giovedì 1 maggio 2014

scontro tra due Italie

A la guerre, a la guerre, c'est l'Europe: lo scontro tra le due Italie.


"Non mi stupisce l'esistenza della violenza criminale. Non mi colpisce l'idea che esista la corruzione politica. Non mi sorprende l'esistenza del malaffare e dell'illegalità. Ciò che mi addolora, mi angoscia, e non riesco davvwro ad accettare, è il silenzio di milioni di persone oneste, per bene, che tacciono per paura".

                                                                   Rev. Martin Luther King. Memphis. 1964





di Sergio Di Cori Modigliani

Meno male che il martedì sera, in televisione, c'è il calcio internazionale. 
E' la mia droga preferita per combattere i danni nefasti dei talk show italioti, risparmiandomi così l'atroce masochismo della rassegnazione che colpisce chi, invece, li segue.
Grazie Cristiano Ronaldo! (comprensibile soltanto a chi segue la gloria del pallone).

Chissà che cosa facevano, gli italiani, la sera, a casa, nel 1943, quando sul nostro paese volavano i bombardieri inglesi pronti a sganciare tonnellate di bombe e a terra c'erano i nazisti a far razzia tra la popolazione civile. Allora, la televisione non esisteva, il medium per eccellenza era la radio, completamente assorbita dalla propaganda di regime, e la preoccupazione principale consisteva nel salvare la pelle, trovare del pane, evitare di essere arrestati, torturati e uccisi. Quindi, l'energia veniva investita su eventi reali, tangibili, mentre la classe dei disagiati aumentava in maniera incredibile e consentiva un nuovo modello di socialità. Accanto ai poveri storici, infatti, comparivano famiglie della buona borghesia, un tempo abbienti, che si ritrovavano all'improvviso sfollati in mezzo alla strada, senza più una casa ne una protezione, oppure -se antifascisti- costretti a nascondersi per non essere arrestati, magari nel seminterrato di una casa di campagna dove nascevano conoscenze, amicizie. In alcuni casi anche degli imprevisti amori tra cittadini del regno che un tempo non avrebbero mai avuto la opportunità ne la circostanza di potersi incontrare, perché appartenenti a un censo diverso.
Erano due Italie: le consuete rotaie del binario nazionale.
Da una parte i furbi, gli avidi, i paurosi, i pusillanimi, gli opportunisti, i delatori, che cercavano di approfittare della situazione di emergenza per vendere un panetto di burro a venti volte il suo valore standard, o chiedere cifre astronomiche per nascondere qualcuno in cantina.
Dall'altra parte, c'era la grande massa di chi cercava di ritrovare un Senso Umano a quella immane tragedia, di consolidare un nuovo modello di socialità condivisa (ritrovata grazie a quella tremenda circostanza) perché consapevoli -magari inconsciamente- che quella jattura sarebbe finita e scomparsa per sempre non soltanto quando le bombe non sarebbero più piovute dal cielo nella notte e i tedeschi sarebbero ritornati a casa loro, bensì quando un nuovo modello di umanesimo condiviso, di esistenzialità solare, si sarebbe affermato diventando l'humus necessario per rigenerare la nazione e restituire un significato alla vita, sia individuale che collettivo. Senza più paura.
La guerra, come ogni concetto estremo, nella sua follia, produce una sua forma intrinseca di verità perché smaschera le psicologie, denuda il carattere, evidenzia il valore dell'anima delle persone. E' sempre stato così, ed è il suo macabro fascino, quello che ci porta a seguire sempre con commovente attenzione i grandi filmoni di guerra pieni di eroi. Insulsi ometti e donnette irrilevanti, all'improvviso, si trasformano in veri e propri giganti dell'anima; mentre, contemporaneamente, delle personalità di spicco, riverite, omaggiate e stimate pubblicamente, rivelano lo squallore della loro infima natura interiore, celata soltanto da una apparenza ricca e colta che ne aveva coperto le mestizie e gli obbrobri psicologici.

Noi, oggi, ci troviamo nella stessa identica situazione dei nostri genitori, nonni e bisnonni, vissuta nel 1943.
E' una guerra post-moderna, con tutte le caratteristiche delle società cosiddette avanzate.
E' reale ma non dichiarata ufficialmente per iscritto.
E' vera e consapevole, ma chi si trova sotto le bombe, molto spesso non lo sa. Perché oggi, 2014, gli aerei sono silenziosi, sono invisibili, così come lo sono le truppe schierate: a questo serve (anche) l'alta tecnologia: a condurre guerre chirurgiche senza che esistano testimoni in grado di provare l'esistenza di crateri a terra, paesi rasi al suolo, vite distrutte, esistenze condannate, lutti e dolori collettivi. Ricordate nel luglio del 2011 quando l'allora Ministro della Difesa Ignazio La Russa si sperticava alla tivvù nell'esaltare e celebrare l'uso da parte dell'Italia di "bombe intelligenti" sganciate sulla popolazione libica.? Erano intelligenti, sì, per chi le buttava, ma certamente non per chi stava sotto a vedersele piovere in testa. Ma la voce dei cittadini di Tripoli non contava, e nessuno l'ha mai ne sentita ne ascoltata.
Oggi è uguale.
Un gruppo di avidi speculatori, opportunisti e immorali, sostenuti da gruppi finanziari stranieri internazionali, si è mangiato e si sta letteralmente spolpando l'intera Repubblica Italiana. 
E' una vera e propria razzia bellica. 
E' la guerra tra i custodi del privilegio e la cittadinanza attonita.
Bugie, falsità, menzogne, illusioni, tutto viene usato per vincere la guerra.
A questo serve la cupola mediatica nella società attuale dell'alta tecnologia: a non farvi capire che vi hanno dichiarato guerra, e non si fermeranno finché non la vincono o non la perdono.
La vittoria -per l'attuale classe politica dirigente e la criminalità organizzata che detta loro l'agenda degli affari- consiste nell'affermare il principio collettivo per cui i cittadini sono sudditi passivi, il cui compito consiste nel pagare tasse e godersi la vita con giocattoli di consumo accessibili alla massa: tablet, 800 canali tivvù, spettacoli di vario genere, la possibilità di viaggiare a costi minimi, consumando prodotti che loro producono. Basta. E' l'unica cosa che vogliono e pretendono: che voi li votiate così loro seguiteranno a sterminare la vostra anima. Voi dovete lavorare alle loro condizioni belliche, pagare le tasse che loro impongono, e dovete entrare dentro la mentalità della sopravvivenza (ringraziando quindi il cielo se siete ancora vivi e avete anche un tetto che vi protegge dalle intemperie) accettando eventi, accadimenti, e persone, inconcepibili in una situazione di pace.
I disagiati, i disoccupati, gli afoni, i senza nulla, sono il corrispondente odierno dei deportati di allora: vengono usati come spauracchio e avvertimento per diffondere paura, chiusura, egoismo: "se non fate come diciamo finirete anche voi così".
L'altra Italia, che si oppone a questo disegno, ha capito che c'è la guerra.
La vive sulla propria pelle ogni santo giorno, e ne denuncia l'esistenza, cerca di spiegarne la tessitura, la conformazione, smascherando la natura dei belligeranti che è feroce e spietata.
Gli altri italiani sono la maggioranza, ma sono afoni, non hanno potere e hanno paura.
E' comprensibile.
Le bombe, lo sfollamento, la precarietà, il disorientamento provocato quando il potere si manifesta, determina una reazione di avvilimento che nutre lo sconcerto e lascia a bocca aperta perché ci si trova dinanzi a eventi inauditi, episodi estremi, efferatezze impensabili.
E la natura della guerra: essa è estrema per definizione.
Così, il paese accetta i comportamenti di Berlusconi & co. entrando in un universo mentale in cui l'illegalità, la mancanza di Senso, l'ipocrisia, la falsità, sono diventate norma.
Sull'edizione cartacea de Il Fatto Quotidiano di oggi, Marco Travaglio presenta l'elenco di persone impresentabili (indagate, condannate, inseguite dalla Giustizia) candidate in Forza Italia, nel PD, nel Nuovo Centro Destra, in Lista Civica, in Fratelli d'Italia.
Questo lo considero, per l'appunto, un evento bellico.
 I giornalisti li intervistano, chiedono le loro opinioni, li promuovono, e in tal modo contribuiscono a diffondere l'idea che tutto ciò sia normale.
Così accade che su Rainews24, la capogruppo del partito di Alfano, Nunzia de Girolamo, presentandosi come paladina del buon governo dichiari "Magari fossimo come la Gran Bretagna", dimenticando che se fossimo come la Gran Bretagna lei sarebbe stata costretta a ritirarsi a vita privata per sempre, scomparendo nel nulla. Capita così che un certo Magdi Allam, nato e cresciuto in Egitto da genitori egiziani e nonni egiziani e kenyoti, sia candidato nella lista Fratelli d'Italia con lo slogan "Gli italiani prima". Capita che un folto gruppo di aderenti a Sel che si sono gettati dentro la Lista Tispras, dichiarino e sostengano la propria distanza da Vendola perché vogliosi di appoggiare ufficialmente Matteo Renzi e sostenere il PD, partito contro il quale sostengono di combattere nella sezione europea.
E' una realtà senza senso, priva di coerenza e di logica.
A meno che non si comprenda che siamo in guerra.
L'altra Italia l'ha capito e se ne rende conto.
E il panico comincia a serpeggiare tra i governativi: non capiscono come sia possibile che giorno dopo giorno, nonostante il bombardamento capillare mediatico, il M5s aumenti i consensi, e comincino a manifestarsi le prime defezioni all'interno dei partiti. Anche nel 1943, i tedeschi non capivano come fosse possibile che, nonostante il terrore che loro avevano imposto, ci fossero in giro persone disposte e disponibili a rischiare la vita per combatterli.
Eppure era così.
L'attuale potere usa l'arma del cinismo per far credere che non esiste alternativa a loro. Vogliono far credere che l'onestà sia una utopia e non un evento reale.
Vogliono far credere che la politica sia uno sporco affare privato e non la gestione della cosa pubblica nel nome del bene comune.
Vogliono far credere che non esiste, in Italia, nessuna possibilità di poter coltivare alcun ideale, idea, progetto, ambizione, al di fuori della logica mercantile dei soldi che deve rimanere il primo Valore in assoluto: dovete parlare sempre solo e soltanto di danaro.
Vogliono far credere che il problema sia il costo del lavoro, non è così. Il lavoro è un capitale sociale di investimento, ben altra cosa. E' la stessa differenza che c'era nel 1943 tra chi pensava di appartenere a una razza geneticamente superiore e gli altri.
Vogliono far credere che rifiutarsi di aumentare la tassazione allo 0,8% della popolazione (quei 500 mila che nel 2013 hanno dichiarato più di 5 milioni di euro all'anno di entrate nette) non servirebbe in alcun modo ad aumentare il gettito per l'erario.
Vogliono far credere che sia "impossibile" abolire domani mattina i vitalizi parlamentari con decreto urgente e immediato.
Vogliono far credere che sia "impossibile" ridurre i costi del personale burocratico politico che costa a noi contribuenti intorno ai 50 miliardi di euro all'anno, facilmente riducibili a 5.
Vogliono far credere che sia "impossibile" protestare il contratto sugli F35 approfittando del fatto che perfino la commissione difesa del Senato Usa li ha definiti "una tragica carretta dell'aria" imponendo al governo americano di non accettare la commessa, poi passata a colonie popolate da abitanti intellettualmente inferiori, come l'Italia.
Vogliono far credere che la Legge è uguale per tutti, e così, mentre il pregiudicato Berlusconi è tutti i giorni in televisione a spiegare perché la magistratura è immonda, il sindacato di polizia applaude gli agenti responsabili di aver massacrato di botte il cittadino Aldrovandi. 
Vogliono far credere che non esiste alternativa al potere di Berlusconi, al potere della criminalità organizzata, al potere del PD, al potere della burocrazia, non c'è: prendere o lasciare.
Vogliono far credere che -parole di una dirigente del PD- se esistono persone senza reddito è perché nella vita "hanno combinato davvero poco, altrimenti non si troverebbero in quella condizione".
Vogliono far credere che stanno pagando i debiti alle imprese. Non è vero.
Vogliono far credere che la crisi dipende dalla scarsa produttività italiana. Non è vero. La produttività è scarsa perché l'Italia è la nazione d'Europa che, tra il 2004 e il 2014, ha speso la cifra minore in assoluto per ricerca scientifica, innovazione, istruzione e cultura. E' diventato un paese intellettualmente flaccido e privo di vigoria, così lo si controlla meglio.
Vogliono farvi credere che viviamo in pace e che "L'ordine regna in Italia".
Non è così.

Il voto europeo del 25 maggio è una bella occasione per dire la propria in questo referendum di guerra. 
Gli italiani hanno la possibilità e l'opportunità di uscire fuori dal consueto meccanismo ideologico, trucco da baraccone che non funziona più: non esistono fascisti e comunisti, non esistono più neppure liberisti e keynesiani, neanche europeisti ed anti-eruopeisti.

Esistono soltanto due categorie di persone: da una parte, chi ha capito di essere vittima di falsità, di menzogne, di falsi quotidiani, e si rifiuta di essere trattato e considerato come un suddito passivo: costoro hanno deciso di ribellarsi. 
Dall'altra, ci sono invece quegli italiani che preferiscono mentire a se stessi, sapendolo, perchè preferiscono fingere che non c'è la guerra per bieco opportunismo, e dicono a se stessi che le personalità al governo stanno lì perché sono i migliori, i più competenti e si occupano del bene comune. 
Chi il 25 maggio voterà, a destra o a sinistra, per uno dei partiti storici che insieme gestiscono l'apparato dello Stato e del mercato, è un collaborazionista.
"Le due Italie" non sono quella settentrionale e quella meridionale.
Sono l'Italia che si è svegliata e quella che dorme, o per ipocrisia o per ignoranza.
La possibilità di poter combattere contro questa impresentabile e oscena classe politica dirigente c'è, eccome, basta diventare elettori attivi con la consapevolezza di star partecipando a una guerra autentica.
Non esistono più scorciatoie, mediazioni, compromessi.
Ormai i giochi sono chiari a tutti.
La cittadinanza s'è svegliata e sta irrompendo sullo scenario politico nazionale.
E ha tutta l'intenzione di andare a portare la notizia nel cuore dell'Europa a Bruxelles.
E' l'unica possibilità per restituire un Senso alla vita sociale e pubblica.
Per dare un significato alla partecipazione di tutti.

Il referendum è su questo: o noi o loro.

fonte: sergiodicorimodiglianji.blogspot.it

Nessun commento:

Posta un commento