CRISTO MORTO - ANDREA MANTEGNA

martedì 31 marzo 2015

la Biancofiore

Biancofiore, "In Italia non c’è un uomo che non sia andato a prostitute almeno una volta"


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“Berlusconi? C’è in giro una grande ipocrisia. In Italia non c’è un uomo che non sia andato a prostitute almeno una volta. Perché secondo voi queste donne proliferano in Italia e in tutto il mondo? Con chi vanno, con le donne? Almeno per l’iniziazione, tutti gli uomini sono andati con le prostitute, è sempre stato così. Chi conosce l’indole del presidente Berlusconi sa che di pagare per una donna non gli passa per la testa. Lui ama conquistare.Tarantini? Semmai le pagava lui di nascosto, spacciandole per sue amiche”. (ai microfoni de La Zanzara - via BlitzQuotidiano)


Ormai siamo arrivati anche a questo, insultare milioni di uomini Italiani pur di difendere il proprio "capo" e giustificare quello che succedeva ad Arcore ... ma purtroppo devo dare una scioccante notizia all'Onorevole Biancofiore, forse lei conosce solo uomini di quel genere, ma per sua sfortuna, io, come tanti altri milioni di uomini Italiani, non abbiamo mai pagato una donna per fare del sesso!

Vedi anche:

"Ad Arcore fatti di prostituzione con compensi, cosa che non contestiamo nemmeno noi difensori"

fonte: www.stopcensura.com

Shirley Andrews, pornostar ad 80 anni


VALENTINA

30 marzo 2015
Davanti a storie come quella di Shirley Andrews non possiamo che toglierci tanto di cappello. La signora, alla veneranda età di ben 80 anni è ancora attualmente una regina del porno. Ed è incredibile scoprire come essenzialmente tutto per lei sia nato per gioco.
O forse per esigenza, chissà. Quel che è reale in questo momento è che Shirley Andrews ad 80 anni gira film porno come se non di più le sue colleghe più giovani, venendo apprezzata sia nella sua nicchia di riferimento che generalmente nel mondo dell’hard. Il suo video più venduto? Quello dove fa sesso con 15 giovani. La chiamano Gang Bang Queen e pensiamo di sapere bene perchè.  La sua carriera è iniziata effettivamente partendo dal basso, dai classici film porno amatoriale che hanno aperto la strada di moltissimi attori porno prima di lei. Le sue capacità hanno portato la donna ad essere apprezzata dal pubblico, fino all’arrivo all’industria vera e propria. Come per l’attore giapponese porno più anziano, va ammesso che forse la maggiore attrattiva è l’età e la curiosità che scatena, unita ad un certo “saperci fare” tra le lenzuola. Andiamo, non è da tutti reggere una gang bang nel modo in cui fa Shirley alla sua età.
Non si definisce ninfomane ovviamente, anche se ammette che le piace fare sesso e non poco se gli viene chiesto. Il numero dei suoi partner? Circa 1000 e non fatichiamo a crederlo davvero. Persone come Shirley devono essere considerate delle vere e proprie pioniere del settore  e per questo celebrate.
Screenshot | People
fonte: www.cooletto.com

domenica 29 marzo 2015

gli orrori della globalizzazione e il silenzio degli intellettuali

Il fenomeno della globalizzazione ha preso le mosse negli ultimissimi anni ‘80, dopo una gestazione ventennale, e ormai è al quarto di secolo: un periodo sufficiente a individuare alcune delle sue principali tendenze e caratteristiche. Non c’è mass media, partito politico, impresa o singolo intellettuale che non affermi che con la globalizzazione tutto è cambiato, che siamo entrati in una fase storica diversa in cui occorre predisporsi ad un continuo mutamento. «Ma, all’atto pratico, l’osservazione suggerisce – almeno in Occidente – che imprese, partiti, mass media e anche intellettuali continuano a comportarsi nei modi consueti». Tutto, scrive Aldo Giannuli, viene letto sulla base di analogie con il passato: la crisi? E’ una ripetizione del 1929. Il disordine mondiale? E’ la riproposizione del periodo che precedette la Prima Guerra Mondiale. L’incontro con altre culture? Già visto nel ‘500, e sono gli altri che devono accettare la cultura più avanzata, ovviamente quella occidentale. «I fatti stanno prendendo una direzione molto diversa da quella prevista e le analogie con il passato servono a poco per capire le tendenze in atto», sostiene Giannuli.
«La crisi finanziaria, imprevista e imprevedibile, è curata con costanti iniezioni di liquidità (come se fosse quella di ottanta anni fa) che però hanno effetti sui sintomi ma non sulle ragioni del male oscuro», scrive Giannuli sul suo blog. «Le rivolte Aldo Giannuliarabe, anch’esse impreviste, segnalano una interdipendenza stretta fra crisi economica e dinamiche socio-culturali che sfugge alle capacità di gestione della comunità internazionale». In più, «lo sviluppo cinese ha mutato i rapporti di forza esistenti ma porta con sé problemi insospettati». Questo, continua lo storico, determina un profondo disorientamento soprattutto (ma non solo) nelle classi dirigenti, «che si trovano ad affrontare problemi a un livello di complessità incomparabilmente maggiore del passato, e questo disorientamento sta già producendo effetti molto negativi sul piano delle decisioni: è lo shock da globalizzazione, il fenomeno più rilevante della nostra epoca che si impone al centro dell’attenzione di storici, sociologi, economisti, politologi».
Almeno per quel che riguarda l’Occidente, secondo Giannuli, lo shock sembra determinare tre fenomeni: la paralisi dei decisori, la paura dei governati e l’afasia degli intellettuali. «I decisori appaiono sempre più indecisi sul da farsi, tanto sul fianco finanziario (dove l’unica cosa che riescono a decidere è l’inondazione di liquidità, che fa guadagnare tempo ma non cura la crisi), quanto sul piano delle relazioni internazionali (e le esitazioni americane su Iran, Siria e Califfato ne sono una testimonianza, non meno che il pantano ucraino da quale nessuno sa come uscire)». Di fronte a un corso dei fatti, che Giannuli reputa «del tutto imprevisto», e non frutto di pianificazione da parte di una ristrettissima élite, come invece suggerisce Gioele Magaldi nel libro “Massoni”, che svela il ruolo occulto delle “Ur-Lodges”, le superlogge internazionali del massimo potere mondiale, i decisori (tanto politici quanto finanziari) «reagiscono schierandosi a difesa dell’esistente e senza chiedersi Gioele Magaldise le patologie socio-economiche in atto non siano un prodotto di quel sistema che rifiutano costantemente di mettere in discussione».
Dai governanti “rassegnati” alla globalizzazione autoritaria, senza più alternative politiche, si passa ai governati, «cui era stato promesso che la globalizzazione sarebbe stato un cammino fiorito». I cittadini, scrive Giannuli, «assistono impotenti al crollo di queste aspettative, al peggioramento delle loro condizioni di vita, e avvertono sempre più la paura del futuro». Che è, al tempo stesso, «paura dei diversi che giungono dal sud del mondo e che si pensa minaccino posti di lavoro e identità culturale, paura della crisi che erode risparmi e getta nella disoccupazione, paura della concorrenza delle merci straniere che tagliano l’erba sotto i piedi alle nostre aziende, paura di un fisco sempre più vorace che programmaticamente non colpisce più i grandi capitali volati nei paradisi finanziari ma si accanisce sui ceti medi». E ancora: «Paura del terrorismo, delle epidemie, di tutto». E su questo paesaggio «impera il chiassoso silenzio degli intellettuali, che parlano di tutto senza dir nulla». Infatti, «una critica della globalizzazione e dei modi con cui si è realizzata e va avanti è tentata solo da pochissimi», i quali però vengono «spinti ai margini» e restano «privi, in gran parte, di accesso alle tribune massmediatiche». Secondo Giannuli, «c’è una sottile vendetta della storia che punisce chi aveva imposto il  “pensiero unico”: democrazia liberale (o quel che si pensava fosse tale) e liberismo economico erano l’unica forma di pensiero legittimata», a scapito di «tutte le altre correnti di pensiero, pure interne al mondo occidentale».
Per il politologo dell’ateneo milanese, «la resa senza condizioni della socialdemocrazia ha segnato la riduzione dello spazio politico: tutto il resto ne era espulso». E così, «il rullo compressore della finanza, attraverso gli opportuni finanziamenti, la direzione dei mass media, il controllo dell’industria culturale, la colonizzazione delle facoltà, persino l’uso calibrato del Premio Nobel, tutto è stato usato per imporre questa dittatura culturale. E gli intellettuali – in grande maggioranza – si sono adattati gioiosamente a questo stato di cose, rinunciando ad ogni residuo spirito critico». Oggi, nel momento della crisi, i decisori – non meno che i governati – di fatto «non trovano le parole per capire quel che sta accadendo, e non sanno riconoscere la crisi in atto». E questo, conclude Giannuli, «accade perché dal fronte degli studiosi, dei “tecnici”, di quelli che dovrebbero illuminarli, viene solo un confuso starnazzare che non dice nulla. E’ questa la rumorosa afasia degli intellettuali», peraltro “incanalati” nel mainstream dai tempi del manifesto “La crisi della democrazia”, promosso dalla Commissione Trilaterale: propaganda conculcata negli atenei e nei media anche attraverso la poderosa macchina dei think-tanks, come l’Aspen Institute, che recluta intellettuali di fama. Il Verbo è sempre lo stesso: il Mercato deve vincere sullo Stato. La democrazia sociale? Rottamata. Il vero potere è finito nelle mani di pochissimi, come nel feudalesimo medievale. E paga legioni di intellettuali perché non dicano la verità e non raccontino quello che sta davvero succedendo.

fonte: www.libreidee.org

volo GERMANWINGS 4U9525CI


Sul volo GERMANWINGS 4U9525CI ci sono delle cose che non tornano e vi spiego quali


Alcune interessanti considerazioni raccolte in ordine sparso sull'incidente del volo Germanwings 4U9525

...Non ho letto il topic, ma vorrei dire ora che mi attengo rigidamente ai fatti. Ho avuto un brevetto di volo su aereo, e almeno dalla fine degli anni 80 seguo le vicende relative agli incidenti aerei. Vorrei invitare chi legge queste righe ad essere molto molto prudente su quanto accaduto ieri l'altro in Francia, perché ci sono delle cose che non tornano e vi spiegherò quali.
Mai fatto dietrologia nel mio lavoro, mai nella mia vita mi bastano e avanzano i fatti.

Oggi, con una velocità davvero sorprendente, ci hanno spiegato del copilota che è rimasto solo nella cabina di pilotaggio e avrebbe deliberatamente schiantato l'aereo. Io dico che teoricamente è possibile, ma c'è qualcosa che non va. Non va il fatto che in un anno e mezzo appena si sono verificati almeno quattro incidenti assolutamente analoghi e misteriosi nelle modalità, vale a dire : 
1) interruzione dei collegamenti radio senza motivo; 
2) nessun mayday nessun codice di allarme sul trasponder, nemmeno quelli automatici; 
3) pochi minuti dopo l'aereo inizia a deviare in qualche modo senza motivo da rotta o quota o entrambe; 
4) nessun segno di vita dalla cabina di pilotaggio. In passato mai si era visto nulla di simile.

Ma i conti tornano ancora meno se si considera una ulteriore circostanza. I primi due disastri si verificano su voli della medesima compagnia malese, di uno non si troverà più niente, salvo la certezza che è caduto sull'oceano fuori rotta senza carburante, dell'altro si trova quasi tutto, ma nulla di serio o attendibile sulla causa. Tutte due gli aerei avevano una certa rotta, non identica ma vicina. Poi cosa succede? Veniamo a sapere a causa del disastro in Francia che un volo Lufthansa del novembre scorso si salva all'ultimo, e guarda caso stava succedendo qualcosa di inspiegabile. Viene detto che sulla medesima rotta fra Spagna e Germania, stessa compagnia, un aereo inizia una discesa senza che i piloti ne sappiano nulla. Cercano di fermarla ma non ci riescono sull'aereo non funziona pù nulla, dopo molte migliaia di piedi perse con un riavvio dei computer riescono infine a riprendere i comandi. La tesi dei sensori surgelati non ha nessun senso, come è noto a chiunque opera nel settore. La tesi che i computer erano andati in crisi e l'aereo era ingovernabile per questo anche, è semplicemente impossibile...in questa forma ..



Allora riepiloghiamo: in un anno e mezzo quattro volte si verifica un evento in volo con caratteristiche identiche, in tre finisce in tragedia, in un caso invece tutto viene risolto, ma le motivazioni date sono semplicemente assurde. Non solo, ma due incidenti sono su rotte molto vicini tra loro e della stessa compagnia malese, due altri incidenti (gli ultimi due) guarda caso sono della medesima compagnia Lufthansa e guarda caso su rotte vicinissime.

Le coincidenze sono eccessive, tanto più che si verifica un altro fatto anomalo: dopo l'incidente francese, quello di due giorni fa, un buon numero di piloti e personale di bordo della compagnia aerea più sicura del mondo guarda caso decidono di non salire più sui propri aerei, cosa che non mi risulta abbia precedenti. Evidentemente sanno almeno quello che so anche io, e sanno che c'è un pericolo non governabile, o forse neppure chiarito del tutto. Anche oggi molti voli sono stati cancellati.
E guarda caso con una velocità senza precedenti ascoltano la scatola nera che registra le conversazioni di bordo, e viene fuori che un pilota è impazzito. Certo se fosse stato il solo incidente con queste modalità potrei crederlo, ma ci sono tutte le altre cose di cui sopra, questa fretta mai vista prima di dare una spiegazione rassicurante ai piloti in Germania, ci sono diverse cose che non vanno

...Vi è poi un ulteriore elemento curioso, senza precedenti moderni, che caratterizza i quattro eventi. Non solo dalla cabina di pilotaggio non c' è alcun messaggio di allarme, ma dai passeggeri non arriva nulla, un sms, una chiamata. Ora, è vero, in questi ultimi due casi si può spiegare, perché la discesa era lenta ma qualcuno che si è accorto che si stava scendendo ci sarà stato...e poi il Comandante che non riesce ad entrare non attira l'attenzione dei passeggeri, almeno dei più vicini?
Ma gli altri due incidenti, quelli della compagnia malese, prevedono un volo che si prolunga per molto tempo. SI parla di ore ed ore di volo. Ma nessun passeggero manda alcun tipo di segnale come i piloti. E' difficile questo da spiegare, molto difficile.

..dire "aveva avuto un severo stato depressivo" fa molto comodo alla stampa.
ma è concetto che può voler dir tutto e voler dir nulla.

ci sono dei parametri ben precisi per far diagnosi di depressione...ma in linea generale servono a differenziarla dal classico "periodo no" che ognuno di noi può avere nella propria vita.
detto questo... ci sono forme latenti e ce ne sono di altre che sono difficilmente diagnosticabili... oltretutto, parlando in linea generale, è un caso specifico quello dell' individuo che per lavoro o per altri motivi (esempio? adozione) venga sottoposto obbligatoriamente a questo tipo di colloqui. Perchè in tali casi è richiesto anche un ben diverso profilo per l'esaminatore, rispetto a magari quello del medico di famiglia che ti molla il tranquillante e sta bene così.

tu parti dal presupposto, nella tua analisi, che questo avesse una depressione con istinti suicidi. Non so se nel pomeriggio ci siano stati aggiornamenti, ma leggevo dopo pranzo che la notizia era stata diffusa dalla madre di una sua amica di infanzia che bla bla bla..

anche questo..può significar tutto o niente... ma che ne sappiamo? uno può beccarsi una depressione perchè perde un figlio, la mamma, il papà... ha bisogno di aiuto (tecnico e non), ma non vuol dire che per questo debba essergli precluso il ritorno alla sua vita normale. e siccome il parametro per sancire l'ok a questa cosa (perchè, ovviamente, risulta nello stesso modo corretto il fatto di non poter essere leggeri soprattutto quando la vita normale significa responsabilità di vita altrui) è il test psicologico, e il copilota pare che l'avesse superato, non possiamo aggiungere nulla.

ma i casi sono infiniti.

pensa alle forze dell'ordine... hanno una depressione... ritornano in servizio (se mai l'avessero lasciato) e hanno la responsabilità di un'arma. e se impazziscono e sparano?
pensa, ripeto l'esempio, al chirurgo... e se gli salta la brocca mentre sta operando?
oppure un qualsiasi autista.

...Io capisco che sia difficile ma ci provo ancora. Non credete a me, andate a leggere quello che hanno dichiarato i piloti tedeschi sul precedente incidente. Lì ci sono cose vere, o verosimili, e qualcuna un po' meno, ma leggendo quelle forse capite di cosa sto parlando. Loro dicono che sull'aereo non funzionava nulla, loro dicono che hanno dovuto fare manovre informatiche lunghe per rientrare in possesso di ogni comando. L'aereo stava scendendo da solo senza che nessuno dei piloti lo avesse deciso. Andate a leggere, poi ne riparliamo. Non è il pilota automatico.
Io una mia idea di massima c'è l'ho ma è inutile dirla o scriverla. Perché non ne sono certo anche io, non ho abbastanza elementi per dirlo, e allora tutti quelli tesi a vedere imperfezioni nei miei dubbi, e a non vedere o sospettare balle che vengono probabilmente raccontate a fin di bene, si scatenerebbero con qualche ragione stavolta. Io non sono un dietrologo, vedo fatti, conosco ciò di cui scrivo, e mi vengono dei dubbi, che certamente non ho solo io.
Se uno non conosce come funziona la sicurezza aerea per esempio non sa che se l'ipotesi che ho fatto è fondata certamente la scatola nera e il suo contenuto reale non vengono pubblicate. La sicurezza aerea è internazionale in mano a poche persone. È una insieme di organizzazioni unite a livello mondiale, totalmente uniformate in nome della sicurezza. Solo i vertici politici, i vertici, non i Parlamenti, forse sono a conoscenza di qualcosa di più preciso oltre naturalmente alle autorità preposte alla sicurezza. Se si diffondesse un dubbio sulla sicurezza dei voli avete idea dei danni che creerebbe? La magistratura non ascolta la scatola nera, deve fidarsi dei verbali che vengono fatti. Punto.

...Bisognerebbe capire anzitutto quanto quello che dicono gli unici testimoni di questi incidente raccontano è vero. Io non sono in grado di dirlo, nel senso che capisco che se quello che dicono è vero, è di una gravità assoluta. Un aereo passeggeri totalmente fuori controllo che inizia una discesa che dura minuti. Già solo questo dovrebbe far venire dubbi a chi crede alla versione del pilota pazzo, perché allora forse i pazzi sarebbero più di uno...Tendo a pensare o ritenere invece probabile che i piloti non siano in sé ad un certo punto della vicenda, perché altrimenti tutti i silenzi non si spiegano, non c'è modo di spiegarli. Certo a meno di non ritenere probabile in meno di un anno e mezzo quattro incidenti di questo tipo con piloti criminali suicidi ed omicidi che tra l'altro fanno cose che non sono troppo coerenti con questa tesi. E che in fretta riescono a drogare tutti i passeggeri e gli assistenti. Non regge questa spiegazione

...questo per dire che aver avuto dei precedenti in tal senso non significa poi non essere più idonei (meglio: riuscire a vivere di nuovo sereni e "normali") a svolgere nuovamente il proprio lavoro. va valutato caso per caso.

è OVVIO, mi ripeto, che venendo appunto valutato caso per caso poi si vada ogni volta a considerare la situazione specifica...ma ci sono diversi gradi di patologia, diverse patologie e si presuppone che (ho detto prima che eventuali negligenze possono sempre esistere, ci mancherebbe) chi ha il potere di decidere che un uomo possa essere responsabile della vita di 160 persone (oltre alla sua) non venga messo lì a caso e sappia fare il proprio lavoro

...Poi altra anomalia: mai vista prima una scatola nera recuperata un giorno precedente al mattino in cui usciranno indiscrezioni sul contenuto della stessa. Sul piano scientifico è anche scorretto, perché le due scatole nere devono essere analizzate congiuntamente, e ci vuole del tempo. Ad esempio ci hanno detto che il pilota rimasto chiuso nella cabina era cosciente fino alla fine, sulla base del respiro? Oppure perché si sentono dei suoi movimenti, oppure perché azioma dei comandi di volo sino all'ultimo? Questo cè lo può dire solo l'analisi congiunta con l' altra scatola nera quella sui parametri dei comandi aziomat

...È vero, non solo la presenza anomala di tre capi di stato, ma tutta questa vicenda non lascia presagire nulla di buono.
Vedo così se riesco a rispondere anche a Glauco: io penso che la cosa più probabile sia che ci siano azioni che definirei prudentemente di "sabotaggio", o in alternativa meno probabile, qualche grosso e nuovo imprevisto tecnico, che mette gravemente a rischio la sicurezza dei voli. Penso che di fronte ad una questione siffatta si stia lavorando per prendere contromisure, ma penso anche che ancora queste contromisure non sono sufficienti, tant'è che la gente muore. Non so neppure se totalmente l'analisi dei problemi o dei punti di vulnerabilità sia compiuta. Provate ad ipotizzare uno scenario di questo tipo: secondo voi le autorità tecniche che si occupano di sicurezza aerea, avendo questo scenario di fronte, i massimi leader politici, lo renderebbero pubblico? Ma riuscite ad immaginare le conseguenze devastanti su economia, politica di uno scenario di questo tipo? Nessuno sano di mente le renderebbe pubblico. Uno degli errori che impedisce a tanti di capire quello che è successo deriva da non conoscenza di tante cose, ma soprattutto che il contenuto di una scatola nera così delicata non viene estratta da persone qualsiasi, magistrati, politici di medio livello, o altro, ma passa anzi tutto al vaglio di un nucleo ristrettissimo di persone che sono in grado di confezionare una versione dei fatti, che magari non è neppure detto che sia del tutto falsa, ma che certamente non è interamente vera. È ovvio che fuori di qui molte persone questo lo hanno capito, lo hanno intuito. È chiaro anche che al prossimo incidente, spero di sbagliare, succedera un problema molto grosso, e non basterà leggere a tempo di record una scatola nera, giungere ad una conclusione peraltro infondata certamente in alcune parti, per rasserenare il clima. È una corsa contro il tempo, bisogna vedere chi arriva per primo.

Quando io me la prendo un po' con quello che leggo, è perché a volte le cose sono così evidenti da accecare letteralmente. Cioè fatte finta che io od altri non abbiamo scritto niente sinora. Considerate solo questo ( ma nessuno ne scrive qui, accecati) : sei mesi fa due piloti sullo stesso tipo di aereo, sulla stessa rotta, hanno avuto un incidente analogo, e pubblicamente hanno spiegato cosa è successo. Hanno cambiato i sensori, ma se questa fosse stata la causa evidentemente questo incidente ultimo non ci sarebbe stato, senza parlare poi che con un minimo di conoscenza delle cose è impossibile che sensori ghiacciati provochino quegli effetti devastanti descritti dai due piloti . E poi guarda caso malgrado questo aereo sia diffusissimo solo in una compagnia e su una rotta succedono queste cose. Come potete considerarla una coincidenza una cosa del genere?

...Ipotizziamo un terrorismo o altri che in qualche modo mettono a punto una nuovo sistema di attacco al sistema di volo. Prima di tutto, noi non sappiamo niente, niente, di eventuali rivendicazioni, perché magari non a mezzo stampa qualcuno può avere rivendicato qualcosa solo a determinati ambienti e persone. Oppure possono anche non avere rivendicato nulla. Magari stanno facendo delle prove, e non vogliono dare l'allarme prima di un evento più grave. Ma è così difficile immaginarlo? Io sono basito, senza un minimo di creatività, nulla. O magari non rivendicheranno nulla perché tanto non c'è nulla da rivendicare. Andando avanti così l'effetto terroristico sarebbe devastante come mai prima d'ora alcun attentato. Veramente alcuni qui sono come quelli che vedono gli alberi ma non la foresta. Anzi sono talmente presi da ogni difetto di ogni possibile albero che vedono "due" alberi.

Fonte: http://orologi.forumfree.it
Tramite: www.comedonchisciotte.org

Inoltre..
C’era un’esperta americana di sicurezza e guerre elettroniche a bordo del volo Germanwings precipitato in Francia. Yvonne Selke, 58 anni, originaria di Nokesville, era un dipendente di una società di contractor del Pentagono specializzata in difesa e intelligence. Fondata nel 1914, è divenuta nota per aver supportato durante la Seconda Guerra Mondiale la Marina militare statunitense.

Ora l’azienda, che deve il 99% delle entrate ai contratti con il governo Usa, si occupa di costruire reti telematiche in grado di bloccare hacker e spionaggio (industriale e militare), satelliti e mappe geospaziali. Ha elaborato sistemi per intercettare segnali «nemici» e capire da dove provengono. Lavora pure con l’Aeronautica, l’Esercito, il Pentagono, la Nasa, i ministeri dell’Interno e dei Trasporti. In questo ambiente, dove l’alta tecnologia fa la differenza, operava da 23 anni Yvonne Selke. Una donna importante, una manager. Tanto che la notizia della morte è stata data da Jen Psaki, portavoce del Dipartimento di Stato, che ha confermato la presenza di tre cittadini americani sul volo Barcellona-Düsseldorf...
Leggere qui: Il "giallo" dell’esperta del Pentagono a bordo dell’Airbus caduto sulle Alpi


fonte: crepanelmuro.blogspot.it

giovedì 26 marzo 2015

il massacro degli ulivi... tra dubbi e realtà


IL MASSACRO DEGLI ULIVI... tra dubbi e realtà.
"Come mai si è proceduto ad abbattere – chiedono - alberi verdissimi e rigogliosi salvando invece quelli successivi leggermente malandati?
È lecito che i diretti interessati non siano mai stati informati neanche del campionamento effettuato nel mese di ottobre e che lo apprendano solo ora?
È corretta una procedura con soli due giorni di avviso formale?
Sui giornali ne parlavano da tempo, non è stata una decisione presa frettolosamente,eppure, perché gli interessati li hanno lasciati all'oscuro di tutto fino a due giorni prima dello svolgersi della procedura?
È normale che di sabato sera ti vengano a bussare alla porta e ti dicano che si esegue una quarantena (a cui tu non ti puoi imporre) perché i tuoi alberi sono affetti da xylella fastidiosa senza peraltro che ti vengano consegnate le analisi eseguite su di essi?
Come hanno fatto ad individuare la malattia in quell'area se non mostrava segni? Hanno campionato tutto il Salento e non ce ne siamo accorti"?
"L'Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) – ricordano - raccomanda pertanto che le strategie preventive per il controllo dei focolai si concentrino sulle due principali vie di infezione (piante da messa a dimora e insetti infetti presenti nelle partite di vegetali) e si fondino su un approccio basato su sistemi integrati". Il parere era dunque mirato alla prevenzione e non all'eradicazione.
Altro interrogativo: Come si è mossa la Regione per tutelare i suoi ulivi?
"Forse, una regione che ha a cuore il proprio patrimonio olivicolo, oltre che a seguire la prassi di una quarantena (di una batteriosi "atipica") mai verificatasi su olivo ma da cui non si sfugge, avrebbe cercato di aprirsi, in questo dramma che ci sta affliggendo, alle cure dei migliori esperti, ascoltando anche le voci del territorio e cercando di proporre una sperimentazione agroecologica che ad oggi continua ad essere ignorata", è la riflessione dell'associazione
foto di .Peter Saintbull
fonte: alfredodecclesia.blogspot.it

voglie che si chiamano fottere di Kristy Lowell

Ci sono voglie che hanno bisogno di dolcezza e tenerezza, di carezze delicate e baci delicati. Voglie premurose e docili, appena bisbigliate, lente. Ma ci sono anche voglie urgenti, voglie impellenti, voglie rabbiose e cattive. Voglie tormentate che vogliono essere soddisfatte. Non saranno delicate o gentili queste voglie, non saranno lente o dolci. No, queste voglie sono fatte per essere prese come sono, come qualcosa di viscerale, primitivo. Un bisogno che nasce non dalla ragione ma dall'istinto, quell'istinto che conosce solo il sudore, il bisogno. Morsi e spinte prepotenti, graffi e polsi stretti. Forze e passione. Queste voglie non conosco facili soddisfazioni, né parole accomodanti, si nutrono di silenzi e urla. Ci sono voglie che si chiamano scopata, ci sono voglie che si chiamano fare l'amore e poi ci sono queste voglie, che si chiamano fottere. E' fottere tutto quello a cui riesci a pensare mentre ti sbarazzi di quegli inutili stracci chiamati vestiti. E' fottere quello che pensi mentre ti senti schiacciare e aprire senza troppe premure. Dolore, passione e voglia insaziabile: è fottere quello di cui hai bisogno quando certe voglie ti sconvolgono il cervello, non facendoti pensare ad altro che questo. Pochi attimi ma che raggiungono anche l'angolo più remoto del cervello, sconvolgendolo, rivoltandolo.
Non è per tutti fottere, non è da tutti fottereFottere è per chi non ne può più di piangere, è per chi ha qualcosa in fondo al cuore, un grumo nero che chiede sempre qualcosa, che sussurra inesorabile, che istiga e corrompe. E' per le anime in bilico sull'abisso che in quell'atto riescono a trovare un po' di pace.
Non è sempre così, ma a volte queste anime hanno bisogno solo di fottere per placare quella voce, hanno bisogno solo di fottere per soddisfare e riempire quel vuoto che quel grumo nero scava nell'anima.
E' di fottere che a volte si ha bisogno, e di essere fottuti che a volte si ha bisogno, e di nient'altro.

Ace


fonte: diariodibordoace.blogspot.it

mercoledì 25 marzo 2015

che orrore il gender: confonde i diritti di tutti, anche dei gay


BVLGARI At amfAR's 21st Cinema Against AIDS Gala Presented By WORLDVIEW, BOLD FILMS, And BVLGARIProvate a chiedere a un bambino se vuol giocare alle bambole. Nove volte su dieci risponderà di no e si ritrarrà scandalizzato. Provate a domandargli se ha una fidanzatina : spesso rispondono con un espressione di disgusto : « Io non ho una fidanzatina, a me le bambine non piacciono », urlerà. E provate a chiedere a una bambina se ama giocare al calcio, se desidera fare giochi di guerra, se vuole azzuffarsi. Vi guarderà con un’aria sconsolata. E se le domandate se preferisce trascorrere le vacanze estive con una femmina o con il figlio della vostra amica, nove volte su dieci non avrà dubbi : meglio, molto meglio l’amica.
E’ così da sempre, eppure domani potrebbe non essere più così. Già, perché nel mondo occidentale si diffonde sempre di più la cosiddetta ideologia gender (in italiano identità di genere) che in nome di una causa apparentemente sacrosanta, quella della lotta alla discriminazione sessuale, impone norme di comportamento ed educative estreme. Come narrato nei giorni scorsi dai giornali, in alcune scuole italiane, ad esempio, i bambini vengono costretti a travestirsi da femmine e a giocare alla mamma, mentre alle bambine vengono imposti giochi di ruolo decisamente maschili. Nel frattempo si impongono modelli che tendono a sradicare identità centrali insite nella natura umana. In certi Comuni italiani ed europei – ma fortunatamente non dappertutto, ad esempio non ancora in Svizzera –  quando si iscrive il proprio figlio a scuola o all’anagrafe le autorità non richiedono più di indicare padre e madre, bensì genitore 1 e genitore 2. E alcuni Paesi stanno anche abolendo la voce « sesso » sui documenti da sostituire con quella « genere » ; il tutto in difesa dei diritti degli omosessuali.
E qui dobbiamo intenderci : chi scrive sostiene da sempre l’emancipazione degli omosessuali, non solo in teoria ma – ed è l’aspetto più importante – nella quotidianità. In famiglia abbiamo amici gay e lesbiche e mai sul lavoro ho giudicato una persona considerando le sue tendenze sessuali, rimandando al mittente qualunque pettegolezzo. Non mi importa se un collaboratore è omosessuale per la semplice ragione che non sono affari miei.
Ritengo che un vero Stato liberale debba permettere a ogni cittadino di vivere in libertà e nella tutela della privacy la propria sessualità e sono lieto nel poter dire: ormai ci siamo. Gli omosessuali non devono più nascondersi e men che meno vergognarsi. Una vittoria civile.
Il problema, però, è che una battaglia giustissima e nei suoi tratti salienti conclusa, si sta trasformando in qualcosa di ben diverso; assume dimensioni inaspettate e per molti versi ingiustificate, al punto che talvolta si ha l’impressione che a essere diversi siano gli eterosessuali e che avere una famiglia normale sia quasi scandaloso. Mi riferisco, lo avete capito, alle rivendicazioni più oltranziste e all’isteria quasi intimidatoria che accompagna certe pretese e che recentemente ha indotto gli stilisti Dolce e Gabbana a protestare pubblicamente. Il loro « Basta ! » è risuonato alto, ma pur essendo omosessuali sono stati messi alla gogna mediatica in nome del politicamente corretto.
Il problema nel problema – e veniamo al punto – è che l’estremismo progay viene usato come ariete mediatico e legislativo per propagare e imporre l’ideologia gender. Ideata dallo psichiatra americano John Money, sostiene che le differenze sessuali tra maschio e femmine non sono naturali, biologiche, come peraltro avviene in tutto il mondo animale, bensì culturali : dunque gli uomini sarebbero tali solo perché educati da maschi e le donne sarebbero donne solo perché educate da femmine. E che attraverso gli opportuni condizionamenti sociali, a cominciare dall’educazione nelle scuole, accompagnato da un vero e proprio bombardamento mediatico, si possa convincere chiunque a decidere a quale sesso appartenere o a vivere l’ambiguità sessuale come un fatto naturale.
E’ il ribaltamento del mondo: una battaglia a tutela della minoranza gay viene usata per tentare di sradicare l’identità sessuale naturale della stragrande maggioranza delle persone e convincere le nuove generazioni che ognuno può scegliere se diventare omosessuale o bisessuale o transessale. Diciamola tutta : è un’aberrazione, che però si afferma sempre di più, agendo su più livelli. Il potere di emulazione del mondo dello spettacolo e del cinema è noto. Pensate all’ambiguità sessuale di Lady Gaga (che omosessuale non è ma si presenta come icona trans) o della barbuta Conchita, ai messaggi reiterati dei film di Hollywood o dei serial tv dove addirittura la Disney propone alcuni classici in versione gay. Osservate il mondo della moda: si scelgono sempre di più modelle androgine e modelli effeminati, al punto che talvolta non si capisce più se a sfilare è un uomo o una donna. Non è un caso che a Londra sia stato aperto pochi giorni fa il primo negozio gender.
Ma ancor più inquietante è il fatto è che i casi italiani non sono affatto isolati. Nelle scuole francesi è diventato obbligatorio un corso di insegnamento per promuovere la libertà dei sessi e per combattere l’omofobia che si propone di « sostituire categorie mentali come quella di ‘sesso’ con il concetto di ‘genere’ che mostra come la differenze tra uomo e donna non siano basate sulla natura ma siano prodotte storicamente e replicate dalle condizioni sociali ». Corsi analoghi vengono insegnati nelle scuole inglesi.
E’ una battaglia subdola perché, schermandosi dietro alle rivendicazioni gay, inibisce un dibattito normale. Si impedisce alla gente di capire cos’è l’ideologia gender, di interrogarsi e in un’ultima analisi di decidere. Come dovrebbe accadere in democrazia.

di Marcello Foa

http://blog.ilgiornale.it/foa/2015/03/23/che-orrore-il-gender-confonde-i-diritti-di-tutti-anche-dei-gay/

fonte: alfredodecclesia.blogspot.t