domenica 24 maggio 2015

un anno sull'altipiano - ho più ricordi che se avessi mille anni


«il lettore non troverà, in questo libro, né il romanzo, né la storia. Sono ricordi personali, riordinati alla meglio e limitati a un anno, fra i quattro di guerra ai quali ho preso parte. Io non ho raccontato che quello che ho visto e mi ha maggiormente colpito. Non alla fantasia ho fatto appello, ma alla mia memoria.»
un'ora di spettacolo, un attore che legge, due musicisti che suonano, luci e pubblico.
e, prima di tutto, un testo. un libro.
una storia e LA storia, la nostra.
gli ingredienti di una torta semplice, semplicemente perfetta.
arrivati al Franco Parenti ci offrono un calice di vino bianco, Vermentino buono e bello freddo, in tema con il libro, l'anno sull'altipiano di Asiago è quello di una brigata sarda, tra il '16 e il '17.
scrive Emilio Lussu.
voce recitante Daniele Monachella
chitarra classica/loop station Andrea Congia
launeddas/fiati/percussioni Andrea Pisudisegno luce Andrea Tocchio.
 
Il tenente generale comandante la divisione, ritenuto responsabile dell’abbandono ingiustificato di Monte Fior, fu silurato . In sua sostituzione, prese il comando della divisione il tenente generale Leone. L’ordine del giorno del comandante di corpo d’armata ce lo presentò «un soldato di provata fermezza e d’esperimentato ardimento». Io lo incontrai la prima volta a Monte Spill, nei pressi del comando di battaglione. Il suo ufficiale d’ordinanza mi disse che egli era il nuovo comandante la divisione ed io mi presentai. Sull’attenti, io gli davo le novità del battaglione. 
– Stia comodo, – mi disse il generale in tono corretto e autoritario. 
– Dove ha fatto la guerra, finora? 
– Sempre con la brigata, sul Carso. 
 – È stato mai ferito? 
 – No, signor generale. 
– Come, lei ha fatto tutta la guerra e non è stato mai ferito? Mai? 
 – Mai, signor generale. A meno che non si vogliano considerare tali alcune ferite leggere che mi hanno permesso di curarmi al battaglione, senza entrare all’ospedale.
 – No, no, io parlo di ferite serie, di ferite gravi. 
 – Mai, signor generale. 
 – È molto strano. Come lei mi spiega codesto fatto?
 – La ragione precisa mi sfugge, signor generale, ma è certo che io non sono stato mai ferito gravemente. 
– Ha preso lei parte a tutti i combattimenti della sua brigata? 
– A tutti. 
– Ai «gatti neri»? 
– Ai «gatti neri». 
– Ai «gatti rossi»? 
– Ai «gatti rossi», signor generale. 
– Molto strano. Per caso, sarebbe lei un timido? 
Io pensavo: per mettere a posto un uomo simile, ci vorrebbe per lo meno un generale comandante di corpo d’armata . Siccome io non risposi subito, il generale, sempre grave, mi ripeté la domanda
– Credo di no, – risposi. 
– Lo crede o ne è sicuro? 
– In guerra, non si è sicuri di niente, – risposi io dolcemente. 
E soggiunsi, con un abbozzo di sorriso che voleva essere propiziatorio: – Neppure di essere sicuri. 
Il generale non sorrise. Già, credo che per lui fosse impossibile sorridere. Aveva l’elmetto d’acciaio con il sottogola allacciato, il che dava al suo volto un’espressione metallica. La bocca era invisibile, e, se non avesse portato dei baffi, si sarebbe detto un uomo senza labbra. Gli occhi erano grigi e duri, sempre aperti come quelli d’un uccello notturno di rapina. Il generale cambiò argomento. 
 – Ama lei la guerra? 
Io rimasi esitante. Dovevo o no rispondere alla domanda? Attorno v’erano ufficiali e soldati che sentivano. Mi decisi a rispondere. 
– Io ero per la guerra, signor generale, e alla mia Università, rappresentavo il gruppo degli interventisti 
– Questo, – disse il generale con tono terribilmente calmo, – riguarda il passato. Io le chiedo del presente. 
 – La guerra è una cosa seria, troppo seria ed è difficile dire se... è difficile... Comunque, io faccio il mio dovere –. E poiché mi fissava insoddisfatto, soggiunsi: – Tutto il mio dovere. 
 – Io non le ho chiesto, – mi disse il generale, – se lei fa o non fa il suo dovere. In guerra, il dovere lo debbono fare tutti, perché, non facendolo, si corre il rischio di essere fucilati. Lei mi capisce. Io le ho chiesto se lei ama o non ama la guerra. 
– Amare la guerra! – esclamai io, un po’ scoraggiato. Il generale mi guardava fisso, inesorabile. Le pupille gli si erano fatte più grandi. Io ebbi l’impressione che gli girassero nell’orbita. 
– Non può rispondere? – incalzava il generale. 
– Ebbene, io ritengo... certo... mi pare di poter dire... di dover ritenere... Io cercavo una risposta possibile. 
– Che cosa ritiene lei, insomma? 
– Ritengo, personalmente, voglio dire io, per conto mio, in linea generale, non potrei affermare di prediligere, in modo particolare, la guerra. 
– Si metta sull’attenti! 
Io ero già sull’attenti. 
– Ah, lei è per la pace? Ora, nella voce del generale, v’erano sorpresa e sdegno. 
– Per la pace! Come una donnetta qualsiasi, consacrata alla casa, alla cucina, all’alcova, ai fiori, ai suoi fiori, ai suoi fiorellini! È così, signor tenente? 
– No, signor generale. 
– E quale pace desidera mai, lei? 
– Una pace... 
E l’ispirazione mi venne in aiuto. 
– Una pace vittoriosa.

l'attore mi piace moltissimo, legge, interpreta ma non recita, partecipa, mi coinvolge e non perdo una sola parola della sua lettura.
amo moltissimo i reading, sono episodi di cultura e intrattenimento, sono delle perle di vita.
mi piace la musica, esalta il testo, mi fa sentire la drammaticità delle parole e dei ricordi, di quella memoria.
mi torna in mente il film di Olmi, Torneranno i prati, mi tornano in mente le immagini della mostra di Rovereto, La guerra che verrà non è la prima, 1914 - 2014, bellissima esposizione, ricca di evocazioni e testimonianze, installazioni, disegni, incisioni, fotografie, dipinti, manifesti, cartoline, corrispondenze, diari, molto materiale che non si può dimenticare.
ascolto e, non so perché, mi vengono in mente soprattutto le immagini della condanna a morte di Cesare Battisti, un reportage fotografico preciso, puntuale, tragico, angosciante, inesorabile.
qualcosa di inesorabile, di folle, di crudele mi coglie ogni volta che leggo o assisto a qualcosa di questa Grande Guerra, qualcosa a cui nessuno voleva partecipare e per cui a milioni sono morti.

« Sentivo delle ondate di follia avvicinarsi e sparire. A tratti, sentivo il cervello sciaguattare nella scatola cranica, come l'acqua agitata in una bottiglia. »

testo di valore civile, testo morale, testo da leggere. 

fonte: nuovateoria.blogspot.it

Nessun commento:

Posta un commento