SOSPESI PER TERRA - Blogger bocche piene di libertà, bla bla bla bla, utenti che gravitano nella generosità, da da da da, aperti al confronto e ad ogni sorta di cambiamento, esibizionisti, buonisti, ambientalisti di sfondamento, automatico complimento. Se si apponesse con dinvoltuuuuura un diverso commento da bocciatuuuuuura non inerente all'argomento si rischierebbe una denuncia per scarso attaccamento, altro che sgomento, non abbiate pauuuuura, è un modo come un altro di perdere tempo, se mi guardate con sospetto non nascondetevi sotto il letto, prometto che sarò più buffona di Rigoletto. Blogger senza inibizione e difficoltà ti manda a va va va va, utenti saccenti che sa sa sa sa, intonano lo stesso ritornello la la la la, coraggio fabrax, abracadabra, esponi la formuletta che sai: "me la dai?" Ai confini dell'avere: "me la faresti vedere?" Per accontentare l'ippocampo, stampo e giunge in un lampo, guardo e non mi smagro, squadro una cornice senza quadro, non mi pongo quale sia il senso del peccato, giusto o sbagliato, non tutto è oro colato, non pregiudica un bene amato, se mi spengo al diavolo le sensazioni vere o presunte, potrei schiattare domani, se ne laverebbero le mani e i coglioni, non importa siamo di fronte al condominio virtuale, la finzione è la norma. Blogger che sanno l'alfabeto a a a a e poi tornano indietro a a a a, utenti spersi nella città, spiacente non sono di quà.

sabato 31 ottobre 2015

Francisco Javier Martinez

L'ARCIVESCOVO Francisco Javier : "LA FELLATIO NON È PECCATO SE PENSATE A GESÙ"

Il titolo del libro, Sposati e sii sottomessa, la dice subito lunga sul contenuto. L'arcivescovo spagnolo di Granada, Francisco Javier Martinez, ha scatenato una lunghissima serie di polemiche sulla sua ultima pubblicazione, riguardante la vita matrimoniale.

Non serve essere ultrafemministe per storcere un po' il naso leggendo alcuni dei consigli che l'arcivescovo dispensa alla buona moglie cristiana: «Il segreto è l'obbedienza leale e generosa, in una parola la sottomissione. Se vostro marito vuole la fellatio, voi dovete obbedire, se lo fate pensando a Gesù non sarete peccatrici né pervertite». Monsignor Martinez, in passato, fu al centro di una furente polemica per le spese pazze della sua Diocesi (si parla di un movimento di denaro pari a 30 milioni di euro). Ora, con le regole ferree per le donne cristiane, rischia di farsi travolgere di nuovo. Ecco altre norme individuate dall'arcivescovo, tra le più assurde e 'medievali'. "Tuo marito è il santo che ti sopporta sempre e comunque. Se quello che fa non ti sembra giusto, non devi vedertela con lui, ma con Dio. Mettiti in ginocchio e prega, il più delle volte si risolve tutto così". "La donna non è uguale all'uomo e non riconoscerlo è solo una fonte di sofferenza". "Il femminismo, in una certa misura, è stato come una primavera. Ha però perso la strada giusta, cercando di imporre un solo genere e dimenticando che la donna, per sua stessa natura, deve essere accogliente, sottomessa e obbediente". "La donna è sposa e madre. Chi lo dimentica è perduta. Le donne che hanno abortito o tradito sono fragili e hanno bisogno di tenerezza, perché non possono sopportare il peso di un simile fallimento". "La donna deve essere la padrona di casa. Se tuo marito ti fa notare che non sei perfetta in cucina o nelle altre faccende è perché è vero, devi riconoscerlo, nessuna nasce perfetta". "Mi mancano terribilmente quei tempi in cui il marito tornava a casa giusto in tempo per cena chiedendo: 'Cosa c'è da mangiare?'". "La donna non è fatta per avere potere". "Devi sempre dare ragione a tuo marito, quando parla è come se ti stesse parlando Dio".

http://www.leggo.it/NEWS/ESTERI/francisco_javier_martinez_arcivescovo_granada_sposati_e_sii_sottomessa_foto/notizie/1646752.shtml

http://altrarealta.blogspot.it/

Papa Francesco e la storia della più grande operazione di marketing dell'umanità



La chiesa è investita da ripetuti scandali di pedofilia; alcuni vescovi ammettono di aver saputo e taciuto, trasferendo i preti colpevoli da una parrocchia all’altra.

Il New York Times pubblica una serie di scomodi dossier, rivelando che i vertici del Vaticano, e addirittura lo stesso Papa Ratzinger, pur essendo a conoscenza di casi molto gravi di pedofilia, hanno preferito adottare la politica del silenzio e della copertura.

Lo Ior, la banca del Vaticano, è ciclicamente al centro di scandali e irregolarità. Arrivano pensanti accuse di violazione delle norme antiriciclaggio. Alla guida dell'Istituto per le Opere di Religione c'è Ettore Gotti Tedeschi, persona di fiducia del Papa.

Nello stato della Città del Vaticano, a seguito di una fuga di notizie riservate, scoppia lo scandalo Vatileaks: la perversione della Chiesa per il potere, il denaro e gli intrighi è stata messa a nudo.

Nei confronti della Chiesa Cattolica viene lanciata una pressante campagna mediatica per il pagamento dell'Imu.

Quasi tutti concordano che la Chiesa sta sbagliando nei riguardi dei diritti civili, e che dovrebbe rinunciare alla sua continua interferenza con la politica.

Papa Ratzinger, con il suo orribile accento “tetesco”, le scarpette rosse di Prada, la pelliccia d'ermellino ed il vistoso crocifisso d'oro, induce una forte antipatia, persino nei credenti.

Per cercare di rimediare, il Papa approda sul social network Twitter con il nome di @pontifex, ma la strategia si rivela una catastrofe.

Il Pontefice viene immediatamente preso di mira con centinaia di migliaia di cinguettii che ridicolizzano, criticano e smentiscono il Papa, la Chiesa ed il messaggio cristiano.

Il consenso di Papa Ratzinger e della Chiesa Cattolica era in caduta libera, e con esso andava scemando la possibilità di legittimare il loro amato potere.

Il definitivo declino della religione Cattolica era prossimo, la stabilità dell'istituzione millenaria era stata minata dalle fondamenta.

Ai vertici della setta dovevano rapidamente escogitare una soluzione...

Il rimedio non tardò ad arrivare. Per risollevarsi da una situazione disastrosa serviva un'operazione straordinaria. Il tutto doveva iniziare con un gesto eclatante, un'azione estremamente funzionale per catalizzare l'attenzione mediatica.

Il sipario si aprì alle 19:00 del 28 febbraio 2013, Papa Ratzinger si dimette: un simile gesto non accadeva da circa 6 secoli. L'esca era stata lanciata.

Come per ogni nuova elezione, numerosi cardinali accorsero da ogni parte del mondo per svolgere l'inutile pagliacciata del conclave. Le direttive erano chiare. L'imperativo? Risollevare la Chiesa Cattolica dall'oblio ad ogni costo.

Proprio in quei giorni ebbe inizio la più grande operazione di marketing della storia dell'umanità: il prodotto da vendere era la religione, ed il mezzo da usare per riconquistare il consenso perduto, sarebbe stato il nuovo pontefice in persona.

Alle 19:06 del 13 marzo 2013 la folla assiste alla classica fumata bianca: «Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam! Eminentissimum ac reverendissimum dominum, dominum Georgium Marium, Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio, qui sibi nomen imposuit Franciscum». 

Francesco, quale miglior nome avrebbero potuto scegliere per un Papa, in un periodo storico che condannerà milioni di persone ad impoverirsi?

La Chiesa decise così di giocare la carta del brand di San Francesco d'Assisi, l'uomo che si spogliò di tutti i suoi averi per seguire Dio.

Con il suo stesso nome, il nuovo Papa stava testimoniando che la povertà (degli altri) può essere una cosa bella, e che l'unica "vera" salvezza sarebbe potuta arrivare dalla Chiesa Cattolica.

Ma affinché il messaggio fosse coerente, il nuovo Papa avrebbe dovuto togliere le scarpette di Prada, l'ermellino ed il crocifisso d'oro ripiegando su d'un paio di scarpe nere, vecchie e deformate, su d'una veste più umile e un crocifisso meno vistoso fatto di ferro (che in realtà era d'argento). E' così fu.

Ma gli specialisti del consenso al servizio della Chiesa non si fermarono solo al vestiario, curarono ogni aspetto della nuova figura del pontefice. Anche il linguaggio doveva diventare più moderno, sin da subito.

La sera della sua prima apparizione, infatti, il nuovo Papa esordì con un inaspettato ma efficace: «fratelli e sorelle, buonasera!».

A pochi giorni dall'elezione di Papa Francesco l'indice di gradimento degli italiani nei confronti della chiesa passava dal 47% del dicembre 2012 al 62%.

Da quel momento ogni parola ed ogni gesto di Papa Francesco sono sempre stati sapientemente caricati di specifici simboli e significati.

Papa Francesco è salito sull'aereo portando la valigia a mano. Papa Francesco mangia un panino, ama cucinarsi da solo, fa la fila per il pranzo alla mensa vaticana. Papa Francesco rifiuta la papamobile e l'appartamento papale. Papa Francesco abbraccia i disabili, bacia un bambino. Papa Francesco condanna il lusso dei vescovi. Papa Francesco vuole rinnovare lo Ior e dice che Pietro non aveva una banca.

Le azioni del nuovo Papa sembrano tutto all'infuori che spontanee, ricalcano piuttosto le indicazioni che avrebbe fornito qualsiasi professionista della comunicazione. Il tutto è sapientemente orchestrato per colpire il pubblico con il nuovo brand del pontefice povero tra i poveri.

La risposta attesa dall'opinione pubblica non tarda ad arrivare. Tv e testate giornalistiche dedicano quotidianamente ampi spazi alle gesta del pontefice. Ogni singola azione viene diffusa e amplificata dai media, che contribuiscono al rilancio della religione cattolica.

La figura di Papa Francesco si rivela un successo clamoroso, diventando un fenomeno mediatico di fama mondiale.

L'indice di gradimento nei confronti di Papa Francesco aumenta considerevolmente, trainando quello della Chiesa Cattolica.

In pochi mesi l'operazione è riuscita: la Chiesa è salva, e con il ritrovato consenso può continuare a esercitare indisturbata il suo smisurato potere.

Ma con l'avvento del nuovo Papa che cos'è cambiato?

Il Papa era ed è il monarca assoluto della Città del Vaticano, dove vige una teocrazia elettiva e vitalizia.

Un pontefice che ostenta la povertà non significa che sia povero, e ben che meno che intenda redistribuire la ricchezza del suo stato (che forse sarebbe più corretto chiamare mal tolto).

La Chiesa resta un'istituzione di potere, che può esistere grazie all'inganno e alla menzogna, come quella inerente la presunta esistenza di un essere metafisico immaginario.

I danni derivanti dai processi d'indottrinamento volti a diffondere una forma mentis acritico-fideistica nelle masse, non vengono attenuati dal carisma del nuovo pontefice, semmai ne risultano amplificati.

La fede acritica resterà comunque la più grande nemica della verità, e contribuirà ancora a mantenere i popoli sotto il giogo del potere.

Al di fuori dell'innovativo uso della figura stereotipata del Papa, ci sarebbe ancora molto da discutere a riguardo della Chiesa Cattolica.

Ad esempio, si potrebbe parlare del ruolo che Francesco attribuisce alla libera ricerca scientifica, oppure dei diritti civili di donne ed omosessuali.

Si potrebbe chiedere conto dell'omofobia, dello scandalo sulla pedofilia, del diritto all'aborto, del testamento biologico, dell'eutanasia, della scuola e dei dannosi effetti dell'indottrinamento, che la Chiesa impartisce fin dalla tenerà età.

E ancora, Si potrebbe chiedere dei rapporti sessuali non protetti voluti da Dio (anche se sarebbe più corretto dire voluti da Papa Paolo VI) e della relativa correlazione con la diffusione dell'Aids; delle menzogne e delle illusioni che il clero continua a diffondere ed inculcare, millantando di parlare in nome di un personaggio dell'immaginario collettivo, e sulla base delle quali la Chiesa crea il consenso per legittimare la sua stessa esistenza.

O magari si potrebbe tornare a chiedere il perché, nonostante tutto, il Vaticano continui a ricevere ingenti agevolazioni fiscali da parte di uno stato che ama definirsi laico e che invece, di fatto, finanzia regolarmente la religione cattolica.

Ma tutto questo non avverrà ancora per molto tempo, grazie all'inganno inscenato per mezzo della figura del povero tra i poveri, l'umile e caritatevole Papa Francesco.

Un potente mezzo di distrazione di massa, il cui scopo è distogliere l'attenzione dai veri problemi della Chiesa, che con il suo operato continuerà a gettare acqua sul già flebile lume della ragione.

C'è ben poco da festeggiare: con il successo della più grande operazione di marketing della storia dell'umanità, ed il relativo rinvigorimento del potere della Chiesa, corriamo il serio pericolo di ricadere nel buio di un nuovo oscurantismo.

Mirco Mariucci

Fonti:

Scandalo pedofilia nella Chiesa Cattolica
Scandalo Vatileaks
La Chiesa non paga l'imu
Papa Ratzinger ridicolizzato su Twitter
Le dimissioni del Papa
La croce di "ferro" in realtà è d'argento
Il consenso della Chiesa aumenta dopo le elezioni di Papa Francesco
Elezioni del nuovo Papa Francesco
Papa Francesco e le scarpe vecchie
Papa Francesco ed i gesti "semplici"
Papa Francesco contro il lusso
Papa Francesco in aereo con il bagaglio a mano
Papa Francesco fa la fila alla mensa
Papa Francesco è uno schermo per la chiesa, Ratzinger motivava la critica
Papa Paolo VI e i preservativi
fonte: utopiarazionale.blogspot.it

venerdì 23 ottobre 2015

le "marocchinate", la parte censurata della nostra "Liberazione"

Sui libri di storia che fanno studiare nelle nostro scuole non c’è scritto niente.
Nessun tribunale internazionale si è mai interessato alla vicenda, e nessun soldato è mai stato punito per “crimini di guerra” o contro l’umanità.

Stiamo parlando delle cosiddette “marocchinate“. Con questo termine vengono chiamati gli stupri di massa, gli abusi e le feroci torture subite dal popolo italiano nel 1944, quando inquadrati nel “Corpo di spedizione francese in Italia” sbarcarono in Italia i soldati marocchini, passati alla storia come liberatori.

Gli “alleati” avevano bisogno di soldati per scacciare i tedeschi dall’Italia, e pensarono bene di assoldare le truppe marocchine, con una promessa: il diritto di preda: tra i cosiddetti Goumiers fu distribuito un volantino, redatto dai francesi, che recitava quanto segue: (fonte: Wikipedia)

« Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c’è un vino tra i migliori del mondo, c’è dell’oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all’ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto e promesso mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete »

(Traduzione dell’associazione nazionale vittime civili)

Ed è proprio così che andarono le cose. Le truppe marocchine scacciarono i tedeschi, e ne combinarono di tutti i colori. Furti nelle abitazioni, violenze, omicidi, feroci stupri di gruppo ai danni prevalentemente di donne e bambini, ma anche di uomini.

Le violenze non durarono solamente 50 ore; andarono ben oltre al lasso temporale di anarchia concesso dai francesi alle truppe marocchine, anche se certamente quelle ore furono le più terrificanti, con i soldati marocchini che spadroneggiavano come predatori, saccheggiando, picchiando, stuprando, uccidendo.

Riporto dalla pagina di Wikipedia dedicata alle marocchinate:
Il Presidente dell’Associazione Nazionale Vittime delle “Marocchinate” Emiliano Ciotti fa una stima dello stupro di massa:

« Dalle numerose documentazioni raccolte oggi possiamo affermare che ci furono un minimo di 20.000 casi accertati di violenze, numero che comunque non rispecchia la verità; diversi referti medici dell’epoca riferirono che un terzo delle donne violentate, sia per vergogna o pudore, preferì non denunciare. Facendo una valutazione complessiva delle violenze commesse dal “Corpo di Spedizione Francese”, che iniziò la proprie attività in Sicilia e le terminò alle porte di Firenze, possiamo affermare con certezza che ci fu un minimo di 60.000 donne stuprate, e ben 18.000 violenze carnali. I soldati magrebini mediamente stupravano in gruppi da 2 (due) o 3 (tre), ma abbiamo raccolto testimonianze di donne violentate anche da 100,200 e 300 magrebini »

Le testimonianze sono atroci, capaci di far accapponare la pelle ancora oggi, dopo 70 anni.

Su Wikipedia sono disponibili sommarie informazioni sui fatti alle voci marocchinate, Goumiers e battaglia di Montecassino. Facendo ricerche sul web (cercate “marocchinate” e le altre voci correlate) potete trovare ulteriore materiale.

Riportiamo questa significativa testimonianza da Wikipedia:

Il sindaco di Esperia (comune in provincia di Frosinone) affermò che nella sua città 700 donne su un totale di 2.500 abitanti furono stuprate, e alcune di esse, in seguito a ciò, morirono. Con l’avanzare degli Alleati lungo la penisola, eventi di questo tipo si verificarono altrove: nel Lazio settentrionale e nella Toscana meridionale.

Lo scrittore Norman Lewis, all’epoca ufficiale britannico sul fronte di Montecassino, narrò gli eventi:
« Tutte le donne di Patrica, Pofi, Isoletta, Supino, e Morolo sono state violentate… A Lenola il 21 maggio hanno stuprato cinquanta donne, e siccome non ce n’erano abbastanza per tutti hanno violentato anche i bambini e i vecchi. I Marocchini di solito aggrediscono le donne in due – uno ha un rapporto normale, mentre l’altro la sodomizza. »

(Norman Lewis nel libro Napoli ’44)


Il popolo italiano, stremato dalla guerra, dopo aver subito le violenze degli “oppressori” tedeschi, dovette subire anche quelle dei “liberatori“, che per 50 lunghissime ore scatenarono l’inferno, dettero sfogo ad una violenza disumana.

Merita menzione il blog dell’Associazione nazionale vittime delle Marocchinate:http://vittimemarocchinate.blogspot.it che riporta testimonianze sconvolgenti; di seguito ve ne riporto una, breve ma significativa:

Tre soldati(marocchini) hanno completato il loro turno di esercitazione e si avviano verso la baracca della mensa.
Parlano tra di loro, Lorenzo esce allo scoperto e li saluta in arabo.
I tre restano sorpresi, poi, sorridendo, si avvicinano al bambino ed uno di essi lo carezza sui fianchi e sulle cosce. Lorenzo allora comprende il suo fatale errore ed inizia a correre urlando: “Mario resta
nascosto, dopo scappa via ed avverti mia madre”.
I tre non capiscono le parole di Lorenzo, ma lo inseguono e si allontanano da dove è nascosto Mario che attraverso il foro del recinto riesce a uscire e mettersi in salvo.
Arriva a casa di Lorenzo, ma la porta è chiusa, Fedora non è ancora tornata.
Si siede sul primo gradino ed aspetta piangendo.
Trascorre un’ora.
Un contadino di Cardito trova Lorenzo seminudo, ricoperto di sangue, abbandonato in un viottolo
di campagna, non lontano dal campo dei marocchini.
Lo porta in Ospedale.
Il referto riporta: stato di choc, ferite lacero contuse sul viso, sulle gambe e sulla schiena,
lacerazioni nella zona anale da penetrazioni multiple, lacerazioni delle corde vocali da penetrazione
orale, i denti completamente rotti per evitare morsi difensivi .
Da qual giorno Lorenzo non disse più una parola

Fonte: brano tratto dal libro Canapa – estratto dal blog dell’Associazione nazionale vittime delle marocchinate.

A cura di Alessandro Raffa per nocensura.com

http://lastella.altervista.org/le-marocchinate-la-parte-censurata-della-nostra-liberazione/

http://altrarealta.blogspot.it/

Usa, i media in mano a 6 aziende (trent’anni fa erano 50)

Vale la pena di ripetere più e più volte che la maggior parte degli Stati Uniti i mainline media sono controllati da sole 6 aziende. Questo, naturalmente, significa che non si può consapevolmente evitare questi media come fonti a lunga percorrenza, allora la maggior parte delle notizie e di intrattenimento che appaiono sul vostro schermo e nella vostra mente arrivano da un piccolo pool di fonti aziendali, le quali giocano importanti ruoli nel diffondere la propaganda, la programmazione sociale e perpetuano narrazioni di crisi al pubblico. I conglomerati sono: General Electric, News Corp., Disney, Viacom, Time Warner e la Cbs. Tutte le società hanno le proprie losche storie, trattative con operatori sospetti. Disney è ampiamente considerata impresa occulta, volta a deformare le menti dei bambini con inquietanti immaginari subliminali. Una di queste aziende è tra i 12 più grandi appaltatori della difesa militare negli Stati Uniti, quindi non c’è da stupirsi che gran parte dei nostri centri di intrattenimento siano fatti in funzione della glorificazione della guerra e della violenza.
Con il rilevamento di ciò che è disponibile al consumo dei mass media, è facile comprendere che tipo di società stanno aiutando a costruire queste 6 aziende. Esse hanno il potere di deformare la realtà chiamando gli spettacoli messi in scena come Big Brotherspettacoli di “realtà”. Idee che non supportano narrazioni tradizionali e l’ordine del giorno dei consumatori vengono omessi, e storie di persone indipendenti che superano conflitti, prive di dipendenza dal governo, non sono quasi mai sostenute. La promozione dei valori superficiali, materialistici, egocentrici, e la evidente stupidità di basso livello della popolazione americana è stata portata e fatta crescere da queste 6 aziende.  Queste sono le aziende che glorificano il consumo, l’obbedienza, l’ignoranza, l’iper-sessualizzazione della giovinezza, la glorificazione della guerra e della sorveglianza del governo, e così via.
Gli inserzionisti che supportano queste aziende hanno un enorme influenza, le aiutano a controllare la percezione del pubblico. La linea di fondo è che imedia aziendali sono colossi di interessi particolari e controllori mentali. Così gran parte della storia umana è omessa in questo capitalismo, lo schema è lo scopo del lucro sull’ambiente, è il motivo per cui oggi più che mai ci fa apprezzare i media alternativi e indipendenti, che sono un gioiello per il genere umano. Nel 1983, l’industria era gestita da circa 50 società di media indipendenti. Con tale enorme portata globale in tutte le forme di comunicazione mediatica, queste aziende contribuiscono a plasmare il nostro mondo, fornendo una copertura della nostra vita, le analisi del nostro mondo, l’intrattenimento su come passare il nostro tempo e ispirare la nostra mente, e anche la distrazione e l’occupazione per i nostri figli.
(Estratto da “L’illusione della scelta, il 90% dei media statunitensi sono controllati da 6 corporations”, dal blog “Sa Defensa”, agosto 2015).

fonte: www.libreidee.org

martedì 20 ottobre 2015

psicofarmaci e suicidio per impiccagione

Nella mia ormai lunga carriera di operatore della forze di polizia, ho potuto personalmente verificare e toccare con mano come il gesto di suicidarsi abbia molte sfaccettature diverse.
Il gesto di togliersi la vita può essere conseguenza della decisione presa in un lampo, oppure la ponderata riflessione che magari dura da mesi o anni.
Nessuno nega che nel mondo si suicidino moltissime persone ogni giorno senza aver mai toccato uno psicofarmaco in vita loro.
Ma non possiamo nemmeno ignorare il numero spropositato di persone che si suicidano solo ed esclusivamente a causa degli psicofarmaci.
E il suicidio sotto psicofarmaci è particolare, diverso dagli altri.
Facciamo un piccolo passo indietro.
Suicidarsi, come ho testé detto, è una cosa seria, e nessuno lo può negare.
Ma il come ci si suicida è una cosa altrettanto seria.
Perché gli operatori di polizia sono più propensi al cosidetto suicidio d'impeto?
Perché la disponibilità di un'arma da fuoco rende tale gesto più semplice, meno cruento.
Immaginate di dovervi difendere da un aggressore usando un coltello.
Non tutti riuscirebbero ad avere la necessaria "grinta" per accoltellare qualcuno, mentre premere un grilletto è decisamente più facile, sembra quasi di non fare del male a nessuno. Non si sente l'impatto di un coltello con la carne...in pratica è come se si demandasse alla pallottola il compito di fare del male.
Lo stesso accade nelle modalità del suicidio.
Un conto è spararsi, un conto è buttarsi dalla finestra, un conto è prendere delle pillole, un conto è impiccarsi.
Il suicidio per impiccagione e quello per overdose di farmaci sono quelli che maggiormente coinvolgono persone il cui cervello non è più sotto il loro controllo.
Infatti, si può commettere suicidio perfettamente consci di volerlo fare.
Ma con gli psicofarmaci è diverso: sono loro che ti spingono a farlo quando è l'ultima cosa che vorresti fare.
Mi è capitato moltissime volte di intervenire su suicidi per impiccagione.
E, nella circostanza, riflettevo moltissimo sul grado di disperazione che potesse aver portato un individuo a commettere tale gesto.
Mi sbagliavo.
Non si trattava di disperazione bensì di incoscienza.
Sì, proprio incoscienza.
Gli psicofarmaci in genere, ma soprattutto gli antidepressivi della categoria SSRI (selettori della ricaptazione della serotonina, e quindi Fluoxetina - Prozac -, Paroxetina - Paxil, Sereupin, Seroxat, Eutimil, Daparox -, Sertralina - Zoloft -, Citalopram - Elopram, Seropram -, Escitalopram - Cipralex, Entact -) e quelli della categoria SNRI (selettori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina, e quindi Venlafaxina - Efexor -, Duloxetina - Cymbalta, Xeristar) e tutti generici di questi farmaci hanno una spiccata relazione con la violenza.
Ma della violenza contro gli altri parlerò in un prossimo articolo dal titolo "ATTENZIONE A TUA MOGLIE SOTTO PSICOFARMACI: PERICOLO DI MORTE", ora mi soffermo su quella contro se stessi.
Incoscienza dicevo.
Sì, perché ormai solo un cieco non vedrebbe che queste categorie di farmaci interferiscono in maniera talmente mostruosa con la biochimica celebrale da rendere il gesto del suicidio persino desiderato.
E chi lo compie, solitamente lo fa in maniera totalmente tranquilla.
Solitamente, infatti, nulla traspare, anzi.
Cosa accade quindi nella realtà?
La persona comincia a soffrire di "depressione" per qualsivoglia motivo, sia esso organico, psicologico, ambientale, o tutti e tre.
Viene mandata dallo psichiatra di turno (quando non dal semplice medico di base), che prescrive, in cinque minuti di visita, un antidepressivo SSRI o SNRI, senza investigare, senza capire le basi del problema, senza un niente di niente.
Il malcapitato comincia ad assumerlo, e i casi anche qui si dividono:
opzione "1": dopo alcune settimane di nausee, effetti collaterali di ogni tipo, svarioni, malessere fisico, la persona comincia a "stare bene", cioè gli compare in faccia il cosiddetto "sorriso da pazzo", e tutti gridano al miracolo. In questo caso abbiamo una persona che verosimilmente rimarrà incatenata a vita al farmaco, oppure lo prenderà per sempre con periodi di sospensione:
opzione "2": la persona sta male da subito, con episodi di destabilizzazione psichica e fisica molto forti. E solitamente il dottorone di turno, ignorante in materia, pensa che il corpo si debba "abituare" al farmaco (come se sia possibile abituarsi a un veleno!) e dice di tenere duro. Questo porta all'immancabile suicidio per impiccagione, se non ad altri atti di natura violenta contro se stessi e gli altri;
opzione "3": la persona sta male da subito, con episodi di destabilizzazione psichica e fisica molto forti. In questo caso però, il medico, ancora più ignorantemente, dopo un periodo senza risultati, alza la dose. Questo porta all'immancabile sucidio per impiccagione, se non ad altri atti di natura violenta contro se stessi e gli altri.
Comprendo perfettamente che riassumere l'immensa casistica sia utopico, ma anche presuntuoso.
Ma quello che voglio far capire è che queste particolari categorie di farmaci inducono al suicidio facendolo diventare un gesto normale.
Se quindi si ha un proprio caro che ha comunque deciso di assumere tali farmaci, monitoratelo assolutamente durante:
-le primissime fasi di assunzione (persino la prima pillola);
-ogni qualvolta si decida di alzare la dose;
-quando si scala per eliminarlo, o anche per cercare di assumerne una dose inferiore.
E, questo nessun medico ve lo dirà mai, state attentissimi ai periodi di troppa calma.
Il suicidio per impiccagione, così tipico di questi farmaci, viene posto in essere nella più completa calma.
Tantissimi casi soprattutto negli Stati Uniti hanno evidenziato che chi ha commesso tali atti sembrava calmissimo, aveva persino cenato con i propri cari, per poi andare a impiccarsi in taverna o nella propria stanza.
Questo accade persino nei bambini, come per Candace Downing, suicidatasi a 12 anni per impicaggione sotto Zoloft.
E per chi ha comunque deciso di assumere questi farmaci: alla prima ideazione di morte, confidatevi immediatamente con un vostro caro.
Perché quando il farmaco ha preso il controllo delle vostre azioni, non sarete più voi.
Ne va della vostra vita.


NOTA BENE:

Tre anni ininterrotti di impegno e sacrifici hanno portato questo blog a diventare un piccolo faro nella notte per quanto riguarda l'igienismo naturale e l'alimentazione vegana in relazione a tutto quello che concerne il mondo della salute mentale.

Siamo partiti da zero e in tutto questo tempo tante persone hanno finalmente capito come esista un'alternativa ad imbottirsi di sostanze chimiche non meglio identificate, che uccidono il corpo e addormentano l'anima.

Gli psicofarmaci sono e rimangono pillole assassine.

Il libro è finalmente pronto. "ASSASSINI IN PILLOLE: la psichiatria moderna vista con gli occhi di un carabiniere".

Cosa leggerete? Leggerete tutto quello che nessuno psichiatra vi dirà mai.

Cosa sono veramente gli psicofarmaci, la facilità con cui vengono prescritti, il fallimento totale della psichiatria moderna.

E ancora...il lato oscuro degli psicofarmaci, che trasformano persone comuni in stupratori, assassini di se stesse e degli altri.

E ancora...le alternative "non violente", legate allo stile di vita e alimentare, per arrivare a risolvere un problema e non a mascherarlo.

E ancora...lo stretto legame tra ciò che mangiamo e come ci sentiamo, anche a livello mentale.

Tutto questo visto da un operatore di polizia, che da 20 anni osserva con i propri occhi lo sfacelo che la psichiatria moderna ha portato e tuttora porta nella vita delle persone.

Senza dimenticare la dismissione dai farmaci, per molte persone l'inferno sceso in terra, e la psichiatria negli anziani. C'è tanto, tanto da leggere.

Questo blog continuerà la sua opera pienamente gratuita di supporto a tutti quelli che ne avranno bisogno.

Acquistare il libro deve quindi essere una scelta personale e consapevole, sapendo però che ogni copia venduta significherà aiutare questo piccolo uomo in quest'opera informativa senza precedenti.

E chiunque assuma psicofarmaci, attraverso la sua lettura potrà finalmente capire che esiste una via alternativa alla lobotomizzazione perenne.

Il libro uscirà in due versioni: Ebook (al prezzo di 8 Euro) e cartacea (al prezzo di 16 Euro).

Nessuna casa editrice. Tutto in self-publishing.

Chiunque sia interessato, può scrivere a pbisant@hotmail.com e vi verranno fornite le coordinate bancarie per il pagamento.

La data finale di uscita è il 30 giugno 2014: chi ha scelto la versione cartacea, la riceverà all'indirizzo evidenziato; chi ha scelto quella su ebook, riceverà link e autorizzazione al download.

Ringrazio tutte le persone che continuano a scrivermi e a starmi vicino.

Questo è solo l'inizio e vi prego di divulgare il più possibile.

Con l'aiuto di tutti so che arriveremo molto, molto lontano.

Grazie di cuore

Pietro Bisanti

http://pietrobisanti.blogspot.it/2013/03/psicofarmaci-e-suicidio-per-impiccagione.html

http://altrarealta.blogspot.it/

iesterdei...



La figa l'hanno tutte

Si fa presto a dire la figa l'hanno tutte, mio caro anonimo.
È vero che un Rubens (quanto mi piace) è sempre un Rubens, ma ogni suo quadro è diverso.

Parto da un assunto universale.
La figa è bella.
A prescindere.
In qualsiasi stato sia.
Pelosa. Non pelosa. Cicciotta. Magra. Lunga. Chiusa. Sorridente. Con i denti. Avvelenata.Ricciuta.
Ce n' è per tutti i gusti.
Personalmente ho sempre preferito visivamente le fighe chiuse e timide.
Quella sottile striscia di carne, tutta avvoltolata su se stessa, con le piccole e grandi labbra così unite e magre e appiccicate alle pelvi che quasi non si vedono...e la sensazione pazzesca di infilarci la lingua per aprirle.
E aprirla.
Forse ho subito l'effetto imprinting di Erika e, successivamente, di Paola.
Erika appartiene alla mia addormentata adolescenza.
Era una rossa dai lunghi capelli lisci, il viso pieno di lentiggini e gli occhioni verdi.
Timidissima. Anche quando le dicevo ciao, dopo anni di scuola insieme, diventava viola.
Ero ipnotizzata da Erika.
Mi piacevano i suoi colori chiari, i suoi lineamenti fini, il modo in cui si muoveva sempre un po' circospetta e quando a ginnastica la vedevo nuda sotto la doccia non potevo fare a meno di guardare quella sua deliziosa patata rossa quasi senza peli.
Una patata timida come la sua portatrice.
Quasi non si vedeva.
Bellissima.
Con lei non successe mai nulla, ma dopo qualche anno un'altra femminuccia attirò le mie attenzioni.
Paola.
Completamente diversa da Erika.
Paola era vigorosa nei modi, capelli corti e biondo scuro, con una bocca piuttosto carnosa e un non so che sempre di sfida.
Non eravamo amiche,  frequentavamo solo lo stesso giro di persone e a parte qualche parola, il nulla.
Ma poi qualcuno decise di andare a vedere una mostra a Firenze irripetibile, ci organizzammo e facemmo un bel gruppo.
Con mia somma soddisfazione scoprì che anche lei aveva una patata deliziosa, di forma uguale a quella di Erika.
E con un sapore che...
Poi, dopo un altro paio di esperienze, scoprì che la mia dimensione era solo quella maschile.

Mi è venuta una curiosità.
Tipo esperimento sociale.
Potrei chiedere ad altre gentili Blogger, di fotografare LA Rubens che hanno.
Solo quella.
Magari in cinque o sei, giusto per dare un idea del numero, postare le foto sul blog di ognuna senza dire chi sono le gentili pudenda e vedere se ci riconoscete.
E poi magari mettere in palio un premio a chi ne indovina di più.

Io come premio metto le mie ciglia finte, quelle di piume nere lunghe tre centimetri, a massaggiare IL Rubens  del vincitore se vince un timido, se invece vince un testosteronico  gli do il privilegio di farsi ammanettare  da me e resistere a guardare otto ore di documentari sulla storia dei Gesuiti.

fonte: piccolipensierimpuri.blogspot.it

domenica 18 ottobre 2015

Gender: facile da controllare, l’uomo senza identità sessuale

Verso il cosiddetto “nuovo ordine mondiale”, le élites starebbero tentando di “rielaborare” l’umanità a proprio piacimento, anche grazie la creazione dell’“uomo senza identità” che sarebbe fabbricato dall’ideologia gender, le cui strategie (e obiettivi) vengono messi a fuoco dal libro “Unisex” di Enrica Perucchietti, scritto a quattro mani con Gianluca Marletta. «Un libro che ancor prima di essere pubblicato ha scatenato forti polemiche da parte dei movimenti femministi e Lgbt, secondo i quali la cosiddetta “teoria gender” nemmeno esiste», scrive Riccardo Allione su “Vvox”. L’autrice però non ci sta: «L’ideologia di genere esiste e ha la sua storia: l’espressione è stata coniata da John Money, padre degli studi di genere insieme ad Alfred Kinsey. Dopo gli anni ’80 si arenò in seguito ai fallimenti degli esperimenti di Money e oggi è stata riesumata. È vero che esistono gli studi di genere, ma d’altra parte c’è il tentativo politico-mediatico di recuperare velleità dei padri del gender». Niente complottismi, dice la Perucchietti. Ma è evidente il «processo di globalizzazione spinto dalle lobby mondialiste che mira a spersonalizzare l’individuo, e questo processo si sta focalizzando sulla questione dell’identità sessuale, per rendere le nuove generazioni più facilmente manipolabili e omologate».
Nel concreto, da un lato le multinazionali finanziano le campagne elettorali chiedendo in cambio di promuovere quelle politiche, e dall’altro c’è l’industria culturale: «Sempre più spesso, film e serie tv fanno passare l’idea di una sessualità fluida». Nel libro, la Perucchietti cita un serial di Mtv, “Faking it”, dove le protagoniste e i loro amici cambiano più volte orientamento baby into a boxsessuale nel corso della stagione. «C’è anche la musica: basta pensare a Miley Cyrus o Lady Gaga, che pur non essendo gay si fanno portavoce delle cause omosessuali, strumentalizzando il messaggio come strategia di marketing costruita a tavolino». Questo progetto avrebbe un duplice scopo: «I padri dell’ideologia gender sognavano una “democrazia sessuale” globale dove tutti gli orientamenti fossero leciti e legali, compresa la pedofilia. La seconda finalità è il controllo sociale: individui sempre più spersonalizzati e disorientati, senza un’identità definita, sono più facili da manipolare».
Dietro l’intenzione di distruggere la famiglia tradizionale sostituendola con altri modelli c’è anche una questione economica: «Nel momento in cui vengono sdoganate le famiglie omogenitoriali, che per forza di cose non possono avere figli, si favorisce il business delle maternità surrogate e degli uteri in affitto». Tuttavia, spiega la Perucchietti, la questione non riguarda l’omosessualità in sé. «Nel libro contestiamo il fatto che si sta spingendo verso un’idea di sessualità culturale: non si nasce maschio o femmina per natura, ma lo si diventa per cultura. Un’idea contestata anche da Vladimir Luxuria durante una diretta radiofonica a cui ho partecipato. Eppure è questo ciò che insegnavano i fondatori dell’ideologia di genere. Il rischio è di sfociare nel trans-umanesimo, nel post-umano, e quello che preoccupa è che tale manipolazione avviene in maniera sempre più capillare e perfino violenta».
Per contro, osserva Allione, si potrebbe controbattere che la difesa dei “valori tradizionali” è a sua volta propaganda dei poteri forti più conservatori, ad esempio la Chiesa. «Qualsiasi tesi portata avanti con il vessillo di un dogma rischia di diventare fanatismo o di essere strumentalizzata», taglia corto l’autrice. «Le difese a oltranza sono sbagliate, si finisce sempre in fazioni pro o contro, ma così non si dialoga. Non si può combattere un’ideologia con un’altra ideologia. Noi abbiamo cercato di curare un’inchiesta giornalistica storico-sociologica nel modo più obbiettivo possibile». Venendo all’attualità e al polverone alzato dal Enrica Perucchiettidisegno di legge Fedeli sull’educazione di genere a scuola, «si è fatta molta disinformazione, però il ministro Giannini che dichiara che l’ideologia di genere è una bufala minacciando le vie legali, ricorda molto la “psico-polizia” di Orwell». Per quanto riguarda invece i libri per l’infanzia censurati a Venezia, per la giornalista torinese «l’idea dell’insegnamento gender all’asilo o alle elementari è assolutamente folle».
A scuola, aggiunge la Perucchietti, non bisognerebbe parlare di certe tematiche a bambini così piccoli: «Non conosco tutti i libri, ma ne ho letti alcuni, come quello sulla maternità surrogata (“Perché hai due mamme?”, edito da “Lo Stampatello”), che mi è sembrato pazzesco. Perché bisogna spiegare queste cose a un bambino di quattro anni? Non si capisce, a me pare una strumentalizzazione per sdoganare la fecondazione eterologa». Per contrastare questa “mutazione antropologica” messa in atto dall’ideologia gender, l’unica strada passa dall’informazione. «Sia chi è contro il gender, sia i sostenitori, si sono formati un’idea sulla base di chiacchiere, per sentito dire. Molte delle critiche al nostro libro sono state fatte prima della sua pubblicazione. Come si fa a stroncare un libro non ancora uscito, sulla base della copertina? Ci vuole senso critico, dopodiché uno si forma un’idea, ma non sulla base di posizioni acritiche e fanatiche».
(Il libro: Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta, “Unisex – Cancellare l’identità sessuale, la nuova arma della manipolazione globale”, Arianna Editrice, 224 pagine, euro 11,80).

fonte: www.libreidee.org

giovedì 15 ottobre 2015

finalmente in galera chi non vaccina i figli


di Stefano Montanari

L’Emilia Romagna è una terra ricca e fortunata. E tra le grandi fortune c’è quella di avere un assessore alla salute semplicemente illuminato e illuminante. Si tratta di tale Sergio Venturi. Anzi, del dottor Sergio Venturi, laureato in Medicina e burocrate di lungo corso.

Terrorizzato come è giusto che sia dal drastico calo delle vaccinazioni (poliomelite, malattia inesistente in Italia dal 1982, precipitata da una percentuale di copertura del 96,10% al 94,8%; difterite, di cui abbiamo avuto in Italia 5 casi tra il 1990 e il 2000 e poi più nulla, dal 96% al 94,72%; pertosse dal 95,78% al 94,44%, epatite B dal 95,78% al 94,49%) e dalle notizie della strage che sta facendo una malattia terribile come la pertosse, il dottor Venturi ha detto basta.

Così in un articolo della giornalista Eleonora Capelli, superesperta dell’argomento tanto da aver scoperto l’esistenza della polioMELITE, probabilmente l’infiammazione cronica di molte mele, lo statista scienziato annuncia la sua intenzione di denunciare alla Procura della Repubblica quei genitori che non vaccinano i figli. Ecco: finalmente quei delinquenti faranno la fine che meritano.

Intanto, qualcuno, magari informato in modo diverso di quanto non sia l’assessore Venturi, potrebbe proporre il carcere per chi fabbrica vaccini contaminati da pezzi piccini piccini di metallo; per chi mette in commercio i vaccini senza denunciarne tutti i componenti; per chi mette in circolazione vaccini senza aver fatto la sperimentazione che Biologia comanda; per chi dà il permesso di commercializzazione senza aver completato tutti i controlli del caso; per i funzionari degli enti di controllo che hanno in mano documentazione imbarazzante sui vaccini e insabbiano il caso; per chi somministra quella roba inquinata; per chi vaccina senza aver valutato in modo esaustivo se il soggetto sia già immune dalla/e patologia/e; per chi pratica vaccinazioni in modo illegale (ad esempio, un’esavalente al posto della tetravalente); per chi, pur obbligato, non denuncia gli effetti deleteri delle vaccinazioni; per chi dà informazioni false o incomplete (esempio: illudendo il soggetto di essere protetto contro una malattia e non contro un solo ceppo della malattia o non dicendo che nessun vaccino è attivo su ogni soggetto); per chi vaccina soggetti che per età non potranno mai essere immunizzati in quel modo; per chi fa terrorismo distorcendo i dati reali (per esempio “morire DI morbillo” invece di “morire CON il morbillo”, e la pertosse non fa differenza) o favoleggiando di epidemie del tutto inesistenti (per esempio, fantasiose epidemie di meningite).

Naturalmente potrei continuare con un elenco di situazioni che non vengono considerate reato semplicemente perché c’è chi lucra, e nemmeno poco, sulle vaccinazioni, e chi lucra sta, divano o sgabello che sia, nel salottino di chi conta. E, invece, si tratta di reati gravissimi e, mi si permetta, pure schifosi.

Come ho sempre affermato, io non ho alcuna intenzione di condannare i vaccini in quanto tali. L’ho sempre affermato: l’idea è geniale, ma, come per ogni farmaco, bisogna farne un uso onesto e intelligente, due aggettivi che sono in qualche modo sinonimi. L’abuso è illegittimo, eticamente scorretto e non troppo di rado criminale. Insomma, sì ai vaccini a patto che questi siano prodotti come Dio comanda, vale a dire privi di qualunque componente che possa anche lontanamente danneggiare il soggetto, e vanno praticati solo a ragion veduta, con le modalità corrette e solo dopo che il ricevente è stato controllato in modo accurato.

Noi non abbiamo bisogno di geni come l’assessore Venturi, di enti di controllo che tutto fanno tranne controllare, di giornalisti analfabeti, di trasmissioni radio vergognose come quelle che ci propina la RAI o quella recentissima di Radio 24 dove la nostra ministra della salute, candidamente priva di qualunque cultura specifica, spara sciocchezze mortificanti o dove una signora “scienziata” dice, in sintesi, che le persone non devono essere informate perché della loro salute si occupano geni come lei e tanto basti.

Ciò di cui abbiamo bisogno è chiarezza, e, se chi fa palate di quattrini con i vaccini dovrà rinunciare a qualche lusso, devo dire che non me ne importa un fico secco.

Intanto, qualcuno provveda a praticare le cure del caso all’assessore Venturi che, se ne avrà la voglia e il coraggio, potrà confrontarsi con me e rispondere alle mie domande non a chiacchiere ma a fatti, il che significa con dati suoi e non quelli di chi ha tutto l’interesse a diffondere fandonie. La stessa cosa vale per i fari di scienza che illuminano le trasmissioni radio e TV di regime.

Fonte - Fonte

fonte: freeondarevolution.blogspot.it

martedì 13 ottobre 2015

lobotomizzati dalla realtà virtuale



 di Gianni Lannes

Qualche giorno fa ho viaggiato in treno. Nel vagone ferroviario su 56 presenti alla partenza, ben 55 erano attaccati al cellulare, ma sarebbe meglio dire soggiogati da questo pericoloso apparecchio. 



Ero l'unico a leggere un libro. Queste masse annebbiate dal twitter, come faranno a rendersi conto di quello che accade nella realtà, aerosolchemioterapia bellica compresa? Il cielo per costoro è ormai un banale schermo artificiale. Allora, chi plasma attualmente la quotidianità?

 


Non è tutto, ecco la pubblicità subliminale e spudorata che domina ormai ovunque:

 "Dal vostro orologio al telefono, fino alla TV di casa, vogliamo aiutarvi a restare connessi, a divertirvi e a rimanere informati utilizzando con facilità tutti i vostri dispositivi. Oggi vi presentiamo alcune new entry che fanno esattamente questo: due telefoni Nexus, un tablet per il lavoro e per il tempo libero e alcuni aggiornamenti nell’universo Chromecast, prodotti che si integrano tra di loro".

fonte: sulatestagiannilannes.blogspot.it

domenica 11 ottobre 2015

Lynsey Addario

fuori dalla grande finestra c'è un'enorme bottiglia di ketchup. ma com'è grande.
in fondo al giardino, in verità, si vede anche una strana figura maschile che si immerge in una strana piscina, li chiamano bagni segreti, di un certo De Chirico.
e all'orizzonte si staglia il mio preferito, grattacielo Unicredit, Cesar Pelli.
dentro c'è Lynsey Addario, che racconta.
sono alla Triennale, c'è il Tempo delle Donne.
mi è piaciuto tanto stare lì, quei quattro giorni, mi si è perfino normalizzata la pressione arteriosa, impazzita sui 160 e passa da quasi due settimane.
vorrà pur dire qualcosa no??
c'era aria buona, al Tempo delle Donne, aria sana, aria fresca, aria carica di idee.
c'era, per me, tantissima commozione, un senso di moto del sentimento mi ha accompagnato in modo costante, ascoltando donne donne donne intelligenti che parlano, non tutte allo stesso modo, ma se c'è qualcosa che mi muove dentro un senso di gioia è sentire una donna che sa parlare, che sa dire, che sa usare il potere delle parole mantenendo intatto il suo mandato di femminilità.
Lynsey Addario è uno schianto di donna, guardate le sue foto e poi sappiatemi dire, porca miseria.
è una fotogiornalista americana, di origini italiane, ultima di 4 sorelle, figlia di due eccentrici parrucchieri, una che ha preso la sua strada e via, non ce n'è per nessuno.
Lynsey sta nelle guerre e non si tira indietro, ha fotografato l'indicibile.
ora che è anche madre ci mette un po' di prudenza, mi ha detto a una mia domanda, il necessario senso del limite è calato sul suo sguardo e sul suo coraggio.
il suo desiderio che si realizza la rende bella, non ha bisogno di pose, lei è quello che è. ed è veramente molto.
It's what I do.


http://www.lynseyaddario.com












fonte: nuovateoria.blogspot.it