CRISTO MORTO - ANDREA MANTEGNA

giovedì 11 gennaio 2018

Santo Stefano: la corona e la pietra


Retaggio di antichi culti solari, i dodici giorni che seguono il Natale e che si concludono con l’Epifania hanno un carattere magico. Anche se non è strettamente questo il tema del presente articolo, vorrei parlare di un aspetto comunque affascinante. Nel dodekahemron natalizio si inserisce un giorno particolare, quello successivo alla Natività, noto come giorno di santo Stefano. Come possiamo vedere, anche nel calendario cristiano si ripropone la sacralità dei dodici giorni, poiché nei giorni che seguono la manifestazione di Cristo furono posti i comites Christi, i compagni di Cristo, quelli che ne hanno seguito l’esempio fino a rendergli testimonianza con il martirio. Così, il 26 dicembre si ricorda santo Stefano, primo martire della cristianità, il 27 san Giovanni Evangelista, il prediletto da Gesù, e il 28 i Santi Innocenti, i bambini fatti uccidere da Erode. In passato anche la celebrazione dei santi Pietro e Paolo era fissata nella settimana dopo il Natale, ma venne poi trasferita al 29 giugno.


Chi era santo Stefano?

Come quasi sempre capita in questi casi, non si ha una risposta certa. Le uniche testimonianze giungono dai capitoli 6 e 7 degli Atti degli Apostoli, dove si narra degli ultimi suoi giorni. Di Stefano si ignora la provenienza, ma si ipotizza fosse un ebreo ellenistico (di lingua greca) originario di Gerusalemme. Certamente fu tra i primi giudei convertiti che iniziarono a seguire gli Apostoli. Grazie alla sua cultura, saggezza e fede genuina fu nominato primo dei diaconi di Gerusalemme. Con questo incarico, Stefano si mostrava pieno di grazie e di fortezza, compiva grandi prodigi tra il popolo e si dedicava alla predicazione, con la quale convertì numerosi ebrei. Tuttavia, Stefano fu accusato di blasfemia, trascinato davanti al sinedrio e, con l’intervento di falsi testimoni, condannato. Il suo discorso fece scoppiare l’odio e il rancore dei presenti, che si scagliarono su di lui e a strattoni lo trascinarono fuori dalle mura della città e presero a lapidarlo. Posarono i loro mantelli ai piedi di un giovane di nome Saulo di Tarso (il futuro san Paolo), che assisteva all’esecuzione. Il sinedrio non poteva emettere condanne a morte, ma non fu in grado nemmeno di emettere una sentenza, in quanto Stefano fu trascinato fuori dal furore del popolo, quindi si trattò di un linciaggio incontrollato.
Sempre secondo gli Atti, persone pie ne seppellirono il corpo per non lasciarlo in preda alle bestie selvagge. Nel frattempo, nella città di Gerusalemme Saulo scatenò una violenta persecuzione contro i cristiani. 
La data di morte può essere fissata con una certa sicurezza: il fatto che non sia stato ucciso mediante crocifissione (ovvero con il metodo usato dagli occupanti romani), bensì tramite lapidazione, significa che la morte di Stefano è avvenuta durante il periodo di vuoto amministrativo seguito alla deposizione di Ponzio Pilato. In quel periodo a comandare in Palestina era il sinedrio, che agiva in base alle usanze locali. Fin qui la storia…

Le reliquie
​«Soltanto a Roma se ne veneravano tre braccia in tre diverse chiese»
Alfredo Cattabiani, Santi d'Italia

La storia delle reliquie di Stefano, come spesso accade in questi casi, sfocia nella leggenda. Il 3 dicembre 415, il sacerdote Luciano di Kefar-Gamla ebbe in sogno la visione di un vecchio in abiti liturgici, con una lunga barba bianca e con in mano una bacchetta d’oro. Questi gli disse di essere Gamaliele, rabbino che istruì san Paolo, e che aveva sepolto nel suo giardino le spoglie di santo Stefano, san Nicodemo e san Abiba. Indicò quindi a prete Luciano il luogo di sepoltura collettivo in modo che le reliquie venissero collocate in un luogo più consono alla venerazione. Con l’accordo del vescovo di Gerusalemme, si iniziò lo scavo con il ritrovamento delle reliquie. La notizia destò stupore nel mondo cristiano che ormai era in piena affermazione dopo la libertà di culto sancita dall’imperatore Costantino un secolo prima.
Da qui iniziò la diffusione delle reliquie di santo Stefano. Una piccola parte fu lasciata al prete Luciano, il resto fu traslato il 26 dicembre 415 nella chiesa di Sion a Gerusalemme. Si racconta che bastasse solo toccare le reliquie affinché si producesse un miracolo. Si dice anche che tali reliquie furono razziate nel corso delle crociate, cosicché ne giunsero effettivamente parecchie in Europa: Venezia, Costantinopoli, Napoli, Besançon, Ancona, Ravenna, ma soprattutto Roma. Difficile distinguere i falsi dalle autentiche: basti pensare che nel XVIII secolo a Roma si veneravano il cranio nella basilica di San Paolo fuori le Mura, un braccio a sant’Ivo alla Sapienza, un secondo braccio a San Luigi dei Francesi… e un terzo braccio a Santa Cecilia! Oltre a quasi un corpo intero nella basilica di San Lorenzo fuori le Mura.


Una piccola indagine: la corona

Addentriamoci un po’ più a fondo. Che cosa cela il nome Stefano? Gli Atti riportano il nome greco di στέφανος (stéphanos), che significa “corona”. La corona si deposita sul capo, quindi è un dono venuto dall’alto, che sancisce l’unione tra il mondo degli uomini e quello del cielo, del quale capta le virtù. È curioso notare che anche nelle raffigurazioni delle danze macabre la morte sia spesso incoronata (come tramite con l’altro mondo) e che addirittura in alcuni casi questo venga ribadito dai cartigli: mi riferisco alla danza macabra affrescata da Simone Baschenis all’esterno della chiesa di san Vigilio di Pinzolo, dove si legge un poema con l’incipit «Io sont la morte che porto corona».1 Oltre a simbolo di unione (non a caso gli sposi bizantini si scambiano la corona oltre all’anello), la corona è un antico simbolo degli eletti. Tuttavia, al tempo della redazione degli Atti, si distinguevano due tipi di corone, indicate con due termini diversi: διάδημα (diàdema), che ha dato direttamente la parola “diadema” e στέφανος. Il primo termine di riferisce alla corona regale, quella che legittima la maestà di un sovrano, mentre il secondo indica la corona concessa come premio per aver superato una prova. In particolare, è quest’ultimo aspetto che ci interessa e che si riscontra in vari ambiti. Atleti e vati erano incoronati con fronde vegetali in quello che è un retaggio dell’incoronamento più arcaico tramite ghirlande di fiori e bacche. Per i cristiani, la corona dell’atleta vittorioso denota gloria e diventa così la corona del martirio, il giusto premio al termine di una vita tesa allo sforzo di seguire il modello di Cristo. Uno dei principali attributi della Passione di Cristo è la corona di spine, per la quale nei vangeli si usa la parola stéphanos: per esempio, in Gio 19, 2 si legge «στρατιῶται πλέξαντες στέφανον ἐξ ἀκανθῶν [...]» (I soldati, intrecciata una corona di spine). Nell’Apocalisse, la donna che schiaccia il serpente porta sul capo una corona di dodici stelle: anche in questo caso, il testo greco parla di stéphanos («κεφαλῆς αὐτῆς στέφανος ἀστέρων δώδεκα», sul suo capo una corona di dodici stelle, Ap 12, 1). Non da ultimo, per la recita del rosario si usa una corona… Ma questo aspetto meriterebbe un discorso a parte. Rimanendo sempre nell’ambito del martirio, credo che valga la pena ricordare il rituale della liturgia ambrosiana in occasione delle celebrazioni per i martiri e che nel VII secolo era indicato come corona et pharum. All’ingresso del presbiterio si predisponeva una specie di lampadario formato da una serie di lumi disposti a corona, sopra i quali era stato posto un anello di bambagia. Questo, ardendo, comunicava il fuoco alle singole lampade. Secondo alcuni studiosi, l’interpretazione di questo rito sarebbe collegata all’immagine del trionfo e della gloria dei martiri. Con il tempo, il faro si trasformò da corona di lampade a un globo di bambagia, a cui il celebrante stesso dà fuoco con tre candeline accese al termine della processione di ingresso.  Proseguendo sempre su questa linea, possiamo vedere che il 14 maggio il martirologio romano commemora una curiosa coppia di santi, Vittore e Corona, patroni della città di Feltre. Vittore era un legionario romano, mentre Corona era la moglie di un compagno di Vittore ed entrambi furono martirizzati ad Alessandretta nel 171 d.C. Corona presenziò al supplizio di Vittore e, dopo aver avuto la visione di un angelo che portava loro due corone, incitò il legionario a sopportare le torture fino al martirio. Fu questo il motivo che condusse anche la giovane Corona al sacrificio estremo. Curiosamente, i due santi portano il nome di Vittore (victor, il vincitore) e Corona (con il significato visto in precedenza): si tratterebbe perciò di due nomi simbolici assegnati a due martiri anonimi. I due sono ricordati anche il 1° aprile come san Vittore e santa Stefania… ed ecco che ritorna il nome del nostro santo.Ma il nome latino corona ci riserva un’altra piccola sorpresa. Deriva dal termine cornu, a sua volta originato dalla radice *ker-keras (collegata al nome cervus e anche alla divinità Cernunnos) e richiama l’idea di circolarità. Un nome affine sarebbe infatti il greco χορεία (danza circolare) e quindi all’italiano coro, coreutica. Dunque, corona e corna sono termini strettamente collegati: l’uno indica uno sviluppo circolare e l’altro spiraliforme. Anche in questo caso, è ribadito il concetto di elevazione e dignità (le corna erano sul capo delle antiche divinità), nonché di luce sulla calotta cranica... Ma questo ci ricorda l’episodio di Mosè: il trigramma masoretico קרן (KRN) è lo stesso alla base dei termini קָרַן (karàn, risplendere) e קֶרֶן (kéren, corna ma anche raggio, emanazione). Forse la traduzione che ne fece san Girolamo nella vulgata (cornuta facie) non era poi così del tutto errata…


La pietra

Ma Stefano non è solo corona. Il suo nome è legato anche alla pietra, prima di tutto per la modalità del martirio, avvenuto per lapidazione. Tra le numerose reliquie del santo, si conserva anche una delle pietre del suo martirio. Si trova ora in un reliquiario del XV secolo nella chiesa di santa Maria della Piazza di Ancona. Pare che un mercante, dopo aver assistito al martirio, raccolse uno dei sassi che avevano colpito Stefano e lo portò ad Ancona, dando così precoce avvio al cristianesimo nella città.
Inoltre, narra una leggenda che durante l'adorazione del bambino Gesù, le donne con i lattanti si fossero avvicinate alla grotta per ricevere benedizioni. Una di queste donne, Tecla, non aveva figli, ma desiderava comunque avvicinarsi al Bambino. Prese allora una pietra, la avvolse in fasce e si avvicinò alla grotta di Betlemme. Dopo aver reso omaggio al Bambino, Maria le chiese che cosa stesse facendo e Tecla rispose che avrebbe dovuto allattare il suo figlio maschio. Le disse Maria: «puoi farlo qui, il tuo desiderio è stato esaudito. La pietra che porti con te è diventata il bambino che tanto desideravi. Ricorda però che questo bambino, nato da una pietra, morirà da adulto per mano di pietre». Vediamo come, in questa leggenda, Maria preconizzi il martirio di Stefano, così come nel suo cuore aveva previsto il sacrificio di Gesù.
La simbologia della pietra è molto forte. In particolare, la pietra grezza è androgina e primordiale, depositaria della sacralità degli inizi. Le pietre archetipiche hanno funzioni fondamentali: fungere da collegamento tra mondo terrestre e mondo celeste (come la pietra nera nella ka’ba della Mecca), costituire un punto centrale (l’omphalos, una sorta di ombelico del mondo) e agire da struttura fondante (la pietra angolare). Le più diffuse pietre archetipiche sono quelle che Mircea Eliade chiama betili e che caratterizzano i luoghi eccezionali, dove l’uomo sperimenta il contatto con la dimensione divina. Bethel (בֵּית־אֵל, casa di Dio) è infatti il nome dato da Giacobbe al luogo in cui, dopo essersi addormentato con la testa su una pietra, sognò la scala degli angeli. L’albero è in continuo dialogo con la pietra, in quanto il primo, con la sua continua rigenerazione, rappresenta l’eterno ritorno e la seconda è espressione di immutabilità e dimensione statica. L’albero, Cristo, è in dialogo continuo con Stefano, l’alter Christus. Stefano altro non è che la pietra immutabile sulla quale è stata posta una corona intrecciata con i rami dell’albero della vita.


Concludo qui il mio intervento su santo Stefano. Spero di essere riuscita a portare a conoscenza tutta la fitta rete di significati che sta dietro la figura di Stefano, spesso noto solo per essere il primo martire e per regalarci un giorno in più di vacanza dopo Natale. 2

Claudia Migliari

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/

Bibliografia essenziale

AA.VV.
1990 - La Bibbia di Gerusalemme, Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna

Ballerini, Selene
2007 - Danzare tra i mondi, Associazione Akkuaria,

Cattabiani, Alfredo
2004 - Santi d’Italia, BUR Rizzoli, Bologna
2008 - Calendario, Mondadori, Milano

Chevalier, Jean - Gheerbrant Alain
2011 - Dizionario dei simboli, RUR Rizzoli, Bologna

Massini, Carlo
1767 - Seconda raccolta di vite de' Santi per ciaschedun giorno dell'anno, Roma, Stamperia Marco Pagliarini (opera digitalizzata)

Pianigiani, Ottorino
1907 - Vocabolario etimologico della lingua italiana, Società editrice Dante Alighieri, Roma (versione online)

Terziroli, Giuseppe
2010 - L’itinerario della fede. Sacralità e arte in Santo Stefano, Associazione laicale don Luigi Antonetti, Varese

Widmann, Claudio
2014 - La simbologia del presepe, Edizioni Ma.Gi., Roma

Sitografia
Biblehub.com
www.stilearte.it

1Il cantautore Angelo Branduardi ha ripreso questi versi cantandoli su un’antica melodia friulana nel brano che è noto come Ballo in Fa diesis minore.

2 Il giorno di santo Stefano è stato dichiarato festivo per lo stato Italiano nel 1949 per prolungare il Natale. 


CLAUDIA MIGLIARI
La storia di Claudia inizia in un giorno di fine aprile del 1980. Il luogo dove è nata e cresciuta, il lago di Lugano, terra di confine e di contrasti, dove l'asprezza e il rigore delle montagne cedono il passo alla dolcezza mediterranea dei laghi, forma il suo carattere poliedrico. Da sempre appassionata di tutto ciò che la può portare in epoche lontane, si butta a capofitto sul disegno, sulla musica, sulla storia. Nel 1999 inizia la sua avventura come guida turistica presso una villa rinascimentale, dove ancora collabora. L'attività la coinvolge tanto, che nel 2005 consegue la certificazione ufficiale di guida turistica. Nel frattempo, conclude i suoi studi di lingue (e, naturalmente, storia delle lingue) e inizia a lavorare come traduttore, sua attuale professione. Ha al suo attivo la traduzione di quasi un centinaio di libri sugli argomenti più disparati, dalle fiabe e dalla narrativa per ragazzi, fino a libri di scultura su pietra e su legno e sulla storia della smaltatura dei metalli. Da marzo 2015, Claudia è segretario della Pro Loco del suo paese, Bisuschio, e continua le sue attività artistiche, prosegue con lo studio del canto lirico e... è sempre in giro per chiese o luoghi storici, purché siano antecedenti all'Ottocento! Per concludere, Claudia ha una fluente chioma ribelle e rossa, vive sola con un gatto nero, ha la casa piena di libri e ama studiare e conoscere i principi curativi delle erbe. Che cosa avrebbe pensato di lei un inquisitore?

parco giochi EROTICO per BAMBINI. Tutto normale, no?

Che sia in Italia o all’estero, è sin troppo evidente che la società è completamente andata!  
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Semplicemente AGGHIACCIANTI!!

fonte: https://disquisendo.wordpress.com/

domenica 7 gennaio 2018

il Re Cristiano: Alarico era giudeo, chi glielo spiega a Hitler?

Gettate la rete dall’altra parte della barca, e troverete. E’ una pesca miracolosa quella che il redivivo Gesù, nel Vangelo di Giovanni, promette agli apostoli increduli: se volete pesce, calate le vostre reti sul fianco destro dell’imbarcazione. Linguaggio cifrato: la verità ti attende dove mai avresti pensato che fosse – magari dentro di te, nell’emisfero destro del cervello? Tra le pagine (romanzesche) dedicate a un personaggio devotissimo all’uomo di Betlemme – il “Re Cristiano”, appunto, in azione trecento anni dopo gli eventi evangelici – Gianfranco Carpeoro avverte: li state cercando dalla parte sbagliata, i resti del mitico sovrano dei Visigoti, l’autore del primo Sacco di Roma. Lui, Alarico, recava scritto già nel suo nome il proprio destino: “Re di tutti”, in lingua norrena proto-germanica. “Re di tutti”, tant’è vero che non voleva affatto radere al suolo Roma: al contrario, ambiva a diventarne l’imperatore. Per questo, lasciata la città (non saccheggiata da lui, ma dai detenuti liberati) si portò via l’augusta principessa discendente della “gens Flavia”, Galla Placidia, sua promessa sposa, insieme a cui si spinse in Calabria per poi attraversare il Mediterraneo: diretto in Africa o a Gerusalemme? Morì a Cosenza, di malaria o avvelenato. Fu sepolto insieme al suo tesoro, a lungo inutilmente cercato – anche da Hitler. E adesso chi glielo spiega, al Führer, che forse il suo Alarico era addirittura un giudeo?
Avete sempre scavato dalla parte sbagliata, scrive Carpeoro, perché Alarico non era un barbaro germanico: era romanizzato e cristiano, sia pure di confessione ariana. E forse addirittura ebreo, discendente nientemeno che dalla Maddalena e da AlaricoGiuseppe di Arimatea, il misterioso armatore che riscattò il corpo di Cristo da Pilato. L’oscuro Giuseppe d’Arimatea, cioè l’uomo che poi, si racconta, nel Primo Secolo guidò la spedizione navale che portò in Europail Cristianesimo, tramite lo sbarco in Provenza delle “Marie venute dal mare” guidate proprio da Maria di Magdala, il cui vero nome – Miriam – è quello che tuttora i Gipsy attribuiscono alla loro regina, consacrata ogni anno a Saintes-Marie-De-La-Mer, in Camargue. Ma che c’entrano, i Goti, con i profughi palestinesi di origine semitica, probabilmente giudei, che raggiunsero le coste meridionali della Francia dopo i fatti di cui parlano i Vangeli? C’entrano eccome, se è vero che i Goti discesi dal Baltico e spintisi a ovest del Danubio – i Derving – poi cambiarono nome, secondo l’abate calabrese Gioacchino da Fiore, adottando la “M” di Miriam per diventare Merovingi, dinastia regale. E’ così strano pensare che un popolo erratico di origine baltica, poi attestatosi in Francia, sia entrato in contatto con i proto-cristiani di Palestina? Certo che no, se si pensa che i Goti furono in gran parte cristianizzati, già nel Quarto Secolo. Ma attenzione: non erano cattolici, erano seguaci di Ario.
Corrente gnostica, secondo cui Cristo è “figlio di Dio” esattamente quanto noi, ciascuno avendo in sé la propria quota di divinità, l’Arianesimo (bocciato nel 325 dal Concilio di Nicea insieme a tutti gli altri cristianesimi non cattolici) ebbe un vastissimo seguito, specie nell’Europa balcanica popolata dai Goti, all’epoca reduci dal Medio Oriente turco: il loro primo vescovo, Wulfila, a partire dall’anno 348 tradusse la Bibbia in lingua gotica. E’ proprio lui, Ulfila, che apre il romanzo meta-storico di Carpeoro, svelando al giovane Alarico il senso profondo e segreto della sua missione: conquistare la regalità nella giustizia, proprio nel nome della mitica antenata Miriam. Simbologo e studioso dei Rosacroce, Carpeoro fa discendere quel “mandato ancestrale” (il governo terreno illuminato dall’alto) direttamente dalla Bibbia: è il compito che Abramo riceverebbe dal misterioso Melchisedek, “Re di Giustizia”, al quale chiede di essere autorizzato a regnare sugli ebrei. E’ il mandato che poi Giuda riceverà a sua volta da Giacobbe-Israele, che descrive le doti del figlio con i tre colori della bandiera italiana. Nella Carpeorotradizione, proprio il bianco, il rosso e il verde designeranno il contenuto simbolico della discendenza di Davide, fino a tradursi nelle virtù teologali cristiane (fede, speranza e carità). Valori che il potere del mondo ha bandito, ma che qualcuno – in nome di Cristo – ha provato a restaurare? Anche indossando i panni, germanici ma romanizzati, dell’inquieto sovrano dei Goti dell’Ovest?
E’ la tesi attorno a cui si interroga Carpeoro, avvicinando il lettore ai primissimi secoli attraverso l’espediente letterario del noir, impersonato dall’anomalo ricercatore milanese Giulio Cortesi, appassionato di musica e soprattutto di cucina. Come già nel “Volo del Pellicano” e poi in “Labirinti”, Cortesi è vegliato dal suo ruvido angelo custode, il commissario Amedeo Bertossi, il cui mestiere non è inseguire fantasmi del passato, ma brutali assassini in carne e ossa. Killer contemporanei, che questa volta fanno fuori un professore – tedesco – che aveva scoperto qualcosa di sconcertante sulla vera identità di Alarico. Un’intuizione fondamentale, imbarazzante e molto pericolosa, che porta dritto anche alla precisa ubicazione della leggendaria sepoltura del condottiero. Se Cosenza è tuttora alla ricerca del Tesoro di Alarico su quella che era la riva pagana del Busento, Carpeoro – che è cosentino di nascita – cita il conterraneo Vincenzo Astorino per suggerire che le spoglie del sovrano vanno cercate sulla sponda opposta del fiumicello, quella che all’epoca era cristiana, dove sorgeva l’antichissima chiesetta di San Pancrazio, oggi interrata dai detriti alluvionali. Secondo la leggenda – e la poesia di August von Platen, tradotta da Carducci – I Visigoti seppelliscono Alarico a Cosenzaquel piccolo corso d’acqua avrebbe addirittura sommerso il Re dei Goti, inumato (come poi Attila) insieme al suo cavallo nel letto del torrente, deviato per l’occasione.
A decrittare anche quei versi ottocenteschi – scomponendoli, in un gioco enigmistico – provvede, nel romanzo, la favolosa équipe di cui si avvale Cortesi: il professore torinese e il suo amico simbologo, l’anziano architetto milanese che tiene in casa un Caravaggio non censito, e poi il vero “aiutante magico”, Fra’ Tommasino, il decano dell’Abbazia di Chiaravalle, “coadiuvato” (in sogno) da Cecilia, la ragazza amata dall’immenso pittore Giorgione, sulla cui “Tempesta” la critica non ha finito di arrovellarsi. Una trama agile e avvincente, piena di colpi di scena giocati tra Milano e la Calabria, riesce a trasportare il lettore tra le brume meno esplorate degli ultimi decenni dell’Impero Romano, dato già per morto quando invece era ancora enorme l’impronta di un grande imperatore come Teodosio. E’ proprio nella guerra di successione che si inserisce l’apparente outsider “germanico” Alarico, che contende Galla Placidia al figlio del suo altrettanto apparente antagonista, il generale Stilicone, accanto al quale ha anche combattuto per difendere Roma. Alarico? Era sì il Re dei germanici Dervingi, ma anche un cittadino romano, promosso addirittura governatore dell’Illiria. E non era pagano: era cristiano. Di più: era ariano, devoto al vescovo Ulfila.
Se poi il termine “ariano” ha assunto tutt’altro significato, lo si deve all’Uomo Nero, Hitler, che – in nome del mito della purezza razziale – spedì a Cosenza gli archeologi di Himmler e cercare, inutilmente, le spoglie (e il tesoro) del loro presunto campione germanico. Quello è il modo in cui la lettura distratta della storia può deviare dalla verità, coniando stereotipi e luoghi comuni che poi innescano dinamiche che finiscono sempre nello stesso modo, cioè con una strage di massa. Ne sa qualcosa il sinistro Rudolf von Sebottendorff , il vero fondatore del nazismo “etnico”, il cui spettro si presenta puntuale all’appuntamento coi lettori di Carpeoro – che non è uno storico, ma un simbologo: nella storia, cerca quello che gli storici non dicono, e forse non vedono. Per esempio: perché Alarico, conquistata Roma, porta con sé Galla Placidia? E perché, se voleva La volta del Mausoleo di Galla Placidiadirigersi in Africa, non è salpato da qualsiasi porto tirrenico, spingendosi invece fino a Reggio Calabria, cioè verso la rotta ionica del Medio Oriente? Aveva forse con sé qualcosa di prezioso, che – come poi i Templari – doveva essere “rimesso al suo posto”, cioè nel Tempio di Salomone a Gerusalemme, simbolo dell’unità pacifica di tutti i popoli della Terra?
“Il Re Cristiano” (l’acronimo è R+C, Rosacroce) è un romanzo per chi ama le domande, più che le risposte. E’ il sequel della storia che lo precede, “Labirinti”, e in fondo disegna un altro dedalo: come Teseo ha bisogno dell’amore di Arianna per uscire vivo dal labirinto del Minotauro, il valoroso Alarico deve avere al suo fianco Galla Placidia. Non riuscirà a portare a termine la missione, morendo ancora giovane senza poter instaurare il suo “regno di giustizia” a Roma? Ma la storia non finisce lì, avverte Carpeoro. Vi siete mai chiesti chi fosse, davvero, Galla Placidia? Perché era così ambita, importante, decisiva, al punto da regnare per molti anni, dopo la perdita di Alarico? Vi siete mai domandati perché si fece erigere lo spettacolare mausoleo funebre a Ravenna, per poi scegliere di essere sepolta altrove? Cosa nasconde, allora, il Mausoleo di Galla Placidia? E perché proprio lì, a due passi – come fosse un “guardiano della soglia” – volle farsi seppellire Dante Alighieri, amico dei Càtari e dei Templari, nonché capo della confraternita iniziatica dei Fidelis in Amore? Sono solo domande, non risposte. Ma quelle, del resto, spesso mancano anche agli storici. E appunto, a proposito di Goti: qualcuno s’è mai chiesto perché si chiamino “gotiche” le meravigliose cattedrali che ornano le capitali europee, erette mille anni dopo Alarico? E dunque: cosa salterebbe fuori, magari proprio a Cosenza, se qualcuno prima o poi si decidesse a gettare la rete “dall’altra parte”?
(Il libro: Giovanni Francesco Carpeoro, “Il Re Cristiano”, Melchisedek, 272 pagine, 22 euro).

fonte: http://www.libreidee.org/

martedì 2 gennaio 2018

"umbrella corporation" ... finzione o realtà?

VOLEVO PARLARVI DELLA SAGA DI RESIDENT EVIL, ORA NELLE SALE CINEMATOGRAFICHE CON IL NUOVO   "RESIDENT EVIL AFTERLIFE " ...
NELL' OPERA COMPLETA ED IN DIVENIRE, CHE E' PRODOTTA SIA COME ROMANZO, SIA COME FILMS, CHE IN VERSIONE VIDEOGAMES, VIENE RACCONTATA LA STORIA DI QUESTA SUPRA-CORPORATION GLOBALE, L' "UMBRELLA" APPUNTO, CHE SPAZIA DA RICERCHE MILITARI E SPERIMENTAZIONI SUL DNA A PRODOTTI FARMACEUTICI E CONTROLLO SATELLITARE SU VASTA SCALA, QUINDI UNA SORTA DI SUPER BIG BROTHER CON PIENI POTERI ED ESERCITO PRIVATO TRANSNAZIONALE ... SICURAMENTE, LA SAGA E' STATA ISPIRATA DA STORIE VERE, ED E' LA METAFORA DELLA SINARCHIA MONDIALISTA CHE TANTO ABBIAMO DISCUSSO SUL BLOG E CHE BENE CONOSCIAMO ...
CI SONO UNA MAREA DI RIFERIMENTI AL MONDO DESCRITTO DA ICKE E DAI COMPLOTTISTI IN GENERE, UNA SORTA DI COMPENDIO DI TUTTI I MALI POSSIBILI, RIUNITI SOTTO LA STESSA CAPPELLA, ANZI UMBRELLA, CON TANTO DI STEMMA TEMPLARE/NAZISTA/PAPALE/MALTESE E VIA DICENDO, RAPPRESENTATO DA UNA CROCE INSCRITTA ANCHE POCO SUBLIMINALMENTE NEL LOGO DELL' OMBRELLO, QUINDI LA CARA E VECCHIA CROCE ROSSA, DOVE I QUATTRO SEGMENTI SI RESTRINGONO GRAFICAMENTE VERSO IL CENTRO ...
LA STESSA CHE MOSTRA IL NAZINGER SULLE SPALLINE DELL' ABITO PAPALE, COME DA PRASSI ...
INIZIALMENTE, NON L' AVEVO PRESA IN CONSIDERAZIONE, PERCHE' LA CROCE ERA LEGGERMENTE INCLINATA SU DI UN LATO, MA NELL' ULTIMO FILM DELLA SERIE, VIENE MOSTRATA PIU' PALESEMENTE DI PRIMA E FINALMENTE CENTRALE ... E' INTERESSANTE COME LA CINEMATOGRAFIA STATUNITENSE, POMPI TANTO QUESTE TEMATICHE APOCALITTICHE DA NUOVO MILLENNIO, INFATTI ORA LE PRODUZIONI SONO TUTTE CONCENTRATE NELLA CREAZIONE DI QUESTI FILONI E GENERI POPOLARI PERSUASIVI, CHE OLTRE A FAR CASSA, ABITUANO LO SPETTATORE AD ACCETTARE E METABOLIZZARE UN SISTEMA TOTALIZZANTE, IMBATTIBILE E LIQUIDO ...
LA STESSA STORIA DELLA SAGA HORROR HI-TECH IN QUESTIONE, CI MOSTRA COME SIA POSSIBILE COSTRUIRE ARMI BIOLOGICHE, VIRUS MORTALI, COME CREARE ZOMBI E SOLDATI CLONATI, COME SIA CREATIVO PLASMARE MUTANTI E MOSTRI VARI, TERMINANDO CHI SI OPPONE AL SISTEMA, ANZI, ESSENDO LEI STESSA IL SISTEMA, QUINDI ESERCITO TRANSNAZIONALE, ARMI MILITARI DI OGNI GENERE, SATELLITI DI CONTROLLO CAPILLARI E SOPRATTUTTO, BASI SEGRETE SOTTERRANEE ... IL TUTTO, COME DICEVO SOPRA, SPONSORIZZATO DA QUEL FAMOSO LOGO CHE HA RAPPRESENTATO SVARIATE VOLTE, L' ICONOGRAFIA DEL POTERE COSTITUITO ... 
LA CROCE ROSSA TEMPLARE, IN UNA SORTA DI VERO NAZISMO GLOBALE PROTO-RELIGIOSO ED ASSOLUTO IN CHIAVE TEKNOLOGICA ... 
IL SIMBOLO RIASSUME TROPPE COSE PER NON ESSERE DESCRITTO ED ANALIZZATO, INFATTI, CI SVELA,SUBLIMINALMENTE E VOLUTAMENTE, CHI SONO COLORO CHE HANNO RAPPRESENTATO  E RAPPRESENTANO LA SINARCHIA MONDIALE ... I CAPISALDI DEL SISTEMA DEGLI ULTIMI 2000 ANNI DI POTERE ...
OVVERO LA RELIGIONE CATTOLICA E LA CHIESA, L' ESTREMISMO TEMPLARE, LA MASSONERIA OCCULTA DEI ROSACROCE, I CAVALIERI DI MALTA, IL NAZISMO E LA CORONA INGLESE, QUINDI LA MONARCHIA CHE CONTA ... 
ED INFATTI LA STORIA DEL LIBRO, PARLA DEL FONDATORE DELL' "UMBRELLA", COME DI UN DISCENDENTE DELLA FAMIGLIA REALE BRITANNICA, SEGUENDO GLI STEREOTIPI DEL COMPLOTTISMO DI SEMPRE, MA SVELANDO ED INCULCANDO CHE SONO VERAMENTE LORO I PROSECUTORI DEI TEMPLARI IN CHIAVE MODERNA, NARRANDO QUINDI LE VICENDE SU DI UN DOPPIO BINARIO, TRA IL FANTASY ED IL REALE, CONFONDENDO LA MASSA CHE PER LA MAGGIORANZA SARA' PORTATA A PENSARE CHE SOLO DI FANTASIA SI TRATTA, MENTRE SONO PRESENTI E MESCOLATE MOLTE VERITA' IN MANIERA AMBIGUA MA AL TEMPO STESSO SCIENTIFICA, DIREI MATEMATICA, IL TUTTO A PARTIRE DAL SIMBOLO, CHE SOVRAESPONE CON MODALITA' OSSESSIVA ED IPNOTICA ... 
VI INVITO A VEDERE LA SAGA, L' ULTIMO FILM E' PURE IN 3D, TANTO PER NON SMENTIRSI, MA ANCHE A LEGGERE LA STORIA DEL ROMANZO ED OSSERVARE LA STRUTTURA  DEL VIDEOGAME ...
QUI SOTTO TROVATE LA DESCRIZIONE ANALITICA DELL' " UMBRELLA CORPORATION " ...
LINK DEL LOGO : umbrellaxcorp.altervista.org

La Umbrella Corporation (anche nota come Umbrella Inc.) è una società biotecnologica fittizia presente nella serie dei videogame di Resident Evil. È la maggiore industria internazionale e i suoi interessi includono farmaceutica, apparecchi medici, difesa e computer oltre a operazioni clandestine che utilizzano l'ingegneria genetica e armi biologiche. La compagnia ha anche più volti pubblici (nel senso di attività) come produrre cosmetici e beni di consumo.
Un settore particolare dell'Umbrella opera come un esercito militare privato. Questo settore della società mantiene un reparto di contenimento addestrato al salvataggio, riconoscimento e operazioni para-militari. In aggiunta a questo reparto di contenimento, si aggiunge un reparto aereo, il quale mantiene una flotta di AV-8B Harrier VTOL jump jets, C-130water-aerei cargo capaci di atterraggi acquatici, CH-53 Sea Stallion elicotteri cargo, Hughes H-6 elicotteri d'attacco “Little Bird” , e altri macchinari per uso militare. La società utilizza queste risorse per assicurare e proteggere i suoi interessi, e anche l'alto profilo dei suoi impiegati.

Formazione 
L'Umbrella Corporation venne fondata nel 1968 da Lord Ozwell E. Spencer, un uomo discendente dalla Famiglia Reale Britannica. Il Dr. James Marcus e Lord Edward Ashford furono anch'essi coinvolti nella sua formazione, ma fu comunque Spencer la vera mente ideatrice della società, mentre Marcus e Ashford erano più interessati ai potenziali utilizzi del Virus Progenitore, un nuovo tipo di virus che i tre uomini avevano scoperto di recente.
Quando Edward Ashford morì per un incidente con il virus nel 1968, Spencer fu capace di tenere lontano Marcus dalla guida della società Raccoon City mentre egli avrebbe guidato la società per oltre trent'anni. Presto la Umbrella ricevette molti strumenti per le ricerche, e cominciò molti studi su varie armi biologiche e virus quali - T-Virus, Nemesis parasite e altri - ma fu il centro di ricerche di Arklay che divenne il più famoso, assieme al vicino centro di addestramento personale di Arklay, che era utilizzato per l'addestramento del personale dell'Umbrella e inoltre conteneva le installazioni di laboratorio. Comunque fu scoperto dal ricercatoreAlbert Wesker che il potenziale militare del T-virus non sarebbero mai venuti fuori a causa dei costi di ricerca e sviluppo, e che il centro di Arklay sembrava posto deliberatamente in un'area dove ogni perdita avrebbe causato un'incontrollabile esplosione.
In Spencer crebbe col tempo una certa diffidenza verso Marcus, ed era preoccupato che lo scienziato, che aveva ultimamente iniziato a fare un passo indietro con i suoi progetti di ricerca, potesse mettere in pericolo la sua posizione di figura chiave della Umbrella. Spencer programmò il suo assassinio assieme a Wesker e William Birkin. Birkin infine prese il controllo delle sue ricerche.

Prodotti 

Un fattore che contribuisce al successo della Umbrella sono i loro prodotti commerciali e non-letali. Tali prodotti includono:
  • Adravil: un analgesico.
  • Safsprin: uno dei tre prodotti pubblico principali della Umbrella. Basato sull'Aspirina, può essere usato come trattamento per varie comuni malattie quotidiane.
  • Uspirim: Un altro prodotto basato sull'aspirina, introdotto nel finale good di Alyssa Ashcroft in Resident Evil: Outbreak.
  • Aqua Cure: Successo pubblico della Umbrella, Aqua Cure è un unguento usato su ferite aperte che ha reso la società famosa in tutto il mondo. Viene considerato come il prodotto pubblico primario della Umbrella ed è molto efficace. Molto simile al riccorrente First Aid Spray che appare spesso nella serie.
  • Valifin: Un prodotto medicinale non-canonico menzionato nella trasformazione in fiction di Resident Evil: Zero Hour di S.D. Perry, il Valifin e una medicina pediatrica cardiologica che ha come effetto collaterale il guasto dell'attività renale.
  • Regenerate: Un prodotto non-canonico (menzionato solo nei film) per la cura della pelle, in grado di rianimare le cellule morte e ringiovanire l'aspetto fisico. È presente solo nel teaser trailer di Resident Evil: Apocalypse, strutturato come una finta pubblicità della Umbrella Corporation. Lo "spot" dichiara che il prodotto è basato su una non meglio specificata T-cell formula, il che lascia intendere che sia in qualche modo collegato al Virus T. In origine il prodotto doveva anche apparire nel film, e non solo nel trailer, ma le scene che lo riguardavano sono state tagliate.[1]
  • Altri prodotti visti in tutti i giochi di Resident Evil, ma non limitato a, soft drinks, cosmetici, e armi da fuoco.

Armi da fuoco 

  • Sporting Int. Magnum Custom Edition Una pistola. Appare in Resident Evil Zero.
  • Incinerator Unit Un lanciafiamme. Appare in Resident Evil, Resident Evil 2.
  • Semi-Automatic Anti-Tank Rifle Un grande fucile usato per distruggere veicoli armati. Appare in Resident Evil, Resident Evil Zero.
  • Spark Shot Una pistola che spara elettro shock per controllare le sperimentazioni sugli animali. Appare in Resident Evil 2.
  • Mine Thrower Una pistola con speciali pallottole che esplodono se qualcosa passa vicino a loro, o colpisce una creatura. Appare in Resident Evil 3.
  • Elite Python Una versione modificata della Colt Python .357 Magnum.
  • Linear Launcher Un lanciarazzi che spara raffiche estremamente potenti al plasma. Appare in Code: Veronica.
  • Charged Particle Rifle Una pistola che carica molecole con particelle negative o positive che possono elettrizzare i bersagli o disattivare scudi elettrici e danneggiare oggetti elettronici che emettono pulsazioni elettromagnetiche. Appare in Resident Evil: Dead Aim.

Nord America 

  • Arklay Research Facility: Una struttura di ricerca collocata nella foresta di Raccoon, tra le montagne di Arklay, cammuffata dalla villa progettata da George Trevor per Ozwell E. Spencer negli anni '60. Umbrella condusse qui la maggior parte dei sui esperimenti sul Virus T, inclusa la creazione del Tyrant.La struttura fu distrutta nel 1998 dopo la fuoriuscita del virus.
  • Umbrella Research Center: Anche conosciuto come Management Training Facility, questa costruzione, creata nel 1968, fu gestita da James Marcus allo scopo di istruire i futuri ricercatori dell'Umbrella. Fu ufficialmente chiusa nel 1978, anche se Marcus continuò le sue ricerche là fino al suo assassinio nel 1988. Un'unità investigativa fu inviata nel 1998 per ispezionare la struttura per una possibile riapertura. Fu distrutta da William Birkin.
  • Unnamed Chicago Research Facility: La struttura dove John, il fidanzato deceduto di Ada Wong, lavorò prima di essere trasferito all'Arklay Research Facility. William Birkin era solito visitare questa struttura per condurre un seminario di allenamento mensile.
  • Raccoon City Underground Laboratory: Struttura che cominciò ad essere costruita verso la fine del 1991 per il solo scopo di ospitare il progetto del Virus T di William Birkin. L'unico modo di accedervi è attraverso un sistema a cabina di funivia dentro le fogne di Raccoon City, inoltre è anche collegata alla Management Training Facility.
  • Dead Factory: Anche conosciuto come Disposal Facility, questa struttura, nascosta in una fabbrica abbandonata a Raccoon City, era usata per la distruzione chimica dei soggetti degli esperimenti. Contribuì molto all'epidemia del virus in città.
  • Raccoon City Corporate Headquarters: Una grande struttura usata per testare la capacità combattiva delle B.O.W. Qui venne impiegato un siero (antivirus) sperimentale per debellare il T-Virus.
  • Raccoon City Hospital: L'Umbrella costruì un piccolo laboratorio nel semiterrato dell'ospedale della città. Questo laboratorio conteneva il MA-124 Hunters in serbatoi di contenimento, oltre che un equipaggiamento per la sintetizzazione di un vaccino contro il Virus T.
  • Umbrella Corporation Office and Research Facility: La principale corporazione di uffici dell'Umbrella era collocata nel centro di Raccoon City. Questa struttura era la sede pubblica dell'Umbrella. I laboratori contenevano gli Hunters e una unità di T-103 Tyrant. I ricercatori dell'Umbrella Linda e Carter scoprirono qui una curca del Virus T.
  • Classified Research and Testing Facility: Localizzato nell'area di Raccoon City, questa struttura fu costruita dopo che l'area fu distrutta e cancellata. Non si sa molto in proposito. Si sa che la Umbrella condusse test e ricerche e controlla l'aria circostante and per una qualche possibile minacce di contaminazione o intrusione. La struttura è inaccessibile a qualsiasi mezzo di trasporto escluso l'elicottero, ed è costruita dentro un cratere.

Altro 

  • Umbrella Russian Branch: l'ultima fortezza della Umbrella, si trova nella regione del Caucaso, nel sud della Russia. In superficie appare come una fabbrica chimica del governo, ma è finita sotto il controllo della Umbrella dopo la caduta dell'Unione Sovietica e viene mantenuta come copertura. Umbrella ha costruito degli impianti sotto la superficie per fare ricerche sui virus e sulle B.O.W.. Divenne la base principale delle operazioni Umbrella dopo che la compagnia cadde in disgrazia e ospitò il supercomputer U.M.F.-013 contenente tutti i dati sulle ricerche della compagnia. È stato qui che la Umbrella continuò le sue terrificanti ricerche e sviluppi sotto il comando di Sergei Vladimir fino al 2003. Uno dei maggiori successi di questa istallazione è stato il completamento di Talos, la più sofisticata arma bio-organica mai sviluppata dalla Umbrella.
  • Sheena Island: una piccola isola europea di proprietà della Umbrella. Ha ospitato una comunità di ricercatori che lavoravano per la compagnia ed ospitava segretamente la Tyrant Plant che effettuava la produzione di massa dei modelli T-103 (Mr. Xs).
  • Umbrella Medical, Parigi: Claire Redfield si infiltra brevemente in questa struttura nel corso di RE: Code Veronica e viene catturata dal capo della sicurezza, Rodrigo Juan Raval. In seguito, Morpheus Duvall ruba fiale di T e di G Virus, ed una fiala di Virus sperimentale T-G da questa stessa struttura.
  • Umbrella Europe Sixth Laboratory: questo complesso è responsabile della creazione dell'organismo parassita NE-T che permise la produzione del Nemesis.
  • Rockfort Island: una isola solitaria usata come residenza privata da Alfred Ashford dopo che questi aveva acquistato il terreno ed aveva mandato via gli abitanti locali. Ospitava anche un campo di prigionia "a prova di fuga", un complesso militare di addestramento per le Unità Speciali della Umbrella (incluso un laboratorio per la creazione dei B.O.W.) ed un aeroporto.
  • Umbrella Antarctic Facility: un complesso fatto costruire da Alexander Ashford per il suo progetto Code: Veronica. In seguito, Alexia Ashford, usò tale struttura per le sue ricerche su T-Veronica (ed il seguente T-Alexia).
  • Umbrella Atlantic Facility: un complesso di smaltimento su una isola senza nome nell'Oceano Atlantico. È verso questa struttura che la Umbrella inviava i peggiori fallimenti dei propri esperimenti perché venissero smaltiti ma, per ragioni sconosciute, venne chiuso. Fu usato come base operativa dal dirigente rinnegato della Umbrella Morpheus D. Duvall.
  • Umbrella UK Computing: apparentemente un centro di calcolo appartenente alla Umbrella, venne chiuso in seguito allo scandalo creato dal disastro di Raccoon City.

Unità paramilitari 

Spesso nella serie Resident Evil , furono introdotte parecchie unità paramilitari appartenenti alla Umbrella, che guidano complotti e forniscono nuovi nemici e alieni.

Unità di Forze speciali Umbrella 

Le Unità di Forze Speciali Umbrella furono introdotte per la prima volta in Resident Evil 2. La U.S.F.U. Alpha Team tentò di sottrarre un campione del G-Virus, causando la grande epidemia cittadina nel gioco. Il Delta Team appare nel prequel"Resident Evil Zero"; Il Delta Team fu inviato per far esplodere l'Ecliptic Express dopo il guaio accaduto, ma venne sopraffatto dai leccatori e annientato. Il Delta Team era sotto il comando diretto di Wesker e Birkin.
Fonte tratta dal sito .

fonte: http://wwwblogdicristian.blogspot.it/