lunedì 18 aprile 2016

il "più oltre" (un demente è per sempre)



uomo di spessore, esente dall'errore,
talmente spesso che non me ne capacito nemmeno adesso,..
capo tribù, sciamano, posso darti del tu? Ho il permesso?

La rete rappresenta lo spettacolo dell'emozione,
la linea sottile che separa l'esperienza dall'immaginazione,

Sul tuo blog lamenti la mancanza di commenti,
poi se capitano utenti che apportano opinioni,
le censuri senza sentire ragioni,
quanto a me a commentare me ne guardo bene,
il "più oltre" non porta bene.

Esterni che 4/5 del mondo è abitato da scemi,
forse non hanno robusti remi
per dirigere la barca nel mare della conoscenza,
sei convinto di avere la verità in tasca
mentre gli altri non capiscono una mazza.

Sostieni che i seguitori non rivolgono domande
per paura e vergogna,
se qualcuno ci prova, lo esponi alla gogna,
dall'alto della tua immensa sapienza,
la gente non chiede per indifferenza.

Sei sicuro che nulla ti lega,
al contrario, molto ti frega,
altrimenti non scriveresti papiri di roba

Gli animali sono umani, gli umani animali, i più sinceri e leali
i gatti, mica quegli umani mentecatti
che per natura fanno figuracce plateali,
meglio il supporto dei mici
tanto non possono controbattere a quello che dici.

Ribadisci di continuo che sei stanco e chiuderai i conti
sei il "più oltre", quello che sa vedere al di là della materia,
la tua è tracimata da un pezzo, patologia seria!

Rifiuti le critiche, non accetti confronti,
non ti metti in discussione,
non esiste paragone per chi vuole avere sempre ragione.
Strilli, fai i capricci, minacci,
quando "sparirai" ci prenderemo a schiaffi.
Senza di te come faremo? Oramai il globo diventerà totalmente scemo.
Io, noi, loro, lavoro sui progetti, progetti di lavoro.

un consiglio, dovresti partecipare a UOMINI E DONNE come tronista,
per raccontare tante stronzate
tipo quanto le donne siano cattive, false, puttane
e tu, vittima sacrificale.
Fare serate in discoteche e divulgare cose private
e porcate in rete.
Ti riempirai il cavo orale con ripetitività:
rispetto, sincerità, lealtà, bla bla bla,
tanto non avresti colpe se ti portassero via le scarpe.

Sei un comico nato
come quella volta, per raggiungere l'oggetto specchiato,
facesti intendere che il tablet te l'avevano rubato,
uso l'imperfetto, è più adeguato per un essere perfetto,
essere ridicolo, come per miracolo, tablet ritrovato!

Hai 52 d'età, a 54 avrai perso contatto con la realtà,
ti prendi troppo sul serio
e questo aspetto per il tuo stato mentale è deleterio.
Sei malato, è ora che tu lo sappia,
spada nella bocca schiuma di rabbia.
Spieghi, rinneghi, ripieghi ma è troppo tardi,
negare l'evidenza è la prerogativa dei bugiardi.

Continuerai a giocare sporco
come è accaduto nel novembre scorso.
Fai un respiro profondo e guardati intorno,
l'isteria è il contorno, l'ironia un mancato ricordo.

Ti ascolti quando parli?
Fumati uno spinello come faceva Bob Marley.
Ha ragione la Carlo,
hai un tarlo e non vuoi levarlo.

So che sei modesto, quando avrai letto il testo,
sarai pronto ad insultare, perché è il meglio che sai fare.
Insultare alla grande, sei il "più oltre", è importante.


domenica 17 aprile 2016

materialismo spirituale ed ego spiritualizzato

Estratto dal libro di MARIANA CAPLAN
TRA CIELO E TERRA Gli errori della ricerca spirituale
e le pretese premature di illuminazione 


Il materialismo spirituale è un attaccamento al percorso spirituale come se questo fosse un possesso o un conseguimento concreto. Si dice che il materialismo spirituale sia il più difficile da superare. L’immagine usata è quella di catene d’oro: non solo sei incatenato, ma lo sei con delle catene d’oro. E tu ami le catene perché sono bellissime e splendenti. Ma non sei libero. Sei solo invischiato in una trappola più grande e più bella. Il senso della pratica spirituale è diventare liberi, non costruire una trappola che ha l’aspetto di una villa imponente ma che è comunque una prigione.

- Judith Leif

Il grande pericolo di tutte le esperienze mistiche – esperienze di illuminazione, liberazione, e così via – è che verranno utilizzate dall’ego e trasformate in materiale usato dall’ego per i suoi fini. 
Quando il contesto della vita di un individuo è l’auto-referenzialità egoica - vale a dire che l’identificazione è con l’ego come unità separata - le esperienze mistiche, i momenti di illuminazione, le credenziali spirituali, diventano tutti beni potenzialmente pericolosi. La “valuta” della verità può essere velocemente scambiata per la valuta dell’ego, e tali esperienze ben presto diventano un altro ancora dei mezzi dell’ego per rafforzare il suo potere nella sua lotta contro la vera liberazione. L’ego può tentare e tenterà di trasformare tutto a suo beneficio. Ecco perché l’ambito delle esperienze mistiche e di illuminazione è così pericoloso. È proprio perché il loro valore è così alto per il sé essenziale che tali esperienze sono così interessanti, e anche minacciose, per l’ego. L’ego vuole fortificarsi, e vuole anche bloccare efficacemente la liberazione che percepisce come la propria fine. Perciò, diventare un “ego spirituale” è un travestimento geniale attraverso cui infiltrarsi nella vita spirituale sincera dell’individuo e sedurre la sua attenzione distogliendola dalla Verità o da Dio...


Trasferiamo sul percorso ogni nostro bisogno, ogni desiderio di qualcosa. Gli individui che sono tendenzialmente carnali possono, iniziando un percorso spirituale, tentare di acquisire una gamma di stati di beatitudine e di estasi o usare il loro “splendore” spirituale per sedurre dei partner sessuali potenziali; quelli vanitosi e un po’ vistosi nella vita quotidiana possono lavorare duramente per acquisire degli abiti bellissimi, o dei titoli spirituali, o un linguaggio spirituale sofisticato con cui farsi belli davanti ai loro aspiranti seguaci spirituali: gli individui passivi o pigri possono trovare una scuola spirituale che dice loro che sono già illuminati e che non devono fare assolutamente nulla.

Uno dei grandi pericoli del materialismo spirituale emerge quando le esperienze e le pratiche spirituali vengono usare per sfuggire alle richieste della vera vita spirituale. S. Giovanni della Croce ci informava così, tanto tempo fa:

Molti di questi principianti a volte hanno anche una grande cupidigia spirituale. Si scoprono scontenti della spiritualità che Dio dona loro; e sono molto afflitti e lamentosi perché non trovano nelle cose spirituali le consolazioni che desiderano. Molti non ne hanno mai abbastanza di ascoltare consigli e imparare precetti spirituali, e di possedere e leggere molti libri che trattano questo argomento, e passano il loro tempo su tutte queste cose invece che sulle opere di mortificazione e sul perfezionamento della povertà dello spirito che dovrebbe essere loro.

La nozione dell’uso della spiritualità per evitare la spiritualità non è un’idea che si nutrirebbe normalmente (a meno che l’ego non debba farlo per ottenere una maggiore sofisticatezza per convincere se stesso e gli altri che non fa questo). È precisamente per questa ragione che il materialismo spirituale è così complesso. A meno che non si conosca la questione e non si sia seri su questa, non si penserebbe nemmeno lontanamente di interrogarsi in questo modo. Il materialismo spirituale sta sempre dietro l’angolo a spiare e a escogitare qualche nuova tecnica scaltra da usare a proprio vantaggio.

Il materialismo spirituale non è cosa nuova. Chogyam Trungpa Rinpoche, che rese questo termine popolare in Occidente, racconta come l’hobby di collezionare le trasmissioni spirituali sia sempre stato coltivato nel tempo e nelle diverse culture.

Ricevere l’abisheka (trasmissione) non è uguale a collezionare monete o francobolli, o autografi di gente famosa. Il ricevere centinaia e centinaia di abhisheka e il collezionare costantemente benedizioni su benedizioni come una sorta di auto conferma è diventata a volte una mania, una cosa molto diffusa. Questo era vero in Tibet nel diciannovesimo secolo così come lo è di recente in Occidente. Questo atteggiamento, che riflette la corruzione recente della presentazione del vajrayana, ha creato un grosso equivoco. Le persone che collezionano più abhisheka in questo modo le considerano puramente come una fonte di identità e come punto di riferimento. Collezionano abhisheka per un bisogno di sicurezza, e questo è un grosso problema.

La versione contemporanea di quello di cui parla Trungpa Rinpoche si trova nelle “spese spirituali folli” di oggi. Le persone passano dal loro Rinpoche tibetano al loro insegnante di Hatha Yoga al terapeuta trans personale al maestro di meditazione, raccogliendo pezzetti qua e là e creando così una grande collezione di benedizioni, tecniche, strumenti e metodi spirituali. Trungpa Rinpoche continua:

Jamgön Kongtrül il Grande, un maestro tibetano che visse nel diciannovesimo secolo, fu educato e formato come uno studente illuminato di vajrayana…ma Jamgön Kongtrül notò che c’era qualcosa di sbagliato nel ricevere una successione di abhisheka, come se questi fossero articoli per collezionisti. Fece notare il problema dicendo che se non comprendiamo il lignaggio della pratica, allora stiamo semplicemente accumulando letame e questo non ha senso. Un cumulo di letame può essere maturo, odoroso, meraviglioso, ma è sempre e comunque un cumulo di merda. Se fossimo esperti in letame, ne potremmo fare buon uso. Ma quando in realtà stiamo collezionando letame per farne del cibo, questo non è possibile.

In altre parole, se volessimo scrivere un libro sulla tecnologia pseudo-spirituale contemporanea, potrebbe essere utile saltare da insegnante a maestro a sceicco a terapeuta per raccogliere i nostri dati; ma se siamo ricercatori spirituali sinceri, questo approccio ci farà solo girare intorno a noi stessi.
Sebbene il materialismo spirituale non sia cosa nuova, è diventato una moda estremamente diffusa in anni recenti. Poiché la cultura contemporanea è così interamente dominata dal materialismo, e poiché la spiritualità ha trovato la sua strada nel mercato di massa, la distorsione dei termini e dei concetti spirituali, il bisogno di vestirsi e di parlare in modo spirituale, e di considerare se stessi come spirituali, sta inondando la cultura di massa. Si potrebbe dire che viviamo in un’era di materialismo spirituale dilagante. Come sostiene Lee Lozowick, “Nella cultura occidentale, dove razionalismo e materialismo sono le essenze di base della nostra relazione con il mondo, le esperienze spirituali tendono a rafforzare ancora di più questa essenza.”

Il materialismo spirituale si manifesta anche quando l’individuo che ha avuto esperienze mistiche o ha ricevuto grandi benedizioni da un maestro usa queste esperienze e benedizioni per separarsi dagli altri invece di avvicinarsi di più agli altri e alla sofferenza nella vita. Lozowick spiega:

Il valore delle esperienze mistiche sta nel fatto che gli individui ottengono un barlume della vastità delle possibilità e della illimitatezza della realtà. Se poi questi deducono di essere in qualche modo speciali, qui iniziano i pericoli. Iniziano a spadroneggiare sugli altri e ad usare le loro esperienze per separarsi sempre di più dagli altri, quando invece le vere implicazioni delle esperienze mistiche prevedono l’unione di tutta la realtà. È incredibile come certe persone possano avere tali esperienze e diventare in pratica ancora più separate. Ma questo è ciò che accade tipicamente.

Migliaia di persone hanno avuto queste esperienze, e invece di essere più mature nel servizio per alleviare la sofferenza degli altri, se ne vanno in giro con piramidi in testa e vasi di vetro con luci intermittenti che ti danno ritmi alfa. Se le persone vogliono veramente sapere qualcosa sul servizio, perché non vanno a Calcutta e prendono in braccio bambini in fin di vita e li consolano invece di blaterare sul servire l’universo?

Le esperienze spirituali sono relative al continuum della vita e all’unità di tutte le cose. Se comprendiamo questo, ovviamente diventeremo più responsabili delle nostre azioni in relazione agli altri e al mondo. Eppure sembra accadere il contrario. Le persone hanno queste esperienze e poi vanno a fare più spese e comprano più vestiti e più trucco. Siete mai stati ad una di queste fiere New Age? Come si può mai diventare più vani e superficiali dopo aver avuto un’esperienza che, se fosse interpretata adeguatamente, dovrebbe esporre ogni vanità in tutta la sua totale sofferenza e vacuità?

La chiave della risposta alla domanda di Lozowick sta nella domanda stessa, quando dice, “se [l’esperienza] fosse interpretata adeguatamente.” Il materialismo spirituale riguarda l’interpretazione sbagliata delle idee, degli ideali, delle esperienze, degli incontri spirituali. L’ego non interpreta correttamente le esperienze di sua volontà. Questo punto non può essere ripetuto abbastanza. Gli individui hanno esperienze meravigliose, e per un momento sono “lontani dal mondo,” e subito l’ego si presenta come interprete, e l’individuo presume che l’interpretazione sia corretta.

L’ego spiritualizzato

Un esempio spettacolare dell’ego come interprete si può trovare nell’ego “spiritualizzato.” L’ego ordinario fa le cose che fa un ego ordinario: pensa troppo o troppo poco di se stesso; manipola gli altri e prova costantemente a guadagnarsi il posto più in alto; agisce in modo egoistico; mente, inganna e rubacchia. Ma l’ego spiritualizzato ha il suo gioco; parla in un tono caldo e spirituale; crea un certo splendore di facciata o un’aura che impara ad emanare; ha esperienze “intense” regolarmente; conosce la risposta dharmicamente corretta a ogni situazione. Chiunque abbia un’intelligenza minima può prendere l’insegnamento spirituale del dharma e manipolarlo da una prospettiva egoica. Llewelyn Vaughan-Lee racconta la morte del suo ego spiritualizzato.

Per molti anni trovavo importante il fatto che fossi un ricercatore spirituale. Questa era la mia identità. Un giorno dissi alla mia maestra, la signora Tweedie, “è un ostacolo questo?” Lei disse, “Si, mio caro. Per ora è una gruccia necessaria, ma poi se ne andrà.” Poi ebbi questa visione di una bara su cui era scritto “Aspirante Spirituale.” Quella visione mi diede molta più libertà di essere un essere umano semplice, comune, che ama Dio.

Ricercatore, pioniere, insegnante, maestro, saggio…l’identità con uno qualsiasi di questi ruoli è lo stesso materialismo spirituale. Ci sono molte persone che funzionano in modo appropriato ed efficace in questi ruoli, ma quando l’ego reclama queste identità come proprie, e le sbandiera in giro come fosse un pavone, qui sta la difficoltà. Vaughan-Lee continua:

Una delle cose più pericolose che ho trovato sono questi ego spiritualizzati - gente il cui ego non è più un ego normale a cui piace una bella macchina, o comprarsi un vestito nuovo o cose del genere, ma che ora è diventato un ego spiritualizzato ed ha esperienze spirituali. Vedi tutte le cose spirituali che queste persone conoscono e che desiderano ardentemente rivelarti. Se osservi attentamente noterai che queste persone sono leggermente squilibrate. Sono di solito eccessivamente entusiaste, e da loro viene fuori tutto di tutto. Sostituiscono un ego spiritualizzato a un’esperienza spirituale vera, ed è molto difficile per gli altri riconoscere la differenza. 

L’ego non si rende conto che non può avere esperienze mistiche o diventare illuminato, e questa è la causa primaria della nascita dell’ego spiritualizzato e del materialismo spirituale in generale. Vaughan-Lee aggiunge:
Molte persone hanno un’esperienza momentanea di unione e poi tornano nel loro ego, ma l’ego non può avere un esperienza di unione perché la sua stessa esistenza sta nel fatto che è separato. In realtà queste esperienze di unione disturbano grandemente l’ego perché iniziano a minare la credenza dell’ego nella sua esistenza separata.

Il dialogo seguente tra Philip Kapleau Roshi e un allievo illustra questo punto.

Allievo: cos’è il satori?
Roshi: quando a un maestro Zen fu chiesto “cos’è il Buddismo?” rispose “Io non capisco il Buddismo.” Io non conosco il satori.
Allievo: se tu non capisci, chi può capire?
Roshi: perché non chiedi a qualcuno che dice di essere illuminato?
Allievo: tu sei illuminato?
Roshi: se dico di sì, quelli tra di voi che sanno se ne andranno via disgustati. Se dico di no, quelli tra voi che fraintendono se ne andranno via delusi.

Poiché l’ego non può avere esperienze mistiche o diventare illuminato, Kapleau Roshi non può dire di essere illuminato.

Vaughan-Lee descrive un’interazione simile tra Irina Tweedie e Bhai Sahib.

Un giorno Bhai Sahib stava dicendo a qualcuno che non era illuminato, che non aveva realizzato il Sé. Quando l’individuo se ne andò, la signora Tweedie, che gli stava accanto, si arrabbiò moltissimo. Sapeva che lui era uno sceicco incredibile, che era un’anima incredibile, allora disse “ma certo che lo sei! Hai realizzato il Sé! Sei illuminato.” Lui la guardò e disse che in quelle esperienze l’ “IO” non c’è. “Perciò, IO non ho realizzato nulla,” le disse.

Il maestro indiano contemporaneo Vimala Thakar sa che l’unico “qualcuno” che c’è da illuminare è l’ego. Delle sue esperienze descrive, “Il contenuto della coscienza nel corpo di Vimala è il “Nessuno” e in “Niente”. Come si può dire di essere una persona illuminata o un maestro veramente illuminato?”
“Il vero mistico sa,” commenta Vaughan-Lee, “che “lui”, “tu”, “io” non potranno mai essere illuminati.”

Una delle cose che la gente non capisce è che non è l’ego ad avere un’esperienza mistica. Carl Jung spiega in modo magistrale la necessità di ricordare che l’ego – o chiunque tu credi di essere – è la mangiatoia in cui nasce il Cristo-bambino, ma non è il Cristo-bambino. C’è troppo fraintendimento su questo punto. Le persone credono di diventare illuminate.

Trungpa Rinpoche disse che l’ego che vuole avere un’esperienza di illuminazione è come se volesse “essere presente al proprio funerale.” Eppure prova a convincere l’ego di questo! L’ego non è solo presente nell’esperienza stessa, ma nel momento in cui questa esperienza essenziale svanisce, l’ego è tutto ciò che rimane. L’implicita realizzazione e il riconoscimento di qualcosa di Altro e Oltre, che era vero dell’esperienza, non è più presente come realizzazione e l’unica cosa che rimane è l’ego, che avanza orgogliosamente a grandi passi per prendersi i meriti dell’esperienza. Dice ancora Vaughan-Lee:

E’ molto, molto sottile il modo in cui, quando hai un’esperienza interiore puoi pensare “Ah! Ora sono questa persona spirituale. Ho avuto questa esperienza.” Un mio amico dice, “allora l’ego ti tira indietro per ammirare l’esperienza.” E’ un processo molto sottile avere l’esperienza e realizzare che non sei tu ad aver avuto l’esperienza, e non lasciare che l’ego rimanga attaccato all’esperienza.

Un allievo descrive il processo per cui l’ego si prende i meriti dell’esperienza mistica nel modo seguente.

Personalizzare l’esperienza mistica e non riconoscere la sua origine sarebbe come un ramo di un melo che guarda se stesso e, mentre ammira i suoi bellissimi fiori e foglie, decide di staccarsi dall’albero così può andarsene in giro per il mondo a mostrare i suoi fiori. È assurdamente ovvio con questa analogia che i fiori non dureranno a lungo senza l’albero, ma quando consideriamo noi stessi no è poi così chiaro. L’idea dell’emergere di qualcosa come risultato della connessione con una fonte più grande di noi e poi prendere le cose nelle proprie mani è ridicolo.

Per quanto possa sembrare ridicolo, è quello che fa l’ego. “Spesso penso a questa canzone,” ricorda Vaughan-Lee. “Non puoi andartene in paradiso su una sedia a dondolo, perché una sedia a dondolo non dondola così lontano.” E non puoi arrivare alla Realtà attraverso l’ego, perché l’ego non può raggiungere un altro piano di realtà perché è concepito per questo piano di realtà. L’ego non può avere un’esperienza spirituale. Può solo portare il riflesso di un’esperienza spirituale, poiché la mente ordinaria appartiene a un livello di dualità.”

Lozowick commenta che anche dopo quello che chiama “l’esperienza che mi ha spinto verso il mio lavoro di insegnamento” e quello che i suoi allievi considerano come il suo spostamento in un contesto illuminato, ancora pensava che fossa in qualche modo “lui” a irradiare l’insegnamento e la benedizione che venivano da lui.

L’ego dice, “questa gente mi ama. Queste persone vogliono darmi qualcosa.” Prima di connettermi veramente al mio maestro Yogi Ramsuratkumar, pensavo: “Ho questo grande splendore. Ho questo magnifico dharma.” Che stupido. Non siamo mai noi, perciò ti metti nei guai seri se inizi a prenderti la responsabilità dell’attenzione che attrai.

È difficile non rimanere sedotti. La veridicità e autenticità di queste esperienze è sconvolgente. C’è un’espansione in esse. Ci può essere la completa realizzazione che l’universo intero è nel proprio corpo, oppure si può avere esperienza dell’unione tra tutte le forme di vita. Tutto questo dà alla testa, e ci vuole un altissimo grado di onestà individuale e coscienza per non prendere queste esperienze e usarle per puntellare l’ego, per rendere l’ego più forte. Più si lavora per contenere le energie superiori, più pericoloso è per l’ego identificarsi con il processo che si sta attraversando, che a un certo punto si riconosce come non essere il proprio processo personale. È un processo universale che è molto più grande di qualsiasi cosa con cui ci identifichiamo in questa incarnazione.

Sebbene l’ego non può mai essere illuminato, o diventare “spiritualmente evoluto,” l’ego spiritualizzato ben presto si prende gioco di sé e degli altri. All’occhio non allenato, le sue manipolazioni possono sembrare scollegate, e la sua radiosità e generosità apparente sono difficili da mettere in discussione. L’altro aspetto dell’ego spiritualizzato che Llewellyn Vaughan-Lee enfatizza è che sebbene l’ego non può avere vere e proprie esperienze mistiche, può però sintetizzare la sua marca di spiritualità – ovvero delle imitazioni di ciò che è vero. In Cutting Through Spiritual Materialism, Trungpa Rinpoche spiega:

Se hai imparato una tecnica meditativa o pratica spirituale particolarmente benefica, allora l’atteggiamento dell’ego è in primo luogo di considerarla come un oggetto affascinante, e in secondo luogo di esaminarla. Alla fine, poiché l’ego sembra solido e non può in realtà assorbire nulla, può solo mimare. Perciò l’ego prova ad esaminare e ad imitare la pratica di meditazione e il modo di vivere meditativo. Quando abbiamo imparato tutti i trucchi e le risposte del gioco spirituale, automaticamente proviamo ad imitare la spiritualità…comunque, non possiamo fare esperienza di ciò che stiamo provando ad imitare; possiamo solo trovare qualche zona all’interno dei confini dell’ego che possa sembrare la stessa cosa…

L’ego imita le esperienze e i gesti spirituali perché vuole i benefici che immagina che tali esperienze possano portare, ma non vuole sacrificare i propri meccanismi. “Diventiamo degli attori molto bravi,” dice Trungpa Rinpoche, “e mentre giochiamo a fare i sordomuti col vero significato degli insegnamenti, troviamo un po’ di conforto nel fare finta di seguire il percorso.”
Jack Kornfield discute questo principio illustrando gli insegnamenti Buddisti dei “nemici vicini.”

I nemici vicini sono qualità che emergono nella mente e che si mascherano da realizzazione spirituale vera, quando in realtà sono solo un’imitazione, che serve a separarci dal vero sentire piuttosto che connetterci ad esso. Un esempio di nemici vicini si può vedere in relazione ai quattro stati divini che il Buddha descrive della gentilezza amorevole, della compassione, della gioia empatica, dell’equanimità. Ciascuno di questi stati è un segno di risveglio e di apertura del cuore, tuttavia ciascuno stato ha un nemico vicino che imita il vero stato, ma che in realtà emerge dalla separazione e dalla paura invece che da una sincera connessione…ciascuno di questi nemici vicini può mascherarsi da qualità spirituale, ma quando definiamo spirituale la nostra indifferenza o rispondiamo al dolore con la pietà, stiamo solo giustificando la nostra separazione e usando la “spiritualità” come difesa…se non riconosciamo e comprendiamo i nemici vicini, questi indeboliranno la nostra pratica spirituale.

Gli individui che hanno spiritualizzato il loro ego si trovano in una situazione precaria e per nulla invidiabile,sebbene si immaginino di essere le belle della serata danzante spirituale. Hanno usato essenzialmente la spiritualità come un meccanismo di difesa per proteggere se stessi dal mostrarsi come invece sono veramente, che è l’essenza della spiritualità. Il loro ego che sa tutto è diventato talmente preparato nel campo della spiritualità e ha creato una tale corazza attorno ad esso che non c’è quasi verso per vedere che hanno manipolato la loro conoscenza a loro scapito. Poiché conoscono tutto – qualsiasi spiegazione dharmica, qualsiasi stato meditativo – non c’è un’apertura sincera per accorgersi che il loro “sapere tutto” è precisamente ciò che li ostacola nella loro vita spirituale. Gilles Farcet, uno dei quattro insegnanti responsabili del lavoro con degli allievi sotto la guida del maestro spirituale Arnaud Desjardins, condivide la sua scoperta di questo aspetto del materialismo spirituale nel suo lavoro con gli allievi.

Nel corso degli anni, quello che ho scoperto essere pericoloso da quando insegno ha a che fare con certe persone – di solito persone molto intelligenti – che pretendono di sapere, e dico “pretendono” in modo sincero, perché queste persone si illudono. Si pongono rispetto a insegnamenti non dualistici, assoluti e rigidi in modo tale da credere di averlo capito. Non entrano però dentro la loro psicologia e non esaminano il proprio comportamento.

Questa strategia può essere molto sofisticata. Un uomo con cui lavoravo in un gruppo era intelligente e sofisticato. Non potevo dirgli cosa stesse facendo. Quando ho soltanto provato ad alludervi, l’ha subito coperto con un dharma sofisticato. Era impossibile penetrarlo. Era ovvio che la sua strategia era quella di rimanere nel controllo. Ho notato che la maggior parte delle persone che usa questa strategia sono persone che hanno molto da perdere in termini di perdere la faccia se vengono davvero confrontate su quello che succede dentro di loro. 

Di solito queste persone hanno visto qualcosa che non è totalmente falso. Hanno percepito qualcosa, ma proprio perché sono così sensibili, hanno fatto ricorso agli insegnamenti spirituali come strategia di sopravvivenza. Non hanno fatto il lavoro necessario per affrontare la verità sui loro meccanismi psicologici, per cui vogliono aggirarli. Trovo che questo tipo di strategia sia molto più pericolosa delle esperienze mistiche fantasiose che non durano. Questo tipo di persona fa molto per danneggiarsi, e a volte anche per danneggiare gli altri.

Uno studioso e allievo dell’ Advaita-Vedanta si riferì alla tipologia di ego nella descrizione di Farcet come a “ego antiproiettile.” Questi sostiene che quando un individuo non ha un contesto per comprendere la natura delle esperienze e degli insegnamenti spirituali (e anche quando lo ha), l’ego prende le esperienze e gli insegnamenti che riceve, li raggruppa, e li fa orbitare intorno a se stesso. Poi li assimila a un ego “a prova di proiettile.” Quando l’ego stesso è composto dalle esperienze e dagli insegnamenti, niente all’infuori di un piccolo miracolo riuscirà a penetrarlo. Fin troppo consapevole della natura insidiosa dell’ego, Llewellyn Vaughan-Lee insiste che, per il bene del lavoro spirituale, l’individuo se la caverebbe molto meglio con un ego comune che con un ego spiritualizzato.

Ancora una volta, il pericolo è sempre quello di spiritualizzare l’ego, di diventare una “persona spirituale.” Dico sempre che è molto più facile se hai una buona identità mondana perché è molto più semplice sbarazzarsene, ma di una identità spirituale è difficile liberarsi.

La possibilità che l’ego sia capace di tali trucchi intricati per innalzarsi allo status spirituale elevato è plausibile per chi ha familiarità con i suoi meccanismi, ma una tale assurdità non entrerebbe mai nella mente del turista spirituale comune. Finché l’intero contesto di qualcuno non si sposta sul riferimento a Altro o a Dio, l’ego interpreterà le esperienze spirituali sempre nei modi che servono meglio ai suoi scopi. Vi sono tracce evidenti di materialismo spirituale in tutte le tradizioni e in tutte le culture. Rivendicare il territorio spirituale di cui l’ego si è appropriato richiede l’affinamento della capacità di riconoscere quando l’ego sta mandando avanti lo spettacolo e la volontà di mettere in discussione le supposizioni che facciamo sulla base delle interpretazioni e del programma dell’ego.


fonte: crepanlmuro.blogspot.it

domenica 10 aprile 2016

PNL

ovvero come veniamo manipolati tutti i giorni.

La raffinata arte della persuasione, ovvero la PNL

La programmazione neuro linguistica si basa sul linguaggio: questo tipo di programmazione parte dai contenuti e dai significati stessi del linguaggio.

Noam Chomsky afferma che applicando semplici regole si può arrivare a modificare le dinamiche sociali e controllare la società attraverso i mass media.

La tecnica della distrazione permette di distogliere l’attenzione del pubblico dai veri problemi, li si distrae dai cambiamenti decisi da parti superiori, questo si ottiene inondando il pubblico continuamente con informazioni senza vera importanza.

Un’altra famosa tecnica è quella di creare un “problema” e proporre in conseguenza una “soluzione”: ad esempio quando sono aumentati gli attentati terroristici, la gente ha cominciato a chiedere nuove leggi sulla sicurezza, ma nel frattempo non si accorgevano che  perdevano sempre più libertà.

Un esempio è la paura dell’ISIS: questa strategia psicologica adottata nella guerra mediatica a cui stiamo assistendo, utilizza la trasmissione delle informazioni attraverso i mass media, viene ripetuto ossessivamente lo stesso leit motif per arrivare al grande pubblico.

Bisogna comprendere che se un pensiero diventa comune, ne siamo influenzati e in questo caso il condizionamento avviene con una ripetizione incessante dei concetti.

Gli jihadisti hanno pianificato la propaganda, persuadono, rivendicano e comunicano in varie lingue in modo forte e chiaro.

Diffondono le immagini della loro efferata violenza e attraverso questo gioco ci “persuadono ad aver paura”.

La massa pensa che siano inarrestabili e che siano uno dei più grandi problemi mondiali.

Il miglior controllo che si può avere sulla massa è quello che la massa stessa richiede, attraverso queste tecniche manipolative si toglie il libero arbitrio all’essere umano (ora finalmente siamo schiavi felici).

Vale la pena di soffermarsi e capire che questa manipolazione è migliore rispetto alle tradizionali leggi e regole coercitive che la società ci impone, di fatto si evita il dissenso con tutto quello che esso comporta.

Steve Jobs: il perno utilizzato è “la forza sul pensiero comune e il sogno”.Il DalaiLama, Albert Einstain e Mandela hanno in comune il sistema di pensiero “Think different” (messaggio emozionale).

Manipolare l’interlocutore a proprio vantaggio a volte non è morale, ma ormai fa parte del quotidiano. Questa “applicazione” non è manipolazione psicologica ma persuasione che arreca vantaggio.

Negli ultimi anni queste tecniche sono rapidamente progredite, mai come ora è chiaro il divario tra quello che la gente conosce e le tecniche di cui dispongono le élite che comandano.

Basta pensare alle tante persone che ci circondano: quasi tutti incapaci di ribellarsi contro il sistema economico-politico-sociale, molte persone abitualmente si svalutano perché improvvisamente hanno perso il lavoro, la loro posizione sociale è decaduta (quindi sono pieni di sensi in colpa) e purtroppo quest’ultima categoria è confinata in uno stato di depressione (sono inibiti a pensare ed agire).

La PNL analizza senza giudicare le strategie vincenti di qualcuno e poi le applica su altri casi: si studiano le strutture dei comportamenti, ma non si analizzano i contenuti.

Non importa se questi personaggi piacciono o meno, se sono vincenti si utilizzano le loro tecniche (la morale in questo settore non deve essere mai presente).

I comunicatori strategici vengono sfruttati nel marketing, in politica e negli ambienti televisivi o multimediali.

Tra i migliori comunicatori troviamo spesso i politici: riescono a captarci attraverso la loro gestualità e attraverso il suono-colore delle parole utilizzate.

Continuano durante i comizi a stimolarci attraverso la grafica delle immagini, quando parlano ci forniscono sensazioni attraverso le loro affermazioni.

Renzi e Obama: oltre alla comunicazione verbale appassionata, spesso hanno le braccia aperte e il corpo in movimento. In alcuni casi indossano la camicia bianca quasi con l’intenzione di affermare che:“Per giorni migliori rimbocchiamoci le maniche”, questo oltre a essere un messaggio empatico è anche un ottimo sistema per svecchiare l’idea di politica.

In questo momento di crisi è fondamentale emozionare il pubblico al fine di non farlo riflettere, questo comportamento blocca la riflessione, questa tecnica funziona bene quando ci si rivolge a un pubblico ignorante e mediocre.

Le cose di cui ho accennato servono a mantenere il pubblico in una condizione di schiavitù invisibile.

Nella PNL si usano le seguenti espressioni: autostima, validare, trasformare, armonia, crescita, auto-realizzazione, raggiungere, potenziale, ecc… espressioni adatte e veloci con cui fare presa sull’interlocutore e portarsi a casa il risultato senza troppa fatica.

Papa Francesco: Amministratore Delegato di Vaticano S.p.A. (proveniente dall’ufficio marketing della Chiesa, ovvero i Gesuiti. Il nome stesso “propaganda” deriva dalla loro Congregazione de Propaganda Fide), un rinnovatore che attraverso la strategie di comunicazione è riuscito a fidelizzazione il grande pubblico.

Uno che ha saputo cancellare i feedback negativi presentandosi in pubblico quasi sempre senza i paramenti obsoleti, aria bonaria, linguaggio fresco e accattivante, tanti sorrisi, si pone umilmente e chiede sempre il supporto dei follower.

Capace di parlare di “trasparenza dello IOR” e di far istantaneamente profumare l’aria di bucato appena steso.

Da questo articolo qui emerge che la banca vaticana tra scandali, poteri interni ed esterni al Vaticano, mancate riforme, deve percorrere una strada molto lunga e il suo futuro è quanto meno incerto.

Il rapporto Moneyval sullo IOR afferma che rimangono ancora carenze tecniche, l’effettiva implementazione deve ancora essere dimostrata in merito alla legge anti-riciclaggio e al finanziamento del terrorismo.

Il 21 dicembre 2015 Bergoglio afferma: “Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo!” e con abile maestria circense chiede “Perdono”, mentre sempre ai fedeli ha domandato di pregare “perché chi ha sbagliato si ravveda e possa ritrovare la strada giusta”.

Per uscire dallo scandalo Vatileaks bisogna essere comunicatori virtuosi: PNL da manuale!

Tom Cruise, uno degli attori più acclamati di Hollywood: spiritoso, piacevole, appassionato, determinato, totale dedizione al lavoro, sportivo in perenne allenamento, aspetto sempre curato, non ama le controfigure, fervente sostenitore di Scientology e cultore di PNL.

Molti affermano che questa disciplina rivoluzionaria si sta lentamente trasformando nell’ennesima setta pseudo-scientifica in stile Scientology: infatti la PNL e Scientology hanno in comune la capacità di alleggerire, e di molto, il conto corrente grazie agli innumerevoli corsi (nessuno oserà mai dire che è stato ingannato).

Entrambe ti convincono che puoi modificare la realtà in cui vivi, perché quest’ultima è il risultato della somma delle percezioni.

Ultimamente la PNL viene insegnata ad ogni angolo della strada perché è anche una perfetta macchina per fare soldi: hanno semplificato gli argomenti e hanno venduto i concetti ad un pubblico impreparato in cerca di un auto-aiuto (il fai da te psicologico può essere molto pericoloso).

Pubblico che non recepisce che questa materia non può essere compresa e maneggiata senza una solida preparazione tecnica di base: arrivati a questo punto nessuno spiega che va integrata con molte altre cose e così il pubblico è felice perché non è stato privato del suo strumento “universale per la risoluzione di ogni problema”.

Quante volte ho letto l’affermazione: “Da questi modelli sono state sviluppate tecniche per il cambiamento rapido ed efficace di pensieri, comportamenti e credenze che sono responsabili del modo in cui sei.” per poi ripensare alle tante persone esaltate che si vedono ai corsi di PNL e di Coaching, una volta tornate a casa ripiombano nei loro vecchi malesseri appena due settimane dopo!

Un mio amico, ogni tanto, si diverte a scrivermi piccoli passi della Bibbia e uno di questi me lo ricordo bene: “And ye shall know the truth, and the thruth shall set you free (John 8:32)”.

Per pronta risposta replicai che la stessa frase l’avevo vista scritta su un pavimento a caso:

The hall of CIA

“allora conoscerete la verità , e la verità vi renderà liberi”

BY Alessia.

https://sadefenza.wordpress.com/2016/03/28/la-pnl-ovvero-come-veniamo-manipolati-tutti-i-giorni/

fonte: alfredodecclesia.blogspot.it

la nascita di Satana

Millenni fa un gruppo di individui ha voluto creare due personaggi fittizi, Yahweh e Satana, e ha portato avanti, con metodi subdoli, questa nuova concezione fino ai giorni nostri. Se per creare la figura di Yahweh sono stati utilizzati principalmente due dei famosi 'Anunnaki' mesopotamici, per la creazione del personaggio Satana ne sono stati usati fondamentalmente quattro, i cui caratteri sono stati fusi in un' unica entità dalle (presunte) molteplici sfaccettature.

L'opera, pur così lontana nel tempo e grandiosa, non è in realtà così complessa come si potrebbe pensare: è bastato semplicemente creare questi personaggi e 'imporli' al principio a suon di guerre di conquista.
Il popolo ebraico, militarmente molto forte potendo contare al proprio interno elementi di gruppi etnici da sempre dediti all' arte delle armi, ha conquistato con la spada e con i soldi tantissime terre e popolazioni.

Il resto, purtroppo, l'ha fatto la natura umana e la sua innata mancanza di responsabilità. Sopratutto con la nascita della parte più subdola del post-ebraismo, il Cristianesimo, l' uomo si è macchiato di azioni riprovevoli con la giustificazione di rivalersi da decenni di persecuzione da parte dell'Impero Romano...


E quando il Cristianesimo (che ancora non era codificato e standardizzato) riuscì a fare breccia a Roma, si vide la strada spianata per la 'conquista' definitiva. Conquista che continua ancora oggi e che nel corso di questi ultimi due millenni ha prodotto una serie lunghissima di tragedie ovunque si sia affacciato, in qualsiasi arco storico. Sempre con la scusa di portare 'la Parola del Signore' agli 'infedeli ed incivili'. Una parola d' Amore, viene detto, ma imposta con la spada, con la corruzione, con le connivenze tra Stato e Chiesa, sfruttando l'ignoranza di molti fedeli e di molti ministri del culto che, lasciatisi abbindolare dal fasullo messaggio propagandato, credevano e credono di essere nel giusto. Ma bando alle ciance, e torniamo ai nostri quattro personaggi mesopotamici utilizzati per creare Satana. Analizziamoli e conosciamoli uno per uno.

ENKI
Era uno dei massimi dingir Anunnaki, il grande scienziato, sapiente signore che conosceva ogni cosa. Se c'era, a Sumer, un personaggio dal quale Ishkur / Yahweh poteva rubare la caratteristica dell'onniscenza, era proprio Enki. Era il figlio maggiore di Anu, capo supremo 'ad honorem' di tutti i dingir. Non era però il suo erede ufficiale, titolo che spettava a un altro figlio: Enlil (Signore del vento). Ed Enlil era il padre di Ishkur. Enki era patrono e costruttore di Eridu, la prima città sumera, una città i cui primi strati sembrano risalire fino agli ultimi secoli del VI millennio (si accetta generalmente una datazione intorno al 5000 a.C. - in pieno periodo Ubaid I) ma che i miti sumeri rimandano indietro di almeno altri 20.000 anni. Certo è che nel calcolitico, fino a circa il 7000 a.C. quando nasce il primo segno di cultura Ubaid, nel tell dove sorgeva Eridu vi erano già stanziamenti di popolazioni organizzate e sedentarie.

Enki era un dingir benevolo, giusto, rigoroso anche se parecchio libertino, ben disposto nei confronti degli uomini, che non mancava mai di giustificare e aiutare, spesso salvandoli con escamotages divertenti dalle grinfie di suo fratellastro Enlil. E non sarebbe potuto essere altrimenti, visto che fu proprio Enki a creare l' uomo. Ci sono almeno 3 fonti diverse che ci parlano dei mezzi 'fantascientifici' (per l' epoca) utilizzati da Enki e sua sorellastra Ninmah per creare l' uomo.

Bene Enki era il dingir che creò l'uomo, che impedì che un umano (Adapa, il primo saggio) diventasse immortale, che salvò l'umanità dall'annientamento a causa del Diluvio, che confuse le lingue, che organizzò le nazioni, e che donò ai popoli due importanti conquiste: la scrittura e il calcolo del tempo.

Enki aveva tantissimi epiteti, tra i quali val la pena ricordare:
- Nudimmud (NU.DIM2.MUD) con il significato di 'Colui che crea e dà forma'
- Ea (E2.A) con il significato di 'Colui che ha casa nell'acqua'
- Buzur (BUR.ZUR – BUZUR5) un nome che è un raffinato gioco di parole, in quanto significa allo stesso tempo 'segreto – cosa nascosta' (BUZUR5) ma anche 'donatore di conoscenza' (BUR = lacerare, aprire, rivelare + ZUR = sapienza), facendo così di Enki un 'rivelatore di segreti e dispensatore di conoscenza'.
- Engurra (ENGUR.RA o ENGUR.A) dal significato di 'quello delle profondità (delle acque)'

Nei sigilli veniva rappresentato quasi sempre con dei getti d' acqua che fuoriuscivano dalle spalle, contenenti spesso dei pesci, veniva accompagnato da qualche animale (in genere con lunghe corna), e nelle prime raffigurazioni era associato alla Luna (alla falce di Luna). Fu in effetti il primissimo dio lunare della storia. Era anche un guaritore, infatti uno dei suoi tanti epiteti, Ninazu (che gli studiosi traslitterano in NIN.AZU) sembra avere il significato di 'Signore guaritore', e gli A.zu, a Sumer, erano una categoria di medici.

Il suo animale simbolo però, quello che lo rappresentava, era il SERPENTE, specialmente in epoca antica. Questo animale in realtà contraddistingueva tutta la stirpe enkita. Avrete già capito ormai che Enki è il 'proto-satana' per eccellenza: amante dell'uomo, re della terra, sapiente, in perenne contrasto con suo fratellastro Enlil. Ricordiamoci di queste caratteristiche e passiamo a conoscere il primo figlio di Enki: Marduk.
MARDUK
Amar.Ud – giovane toro del sole, compare sulla scena improvvisamente a Babilonia. Di lui però, sotto diversi nomi, si parla anche in epoca accadica e probabilmente (secondo alcune identificazioni non universalmente accettate) in epoca sumera classica.
Prima di essere Marduk era Asarluhi, e in un testo lunghissimo di esaltazione di Ninurta, viene chiamato Azag (prima) e Zalag (dopo). Marduk era, durante l'impero babilonese (a partire quindi circa dal 1900 a.C.), il primissimo esempio di divinità capo di un culto enoteista, cioè che riconosceva anche altri dei, a lui sottomessi. Marduk era figlio primogeito di Enki, nato dall'unione con Damkina. Era sposato con Sarpanit e aveva almeno un figlio: Nabu.

Il grande tempio di Babilonia, chiamato Esagila (casa del grande dio), aveva al suo ultimo piano un Santa Sanctorum chiamato 'E.Kua' in cui dimoravano Marduk e sua Moglie. Marduk era un grande ingegnere, specialmente abile, come già suo padre, in tutto ciò che aveva a che fare con le risorse idriche. Fu lui infatti, secondo quanto si legge nei miti, a rinforzare in epoca di crisi gli acquedotti di Babilonia. Era un grande mago, aveva vaste conoscenze in ogni campo, tanto che in un testo religioso leggiamo che Enki gli si rivolge dicendo: “Cosa non ti ho insegnato? Cosa so io che tu non sai?”. Eppure, qualcosa che Enki non aveva insegnato a Marduk c' era: come far rivivere i morti.

Marduk era associato all'ariete in Egitto, ove era venerato con il nome di Ra, e quando cercò di occupare Sumer, allontanandosi dalla terra d' Egitto, nasce il culto di Amon-Ra (il Ra nascosto / lontano). In questo periodo infatti (dal 1900 a.C. in poi) Marduk era appunto signore di Babilonia, il dingir più potente della mesopotamia, solo occasionalmente ostacolato dal suo eterno rivale Asshur (un dio 'composito' nato dall'unione dei caratteri di Enlil e Ninurta), dingir a capo del culto assiro.
Che Marduk fosse religiosamente e culturalmente preminente, è attestato dal fatto che gli assiri utilizzavano le stesse valenze fonetiche e lo stesso stile cuneiforme sviluppato a Babilonia. Marduk era stato un eterno rivale della fazione Enlilita, era il più odiato degli Enkiti, il ribelle, potremmo dire che era il dingir che, caratterialmente, è servito a modello per la creazione di Satana. Se infatti Enki era il rivale di Enlil, il suo carattere bonaccione e conciliante non poteva essere utilizzato per creare un personaggio così negativo.

Il carattere di Marduk invece, iracondo, guerrafondaio, superbo, orgoglioso, era perfetto. Ed infatti nella Bibbia, in una carrellata storica, si parla proprio di Marduk, chiamato alla maniera semita: Merodach. Ma se in Egitto era assocciato all'Ariete, e se il suo nome lo descrive come un 'Toro del sole' (due animali che con Satana non hanno nulla a che vedere), nelle sue rappresentazioni è quasi sempre accompagnato dal 'serpente dragone Mushushu'.

Abbiamo detto che Enki non insegnò una cosa a Marduk: far rivivere i morti. Lo insegnò però al suo figlio più giovane, di cui parleremo adesso molto estensivamente:

NINGISHZIDDA
Parlare di Ningishzidda significa inevitabilmente abbandonare le concezioni storiche e mitologiche che fino ad oggi abbiamo dato per certe.

Mai, come nel caso di questo giovane dio, si può trovare la chiave per identificare Satana non nella sua concezione di 'diavolo' o 'demone' ma in quella di 'donatore di luce'. Ningishzidda è il modello perfetto per il Satana – Lucifero. 

Tutti i sumerologi ortodossi concordano nel collegare Ningishzidda all’Abzu. Loro traducono e identificano l’Abzu come il ‘regno dei morti’ e assegnano a Ningishzidda, che ne entra ed esce a piacimento, la funzione di psicopompo, sopratutto in relazione alla sua apparente capacità di ‘apparire nei sogni’. Il nome Ningishzidda secondo gli studiosi ortodossi significa "Signore del buon albero"(T.Jacobsen / J. Halloran) o "Signore che fa crescere gli alberi in maniera corretta" (J.W. Bell); questo personaggio viene legato, oltre agli ‘Inferi’ anche al concetto di fertilità, sia perché un lemma del suo nome (GISH) può essere tradotto come ‘Pene’, sia a causa del termine ‘albero’, sia a causa del suo vessillo, una coppia di serpenti intrecciati. Jacobsen nelle sue opere afferma che i serpenti intrecciati sono una rappresentazione delle radici aggrovigliate.

Inoltre, collegando questa somiglianza al particolare legame con l’Abzu (considerato il luogo delle acque sotterranee), egli asserisce tutto questo quadro emergente fa del vessillo del dio una metafora "di come le radici intrecciate vadano verso il basso a cercare le acque). Oltre a ciò gli studiosi legano il dio alla costruzione dei templi, come testimonia la stele di Gudea che racconta di un sogno in cui il dio gli descrive come costruire l’Eninnu di Lagash e il Girsu, dedicati a Ninurta. Gli studiosi ortodossi ci dicono che a Ningishzidda era dedicato un tempio, di cui non abbiamo il nome (alcuni propongono: Eningishzidda o Egishbanda), situato a Gishbanda, una città che gli archeologi non hanno mai ritrovato ma che suppongono essere nel sudovest della Mesopotamia.

Ningishzidda risulta essere nato in mezzo alle montagne, è un valoroso guerriero, i testi ci dicono che è ‘pericoloso’ come unmushushu (il serpente dragone di Marduk), che è legato alle inondazioni, che è un ‘mago’, e che presiede o prende parte alla coltivazione dei campi. Ningishzidda inoltre è un mediatore, una delle sue rarissime rappresentazioni in forma umana lo ritrae mentre presenta Gudea a Ninurta/Ningirsu. Ningishzidda stesso era accompagnato dai Bashmu e dai Mushmah, i serpenti cornuti (draghi), e quando ritratto in forma umana aveva appunto due serpenti cornuti che spuntavano dalle sue spalle. Un mito a lui dedicato riporta:
d.nin.gish.zi.da mush.mah ushumgal.a.da tab.ba
Ningishzida, che si accompagna a grandi dragoni e serpenti

Ora, per parlare ancora meglio di Ningishzidda, dobbiamo rifarci alle formidabili analisi e intuizioni dell' autore russo Zecharia Sitchin.
Ningishzidda è legato al ‘mondo di sotto’, l’Abzu, tramite Ereshkigal e anche tramite Enki, il quale era padrone dell’ Abzu mentre Ereshkigal ne era regina ‘ad honorem’ assieme a suo marito Nergal. Sitchin asserisce che Ereshkigal stessa, figura enlilita sorella di Inanna, avesse ricevuto l’Abzu in dono da Enki.

Il nome Ningishzidda secondo Sitchin significa ‘Signore del manufatto della vita’. Egli sostiene che suo padre Enki gli trasmise le proprie conoscenze in campo medico-biologico, e che questo giovane dio fosse in grado, addirittura, di ‘riportare in vita i morti’, una capacità che lo stesso Enki aveva, e per il quale viene attestata per esempio nel mito della ‘discesa di Inanna nel mondo di sotto’.

Le nozioni di Sitchin confermano il legame di Ningishzidda con la costruzione dei templi, ma egli non si limita a parlare del Girsu per Ninurta; infatti l’autore attribuisce al dio la costruzione di almeno tre centri megalitici sparsi per il globo: le piramidi di Giza, Teotihuacan, e Stonehenge. Per capire questa attribuzione è bene chiarire che Sitchin identifica, sulla base dei miti, dei tratti caratteristici, e della iconografia, Ningishzidda con il dio egizio Thot (e anche Enki con Ptah e Marduk con Ra) e con il dio mexicano Quetzalcoatl. Da questa identificazione si possono mettere in evidenza tante altre nozioni riguardanti questa figura. Prima fra tutte la conferma delle capacità ‘magiche’ in relazione alla medicina. Thot infatti riporta in vita Horus punto dallo scorpione. Thot era il dio della magia e della scrittura, infatti veniva rappresentato spesso con lo stilo dello scriba in mano.

Le stesse caratteristiche aveva in Mexico Quetzalcoatl, il dio ‘serpente piumato’ o ‘serpente alato’, il quale, secondo il mito, giunse via mare con alcuni seguaci (gli Olmechi, una popolazione mista ormai provata come composta in buona parte da africani negroidi). Quetzalcoatl portava con sé il ‘segreto del tempo’, infatti il più antico calendario mesoamericano ha come data di partenza il 3113 a.C., data di arrivo del Serpente Piumato.

Sitchin identifica questa data come il momento in cui Thot su scacciato da Ra (Marduk) dall’Egitto. Sitchin, nell’ identificare Ningishzidda con Thot, lo lega indissolubilmente alle piramidi di Giza affermando che fu questo dio a progettarle come punto di segnalazione per la discesa degli dei dal cielo verso lo spazioporto situato nel Sinai. La grande conoscenza del dio in materia astronomica e astrologica si manifesta nell’ orientamento di queste piramidi con la cintura di Orione come appariva sull’ Egitto intorno al 10.500 a.C., data quindi attribuita da Sitchin per la costruzione delle piramidi. Thot era anche il dio che intercedeva per il faraone morto in modo che questi potesse ‘salire al Duat’ che, appunto, era identificato con Orione.

In seguito alla costruzione delle piramidi, per testimoniare questo evento, fu costruita la Sfinge dal corpo di leone (per indicare che la costruzione era avvenuta nell’Era del Leone) e con il volto del dio Ningishzidda che ne era stato il progettista.

Le piramidi erano senza dubbio la più grande opera di Ningishzidda il quale, scacciato da suo fratello Marduk/Ra intorno al 3150 a.C., cercò una nuova terra in cui stabilirsi. Secondo Sitchin questa ricerca lo portò in Mexico, dove fondò dei nuovi centri tra i quali il principale fu Teotihuacan. Li fu adorato come Quetzalcoatl, il dio che riassumeva i caratteri zoomorfi del serpente (simbolo della sua appartenenza alla dinastia enkita) e dell’uccello (come ‘falco degli dei’ sumeri e come Ibis egiziano).

Ma Sitchin evidenzia anche un altro aspetto della conoscenza di questo dio: quello legato alla misura del tempo che si manifestava in costruzioni orientate astrologicamente in maniera da poterne usufruire come ‘calendari’. E’ in questa ottica che Ningishzidda è visto come responsabile della progettazione di Stonehenge (o quantomeno della sua prima fase). Questo sito infatti ha una caratteristica che passa inosservata se considerata nel solo ambito della cultura preistorica inglese, ma che si rivela illuminante se considerata a livello globale, una caratteristica introdotta da Sitchin e sulla quale nessuno più ha indagato.

La prima fase di Stonehenge infatti consisteva in una serie di buche e in sette lastroni di pietra disposti a cerchio. Di queste sette lastre, sei erano in posizione perfettamente circolare, mentre una (la Heel Stone) era posta al di fuori di questo cerchio immaginario come per costituire un ‘punto di mira’ o un ‘punto di osservazione’ esterno. La stessa disposizione che troviamo, 7 secoli dopo, nel cortile del Girsu dedicato a Ninurta, a pochi chilometri da Lagash.

Veniamo ora alla identificazione di Ningishzidda con Thot. Quali indizi abbiamo che leghino queste due divinità? Sappiamo che Thot era il dio con la testa dell’ uccello Ibis. E’ quindi evidente un primo parallelo con Ningishzidda che aveva, tra i suoi epiteti, ‘Falco predatore degli dei’. L’Ibis inoltre è strettamente legato al serpente, animale a cui dà la caccia. L’ibis sacro in Egitto veniva mummificato e posto vicino alle sepolture o dentro casa come amuleto.

Un’altra caratteristica di Thot, poco divulgata, è che era legato anche alla figura del serpente, come attesta un murale nella tomba di Seti I che lo ritrae appunto con due serpenti attorcigliati ai suoi bastoni. Insomma, fino ad ora, Ningishzidda era un mago, aveva accesso al 'mondo di sotto', era depositario di innumerevoli nozioni e conoscenze, esattamente come suo padre Enki, era legato alla figura del serpente.
Thot era indissolubilmente legato al mito del viaggio di Osiride nel Duat, e alle cerimonie che si tenevano dopo la morte dei faraoni, cerimonie che altro non erano se non il tentativo di far ripercorrere al faraone morto lo stesso viaggio fatto da Osiride, che partiva da Rosteau (Giza) per arrivare fino al Duat. Questo viaggio veniva compiuto sia in luoghi sotterranei, sia via barca su un fiume.
Nel caso della identificazione di Ningishzidda / Thot con il Serpente Piumato adorato nel Mesoamerica col nome di Quetzalcoatl, abbiamo ancora una serie di somiglianze nei tratti distintivi, e ancor più nella iconografia. Come Ningishzidda, Quetzalcoatl era un dio legato al tempo, alla costruzione, alla vita. Era un abile architetto, progettò ed eresse Teotihuacan. Quetzalcoatl era legato all’uccello Quetzal , ma anche al serpente.

Di particolare interesse è una rappresentazione del dio nella sua forma 'Kukulkan', poco conosciuta, ma che paradossalmente sembra essere tra le più antiche: il dio ha infatti un bastone al quale stanno attorcigliati due serpenti. Sono dunque inglobati nella figura del Serpente piumato entrambi gli aspetti zoomorfi associati a Ningishzidda, eppure l’evidenza maggiore non si ha tanto nella rappresentazione del dio, ma in quella delle sue opere. Abbiamo già detto che il complesso di Giza doveva in qualche modo essere il ‘capolavoro’ di Ningishzidda. Ebbene una volta esiliatosi nel Mexico, il dio volle replicare la sua grande opera creando Teotihuacan che è orientata esattamente come il complesso di Giza.

Cosa lega Ningishzidda a Satana – Lucifero? Intanto le sue conoscenze, il suo atteggiamento di 'divulgatore' e donatore di sapienza. Il suo essere così 'pratico' del 'mondo di sotto' (espressione e figura mitologiche che serviranno secoli dopo a creare il concetto di 'Inferno'), l'associazione con il serpente e con i draghi.

Ora, andiamo a conoscere brevemente il nostro ultimo personaggio.

DUMUZI
Dunque finora abbiamo trovato le tracce di alcune delle caratteristiche fondamentali di Satana: la sua parte 'creatrice' e 'ribelle' attraverso Enki, la sua parte 'guerrafondaia', superba, orgogliosa, battagliera attraverso Marduk, il suo legame con il 'mondo di sotto' e la magia, la sapienza delle cose scientifiche e civilizzanti attraverso Ningishzidda. Ma ci manca un altro lato caratteristico di Satana. Il lato 'pagano'. E questo è riscontrabile in Dumuzi, figlio di Enki e Sirtur, famoso per il suo fidanzamento con Inanna e per il nomignolo di 'Dio pastore'.

Dumuzi era in effetti un 'dio agreste', strettamente legato ai campi, agli animali, alle attività della terra. Nella lista dei re sumeri egli viene ricordato come 'Dumuzi il pastore'. Non solo, Dumuzi incarna anche vari aspetti del peccato: in un mito egli stupra sua sorella Geshtinanna, e per questo viene poi inseguito da alcuni 'sceriffi', un inseguimento che porterà alla sua morte. Dumuzi nel mito muore, viene resuscitato, e costretto però a passare 6 mesi all' anno nel 'mondo di sotto' come schiavo di Ereskigal.

Dumuzi era il personaggio perfetto dal quale attingere per creare quel lato 'pagano' di Satana tanto caro a stregoni, studiosi di occultismo, e di paganesimo inteso come contatto con le 'forze della natura'. Ovviamente, anche lui era associato al serpente, ma anche agli animali come la capra, e non c'è dubbio che sia stato proprio Dumuzi a servire per la creazione del Pan e, forse, addirittura del Kernunno.

Possiamo anche avventurarci brevemente in una analisi iconografica delle origini del personaggio satana attraverso i suoi quattro costituenti. Pur essendo Satana un personaggio 'relativamente nuovo' che nasce iconograficamente con il Cristianesimo, le antiche e recenti fonti ci vengono in aiuto per quanto riguarda l'identificazione con la famiglia 'enkita', identificazione che come abbiamo già detto, a parte i tratti caratteriali si basa sostanzialmente sull'icona del serpente.

Il primo e più importante dei 4 personaggi utilizzati per creare Satana, come detto, è Enki, e di Enki abbiamo varie raffigurazioni legate al serpente.
La più famosa è forse quella del sigillo chiamato 'Sigillo della Tentazione', in cui Enki compare seduto dinanzi a una donna. Tra loro un albero, e dietro il dio appunto un serpente. 

Nell'immagine seguente sono riportate alcune delle più famose iconografie di Enki che coinvolgono il serpente.


Anche nel caso di Ningishzidda abbiamo parlato molto di serpenti o, più specificatamente (e questo è molto importante nel trattare di Satana) di DRAGONI o serpenti cornuti; 

in effetti non possiamo non pensare al Leviatano dragone, e al fatto che Satana nell'Apocalisse venga descritto come drago (con 7 teste, 10 corna, e 7 diademi).

Qui a fianco alcune rappresentazioni di Ningishzidda legato a serpenti e draghi.


Di Marduk abbiamo poche raffigurazioni iconografiche, e solo una o due che lo legano al dragone / serpente. Sono riportate qui sotto.


Questo tema ricorrente si è protratto fino a noi, tanto che ancora oggi la figura di Satana nelle iconografie bibliche é rappresentato come serpente o uomo-serpente.
Vediamo qui di seguito alcune di queste raffigurazioni.


Particolarmente importanti sono quelle raffigurazioni in cui Satana risulta mezzo uomo e mezzo serpente.
Perché? Perché esiste una raffigurazione del dio Enki, chiamata 'Il sigillo del Diluvio', in cui Enki avvisa Ziusudra dell'imminente Diluvio, e in questa raffigurazione (riportata qui sotto), Enki è ritratto proprio come un essere dal corpo metà umano e metà serpentino.



fonte: crepanelmuro.blogspot.it