SOSPESI PER TERRA - Blogger bocche piene di libertà, bla bla bla bla, utenti che gravitano nella generosità, da da da da, aperti al confronto e ad ogni sorta di cambiamento, esibizionisti, buonisti, ambientalisti di sfondamento, automatico complimento. Se si apponesse con dinvoltuuuuura un diverso commento da bocciatuuuuuura non inerente all'argomento si rischierebbe una denuncia per scarso attaccamento, altro che sgomento, non abbiate pauuuuura, è un modo come un altro di perdere tempo, se mi guardate con sospetto non nascondetevi sotto il letto, prometto che sarò più buffona di Rigoletto. Blogger senza inibizione e difficoltà ti manda a va va va va, utenti saccenti che sa sa sa sa, intonano lo stesso ritornello la la la la, coraggio fabrax, abracadabra, esponi la formuletta che sai: "me la dai?" Ai confini dell'avere: "me la faresti vedere?" Per accontentare l'ippocampo, stampo e giunge in un lampo, guardo e non mi smagro, squadro una cornice senza quadro, non mi pongo quale sia il senso del peccato, giusto o sbagliato, non tutto è oro colato, non pregiudica un bene amato, se mi spengo al diavolo le sensazioni vere o presunte, potrei schiattare domani, se ne laverebbero le mani e i coglioni, non importa siamo di fronte al condominio virtuale, la finzione è la norma. Blogger che sanno l'alfabeto a a a a e poi tornano indietro a a a a, utenti spersi nella città, spiacente non sono di quà.

giovedì 20 febbraio 2014

a terra di Rossa

a terra

vado al lavoro, CPS di Sesto San Giovanni, passo da Piazza Caneva.
prima di svoltare a destra e proseguire vedo una persona, una donna, a terra.
è sulla strada davanti ad alcune auto parcheggiate a spina di pesce.
è improbabile tirarla sotto ma è in una posizione più che visibile e comunque pericolosa.
soprattutto è a terra, accasciata, mezza nuda, sull'asfalto e ha gli occhi aperti spalancati.
penso: potrebbe anche essere morta.
nessuno si ferma.
io mi fermo.
accosto e corro.
è viva, si muove, biascica qualcosa.
puzza di alcool, ha bevuto, viene da una notte di terrore.
è certamente sudamericana, gli stivali in mano, gambe nude scoperte, ai piedi dei calzini neri di nylon.
una borsa vicino a lei, abbandonata.
trucco pesante ormai sfatto.
mi chino su di lei, piegandomi sulle gambe, le parlo, la tranquillizzo, la tocco, le chiedo come si chiama, le ingiungo di non muoversi. ma non mi risponde.
qualcuno si è fermato insieme a me, un motociclista, chiama il 118.
aspettiamo l'ambulanza.
piange, dice che vuole morire ma è molto confusa. della bava le cola dalla bocca. ripete parole che non capisco, in spagnolo credo, o forse in un italiano incomprensibile.
è calda, il cuore accelerato ma regolare, respira male.
le chiedo di respirare meglio, più profondamente ma non mi sente.
le chiedo di guardarmi, mi guarda e poi si agita, comincia a tremare violentemente.
corro in macchina, prendo la coperta che uso a yoga, le copro le gambe fredde e chiaramente cianotiche.
sono minuti lunghi, in cui trema e respira male. la tocco le mani il collo le gambe, ma sembra non vedermi.
la gente intorno si ferma, ma poco, qualcuno è curioso, più che altro.
dalla sua borsa prendo qualcosa che sporge, sono dei leggins leopardati, li piego e li infilo sotto la sua testa appoggiata sull'asfalto lurido e puzzolente. dalla borsa emerge una parrucca.
è la vita di questa gente perduta, prostituzione, travestitismo, alcool, droghe, consumo di corpi, violenza, abbandono. spazzatura.
mi chiedo: da quanto tempo è qui? da tutta la notte? non sarebbe possibile, qualcuno si sarebbe fermato.
glielo chiedo ma non mi risponde.
mi chiedo: quanta gente è passata senza fermarsi? qui il traffico è pazzesco, ora sono le 8.00, ma da almeno un'ora e mezza qui la gente passa, a piedi e in macchina.
è calda ma le gambe sono gelate, non è qui da 5 minuti.
il motociclista non si sposta, gli vedo solo le gambe e i guanti, non si abbassa, non chiede nulla, lascia fare a me. ci sono anche, da poco, le gambe di una donna, anche lei ferma immobile, in piedi. non li vedo in volto.
arriva l'ambulanza, mi dicono grazie, ora facciamo noi. spiego loro che sono un medico e, sommariamente, le condizioni della signora. ma non mi ascoltano, non mi danno retta, lavorano e basta. è un soggetto da prelevare, e consegnare. bisogna ripulire la strada.
mi riprendo la coperta e vedo che la montano sulla lettiga e in ambulanza, le dico che è tutto passato ora andrà in ospedale.
mi alzo, ho il cappotto fradicio e sporco, piegandomi si è inzuppato sull'orlo di questa pioggia di merda di questa città di merda di questo mondo di merda.

fonte: nuovateoria.blogspot.it

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