SOSPESI PER TERRA - Blogger bocche piene di libertà, bla bla bla bla, utenti che gravitano nella generosità, da da da da, aperti al confronto e ad ogni sorta di cambiamento, esibizionisti, buonisti, ambientalisti di sfondamento, automatico complimento. Se si apponesse con dinvoltuuuuura un diverso commento da bocciatuuuuuura non inerente all'argomento si rischierebbe una denuncia per scarso attaccamento, altro che sgomento, non abbiate pauuuuura, è un modo come un altro di perdere tempo, se mi guardate con sospetto non nascondetevi sotto il letto, prometto che sarò più buffona di Rigoletto. Blogger senza inibizione e difficoltà ti manda a va va va va, utenti saccenti che sa sa sa sa, intonano lo stesso ritornello la la la la, coraggio fabrax, abracadabra, esponi la formuletta che sai: "me la dai?" Ai confini dell'avere: "me la faresti vedere?" Per accontentare l'ippocampo, stampo e giunge in un lampo, guardo e non mi smagro, squadro una cornice senza quadro, non mi pongo quale sia il senso del peccato, giusto o sbagliato, non tutto è oro colato, non pregiudica un bene amato, se mi spengo al diavolo le sensazioni vere o presunte, potrei schiattare domani, se ne laverebbero le mani e i coglioni, non importa siamo di fronte al condominio virtuale, la finzione è la norma. Blogger che sanno l'alfabeto a a a a e poi tornano indietro a a a a, utenti spersi nella città, spiacente non sono di quà.

sabato 9 marzo 2013

acqua sessuale di Pablo Neruda



Rotolando a goccioloni soli, 
a gocce come denti, 
a densi goccioloni di marmellata e sangue, 
rotolando a goccioloni, 
cade l'acqua, 
come una spada in gocce, 
come un tagliente fiume vitreo, 
cade mordendo, 
scuotendo l'asse di simmetria, picchiando sulle costure dell'anima, 
rompendo cose abbandonate, infradiciando il buio. 

È solamente un soffio, più madido del pianto, 
un liquido, un sudore, un olio senza nome, 
un movimento acuto, 
che diviene, si addensa, 
cade l'acqua, 
a goccioloni lenti, 
verso il suo mare, verso il suo asciutto oceano, 
verso il suo flutto senz'acqua. 

Vedo l'estate distesa, e un rantolo che esce da un granaio, 
cantine, cicale, 
città, eccitazioni, 
camere, ragazze 
che dormono con le mani sul cuore, 
che sognano banditi, incendi, 
vedo navi, 
vedo alberi col midollo 
irti come gatti rabbiosi, 
vedo sangue, pugnali e calze da donna, 
e peli d'uomo, 
vedo letti, vedo corridoi dove grida una vergine, 
vedo coperte ed organi ed alberghi. 

Vedo i sogni silenziosi, 
accetto gli ultimi giorni 
e anche le origini e anche i ricordi, 
come una palpebra atrocemente alzata per forza 
sto guardando. 

E allora c'è questo suono: 
un rumore rosso di ossa, 
un incollarsi di carne 
e gambe, bionde come spighe, che si allacciano. 
Io ascolto in mezzo al fuoco di fila dei baci, 
ascolto, turbato tra respiri e singhiozzi. 

Sto guardando, ascoltando, 
con metà dell'anima in mare e metà dell'anima in terra 
e con le due metà guardo il mondo. 

E per quanto io chiuda gli occhi e mi copra interamente il cuore, 
vedo cadere un'acqua sorda, 
a goccioloni sordi. 
È un uragano di gelatina, 
uno scroscio di sperma e di meduse. 
Vedo levarsi un cupo arcobaleno. 
Vedo le sue acque attraversare le ossa.

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