lunedì 2 settembre 2013

il verde e il grigio



Una leggera foschia fluttua come un sogno dentro ad un altro sogno.
Un grido di rondine fende l’aria.
Un giovane dall’aria trasandata osserva il biglietto ferroviario, lo convalida, attendendo nervosamente l’arrivo dell’unico treno in partenza, una littorina del 1957, dove i graffiti ricoprono una parte dei finestrini sporchi. Il nome del paese non è riportato, causa lavori di manutenzione.
Non ha una meta precisa, non sa dove andare, appare disorientato.
C’è qualcosa dentro di lui che ostacola, che mette in discussione le facoltà cognitive, come una malattia subdola che compromette silenziosamente l’orientamento spazio-tempo.
L’estrinseco, da sempre detta regole, ruba, prende quello che gli appartiene e lascia meno di niente.
Al ragazzo, il mondo, ha lasciato solamente due colori, il verde e il grigio. Il verde rappresenta i luoghi dove è nato, il grigio, lo stato d’animo.
L’unico vagone è giunto. Appare un uomo anziano, ha con sé la Gazzetta di Mantova. Salgono entrambi. La partenza è lenta e rumorosa.
Il vecchio apre il giornale di un mese prima, memorizzando fatti accaduti quel giorno. Avvenimenti piccoli di paesi piccoli. Osserva il giovane che guarda lo scorrere delle cose, stesse case, stesse strade, stesso tutto.

3 commenti:

  1. questo è il breve racconto di duecento parole (come prevede il regolamento) che depositai ad un concorso letterario locale. Ieri sera si è svolta la premiazione (incluso le segnalazioni)... IL VERDE E IL GRIGIO non solo non ha vinto, ma non è stato neppure segnalato. Piccola delusione. La più delusa è stata la mia amica Catia che mi spronò fin dall'inizio a partecipare, "... non hanno capito una minchia...". Pazienza. Probabilmente la vena poetica non è contemplata. A voi la lettura

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  2. Non so come fossero gli altri: questo è molto bello

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