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giovedì 13 agosto 2015

Giulietto Chiesa: è arrivata la bufera, a lungo annunciata

Alcuni mesi orsono, il giornalista e uomo politico Giulietto Chiesa ha pubblicato per i tipi di Piemme Edizioni il volume “E’ arrivata la bufera”. Quest’opera contiene la riproposizione del saggio intitolato “Invece della Catastrofe”, oltre ad un lungo articolo dedicato ai fatti parigini di inizio gennaio 2015, ovvero la strage presso la sede della redazione del periodico satirico Charlie Hebdo. A distanza di un anno e mezzo dalla prima pubblicazione, “Invece della catastrofe” torna dunque a proporsi quale indispensabile strumento cognitivo della modernità. Va colta prima di tutto una peculiarità di questo scritto: esso è inchiesta giornalistica, analisi, e proposta politica, che si pone l’obiettivo di abbracciare e racchiudere nel proprio sguardo partecipe la realtà nella sua globalità. A differenza di altri pur brillanti scritti di questi anni, il libro di Chiesa coglie nel loro stretto legame fenomeni quali il profilarsi di una crisi irreversibile dell’eco-sistema, l’agonia degli stati-nazione sotto la scure del debito di proprietà delle banche, il mutamento antropologico dell’uomo occidentale avulso, disancorato dalla realtà e schiavo dei moderni mezzi di comunicazione, lo spirare di nuovi venti di guerra da ovest, da quegli Stati Uniti d’America che non sanno accettare la perdita del ruolo di superpotenza in un nuovo mondo multi-polare.
Saper cogliere la vastità e la profondità di questo mutamento di fase, come Chiesa lo definisce, è essenziale, perché il pericolo che attende il genere umano è tale da far temere che il secolo che abbiamo appena cominciato a percorrere, possa essere anche E' arrivata la buferal’ultimo della nostra storia. Leggere con attenzione il volume in questione impegna a rivedere il proprio bagaglio culturale, non per accantonare concetti in parte ancora validi ma per saperne cogliere nuovi, più inquietanti significati. Alcuni militanti appartenenti all’orizzonte culturale e politico della sinistra novecentesca si compiacciono di utilizzare, spesso a sproposito, espressioni quali “lotta di classe”. Chiesa invita a considerare che i rapporti di forza attuali non permettono di cullarsi in improbabili sogni di vittoria: se esiste una lotta di classe, è quella che i potenti, i proprietari universali, stanno muovendo verso le masse del pianeta, masse che comprendono anche quelle fasce di popolazione dell’ Europa occidentale che un tempo si definivano borghesi, ovvero benestanti.
Rileggere Antonio Gramsci significa sapere che occorre ripartire da posizioni di difesa, da quella casematte che sono i territori dove ciascuno di noi vive: «I territori come li concepisco e propongo, hanno confini vasti: includono la nostra mente (spirito, istruzione, informazione, cultura, sapere), il nostro corpo (salute) … l’acqua che beviamo, l’energia che consumiamo, il parco pubblico in cui passeggiamo, l’energia che consumiamo». S’intende che tale opzione non comporta l’adozione di un atteggiamento di passività rispetto alle scelte che si vorrebbero imposte dall’alto. Che sia necessario tornare ad un livello adeguato di conflittualità sociale è evidente nell’elogio che Chiesa fa del movimento No Tav della Val di Susa: «Il valore emblematico di questa lotta è immenso … ci consente di comprendere quanto la battaglia sia dura e drammatica. Ovvio che No Tavoccorrerà moltiplicare questi fronti di resistenza genuinamente deocratica e popolare. Uno o due luoghi di resistenza non basteranno. La parola d’ordine dovrà essere – per l’Italia, per l’Europa, per l’Occidente intero – “uno, due, cento No Tav”».
Torneremo su questo tema, come ritrovare unità d’intenti ed efficacia nella lotta al nuovo, ancor più feroce potere del capitale finanziario attuale. Nel mentre, Giulietto Chiesa ci offre una verità scomoda e di non facile assimilazione perché obbliga ad una forte auto-critica. L’altra lotta che si sta portando avanti, è quella che vede da una parte il genere umano nel suo insieme, dall’altra parte il pianeta con le sue molteplici forme di vita animali e vegetali a forte rischio di estinzione, ed il suo delicato equilibrio di organismo apparentemente indifeso ma in grado di ribellarsi ed attaccare a sua volta. Questa guerra ci vede, purtroppo, vincitori, nel senso che si sta compiendo una sistematica distruzione delle risorse planetarie. Se non si vuole che entro poche generazioni, la nostra vita sulla terra abbia termine, si impone un radicale mutamento nei nostri stili di vita. Anche grazie a sofisticati moderni strumenti di calcolo quali i computer, siamo in grado di prevedere con una certa accuratezza quali sarà il disastroso impatto della dissennata politica di rapina globale sul nostro ambiente.
I più avvertiti fra noi – dice Chiesa – rischiano l’ingrato ruolo dell’omerica Cassandra, ovvero di chi avverte, inascoltato, dei pericoli ormai dietro l’angolo. Infatti perché si compiano mutamenti di rotta significativi nel nostro modo di rapportarci alla Natura, occorreranno diversi anni, e l’inerzia della mega-macchina che abbiamo creato gioca decisamente a nostro sfavore. Si prenda la questione della nostra dipendenza da una risorsa energetica ormai al termine quale il petrolio: al riguardo il concetto che va compreso è quello del cosiddetto “Picco di Hubbert”, ovvero il momento in cui la produzione del petrolio raggiungerà il Giulietto Chiesasuo livello massimo e comincerà a declinare fino al definitivo esaurimento. Ormai gli esperti sono essenzialmente concordi che tale picco avrà luogo all’interno di questa generazione, o al massimo della prossima, ovvero entro i prossimi trent’anni.
Secondo un analista tedesco, Stefan Schultz, tale evento si è già verificato nel 2010. Una classe dirigente consapevole comincerebbe fin da oggi a porre mano ad una profonda ristrutturazione industriale e a una sostituzione delle fonti di energia. Purtroppo, si preferisce ignorare quel che si presenta ai nostri occhi. E’ il caso, altrettanto grave, dell’aumento della temperatura globale, che dai tempi preindustriali ad oggi è aumentata di “soli” 0,8 gradi centigradi, cosa che   si è rivelata sufficiente a causare mutamenti climatici assai dannosi: trombe d’aria, alluvioni, desertificazione d’ampie zone un tempo fertili e abitabili dall’uomo. L’aumento delle emissioni d’anidride carbonica porterà con sé una crescita della temperatura del nostro pianeta di ben sei gradi centigradi entro la fine di questo secolo, si può ben immaginare quale fardello di distruzione questo semplice dato numerico arrecherà. Uno dei leitmotive di questa lucida analisi è la constatazione di quanto i governi siano incapaci di trarre inegnamento da quanto raccontano gli esperti e come preferiscano legiferare in base a quanto viene suggerito, o imposto, dagli emissari delle grandi corporation, le multinazionali che di fatto, sono veri e propri entità sovrane, minacciose nella loro gelida inesorabilità.
Il regno di questa Nuova Classe si è costruito sull’uso spregiudicato dei mezzi di comunicazione, su una narrazione capace di narcotizzare la facoltà critica del singolo individuo. Ciò che i mezzi “generalisti” raccontano è menzogna, reiterata più volte fino a radicarsi nelle convinzioni delle masse popolari. Questi nuovi pifferai magici hanno saputo approfittare della tendenza della psiche umana a baloccarsi con l’illusione, dice Chiesa citando l’Edgar Morin de “I sette saperi necessari all’educazione del futuro”. O ancora, e qui il riferimento è al Guy Debord de “La società dello spettacolo”, l’autore riconosce che «lo spettacolo è la principale produzione della società attuale». La società dei consumi produce senza sosta l’illusione, merce pregiata in grado di produrre a sua volta il potere. L’autore individua nella poca attenzione riservata a questa “struttura” insita nell’immaginario collettivo una della cause del fallimento di quel grande esperimento sociale che fu il comunismo sovietico. Edgar MorinIncapace di darsi altri strumenti diversi dalla censura, i dirigenti dei regimi d’oltre-cortina non seppero andare oltre il rigido connubio tra struttura ideologica e struttura materiale dei rapporti di produzione.
L’ignorare l’esistenza della fabbrica dei sogni portò la popolazione della Russia dei tardi anni ’80 ad essere esposta, indifesa, al bombardamento mediatico del nuovo capitalismo rampante, e portata a desiderare di acquistare merci che neppure erano in vendita. Ancora in molti stentano a credere che la fine dell’Unione Sovietica sia stata pianificata a tavolino nei cenacoli dell’establishment atlantista, quasi che si preferisca concepire un’evoluzione “naturale” del fiume della Storia. Al contrario, tutto ciò – il trionfo del capitalismo moderno e del pensiero unico, la demolizione degli stati nazionali e delle culture nazionali – è opera di una distruzione creatrice di impressionante potenza, che si riscontra nelle parole di uno dei funzionari del Pentagono e del Dipartimento di Stato, Michael Leeden, che afferma espressamente che la missione storica degli Stati Uniti d’America consiste nel cancellare, obliterare le società tradizionali, nell’abbattere l’ordine mondiale esistente, nelle scienze come nella letteratura.
Un’altra menzogna, un altro trucco che può vantarsi di qualche successo è quello della creazione del debito mondiale, a tutto vantaggio di quella classe di Proprietari Universali che tiene in scacco la vita di famiglie e comunità. Chiesa racconta di un “innocuo”, innocente libretto intitolato “Modern Money Mechanics”, del 1982, che spiega come si può creare il denaro dal nulla mediante il metodo della “riserva frazionaria”. Un altro stratagemma consistette nel liberare le banche centrali dalla loro funzione tradizionale di acquirenti dei titoli di Stato. Era questo il senso della lettera d’intenti che l’allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta al governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi. Come afferma con piena ragione Giulietto Chiesa, da quel 12 febbraio del 1981 l’Italia veniva ridotta al rango di colonia del mondo finanziario anglosassone, in balia dei mercati. Cessava il circolo virtuoso in base al quale la banca centrale garantiva l’acquisto di titoli di Stato a tassi d’interessi Mario Draghimolto bassi, e s’inaugurava l’epoca della finanzacreativa: in circa dieci anni, dal 1980 al 1990, il debito pubblico italiano passò da 20 mila miliardi di lire a 127 mila miliardi di lire.
Non a caso alcuni dei personaggi di cui sopra, oltre all’onnipresente Mario Draghi, furono presenti nel tristemente noto incontro a bordo del Panfilo reale Britannia (giugno 1992), dove venne decisa la privatizzazione di gran parte del tessuto produttivo pubblico italiano. Infine, non possiamo non considerare il monito che Chiesa rivolge ai lettori del libro: fra le diverse minacce che ci sovrastano, quella di una guerra globale, e definitiva nei suoi esiti, è un’ipotesi da tenere in seria considerazione, e che va scongiurata servendoci di tutte le nostre forze. Quali sono gli indizi che portano a pensare ad un più che possibile incrudelimento del già difficile equilibrio attuale? Innanzitutto c’è da considerare che vi sono al mondo masse di milioni, anzi miliardi di individui, in continenti quali Africa e Asia che fino a pochi anni vivevano in una condizione di asservimento in parte auto-indotto, basata anche su un falsa coscienza di sé e dei propri bisogni. Ora che queste popolazioni sono pronte ad uscire dai propri confini perché desiderose di un maggior benessere, non sarà facile, da parte della Nuova Classe che governa il pianeta, far tornare la situazione allo stato di cose precedente, e tutto lascia temere che la lotta per il controllo di risorse primarie quali l’acqua possa assumere il volto di un conflitto aperto e spietato.
Vi è poi l’impari confronto tra le diverse costellazioni di questo periodo storico: la potenza declinante, prossima al collasso, gli Stati Uniti d’America non si rassegna ad un destino di secondo piano, e cova propositi di rivincita verso quei paesi che dimostrano maggiore capacità di crescita economica, i cosiddetti Brics, e che in alcuni casi, detengono anche il controllo del suo stesso debito pubblico, è il caso della Cina. In questo quadro così preoccupante occorre far risuonare la voce del diritto alla convivenza pacifica fra i popoli, dice Giulietto Chiesa. Per l’Italia, e per l’Europa intera si pone concretamente la questione dell’uscita dalla Nato. Porre come primo punto del futuro programma politico la seguente affermazione di principio: “Il governo Charlie Hebdo, l'attentatoitaliano dichiara che non prenderà parte a nessuna azione militare al di fuori dei suoi confini, quali che siano le motivazioni con cui si cercherà di giustificarla”.
Ne “I misteri di Parigi” che apre il volume, Chiesa dà la sua valutazione sui sanguinosi eventi che hanno aperto il 2015, quell’ “11 settembre parigino” di cui si è subito data una valutazione a senso unico, mirante a demonizzare il mondo arabo e soprattutto a far crescere la paura e conseguentemente la diffidenza e la rabbia nell’opinione pubblica europea. Come in quell’altro 11 settembre, sarà buona norma non sottovalutare come chi vuole raggiungere certi scopi non vuole fermarsi di fronte allo spargimento di sangue umano. Giulietto Chiesa raccoglie diverse evidenze non facilmente riconducibili agli schemi del giornalismo di casa nostra. I fatti: «La mattina del 7 gennaio, sul tetto dell’edificio  che ospita la redazione di “Charlie Hebdo” si trovava il vicecaporedattore della televisione di Stato israeliana. E’ stato lui a scattare la maggior parte delle foto durante l’attentato e a postarle su Twitter in tempo reale, dimostrando notevole sangue freddo, mentre la polizia tardava a intervenire. Singolare coincidenza fra le moltissime».
E ancora, altre prove dissonanti rispetto al coro; qualche ora dopo l’attentato, ha luogo un ben strano suicidio, quello di uno dei commissari di polizia incaricati delle indagini, il quarantaquattrenne Helric Fredou, che si spara un colpo in testa con la propria pistola d’ordinanza, nel suo ufficio. La madre dell’uomo, intervistata dal sito panamza.com, rivela che la polizia francese ha rifiutato di farle vedere i risultati dell’autopsia giudiziaria, che è obbligatoria in caso di morte sospetta. Se poi si considera il ruolo, quantomeno eccessivo all’interno di una nazione straniera, tenuto dal servizio segreto israeliano Mossad, nell’operazione di salvataggio degli ostaggi all’interno del supermercato kosher, e la strana contrarietà manifestata da Alberto MelottoMonsieur Hollande nei confronti di Benjamin Netanyahu, diventa legittimo ragionare ad una spiegazione differente dei drammatici eventi.
Resta l’immagine, nelle intenzioni piena di pathos, ma vista da diversa angolazione, ridicola, dei capi di Stato di mezzo mondo che avanzano, stringendosi a braccetto, aprendo la marcia popolare dell’11 gennaio. «Mi riferisco – dice Chiesa – alla fotografia che mostra lo stesso gruppo di politici e Capi di Stato nello stesso momento, ma da un punto di vista più alto rispetto alle telecamere a uso e consumo del volgo. E’ un’immagine formidabile e metaforicamente spettacolare: i cosiddetti leader del mondo appaiono letteralmente staccati, separati dalla massa dei manifestanti. L’intero gruppo dirigente dell’Europa e dell’Occidente è un manipolo isolato. Il popolo che è sceso in strada non è lì. Non c’era prima e non ci sarà dopo: è da un’altra parte».
(Alberto Melotto. “E’ arrivata la bufera”, da “Megachip” del 4 agosto 2015. Il libro: Giulietto Chiesa, “E’ arrivata la bufera”, Piemme, 294 pagine, euro 17,50).

fonte: Wikipedia

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