martedì 26 agosto 2014

strage di Ustica, operazioni segrete


STRAGE DI USTICA: LE OPERAZIONI SEGRETE DELLA MEDITERRANEAN SURVEY & SERVICES





di Gianni Lannes


Carneficine di civili e traffici statali di armi, materiali nucleari strategici e rifiuti pericolosi, il tutto gestito dai servizi segreti. Attenzione alla cronologia degli eventi. Roma, 17 luglio 1980: 20 giorni dopo la strage di Ustica che ha annientato la vita a 81 persone. Dinanzi al notaio Luigi Napoleone viene fondata la Mediterranean Survey & Services spa. I presenti sono: Mario Stevenin, Albano Trombetta, Ugo Graziano e Carlo Macchi di Cellere, «il quale dichiara di intervenire al presente atto non in proprio ma quale procuratore speciale della “La Mandria”», società del banchiere Francesco Pacini Battaglia, di cui diventò presidente Franz Sesti, ex procuratore generale della corte d’appello di Roma.

Nell’estate del 1980 alcune navi per conto della MSS scandagliano ufficialmente per prospezioni geologiche - con l’intervento di esperti francesi e inglesi - i fondali dove è precipitato il Dc 9 Itavia decollato da Bologna e diretto a Palermo. Nel bilancio societario datato 1980 della Mediterranean Survey & Services si legge: «La Vostra società - riferito agli azionisti - ha acquisito una importante e particolarmente interessante e prestigiosa commessa da parte della Samin Spa (gruppo Eni), per la ricerca di sedimenti minerari sui fondali vulcanici dei Monti Palinuro e Lametini, nel Tirreno meridionale. Le operazioni si sono sviluppate tra giugno e i primi di settembre, impegnando al massimo la Vostra società, che ha operato in veste di general contractor, avvalendosi dei migliori operatori nazionali, francesi e del Regno Unito». E nel bilancio dell’anno successivo risulta annotato: «La terza campagna, per quanto funestata da incidenti meccanici ha ugualmente sortito risultati particolarmente interessanti malgrado si sia operato a profondità superiori ai 3.000 metri». Esattamente dove giaceva il relitto sparso del Dc 9 Itavia.




Un’attività di copertura frettolosa. Dunque la Mediterranean Survey & Services ha effettuato ricerche proprio sui fondali dove era stato inabissato il Dc 9 Itavia, senza che nessuna autorità, tantomeno il giudice Santacroce (oggi presidente di Cassazione) si fosse preso la briga di controllare che cosa effettivamente stava recuperando a quelle grandi profondità. Strano, perché non risulta alcuna autorizzazione statale alla ricerca di idrocarburi in quella zona marina e in quel periodo. Ed è quantomeno singolare che il primo recupero affidato alla società francese Ifremer (controllata dallo SDECE: i servizi segreti di Parigi) sia stato avviato ben 7 anni dopo il tragico evento. Ed è piuttosto singolare la constatazione ufficiale, riscontrata anche dal giudice istruttore Rosario Priore, ma non approfondita dal medesimo, che lo scenario in cui è precipitato l’aereo civile, e i relativi reperti siano stati palesemente alterati ben prima dei recuperi giudiziari, opportunamente telecomandati in mare.

Oltre ai riscontri sul campo, i conti non tornano anche alla logica. Come ha fatto La MSS ad aggiudicarsi una commessa dall’Eni, prima di essersi costituita come società? Oltretutto la multinazionale energetica, operava per conto proprio, senza appaltare alcunché esternamente.

Ma allora la Mediterranean Survey & Services che cosa ha fatto sparire? E per conto di chi ha operato sullo scenario della strage di Ustica? Questi aspetti cruciali, o meglio fondamentali, non sono mai stati sfiorati dalla magistratura inquirente. Effettivamente quale autorità dello Stato ha consentito che fosse manomessa nell’immediatezza dei tragici avvenimenti, la cosiddetta scena dell’impunita strage?

Roma, 14 ottobre 1987. La Mediterranean Survey & Services aumenta il suo capitale  di 200 milioni di lire. Nel verbale di quell’assemblea societaria, accanto a Pacini Battaglia, figura anche come secondo consigliere di amministrazione l’ammiraglio di squadra Giovanni Torrisi, già capo di Stato Maggiore della Marina Militare dal 1977 al 1980 e già capo di Stato Maggiore della Difesa dal 1980 al 1981, quando dopo il sequestro giudiziario a Castiglion Fibocchi, viene scoperta la sua affiliazione alla superloggia massonica P 2.

Roma, 14 maggio 1993. In via Fauro scoppia un’autobomba imbottita di Rdx (esplosivo militare ad alto potenziale) attivata da una miccia di pentrite. Nella medesima strada al civico 82, ad uno sputo dall’esplosione, hanno sede tre società dall’incerta attività, fondate - guarda caso - dall’ammiraglio Torrisi. Nel 1989 l’ammiraglio di squadra Torrisi Giovanni ormai in pensione diventa amministratore delegato di una serie di nuove società: la Simi Sistemi spa di Massafra in provincia di Taranto, il consorzio Aluvaz, il consorzio Aluagi e il Cent srl (centro europeo nuove tecnologie) di Roma. Le tre società capitoline hanno sede ufficiale in via Fauro 82, nei pressi del luogo dove hanno mandato in onda l’attentato del 14 maggio 1993. Un messaggio cifrato per l’alto ufficiale e suoi sodali in affari? Che singolare coincidenza. Uno dei soci della Mediterranean Survey & Services è un certo Mario Stevenin, azionista di una serie di società riconducibili a Mario Collodel. Precisamente tale Collodel Mario, a meno che di un’omonimia, era uno dei principali intermediari attraverso la Trevis Financing Engineering and General Contrac, per conto dell’Export Efim, società del gruppo Efim controllata dalla Stato italiano, che si occupava di gestire i contratti bellici, appunto in tutte le operazioni che riguardavano la vendita di armamenti a nazioni arabe: Iraq, Arabia Saudita, Yemen, Oman, Sudan, Egitto, Libia. Lo stesso Collodel entrò nell’inchiesta del giudice Carlo Palermo (costretto a dimettersi dalla magistratura dopo attentati falliti e minacce di morte) sui traffici statali di armi, droga, in quanto fu uno dei mediatori della vendita delle sei fregate all’Iraq (una delle contropartite italiane che accompagnava la cessione a Saddam Hussein della tecnologia nucleare).

Chicchi Battaglia, ovvero il finanziere delle tangenti plurimiliardarie pagate dall'Eni a dc, psi e pci, non è l’unico vip di tangentopoli contiguo ai servizi segreti nostrani (Sismi & Sisde). Un altro nome diffuso era quello di Sergio Castellari, il dirigente delle partecipazioni statali, suicidato nelle campagne di Sacrofano. Castellari si occupò anche e soprattutto dei traffici di uranio venduti dall’Enea, ossia dallo Stato italiano, a India e Pakistan, come denunciato alla magistratura dall'ingegnere nucleare, ispettore dell'Enea, Carlo Giglio. E proprio di uranio e di scorie nucleari (progetti Urano 1 e 2) si è occupato anche Guido Garelli con la copertura di eterodiretti dall’estero politicanti tricolore e degli immancabili servizi segreti.

Infine, due righe sulla ricorsività di talune sostanze. Il  micidiale esplosivo militare T4 e le micce di pentrite, sono state rintracciate ufficialmente in diversi contesti stragisti: a bordo del traghetto Moby Prince, nella strage di Capaci, nella strage di via D’Amelio, e nei vari attentati in Italia del 1993. Vediamo se a quei criminali in divisa e doppiopetto che manovrano sempre dietro le quinte sulla pelle di tutti, torna la memoria. Allora, chi è STATO?

fonte: sulatestagiannilannes.blogspot.it

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