SOSPESI PER TERRA - Blogger bocche piene di libertà, bla bla bla bla, utenti che gravitano nella generosità, da da da da, aperti al confronto e ad ogni sorta di cambiamento, esibizionisti, buonisti, ambientalisti di sfondamento, automatico complimento. Se si apponesse con dinvoltuuuuura un diverso commento da bocciatuuuuuura non inerente all'argomento si rischierebbe una denuncia per scarso attaccamento, altro che sgomento, non abbiate pauuuuura, è un modo come un altro di perdere tempo, se mi guardate con sospetto non nascondetevi sotto il letto, prometto che sarò più buffona di Rigoletto. Blogger senza inibizione e difficoltà ti manda a va va va va, utenti saccenti che sa sa sa sa, intonano lo stesso ritornello la la la la, coraggio fabrax, abracadabra, esponi la formuletta che sai: "me la dai?" Ai confini dell'avere: "me la faresti vedere?" Per accontentare l'ippocampo, stampo e giunge in un lampo, guardo e non mi smagro, squadro una cornice senza quadro, non mi pongo quale sia il senso del peccato, giusto o sbagliato, non tutto è oro colato, non pregiudica un bene amato, se mi spengo al diavolo le sensazioni vere o presunte, potrei schiattare domani, se ne laverebbero le mani e i coglioni, non importa siamo di fronte al condominio virtuale, la finzione è la norma. Blogger che sanno l'alfabeto a a a a e poi tornano indietro a a a a, utenti spersi nella città, spiacente non sono di quà.

sabato 29 agosto 2015

Paul Marie Verlaine



Verlaine fotografato da Dornac mentre beve assenzio al Café Procope, 1892, Parigi Museo Carnavalet di Parigi

OMAGGIO DOVUTO

Son coricato per lungo sul suo fresco letto:
è giorno fatto; è più eccitante , più fatto apposta
per il prolungamento della luce cruda della
festa notturna immensamente accresciuta
per la perseveranza e la rabbia del culo e
dell'attenzione a farsi da solo cornuto.
E' nuda e s'accoccola sul mio volto per farsi
leccare, perché buono son stato ieri ed
è-buona lei, aldilà del pensiero- il suo regale
modo di ricompensarmi. Dico regale, dovrei
dire divino: quelle chiappe, carne sublime,
alma pelle, polpa fine, linea possentemente
pura bianca, ricca, striata d'azzurro, quella riga
dal profumo eccitante, rosa scuro, lenta, grassa,
e il pozzo d'amore, che dire! Festino finale, dessert
della fica ingozzata, delirio della mia lingua
arpeggiante sulle labbra come su una lira! E ancora
quelle chiappe, come una luna in due quarti,
misteriosa e allegra, dove voglio d'ora innanzi
nascondere i miei sogni di poeta e il mio cuor di
cacciatore e i sogni d'estete! E amante, o meglio,
padrona in silenzio obbedita, troneggia su di me,
caudatario abbagliato.

OUVERTURE

Tra le vostre cosce e natiche voglio perdermi,
puttane, del sole vero Dio sacerdotesse vere,
bellezze mature e no, novizie e professe,
ho! nelle vostre fessure, nelle pieghe vivere!

I vostri piedi splendidi, sempre vanno all'amante,
con l'amante ritornano, riposano soltanto
a letto nell'amore, poi gentilmente sfiorano
i piedi dell'amante ranicchiato stanco e ansante.

Serrati, profumati, baciati, leccati dalla pianta
alle dita, succhiate una ad una,
fino alle caviglie, fino ai laghi delle lenti vene,
più belli di quelli di eroi e apostoli!

Quanto mi piace la vostra bocca e i suoi giochi graziosi,
di lingua e di labbra e di denti,
che mordicchiano la lingua e talvolta anche meglio,
quasi altrettanto gentile che metterlo dentro;

E i vostri seni, duplice monte d'orgoglio e lussuria,
tra i quali il mio orgoglio virile a volte si solleva
per gonfiarsi a suo agio e strofinarci la capoccia:
come cinghiale nelle valli del Parnaso e del Pindo.

E le vostre braccia! Adoro anche le braccia cosi belle e bianche,
tenere e dure, molli, nervose quanto serve,
e belle e bianche come i vostri culi, e altrettanto eccitanti;
calde durante l'amore, e poi fresche come tombe.

E le mani in fondo a quelle braccia, ch'io possa mangiarle!
La carezza e la pigrizia le hanno benedette,
rianimatrici del glande rattrappito e schivo,
masturbatrici dalle infinite cure!

Ma tutto questo è niente, Puttane, al confronto
dei vostri culi e delle fiche la cui vista e il gusto e l'odore
e il tatto fanno dei vostri devoti degli eletti,
tabernacoli e Santi dell'impudicizia.

Perciò sorelle, tra le vostre cosce e tra le vostre natiche
voglio perdermi tutto, solo compagne vere,
bellezze mature o no, novizie o professe,
e nelle vostre fessure, nelle vostre pieghe, vivere!

A COLEI CHE SI DICE CHE SIA FREDDA

Non sei la più innamorata
di quelle che han preso la mia carne,
non sei la più saporosa
delle donne dell'inverno passato.

Ma ti adoro lo stesso! D'altronde
il tuo corpo dolce e benevolo,
nella sua calma suprema, tutto
ha così tanto femminile,

così naturalmente voluttuoso,
dai piedi a lungo baciati
sino a quegli occhi chiari, puri d'estasi,
ma quanto e come ben saziati!

Dalle gambe e le cosce
giovinette sotto la giovane pelle,
attraverso l'odor di formaggio
e di gamberi freschi, bello,

grazioso, discreto, dolce, cosino
appena ombreggiato di delicato oro,
che t'apri in un'apoteosi
al mio desiderio rauco e muto,

sino ai bei capezzoli di bambina,
di miss appena in pubertà,
sino al tuo seno trionfante
nella sua gracile venustà,

sino alle spalle lucenti,
sino alla bocca, sino alla fronte
ingenua innocente all'apparenza
ma che i fatti smentiranno,

sino ai capelli corti, ricciuti come
i capelli d'un bel ragazzino,
ma la cui onda ci affascina, insomma,
nella loro ricercata semplicità.

Passando per la lenta schiena
piacevolmente carnosa, sino
al culo sontuoso, divinamente bianco,
rotondità degne del tuo scalpello,

molle Canova! sino alle cosce
che ancora bisogna salutate
sino ai polpacci, sode delizie,
sino ai talloni di raso e d'oro!

Furono nodi incoercibili?
No, ma ebbero il loro fascino.
Furono i nostri fuochi terribili?
No, ma diedero il loro calore.

Fredda, per tornare in argomento? No, fresca.
dico che la cosa migliore
fu soprattutto, e mi lecco i baffi,
una masturbazione superiore.

Benchè tutte quelle gentilezze
ti sapessero preparare senza più,
come si dice, inconvenienti,
collegiale che mi piacesti.

E ti conservo tra le mie donne
rimpianta non senza qualche speranza
di quando forse ci amammo
e di senza dubbio riaverci.

QUADRO POPOLARE

L'apprendista non troppo magrolino, quindici anni, non bello
Gentile nella sua rozzezza un po' molle, la pelle
Scura, vivo e azzurro l'occhio, tira fuori dalla tuta azzurra,
Arzillo e duro a puntino, un cazzo gia' grosso
E chiava la padrona, una grassona ancor valida,
In delirio sul bordo del letto in atteggiamento furfantesco,
Gambe all'aria e seni al vento, con un gesto!
A vedere il ragazzo stringere le chiappe sotto la gonna,
E i frequenti passi in avanti che fanno i piedi,
Appar chiaro che non ha paura d'andar giù profondo
Ne' di mettere incinta la buona donna che se ne frega,
(Non c'e' là il cornuto, fiducioso e ricco?).
E così, arrivata al supremo momento,
Urla in un improvviso smarrimento:
"M'hai fatto un figlio, lo sento e ti voglio
Ancor più bene"- "Ed ecco i confetti del battesimo!",
Dice, dopo la cosa; e tenera, accovacciata,
Gli soppesa e palpa e bacia i marroni

RESA

Son fortunato. M'hai vinto.
Amo soltanto il tuo grosso culo
Tanto baciato, leccato, annusato,
E solo la tua cara fica tanto accarezzata,
Scopata-che non sono l'uomo
Per Gamorra né per Sodoma,
Ma per Paphos e per Lesbo,
( E tanto leccato la tua fica)
Convertito i tuoi seni così belli,
I tuoi seni pesanti che soppesano le mie mani
Affinché le mie labbra li bacino
E, come si annusa un flacone,
Succhino le punte rigide, e molli poi,
Come capita a noi
Con le nostre aste variabili.
E' un piacere diabolico
Farne una con la donna sopra,
Normale o alla pecorina
O alla Maria Antonietta
Eccetera fino a domani
Con te, despota adorata,
La cui volontà mi è sacra,
Infernale piacere che mi uccide
Nel quale mi estenuo
A soddisfare la tua lussuria.
Si spande lo sperma dal mio cazzo
Come il sangue da una ferita..
Non importa! Finché vive il mio cuore
E il mio essere ancora palpita
Voglio obbedire alla tua legge in tutto
In te avendo, oh dura amica,
Non più un'amica ma un padrone.

FESTINO

Incrocia le cosce sulla mia testa
In modo che la mia lingua
Tacendo ogni stupida arringa,
Possa soltanto far festa
Alla fica tua e al tuo culo
Dai quali son stato sempre vinto
Come da tutto il corpo tuo, del resto.
E dalla tua anima male celeste
E dal tuo carnivoro spirito
Che in me divora l'ideale
E mi ha reso il più puttaniere
Dal più puro, dal più liliale
Che ero prima d'incontrarti
Da anni e da anni.
Su, sistemati bene e mostra
Con qualche gesto compiacente
Che in fondo ami il tuo vecchione
O che almeno lo sopporti
Leccandolo (coglioni compresi)
E non dimenticando il culo,
Come un giovane più seducente
Senza dubbio, ma meno appetitoso
Per pratica e sapienza.
O la tua fica! che profumo! Ci frugo
Con la bocca e col naso
Vi faccio il diavolo e annuso
E vi rovisto, e farfuglio
E fiuto e oh! sbavo
Nella fica dall'odore sporcaccione
Sovrastata da flave labbra
E da rossa peluria circondata
Che porta al buco miracoloso,
Dove fiuto e dove sbavo
Con meticolosa cura
E l'aspro ardore d'uno schiavo
Liberato da ogni pregiudizio.
L'adorabile riga che ho
Leccata amoroso, dai
Reni passando per il pertugio
Dove mi dilungo in lunga seduta
Per le devozioni d'uso,
Mi conduce dritto alla fessura
Tionfante della mia infante.
Là, faccio un salamelecco
Assolutamente esoterico
Al clitoride per niente asciutto,
Cosicchè la mia testa di sotto
Esasperata da quel grande lavoro
Si spande in bianca retorica
Ma si appaga sin dalle primizie
E mi addormento tra le tue cosce
Che per via della tenera emozione
La fatica ti ha fatto aprire.

PER RITA

Detesto una donna magra,
Tuttavia ti adoro, o Rita,
Colle tue labbra un po' negre,
Dove la lussuria prese corpo.

Coi tuoi neri, osceni capelli,
A forza di essere così belli,
E gli occhi dove vi son scene,
Parola mia, che san di bruciato

Tanto il loro fuoco scuro e allegro insieme
D'una così lubrica allegria
Illumina di suprema grazia,
Nella peggiore impudicizia,

Sguardo che suona di virtuoso
Le pratiche di cui si tace:
"Osa qualunque cosa proponga,
Tutto ciò che il culo ti detta";

E sulla sua taglia come d'uomo
Sottile molto sottile tuttavia,
Il tuo busto, perplessa Sodoma
Intraprendente poi esitante,

Perché nella stoffa troppo tesa
Dei tuoi corpetti corruttori
I duri piccoli seni di statua
Dicono: "Uomo o Donna?" agli eccitati.

Ma quanto femminile le tue gambe,
La loro grazia grassa verso l'alto
Fino alle natiche che indovina
Il mio desiderio mai in difetto,

Nelle pieghe oscene dell'abito
Che un'arte audace ha saputo disporre
Per mostrare più di quanto nasconda
Un ventre dove posare il mio!

In breve, tutto il suo essere respira
Soltanto fame e sete e passioni..
Ora, io credo di stare ancor peggio:
Bisognerebbe mettere a confronto.

Su, a letto in fretta, ragazza mia,
Diamoci dentro sino al mattino,
Sarà una battaglia trionfante
A chi sarà più puttana.

attenti all’America, quella vera: è povera, sola e disperata

Confesso: sono stato, in gioventù, un grande ammiratore degli Stati Uniti. Poi, da inviato speciale, ho iniziato a girare questo grande paese in lungo e in largo ma non nelle solite, note grandi città – New York, San Francisco, Boston, Washington – bensì nell’America profonda, quella, noiosissima, mai battuta dai turisti e dove i giornalisti si recano solo se costretti dai loro direttori. Un paio di anni fa con la mia famiglia abbiamo trascorso le vacanze negli Usa; lasciammo la Grande Mela per addentrarci nello Stato di New York, su verso Albany e Catskills Mountains, sedotti dalla descrizione, letta sulle guide turistiche, dei tipici, deliziosi villaggi, simbolo di una vecchia America. Bastarono poche decine di chilometri per restare sconcertati: i villaggi erano davvero vecchi ma tutt’altro che deliziosi. Erano angoscianti, costellati di case derelitte e talvolta piegate su se stesse; viaggiavamo su strade piene di buche da cui spuntavano erbacce che nessuno strappava più da tempo e intorno a noi vedevamo solo povera gente. I più fortunati vivevano in baracche di legno, gli altri vagavano trascinando i propri cenci nei carrelli della spesa.
Scoprimmo, allora, l’altro volto dell’America, quello che i turisti non vedono mai sulla Fifth Avenue o nel centro di San Francisco, ed è un’America molto più numerosa di quanto si immagini, isolata, ignorata da tutti, abbandonata a se stessa. Usa, poveriCapii allora che erano veritiere le denunce di un commentatore molto coraggioso l’economista Paul Craig Roberts; non uno qualunque, ma uno dei principali collaboratori del presidente Reagan, docente universitario, pluripremiato. Craig Roberts sostiene che parte dei dati concernenti gli Usa, a cominciare da quelli sulla disoccupazione, non sono attendibili, in quanto manipolati alla fonte. Per intenderci: è uno di destra, un liberale. Ma con gli occhi aperti e un’autentica passione civica al servizio del proprio paese. Ora, grazie alla segnalazione di un amico, scopro uno studio di due docenti americani, Hershey H. Friedman e Sarah Hertz, intitolato: “Gli Stati Uniti sono il miglior paese al mondo? Ripensateci”, basato su una serie di statistiche internazionali, da cui trova conferma il ritratto di un paese in fase di evidente involuzione sociale, politica ed economica.
Qualche dato: nella classifica sulla percentuale della popolazione che vive in povertà, gli Usa sono al 35esimo posto su 153. Quella riguardante i bambini in povertà nei paesi occidentali è ancora più disastrosa: gli Usa sono 34esimi su 35, solo la Romania fa peggio. Sono il quarto paese al mondo con la maggior disuguaglianza reddituale, dietro a Cile, Messico e Turchia. E gli stessi americani non si sentono molto felici: sono appena al diciassettesimo posto della classifica mondiale. L’aspettativa di vita è bassa: gli Usa sono appena 42esimi, mentre battono tutti riguardo la popolazione carceraria: hanno 2,2 milioni di Marcello Foadetenuti, molto più della Cina (1,6 milioni) che però ha una popolazione oltre 3 volte maggiore e della Russia dell’orribile Putin (600 mila). Secondo una fonte insospettabile, l’“Economist”, nemmeno Stalin raggiungeva queste cifre.
Potrei continuare ma mi fermo qui. Intuisco lo sconcerto del lettore, che si chiede: ma come? Io pensavo che l’America… Già, lo pensavamo tutti, ma per valutare davvero questo paese non ci si può limitare agli annunci ufficiali, che descrivono solo una parte della realtà, ignorando tutto quello che non collima con la verità ufficiale, con il mito che Hollywood e le tv continuano ad alimentare. Quanti film avete visto sui 45 milioni di americani in povertà? Quante denunce giornalistiche? Chi solleva questo tema nei dibattiti televisivi? La risposta è sempre la stessa: nessuno. Tutti pavidi e conformisti, tranne pochi commentatori coraggiosi come Paul Craig Roberts. That’s America. Purtroppo.
(Marcello Foa, “Viva il modello americano! O forse no, questi dati dimostrano un’altra verità”, dal blog di Foa su “Il Giornale” dell’11 agosto 2015).

fonte: www.libreidee.org

martedì 25 agosto 2015

ma quale celachia: chiamatela Roundup



DI MAURIZIO BLONDET
maurizioblondet.it
Sono almeno 12 mila anni che l’umanità mediterranea si nutre di frumento, senza problemi. E di colpo, ecco sorgere la “intolleranza al glutine”, con relativo ipersviluppo degli affari relativi a questa “malattia”: paste senza glutine a 5 volte il prezzo delle normali, prodotti bio dove l’etichetta dichiara “senza glutine”, cibi spesso a carico del servizio sanitario nazionale… Il glutine è un veleno? Si deve sospettare del grano geneticamente modificato?
Per una volta no. Anche se c’entra il Roundup, il diserbante della Monsanto, specifiamente concepito dalla multinazionale per essere usato in abbondanza coi suoi semi geneticamente modificati (modificati appunto per resistere al diserbante, che uccide tutte le erbacce) .
Come ha scoperto la dottoressa Stephanie Seneff, ricercatrice senior al Massachusetts Institute of Technology (MIT), da una quindicina d’anni gli agricoltori americani, nelle loro vastissime estensioni, hanno preso l’abitudine di irrorarle di Roundup immediatamente prima della mietitura.
In questo caso, profittano delle qualità disseccanti del prodotto, con il suo agente attivo, glisofato. Hanno scoperto che, spargendo tonnellate di glisofato, la resa per ettaro aumenta. Perché? Perchè, prova a spiegare la Seneff, “le brattee protettive si frantumano, la spiga muore, e con l’ultimo sospiro, rilascia i chicchi” che altrimenti resterebbero attaccati nel resti della spiga ancor umida. L’aumento di resa non è enorme, ma è importante per coltivatori stra-indebitati con le banche. Inoltre, il disseccamento facilita la battitura condotta coi giganteschi macchinari industriali (spesso affittati, quindi se li si può usare per meno giorni, si risparmia) e consente di anticipare l’operazione di mietitura. “Un campo di grano matura di solito in modo ineguale; una irrorata di Roundup consente di disseccare ugualmente le zone ancor verdi e quelle già gialle, e procedere alla mietitura nello stesso tempo”, ha spiegato un coltivatore di nome Keith Lewis.
E’ dunque l’estrema manifestazione della industrializzazione totale dell’agricoltura americana, nel quadro della violenza generale sulla natura (hanno abolito la rotazione agricola, coltivano sempre le stesse colture da denaro sullo strssso campo, compensando l’impoverimento del terreno con tonnellate di fertilizzanti chimici), hubrys che resterà sempre come lo stigma dell’americanismo quando avrà condotto all’estinzione di questa civiltà. Lo stesso ministero americano dell’agricoltura ha reso noto che, dal 2012, il 99% del grano duro, il 97% del frumento prinaverile, e il 61 % di quello invernale subisce il trattamento al glisofato: il che costituisce un aumento dell’88% per il grano duro, e del 91% per il primaverile rispetto a quanto si faceva nel 1998.
blé-est-toxique-1
Piccolo particolare, l’industria della birra non accetta l’orzo da trasformare in malto, se è irrorato di Roundup; i piselli e le lenticchie, se irrorate, non hanno parimenti mercato. Invece il grano si può vendere, e dar da mangiare agli esseri umani, oltre che agli animali allevati per la carne e il latte.
Che esista una relazione diretta fra il consumo di grano così trattato e la misteriosa “intolleranza al glutine” non è dubbio. E’ stato comprovato da uno studio della dottoressa Senef e del suo collega Anthony Samsel, pubblicato già nel 2013 sulla rivista “Interdisciplinary Toxicology”. Chi è interessato può trovare i particolari (molto allarmanti) dell’interferenza patologica del glisofato nei processi di malassorbilento di minerali, inibizione dei citocromi, nella distruzione dei bio-batteri intestinali e persino nella sintesi della serotonina, senza dire che la celiachia quadruplica il rischio di cancro.
http://responsibletechnology.org/media/Glyphosate_II_Samsel-Seneff%281%29.pdf
A noi profani basterà la tabella qui sotto, del tutto eloquente:
celiachia
Ora, è noto che quando in Sicilia il frumento è vicino al raccolto, arrivano nei nostri porti navi granarie delle sei “sorelle”, le multinazionali oligopoliste globali del grani, con i loro carihi: a prezzi stracciati. E’ grano americano, canadese, australiano – probabilmente conservato da più stagioni in quelle navi, dove controlli occasionali hanno rivelato grumi di muffa. Il mistero è come mai queste navi non vengano sistematicamente sottoposte ai controlli dei NAS e della Finanza, per procedere al sequestro, alla distruzione delle granaglie tossiche o muffite. Ciò che farebbe bene alla salute dei celiaci, e punirebbe il trasparente dumping che danneggia i nostri produttori.
Il video-giornalista francese (origine portoghese) Paul Moreira ha completato un reportage esplosivo sulle coltivazioni Ogm (e il conseguente spargimento dell’erbicida Roundup) nelle pianure argentine, dove ormai la coltivazione di soya e mais sono tutte geneticamente modificate.
“mi ha messo sull’avviso – racconta – un lancio della Asociated Press che segnalava che un numero crescente di bambini nelle zone agricole argentine nasceva malformato. Sul posto, telecamera a spalla, ho trovato cose indicibili. Si continua a ripetere che la cultura estensiva di OGM non presenta rischi per gli uomini? Ma non si dice che il Roundup e simili erbicidi sono sempre meno efficaci, e quindi gli agricoltori ne raddoppiano, o triplicano, la disseminazione per continuare a produrre le stesse quantità di mais e soia. Le sostanze restano duravolmente nelle falde freatiche.
“In un villaggio di venticinque case, nel mezzo della pampa, ho visto cinque casi di bamnini deformi e malati. Non ho avuto il coraggio di mostrarli tutti, ho ripreso le immmagini della bambina relativamente più bella che abbraccia la mamma. In queste famiglie nascondono i loro bambini, se ne vergognano come fosse colpa loro. Le autorità hanno cercato di dire che si tratta dei frutti di unioni fra consanguinei, poi hanno ammesso – davanti alla mia telecamera – la vera causa. Il gironalusta ha prodotto il documentario Bientôt dans votre assiette (de gré ou de force)” (presto nei vostri piatti, che lo vogliate o no) visibile su youtube
Anche la dottoressa Seneff ha segnalato l’abnorme comparsa di neonati malformati nello stato di Washington , 20 casi negli ultimi tre anni. “Hanno cercato le cause, hanno pesnato a tutto, tranne al glifosato. Non ci hanno pensato, ritenendolko innocuo. Ma ne gettano a tonnellate, e v finisce nei corsi d’acqua. Ci sono studi pubblicati che il glifosato causa l’anencefalia nelle rane (rane nascono senza cervello, ndr.): c’è una chiara connessione, e io ho anche appurato il motivo. Il glisofato blocca la degradazione naturale della’cido retinoico, che si accumula nel feto e è notoriamente la causa dell’anencefalia. …inoltre interrompe gli enzimi citocromo p450, che si accumulano nel fegato… è l’enzima che decompone l’acido retinoico”.
La speranza, conclude la dottoressa, “viene da Cina e Russia. La Russia ha preso una posizione fortissima contro gli Ogm. Putin ha detto: mangiate puro i vostri Ogm, noi non li vogliamo. E vengo adesso da una conferenza a Pechino organizzata dal professor Gu: ha raccolto tutti gli scienziati che hanno compiuto studi su Ogm e Roundup, ed hanno suonato l’allarme; Don Huber, Mae-Wan Ho, Jeffrey Smith, Judy Carman dall’Australia….i cinesi hanno visto che, in rapporto diretto con l’aumento della importazione di soya Ogm al Roundup, sono cresciuti infertilità, autismo, Parkinson. I cinesi possono fare la differenza, se cominciano a rifiutare le importazioni”.
Maurizio Blondet
Tratto da: ComeDonChisciotte
fonte: alfredodecclesia.blogspot.it

volendo sì, ma non fa tanto freddo



DONNE PIU' BISEX DEGLI UOMINI

domenica 23 agosto 2015

muffa nobile



Botrytis cinerea Pers., 1794 è un fungo della famiglia Sclerotiniaceae, parassita che attacca molte varietà di piante, anche se fra i diversi ospiti quello economicamente più rilevante è la vite (in particolare aggredisce i grappoli d'uva).
In viticoltura è comunemente nota come marciume grigio o muffa grigia. La stessa può anche provocare allergie. Il nome latino cinerea (fatta di cenere) si riferisce al colore grigio cenere assunto dall'uva a causa della sporata di questa specie.

Descrizione della specie

La B. cinerea si caratterizza per l'elevato numero di conidi ialini (spore asessuali) ubicate sui "conidiofori", strutture ramificate simili ad un "albero".
Il fungo inoltre produce, nelle colture più vecchie, degli sclerozi molto resistenti che adopera come strutture di difesa; lo stesso trascorre l'inverno come sclerozio oppure come micelio vero e proprio; in ambedue i casi in primavera germina e produce i conidiofori.

I conidi vengono dispersi dal vento e dall'acqua piovana e provocano nuove infezioni.

In questa specie è stata osservata una notevole variabilità genetica in termini di poliploidia.

In questa specie fungina la "fase sessuale" è stata osservata in casi molto rari.

Gliocladium roseum (sin. Clonostachys rosea) è un fungo parassita di Botrytis cinerea.

Viticoltura

Il fungo provoca due differenti tipi d'infezione sull'uva:

marciume grigio: si verifica in corrispondenza della maturazione e richiede una costante e prolungata condizione di terreno imbibito o un elevato grado di umidità atmosferica. L'infezione provoca la caduta dei grappoli colpiti.

marciume nobile: si verifica quando, in condizioni generali di clima più caldo e secco, si alternano condizioni umide per effetto della deposizione della rugiada mattutina o di episodi piovosi che innalzano il grado di umidità e favoriscono una diffusione limitata del fungo che aumenta, per l'appassimento, il grado zuccherino dell'uva senza danneggiarla eccessivamente. La combinazione di eventi, favorita da una maggiore resistenza specifica al fungo di alcune varietà di uva, può produrre dei vini liquorosi e dolci e la Botrytis cinerea diviene, in questo caso, una vera e propria "muffa nobile"; la stessa può fare la sua comparsa sia sulle uve in via di appassimento che su quelle lasciate a seccare. Con queste uve viene prodotto un passito generalmente bianco, con sapore aromatico caratteristico ma anche dolce, dato che il vino è fatto con uva passa.

La muffa si nutre degli zuccheri dell'uva, quindi i vini passiti muffati sono un po' meno dolci dei vini passiti normali, a parità di condizioni atmosferiche e tempo di appassimento.

Diffusione della malattia

Attualmente è la malattia che provoca i danni più ingenti nei vigneti di tutto il mondo. Nel 2006 in Sardegna si è verificato un violentissimo attacco di Botrytis negli agrumeti. L'infezione si è diffusa in maniera particolarmente virulenta, anche per via dell'impreparazione degli agrumicoltori, non adusi a fenomeni del genere. In effetti, l'evento è stato provocato dalle condizioni climatiche del tutto anomale rispetto alla statistica degli accadimenti degli ultimi trent'anni.
B. cinerea si sviluppa con grande rapidità nel periodo della maturazione delle uve e provoca un forte deprezzamento del raccolto.

Lotta

Per la lotta si ricorre all'uso di antibotritici ma si può anche effettuare la lotta agli agenti che causano spaccature o ferite agli acini. Il patogeno si adatta con grande facilità ai fungicidi e pertanto la lotta microbiologica diventa molto meno dispendiosa e più efficace.

fonte: Wikipedia

mercoledì 19 agosto 2015

truccatori

Prodi e Ciampi truccarono i conti per entrare nell’Euro

Prodi e Ciampi truccarono i conti per entrare nell’Euro e la Germania di Helmut Kohl lo sapeva, tanto che ha aiutato a truccare i conti.

L’Italia non era ancora pronta per entrare nell’Euro, e l’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl ne era perfettamente a conoscenza. Ma anche il settimanale tedesco Der Spiegel, dopo aver visionato centinaia di pagine, rapporti e verbali manoscritti dei colloqui avuti dall’ex cancelliere Helmut Kohl è venuto a conoscenza della vera storia

“Operazione autoinganno” quello che è avvenuto tra il 1997 e il 1998 per consentire all’Italia di entrare a far parte dell’Unione Europea.

A quel tempo i conti dell’Italia non erano assolutamente in regola, ma le valutazioni politiche hanno avuto il sopravvento sulle valutazioni economiche, creando quella situazione che pochi anni dopo avrebbe portato nella zona Euro anche la Grecia, che già si trovava sull’orlo dell’abisso economico.

Ma esisteva il problema Francia, la quale senza l’entrata dell’Italia si sarebbe ritirata. Senza la Francia e anche senza l’Italia, la Germania si sarebbe trovata su piedi d’argilla, o come dice Der Spiegel: “in una posizione di trattativa debole“. Kohl, il 22 maggio 1977, divulgava una nota dove si legge: “non c’è quasi nessuna chance che l’Italia rispetti i criteri“.

Il presidente dell’Associazione delle Casse di Risparmio tedesche, Hoerst Koehler, scriveva una lettera a Kohl a metà marzo insieme a uno studio dell’archivio dell’Economia mondiale di Amburgo. Koehler spiegava che l’Italia non aveva rispettato le condizioni per una durevole riduzione del deficit e costituiva un “rischio particolare” per l’euro. L’ex cancelliere tedesco però, a quanto pare fece orecchie da mercante. Bitterlich, allora consulente di Kohl per la politica estera al vertice dell’Unione Europe nel maggio 1998 affermava infatti “la parola d’ordine politica era: per favore non senza gli italiani“.

Ma alla fine dei conti perché i fiscali teutonici pretendevano che l’Italia entrasse nella melassa dell’Euro, rimanendo invischiati da lacci, laccioli e beghe interne che hanno solo danneggiato il paese, portandolo sull’orlo della bancarotta?

Perché in quegli anni l’Italia era la maggior concorrente della Germania sul mercato internazionale per l’esportazione di prodotti manifatturieri, idrici e meccanici. Se l’Italia non entrava nell’Euro sarebbero diventati alquanto difficili i rapporti commerciali tedeschi con gli altri stati. Infatti il basso valore della Lira rispetto alla moneta europea avrebbe reso molto più economi i prodotti italiani in confronti a quelli tedeschi, ed a parità di qualità più appetibili.

Con l’entrata dell’Italia nell’Euro la Germania otteneva cioè che voleva, cioè l’affondamento delle esportazioni italiane e la conseguente leadership del Marco tedesco, camuffato da Euro. Operazione perfettamente riuscita, riuscendo anche a rafforzare la sua posizione contrattuale in Europa, dove oggi non si muove foglia che Berlino non voglia).


La Germania ha vinto. Ma quando qualcuno vince esiste sempre qualcun’altro che perde. E chi ha perso in questa situazione? Ovviamente l’Italia, che rimasta fregata in pieno..

Progressiva perdita di forza della nostra economia reale.
Aumento della pressione fiscale.
Perdita della sovranità monetaria ed economica.
Svalutazione dei titoli del debito pubblico ormai agganciati a quelli tedeschi.
Perdita del controllo delle frontiere e delle politiche migratorie.
Assunzione di politiche europee troppo spesso a danno della produzione italiana.
Svuotamento progressivo dei meccanismi di scelta democratica.
Svilimento della nostra Costituzione.
Altissimi i costi per rimanere nell’Euro sia in termini economici che umani.
Dopo questa sonore inculate abbiamo avuto almeno qualche vantaggio? Nessuno! Da quando ci hanno infilato nell’Euro siamo obbligati da vincoli assurdi che non possiamo contrastare.

L’unica soluzione sarebbe l’entrata in campo di un Governo forte, possibilità che ci viene negata dalla Costituzione, e che mandi a farsi fottere l’Europa.

Fonte L'Italia che non c'è

http://altrarealta.blogspot.it/

domenica 16 agosto 2015

siccità e alluvioni targate NATO




 di Gianni Lannes


Clima naturale? No, calamità artificiali: in due parole “aerosolchemioterapia bellica”, tanto per vedere l'effetto che fa; e poi vuoi mettere l'affare della ricostruzione in mano ai soliti mafiosi di Stato. Della serie: esperimenti bellici nella colonia tricolore: per definizione in un territorio asservito chi comanda fa quello che vuole. Quale migliore occasione di Washington per testare a costo zero, armi vietate dalla Convenzione dell'Onu, Enmod? E quale migliore copertura come quella dello Stivale, a rischio idrogeologico e sismico? Insomma, la tempesta perfetta, un clima di paura collettiva, ma soprattutto un'emergenza perenne che consente al governo tricolore di mandare in onda pericolose deroghe legislative. Maltempo di origine militare. I riscaldatori ionosferici brevettati negli Stati Uniti d’America lavorano ormai a pieno regime. 

  


L’Italia è solcata dal continuo bombardamento elettromagnetico e dalla dispersione di scie chimiche a bassa quota sui centri abitati, che rendono l'aria maggiormente elettroconduttiva. Non a caso, nelle numerose persone che si sottopongono ad esami clinici, bambini inclusi, emerge la contaminazione da metalli pesanti aerodispersi dai velivoli NATO sotto mentite spoglie.


Indubbiamente il territorio italiano è fragile, sottoposto a rischio idrogeologico perenne, ma le cause che innescano gli attuali disastri presentano una genesi antropica.





Anche gli esperti tracimano: eventi metereologici straordinari. Tornado a Cervia, Brindisi, Tarquinia, Civitavecchia. Frane improvvise nel Cadore, bombe d’acqua dove capita. La natura non c’entra: ormai questo maltempo è telecomandato. Nubifragi a Firenze, Palermo e in Calabria, più simili a bombardamenti chirurgici. Non siamo cavie: su la testa!

riferimenti:

http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it /view_com.wp;jsessionid=04B9A51A7290AB4ED921B5E2124C154C?contentId=COM53501















Gianni Lannes, TERRA MUTA, Pellegrini, Cosenza, 2013

fonte: sulatestagiannilannes.blogspot.it

giovedì 13 agosto 2015

Giulietto Chiesa: è arrivata la bufera, a lungo annunciata

Alcuni mesi orsono, il giornalista e uomo politico Giulietto Chiesa ha pubblicato per i tipi di Piemme Edizioni il volume “E’ arrivata la bufera”. Quest’opera contiene la riproposizione del saggio intitolato “Invece della Catastrofe”, oltre ad un lungo articolo dedicato ai fatti parigini di inizio gennaio 2015, ovvero la strage presso la sede della redazione del periodico satirico Charlie Hebdo. A distanza di un anno e mezzo dalla prima pubblicazione, “Invece della catastrofe” torna dunque a proporsi quale indispensabile strumento cognitivo della modernità. Va colta prima di tutto una peculiarità di questo scritto: esso è inchiesta giornalistica, analisi, e proposta politica, che si pone l’obiettivo di abbracciare e racchiudere nel proprio sguardo partecipe la realtà nella sua globalità. A differenza di altri pur brillanti scritti di questi anni, il libro di Chiesa coglie nel loro stretto legame fenomeni quali il profilarsi di una crisi irreversibile dell’eco-sistema, l’agonia degli stati-nazione sotto la scure del debito di proprietà delle banche, il mutamento antropologico dell’uomo occidentale avulso, disancorato dalla realtà e schiavo dei moderni mezzi di comunicazione, lo spirare di nuovi venti di guerra da ovest, da quegli Stati Uniti d’America che non sanno accettare la perdita del ruolo di superpotenza in un nuovo mondo multi-polare.
Saper cogliere la vastità e la profondità di questo mutamento di fase, come Chiesa lo definisce, è essenziale, perché il pericolo che attende il genere umano è tale da far temere che il secolo che abbiamo appena cominciato a percorrere, possa essere anche E' arrivata la buferal’ultimo della nostra storia. Leggere con attenzione il volume in questione impegna a rivedere il proprio bagaglio culturale, non per accantonare concetti in parte ancora validi ma per saperne cogliere nuovi, più inquietanti significati. Alcuni militanti appartenenti all’orizzonte culturale e politico della sinistra novecentesca si compiacciono di utilizzare, spesso a sproposito, espressioni quali “lotta di classe”. Chiesa invita a considerare che i rapporti di forza attuali non permettono di cullarsi in improbabili sogni di vittoria: se esiste una lotta di classe, è quella che i potenti, i proprietari universali, stanno muovendo verso le masse del pianeta, masse che comprendono anche quelle fasce di popolazione dell’ Europa occidentale che un tempo si definivano borghesi, ovvero benestanti.
Rileggere Antonio Gramsci significa sapere che occorre ripartire da posizioni di difesa, da quella casematte che sono i territori dove ciascuno di noi vive: «I territori come li concepisco e propongo, hanno confini vasti: includono la nostra mente (spirito, istruzione, informazione, cultura, sapere), il nostro corpo (salute) … l’acqua che beviamo, l’energia che consumiamo, il parco pubblico in cui passeggiamo, l’energia che consumiamo». S’intende che tale opzione non comporta l’adozione di un atteggiamento di passività rispetto alle scelte che si vorrebbero imposte dall’alto. Che sia necessario tornare ad un livello adeguato di conflittualità sociale è evidente nell’elogio che Chiesa fa del movimento No Tav della Val di Susa: «Il valore emblematico di questa lotta è immenso … ci consente di comprendere quanto la battaglia sia dura e drammatica. Ovvio che No Tavoccorrerà moltiplicare questi fronti di resistenza genuinamente deocratica e popolare. Uno o due luoghi di resistenza non basteranno. La parola d’ordine dovrà essere – per l’Italia, per l’Europa, per l’Occidente intero – “uno, due, cento No Tav”».
Torneremo su questo tema, come ritrovare unità d’intenti ed efficacia nella lotta al nuovo, ancor più feroce potere del capitale finanziario attuale. Nel mentre, Giulietto Chiesa ci offre una verità scomoda e di non facile assimilazione perché obbliga ad una forte auto-critica. L’altra lotta che si sta portando avanti, è quella che vede da una parte il genere umano nel suo insieme, dall’altra parte il pianeta con le sue molteplici forme di vita animali e vegetali a forte rischio di estinzione, ed il suo delicato equilibrio di organismo apparentemente indifeso ma in grado di ribellarsi ed attaccare a sua volta. Questa guerra ci vede, purtroppo, vincitori, nel senso che si sta compiendo una sistematica distruzione delle risorse planetarie. Se non si vuole che entro poche generazioni, la nostra vita sulla terra abbia termine, si impone un radicale mutamento nei nostri stili di vita. Anche grazie a sofisticati moderni strumenti di calcolo quali i computer, siamo in grado di prevedere con una certa accuratezza quali sarà il disastroso impatto della dissennata politica di rapina globale sul nostro ambiente.
I più avvertiti fra noi – dice Chiesa – rischiano l’ingrato ruolo dell’omerica Cassandra, ovvero di chi avverte, inascoltato, dei pericoli ormai dietro l’angolo. Infatti perché si compiano mutamenti di rotta significativi nel nostro modo di rapportarci alla Natura, occorreranno diversi anni, e l’inerzia della mega-macchina che abbiamo creato gioca decisamente a nostro sfavore. Si prenda la questione della nostra dipendenza da una risorsa energetica ormai al termine quale il petrolio: al riguardo il concetto che va compreso è quello del cosiddetto “Picco di Hubbert”, ovvero il momento in cui la produzione del petrolio raggiungerà il Giulietto Chiesasuo livello massimo e comincerà a declinare fino al definitivo esaurimento. Ormai gli esperti sono essenzialmente concordi che tale picco avrà luogo all’interno di questa generazione, o al massimo della prossima, ovvero entro i prossimi trent’anni.
Secondo un analista tedesco, Stefan Schultz, tale evento si è già verificato nel 2010. Una classe dirigente consapevole comincerebbe fin da oggi a porre mano ad una profonda ristrutturazione industriale e a una sostituzione delle fonti di energia. Purtroppo, si preferisce ignorare quel che si presenta ai nostri occhi. E’ il caso, altrettanto grave, dell’aumento della temperatura globale, che dai tempi preindustriali ad oggi è aumentata di “soli” 0,8 gradi centigradi, cosa che   si è rivelata sufficiente a causare mutamenti climatici assai dannosi: trombe d’aria, alluvioni, desertificazione d’ampie zone un tempo fertili e abitabili dall’uomo. L’aumento delle emissioni d’anidride carbonica porterà con sé una crescita della temperatura del nostro pianeta di ben sei gradi centigradi entro la fine di questo secolo, si può ben immaginare quale fardello di distruzione questo semplice dato numerico arrecherà. Uno dei leitmotive di questa lucida analisi è la constatazione di quanto i governi siano incapaci di trarre inegnamento da quanto raccontano gli esperti e come preferiscano legiferare in base a quanto viene suggerito, o imposto, dagli emissari delle grandi corporation, le multinazionali che di fatto, sono veri e propri entità sovrane, minacciose nella loro gelida inesorabilità.
Il regno di questa Nuova Classe si è costruito sull’uso spregiudicato dei mezzi di comunicazione, su una narrazione capace di narcotizzare la facoltà critica del singolo individuo. Ciò che i mezzi “generalisti” raccontano è menzogna, reiterata più volte fino a radicarsi nelle convinzioni delle masse popolari. Questi nuovi pifferai magici hanno saputo approfittare della tendenza della psiche umana a baloccarsi con l’illusione, dice Chiesa citando l’Edgar Morin de “I sette saperi necessari all’educazione del futuro”. O ancora, e qui il riferimento è al Guy Debord de “La società dello spettacolo”, l’autore riconosce che «lo spettacolo è la principale produzione della società attuale». La società dei consumi produce senza sosta l’illusione, merce pregiata in grado di produrre a sua volta il potere. L’autore individua nella poca attenzione riservata a questa “struttura” insita nell’immaginario collettivo una della cause del fallimento di quel grande esperimento sociale che fu il comunismo sovietico. Edgar MorinIncapace di darsi altri strumenti diversi dalla censura, i dirigenti dei regimi d’oltre-cortina non seppero andare oltre il rigido connubio tra struttura ideologica e struttura materiale dei rapporti di produzione.
L’ignorare l’esistenza della fabbrica dei sogni portò la popolazione della Russia dei tardi anni ’80 ad essere esposta, indifesa, al bombardamento mediatico del nuovo capitalismo rampante, e portata a desiderare di acquistare merci che neppure erano in vendita. Ancora in molti stentano a credere che la fine dell’Unione Sovietica sia stata pianificata a tavolino nei cenacoli dell’establishment atlantista, quasi che si preferisca concepire un’evoluzione “naturale” del fiume della Storia. Al contrario, tutto ciò – il trionfo del capitalismo moderno e del pensiero unico, la demolizione degli stati nazionali e delle culture nazionali – è opera di una distruzione creatrice di impressionante potenza, che si riscontra nelle parole di uno dei funzionari del Pentagono e del Dipartimento di Stato, Michael Leeden, che afferma espressamente che la missione storica degli Stati Uniti d’America consiste nel cancellare, obliterare le società tradizionali, nell’abbattere l’ordine mondiale esistente, nelle scienze come nella letteratura.
Un’altra menzogna, un altro trucco che può vantarsi di qualche successo è quello della creazione del debito mondiale, a tutto vantaggio di quella classe di Proprietari Universali che tiene in scacco la vita di famiglie e comunità. Chiesa racconta di un “innocuo”, innocente libretto intitolato “Modern Money Mechanics”, del 1982, che spiega come si può creare il denaro dal nulla mediante il metodo della “riserva frazionaria”. Un altro stratagemma consistette nel liberare le banche centrali dalla loro funzione tradizionale di acquirenti dei titoli di Stato. Era questo il senso della lettera d’intenti che l’allora ministro del Tesoro Beniamino Andreatta al governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi. Come afferma con piena ragione Giulietto Chiesa, da quel 12 febbraio del 1981 l’Italia veniva ridotta al rango di colonia del mondo finanziario anglosassone, in balia dei mercati. Cessava il circolo virtuoso in base al quale la banca centrale garantiva l’acquisto di titoli di Stato a tassi d’interessi Mario Draghimolto bassi, e s’inaugurava l’epoca della finanzacreativa: in circa dieci anni, dal 1980 al 1990, il debito pubblico italiano passò da 20 mila miliardi di lire a 127 mila miliardi di lire.
Non a caso alcuni dei personaggi di cui sopra, oltre all’onnipresente Mario Draghi, furono presenti nel tristemente noto incontro a bordo del Panfilo reale Britannia (giugno 1992), dove venne decisa la privatizzazione di gran parte del tessuto produttivo pubblico italiano. Infine, non possiamo non considerare il monito che Chiesa rivolge ai lettori del libro: fra le diverse minacce che ci sovrastano, quella di una guerra globale, e definitiva nei suoi esiti, è un’ipotesi da tenere in seria considerazione, e che va scongiurata servendoci di tutte le nostre forze. Quali sono gli indizi che portano a pensare ad un più che possibile incrudelimento del già difficile equilibrio attuale? Innanzitutto c’è da considerare che vi sono al mondo masse di milioni, anzi miliardi di individui, in continenti quali Africa e Asia che fino a pochi anni vivevano in una condizione di asservimento in parte auto-indotto, basata anche su un falsa coscienza di sé e dei propri bisogni. Ora che queste popolazioni sono pronte ad uscire dai propri confini perché desiderose di un maggior benessere, non sarà facile, da parte della Nuova Classe che governa il pianeta, far tornare la situazione allo stato di cose precedente, e tutto lascia temere che la lotta per il controllo di risorse primarie quali l’acqua possa assumere il volto di un conflitto aperto e spietato.
Vi è poi l’impari confronto tra le diverse costellazioni di questo periodo storico: la potenza declinante, prossima al collasso, gli Stati Uniti d’America non si rassegna ad un destino di secondo piano, e cova propositi di rivincita verso quei paesi che dimostrano maggiore capacità di crescita economica, i cosiddetti Brics, e che in alcuni casi, detengono anche il controllo del suo stesso debito pubblico, è il caso della Cina. In questo quadro così preoccupante occorre far risuonare la voce del diritto alla convivenza pacifica fra i popoli, dice Giulietto Chiesa. Per l’Italia, e per l’Europa intera si pone concretamente la questione dell’uscita dalla Nato. Porre come primo punto del futuro programma politico la seguente affermazione di principio: “Il governo Charlie Hebdo, l'attentatoitaliano dichiara che non prenderà parte a nessuna azione militare al di fuori dei suoi confini, quali che siano le motivazioni con cui si cercherà di giustificarla”.
Ne “I misteri di Parigi” che apre il volume, Chiesa dà la sua valutazione sui sanguinosi eventi che hanno aperto il 2015, quell’ “11 settembre parigino” di cui si è subito data una valutazione a senso unico, mirante a demonizzare il mondo arabo e soprattutto a far crescere la paura e conseguentemente la diffidenza e la rabbia nell’opinione pubblica europea. Come in quell’altro 11 settembre, sarà buona norma non sottovalutare come chi vuole raggiungere certi scopi non vuole fermarsi di fronte allo spargimento di sangue umano. Giulietto Chiesa raccoglie diverse evidenze non facilmente riconducibili agli schemi del giornalismo di casa nostra. I fatti: «La mattina del 7 gennaio, sul tetto dell’edificio  che ospita la redazione di “Charlie Hebdo” si trovava il vicecaporedattore della televisione di Stato israeliana. E’ stato lui a scattare la maggior parte delle foto durante l’attentato e a postarle su Twitter in tempo reale, dimostrando notevole sangue freddo, mentre la polizia tardava a intervenire. Singolare coincidenza fra le moltissime».
E ancora, altre prove dissonanti rispetto al coro; qualche ora dopo l’attentato, ha luogo un ben strano suicidio, quello di uno dei commissari di polizia incaricati delle indagini, il quarantaquattrenne Helric Fredou, che si spara un colpo in testa con la propria pistola d’ordinanza, nel suo ufficio. La madre dell’uomo, intervistata dal sito panamza.com, rivela che la polizia francese ha rifiutato di farle vedere i risultati dell’autopsia giudiziaria, che è obbligatoria in caso di morte sospetta. Se poi si considera il ruolo, quantomeno eccessivo all’interno di una nazione straniera, tenuto dal servizio segreto israeliano Mossad, nell’operazione di salvataggio degli ostaggi all’interno del supermercato kosher, e la strana contrarietà manifestata da Alberto MelottoMonsieur Hollande nei confronti di Benjamin Netanyahu, diventa legittimo ragionare ad una spiegazione differente dei drammatici eventi.
Resta l’immagine, nelle intenzioni piena di pathos, ma vista da diversa angolazione, ridicola, dei capi di Stato di mezzo mondo che avanzano, stringendosi a braccetto, aprendo la marcia popolare dell’11 gennaio. «Mi riferisco – dice Chiesa – alla fotografia che mostra lo stesso gruppo di politici e Capi di Stato nello stesso momento, ma da un punto di vista più alto rispetto alle telecamere a uso e consumo del volgo. E’ un’immagine formidabile e metaforicamente spettacolare: i cosiddetti leader del mondo appaiono letteralmente staccati, separati dalla massa dei manifestanti. L’intero gruppo dirigente dell’Europa e dell’Occidente è un manipolo isolato. Il popolo che è sceso in strada non è lì. Non c’era prima e non ci sarà dopo: è da un’altra parte».
(Alberto Melotto. “E’ arrivata la bufera”, da “Megachip” del 4 agosto 2015. Il libro: Giulietto Chiesa, “E’ arrivata la bufera”, Piemme, 294 pagine, euro 17,50).

fonte: Wikipedia

come i politicanti pugliesi distruggono Manfredonia


di Pino Delle Noci

Per la partitocrazia, tutte le ciambelle nascono col buco se impastate in prossimità o durante alcune date speciali come: i momenti elettorali, le vacanze pasquali, quelle natalizie e, in modo particolare, quelle estive. Non a caso il lesto Renzi, pilotato dai comitati d’affare, sta accelerando sulle controriforme che mettono il sigillo all’impunità dei forti e alla sottrazione dei diritti per i deboli. Pratica ampiamente sperimentata e consolidata nel tempo che produce ottimi risultatiDal livello nazionale a quello locale, le lobby che foraggiano la partitocrazia, adottano questo sistema per far passare leggi, decreti e provvedimenti che in altri momenti potrebbero creare mobilitazioni e confusioni.

Poteva sottrarsi da tale pratica l’astuto Sinistro Ecologista Libero Presidente Vendola? Manco a dirlo!
Il 5 giugno 2015, a governo decaduto, l’astuto Nichi ha architettato un’imboscata. Con delibera giuntale n.1361 ha autorizzato l’impianto GPL dell’ENERGAS a Manfredonia. Per Nichi, la sua giunta e l’opposizione è “tutt’a post”, tant’è che nessuno s’è accorto dell’imboscata. Nemmeno il forzista oppositore nostro concittadino Giandiego Gatta che preferisce tacere sul caso per non infastidire gli amici degli amici. Il Presidente NCD del Parco del Gargano, Stefano Pecorella, ha invece liquidato la questione con la solita pilatesca formula consona agli usi e costume del suo partito: non interessano le aree sottoposte a vincolo.

Con tali premesse diventa lecito pensare che la carriera politica di questi signori ha una matrice: disinteresse per questioni territoriali delicate che possono favorire i gruppi d’affari. Vedi il caso Campo. Alla scadenza del suo mandato e in prossimità della campagna elettorale deliberò l’installazione di quell’obbrobrio di pannelli solari davanti al cimitero in cambio di un piatto di lenticchie per i cittadini ma a favore di una sua carriera politica pregna di privilegi. Oggi è arrivato a conquistare lo scranno di Consigliere Regionale.

Il caso ENERGAS di Manfredonia è emblematico. Tutto ebbe inizio cl processo di reindustrializzazione sponsorizzato dall’amministrazione Prencipe: “il cavallo di Siponto” dell’attuale PD. Partito che, dal periodo post Enichem e tangentopoli, ha subito diverse metamorfosi, da Pci a PDS a DS per arrivare all’attuale PD. Qesto, grazie alle continue metamorfosi e all’adozione della lemma “democratico”, ha resistito a tangentopoli annettendo nel suo grembo gran parte degli individui del vecchio pentapartito che hanno governato per 50 anni e specializzati nel dipanare lacci e lacciuoli.

L’ISOSAR, società napoletana che cambia nome in ENERGAS, durante l’amministrazione Prencipe non ebbe vita facile per due motivi: L’attenzione ambientalista post Enichem della città che non si era del tutto spenta e le battaglie del sottoscritto, con qualche collaboratore, che criticava severamente una reindustrializzazione “farlocca” e truffaldina capitanata dall’allora amministrazione di sinistra con la complicità della destra. L’allora sindaco Prencipe e l’intera partitocrazia mi accusavano di essere contro il lavoro e insensibile ai bisogni dei disagiati perché avevo la pancia piena. La solita tecnica adottata e alimentata per appianare il ricatto occupazionale.
All’ex sindaco Gaetano Prencipe andrebbe assegnata la medaglia d’oro al fallimento. Dopo la sua elezioni a sindaco, che tutti speravano in una vera rivoluzione copernicana, circondato da un gruppo di“nutrici” che lui amava definire “Società Civile”, ha fallito disattendendo a tutte le promesse elettorali e riconsegnando alla partitocrazia una città che bramava una nuova stagione politica. Ha fallito nel tenere sveglia e vigile quella coscienza ambientalista che si era radicata nella popolazione durante la questione Enichem; ha fallito sponsorizzando e sottoscrivendo un contratto d’area, dagli esiti catastrofici scontati; ha fallito nel custodire e difendere quella “Società Civile” che lo aveva osannato e protetto; è fallito anche il tentativo di una sua candidatura al senato in cambio della riconsegna della città alla partitocrazia. Stranamente anche una cooperativa di cui è stato presidente nel passato è fallita. La medaglia andrebbe assegnata anche per aver indetto un Consiglio Comunale ad hoc per elogiare, ringraziare, venerare e genuflettere l’intera cittadinanza al cospetto del “mecenate” signor Sangalli;invitato, per l’occasione, a sbandierare le sue doti e capacità imprenditoriali truffaldine. Durante quel Consiglio Comunale, tra il pubblico presente in delirio, si elevava una sola voce dissidente: la mia. Venni aggredito con scherni, imprecazioni e perfino con calci. Purtroppo il tempo è galantuomo, ho dovutoobtorto collo aver ragione e mi dispiace per tanti giovani e padri di famiglia che sono stati sedotti e bidonati da un piano fallito miseramente.

Però bisogna ammettere che qualcuno ha goduto di certi effetti positivi.
Gaetano Prencipe, conclusa l’esperienza di sindaco, in cambio della rinnegata candidatura al senato è stato ricompensato con diversi incarichi di sottogoverno; lasciando la patata ISOSAR al neo Sindaco Campo.
Riccardi, durante il periodo delle vacche grasse foraggiate dal processo di reindustrializzazione, ha fatto cementificare il campo sportivo, costruendo anche una capanna ed estendendo un tappeto di erba sintetica; ha portato la squadra di calcio in serie “C” ed ha goduto di una brillante carriera politica ben retribuita e colma di privilegi. Mentre la reindustrializzazione cominciava ad accusare i colpi e trascinava con sé la serie “C”, la sua carriera politica andava avanti: da assessore comunale a quello provinciale, per poi passare a consigliere regionale e approdare per due legislature a sindaco della città. Ora aspetta le politiche per concludere in bellezza. Riccardi, durante il suo percorso politico non s’è mai preoccupato della questione ISOSAR e tantomeno della ENERGAS. Ora sembra aver scoperto l’arcano e cerca di prendere posizione, non si sa per quali reali motivi. Comunque meglio tardi che mai.

Franco OgnissantI, che i cittadini si accorgono della sua carriera politica solo durante il periodo elettorale per ripagarlo di favori o prebende godute, aveva ed ha altri problemi per la testa ed è naturalmente impegnato a gestire il suo pacchetto di voti. Voti che gli consentono di incunearsi in tutte le coalizioni in cambio di poltrone e sgabelli. Lui avverte l’esistenza di problematiche territoriali solo quando giungono a conclusione e riesce perfino ad accreditarsi qualche merito.

L’astuto Campo, ereditando da Prencipe la patata bollente della ISOSAR e dovendo gestire un contratto d’area, portatore di diversi miliardi, non poteva inimicarsi gli imprenditori, perciò pensò bene di giocare la carta dell’invasione delle zone poste a vincoli ambientali: ZPS – Valloni e steppe pedegarganiche, ZPS Paludi di Frattarolo, Sic – Zone umide di Capitanata. Si sono così create le precondizioni per ripristinare l’appetito dei napoletani della ex ISOSAR. Questi sono tornati alla carica con la nuova società nominata ENERGAS, grazie all’operazione Campo che con la sua giunta, il suo consiglio comunale, il silenzio assenso delle opposizioni e con la collaborazione di Riccardi e Ognissanti in Regione Puglia hanno aggirato la procedura d’infrazione 2001/4156 della Commissione Europea con la compensazione. Monetizzazione della violazione pagata con i soldi dei contribuenti pugliesi e manfredoniani.

Per il concittadino On. Bordo, le questione ISOSAR o ENERGAS, sono solo quisquiglie alle quali non può dedicare il suo tempo prezioso. Lui, diventato “Romano” di adozione, è iper impegnato nel pigiare il bottone verde per approvare le controriforme di Renzi.

Ora tutti fingono di chiamarsi fuori e non hanno nemmeno la decenza di accennare qualche mea culpa.
A questi attori vanno aggiunti tanti altri vecchi ed emergenti gregari, proni, prebendati, graziati, favoriti, assistiti e apparenti di tutti gli schieramenti partitocratici che obbediscono, in modo diverso, al partito della reindustrializzazione. Grazie ai silenzi e alle subalternità si è consolidato il disinteresse per ciò che accadeva e accade nella nostra città. Oggi sembra che qualcuno si stia svegliando dal torpore perdurato troppi lunghi anni.

Attenti però alla balena che impazza. Questa riesce a generare fortissimi colpi di coda, a volte mortali. Il caso Enichem di Manfredonia insegna. La conoscenza profonda del territorio, delle famiglie e dei loro bisogni consente alla partitocrazia di praticare strategie e infiltrazioni atte a pilotare e condizionare scelte anche nelle neo formazioni che si professano irriducibili. Il ripristino di quei valori che tutti auspichiamo costa sacrifici veri e severità nei propri comportamenti senza atteggiarsi ad eroi, con ferma determinazione, non ascoltando le sirene della mercificazione e con semplici gesti quotidiani. Alcuni lestofanti dall’aspetto “bonista” si sono già infiltrati, prodigandosi nella ricerca del “posto” nella politica dei privilegiati. Utilizzare il terreno fertile dell’inesperienza dei gruppi emergenti per raggiungere l’anelato l’obiettivo è cosa facile.

Attenti ai lupi in cerca di notorietà sguinzagliati dagli stessi partitocrate, questi sono i più pericolosi e la nostra comunità ne conta a iosa.

Allego il link della delibera di giunta n. 1361 del 5/06/2015:


FONTE:


fonte: sulatestagiannilannes.blogspot.it