venerdì 18 luglio 2014

Internet e la faccia d'angelo di Rossa


sono in palestra e mentre faccio finta di allenarmi mi collego ai televisori appesi sul muro connessi con i diversi canali, ormai le palestre ggggiuste non mancano di questi intrattenimenti per i forzati della linea.
mi collego al telegiornale, ammetto di non ricordare a quale canale, probabilmente mediaset me non credo che faccia alcuna differenza in questo mondo che non mi appartiene, e tra le notizie, tra l'aereo civile abbattuto in Ucraina, le indagini di Yara e i bambini morti a Gaza, ecco apparire la notizia che vuole una piccola bambina di 6 settimane morire in ospedale a causa di una grave malattia epatica congenita.
l'immagine della foto la vuole minuscola e intubata, due occhi sgranati, ma ancora mezzi ciechi, sfuocati sul mondo...
il padre, dice la notizia, appena morta la figlia, mette l'immagine sul web e chiede, avendola vista solo così, intubata, abbracciata solo così, fasciata da sondini e rilevatori, di poter far "ripulire" l'immagine da mani esperte e vederla come non l'ha mai vista, come fosse stata sana e libera dalle chele della medicina.
eccolo accontentato, in pochissimo tempo fa il giro sul mondo virtuale l'immagine della bambina, rinata, ripulita, sana, bellissima è vero, qualcuno le ha messo le ali di un angelo, qualcuno degli occhi cerulei improbabili, qualcuno, più mestamente, si è limitato a liberarla e basta.
sgorgano le lacrime ma, soprattutto, per parte mia, la rabbia.
mi è intollerabile la pubblicizzazione del dolore e mi domando perché ormai al mondo non ci sia più nessuno che sappia soffrire da solo, in silenzio, chiuso nella sua stanza con la sua bambina tra le braccia.
perché nessuno sappia più gioire da solo o con i suoi cari senza fare di questo un caso mondiale di esternazione di una felicità infinita irraggiungibile e invidiabile dal resto degli umani.
mi domando perché ogni singola foto -e quante sono inutuli stupide ripetitive tutte con la lingua di fuori e i lineamenti distorti- ed evento della nostra vita debba finire sui social network blog e chi più ne ha più ne metta come se la nostra esistenza fosse negata e inesistente se non mostrata impudicamente e svergognatamente, volgarmente a tutta un'umanità a noi assolutamente sconosciuta e che di noi di fatto se ne frega.
le immagini di questa bambina e l'idea di questo povero padre che non sa portare la foto a un privato qualunque che gli faccia un buon lavoro e portarsela a casa e piangerne, da solo, con la moglie, mi scandalizzano purtroppo oltre alla compassione per la bambina e i suoi genitori.
anch'io mi sono disperata ma pensando a quella povera bambina messa sulle pagine di migliaia di computer, esposizione mediatica (web e tv e chissà cos'altro), deturpata da immagini anche orribili, ridicolizzata dalle ali di un angelo, alienata da occhi da extraterrestre, certamente seguita da lacrime di cordoglio, che non sono per lei ma per le nostre povere anime afflitte dalla nostra personalissima angoscia di morte, all'oltraggio che ha ricevuto, al cattivo gusto, sospinto dalla disperazione, di un genitore che non ha una struttura emotiva e affettiva e simbolica sufficientemente formata da saper tenere pensare piangere afflliggersi addolorarsi disperarsi immaginare il suicidio patire l'ingiustizia  SOFFRIRE da solo con se stesso e abbia bisogno del virtuale per dare il senso a una perdita altrimenti senza senso.
nessuno sa più stare nel non senso senza annegarsi nel web, nelle braccia di un mondo senza contatto, senza immolarsi alla necessità della pubblicità sui muri, nessuno sa più cosa sia l'amore senza che debba essere immolato alla causa dei pixel e dei selfie e dell'esposizione dell'intimità che diventa oltraggio al pudore.
nessuno sa più amare e soffrire con il solo conforto della propria anima e dei propri riferimenti personali.
sono turbata, impietosita non dalla povertà dell'uomo ma da quella bambina vittima dei nostri incolmabili vuoti.

fonte: nuovateoria.blogspot.it

Nessun commento:

Posta un commento