martedì 22 ottobre 2013

vibrescion


La storia del vibratore


Oggi pensavo di dedicare un post ai sex toys, facendo alcune ricerche sui modelli più nuovi mi sono imbattuta in una storia molto curiosa. Qualcuno di voi ha visto per caso il film inglese Hysteria? È uscito circa un anno fa e racconta di un’epoca passata, non tanto lontana, in cui le donne non potevano votare ma potevano andare dal medico per una sana dose di masturbazione… non ci credete? È proprio vero! E così ho cambiato idea, ho deciso di dedicare questo post alla storia del vibratore: come nasce, come si evolve e come arriva ai giorni nostri…
Il vibratore è stato inventato per curare la condizione nota come “isteria”, i cui sintomi comprendevano un’ansia cronica, irritabilità e senso di pesantezza addominale. Le prime spiegazioni mediche tendevano a dare la colpa di questi disturbi all’utero, che in greco si chiama “Hustera”. Da qui il nome isteria. Solo nel Settecento si iniziò a ipotizzare una correlazione tra la mente e l’anima per spiegare i comuni e frequenti attacchi isterici. Fu il medico scozzese Robert Whytt a ricondurre manifestazioni isteriche come parossismi, tremore, panico e senso di soffocamento ad una forma di isteria. Le cure considerate idonee per questo problema erano: l’oppio e il matrimonio, ovvero una frequente attività sessuale.
Ai tempi non si concepiva tanto il sesso fuori dal matrimonio… mica come oggi ;)
La verità era ben diversa, in realtà queste donne erano affette da semplice frustrazione sessuale. Verso la metà del Diciannovesimo secolo, il problema raggiunge proporzioni enormi, tanto da interessare il75% della popolazione femminile. Tuttavia, perché l’idea stessa di eccitazione sessuale femminile non esisteva nell’epoca vittoriana, non era proprio concepita l’idea del piacere per una donna, la condizione veniva classificata come non-sessuale. Ne seguiva che la sua cura sarebbe stata considerata medica e non sessuale.
L’unico rimedio efficace era considerato quello che i medici avevano praticato per secoli: il massaggio pelvico, eseguito manualmente, fino a quando la paziente avrebbe raggiunto un ‘parossismo isterico’ a seguito del quale, appariva miracolosamente restaurata. Il massaggio pelvico era un rimedio di prima necessità da svolgersi con costanza nell’arco di diverse sedute.
Mica scherzavano i dottori dell’Ottocento ;)
Fermi tutti, non c’è nulla da sghignazzare! Non esiste alcuna prova di medici che traessero una sorta di piacere da questo massaggio… intimo, al contrario, sulle riviste mediche del tempo, la maggior parte dei dottori si lamentava di quanto questa pratica fosse noiosa e anche faticosa. Nell’epoca delle invenzioni apparve chiaro che andava trovata una soluzione, un dispositivo, un qualsiasi cosa che avesse fatto loro risparmiare tempo e… manodopera.
Siamo nella seconda metà dell’Ottocento in Inghilterra quando rispettabili medici vittoriani si sentono esausti di portare le pazienti di sesso femminile all’orgasmo, o meglio al ‘parossismo isterico’ (il che è molto diverso non dimentichiamolo), usando soltanto le dita e per questo motivo iniziano a immaginare un dispositivo per massaggiare la zona pelvica al posto loro.
Oggetti di forma fallica venivano usati nelle pratiche sessuali già dall’antica Grecia, ma il primo oggetto vibrante per la stimolazione clitoridea nacque in Francia nel 1734. Si chiamava “tremoussoir” e, con un meccanismo a molla, curava le donne affette da isteria. Nonostante questa invenzione, evidentemente poco pratica, i medici continuarono ad usare le mani con conseguenti dolori alle dita e ai polsi dovuti alla lunghezza del trattamento.
Fu soltanto dopo oltre un secolo che i medici trovarono un valido aiuto nel trattamento contro l’isteria. Nel 1869, George Taylor, un fisico statunitense, inventò il “manipulator”: un tavolo a cui era collegata una sfera che esercitava la stimolazione della clitoride e che veniva avviata da un macchinario a vapore. Il manipulator divenne uno strumento comune tra i medici insieme alla “doccia pelvica” ovvero un forte getto d’acqua indirizzato verso i genitali della paziente.
Con l’arrivo, nel 1899, del primo vibratore a batteria furono inventati e commercializzati circa un centinaio di diversi oggetti, i quali, in questo periodo, venivano acquistati soprattutto dai medici per la cura delle pazienti.

L’invenzione del vibratore è stata considerata fin dal principio come un normale strumento medico, non meno rispettabile di uno stetoscopio.
Ma torniamo ai primi esempi di vibratori. Prima di quelli con le batterie, i primi esemplari venivano alimentati da un generatore grande con un frigorifero e, ovviamente, era disponibile solo in ambulatori medici e poteva essere gestito solo da esperti.
Quando l’elettricità cominciò a diffondersi, nacquero versioni più piccole e portatili di vibratori, simili ad asciugacapelli. All’inizio del Novecento, oltre 50 varietà di vibratori erano disponibili sul mercato.
Soltanto nel 1902 la Hamilton Beach, azienda statunitense, è riuscita a far entrare il vibratore nelle case del grande pubblico. L’”elettrodomestico” veniva pubblicizzato come un massaggiatore utile a sciogliere la tensione dei muscoli, non solo per le donne ma anche per gli uomini. Diventò così un oggetto molto popolare tra le donne dell’epoca vittoriana ed edoardiana che, ben presto, cominciarono ad acquistare vibratori per loro stesse.
Per le prime clienti, il vibratore era un elettrodomestico normalissimo, non c’era assolutamente nulla di cui sentirsi imbarazzate a differenza di oggi.
Fino agli anni venti del Novecento, il vibratore, o ‘massaggiatore’ come era chiamato, ha goduto di una popolarità di tutto rispetto alimentata da una forte pubblicità nelle riviste per signore. Slogan li descrivevano come ‘deliziosi compagni’, qualcuno prometteva ‘tutto il piacere della gioventù vibrerà dentro di voi’. I vibratori venivano venduti al pari di altri innocui apparecchi elettrici domestici.
A quanto pare, all’inizio del secolo scorso le signore benestanti godevano di una certa libertà nell’usare strumenti di piacere a proprio… piacimento e vantaggio. Questa idea è rafforzata da un certo linguaggio di cui abbiamo tracce nelle riviste del tempo in cui si insinuano, senza pudore, consigli sui migliori ‘massaggiatori penetranti garantiti per creare un desiderio irresistibile in ogni donna’.
Con la diffusione massiccia dei vibratori, o meglio massaggiatori, nessuno più faceva riferimento al ‘parossismo isterico’. Forse perché si considerava, erroneamente, che in assenza di penetrazione nulla di sessuale poteva accadere. La sessualità era esclusivamente considerata ad appannaggio del rapporto coitocentrico.
Il discreto velo del decoro medico sopravvisse fino alla fine degli anni ’20 quando gli oggetti così tanto desiderati dalle donne iniziarono a comparire nei primi film pornografici. Fu così che il pubblico educato gridò allo scandalo e il vibratore entrò definitivamente tra gli oggetti tabù del Novecento.
Ma la storia del vibratore non finisce qui, dopo circa mezzo secolo, intorno agli anni ’60, l’oggetto del piacere ritorna come un giocattolo sessuale piuttosto audace. Secondo ‘il Rapporto Hite’, l’indagine della famosa femminista americana Shere Hite sul comportamento sessuale delle donne americane, negli anni ‘70 solo l’1% di donne ne aveva usato uno.
Questo è stato un dato importante, considerando che la maggior parte dei vibratori degli anni della cosiddetta ‘liberazione sessuale’ sono stati modellati su una nozione molto maschile di ciò che una donna vorrebbe, un fallo di grande taglia, replicante, in altre parole, dell’anatomia su cui c’era la “carenza”. A differenza di oggi in cui viene prestata finalmente la giusta attenzione alla sessualità e all’anatomia femminile.
Infine, colpo di scena: negli ultimi 15 anni il vibratore ha subito una sorta di rinascita. È ritornato con l’invenzione del ‘Coniglio Rampante’ a metà degli anni ‘90, reso popolare dalla sua apparizione in Sex and the city nel 1998, un modello particolare perchè dispone di uno stimolatore clitorideo.
L’avvento dello shopping online ha anche contribuito ad incrementare le vendite da quando il marchio Ann Summers è andato online nel 1999, il negozio ha venduto un milione di conigli in 12 mesi e il fatturato annuo nel Regno Unito continua a superare quello delle lavatrici e delle asciugatrici combinate. Ispirato dal suo successo, altri produttori hanno progettato modelli che prestano maggiore attenzione all’anatomia femminile piuttosto che per quella maschile.
Non è così sorprendente che un sondaggio del 2009 americano ha rilevato che oltre il 50% delle donne aveva usato un vibratore almeno una volta nella loro vita.
E voi? Avete qualche sex toys? Cosa ne pensate?
fonte: saluteluielei.wordpress.com

1 commento:

  1. rincoglionita come sono, lo scambierei per un oggetto dedito al giardinaggio o al mini golf. Una parte di esso ha una percentuale (minima) di metallo, ed io sono allergica.
    Si dice che nella vita bisognerebbe provare tutto almeno una volta per poi proiettare su carta, sul pc, a cena, al tea delle quattro... Ma contano davvero le opinioni? Dubbio amletico

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