SOSPESI PER TERRA - Blogger bocche piene di libertà, bla bla bla bla, utenti che gravitano nella generosità, da da da da, aperti al confronto e ad ogni sorta di cambiamento, esibizionisti, buonisti, ambientalisti di sfondamento, automatico complimento. Se si apponesse con dinvoltuuuuura un diverso commento da bocciatuuuuuura non inerente all'argomento si rischierebbe una denuncia per scarso attaccamento, altro che sgomento, non abbiate pauuuuura, è un modo come un altro di perdere tempo, se mi guardate con sospetto non nascondetevi sotto il letto, prometto che sarò più buffona di Rigoletto. Blogger senza inibizione e difficoltà ti manda a va va va va, utenti saccenti che sa sa sa sa, intonano lo stesso ritornello la la la la, coraggio fabrax, abracadabra, esponi la formuletta che sai: "me la dai?" Ai confini dell'avere: "me la faresti vedere?" Per accontentare l'ippocampo, stampo e giunge in un lampo, guardo e non mi smagro, squadro una cornice senza quadro, non mi pongo quale sia il senso del peccato, giusto o sbagliato, non tutto è oro colato, non pregiudica un bene amato, se mi spengo al diavolo le sensazioni vere o presunte, potrei schiattare domani, se ne laverebbero le mani e i coglioni, non importa siamo di fronte al condominio virtuale, la finzione è la norma. Blogger che sanno l'alfabeto a a a a e poi tornano indietro a a a a, utenti spersi nella città, spiacente non sono di quà.

mercoledì 23 ottobre 2013

testimonianza di Davide

TESTIMONIANZA

Davide: "Da uomo confermo: abortire in Italia è una tortura"

Sua moglie, incinta, ha avuto un incidente. Dopo il quale ha scoperto che il feto aveva gravi problemi genetici. Lui è stato al fianco della compagna tutto il tempo. E ha capito cosa significa chiedere un'interruzione volontaria di gravidanza in Italia: aspettare un medico di buona volontà "in una stanzetta che sembrava il retro bottega di un veterinario"

Davide: Da uomo confermo: abortire in Italia è una tortura
Vorrei testimoniare quanto possono soffrire anche gli uomini, in una città "europea" come Milano.

Qualche anno fa mia moglie è stata vittima di un incidente quando era incinta di neanche un mese, a nostra insaputa.

Dopo vaccini e radiografie (fatte, tra l'altro, senza adeguata copertura) scopriamo che nel feto sono stati riscontrati problemi cromosomici seri.

Avendo avuto fin da piccolo una madre gravemente malata so cosa significa, e conoscendo il grado di assistenza e d'aiuto che l'Italia riserva ai portatori di handicap, oltre la naturale "bastardaggine" che contraddistingue il genere umano - molto più grave di quella che certa gente imputa alle donne che abortiscono - abbiamo deciso di interrompere la gravidanza.

In un ospedale pubblico del centro di Milano siamo riusciti a stare nei tempi esclusivamente grazie al gentile aiuto di alcune conoscenze e di un medico umano, che ha visitato mia moglie in una stanzetta che sembrava il retro bottega di un veterinario. Senza queste persone, che si sono esposte contro i "comodi" obiettori, non saremmo mai riusciti ad arrivare in tempo, fra diagnosi, "volontaria" burocrazia anti-aborto e pause di legge.

La mattina dell'intervento ho visto circa dieci donne andare al patibolo, distrutte, tremanti, scosse e lacrimanti. Altro che aborto come contraccettivo: c'era chi aveva problemi ereditari o la ragazzina quattordicenne al primo rapporto con il fidanzato. Non ho visto nessuno, ripeto, nessuno, sottovalutare la decisione.

Ho visto però mariti e padri piangere non sapendo come aiutare e sostenere le proprie mogli/figlie. Ho toccato con mano una burocrazia che lascia a delle donne che sanno di dover abortire un feto in grembo per troppo tempo, nella speranza di non so cosa, ma sicuramente con il risultato di infierire, colpevolizzarle e criminalizzarle.

Ritengo che in un paese moderno e civile la religione e la professione medica debbano rimanere due cose distinte. Ci potranno anche essere dei casi di obiettori, ma queste persone non possono essere chirurghi, o almeno, quel tipo di interventi devono essere numericamente coperti in fase di assunzione da medici non obiettori. Chi non se la sente di sparare non può fare il poliziotto o il soldato, non ci si può appellare alla propria fede, dopo, ma ci si può rifiutare, farsi trasferire, licenziare o andare in un ospedale privato che non prevede aborti.

È ora che la politica, la stessa che compra protesi difettose, che "nomina" primari incapaci, che va a messa con tre ex mogli e chiede voti a mafie varie, cresca, sia contemporanea e diventi meno ipocrita, più vicina ai cittadini e alle persone. Al contrario non vedo la nostra differenza con popoli e totalitarismi retrogradi invasati da religioni integraliste che condizionano la vita.
fonte: espresso.repubblca.it

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