SOSPESI PER TERRA - Blogger bocche piene di libertà, bla bla bla bla, utenti che gravitano nella generosità, da da da da, aperti al confronto e ad ogni sorta di cambiamento, esibizionisti, buonisti, ambientalisti di sfondamento, automatico complimento. Se si apponesse con dinvoltuuuuura un diverso commento da bocciatuuuuuura non inerente all'argomento si rischierebbe una denuncia per scarso attaccamento, altro che sgomento, non abbiate pauuuuura, è un modo come un altro di perdere tempo, se mi guardate con sospetto non nascondetevi sotto il letto, prometto che sarò più buffona di Rigoletto. Blogger senza inibizione e difficoltà ti manda a va va va va, utenti saccenti che sa sa sa sa, intonano lo stesso ritornello la la la la, coraggio fabrax, abracadabra, esponi la formuletta che sai: "me la dai?" Ai confini dell'avere: "me la faresti vedere?" Per accontentare l'ippocampo, stampo e giunge in un lampo, guardo e non mi smagro, squadro una cornice senza quadro, non mi pongo quale sia il senso del peccato, giusto o sbagliato, non tutto è oro colato, non pregiudica un bene amato, se mi spengo al diavolo le sensazioni vere o presunte, potrei schiattare domani, se ne laverebbero le mani e i coglioni, non importa siamo di fronte al condominio virtuale, la finzione è la norma. Blogger che sanno l'alfabeto a a a a e poi tornano indietro a a a a, utenti spersi nella città, spiacente non sono di quà.

venerdì 18 ottobre 2013

David Jay - The SCAR Project

Come si trasforma il corpo di una donna vittima del cancro al seno? Il fotografo di moda David Jay ha dato vita al progetto "The SCAR Project", in mostra a Houston (Texas) per tutto ottobre, il mese dedicato alla prevenzione. Un lavoro durato 6 anni durante i quali ha scattato fotografie a più di 100 donne, dai 18 ai 35 anni, affette da cancro al seno e provenienti da tutto il mondo. Il 10% di loro non ce l'ha fatta.
"The SCAR Project fa parte di una campagna di prevenzione del cancro al seno dedicata soprattutto alle più giovani. Ma il messaggio più profondo è un messaggio d'umanità - afferma David Jay - Accettare ciò che la vita ci offre. Tutta la bellezza e la sofferenza, con grazia, coraggio, empatia, comprensione. In fin dei conti, The SCAR Project non si occupa solo di cancro al seno ma della condizione umana in sè. Le immagini vogliono trascendere la malattia, illuminare le cicatrici che ci uniscono".

Come può un fotografo che per 15 anni si è interessato di moda dedicarsi improvvisamente a questo progetto? "Non è mai stato nelle mie intenzioni. Il progetto è nato dopo che la mia amica Paulina si è ammalata di cancro al seno. Aveva 29 anni. Dopo due settimane dalla diagnosi ha subito una mastectomia. Una donna bella, forte, giovane: le scattavo foto da quando aveva 17 anni. L'ho vista dopo l'operazione e ho deciso di fotografarla ancora. La fotografavo perchè fotografare per un fotografo è un modo per accettare le cose che vede".

"Quando ho iniziato questo progetto non sapevo se qualcuno avrebbe mai avuto voglia di guardare queste foto", dice David Jay. Con un libro pubblicato, mostre, il documentario "Baring it All" (vincitore di un Emmy), The SCAR Project ha raggiunto il grande pubblico arrivando a contare quasi 40mila fans sulla pagina Facebook. "Nella nostra società il cancro al seno è nascosto dietro un piccolo fiocco rosa. Il pubblico ha bisogno di essere educato".

"La gente non è informata sui rischi reali della malattia, è anestetizzata dai fiocchi rosa, dagli orsetti", così David Jay spiega i suoi scatti "duri". "C'è qualcosa di così dolorosamente bello nell'umanità, una bellezza che trascende le immagini sfavillanti portate avanti dai media. La riconosciamo subito. La condizione umana. Speranza, disperazione, amore, perdita, coraggio, paure. È una bellezza fragile".

"Questi ritratti possono non essere 'comodi' per l'osservatore - dice David Jay - Forzano a confrontarci con paure e inibizioni sulla vita, la morte, la sessualità, la malattia, le relazioni. La realtà non è sempre bella. Ma questa è la realtà".

Per il fotografo Jay c'è una donna in particolare che incarna un messaggio universale per chi soffre di cancro al seno. Si chiama Jolene. "Le è stato diagnosticato un cancro quando aveva 17 anni. Nel corso del tempo, il cancro le ha completamente cambiato il corpo e la vita. Quando l'ho fotografata sapevo che sarebbe stata l'ultima volta. Era coraggiosa, adorabile. Ci ricorda di essere presenti, di essere grati per quello che abbiamo. Ci mostra come non è solo possibile ma anche importante vivere e morire con grazie e dignità".

Qual è la più grande lezione che il fotografo ha imparato da queste donne? "Ho imparato che le cose che sembrano le più insopportabili, che le cose peggiori che possono capitarti possono essere anche le migliori se le sai accogliere. Noi come esseri umani tendiamo a procrastinare. Guardiamo dall'altra parte, ci culliamo con le nostre insicurezze e paure. Ma Madre Natura trova sempre il modo...forzando la mano, forzandoci a mostrare tutta la nostra potenza".

fonte: www.huffingtonpost.it


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