domenica 15 settembre 2013

non praticassi ma non pratico in pratica






 
dal settimanale Viversani & belli di venerdì 13 agosto 2004

NUDISMO
UNA FILOSOFIA DI VITA



Servizio di Laura de Laurentiis.
Con la consulenza di Massimo Guiggiani, presidente dell’Anita (Associazione naturista italiana).


“Giornata nazionale della serenità naturista in Italia”: così è stata chiamata la manifestazione che si è svolta nel mese di giugno, allo scopo di richiamare l’attenzione su un desiderio che in Italia è poco compreso e spesso osteggiato: vivere la scelta di stare completamente nudi in tutte le zone in cui farlo è oggettivamente possibile, senza dover fare continuamente i conti con i pregiudizi, le critiche e il dissenso altrui.
Gli ostacoli che i naturisti trovano sulla loro strada nascono tutti dalla scarsa conoscenza delle ragioni su cui si basa il loro stile di vita e dalla diffusa convinzione che la nudità sia qualcosa di osceno e, quindi, di condannabile, in quanto inscindibile dal concetto di trasgressione, intesa come nemica della morale comune.
Ed è proprio dalla disinformazione sull’argomento che a ogni nuovo ritorno dell’estate ricominciano a circolare i commenti stizziti sui nudisti e le denunce a loro carico, insieme a tutte le credenze, rigorosamente errate, sulle loro intenzioni e sul loro modo di essere.


CHE COS’È IL NATURISMO


Il naturismo è una filosofia di vita che si basa su un concetto generale di rispetto della natura, di cui sono parte integrante sia l’accettazione della nudità, come qualcosa di buono e giusto, sia il desiderio di potersi spogliare integralmente nei luoghi dove è possibile stabilire uno stretto contatto con il sole, la terra, il mare, i monti e la vegetazione.
Nulla a che vedere dunque con la pornografia o con l’esibizionismo, di cui spesso i naturisti sono accusati.
Si tratta, piuttosto, di una diversa valutazione del proprio corpo, che i naturisti giudicano privo di parti che debbano essere nascoste.
Nel camminare, nuotare, prendere il sole senza nulla addosso non c’è traccia del compiacimento che si può provare quando si è certi di attirare l’attenzione ma, nello stesso tempo, neppure un velo di imbarazzo.


Perché piace


I naturisti non hanno per obiettivo “mostrarsi” o “dimostrare”: il loro obiettivo è, invece, incrementare, attraverso questa pratica, il loro benessere personale, a tutto vantaggio anche dei rapporti interpersonali.
Quello che conta per loro è l’inebriante sensazione di libertà e, nello stesso tempo, di appartenenza alla natura concessa dall’assenza dei vestiti.
Ma spiegarlo è difficile: secondo i cultori non c’è alcun modo efficace per descrivere quello che si prova a stare nudi, nei luoghi dove farlo ha una sua precisa logica, esattamente come non si riesce a trovare le parole per raccontare le emozioni legate all’ascolto di una musica d’autore o alla vista di un’opera d’arte.


NON È VIETATO


In Italia non esiste una legge che regolamenti esplicitamente la pratica del naturismo.
Di certo si sa solo che non è considerato un reato, dal momento che nessuna sentenza a tutt’oggi ha mai affermato il contrario.
Nell’articolo 726 del codice penale si legge infatti che “Chiunque in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compia atti contrari alla pubblica decenza è punito con un’ammenda” (fino a 2.500 euro). L’articolo non vieta, quindi, espressamente la pratica del nudismo e, addirittura, in due recenti sentenze della Corte di Cassazione si afferma che il naturismo, se praticato in luoghi adatti, non è assolutamente da considerare indecente.
Ne consegue che chi lo attua nelle zone dove è possibile, per ordinanza comunale o per consuetudine, non commette reato.
Ma c’è di più: ogni denuncia della pratica effettuata nei luoghi considerati idonei va considerata illegittima.


DOVE SI PUÒ FARE


La pratica del nudismo non è certo una novità di questo secolo, ma ha alle spalle migliaia di anni. Fin dai tempi antichi, sia a Roma sia in Grecia sia in Giappone contava dei cultori.
Galileo Galilei fu un antesignano del nudismo, come dimostra un suo scritto, dall’eloquente titolo: ”Contro il portar la toga”.
Attualmente le zone più estese in cui è possibile praticarlo si trovano in Australia, Austria, Croazia, Danimarca, Francia, Germania, Nuova Zelanda, Olanda, Spagna, Svezia, Svizzera, Norvegia.
Negli Stati Uniti ci sono, invece, pochi posti pubblici riservati ai nudisti, mentre sono molti i club privati dove si può praticare il nudismo.
In Italia sono diversi i luoghi in cui la consuetudine concede ai naturisti di praticare il nudismo, mentre di zone espressamente destinate ai nudisti in forma ufficiale, cioè attraverso un’ordinanza del Comune, ce ne sono solo due: la spiaggia di Capocotta, nel comune di Roma, e un tratto di spiaggia al Lido di Dante, in provincia di Ravenna.
In Italia gli iscritti alle organizzazioni naturiste sono circa seimila, ma si stima che a praticare il nudismo siano almeno in 400 mila.


COME AGIRE IN CASO DI CONTESTAZIONI


Ecco quali sono i consigli che le associazioni dei naturisti raccomandano di seguire a chi pratica il nudismo in luoghi idonei, nel caso in cui le forze dell’ordine, magari chiamate da gente di passaggio, arrivassero per intimare di rivestirsi.
  1. State calmi e composti e non siate arroganti né aggressivi nell’esporre le vostre ragioni.
  2. Anche se venite invitati a rimettervi i vestiti, rimanete nudi: è il modo migliore per ribadire che non state commettendo un reato.
  3. Fate presente, in modo gentile ma fermo, che siete naturisti e che in quella spiaggia la pratica del nudismo è consuetudine e, quindi, è del tutto lecita.
  4. Fornite senza reticenze le vostre generalità, se vi vengono richieste.
  5. Fate mettere a verbale che siete rimasti nudi perché, sulla base di sentenze dei tribunali ordinari e della Suprema Corte, il nudismo è legale nelle zone in cui è riconosciuto come una pratica consolidata.

LE REGOLE DA RISPETTARE


Essere naturisti non consente di imporre la propria nudità a chi non desidera vederla.
Il nudismo va praticato, sia per legge sia per buon senso, solo in luoghi opportuni, nella certezza di non ledere il pudore altrui. Questo in generale.
Ci sono, poi, altre regole che è senz’altro opportuno rispettare, se davvero si crede nella filosofia che sta alla base del naturismo e se realmente si pratica il nudismo al solo scopo di ricavarne benefici psicofisici. Vediamole nel dettaglio.
  1. State pure nudi ogni volta che la temperatura esterna lo permette, a patto di trovarvi in luoghi dove farlo è consentito.
  2. Non spingetevi mai nei luoghi dove la presenza dell’uomo potrebbe danneggiare la natura o l’ambiente o anche solo portarvi squilibrio.
  3. Osservate sempre e comunque le norme che tutelano e controllano gli spazi in cui stazionate al momento.
  4. Non lasciate mai rifiuti nei luoghi in cui stazionate per un minuto o per vari giorni.
  5. Non spingetevi in nessun caso oltre l’area in cui si pratica il nudismo.
  6. Non praticate l’attività sessuale davanti a tutti, neppure con il vostro partner abituale. Il nudo combinato con il sesso getterebbe una comprensibile ombra nera sui naturisti.
  7. Chiedete sempre il permesso prima di scattare fotografie, perché molti naturisti non desiderano essere immortalati nelle pellicole altrui.
  8. Non disturbate le persone sole, soprattutto se donne. Alcuni credono che una donna sola in una spiaggia nudista sia una facile preda, ma le cose non stanno affatto così.
  9. Usate sempre l’asciugamano, quando utilizzate sdraio e sedie che altri utilizzeranno o hanno già utilizzato.
  10. Non fate nulla per convincere a spogliarsi chi non condivide o non comprende la vostra scelta. Il vostro obiettivo non deve essere quello di fare proseliti, ma di affermare il vostro diritto a essere naturisti, nel pieno rispetto del pudore altrui.

I PREGIUDIZI PIÙ COMUNI


  • Nudismo equivale a esibizionismo
    Chi pratica il nudismo è fermamente convinto che i veri esibizionisti siano quelli che indossano il costume, sopratutto se griffato: un'ennesima prova di come cambiare punto di vista sia sufficiente per interpretare in modo opposto una stessa situazione.
    Secondo i naturisti, mostrando il proprio corpo nudo ci si espone allo sguardo altrui esattamente per quello che si è, senza fare nulla per mascherare le proprie imperfezioni, né per far sapere al mondo che si è nella condizione di poter spendere una cifra anche molto alta per l'acquisto di un pantaloncino da bagno o di un bikini.
    Di fatto, i nudisti si dimenticano del loro corpo, paradossalmente perché ne hanno maggiore consapevolezza e rispetto.
    Lo lasciano completamente libero e in questa privilegiata condizione possono assaporare appieno tutte le sensazioni raccolte dai cinque sensi.
  • È una pratica riservata solo a chi ha un bel fisico
    I nudisti sono persone che non hanno vergogna del proprio corpo, perché in esso non vedono un'entità da esibire al giudizio altrui, ma il più naturale e semplice mezzo attraverso cui unirsi alla natura.
    Per un nudista il corpo è bello comunque sia, nonostante le imperfezioni, i cuscinetti di grasso e la rilassatezza dei tessuti dovuta al passare del tempo.
    Nei luoghi da loro frequentati si incontrano persone di tutte le età, per le quali l'ultimo problema al mondo è superare brillantemente "la prova bikini" (e non solo perché il bikini non ce l'hanno).
  • Tenere scoperti i genitali è pericoloso per la salute
    Uno dei più forti pregiudizi relativi al nudismo riguarda l'igiene. È comune, infatti, l'idea che ogni genere di germe e difungo possano raggiungere e aggredire i genitali lasciati allo scoperto.
    In realtà, invece, le probabilità di contrarre un'infezione al mare sono più alte quando si indossa un costume.
    L'”effetto serra” prodotto dal tessuto, che oltretutto molto spesso è bagnato o almeno umido, crea un habitat ideale per la proliferazione di eventuali microrganismi presenti sulla sabbia.
    L'esposizione diretta ai raggi del sole consente, invece, di poter contare su un'azione blandamente disinfettante che riduce il rischio di andare incontro a problemi della pelle.
    Va sottolineato, inoltre, che anche i nudisti sono attenti all'igiene: è raro che si siedano o si sdraino senza il riparo di un asciugamano.
  • Nelle spiagge nudiste è facile eccitarsi
    Chi frequenta da decenni i luoghi in cui si pratica il nudismo è pronto a giurare che l’eccitazione sessuale, che nei maschi non può passare inosservata, è una reazione che in nessun caso si verifica.
    Non è difficile crederlo, perché l’atteggiamento di assoluta spontaneità assunto dai nudisti non risulta affatto stuzzicante sotto il profilo erotico.
    In loro non c’è mai ammiccamento, desiderio di sedurre, voglia di risultare attraenti sotto il profilo sessuale, utilizzando come mezzo l’assenza del costume da bagno.
    Per l’area del cervello che traduce gli stimoli in impulso sessuale può risultare ben più d’impatto un pareo sapientemente drappeggiato lungo i fianchi, oppure un costume intero che lascia spazio all’eccitante dinamica del vedo-non vedo.
    Genitali esposti con lo stesso spirito e le stesse intenzioni con cui si mostrano le spalle, le mani o i piedi, nelle spiagge nudiste assumono la stessa connotazione di tutte le altre parti del corpo.
    In questi luoghi si guarda molto più al viso, agli occhi, al sorriso di chi si incontra che non al suo seno o ai suoi glutei.
  • I naturisti hanno una vita “strana”
    I naturisti nella vita quotidiana non fanno nulla di diverso da tutte le altre persone: hanno un lavoro, una famiglia, coltivano hobby, fanno sport.
    Non c'è tra loro la prevalenza di una particolare idea politica, né di un credo (alcuni sono atei, altri religiosi): di fatto costituiscono una comunità eterogenea, unita dal piacere di fare il bagno o di passeggiare in un bosco nudi e dalla convinzione che nella nudità non ci sia nulla di sbagliato.
    Una differenza tra loro e gli altri villeggianti comunque c'è: nessun nudista lascerà mai la spiaggia sporca o butterà mozziconi e cartacce in un prato.
    Il rispetto per la natura e per l'ambiente è per i nudisti forte quanto il desiderio di essere accettati.
  • La vista delle nudità non è adatta per i bambini
    Omnia munda mundis: tutto è puro per i puri. Così dicevano i saggi nell'antichità e oggi quest'idea vale come ieri.
    Sui bambini, in assenza dei condizionamenti degli adulti, la vista della nudità non produce alcun particolare effetto.
    È vero, però, che i piccoli sono dotati di antenne speciali con cui riescono nitidamente a captare ogni eventuale disagio dei genitori: se mamma e papà provano un forte imbarazzo in prossimità di una spiaggia di nudisti e lo sottolineano con commenti a sfondo morale, nel bambino certamente nascerà l'idea che quelle persone nude stanno commettendo qualcosa che non è da imitare.
    Per contro, se i genitori giudicano dentro di sé lecita la pratica del nudismo, i bambini in un'identica circostanza non mostreranno alcuno stupore né tanto meno rimarranno turbati dalla vista di persone senza veli addosso.

DA RICORDARE


Il naturismo è libertà di espressione e si basa sul rispetto della natura.


IN PRATICA


A chi rivolgersi


Per avere maggiori informazioni sull’argomento o per sapere quali sono le zone italiane in cui si può praticare il nudismo, si può chiamare l’Anita (Associazione naturista italiana), al numero 0584.952222.
Si tratta di un’associazione apolitica e senza fini di lucro, nata nel 1966, che ha come scopo diffondere l’amore per la natura e il nudismo, che ne è la diretta espressione, se esercitato nel rispetto della legge e del pudore altrui. Per saperne di più si può anche visitare il sito internet: www.italianaturista.it



fonte: www.italianaturista.it

JFK


sabato 14 settembre 2013

la resa di Toni Bentley



La letteratura come prolungamento e proiezione del corpo: un’intervista con Toni Bentley




Il caso letterario

Ci sono ottimi libri che passano spesso inosservati e pessimi libri che diventano, senza una reale ragione, argomento di infinite, futili, discussioni. Più raramente libri di vera qualità innescano dibattiti accesi al di fuori di una limitata élite letteraria.
È il caso di The Surrender (Fazi – Lain, 2005 / Fazi Tascabili 2007, traduzione di Anna Mioni), romanzo che conclude il trittico della nostra indagine sulla sessualità nella letteratura contemporanea, iniziata quasi per caso all’inizio di questa grande avventura che è il Monocolo. Un libro “politicamente scorretto” che la sessualità l’affronta in modo diretto e coraggioso.
Scritto dall’americana Toni Bentley, ex apprezzata ballerina del New York Ballet, ora scrittrice  nonché affermata giornalista che pubblica, tra gli altri, per il New York Review of BooksRolling Stone e Ballet Review – The Surrender ricalca il modello del memoriale erotico, e ricorda, in parte, il recente La vita sessuale di Catherine M. (Mondadori, 2001) della francese Catherine Millet, fondatrice e direttrice di Art Press.
Eppure, laddove il libro della Millet cadeva in uno dei limiti della pornografia (la sua noiosa, ostentata e fredda ripetitività), il romanzo della Bentley si contraddistingue per un gusto tutto anglosassone per le citazioni colte, lasciando ben presto i binari dello scandalo per diventare un raffinato, intimistico e realistico romanzo di formazione. Una educazione sentimentale (e sessuale) post litteram.
The Surrender non è un libro erotico, o almeno non è solo questo. Limitarsi a incasellarlo all’interno di un genere ne svilirebbe le qualità. Ci sono, in sostanza, diversi piani d’interpretazione, al dì là di quello più scontato legato all’archetipo del romanzo d’argomento erotico. Il sesso è l’asse portante del libro, certo, e vi è un lato dichiaratamente sensuale e sessuale, dove la scoperta dell’atto stesso della sodomia esplode in una carnale fisicità conclamata. Eppure, come osserva giustamente Emanuele Trevi nel suo articolo pubblicato da Il manifesto, «The Surrender è un inno, un elogio, un minuzioso trattato e insieme un romanzo sul sesso anale, non sul-l’ano in quanto tale.»
Una volta scardinato il tabù, la scrittrice americana fa qualcosa di più: tocca le corde più profonde delle formazione sessuale e sentimentale di una donna. C’è un invisibile filo d’Arianna che traccia un percorso, che parte da una rivelazione, da un atto nudo e crudo e arriva, attraverso l’ano e le viscere, fin dentro l’anima.
I vibranti incontri con A-man trascendono presto dal semplice atto sessuale diventando veri e propri atti d’amore. Il sesso diventa quasi una sorta di religione laica. Un mezzo per raggiungere l’estasi e il divino.
Toni Bentley cita la vita della sante e fa coraggiosamente con la religione – non esclusivamente cattolica – quello che Politics di Adam Thirlwell, (Guanda, 2003) ha fatto con la politica; e se nel romanzo del giovane scrittore inglese il sesso diventava sofisticato strumento per trascinare il lettore all’interno di qualcosa di ben più complicato (tanto da spingersi a teorizzare: «Il ménage à trois? La realizzazione erotica dell’utopia socialista.»), la Bentley parte dalle teorie estreme del Marchese de Sade per innalzare la sodomia a trascendenza.
L’estasi sessuale porta alla consapevolezza di sé. Una consapevolezza che presuppone anche l’accettazione della sottomissione e dove la sottomissione stessa non è umiliazione ma rivelazione. E questo ci porta a un secondo aspetto importante del libro: la femminilità della Bentley, evoluzione realistica del nuovo modello femminile imposto dai media (iconizzato dal successo planetario delle nuove eroine di Sex and The City), diventa una sorta di femminismo post modern – lontano anni luce da quello teorizzato negli anni Settanta.
Il sesso anale non è il nuovo sesso (come sottolinea la stessa scrittrice nel-l’intervista concessa al Monocolo), ma è una delle possibili dimensioni di una femminilità nuova, carnale e moderna. «Noi donne,» afferma la scrittrice in un’intervista su Stilos «dovremmo amarci di più, altrimenti s’incorre in tante situazioni di insoddisfazione esistenziale e d’infelicità sessuale.»
La stessa Bentley, quella antecedente all’incontro con l’uomo che le sconvolgerà la vita, è una vittima della stessa immagine di donna universalmente accettata, meglio se affermata e invidiata, in cui poteva specchiarsi. L’ex ballerina famosa, la moglie insoddisfatta, la donna aggressiva.
La sodomia, il dolore, la stessa sottomissione appunto, diventano la sua personale espressione di questa nuova femminilità. L’orgasmo, da processo fisiologico diventa estasi, viatico verso l’amore supremo. Perché soprattutto d’amore, di un grande amore, parla il libro.
Che poi all’amore supremo ci si arrivi anche attraverso la carnalità, è un dato di fatto che solo una morale cieca e bigotta potrebbe negare. E che questo amore possa finire rientra all’interno di una visione smaliziata del gioco delle parti.
La tesi, universalmente rifiutata e sostituita dall’ideale romantico – elevato dal sacramento del matrimonio – che l’amore implichi sofferenza (in alcuni casi esclusivamente sofferenza) benché laica e cinica non svilisce il potere universale del sentimento stesso. In fondo lo stesso Flaubert nel suo capolavoro assoluto, L’educazione sentimentale, (1869) ci raccontava di un amore tanto doloroso quanto impossibile e irrealizzabile.
Vi è poi, per concludere, un ultimo aspetto tutt’altro che trascurabile: l’indubbia qualità letteraria del libro della Bentley. L’ex ballerina non è l’ennesimo prodotto di un mondo editoriale sempre più avvezzo a confezionare fenomeni passeggeri. Il suo stile sporco, la sua sincera, scurrile, dissacrante volgarità nel rappresentare l’osceno attraverso la descrizione minuziosa degli incontri – ogni rapporto viene fedelmente riportato (e numerato) senza il ben che minimo filtro , e la sua poesia e intelligenza nell’indagare l’intimo e il sublime, fanno di The Surrender un piccolo capolavoro della letteratura moderna.
La voce della Bentley è la voce di una nuova generazione di scrittrici che raccontano se stesse. E se nel secolo scorso Virginia Woolf sosteneva che: «Nessuna donna era riuscita a scrivere la vera esperienza del proprio corpo, che le donne e la lingua avrebbero dovuto subire entrambe modifiche notevoli prima che potesse succedere qualcosa del genere», oggi quel tempo sembra essere più vicino.
Certo ci si può chiedere – ancora una volta – se argomenti tanto estremi possano diventare oggetto di una letteratura cosiddetta “alta”, ma non è forse superfluo? Non dovremmo finalmente spogliarci dei pregiudizi che permeano le nostre vite? Non è infinitamente più volgare e inaccettabile la morbosa attenzione televisiva riservata a un matricidio, o alle squallide vicende amoroso-sentimentali dell’ultima delle starlette?
Pensateci.

L’ intervista

Signora Bentley, Leon Wieseltier ha definito The Surrender: «Un piccolo capolavoro della letteratura erotica». Eppure il suo libro è ben più di un semplice memoriale erotico, la sensazione che ho avuto, leggendolo, è stata quella di trovarmi di fronte a un intelligente e minuzioso trattato su sesso e amore, un saggio intimista sull’importanza del conoscere se stessi da un diverso, e intimo, punto di vista. Quale è stata la genesi del libro, come è arrivata a scriverlo? E perchè?

A 15 anni iniziai a scrivere un diario: era un modo per esprimermi liberamente ed essere totalmente me stessa. Quando cominciò la mia incredibile storia con A-Man pensai di mettere per iscritto quel che mi stava accadendo per osservarlo dall’esterno e comprenderne appieno la grandezza. Volevo registrare ogni aspetto di questo amore/ossessione ed esserne testimone. Poi pian piano decisi di trasformare le mie annotazioni in un libro – anche se pensavo che nessuno lo avrebbe mai pubblicato – scritto con lo stesso totale coraggio che permeava i miei diari. Non so in che altro modo avrei potuto scriverlo.

Quale è stata la reazione del pubblico americano a The Surrender? 

La reazione della stampa e del pubblico è stata davvero molto interessante! La prima è stata molto più ricettiva e aperta sul tema di quanto potessi immaginare – tanto che il giornale più importante degli USA, il New York Times, ha dedicato al libro un’ampia recensione e molti altri articoli – facendone un accettabile evento convenzionale. D’altro canto, in termini di email dei lettori, ho notato che in genere gli uomini americani amano il libro, lo trovano divertente, sexy e vogliono condividerlo con mogli e fidanzate. Le donne invece ne rimangono scioccate, talvolta addirittura indignate e scandalizzate. Probabilmente perché l’idea di una donna che si sottomette sessualmente di sua spontanea volontà a un uomo si scontra con l’ideologia piuttosto semplicistica di femminismo, potere alle donne ecc…

So che recentemente è stata in Italia, un paese di forti tradizioni cattoliche. Ha avuto modo di confrontarsi con il pubblico italiano?

In Italia ho incontrato giornalisti molto gentili, preparati, che mi hanno lusingato prendendo seriamente il mio libro come un’opera letteraria – mentre in America molti giornalisti hanno voluto solo far pettegolezzi. Ho anche ricevuto sul mio sito molte email dalle lettrici e mi ha piacevolmente incuriosita il fatto che le donne italiane stanno accogliendo il mio libro non solo come il racconto di una semplice verità, ma anche come una grande storia d’amore. The Surrender è diventato un test interessante in culture differenti riguardo ai costumi sessuali e sociali di un paese. È diventato un bestseller in Brasile come in Italia (nei prossimi mesi sarà pubblicato anche in Giappone, Inghilterra, Germania, Cina, Francia, Spagna e Portogallo).

La sodomia nel suo libro diventa un tramite per raggiungere l’estasi, quasi un atto mistico, tanto che lei stessa cita la vita delle sante. Il sesso diventa spiritualità e le testimonianze degli incontri amorosi icone da conservare. Ci vuole parlare del suo rapporto con la religione prima e dopo l’esperienza raccontata nel libro?

Direi che non ho un rapporto con una religione in particolare. Sono cresciuta atea e credo in Darwin e nella scienza. Ma sono comunque attratta da quella dimensione altra, invisibile e intangibile, che qualcuno chiama spiritualità e che non ha alcuna relazione con la religione comunemente intesa. È il luogo in cui si trascende la quotidianità.

Negli anni Settanta, il movimento femminista ha innalzato l’utero e di conseguenza la vagina a vessillo della nuova femminilità. Oggi nel suo libro l’esperienza del sesso anale è tanto sconvolgente da mettere quasi in secondo piano la vagina. Al dì la del punto di vista personale lo ritiene un segno di tempi? Quale è stata la reazione del pubblico femminile di fronte a una tesi così forte?

In realtà non credo che il sesso anale rappresenti il nuovo sesso: anzi, questo esiste dalla notte dei tempi ed è praticato da sempre, ma certamente non sarà mai considerato alla stregua del sesso vaginale. Sarà sempre un tabù e ciò che lo rende tanto interessante e attraente. È per definizione un atto in un certo qual modo rivoluzionario e questo è un aspetto positivo. È chiaro che tra gli eterosessuali il sesso anale sia più popolare tra gli uomini, semplicemente perché può far male alla donna e per questa ragione, giustamente, molte donne lo rifiutano. È una sorta di atto sessuale specializzato, che deve essere fatto da professionisti!

A-man è l’amante perfetto, l’uomo al quale lei dà tutta se stessa, colui che in è in grado di farle perdere il controllo trascinandola in una sorta di mondo parallelo fatto di carne, sesso, istinti animali. La forte femminilità che lei sfoggia con altri uomini, davanti a lui si dissolve fino alla sottomissione. Al di là delle sue indubbie doti di amatore, quale è il potere di A-man? 

Penso soprattutto che sia il potere dell’amore, quella forza che ti porta ad aprirti totalmente e a essere vulnerabile come con nessun altro. E chi può dire quali siano le miriadi di elementi che rendono un amante unico e altri no? A-Man era una curiosa combinazione di gentilezza, umiltà, dolcezza totalmente schiacciante e controllo.

In un’intervista che lei ha concesso in Italia (pubblicata su Il Manifesto, Ndr) fa però una distinzione tra masochismo e sottomissione? Ce la vuole spiegare?

Il masochismo forse implica un piacere della sofferenza per molti, anche se ciò non è necessariamente vero. I masochisti spesso sopportano il dolore per trarne benefici che non avrebbero in altro modo. La sottomissione invece, in questo contesto, è la rinuncia al controllo sull’altro in una determinata situazione. È una sorta di dono.

Lei è stata una ballerina professionista. La danza, dietro alla facciata di dolcezza e armonia dei movimenti, nasconde ore di fatica e dolore. Un training intenso del corpo e della mente. Questa dicotomia tra dolore e piacere sembra una costante nella sua vita, o sbaglio?

Sì, assolutamente. Ho imparato presto che sopportare un piccolo dolore può portarti in posti in cui la maggior parte delle persone non è mai stata.

Mi permetta di tornare ad A-man e a un altro aspetto importante del libro. The Surrender da un certo punto di vista è anche una meravigliosa ed estrema storia d’amore. Un amore esclusivo, privo di contatti con la realtà tangibile, un amore carnale e spirituale che si dissolve (più o meno consciamente per volere degli stessi amanti) proprio nel momento in cui la realtà irrompe e spezza gli equilibri. È forse questo l’amore perfetto?

Certamente può essere inteso in questo modo, come qualcosa di veramente puro, intoccabile e profondo. Ma come tutti sappiamo la realtà alla fine fa con noi quello che vuole.

Uno degli aspetti più sorprendenti della sua scrittura è la non celata aggressività. La sua ottima penna non lascia spazio alla fantasia, eppure il linguaggio diretto, sporco, spesso dissacrante, non collide con gli argomento trattati. Il suo stile scurrile è quello che a mio parere fa della sua opera una pregevole opera letteraria.  È stata una scelta voluta e programmata, o la naturale conseguenza degli argomenti? 

Domanda interessante. Penso che quella voce a cui lei si riferisce sia nata mentre venivo sodomizzata! Ho iniziato a cercare parole e frasi che descrivessero l’indescrivibile. Non credo di scrivere in questo modo solitamente, ma quella era la voce della donna in The Surrender, che poi ero io! Volevo scrivere qualcosa di viscerale e non stupido, frivolo e sentimentale. Ma qualcosa di dannatamente reale e vedere se funzionava. Era l’unico modo per dire quale fosse per me la verità – tutta la bellezza e la trascendenza direttamente emanate da atti fisici crudi, reali, carnali, visivi –. Dove la porno-grafia e l’amore si intersecano.

Sempre nell’intervista già citata lei parla di John Donne e D.H Lawrence. Quale è stata la sua formazione letteraria?

A scuola ho ricevuto una minima educazione accademica e a diciassette anni ho iniziato a danzare da professionista, ma sono sempre stata una grande lettrice – Henry Miller, D. H. Lawrence, e Anais Nin sono stati i primi a influenzarmi nello scrivere su un tema tanto eccitante quanto difficile come quello del sesso. Amo anche Dickens, Shakespeare, Henry James, Thomas Mann, Tolstoy.

Un’ultima domanda. Parlando del suo libro Charles McGragh del New York Times ha scomodato i mostri sacri della storia della letteratura erotica. A un anno della pubblicazione del libro negli stati uniti come è cambiata la sua vita? Chi è oggi Toni Bentley? Quanto ha influito il successo di The Surrender nella sua vita di donna?

The Surrender ha enormemente e inaspettatamente cambiato la mia vita. È stato un successo che è andato oltre alla mia più sfrenata immaginazione e, forse più ironicamente, da allora sono molto richiesta come scrittrice, critica e relatrice. In altre parole, mentre qualcuno mi metteva in guardia dal pubblicare un libro che avrebbe potuto rovinare la mia carriera di scrittrice, è successo l’esatto contrario! E questo per me è il successo più grande. Mi sono liberata non solo come scrittrice ma anche come persona e come donna e ho meno paura di vivere la mia parte più profonda e più vera.

© 2006 Rossano Trentin

www.ilmonocolo.org 
www.tonibentley.com


fonte: themodernage.wordpress.com

venerdì 13 settembre 2013

Black Wade di Franze & Andarle


primo post di C

Sul balcone


Venerdì 10 luglio 2009

Sono letteralmente stravolta, la giornata è stata movimentata, i bimbi sono sul letto rilassati che fanno sogni tranquilli, lui ha già chiuso gli occhi e discute con Morfeo, vorrei farlo anch’io ma non posso tralasciare questi momenti e voglio suggellare i momenti vissuti stasera con lui sul balcone perché so che se lo facessi domani sarebbe diverso, le immagini sono ancora nitide nella mia mente e domani prenderebbero altre sfumature…

È tarda sera, lui esce dalla doccia con l’accappatoio aperto e viene sul balcone con me, i piccoli sono sprofondati sui letti decisamente scomodi di questo albergo, dormono tranquilli dopo tutte quelle energie bruciate.

Dal balcone si vede il mare, le spiagge sono deserte, lui si mette sulla sedia di plastica, gli scivola ai fianchi l’accappatoio aperto, lo guardo in mezzo alle gambe e lo vedo inerme e afflosciato, accendo una Diana e gliela passo, lui sembra riflettere in silenzio, vorrei leggergli il pensiero ma non è possibile, si sta davvero godendo questi attimi di pace, c’è solo il vetro smerigliato che ci divide dal modi, sul balcone a fianco vedo sagome di persone che parlano, lui da di spalle al vetro, sento che sto per accendermi, mi avvicino a lui e mi metto ai suoi piedi inginocchiata, sento le piastrelle ancora tiepide che trasmettono calore, gli accarezzo i fianchi, le natiche, le mia mani scompaiono sotto il suo accappatoio, sento i suoi muscoli rilassarsi, ce l’ho davanti al viso, lo contemplo e glielo bacio strusciandolo sulle mie guance, è caldo al punto giusto… dio come mi piace quand’è così.

Sempre accarezzandogli i fianchi e le cosce lo prendo in bocca senza usare le mani, mi eccita il fatto che dietro quel vetro ci siano persone che parlano allegramente… ignare che a pochi metri da loro io stia succhiando il mio uomo, sento che si sta svegliando, sta crescendo nella mia bocca, percepisco le sue pulsazioni.

Lui si china e mi accarezza dolcemente i capelli, sento lacrimare nel mio inguine…. è cosa buona, le mie parti sensibili sollecitano carezze, le cercano disperatamente, sempre tenendolo in bocca mi sfilo il perizoma verde acqua rimanendo in ginocchio, le labbra sono dischiuse, lucide, le mie dita perlustrano dolcemente la loro fedele compagna di giochi innocenti e appaganti, si nascondono dentro di lei per godersi il calore e gli inguenti che sa donare, ho il clito rigonfio e sensibilissimo che risponde alle mie carezze, farò di tutto per venire insieme a lui.

Sento che l’orgasmo è alle porte, lui inizia a contrarre i muscoli, si agita allora gli prendo la palle in bocca, le modello con la lingua, le succhio, so che apprezza questo gesto ed ecco che una copiosa pioggia di latte caldo si sprigiona, i suoi fiotti saettano verso l’alto precipitando poi sul mio viso, mentre li ricevo godo anch’io, le scosse mi attraversano tutta la schiena arrivando al cervello, non posso urlare perché il balcone di fianco ospita ancora gente ma mi eccita il fatto che sono venuta sotto il loro naso.

Raccolgo con la lingua i residui sul suo prepuzio, ho le guance che colano, i capelli imbrattati ma sono felicissima di essere stata nuovamente donna.
Lui scende dalla sedia e si inginocchia davanti a me, mi mette la lingua in bocca consapevole di condividere la sua panna… dio quanto la amo.

Adesso vado a letto, non so se conserverò questi scritti, forse domani strapperò questa pagina e la metterò in una bottiglia in balìa delle onde, chi lo sa, forse un giorno qualcuno la leggerà.

Buonanotte diario

giovedì 12 settembre 2013

genocidio del cuore




con l'approssimarsi dell'autunno
non ricordo quale anno
tu mi privasti di aria, acqua, fuoco e pane,
mi privasti dell'ombra del tuo cane.

La nostra storia
è come un vecchio pazzo che ha perso la memoria,
sussurra la verità,
ognuno si accolla la propria metà


mercoledì 11 settembre 2013

Eva Ionesco




LUNGHI CAPELLI BIONDI, rossetto, calze nere autoreggenti. Un collier alto, di quelli che fasciano il collo; bracciali troppo grandi. Uno sguardo che sembra provocante e invece, probabilmente, era solo svogliato: Eva Ionesco appare così negli scatti di sua madre, la fotografa franco-rumena Irina Ionesco. Aveva 4 anni e mamma già la usava come modella. Per foto artistiche, secondo alcuni, soltanto erotiche per altri. Irina ebbe successo negli anni Settanta grazie alle sue immagini decadenti, furbe nel giocare sull’idea di amore, morte e innocenza. Ma a proposito del suo lavoro si parlò anche di istigazione alla pedofilia. Intanto Eva non aveva ancora 12 anni ed era già su Playboy, la più giovane mai finita sulla rivista. 
Seguirono film porno soft, la ribellione alla madre, il lavoro da attrice "seria". E oggi, a 45 anni, il primo film da regista: My Little Princess (presentato durante il Festival di Cannes alla Sémaine de la critique), ispirato alla sua storia. La madre è Isabelle Huppert, la figlia, Violetta, Anamaria Vartolomei, di origine rumena. 

Secondo Huppert questo film può essere letto come una vendetta: con il pretesto dell’arte sua madre ha spogliato lei, ora lei mette a nudo sua madre. 

Non so se è vendetta. Per me è soprattutto la storia di un furto di immagine. Quelle foto sono state una violenza. Ho sofferto spesso di ansia e depressione, anche se non posso dire di aver vissuto male. 

In che rapporti siete, oggi? 

Non ci sono rapporti. 

E prima? 

Ho sempre litigato con lei con un vigore folle, eppure mi teneva testa. Come molte madri traeva la sua energia dai figli, mi spremeva fino a quando non ne potevo più. Era una specie di mostro dalla doppia personalità. 

A che età si è resa conto del "furto di immagine"?

Durante l’adolescenza. È difficile avere ricordi chiari su quello che ti succede a 4 anni, ma a un certo punto ho cominciato a scavare nella memoria per capire che cosa fosse avvenuto. 

Da piccola, invece, che cosa pensava?

Da piccola sei innocente, non capisci. 

Voleva bene a sua madre?

Mia madre non si è mai occupata di me. Non mi va di parlare di lei. 

E suo padre? 

Mai stato molto presente. 

A 11 anni era nel cast de L’inquilino del terzo piano di Roman Polanski. Poi ha continuato a fare l’attrice. Una scelta sua o di Irina?

Mia, ma che alternative avevo? Avessi potuto scegliere davvero sarei diventata sociologa, avvocato, politica, ma con quelle foto alle spalle era difficile: tutti sapevano chi ero, solo lo spettacolo poteva accogliermi, o il mondo dell’arte in genere. 

Anamaria Vartolomei ha 11 anni: non crede che si corra il rischio, anche se involontariamente, di replicare ciò che è successo a lei? 

No. Abbiamo usato ogni precauzione: Anamaria è stata preparata per mesi, seguita da alcuni psicologi. Non era nuda, non è stata violata né venduta. 

In che senso lei si sentiva venduta? 

Non è che "mi sentivo", mia madre mi ha venduto davvero: ad altri fotografi, che la pagavano perché io posassi per loro. Ai produttori di film erotici: ne ho girati anche in Italia, Maladolescenza e quel tipo di lavori là. 

Ricordi positivi dell’infanzia?

Nessuno. Solo che mia madre mi comprava vestiti bellissimi, nient’altro. Dopo il film non voglio più pensare né al passato né a lei. 

È stato difficile pensarci per girare?

Difficile e doloroso. A Violetta, però, ho dato il diritto alla parola e alla moralità. Io non l’avevo. 

Quando ha cominciato a prenderselo? 

Molto tardi, verso i 9, 10 anni. 

A 9 anni non è tardi.

Lo è, se ti fotografano nuda da quando ne avevi 4. 

Usa la parola "violata" sia riguardo a sé che alla bambina del film, anche se non ci sono mai atti sessuali.

Chiamiamola una violenza al femminile, allora. 

Violenza psicologica, dice? 

Psicologica, fisica. Spogliare qualcuno, fotografarlo, rispogliarlo, rifotografarlo, non è violenza? Accompagnata da parole gentili, naturalmente: sei magnifica, sublime, meravigliosa, ti adoro. 

Sua madre si rendeva conto di farle del male? 

Non mi interessa. Volevo raccontare una persona senza coscienza né barriere, dispotica e narcisa. Una persona che non vede. Fotografa, ma non vede. 

Dove sono adesso le sue foto? 

Le ha mia madre. Le ho chiesto i negativi di quelle in cui sono nuda, e di fare una scelta tra quelle in cui sono vestita. Non ha voluto darmele. Sono al quarto processo contro di lei, senza contare gli appelli. Le sembra normale che serva un processo? È mia madre, non dovrebbe bastare chiedergliele? 

Le vende ancora? 

Sì.

Su "Io donna", 4-10 giugno 2011


fonte: www.iodonna.it


estratto da Wikipedia:

Negli anni Settanta le opere raffiguranti nudi di una giovane Eva Ionesco, pur se considerate molto controverse, erano commercializzate più o meno legittimamente in molti paesi, tanto da comparire nelle edizioni europee in riviste leader della stampa erotica come Playboy e Penthouse. Da allora le legislazioni sul contrasto della pedofilia e della pedopornografia sono tuttavia divenute più rigide e in molti stati occidentali la commercializzazione (o in alcuni casi anche il semplice possesso, anche se acquistati quando la loro vendita era legittima) di questi materiali potrebbe essere considerato un reato, specie nei paesi anglosassoni. Il 17 dicembre 2012 il Tribunale delle Grandi Istanze di Parigi ha emesso una sentenza di condanna contro Irina Ionesco, madre di Eva Ionesco, per violazione della vita privata e violazione dei diritti di immagine riguardo all'uso delle foto scattate quando Eva era minorenne. Irina è stata condannata a risarcire 10000 euro alla figlia nonché a restituire i negativi delle foto alla stessa Eva Ionesco. Tuttavia il tribunale non ha vietato la pubblicazione di tali foto il cui possesso rimane legale.

martedì 10 settembre 2013

le blogger - 2 -




tempo fa lessi in giro che il sesso non è per tutti... può darsi. Io sostengo a dispetto della frase fatta, che la SENSUALITA' non è per TUTTE, dono prettamente femminile, una rarità.

Di recente, ho scoperto la nascita di un nuovo blog, dove emerge la splendida figura di CARLOTTA, una femmina dalla sensualità innata, non costruita come se ne vede spesso purtroppo.

Carlotta a mio avviso, è la quintessenza della femminilità, è bella, attraente, affascinante, ammaliata di grazia (mai volgare), ironica, intelligente, potrei continuare ma non proseguo, altrimenti si monta la testa... ahahah... Come ovvio che sia, la maggior parte dei seguitori sono maschi. Al momento suppongo di essere l'unica donna che la segue, ma dubito a tal proposito.

Sono attratta da lei, lo confesso... detta da una come me che è sensuale come un carro attrezzi. Ho salvato alcune foto sue e presumo di continuare a farlo, in caso un giorno decidesse di rimuovere il blog. Troppi imprevisti ruotano attorno a noi.

Per il resto nulla di che. Qualcuna è convolata a nozze. Qualcuna latita. Qualcuna non sta bene e giustamente non appare. Qualcuna marca il territorio come i cani, lasciando il meglio di se...

Non mi sorprenderebbe se qualche signora si facesse riprendere mentre caga... Scusate, ma cerco di essere più realista possibile, d'altra parte aprire le gambe o farsi "ingroppare" da un maschio prestante è banale... Sono certa che alcune persone oseranno oltrepassare il confine del buongusto... L'essere umano è così vasto! Pure troppo!

Però, fintanto che ci saranno donne come Carlotta o Kamala, che uniscono l'acume intellettuale con l'erotismo, posso stare tranquilla, perché alla fine di tutto, è sempre un piacere leggerle e guardarle... E se Dio esiste davvero, qualcosa di buono ha combinato.

lunedì 9 settembre 2013

11 settembre 1973, golpe in Cile




di nude riflessioni di Viaggiatore Immaginario



Ma alle donne piace il cazzo?

Ovvio, ho sempre pensato di si. Così come ho sempre pensato che agli uomini non piacesse.
Ciò che trasgrediva a questo normale corso delle cose era un’eccezione, una particolarità.
Ma poi piano piano la mia visione ha cominciato a vacillare.
Comincio a capire che a moltissimo uomini il cazzo piace, eccome. E non parlo magari di persone particolari, gay o bisessuali, parlo proprio dell’uomo medio, del comune uomo della strada, a cui piace solo quello, e non tutto ciò che lo contorna.
Ma la cosa ancora più sorprendente per me, è sentire a quante donne “comuni” NON piace!
Un conto è leggere resoconti e pareri tra donne che scrivono o frequentano blog a tema erotico, un altro e conoscere le idee e i gusti delle donne con cui abbiamo a che fare tutti i giorni.
Tempo fa la mia donna, durante un discorso semi serio sulla pratica della fellatio, mi ha ammutolito con un laconico: ma guarda che tu sei fortunato, la maggior parte delle mie amiche o delle donne che conosco i pompini li fa poco o addirittura non li fa.
E via a sciolinarmi una lista di insospettabili refrattarie al cazzo in bocca.

Meditabondo, ripenso al curioso paradosso, mentre mi rilasso sulla mia sdraio nel solarium della piscina, completamente nudo e lucido di sudore al sole del tardo mattino.
Faccio finta di leggere il mio libro, ma in realtà mi osservo curioso intorno.
Davanti a me, un uomo single si guarda intorno con palese aria di ricerca, allargando le gambe in modo piuttosto esibizionista. E’ il classico motociclista, massiccio, rasato e tatuato, che evidentemente si dà all’esibizionismo in quanto dotato di materia da esibire. Il suo cazzone grosso e scappellato infatti si adagia languido sulla pancia, e un enorme piercing che spunta dalla cappella risplende al sole attirando ancora di più l’attenzione.
La pitonica visione, innesca una nuova discussione con la mia dolce e altrettanto nuda e sudata metà: ma che schifo ma che noia tutti ‘sti piselli all’aria, che volgari alla fine non attraggono niente anzi e poi come fanno con quel ferraccio? Ecc ecc..
Un tema e una posizione che ha caratterizzato questi primi giorni di vacanza.
Perplesso non ribatto… io lo trovo eccitante. Pensa che bell’effetto farebbe da duro!

Torniamo nel nostro bungalow discutendo ancora del vero spirito del naturismo, dell’ipocrisia o meno nel voler far sembrare naturale lo star nudi.
Per me ipocrita è fingere di ignorare un aspetto normale della vita come il sesso, vergognarsene come se fosse una cosa sporca, un crimine.
Il bello di un villaggio naturista, con famiglie e bambini che vivono in completa nudità, è riconoscere ed accettare il sesso e l’erotismo che aleggia costantemente su tutti.
Non provarne vergogna o ripugnanza, ma crogiolarsi in quest’aria di  sottintesi e continui stimoli alle fantasie erotiche. Non si può credere che nessuno faccia caso ai corpi nudi, e che non ci sia la costante consapevolezza di essere guardati. Bisogna goderne e coltivare queste sensazioni.

Con un minimo di quaranta gradi nell’aria immobile del primo pomeriggio all’interno della cameretta, i nostri corpi sudati e non lavati lasciano emergere fragranze vere e, appunto, naturali che mi eccitano in maniera incredibile.
In piedi, appoggiato alla parete di legno, osservo l’esterno  e il via vai di gente sul vialetto distante pochi metri.
Rifletto che in fondo il vero problema è proprio ammettere le proprie fantasie e i propri istinti. E da come lei si è gettata sul mio cazzo, cercando di con grandi sforzi di farlo scomparire tutto nella sua bocca, deduco che i discorsi e le visioni della mattinata siano state benefiche per entrambi allo stesso modo.
Ansima e sbava guardandolo con adorazione. E’ proprio eccitata, e il riflesso della sua eccitazione ha un effetto incredibile sulla mia.
Mi afferra con entrambe le mani le chiappe, spingendoselo in bocca con un mugolio continuo.
Irrigidisco i muscoli e contraggo il perineo per darle il massimo dell’erezione, e vedere le vene gonfie e sinuose sulla pelle abbronzata forse mi trasmette anche un sottile sentimento di invidia per lei.
Le chiedo se vorrebbe che mi facessi anch’io un bel piercing sulla cappella.
Mi guarda e sorride mentre si volta sedendosi sul bordo del letto sfatto: 


In effetti non starebbe male… ma adesso mettimelo nel culo così com’è.

pentagono e wtc



ZERO

venerdì 6 settembre 2013

il suo sperma




Il suo sperma...

(Da: Clinica dell’abbandono)


Il suo sperma bevuto dalle mie labbra
 era la comunione con la terra.
 Bevevo con la mia magnifica
 esultanza
 guardando i suoi occhi neri
 che fuggivano come gazzelle.
 E mai coltre fu più calda e lontana
 e mai fu più feroce
 il piacere dentro la carne.
 Ci spezzavamo in due
 come il timone di una nave
 che si era aperta per un lungo viaggio.
 Avevamo con noi i viveri
 per molti anni ancora
 i baci e le speranze
 e non credevamo più in Dio
 perché eravamo felici.


ALDA MERINI

mercoledì 4 settembre 2013

la strage di Beslan

Alle 9 e 30 di mattina del primo settembre 2004, un gruppo di separatisti ceceni attaccò la Scuola Numero Uno della città di Beslan, nell’Ossezia del Nord, e per 52 ore tenne in ostaggio 1.200 persone, in gran parte bambini. Durante l’assedio e nel disordinato assalto delle forze speciali russe morirono 385 persone mentre quasi ottocento furono ferite. Fu il più grave attacco terroristico mai avvenuto in Russia, il secondo più grave nella storia moderna.
L’assalto alla scuola
Poco dopo l’alba del primo settembre 2004 un gruppo di uomini armati abbandonò un campo di fortuna costruito nei boschi dell’Inguscezia, poco lontano da Beslan, una città di 35mila abitanti nell’Ossezia del Nord. Inguscezia e Ossezia sono due repubbliche della Federazione Russa e si trovano nel Caucaso, poco lontano da un’altra repubblica federata, la Cecenia, un paese dove da decenni si combatte una sanguinosa guerra civile.
Il gruppo che lasciò il campo, dissero successivamente le autorità russe, era formato da 30 uomini e due donne. Erano tutti armati, indossavano divise mimetiche militari, giberne per le munizioni e passamontagna. Le due donne erano vestite di nero, con un velo a coprire il volto, e sotto i vestiti indossavano cinture piene di esplosivo.
Intorno alle 9 e 30 il gruppo arrivò a bordo di un camion militare e di un’auto della polizia davanti alla Scuola Numero Uno di Beslan. Tra personale scolastico, alunni, genitori e altri parenti, nel cortile erano radunate più di 1.200 persone. Il primo settembre è il giorno tradizionale dell’inizio della scuola in tutta la Russia. Di solito, le famiglie accompagnano i figli a scuola e si trattengono la mattina per assistere alla cerimonia di inizio anno.
Quella mattina gli alunni erano disposti a ferro di cavallo nel cortile. I maschi indossavano pantaloni blu e camicie bianche, le femmine abiti scuri. In molti tenevano in mano palloncini pieni di elio. In quei primi istanti in cui il gruppo armato scese dal camion, alcuni testimoni raccontarono di averli scambiati per uomini delle forze speciali dell’esercito russo in addestramento.
Il fraintendimento durò poco: dopo essere scesi dai camion, i terroristi cominciarono a sparare in aria. Un paio di loro bloccarono l’uscita del cortile, mentre gli altri spingevano le persone a entrare nella scuola e gridavano: «Allahu akhbar!», “Dio è grande” in arabo. In quegli attimi di confusione circa 50 persone riuscirono a fuggire, ma quasi 1.200 tra bambini, genitori e personale della scuola vennero presi in ostaggio e rinchiusi nella palestra della scuola.
Otto persone vennero uccise nella confusione di quei primi minuti. Uno di loro si chiamava Ruslan Betrozov. Era uno dei genitori venuti ad assistere alla cerimonia. Immediatamente dopo aver radunato gli ostaggi nella palestra uno dei terroristi ordinò a tutti di sedersi e parlare esclusivamente in russo – l’osseto è una lingua molto diversa dal russo, molto antica e lontanamente imparentata con l’iraniano. Betrozov si alzò in piedi e, con calma, tradusse quelle parole in osseto. Quando finì di parlare uno dei terroristi gli si avvicinò e gli chiese: «Hai finito? Hai detto tutto quello che volevi dire?». Betrozov annuì e l’uomo gli sparò in testa.
I terroristi cominciarono subito a minare la palestra. Due di loro tirarono fuori da grossi zaini militari fili elettrici, pinze e un motore elettrico. Alcune erano semplici scatole o bottiglie piene di esplosivo, altre erano costituite da secchielli blu riempiti di una pasta esplosiva mista a chiodi, pezzi di ferro e bulloni. Queste bombe vennero sollevate con una serie di fili legati ai canestri della palestra e collegate insieme alle altre bombe a un circuito elettrico.
L’innesco delle bombe era costituito da una specie di pedana collegata ai fili elettrici. I terroristi restavano a turno in piedi sulla pedana (schiacciata dal loro peso), che funzionava come un interruttore e quindi teneva il circuito chiuso. Se il terrorista fosse sceso, magari perché colpito da un proiettile, la pedana si sarebbe sollevata, aprendo il circuito e innescando le bombe. Nello stesso momento diversi bambini furono prelevati dal gruppo principale e costretti a rimanere in piedi, davanti alle finestre. Nel frattempo, intorno alle 10 e 30 di mattina la scuola venne circondata dalla polizia locale e da alcune unità dell’esercito, mentre cominciavano ad arrivare sul posto gli uomini delle forze speciali del ministero degli Interni.
2 3Pagina successiva »