mercoledì 23 ottobre 2013

testimonianza di Davide

TESTIMONIANZA

Davide: "Da uomo confermo: abortire in Italia è una tortura"

Sua moglie, incinta, ha avuto un incidente. Dopo il quale ha scoperto che il feto aveva gravi problemi genetici. Lui è stato al fianco della compagna tutto il tempo. E ha capito cosa significa chiedere un'interruzione volontaria di gravidanza in Italia: aspettare un medico di buona volontà "in una stanzetta che sembrava il retro bottega di un veterinario"

Davide: Da uomo confermo: abortire in Italia è una tortura
Vorrei testimoniare quanto possono soffrire anche gli uomini, in una città "europea" come Milano.

Qualche anno fa mia moglie è stata vittima di un incidente quando era incinta di neanche un mese, a nostra insaputa.

Dopo vaccini e radiografie (fatte, tra l'altro, senza adeguata copertura) scopriamo che nel feto sono stati riscontrati problemi cromosomici seri.

Avendo avuto fin da piccolo una madre gravemente malata so cosa significa, e conoscendo il grado di assistenza e d'aiuto che l'Italia riserva ai portatori di handicap, oltre la naturale "bastardaggine" che contraddistingue il genere umano - molto più grave di quella che certa gente imputa alle donne che abortiscono - abbiamo deciso di interrompere la gravidanza.

In un ospedale pubblico del centro di Milano siamo riusciti a stare nei tempi esclusivamente grazie al gentile aiuto di alcune conoscenze e di un medico umano, che ha visitato mia moglie in una stanzetta che sembrava il retro bottega di un veterinario. Senza queste persone, che si sono esposte contro i "comodi" obiettori, non saremmo mai riusciti ad arrivare in tempo, fra diagnosi, "volontaria" burocrazia anti-aborto e pause di legge.

La mattina dell'intervento ho visto circa dieci donne andare al patibolo, distrutte, tremanti, scosse e lacrimanti. Altro che aborto come contraccettivo: c'era chi aveva problemi ereditari o la ragazzina quattordicenne al primo rapporto con il fidanzato. Non ho visto nessuno, ripeto, nessuno, sottovalutare la decisione.

Ho visto però mariti e padri piangere non sapendo come aiutare e sostenere le proprie mogli/figlie. Ho toccato con mano una burocrazia che lascia a delle donne che sanno di dover abortire un feto in grembo per troppo tempo, nella speranza di non so cosa, ma sicuramente con il risultato di infierire, colpevolizzarle e criminalizzarle.

Ritengo che in un paese moderno e civile la religione e la professione medica debbano rimanere due cose distinte. Ci potranno anche essere dei casi di obiettori, ma queste persone non possono essere chirurghi, o almeno, quel tipo di interventi devono essere numericamente coperti in fase di assunzione da medici non obiettori. Chi non se la sente di sparare non può fare il poliziotto o il soldato, non ci si può appellare alla propria fede, dopo, ma ci si può rifiutare, farsi trasferire, licenziare o andare in un ospedale privato che non prevede aborti.

È ora che la politica, la stessa che compra protesi difettose, che "nomina" primari incapaci, che va a messa con tre ex mogli e chiede voti a mafie varie, cresca, sia contemporanea e diventi meno ipocrita, più vicina ai cittadini e alle persone. Al contrario non vedo la nostra differenza con popoli e totalitarismi retrogradi invasati da religioni integraliste che condizionano la vita.
fonte: espresso.repubblca.it

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