CRISTO MORTO - ANDREA MANTEGNA
domenica 14 aprile 2013
giovedì 11 aprile 2013
piatto pomeriggio d'aprile
martedì 9 aprile 2013
boh, mah
nel mondo virtuale
un gioco di consumo emozionale
ha senso se lo trasformi nel mondo reale
ossìa la ricerca di qualcosa da inzuppare,
chissà che sapore avrà una stella!?
Così, cosà, boh, mah,
cosa hai avvertito, cosa hai provato!?
Non saprei, non ho un indizio
l'argomento si è esaurito prima dell'inizio.
Cittadino, non farti pregare
mettiti a nudo, svelaci il tuo segreto,
nessun segreto, ultimamente sono molto irrequieto,
mi duole il didietro,
per assurdo ho provato con la terapia d'urto
ma non è servito,
così, cosà, boh, mah,
cosa hai avvertito, cosa hai provato!?
Non saprei, ce l'ho sempre nel culo,
ci sono abiutato
lunedì 8 aprile 2013
la Phoebus, le lampadine e il consumismo forzato
Ciao ragazzi,
postando questo documentario sarebbe interessante scambiare due chiacchiere su questa Obsolescenza Programmata e sul Cartello Phoebus.
Vi posto prima di tutto due righe che ho trovato su www.fanpage.it, dopodichè vi potrete gustare il documentario che dura circa 50 minuti. Buona visione.
La storia di cui voglio raccontarvi oggi inizia a Livemore, in California, dove qualcosa di veramente speciale, fa luce sul lavoro all’interno di una stazione di pompieri. E’ la lampadina più antica del mondo, che funziona ininterrottamente dal 1901. Già due Web Cam, poste a monitoraggio del delicato oggetto, hanno dovuto arrendersi alla sua tenacia, e la terza è sul punto si consumarsi, ma la lampadina non ne vuol sapere, e continua a fare quello per cui è stata creata centodieci anni fa, emettere luce, quando ancora la vita di un prodotto valeva per quanto durava.
L’obsolescenza programmata è un fenomeno che regola le nostre vite di consumatori, e che ha inizio, in maniera più o meno ufficiale, nel lontano 1924, quando viene creato il primo cartello mondiale per controllare la produzione di lampadine, la Phoebus. Una compagnia di produttori europei e statunitensi, che assume il controllo del mercato e dei milioni di clienti di lampadine, portate poi rapidamente dalle 2500 ore di vita certificate, alle più utili 1000 ore, con una necessità di ricambio del prodotto molto più frequente.
Questo trucco dei grandi produttori di merci, accompagna la società dei consumi di massa sin dalla sua nascita. Nella grande crisi del 1929 fu addirittura indicato come via per il recupero dell’economia, e successivamente si è di fatto impiantato nel nostro sistema di mercato, sino a renderci schiavi del prodotto, e disposti a tutto pur di averne uno nuovo nel momento in cui questo si guasti.
Ogni computer, stampante o televisore, ha una programmazione di vita, stabilita tecnicamente, che decreta inevitabilmente la morte dell’oggetto dopo un certo periodo di tempo, (scaduta la garanzia sospettano alcuni), e lo stesso accade con i prodotti di altro genere, come nel caso di una lampadina o di un abito.
fonte: www.eclisseforum.it
obsolescenza programmata
cosa dice Wikipedia sull'argomento:
"L'obsolescenza pianificata o obsolescenza programmata nel design industriale è una politica volta a definire il ciclo vitale (la durata) di un prodotto. In tal modo in fase di progettazione viene deliberatamente definita una vita utile limitata di un prodotto, che quindi diventerà obsoleto o non funzionante dopo un certo periodo. Ciò si può ottenere costruendo i beni in oggetto con materiali di qualità inferiore, o mediante l'inserimento di meccanismi anche di tipo elettronico o seguendo comunque canoni costruttivi tali da rendere impossibile o troppo costosa la loro riparazione una volta che dovessero guastarsi.
Un modo molto più sottile per rendere prematuramente obsoleto un prodotto che ancora funziona è quello di immetterne sul mercato dopo poco tempo una nuova versione dotata di maggiori optional, preferibilmente dopo una adeguata campagna pubblicitaria che induca nel consumatore finale l’idea che la sua “vecchia versione” del prodotto sia ormai sorpassata ed inadeguata.
L'obsolescenza pianificata ha dei benefici esclusivamente per il produttore, perché per ottenere un uso continuativo del prodotto il consumatore è obbligato ad acquistarne uno nuovo.
L'obsolescenza pianificata è stata criticata sia per l'incentivazione di un surplus di rifiuti, per l'enorme e non sostenibile spreco delle risorse derivante dalla diffusa applicazione di queste politiche e per il fatto di creare artificialmente dei bisogni da parte del consumatore; Apple venne per esempio citata in giudizio nel 2003, con una class action a causa della durata delle batterie dell'iPod, volutamente programmate con una breve vita in modo che il consumatore compri dei nuovi modelli dopo un limitato periodo di uso, anche perché l'azienda in origine non volle offrire sul mercato delle batterie di ricambio.
Origini del termine
Il termine "obsolescenza pianificata" è nato negli Stati Uniti. Brooks Stevens è stato il coniatore del termine e della sua definizione. Stevens definì questo concetto come l’instillare nell'acquirente il desiderio di comprare qualcosa di un po' più nuovo, un po' migliore e un po' prima di quanto non fosse necessario.
Piuttosto che creare manufatti poveri che sarebbero stati sostituiti in breve tempo, l'idea di Stevens era di progettare prodotti sempre nuovi che utilizzassero le moderne tecnologie, e generassero nuovi gusti e necessità. Nella sua ottica l'obsolescenza pianificata serviva a far girare la ruota della produzione e del consumo a pieno regime, per il beneficio di tutta la società.
Stevens era vissuto in un'epoca in cui la società non era conscia dei possibili danni ambientali causati dai rifiuti come lo siamo oggi. Comunque ha sempre dichiarato che non considerava l'obsolescenza pianificata come una sistematica produzione di rifiuti, ma supponeva che i prodotti sarebbero finiti nel mercato di seconda mano, dove avrebbero potuto essere acquistati da persone con un potere di acquisto inferiore."
sabato 6 aprile 2013
Kelly
Io sono sopravvissuta al cancro per tre volte (Hodgkins, del seno e della tiroide), dopo aver avuto una doppia mastectomia, ho scelto di non avere la ricostruzione, ho fatto un tatuaggio dove una volta era il mio seno. Il mio tatuaggio simboleggia una trasformazione, la metamorfosi, come una farfalla sono cambiata sulla parte esterna, ma dentro sono rimasta la stessa. E' il mio distintivo di onore e di forza, un pezzo di arte, bella, che porto con orgoglio perché rappresenta come ho preso a calci in culo il cancro e come i seni non definiscono chi sono io come persona e come donna. Tanto amore da tutti i guerrieri del cancro (chi è qui o chi non è più qui) e dei loro sostenitori, per continuare a combattere la nostra lotta...
♥ Kelly
venerdì 5 aprile 2013
con testo
baciami, baciami affascinante signora
baciami, baciami galante mora
baciami, sì, straniera, baciami ora,
nonostante tu non sia vera
hai sfiorato la sfera
aizzando una torbida atmosfera
che tutto divora,
in me la poesia alberga ancora, fino ad allora
ho premuto il tasto
ed ho succhiato l'asta
poi ho di nuovo premuto il tasto
ed ho leccato il punto di vista,
cosa ho ottenuto se non una situazione imprevista!?
Non se ne caverà un ragno dal buco,
non tanto dal buco e nemmeno dal ragno
quanto l'amoroso trasporto, indecifrabile sogno
come indecifrabile pretesto
posto in questo contesto indigesto
di un desiderio deleterio,
è buio pesto ed io non esisto,
l'imprevisto è lesto, è lento ogni gesto
anche se non l'ho richiesto seppur modesto,
l'universo mio non è vasto.
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