giovedì 6 febbraio 2014

tratto dal romanzo erotico lesbo "Dal cappello di Gia"


PROSTITUTA? DI GIA VAN ROLLENOOF
… Lei continuò, raccontandole per filo e per segno quanto sentì dire a Violeta in un’occasione…
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Da che mondo è mondo, “puttane” ci chiamano Gia, e lo fanno spregiativamente, sia uomini sia donne. E, oltre che stronzi – dimostrando di non sapere – sono pure degli ignoranti! Quando si usa un termine, si dovrebbe prima conoscerne il significato autentico e non quello invalso nel tempo e spesso diametralmente opposto. Neanche lo sanno, quelli, che definendoci “puttane” ci fanno un complimento. Ogni qualvolta si vogliano conoscere in profondità le cose, che si dovrebbe fare? Cercare di comprendere, innanzitutto, l’origine dei termini che le definiscono: l’appellativo “puttana” deriva dai cunicoli, dove i Romani seppellivano i morti, che erano dei luoghi sacri. Nel testo sacro del “mazdeismo”, una delle più antiche religioni  la più importante e meglio nota dell’Iran antico pre-islamico  con tale termine ci si riferiva a un lago mistico di acqua rigenerante. In entrambi i casi, come puoi capire, il termine si riferisce a qualcosa che è vicina all’idea di un sentimento religioso, e quindi nobile.
Non a caso la radice sanscrita “puta” presente nei “Veda” – che sono i più antichi testi religiosi dell’India – allude a ciò che è puro o santo. In breve, il sostantivo, “puttana”, implica, inizialmente, il concetto della sacralità. Tuttavia, porre in relazione la sessualità all’idea del sacro – non da oggi – crea uno scomodo paradosso per molta gente. Eppure, anticamente, il sesso era considerato una vera e propria liturgia, un mistico atto sacramentale attraverso cui trascendere i sensi comuni per entrare in una dimensione spirituale.
E lo sai Gia perché gli uomini, pur sbavandoci dietro, anelandoci, cercandoci, ci hanno, da sempre, disprezzato e continuano a chiamarci “donne di malaffare, meretrici, bagascie, zoccole, e via discorrendo”, invece di esserci grati per quello sprazzo di felicità che abbiamo la bontà di concedere loro? In primo luogo, perché non possono avere il nostro corpo se non con il vile denaro… mentre, per lusingare se stessi, vorrebbero possedere anche la nostra anima. E anche a causa dei “regalini”, che frequentando chi esercita illegalmente, talvolta si portano a casa e poi trasmette. Delle due l’una, o sono proprio degli imbecilli, poiché, rifiutando le protezioni, è a causa loro che ciò succede, oppure sono degli stronzi: da chi, se non da uno di loro, sarebbe stata infettata quella povera donna che hanno convinto a farli godere senza usare il preservativo?
In ogni caso, dove lavoro io, almeno all’apparenza, è tutta un’altra cosa. Sai Gia, lì vengono uomini d’ogni età, ma devo dire che io preferisco quelli più maturi rispetto ai giovani: intanto sono meno insistenti, rompono di meno i coglioni, e sono tanto carini… e anche patetici qualche volta, poverini! Là ti capita di tutto: da quello che cornifica la moglie, al separato o divorziato, oppure al giovane che, imbranato, non riesce a rimorchiare per scopare. E non manca neanche qualche prete, sai Gia…
Là dove lavoro, Gia, neanche ti sembra di fare della prostituzione; lo concepisco, piuttosto, come un centro wellness da un lato, e un consultorio psicologico dall’altro: che sia l’inizio di una rivalutazione “nobile” del nostro mestiere?
Si lavora veramente bene là: intanto non vi è alcuna forma di sfruttamento: al contrario, la struttura ti assiste e ti protegge, mettendoti a disposizione anche un appartamentino con tutte le comodità, entro cui, però, non si esercita; quella è casa tua insomma, per viverci e non per lavorarci.
Il cliente arriva alla reception, paga un biglietto a un giusto prezzo che comprende, eccetto il sesso, la possibilità di fruire di ogni servizio: bar, buffet caldo a pranzo e anche la cena se vuole, oltre a spogliatoi, docce, idromassaggio, piscina, saune varie, e altro ancora. Insieme al biglietto gli sono forniti un accappatoio, degli asciugamani e delle ciabatte, il tutto sterilizzato; e, dopo, se ne va nello spogliatoio a cambiarsi.
Quando, vestito del solo accappatoio, entra nella sala principale, che noi chiamiamo “camera club”, vede tanti omini vestiti di bianco come lui per il colore dell’accappatoio che indossano, e tante di noi ragazze nude o seminude che stiamo ad aspettare sedute nelle poltroncine o al bancone del bar, a chiacchierare tra di noi, bevendo qualche cosa o fumandoci una sigaretta. É anche divertente, perché in alcuni giorni della settimana, invece che nude, indossiamo della biancheria sexy, in occasione dei cosiddetti “Lingerie – party”. Altre volte, siamo mascherate, in costume; sempre molto sexy naturalmente, e improvvisiamo dei balli o fingiamo di tubare tra ragazze, per eccitare i clienti: per la verità, devo confessarti che in tali occasioni io non fingo proprio per niente! Ma quelle mie colleghe, che sono etero, sono sempre molto carine con me, e non se la prendono: al contrario, si divertono molto fingendo di essere “bi”. Chissà che non riesca a convertirne qualcuna, prima o dopo… con la nausea che avranno accumulato dalle ripetute e stomachevoli deiezioni maschili…
Una delle regole, per noi, è di non essere assillanti, e aspettiamo che sia il cliente ad avvicinarci e a chiederci le cose; in questa maniera lui ha tutto il tempo e il modo per esaminarci e scegliere. Quando ha deciso, basta che ci avvicini e ci chieda, “andiamo?”. Neanche ha il dovere di offrirci da bere, perché tanto le consumazioni, incluse le nostre, sono comprese nel biglietto d’ingresso, superalcoolici a parte: ma solo i più cretini ne fanno uso, e specialmente noi ragazze ci guardiamo bene dal consumarli.
Sai Gia, noi siamo carine, ospitali e disponibili, ma non stupide! Vogliamo sempre mantenere un buon controllo della situazione, e anche se l’ambiente è assolutamente protetto e protettivo, se non sei lucida, un errore lo potresti sempre commettere, del tipo… accettare di farlo senza il preservativo, o lasciare che ti lecchi dove non deve, o baciarti profondamente nella bocca. La tariffa base, non è eccessiva, ed è uguale per tutte le ragazze: prevede un incontro della durata di mezz’ora; tuttavia prima di portarcelo nella “loveroom” vogliamo sentire quali siano le sue attese… se gli basta scopare e magari un pompino, o se vuole dell’altro; se pretende del sesso anale, ad esempio, per le ragazze che ne siano disposte, è richiesta una tariffa supplementare; lo stesso è se vuole scopare con più ragazze insieme, e così via. Naturalmente, può concordare degli incontri di maggior durata, e di conseguenza, pagarne il corrispettivo… senza lo “sconto quantità” e senza saldi di fine stagione, beninteso: la fica mantiene sempre il suo giusto valore, in tutte le stagioni, e con qualunque variazione dei mercati finanziari! Fin che sei giovane e bella, è un bene rifugio, Gia, altro che l’oro…
Insomma, io affitto la mia fica come altri si vendono delle cose ben più preziose: sfiancarsi in otto o dieci o più ore al giorno in lavori di fatica o insalubri, non significa, forse, vendere il proprio corpo e la propria salute? E per quattro soldi: in quei casi, più che vendere, parlerei di svendere…
Una volta per settimana, come ti dicevo Gia, siamo tutte controllate in sede intorno all’HIV, all’epatite B e per ogni altro genere d’infezione sessuale. Ecco… questa è l’unica cosa che rimprovero all’organizzazione: perché controllare solo noi e non i clienti? Non potrebbero richiedere loro, già alla reception, di esibire un tesserino sanitario che attesti la loro salubrità? Ciò, sarebbe nell’interesse di tutti, non è vero? Questo, è un criterio che il Parlamento dovrebbe comprendere quando si legifera intorno alla prostituzione. D’altra parte, non mi nascondo le difficoltà pratiche: gran parte dei frequentatori della nostra azienda lo fa di nascosto da mogli, fidanzate o altri, e perciò nell’anonimato; figurarsi se siano disposti a far conoscere il loro nome! Di conseguenza, una disposizione del genere li restituirebbe al mercato della prostituzione clandestina…
 La mia professione è comunemente chiamata “prostituzione”: ebbene, obbedire, anche contro la propria volontà, a un capo o al titolare di un’azienda, o dover fare delle cose che vanno contro la propria coscienza… non è anche peggio? Non è quello, prostituirsi l’anima? Io non ho né capi né padroni Gia, sono una libera professionista, punto e basta, e più che una prostituta, mi considero un’assistente sociale e umanitaria: se tu sapessi, quanto si può vedere e imparare con il mio lavoro! Altra storia è per quelle poverette che da voi, in Italia, per esercitare, sono sfruttate e pure perseguitate dagli organi di polizia. Per non parlare, infine, dei rischi che corrono per la loro salute: vallo a dire al tuo sfruttatore che hai rifiutato perché quello voleva farlo senza il preservativo e te lo voleva mettere pure nel culo… ti riempirebbe di botte!
Il tuo, però, è un Paese perfetto, non è vero Gia? In Italia la prostituzione, giacché non riconosciuta né regolata, da un punto di vista giuridico, non esiste! In che Paese vivete Gia! E tutto a causa di quelli, che “Stato nelle Stato”, tutto possono, intorno alle regole di quel primo Stato che loro non dovrebbe essere. E di conseguenza, sfruttamento, brutalità, criminalità, AIDS e altre piacevoli malattie, droga, e così via, proliferano: qui da noi, una donna che vuole fare la prostituta per comprarsi la droga, può provarci solo per la strada, e se la beccano, per lei, sono cazzi amari, perché se da un lato la legge permette la prostituzione, da un altro pone delle regole molto precise; e la sanzione, qui, si sconta eccome!
Da voi, invece, chiunque può farsi i cazzi propri, tanto, se anche lo beccano e lo condannano, o neanche ci finisce in carcere, o se per improbabile ipotesi dovesse andarci, dopo qualche settimana si ritroverebbe già fuori, o ai domiciliari, o ai servizi sociali! Scusami Gia, tu lo sai quanto io odi la volgarità, e questa è la prima volta che mi senti esprimere, in maniera tanto cruda, del disappunto: ma quanto mi fa incazzare quando penso a queste cose!
E in ultimo, e scusami se mi esprimo in questo modo nei confronti del tuo Paese: oltre che servi di un altro Stato, siete anche degli sciocchi! Lo sapete quanti soldi vi fate soffiare dagli austriaci e dagli sloveni? Pensa a una struttura come quella in cui lavoro qui, a casa tua, a Venezia, per esempio: e poi dite che non sapete come uscire dalla crisi economica. Mia cara, se da un lato per rispetto dei patti scellerati che non avete il coraggio civile di rinegoziare o di non onorare, vi fate sfilare i soldi dal Vaticano, e dall’altro vi accomodate alle sue direttive riguardo alla prostituzione, per voi proprio non la vedo una luce che vi porti fuori dal tunnel della recessione economica! Non che tutto lo possiate risolvere con la prostituzione legalizzata, ma non vi è dubbio che aiuterebbe non poco. E giacché “quelli” non ve lo lasciano fare, allora voi come risolvete? Di conseguenza, ossia, aumentando le tasse a chi non può esimersi dal pagarle, in altre parole, alla povera gente a reddito fisso… con i “compro oro” e le sale da gioco che proliferano come funghi, come se non si sapesse chi le ha messe su, e dove i soldi poi vadano a finire: almeno facessero pagar loro tutte le tasse, senza quei vergognosi sconti miliardari di cui ho sentito recentemente!
Una seconda critica avrei da muovere alla struttura per cui lavoro: di rivolgersi ai soli signori uomini! Quante ce ne saranno in giro di donne omosessuali, poverine, che a differenza di noi due, non sono fortunate a ritrovarsi belle e capaci di rimorchiare? Dobbiamo avere pazienza, tuttavia, Gia: già questo, visti i tempi che corrono, mi sembra abbastanza!

fonte: erosartmalie.wordpress.com

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