con le metastasi e con le micidiali forme di cancro indifferenziato, infiltrandosi dappertutto senza più ostacoli.
L'ing. Enzo Maggiore e il dott. Tullio Simoncini, senza conoscersi, sono arrivati a questa conclusione.
Come è nata questa strana pratica di somministrare terribili sostanze ai pazienti per guarirli, la chemioterapia?
Essa si basa sul fatto che le cellule cancerose sono più deboli di quelle sane, pertanto, sotto l'azione di veleni o di radiazioni ionizzanti, sono le prime a morire. Questa constatazione porta però a una delle pratiche più insensate della storia della medicina: avvelenare ed irradiare il paziente per guarirlo! Anche la persona meno informata, riesce a comprendere che guarigione significa miglioramento della salute.
Nessuna persona sana di mente penserebbe che l'inquinamento, gli esperimenti atomici o l'incidente di Chernobyl siano i provvidenziali vantaggi dei nostri tempi per mantenerci sani.
Tutte quelle discussioni fatte in televisione di volta in volta su chemio o medicine alternative hanno un solo scopo: confondere le idee e annebbiare le menti della gente.
In verità la questione è di una semplicità lapalissiana e disarmante. Vogliamo sapere se la chemio è una terapia valida o no?
Su di essa esistono studi, statistiche, dati ufficiali accurati.
E’ vero che gli oncologi, con la complicità dei media, creano su di essi una cortina fumogena, ma non è per niente difficile averli; poi basta leggerli. Io li ho trovati e ve li posso comunicare. Ripeto: questi non sono i miei dati, sono i dati ufficiali dell’oncologia ufficiale. Confrontateli con le centinaia di ore di chiacchiere televisive trionfalistiche di Tirelli & C.
Prima di tutto bisogna sapere cosa si intende in medicina per paziente guarito di cancro. Poiché effettive guarigioni non ne ottengono mai, definiscono guarito colui che sopravvive almeno cinque anni dal giorno della diagnosi, anche se muore cinque anni e un giorno dopo, anche se alla fine del quinto anno ha un cancro grande come una zucca che gli sta straziando il corpo...
Credo che veramente poche persone conoscano questo dato. Non è che venga tenuto segreto; ma, per darvi un’idea, io per televisione in tanti anni l’ho sentito spiegare solo un paio di volte e solo di sfuggita.
Ricordatevi che cambiare il significato alle parole è un mezzo importante per confondere e dominare. Questo dato pertanto è fondamentale, è una chiave per capire veramente tutti i discorsi che fanno gli oncologi quando parlano di “guarigione”.
Premesso ciò, loro proclamano che: ogni 100 persone che si ammalano di cancro, 50 guariscono; in altre parole ciò significa soltanto che 50 muoiono entro 5 anni dalla diagnosi, le altre dopo.
In verità la cose stanno perfino molto, ma molto peggio di così.
Se lasciamo perdere le chiacchiere televisive e le cialtronate per ottenere offerte e finanziamenti e ci riferiamo a ciò che effettivamente è scritto e provato, troviamo che la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di “tumore certo” è mediamente del 7%. Nella tabella seguente trovate i dati riferiti ad alcuni specifici tipi di tumore. Sono presi dal monumentale trattato “Medicina Oncologica” di Bonadonna e Robustelli” (testo universitario): mille pagine per dire “non ci abbiamo capito niente”.
Tumore / Sopravvivenza a 5 anni
Glomi maligni (cervello): meno di 10%
Distretto cervico facciale: meno di 5%
Melanomi maligni meno: di 20%
Neoplasie maligne dell’orecchio e della mastoide: meno di 25%
Polmone: 7,50%
Mesotelioma della pleura: 0%
Carcinoma dell’esofago meno: di 10%
Carcinoma dello stomaco meno: di 13%
Neoplasie del piccolo intestino: 25%
Carcinoma del fegato: 0-2%
Carcinoma della colecisti: meno di 3%
Carcinoma del pancreas: 2%.
Carcinoma mammario localmente avanzato: 5%
Ma perfino questi dati sono troppo ottimistici! Un lavoro scientifico pubblicato nel 2004, prende in esame dieci anni di statistiche mediche australiane e americane (gennaio 1994-gennaio 2004) sui risultati della chemio nella cura del cancro. I risultati, usciti dallo spoglio di un campione immenso e più che rappresentativo di circa 227.800 casi di tumore, sono catastrofici: in media, solo il 2% dei pazienti sottoposti alla chemio risulta essere ancora vivo dopo 5 anni dall’inizio del trattamento “terapeutico” (1).
Provate un po’ ad immaginare un impresario edile che costruisce case il cui 93 o 98 % crolla entro cinque anni dalla costruzione. Prima di tutto nessuno lo pagherebbe più e poi verrebbe messo in galera; a meno che qualcuno non lo appenda prima al più vicino lampione... Invece gli oncologi vengono strapagati, onorati, vezzeggiati, ascoltati per ore e ore in noiosissime trasmissioni televisive di medicina. I più famosi oncologi italiani riescono a farsi pagare 200-300 euro o più per una visita di 10-15 minuti!
Incomprensibile... Il fatto è che costoro fanno leva sulla paura, sul dolore e sull’ignoranza di questi dati da parte dei malati e dei loro famigliari. Come la paura e l’ignoranza vengono poi alimentate sistematicamente con ogni mezzo, potete facilmente constatarlo voi stessi.
Il Prof. Luigi Di Bella qualche anno fa avvertì che “se una persona viene dimessa dall'ospedale, si dice che è in remissione. Quando ritorna viene curata e viene dimessa un'altra volta. Se ogni dimissione viene considerata come un dato positivo, i conti aumentano. E siccome non si può morire più di una volta, se un individuo è stato dimesso 9 volte ed è morto una volta sola si avrà un 90% di guarigione e il 10% di mortalità. La fortuna dei medici è che si muore una volta sola”.
Estremamente importante in questo contesto è la vasta indagine condotta lungo 23 anni dal Prof. Hardin B. Jones, fisiologo presso l'Università della California, e presentata già nel 1975 al Congresso di Cancerologia, presso l'Università di Berkeley. Oltre a denunciare l'uso di statistiche falsificate, egli prova che i cancerosi che non si sottopongono alle tre terapie canoniche (chemio, radio e chirurgia N.d.A.) sopravvivono più a lungo o almeno quanto chi riceve queste terapie. Come dimostra Jones, le malate di cancro al seno che hanno rifiutato le terapie tradizionali, mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo, quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da coloro che si sono invece sottoposte alle cure complete.
Uno studio condotto da quattro ricercatori inglesi, pubblicato su una delle riviste mediche più autorevoli del mondo, The Lancet del 13-12-1975, e che riguarda 188 pazienti affetti da carcinoma inoperabile ai bronchi. La vita media di quelli trattati con chemioterapia completa fu di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero alcun trattamento ebbero una sopravvivenza media di 220 giorni.
Un altro dato fondamentale che indica come le terapie ufficiali per i tumori siano inefficaci, sono semplicemente le statistiche di morte per tumore. Nonostante le decine di miliardi di euro spesi per la ricerca e le centinaia di miliardi per i trattamenti, i dati degli istituti di statistica di tutti gli stati occidentali mostrano che le morti per cancro dal 1950 alla fine del secolo sono continuamente e notevolmente aumentate.
Riunione del settembre 1994 del President's Cancer Panel: “Tutto sommato, i resoconti sui grandi successi contro il cancro, devono essere messi a confronto con questi dati” aveva detto Bailar, indicando un semplice grafico che mostrava un netto e continuo aumento della mortalità per cancro negli Stati Uniti dal 1950 al 1990. “Torno a concludere, come feci sette anni fa, che i nostri vent'anni di guerra al cancro sono stati un fallimento su tutta la linea.”
Chi è questo personaggio che esprime idee così eretiche, un naturopata? un ciarlatano, come è stato definito Di Bella? Un guaritore che approfitta dei poveri malati? Uno che non conosce le percentuali di guarigione? Risulta difficile definire ciarlatano o incompetente, John C. Bailar III, insigne professore alla Mc Gill University, uno dei più famosi esperti di epidemiologia e biostatistica. Non parlava del resto ad una platea di sprovveduti; il President's Cancer Panel è nato in conseguenza del National Cancer Act, un programma di lotta contro il cancro, firmato dal presidente americano Richard Nixon il 23 dicembre 1971 e per cui si sono spesi fino al 1994 ben 25 miliardi di dollari. I dati relativi alla situazione della lotta al cancro vengono forniti direttamente al Presidente degli Stati Uniti. La conclusione principale di Bailar, con cui l'NCI (National Cancer Institute) concorda, è che la mortalità per cancro negli Stati Uniti è aumentata del 7% dal 1975 al 1990. Come tutte quelle citate da Bailar, questa cifra è stata corretta per compensare il cambiamento nelle dimensioni e nella composizione della popolazione rispetto all'età, cosicché l'aumento non può essere attribuito al fatto che si muore meno frequentemente per altre malattie. I dati “grezzi” sono ancora più pesanti.
Esaminiamo altri dati e altre falsificazioni
Gli oncologi vanno dicendo che le possibilità di guarire dal cancro sono molto più alte oggi, il 50 %, rispetto al 20 % del 1930. Se teniamo per buoni questi dati (ma sappiamo che sono privi di fondamento), come mai allora le morti per cancro sono spaventosamente aumentate negli ultimi 70 anni? Il fatto è che nel 1930 non esistevano tutti i sofisticati mezzi di diagnosi e le campagne di sensibilizzazione alla diagnosi precoce; pertanto il cancro veniva scoperto tardivamente e così il tempo fra la diagnosi e il decesso era breve, se non brevissimo. Oggi invece, poiché la diagnosi avviene spesso in tempi molto più precoci, la morte arriva più tardi rispetto alla diagnosi stessa e più sovente oltre i fatidici 5 anni!
Cito ancora la conclusione a cui sono arrivati ricercatori del Dipartimento di genetica e di biologia molecolare dell’Università degli Studi La Sapienza di Roma attraverso ricerche sperimentali. Essi “confermano, infatti, che alcuni chemioterapici, quali la citosinarabinoside, il metotrexato, la vincristina ed il cisplatino4 (sostanze usate comunemente e quotidianamente nei trattamenti N.d.A.), in particolari linee tumorali aumentano la resistenza alla morte cellulare (...) Questi risultati sono sorprendenti, poiché dimostrano che i suddetti chemioterapici non uccidono le cellule tumorali, come invece generalmente si ritiene, bensì, impedendo l’apoptosi (morte della cellula, N.d.A.), facilitano la crescita del tumore” (2)
A fronte di un’efficacia nulla della chemioterapia e degli altri trattamenti, ben testimoniata dai risultati, vi è la terribile tossicità delle sostanze usate, tanto è vero che le autorità sanitarie hanno dovuto prendere drastici provvedimenti per salvaguardare la salute dei lavoratori addetti alla manipolazione e somministrazione di questi cosiddetti farmaci (medici, infermieri e farmacisti). Poiché la lista degli effetti collaterali è molto lunga, mi limito a darvi alcune delle caratteristiche tossicologiche in generale e di un paio di sostanze specifiche, prendendole da una pubblicazione dell’Istituto Superiore della Sanità.
Chemio in generale. Tra una ventina di effetti collaterali, troviamo: sterilità, aborti, malformazioni nei figli, danni a cuore, fegato, reni, sistema nervoso e produzione di tumori secondari (!!!).
“Infatti, non solo essi sono in grado di innescare la trasformazionedi cellule normali in maligne, ma tendono a ridurre le difese endogene contro l’insorgenza di neoplasie” (3) Lo sanno anche loro che questa è una pratica assassina; di questo non avevo dubbi.
Antraciclinici: “Stomatite, alopecia e disturbi gastrointestinali sono comuni ma reversibili. La cardiomiopatia, un effetto collaterale caratteristico di questa classe di chemioterapici, può essere acuta (raramente grave) o cronica (mortalità nel 50 % dei casi). Tutti gli antraciclinici sono potenzialmente mutageni e cancerogeni”
Procarbazina: “È cancerogena, mutagena e teratogena (malformazioni nei figli, N.d.A.) e il suo impiego è associato a un rischio del 5-10 % di leucemia acuta, che aumenta per i soggetti trattati anche con terapia radiante”.
Qual'è la castroneria che sta alla base di questa orribile situazione? Nonostante nel corso dei decenni ci siano sempre stati molti pareri contrari, tutta l'oncologia oggi si basa su un'ipotesi (badate bene, solo un'ipotesi), che non è mai stata dimostrata. Secondo questa tesi, il cancro si origina da una cellula che, per un danno genetico, comincia a proliferare all'impazzata. Senza a stare ad esaminare quanto sia attendibile da un punto di vista scientifico questa teoria, limitiamoci a riflettere sui risultati ottenuti su questa base negli ultimi 60 anni: zero. Nonostante il totale fallimento di questa teoria, nessuna voce contraria ha alcuna possibilità di essere ascoltata. Perfino la medicina non convenzionale ne è stata contagiata e, nonostante i suoi risultati sicuramente migliori, non ha trovato il bandolo della matassa.
La fine della grande saga
Fin dagli anni '40 (almeno per quanto riguarda l'Italia) la dott.sa Jolles Fonti nelle sue documentate pubblicazioni aveva prospettato, inascoltata, l'ipotesi che il cancro avesse un'origine infettiva.
Dobbiamo però arrivare al 1996 perché questa ipotesi cominci a dare i suoi frutti: nonostante le avversioni, le vere e proprie persecuzioni, gli scarsi mezzi, due ricercatori indipendenti arrivano alla soluzione del grande enigma cancro. Oggi, dopo aver osservato per più di 10 anni molti casi clinici trattati con successo, posso affermare senza alcun timore che il cancro è causato da un fungo.
Nel caso del cancro abbiamo un'infezione fungina che costituisce la causa della malattia; le cellule cancerose sono solo una conseguenza, un sintomo; sono anche l'estrema reazione di difesa dell'organismo per isolare il fungo ed impedirgli di infiltrarsi in organi vitali. Accanirsi contro queste povere cellule, come fa la medicina ufficiale, darà come unico risultato indebolire questa difesa e tutto il resto dell'organismo; infatti di regola, dopo la chemioterapia, la massa tumorale diminuisce o sparisce e poco tempo dopo il fungo dilaga con le metastasi e con le micidiali forme di cancro indifferenziato, infiltrandosi dappertutto senza più ostacoli.
L'ing. Enzo Maggiore e il dott. Tullio Simoncini, senza conoscersi, sono arrivati a questa conclusione.
Ma è quest'ultimo quello che maggiormente è destinato a mettere fine al mostruoso “affare cancro”; questa saga moderna di sofferenze inaudite, di paure, di milioni di morti, di noiose trasmissioni televisive, di raccolte di offerte, di “esperti” pomposi, strapagati e boriosi; la saga delle ricerche infinite e mai concluse, delle scoperte continue ed inutili, delle speranze sempre alimentate e sempre deluse, delle associazioni per la ricerca, delle campagne di prevenzione, ecc, ecc... ma soprattutto la saga dei soldi, tanti, ma proprio tanti soldi.
Ora, come pensate che sarebbe accolta la persona che, dando la soluzione, mettesse fine a tutto questo? Sarebbe onorata? premiata? le darebbero il Nobel? No. Io penso che lei dovrebbe temere per la sua vita... Quello che è ancora più grave per Simoncini è il fatto che la sostanza che ha scoperto essere il miglior rimedio fungicida, e quindi anticancro, è il semplicebicarbonato di sodio (0,80 euro al chilo al supermercato). Di fronte a ciò, come pensate che potranno sentirsi i vari baroni dell'oncologia che per decenni hanno succhiato fondi giganteschi, che hanno condotto complicate, astruse e inutili ricerche, che hanno usato come terapia costosissime e complicate tecnologie e sostanze chimiche? Saranno molto preoccupati, come minimo, e odieranno lo scopritore. Pensate: un cancro allo stomaco, per esempio, sparisce con un cucchiaino di bicarbonato bevuto in un bicchier d'acqua a digiuno al mattino e uno alla sera per qualche settimana.
Quando il caso Simoncini “scoppierà”, non so cosa succederà veramente; ma suppongo che la credibilità di tutta la medicina potrebbe ricevere un colpo così tremendo da non riuscire a sopravvivere (almeno nella sua forma attuale). Questo colpo inoltre ha buone probabilità di ripercuotersi su tutta la scienza e su tutto il pensiero filosofico oggi imperante. Oggi, pertanto, potremo trovarci allo storico punto di svolta che segnerà la fine di quell'enorme, poderosa costruzione del pensiero e del potere su cui ormai si basa tutta la nostra civiltà morente: il materialismo (o, con altro termine più riduttivo, lo scientismo). Questo edificio è talmente possente da far paura ma, se lo esaminate da vicino, vi accorgete che è putrido; non ci vorrebbe molto a farlo crollare e il “caso Simoncini” potrebbe segnare l'inizio della sua fine. Molto dipenderà anche da come i protagonisti riusciranno a gestire la situazione che verrà a crearsi.
Ci sarebbe da scrivere anche sulle cosiddette terapie per l'artrosi, per l'osteoporosi, per i denti, per l'arteriosclerosi, per il mal di testa, per la febbre, ecc, ecc, ecc... praticamente sull'intera medicina.
La dura verità è che non si tratta di qualche errore. È tutta l'impostazione della medicina di stato e delle multinazionali che è totalmente, irrimediabilmente sbagliata; è ovvio che tutte le metodiche che ne derivano siano totalmente e tragicamente sbagliate. Naturalmente gli immensi interessi di soldi e potere che girano nel sistema sanitario sostengono e perpetuano questo stato di cose.
Attualmente questo sistema è assolutamente impenetrabile a qualsiasi possibilità di cambiamento. Non solo le case farmaceutiche, le università, gli ordini dei medici e tutti gli altri elementi del sistema sanitario fanno quadrato contro qualsiasi voce contraria, ma essi trovano appoggio totale nella politica, nella magistratura, nei mezzi di informazione e, paradossalmente, perfino nella maggior parte delle persone. Vittime inconsapevoli, plagiate dal tubo catodico casalingo (per averlo pagano perfino una tassa!), incapaci di un giudizio autonomo o totalmente disinformate, ingannate, truffate, diventano a loro volta carnefici di se stessi, dei propri familiari e perfino di tutte quelle persone oneste che, mettendo in gioco la loro esistenza, osano proclamare certe verità.
Guardate queste persone: sono letteralmente affamate di medicinali. Li vogliono gratuiti, come per diritto naturale. Li vedete uscire dalle farmacie con grandi borse piene delle scatole multicolori che contengono le sostanze necessarie a loro la salute. Sono totalmente irresponsabili per quanto riguarda il loro corpo; hanno assolutamente bisogno di qualcun altro che gli dica come stanno e cosa fare per la loro salute, anche per un minimo disturbo.
In genere cominciano con qualche antidolorifico, antinfiammatorio o qualcosa del genere verso i 40 anni. Venti o trent'anni dopo li vedrete consumare fino a dieci o quindici diversi farmaci ogni giorno; avranno già alcune mutilazioni chirurgiche; pieni di dolori, condurranno una vita avvilente per l'incapacità di assolvere anche semplici funzioni fisiologiche in maniera normale. Possono morire così, maledicendo la vita, le sofferenze e Dio, bruciati dalla chemioterapia (che accetteranno, anzi, vorranno incondizionatamente); oppure potranno vivere ancora per alcuni anni allo stato vegetale per demenza senile o per le conseguenze di un ictus. I più fortunati saranno quelli che moriranno in breve tempo per incidente, infarto o altre malattie fulminanti; se pure è una fortuna morire per questo a 50 o 60 anni...
Questi sono i nostri vecchi, questo è il destino dell'umanità, se non riusciremo a cambiare il sistema.
(1) The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5 year survival in adult malignancies, G. Moran, Clinical Oncol., 2004
Ora, come pensate che sarebbe accolta la persona che, dando la soluzione, mettesse fine a tutto questo? Sarebbe onorata? premiata? le darebbero il Nobel? No. Io penso che lei dovrebbe temere per la sua vita... Quello che è ancora più grave per Simoncini è il fatto che la sostanza che ha scoperto essere il miglior rimedio fungicida, e quindi anticancro, è il semplicebicarbonato di sodio (0,80 euro al chilo al supermercato). Di fronte a ciò, come pensate che potranno sentirsi i vari baroni dell'oncologia che per decenni hanno succhiato fondi giganteschi, che hanno condotto complicate, astruse e inutili ricerche, che hanno usato come terapia costosissime e complicate tecnologie e sostanze chimiche? Saranno molto preoccupati, come minimo, e odieranno lo scopritore. Pensate: un cancro allo stomaco, per esempio, sparisce con un cucchiaino di bicarbonato bevuto in un bicchier d'acqua a digiuno al mattino e uno alla sera per qualche settimana.
Quando il caso Simoncini “scoppierà”, non so cosa succederà veramente; ma suppongo che la credibilità di tutta la medicina potrebbe ricevere un colpo così tremendo da non riuscire a sopravvivere (almeno nella sua forma attuale). Questo colpo inoltre ha buone probabilità di ripercuotersi su tutta la scienza e su tutto il pensiero filosofico oggi imperante. Oggi, pertanto, potremo trovarci allo storico punto di svolta che segnerà la fine di quell'enorme, poderosa costruzione del pensiero e del potere su cui ormai si basa tutta la nostra civiltà morente: il materialismo (o, con altro termine più riduttivo, lo scientismo). Questo edificio è talmente possente da far paura ma, se lo esaminate da vicino, vi accorgete che è putrido; non ci vorrebbe molto a farlo crollare e il “caso Simoncini” potrebbe segnare l'inizio della sua fine. Molto dipenderà anche da come i protagonisti riusciranno a gestire la situazione che verrà a crearsi.
Ci sarebbe da scrivere anche sulle cosiddette terapie per l'artrosi, per l'osteoporosi, per i denti, per l'arteriosclerosi, per il mal di testa, per la febbre, ecc, ecc, ecc... praticamente sull'intera medicina.
La dura verità è che non si tratta di qualche errore. È tutta l'impostazione della medicina di stato e delle multinazionali che è totalmente, irrimediabilmente sbagliata; è ovvio che tutte le metodiche che ne derivano siano totalmente e tragicamente sbagliate. Naturalmente gli immensi interessi di soldi e potere che girano nel sistema sanitario sostengono e perpetuano questo stato di cose.
Attualmente questo sistema è assolutamente impenetrabile a qualsiasi possibilità di cambiamento. Non solo le case farmaceutiche, le università, gli ordini dei medici e tutti gli altri elementi del sistema sanitario fanno quadrato contro qualsiasi voce contraria, ma essi trovano appoggio totale nella politica, nella magistratura, nei mezzi di informazione e, paradossalmente, perfino nella maggior parte delle persone. Vittime inconsapevoli, plagiate dal tubo catodico casalingo (per averlo pagano perfino una tassa!), incapaci di un giudizio autonomo o totalmente disinformate, ingannate, truffate, diventano a loro volta carnefici di se stessi, dei propri familiari e perfino di tutte quelle persone oneste che, mettendo in gioco la loro esistenza, osano proclamare certe verità.
Guardate queste persone: sono letteralmente affamate di medicinali. Li vogliono gratuiti, come per diritto naturale. Li vedete uscire dalle farmacie con grandi borse piene delle scatole multicolori che contengono le sostanze necessarie a loro la salute. Sono totalmente irresponsabili per quanto riguarda il loro corpo; hanno assolutamente bisogno di qualcun altro che gli dica come stanno e cosa fare per la loro salute, anche per un minimo disturbo.
In genere cominciano con qualche antidolorifico, antinfiammatorio o qualcosa del genere verso i 40 anni. Venti o trent'anni dopo li vedrete consumare fino a dieci o quindici diversi farmaci ogni giorno; avranno già alcune mutilazioni chirurgiche; pieni di dolori, condurranno una vita avvilente per l'incapacità di assolvere anche semplici funzioni fisiologiche in maniera normale. Possono morire così, maledicendo la vita, le sofferenze e Dio, bruciati dalla chemioterapia (che accetteranno, anzi, vorranno incondizionatamente); oppure potranno vivere ancora per alcuni anni allo stato vegetale per demenza senile o per le conseguenze di un ictus. I più fortunati saranno quelli che moriranno in breve tempo per incidente, infarto o altre malattie fulminanti; se pure è una fortuna morire per questo a 50 o 60 anni...
Questi sono i nostri vecchi, questo è il destino dell'umanità, se non riusciremo a cambiare il sistema.
(1) The contribution of cytotoxic chemotherapy to 5 year survival in adult malignancies, G. Moran, Clinical Oncol., 2004
(2)
Nuove prospettive nella prevenzione e nel trattamento delle neoplasie, prof. R.
De Magistris, dott.ssa A. Giordano
(3) Esposizione professionale a chemioterapici antiblastici, Istituto Superiore di
Sanità
PDF: caisse.viveremeglio.org
Si può leggere anche: Cancro. le statistiche truccate
fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/
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