CRISTO MORTO - ANDREA MANTEGNA

mercoledì 11 settembre 2013

Eva Ionesco




LUNGHI CAPELLI BIONDI, rossetto, calze nere autoreggenti. Un collier alto, di quelli che fasciano il collo; bracciali troppo grandi. Uno sguardo che sembra provocante e invece, probabilmente, era solo svogliato: Eva Ionesco appare così negli scatti di sua madre, la fotografa franco-rumena Irina Ionesco. Aveva 4 anni e mamma già la usava come modella. Per foto artistiche, secondo alcuni, soltanto erotiche per altri. Irina ebbe successo negli anni Settanta grazie alle sue immagini decadenti, furbe nel giocare sull’idea di amore, morte e innocenza. Ma a proposito del suo lavoro si parlò anche di istigazione alla pedofilia. Intanto Eva non aveva ancora 12 anni ed era già su Playboy, la più giovane mai finita sulla rivista. 
Seguirono film porno soft, la ribellione alla madre, il lavoro da attrice "seria". E oggi, a 45 anni, il primo film da regista: My Little Princess (presentato durante il Festival di Cannes alla Sémaine de la critique), ispirato alla sua storia. La madre è Isabelle Huppert, la figlia, Violetta, Anamaria Vartolomei, di origine rumena. 

Secondo Huppert questo film può essere letto come una vendetta: con il pretesto dell’arte sua madre ha spogliato lei, ora lei mette a nudo sua madre. 

Non so se è vendetta. Per me è soprattutto la storia di un furto di immagine. Quelle foto sono state una violenza. Ho sofferto spesso di ansia e depressione, anche se non posso dire di aver vissuto male. 

In che rapporti siete, oggi? 

Non ci sono rapporti. 

E prima? 

Ho sempre litigato con lei con un vigore folle, eppure mi teneva testa. Come molte madri traeva la sua energia dai figli, mi spremeva fino a quando non ne potevo più. Era una specie di mostro dalla doppia personalità. 

A che età si è resa conto del "furto di immagine"?

Durante l’adolescenza. È difficile avere ricordi chiari su quello che ti succede a 4 anni, ma a un certo punto ho cominciato a scavare nella memoria per capire che cosa fosse avvenuto. 

Da piccola, invece, che cosa pensava?

Da piccola sei innocente, non capisci. 

Voleva bene a sua madre?

Mia madre non si è mai occupata di me. Non mi va di parlare di lei. 

E suo padre? 

Mai stato molto presente. 

A 11 anni era nel cast de L’inquilino del terzo piano di Roman Polanski. Poi ha continuato a fare l’attrice. Una scelta sua o di Irina?

Mia, ma che alternative avevo? Avessi potuto scegliere davvero sarei diventata sociologa, avvocato, politica, ma con quelle foto alle spalle era difficile: tutti sapevano chi ero, solo lo spettacolo poteva accogliermi, o il mondo dell’arte in genere. 

Anamaria Vartolomei ha 11 anni: non crede che si corra il rischio, anche se involontariamente, di replicare ciò che è successo a lei? 

No. Abbiamo usato ogni precauzione: Anamaria è stata preparata per mesi, seguita da alcuni psicologi. Non era nuda, non è stata violata né venduta. 

In che senso lei si sentiva venduta? 

Non è che "mi sentivo", mia madre mi ha venduto davvero: ad altri fotografi, che la pagavano perché io posassi per loro. Ai produttori di film erotici: ne ho girati anche in Italia, Maladolescenza e quel tipo di lavori là. 

Ricordi positivi dell’infanzia?

Nessuno. Solo che mia madre mi comprava vestiti bellissimi, nient’altro. Dopo il film non voglio più pensare né al passato né a lei. 

È stato difficile pensarci per girare?

Difficile e doloroso. A Violetta, però, ho dato il diritto alla parola e alla moralità. Io non l’avevo. 

Quando ha cominciato a prenderselo? 

Molto tardi, verso i 9, 10 anni. 

A 9 anni non è tardi.

Lo è, se ti fotografano nuda da quando ne avevi 4. 

Usa la parola "violata" sia riguardo a sé che alla bambina del film, anche se non ci sono mai atti sessuali.

Chiamiamola una violenza al femminile, allora. 

Violenza psicologica, dice? 

Psicologica, fisica. Spogliare qualcuno, fotografarlo, rispogliarlo, rifotografarlo, non è violenza? Accompagnata da parole gentili, naturalmente: sei magnifica, sublime, meravigliosa, ti adoro. 

Sua madre si rendeva conto di farle del male? 

Non mi interessa. Volevo raccontare una persona senza coscienza né barriere, dispotica e narcisa. Una persona che non vede. Fotografa, ma non vede. 

Dove sono adesso le sue foto? 

Le ha mia madre. Le ho chiesto i negativi di quelle in cui sono nuda, e di fare una scelta tra quelle in cui sono vestita. Non ha voluto darmele. Sono al quarto processo contro di lei, senza contare gli appelli. Le sembra normale che serva un processo? È mia madre, non dovrebbe bastare chiedergliele? 

Le vende ancora? 

Sì.

Su "Io donna", 4-10 giugno 2011


fonte: www.iodonna.it


estratto da Wikipedia:

Negli anni Settanta le opere raffiguranti nudi di una giovane Eva Ionesco, pur se considerate molto controverse, erano commercializzate più o meno legittimamente in molti paesi, tanto da comparire nelle edizioni europee in riviste leader della stampa erotica come Playboy e Penthouse. Da allora le legislazioni sul contrasto della pedofilia e della pedopornografia sono tuttavia divenute più rigide e in molti stati occidentali la commercializzazione (o in alcuni casi anche il semplice possesso, anche se acquistati quando la loro vendita era legittima) di questi materiali potrebbe essere considerato un reato, specie nei paesi anglosassoni. Il 17 dicembre 2012 il Tribunale delle Grandi Istanze di Parigi ha emesso una sentenza di condanna contro Irina Ionesco, madre di Eva Ionesco, per violazione della vita privata e violazione dei diritti di immagine riguardo all'uso delle foto scattate quando Eva era minorenne. Irina è stata condannata a risarcire 10000 euro alla figlia nonché a restituire i negativi delle foto alla stessa Eva Ionesco. Tuttavia il tribunale non ha vietato la pubblicazione di tali foto il cui possesso rimane legale.

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