domenica 31 marzo 2013

rovesciata



rovesciata
annata sfortunata
merce avariata
giungerà una telefonata?

Questa crisi mi ha scosso
profondo rosso
il portafoglio ridotto all'osso,
lo Stato fa un pompino a se stesso
e ogni volta ti fa fesso,
il pollo di Trilussa
lo mangia chi sorvola la tassa.

Che c'è in televisione per distrarre la massa?
Di nuovo l'ennesima serie di UN MEDICO IN FAMIGLIA
la fica sbadiglia
di nuovo I CESARONI
gran rottura di coglioni,
queste famiglie marce
vorrei che fossero torce
appiccare il fuoco ma solo per gioco.

La politica puntualmente scissa
mostra il prolisso guitto che crea il conflitto
più a destra di Hitler parla come un flipper,
ci vuole fantasia
per conservare uno straccio di democrazia,
non sono una esperta ma sono certa
che ci vorrà più di un salto generazionale
per far si che l'Italia torni normale.

La vita non decolla
nemmeno con l'utilizzo del copia-incolla
invento una balla per rimanere a galla,
mi manca una rotella, ho zero in pagella
delle parole non ne faccio buon uso
me ne scuso
vi saluto, passo e chiudo

venerdì 29 marzo 2013

il bambino sepolto



 Fosse accaduto ai giorni nostri sarebbe stato catalogato come l’ennesimo delitto del branco, un misto di violenza gratuita, noia e rancore contro una piccola vittima inerme. In effetti il sequestro e l’omicidio del dodicenne Ermanno Lavorini è stato un delitto del branco, ma di un branco molto diverso: un mucchio selvaggio politico della destra estrema più assetato di soldi e di trame che di sesso e macabri rituali di morte, anche se sulle pagine della cronaca furono il sesso, la pedofilia e l’omosessualità a farla da padroni. La dimensione tutta politica del caso Lavorini verrà compresa troppo tardi, quando la strategia della tensione avrà ormai raggiunto i suoi obiettivi. La scomparsa di Ermanno Lavorini fu il primo kidnapping italiano. Un bambino di 13 anni scompare alle 14.30 del 31 gennaio 1969, in un annoiato pomeriggio, nella ricca Viareggio lontana dalle frenesie dell’estate. Qualcuno telefona a casa sua per chiedere 15 milioni di riscatto, qualcun altro è già pronto a costruire un intricato disegno di depistaggi per occultare la verità. Alle 11.45 di domenica 9 marzo, ben 37 giorni dopo la scomparsa, il corpo senza vita del piccolo Ermanno viene scoperto, seminascosto, tra le dune di Vecchiano. Alle 17 di un'altra domenica, quella del 20 aprile, il caso Lavorini - così viene comunicato alla stampa dal colonnello Mario De Julio, comandante della legione dei carabinieri di Livorno - è da ritenersi "definitivamente chiuso": un sedicenne, Marco Baldisseri, ha confessato di aver ucciso Ermanno "per futili motivi". Tra confessioni, ritrattazioni, racconti di festini e “balletti verdi”, false piste e colpi di scena, il caso Lavorini resterà aperto per altri otto anni, fino al 13 maggio 1977 quando la Cassazione stabilirà che ad uccidere Ermanno fu un gruppetto di estremisti neri con l’obiettivo di raccogliere finanziamenti per la propria associazione eversiva. La brutta storia di Viareggio - che per otto anni si era impastata di sesso furtivo, orge maschili e nascosti toccamenti nel chiaroscuro di una pineta - diventa così il primo episodio di eversione ad essere consacrato dalla storia giudiziaria. Non c’entrava nulla l’omosessualità nascosta di Adolfo Meciani, ricco proprietario di stabilimenti balneari, che con la sua “duetto rossa” rimorchiava i ragazzini della pineta, esponendosi a feroci ricatti. Non c’entrava nulla neanche Giuseppe Zacconi, figlio del grande Ermete, l’attore, vittima della sua solitudine. Entrambi morti di dolore: il primo suicida, l’altro di crepacuore. C’entrava invece la Versilia. Non quella dei giochi proibiti tra i pini marittimi, ma la Versilia dove cresceva una tensione nuova e incontrollata: quel laboratorio eversivo della lucchesia dove stanno già maturando le strutture più ambigue del partito del golpe: le appendici toscane del MAR di Fumagalli, la cellula nera di Mario Tuti, gli stragisti dell’Italicus. Baldisseri, Della Latta e Vangioni - i condannati per il caso Lavorini - sono solo pedine di un gioco più grande di loro. Giovanissimi monarchici e giovani neofascisti nella Viareggio rossa. Cercano un’affermazione, la cercano nell’estremismo della politica. Si improvvisano tupamaros neri, convinti che un sacco a pelo e una tenda da campeggio bastino ad organizzare il primo sequestro politico italiano. E dietro di loro personaggi di ben altro spessore come il principe Junio Valerio Borghese che si precipita a Viareggio: il suo tentato colpo di stato personale - il golpe Borghese, appunto - lo tenterà un anno e mezzo dopo. E poi gli inquirenti che rimangono imbrigliati nella ragnatela di versioni, una diversa dall’altra, che gli imputati fanno mettere a verbale. Ed investigatori che - ad essere generosi - sono soltanto incapaci di mettere a fuoco i dettagli di quanto è accaduto su quella spiaggia, tra quelle dune, in un pomeriggio d’inverno, nella ricca Viareggio delle vacanze. Investigatori come il col. De Julio, quello che dice ai giornalisti: “il caso è chiuso, adesso potete tornare a casa”. Farà carriera il colonnello. D’altronde aveva cominciato bene: cinque anni prima di incappare nel caso Lavorini, nella calda estate del 1964, era stato il braccio destro del gen. Giovanni De Lorenzo. Sì, proprio lui, quello delle schedature di massa, del Piano Solo e del minacciato golpe.

fonte: www.misteriditalia.it

martedì 26 marzo 2013

microchip?



Antibufala: Obama rende obbligatori i microchip impiantati nel corpo

Questo articolo vi arriva grazie alla gentile donazione di “filippo” e “fabiomel*”.

C'è un piano del Nuovo Ordine Mondiale per inserire in tutti gli abitanti del mondo un microchip, e la recente riforma sanitaria di Obama ne è il primo passo, perché prevede l'inserimento di questi microchip per scopi medici dal 23 marzo prossimo nei cittadini americani. Poi arriverà il turno del resto del pianeta. Non ridete: questa è la tesi di complotto che sta ricominciando a girare in Rete.

Infatti l'idea di un complotto mondiale per impiantare microchip nelle persone è una vecchia storia di origine religiosa, le cui tracce risalgono ad almeno dieci anni fa: l'impianto del microchip (più specificamente un RFID, simile a quello che si usa per l'identificazione dei cani e dei gatti) sarebbe un marchio della Bestiacioè di Satana, secondo un'interpretazione della Bibbia che cita il libro dell'Apocalisse, nel quale si parla di un “marchio sulla mano destra o sulla fronte” messo dalla Bestia su “tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi” in modo che “nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio”.

Anni fa questa storia prendeva di mira specificamente due marche di RFID impiantabili: Mondex e VeriChip. Lo sbufalamento meticoloso delle asserzioni riguardanti il caso Mondex è qui su Urban Legends e qui su Snopes e si applica pari pari al caso VeriChip. Adesso l'allarme è ritornato alla carica con un aggancio alla riforma sanitaria statunitense, l'Obamacare.

Nella versione corrente, infatti, si “dimostra” la veridicità della tesi citando con precisione un documento governativo statunitense. Siccome molti non vanno a controllare le citazioni, questo fa sembrare credibile l'appello. In particolare viene citato il disegno di legge HR 3962, approvato nel 2009 e disponibile qui in formato PDF: un malloppone di 1990 pagine nel quale però non c'è nessuna menzione di chip o di RFID. La parola“CHIP” (in maiuscolo) presente nel documento è una sigla che sta per Children's Health Insurance Program, ossia una copertura assicurativa sanitaria per bambini. Non c'entra nulla con i microchip.

Altre versioni dell'appello citano un altro documento, HR3200, che però è un disegno di legge che non è mai stato approvato, non faceva parte del progetto Obamacare e comunque non parlava di obblighi d'impiantare microchip, ma soltanto di istituire un registro nazionale dei dispositivi impiantati (pacemaker, protesi mammarie, eccetera). I dettagli della questione sono su Snopes.com, che spiega da dove viene la data del 23 marzo prossimo: è semplicemente la data entro la quale entra in funzione il registro in questione, presente anche nel disegno di legge HR3962 approvato.

In sintesi, la tesi dell'imminente microchippatura dell'umanità da parte del Nuovo Ordine Mondiale si basa su un brano della Bibbia interpretato a capocchia e su un disegno di legge che non dice quello che gli si attribuisce e comunque non è mai stato approvato. Questo è il livello di serietà di chi spara queste tesi di complotto. Ma se per caso non vi basta e avete ancora qualche dubbio, non c'è problema: il 23 marzo è vicino. A quella data, quando non succederà assolutamente niente, esattamente come non è successo niente il 21 dicembre 2012, sarà interessante vedere le reazioni di quest'ennesima categoria d'imbecilli menagramo.
fonte: attivissimo.blogspot.it

chat: fu così che incominciò di Gia Van Rollenoof






… Seduta sulla poltroncina davanti al computer mi misi comoda, mi sfilai i jeans e mi tolsi le mutandine già completamente fradice dei miei caldi umori; mi sfilai la maglietta ed il reggiseno, e rimasi così, con le mammelle libere da ogni costrizione. Mi sentivo bene, libera, rilassata: stetti un po' a rimirarmele, erano belle, piene, i capezzoli rosei e gonfi nel loro muto linguaggio, eccitati mi esortavano a coccolarli, massaggiarli. Decisi che mi sarei goduta alla grande quel mio momento intimo, quell'orgasmo a cui  mi accingevo ad arrivare. Ma non la concepivo come una masturbazione: in fondo eravamo in due, anche se lontane migliaia di chilometri l'una dall'altra.
Mi portai le dita alla bocca a bagnarmele e presi a tracciare dei cerchi concentrici intorno al capezzolo ed all'areola che andavano via, via gonfiandosi ancor di più. Sentii che mi stavo bagnando. La mia mano, irresistibilmente attratta dalla mia eccitazione, in una corsa lenta, scivolava sempre più in basso. Sentii il clitoride gonfiarsi. Mi massaggiai a lungo il plesso vaginale e le grandi labbra, a tratti stringendomele quasi crudelmente, poi entrai dentro alle piccole con due dita, accarezzandomi piano, con dolcezza, a lungo. Poi presi a farlo con maggiore e convinta energia. Più le dita si muovevano, più il piacere aumentava. Mi concentrai, per immaginarmi che fosse Nourhan a farlo e mi aiutai guardando sovente l'immagine del suo corpo nudo e languido che riempiva il desktop del mio computer. Quella consapevolezza che anche lei, al nord del continente africano lo stava facendo in quello stesso momento, mandava a mille la mia eccitazione.
Più guardavo l'immagine di quel suo splendido e lascivo corpo brunito, con quel boschetto regolare e riccioluto, da cui timida s'intravvedeva la fessura della sua vagina, e più le mie dita scivolavano dentro e fuori me, aumentando a dismisura il piacere che mi davano. Gemevo e sentivo tutta me stessa che moriva dalla voglia di venir presa da lei, di essere sua, di averla dentro me. Sottovoce mormoravo continuamente il suo nome, immaginandomi che fosse lì, insieme a me. Le dita di una mia mano impazzavano sul clitoride nel mentre quelle dell'altra venivano dentro e fuori me, con una cadenza che diveniva via, via più ossessiva. Le mie mani erano fradice, il piacere mi colava lento, ma inesorabile dalle cosce, bagnando l'imbottitura della sedia.
Avevamo deciso che sino a che non fossimo venute, né lei e né io avremmo digitato nulla sulla tastiera; ma lo sapevo che anche lei stava vivendo quella mia stessa dolcezza. Lo sentivo che anche per lei l'orgasmo era ad un passo dall'arrivare potente, a travolgerci, per trascinarci in un vortice sconvolgente e malauguratamente non infinito.
Dopo un tempo che m'impegnai a rendere il più lungo possibile, infine iniziò ad arrivare, dolce, pregnante e sconvolgente allo stesso tempo: l'immagine di lei mi scatenò il desiderio di poterglielo urlare nelle orecchie, di farglielo leggere nel mio corpo e nei miei occhi, di renderglielo tangibile con le mani e la bocca, di farglielo gustare nella sua di bocca, di dissetarla con i miei sughi d'amore. 
Provavo l'irresistibile ed impossibile desiderio di tuffare il mio naso nelle sue profondità, per incarnarmi nel suo odore di femmina. Mi si era scatenato nel sangue un impulso travolgente di sentire le sue mani sul mio corpo accarezzarmi la pelle, stringermi la carne, sino a farmi male. Avrei voluto suggere avidamente tutti i suoi succhi il cui sapore m'immaginavo essere forte, mediterraneo, non meno che divino: l'idea di sentirmi addosso i suoi umori fusi ai miei mi faceva impazzire da morire. Quanto avrei voluto che non fosse la mia mano a darmi quell'orgasmo che mi stava portando in alto, ma la sua lingua dentro me, crudele nel negarmi ogni tregua, mentre stavo venendo. 
Infine si concluse quel potente, sensuale, sfinente orgasmo, lasciandomi vuota, priva di ogni energia, ma felice: dopotutto, se anche non era fisicamente lì con me, era stata lei a farmi venire. 
Dopo, quando il mio corpo permise alla coscienza di affiorare, le mie mani ridussero ad icona la sua immagine e ritornarono a digitare in quella chat che ancora una volta ci aveva portate in alto nei sensi e nell'anima.

martedì 19 marzo 2013

vecchia, flaccida e rompicoglioni




chiunque tra le cosce volesse esplorare, non è necessario morire. In paradiso il semaforo è sempre verde.
Facendo una comparazione tra la pace dei sensi, sesti sensi, doppi sensi e sensi unici, c'è la possibilità di finire in una strada senza uscita. Ancor peggio se s'ignorano i segnali stradali, tipo quello del traffico limitato. Una volta beccai la multa.
Utilizzando la rima del tipo, vita vera uguale falsa e sincera e vita fittizia uguale parvenza e furbizia, il risultato è stato, vita parallela nel pc (o sul pc) una via di mezzo tra il no e il sì. Sembra il titolo di un convegno di eterni indecisi.
Il fatto è che non so che cazzo scrivere. Che abbia acquisito la "sindrome del monolocale" quella in cui l'intento non trova spazio perché le cose quando vanno male influiscono sulla vita personale!?
A questo punto con distacco, spacco lo specchio, mi tolgo dagli impicci, fastidiosi pasticci; solo i pagliacci come me possono sciogliere i ghiacci.
Faccio l'amore ogni volta come se fosse l'ultima volta. Non ricordo quando accadde. Quando non trovo uno sbocco, mi sto sul cazzo.

sabato 16 marzo 2013

ognuno ha un passato, il tuo com'è stato






ognuno ha un passato, il tuo com'è stato!?
Sono stato sempre timido e riservato,
interessato alle zuppe e pan bagnato
alle belle compagnie,
eredità, libertà, piacevoli manie.
Non comunicavo come avrei dovuto,
non ho potuto, anzi, non ho voluto,
infatti il mio pensiero dopo un po' l'ho bevuto.
Ricordo che le occasioni furono tante
ma un giorno le mie mani si sporcarono di sangue,
provai a lavarmele tante volte,
l'intenso colore non andò più via.
Allora utilizzai la follia. Bugia!
Sostenni che non fu colpa mia,
volli solo scacciare la monotonia farcita di schizofrenia.
La causa di tutto questo? Ricevetti troppo affetto,
la molla che mi fece perdere il contatto,
scattò nella mia mente il progetto del delitto perfetto
anche se poi non fu tanto perfetto.
La voce esteriore non vuole parlare
fa posto a quella interiore per dire
che il passato non si può cambiare.
Concludo dicendo che col trascorrere del tempo mi sono redento,
cerco un riscatto ma non chiedetemi perché l'ho fatto

giovedì 14 marzo 2013

chi è il nuovo Papa




CITTA' DEL VATICANO - Il nuovo Papa della Chiesa cattolica è Jorge Mario Bergoglio. Il 266esimo successore di Pietro ha scelto il nome di Francesco. Settantasei anni, arcivescovo di Buenos Aires, nello scorso Conclave fu il più votato dopo Ratzinger. E' stato presidente della Conferenza episcopale argentina per due mandati consecutivi, dal 2005 al 2011. Vista l'età aveva chance ridotte, negli scrutini ha prevalso la parte progressista. Bergoglio subì l'asportazione di un polmone da ragazzo, a causa di una infezione respiratoria.

Come ha scritto Repubblica in questi giorni, è considerato un riformatore. Cardinale con il maggior numero di voti nel Conclave che elesse Ratzinger, viene giudicato umile, riservato e attento ai poveri. Quando viene nominato cardinale, chiede ai fedeli di non fare il viaggio fino a Roma, e di destinare i soldi ai poveri. Una scelta dirompente, in contrapposizione alle spinte conservatrici della Curia romana.

L'annuncio dal Protodiacono Jean-Louis Tauran: "Annuntio vobis gaudium magnum: Habemus Papam! Eminentissimum ac reverendissimum dominum, dominum Georgium Marium, sanctae Romanae Ecclesiae cardinalem Bergoglio". Quindi ha aggiunto che il Pontefice ha assunto il nome "Franciscum". E trattandosi della prima volta di un Papa con questo nome, è automatico che in futuro - se ci saranno altri papi con questo nome - lui sarà ricordato come Francesco.

PAPA FRANCESCO SUI SITI DI TUTTO IL MONDO

"Fratelli e sorelle, buonasera", ha detto il Papa appena affacciato dal loggione centrale di San Pietro di fronte alla folla in attesa. In una pausa della pioggia. "Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo alla fine del mondo... Vi ringrazio dell'accoglienza", ha detto Francesco. 

Non è solo il primo papa sudamericano: l'argentino Bergoglio è anche il primo pontefice gesuita nella storia del papato. L'ordine fondato da Ignazio di Loyola nel 1534, infatti, pur essendo potentissimo nei secoli non ha mai espresso un papa di Roma, avendo tra l'altro una gerarchia molto strutturata con in testa un potente preposito generale, che non a caso viene tradizionalmente chiamato il "Papa nero". Attuale preposito generale è Adolfo Nicolas. Oggi i gesuiti sono 17.906, di cui 12.737 sacerdoti.

Perito chimico. Ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Argentina e sprovvisti di Ordinario del proprio rito, il Pontefice Francesco è nato a Buenos Aires il 17 dicembre 1936 ma ha origini piemontesi. Ha studiato e si è diplomato come tecnico chimico, poi ha scelto il sacerdozio ed è entrato nel seminario di Villa Devoto. L'11 marzo 1958 è passato al noviziato della Compagnia di Gesù, ha compiuto studi umanistici in Cile e nel 1963, di ritorno a Buenos Aires, ha conseguito la laurea in filosofia presso la Facoltà di Filosofia del collegio massimo San Josè di San Miguel.

Fra il 1964 e il 1965 è stato professore di letteratura e di psicologia nel collegio dell'Immacolata di Santa Fe e nel 1966 ha insegnato le stesse materie nel collegio del Salvatore di Buenos Aires. Dal 1967 al 1970 ha studiato teologia presso la Facoltà di Teologia del collegio massimo San Josè, di San Miguel, dove ha conseguito la laurea. Il 13 dicembre 1969 è stato ordinato sacerdote.

Nel 1970-71 ha compiuto il terzo probandato ad Alcala de Henares (Spagna) e il 22 aprile 1973 ha fatto la sua professione perpetua. E' stato maestro di novizi a Villa Barilari, San Miguel (1972-1973), professore presso la Facoltà di Teologia, Consultore della Provincia e Rettore del collegio massimo. Il 31 luglio 1973 è stato eletto Provinciale dell'Argentina, incarico che ha esercitato per sei anni.

Il periodo della dittatura. Bergoglio è stato criticato in patria per i suoi silenzi sulla dittatura (ascolta l'audio di Omero Ciai), dopo il golpe del '76. L'isola del Silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina è un libro molto duro, firmato dl giornalista argentino Horacio Verbitsky. Papa Francesco è accusato di non aver protetto due gesuiti che lavoravano in una baraccopoli di Buenos Aires, che furono poi rapiti.

Come riportato dal sito Peace Reporter, il presidente dei vescovi argentini ha poi spinto la Chiesa a pubblicare una sorta di mea culpa in occasione del 30esimo anniversario del colpo di Stato. "Ricordare il passato per costruire saggiamente il presente" è il titolo della missiva apostolica, dove viene chiesto agli argentini di volgere lo sguardo al passato per ricordare la rottura della vita democratica, la violazione della dignità umana e il disprezzo per la legge e le istituzioni. "Questo, avvenuto in un contesto di grande fragilità istituzionale  -  hanno scritto i vescovi argentini  -  e reso possibile dai dirigenti di quel periodo storico, ebbe gravi conseguenze che segnarono negativamente la vita e la convivenza del nostro popolo. Questi fatti del passato che ci parlano di enormi errori contro la vita e del disprezzo per la legge e le istituzioni sono un'occasione propizia affinché come argentini ci pentiamo una volta di più dai nostri errori  per assimilare l'insegnamento della nostra storia nella costruzione del presente". 

Fra il 1980 e il 1986 è stato rettore del collegio massimo e delle Facoltà di Filosofia e Teologia della stessa Casa e parroco della parrocchia del Patriarca San Josè, nella Diocesi di San Miguel. Nel marzo 1986 si è recato in Germania per ultimare la sua tesi dottorale; quindi i superiori lo hanno destinato al collegio del Salvatore, da dove è passato alla chiesa della Compagnia nella città di Cordoba come direttore spirituale e confessore.

Vescovo nominato da Wojtyla. Il 20 maggio 1992 Giovanni Paolo II lo ha nominato Vescovo titolare di Auca e Ausiliare di Buenos Aires. Il 27 giugno dello stesso anno ha ricevuto nella cattedrale di Buenos Aires l'ordinazione episcopale dalle mani del Cardinale Antonio Quarracino, del Nunzio Apostolico Monsignor Ubaldo Calabresi e del Vescovo di Mercedes-Lujan, Monsignor Emilio Ogènovich. Il 3 giugno 1997 è stato nominato Arcivescovo Coadiutore di Buenos Aires e il 28 febbraio 1998 Arcivescovo di Buenos Aires per successione, alla morte del Cardinale Quarracino. E' autore dei libri: Meditaciones para religiosos del 1982, Reflexiones sobre la vida apostolica del 1986 e Reflexiones de esperanza del 1992.

E' Ordinario per i fedeli di rito orientale residenti in Argentina che non possono contare su un Ordinario del loro rito. Gran Cancelliere dell'Università Cattolica Argentina. Relatore Generale aggiunto alla 10/a Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2001). Dal  novembre 2005 al novembre 2011 è stato Presidente della Conferenza Episcopale Argentina. Dal Beato Giovanni Paolo II creato e pubblicato Cardinale nel Concistoro del 21 febbraio 2001, del Titolo di San Roberto Bellarmino.

fonte: www.repubblica.it

domenica 10 marzo 2013

vorrei tornare



lo scorso anno, io e la mia dolce metà, decidemmo ad agosto di recarci per 4 giorni a Barcellona, città catalana di Gaudì e Picasso, con forti influenze esoteriche. Quattro giorni nei quali avemmo modo di saltare alcuni pasti e altri fatti di panini veloci e pizze apparentemente margherite. Non assaggiai la paella, non bevvi la sangria (a parte un calice di vino bianco da Juanito), non copulai con nessuno tanto meno con mio marito... arrivò il ciclo e buonanotte ai suonatori. Insomma, per farla breve, ci limitammo a visitare l'acquario a ridosso del porto, qualche chiesa e le piazze principali incluso le ramblas. Avremmo dovuto visitare la Sagrada familia, ma visto l'ora e la coda interminabile, rinunciammo.
A luglio cadrà il 20esimo anniversario di matrimonio. L'idea di tornare (questa volta a settembre) mi alletta parecchio (soldi permettendo). Se mai avverrà, io e il mio lupacchiotto vorremmo ampliare il raggio di visite, incluso Montserrat; lui adora camminare, io adoro comprendere ed essere stimolata altrimenti la cura del sonno vince e... vincerebbe.
Nel frattempo vedrò cosa mi riserverà la primavera.

sabato 9 marzo 2013

acqua sessuale di Pablo Neruda



Rotolando a goccioloni soli, 
a gocce come denti, 
a densi goccioloni di marmellata e sangue, 
rotolando a goccioloni, 
cade l'acqua, 
come una spada in gocce, 
come un tagliente fiume vitreo, 
cade mordendo, 
scuotendo l'asse di simmetria, picchiando sulle costure dell'anima, 
rompendo cose abbandonate, infradiciando il buio. 

È solamente un soffio, più madido del pianto, 
un liquido, un sudore, un olio senza nome, 
un movimento acuto, 
che diviene, si addensa, 
cade l'acqua, 
a goccioloni lenti, 
verso il suo mare, verso il suo asciutto oceano, 
verso il suo flutto senz'acqua. 

Vedo l'estate distesa, e un rantolo che esce da un granaio, 
cantine, cicale, 
città, eccitazioni, 
camere, ragazze 
che dormono con le mani sul cuore, 
che sognano banditi, incendi, 
vedo navi, 
vedo alberi col midollo 
irti come gatti rabbiosi, 
vedo sangue, pugnali e calze da donna, 
e peli d'uomo, 
vedo letti, vedo corridoi dove grida una vergine, 
vedo coperte ed organi ed alberghi. 

Vedo i sogni silenziosi, 
accetto gli ultimi giorni 
e anche le origini e anche i ricordi, 
come una palpebra atrocemente alzata per forza 
sto guardando. 

E allora c'è questo suono: 
un rumore rosso di ossa, 
un incollarsi di carne 
e gambe, bionde come spighe, che si allacciano. 
Io ascolto in mezzo al fuoco di fila dei baci, 
ascolto, turbato tra respiri e singhiozzi. 

Sto guardando, ascoltando, 
con metà dell'anima in mare e metà dell'anima in terra 
e con le due metà guardo il mondo. 

E per quanto io chiuda gli occhi e mi copra interamente il cuore, 
vedo cadere un'acqua sorda, 
a goccioloni sordi. 
È un uragano di gelatina, 
uno scroscio di sperma e di meduse. 
Vedo levarsi un cupo arcobaleno. 
Vedo le sue acque attraversare le ossa.

venerdì 8 marzo 2013

le filande



Opifici importanti erano le filande, stabilimenti collocati in vari Comuni settentrionali in cui i bozzoli del baco da seta venivano trasformati in matassa di seta. Le filande rappresentavano l'unica possibile realtà occupazionale per molte donne ed in esse trovavano lavoro, di regola, bambine di 12 anni circa. Le operaie di una filanda dette filandale avevano compiti diversi ed erano, pertanto, suddivise in tre categorie: batusèti, tacarèni, filèri.

stadi nel lavoro delle filandere

Le prime erano bambine al primo lavoro, inesperte: esse avevano il compito di immergere i bozzoli in vasche piene di acqua bollente e, con l'ausilio di una piccola spazzola, trovare il filo iniziale del bozzolo, per poi darlo alle filèri. Queste dovevano inserire i numerosi fili di seta nelle filiere, sorvegliando che tutto procedesse nel migliore dei modi. Le fileri erano poi aiutate dalle tacarèni, che avevano il compito più arduo: quando i fili si rompevano durante il passaggio nelle filiere, in fretta e con mani esperte, dovevano riannodare i capi.

bambini al lavoro: immagine d'epoca

Se il lavoro riusciva male, si applicava una sospensione che andava da due, a tre a otto giorni, a seconda della gravità del danno; era questa una punizione molto dura per le povere operaie, specialmente per quelle che erano madri ed avevano una famiglia da mantenere o da aiutare.
II salario oscillava da 45 a 90 centesimi al giorno, a seconda dell'abilità e dell'anzianità delle operaie; per le aiutanti invece, era di 40-45 centesimi; le ragazzine con meno di 12 anni prendevano 20 centesimi e lavoravano solo una mezza giornata. Queste ultime, durante i rari controlli da parte delle autorità competenti, venivano nascoste e minacciate di licenziamento in caso di lamentela.
lavoro minorile: immagine d'epoca

Poiché il lavoro in filanda poteva essere svolto da individui senza alcuna preparazione, i proprietari delle filande trovavano, facilmente, vista anche la disponibilità di manodopera, personale da inserire, e la sostituzione di un operaio poteva avvenire, senza problemi di sorta. Per le addette, pertanto, il pericolo di perdere il posto era reale ed elevato, l’instabilità era una situazione sentita, che poteva comportare il venir meno di un salario già misero, ma da cui dipendeva la sussistenza di alcune famiglie.

lavoro minorile in una fabbrica del nord agli inizi del '900

Le condizioni lavorative si caratterizzavano, oltre che per i bassi salari, per una situazione igienica scadente e per estenuanti orari di lavoro: tutti gli operai addetti alla torcitura della seta, di qualunque età e sesso, lavoravano quasi sempre nei mesi di giugno, luglio, agosto, settembre e molti anche in ottobre, mentre le ore di lavoro variavano, a secondo dei mesi e della richiesta di seta, dalle 11 alle 14 ore e mezza al giorno.
Le operaie erano costrette a lavorare in un ambiente afoso, a circa 50 gradi di temperatura. L'aria era carica di un vapore nauseabondo, che tendeva a trasformare l'ambiente in una sorta di stufa permanente; le finestre dovevano rimanere chiuse, per evitare che l'aria spostasse il filo di seta negli aspi e per mantenere un’umidità costante, necessaria a filare la seta. L'ambiente risultava, quindi, costantemente immerso in una nebbia calda, certamente non benefica per la salute delle lavoratrici.

lavoro minorile e bachi da seta: primi del '900

Da una lettera al Prefetto di Meldola del Settembre 1893 si legge che le donne della zona “si occupano esclusivamente nell'industria della trattura e filatura della seta. Da tale lavoro le famiglie operaie nostre traggono sufficiente vantaggio economico, ma purtroppo le condizioni in cui si compie, influisce ad alterare lo stato di salute delle nostre classi povere. L'eccessivo calore, l'atmosfera sempre umida, il dovere esercitare le mani sempre nell'acqua quasi bollente, l'immobilità per 12 ore, sono tutte cause, onde abbiasi a danneggiare la salute di quelle operaie e più ancora quella dei loro nati giacché molte di esse seguitano a lavorare fino a che giungono agli ultimi giorni di gestazione.

cronicario: immagine di fine '800

Da una relazione presentata all’Esposizione Internazionale Operaia di Milano nel 1894, si legge di una indagine svolta a Cremona da parte della Camera del Lavoro della città sulle condizioni igienico sanitarie delle filande. In essa venne evidenziato come l’ambiente malsano ed il genere di lavoro, l’assenza di precauzioni igieniche, i contatti tra individui ammalati ai primi stadi ed individui con organismi debilitati ed esauriti per cattiva alimentazione, favorivano il contagio e la diffusione di malattie quali la tubercolosi. Lo sfruttamento di questa mano d'opera era, inoltre, facilitato dalla scarsa organizzazione sindacale a tutela del lavoro femminile.

commiato
fonte: medea.provincia.venezia.it

il signore è il mio pastore






M5S, UN SOGNO SVANITO, UNA SPERANZA CALPESTATA.

Il sogno del M5S è svanito nella delusione. Se ne sono incaricati i fatti che hanno calpestato la speranza.

Quello che doveva essere un progetto politico rivoluzionario e dal basso, governato dai cittadini con il metodo della democrazia diretta, si è rivelato una cinica operazione di marketing politico, concepita da un'azienda e sviluppatasi grazie alla straordinaria capacità di attrazione di Beppe e all'impegno, dedizione e buona fede di migliaia di cittadini che hanno creduto a ciò che urlava nelle piazze.

Dopo il pionerismo iniziale, nel quale, sui voti da conquistare, prevaleva la sfida del cambiamento culturale e dell'innovazione delle proposte per migliorare la vita delle comunità (città, regioni), sono arrivati la deriva populista, il fine giustifica i mezzi, il consenso a tutti i costi per le poltrone, l'arruolamento degli adepti prendendoli per la pancia, il dominio della comunicazione sui contenuti.

E dentro al Movimento sono arrivate le espulsioni, le promesse di democrazia disattese, l'arroganza di una direzione manageriale basata sul "colpire pochi per educarne molti", gli influencer, il dominio della rete. Infine il Casaleggium.

Importa poco se il prodotto sfornato dal cofondatore del Movimento sia meglio o peggio del marciume dei partiti. Il tema non è se il M5S esca vincente o perdente dal paragone con Pd, Pdl o Idv oggi nascosto dietro a Ingroia.

Il disastro consiste nel fatto che il Movimento 5 Stelle è tutt'altro rispetto a ciò che doveva essere. Chi ci ha creduto, per anni ha raccontato balle ai cittadini che venivano ai banchetti o alle iniziative politiche. C'è chi lo ha fatto nei consigli comunali e regionali (gli eletti del M5S). Spiace constatarlo, ma fatichiamo a fare la differenza, e lo dico con grande rispetto per chi vi è impegnato, anche nei pochi luoghi in cui governiamo.

Un enorme fallimento. Un disastro per la speranza di quegli italiani che volevano cambiare il paese. Una presa per il culo di attivisti ed eletti, che hanno creduto nel sogno e dedicato un pezzo della loro vita al tentativo di realizzarlo. Grazie Casaleggio e grazie anche a te Beppe, che non hai saputo evitare il disastro.

Adesso, per chi ne ha voglia e può contare sull'energia rimasta, non rimane che ripartire da zero. O da dove eravamo rimasti.

Valentino Tavolazzi su Facebook, gennaio 2013

giovedì 7 marzo 2013

ghigliottinati incontrano i ghigliottinatori



oggi niente rime. Non mi va.
Oggi vorrei parlare d'altro, per esempio l'esito elettorale del 24 e 25 febbraio.
Partiamo dalla Puglia, nello specifico, Taranto (Ilva). Stanno perdendo il lavoro, stanno morendo di cancro, chi ha vinto? La destra.
In Lombardia, Milano, c'è stato un magna magna pazzesco dove non sono stati risparmiati nemmeno i lecca lecca, chi ha vinto? La destra (Lega xenofoba).
Nel Veneto, piccole e medie imprese chiudono, operai e imprenditori si suicidano, chi ha vinto? La destra.
Basilicata e una parte della Calabria (regioni poverissime), chi ha vinto? La destra.
Fratelli d'Italia, l'Italia è a destra.
Una buona parte degli italiani ha una spiccata predisposizione al sonno arretrato, a tal punto che il tempo che scorre è illimitato.
Un giorno arrivò dalla Romagna un tizio che dapprima pensava di essere socialista poi siccome non ne era più tanto sicuro, decise di andare a Roma in treno facendo marciare gli altri...
"Volete voi onori, ricompense, una vita comoda?" E quelli di sotto, "nooooooooooo!!!"
"Volete un posto al sole?" Sempre quelli che insistevano a rimanere sotto, "noooooooooooo!!!"
"E' arrivato il tabaccaio?" "Noooooooooo!!!"... Questo lo chiese Totò in "Totò contro Maciste".
Il tizio giunto dalla terra del Sangiovese e della piadina, fu un gran sportivo, nuoto, equitazione, tennis, scherma, calcio balilla e forse tiro con l'arco. Strinse amicizia con un pittore fallito austriaco con la fissa della razza, ordinò una bella guerra (più d'una), fondò una repubblica marinata, scatenò un'altra guerra (civile questa volta) fintanto che una mattina d'aprile lo appesero nella città dove tutto cominciò.
Arrivò la democrazia... soprattutto cristiana. Ci stette una trentina d'anni. Scandali, corruzione, mala politica. Poi dopo vari tira e molla, sopraggiunse un uomo alto seguito da un uomo basso, una decina d'anni il primo, una ventina d'anni il secondo... entrambi combinandone di ogni.
Adesso?
Si è palesata una costellazione farcita di retorica e paradossi. Prerogative delle sette e di sistemi piramidali.
Insulti gratuiti e controllo mediatico. Inquietante scenario orwelliano direi.
Alcune formiche hanno osato dissentire il formicaio e sono state cacciate. Fossero vissute in un regime dittatoriale probabilmente sarebbero state bollate come traditrici e fucilate alla schiena come capitò a Galeazzo Ciano e altri gerarchi fascisti, rei di aver votato contro l'esito del gran consiglio del fascismo.
Forse continuo...