SOSPESI PER TERRA - Blogger bocche piene di libertà, bla bla bla bla, utenti che gravitano nella generosità, da da da da, aperti al confronto e ad ogni sorta di cambiamento, esibizionisti, buonisti, ambientalisti di sfondamento, automatico complimento. Se si apponesse con dinvoltuuuuura un diverso commento da bocciatuuuuuura non inerente all'argomento si rischierebbe una denuncia per scarso attaccamento, altro che sgomento, non abbiate pauuuuura, è un modo come un altro di perdere tempo, se mi guardate con sospetto non nascondetevi sotto il letto, prometto che sarò più buffona di Rigoletto. Blogger senza inibizione e difficoltà ti manda a va va va va, utenti saccenti che sa sa sa sa, intonano lo stesso ritornello la la la la, coraggio fabrax, abracadabra, esponi la formuletta che sai: "me la dai?" Ai confini dell'avere: "me la faresti vedere?" Per accontentare l'ippocampo, stampo e giunge in un lampo, guardo e non mi smagro, squadro una cornice senza quadro, non mi pongo quale sia il senso del peccato, giusto o sbagliato, non tutto è oro colato, non pregiudica un bene amato, se mi spengo al diavolo le sensazioni vere o presunte, potrei schiattare domani, se ne laverebbero le mani e i coglioni, non importa siamo di fronte al condominio virtuale, la finzione è la norma. Blogger che sanno l'alfabeto a a a a e poi tornano indietro a a a a, utenti spersi nella città, spiacente non sono di quà.

giovedì 29 marzo 2012

avvertenza


si è vergini una sola volta, si è teste di cazzo tutta la vita.

Si prega di non metterselo in testa, può impigliare i capelli

sabato 24 marzo 2012

il monsignore e il ragazzino

Fakhra Younas




è stata una scrittrice pakistana, autrice dell'opera autobiografica Il volto cancellato.

Younas ha subito la violenza diffusa in paesi come il Pakistan, il Nepal e l'India, cioè quella di essere sfigurata con l'acido dal marito geloso. Grazie all'aiuto di alcune persone, Younas si è recata in Italia dove è stata curata all'Ospedale Casalino di Roma ed è stata aiutata dall'associazione Smileagain.

Fakhra Younas ha scelto di raccontare la sua storia nel libro autobiografico Il volto cancellato, attraverso cui intende dare forza e coraggio a tutte quelle ragazze che come lei subiscono soprusi.

Si è uccisa il 17 marzo 2012 lanciandosi dal sesto piano di una palazzina di Tor Pagnotta, alla periferia di Roma.

venerdì 23 marzo 2012

Florence



Avevo ricontrollato più volte il trolley, sapevo che mancava qualcosa ma non riuscivo a mettere a fuoco, tutte le volte la stessa situazione.
Arrivai a F. ed ebbi solo il tempo di depositare il bagaglio in camera per poi fiondarmi al centro congressi dell’hotel B. la giornata sembrava non finire mai, non ne potevo più di quadri legislativi e principi giuridici, tutte quelle che partecipavano al congresso sembravano esser venute fuori da una passerella di Valentino, ero una delle poche in abiti semplici non firmati.

Dopo cena mi recai esausta in camera, entrai lanciando le scarpe sul pavimento e mi buttai sul letto per massaggiarmi i piedi, fortunatamente funzionava l’aria condizionata perché il caldo era veramente torrido, contemplai il soffitto con le braccia distese sul letto per godermi quei momenti di relax e sentire l’aria fresca che mi accarezzava la pelle, tolsi di dosso anche il vestito e cominciai a fare zapping sulla televisione, soliti programmi noiosi di seconda serata, sul telecomando nero c’era anche un tasto con sopra un talloncino con scritto sopra Pay, lo premetti, i canali subito fecero l’effetto neve poi si sintonizzarono, era in scena un trio di ragazze sul letto che si stavano masturbando, a prima vista dava l’idea di una madre con due figlie, quei classici film incestuosi, le guardai prima svogliata ma poi piano piano la scena mi coinvolse, smisi di sfregarmi i piedi e le mani salirono sulle cosce poi ancora più sopra fino al tanga in sangallo nero, guardavo il video accompagnato dai gemiti di quelle attrici e le dita cominciarono a scorrere sopra il tanga, prima superficialmente poi con determinazione, sentivo che la figa stava dilatandosi e le labbra erano dischiuse sotto il tessuto, allungai la mano sul trolly sotto il letto e cominciai a cercare il mio “rosso”, il vibro che avevo acquistato tempo fa, era antiquato ma avevo imparato ad usarlo e rendeva ancora bene, guardai nelle tasche della valigia… niente, sotto i panni ripiegati… nulla.

Cazzo cazzo cazzo! Ecco quello che mi ero dimenticata di mettere dentro, ero eccitata e nello stesso tempo disperata perché non avevo preso il mio giocattolo rosso, stavo per rassegnarmi optando sui trattamenti standard con le dita ma l’occhio cadde sulla porta aperta del bagno, vedevo dal letto lo specchio e la mensolina di cristallo con tutte le mie cose, profumo, trucchi e… spazzolino elettrico… perché no? Potrebbe anche funzionare, mi lanciai in bagno a piedi scalzi e lo presi, sfiorai le setole morbide con i polpastrelli, mi rimisi sul letto e lo accesi, la testina rotante ronzava, liberai i seni e avvicinai lo spazzolino ai capezzoli, li sfiorava lasciando un solletico piacevole, mi alternavo sui seni per soddisfarli entrambi, intanto le tipe sul video erano impegnate in un bel fisting, la mano della presunta madre era scomparsa completamente nella figa rasata della bionda, l’altra ragazza stava osservando e imparando il gioco, i mie capezzoli nel frattempo si fecero irti e sensibili, l’aria condizionata faceva il suo lavoro su di loro, anche la mia mano libera si era impegnata sulla figa oramai aperta, tolsi completamente il tanga e infilai le dita dentro per capire a che stadio mi trovavo, ero fradicia e lubrificata a regola d’arte, avvicinai le dita al naso per sentire il profumo acre della mia figa, mi bagnai le narici con i miei umori.

ZzzzzZzzzZzzzz…..
Lo spazzolino continuava a ronzare, tenni aperte le labbra della figa per mettere in evidenza il clitoride rigonfio, avvicinai esitando la testina rotante, solo un millimetro li separava, poi chiusi gli occhi e lasciai che lo spazzolino toccasse le figa, al primo impatto puntai i talloni sul materasso… cazzo che bello però, lo avvicinai nuovamente e lo posai sul clito, le setoline accarezzavano la vulva dilatata, la mia mano faceva ruotare lo strumento in maniera che coprisse un’area maggiore del clitoride, non avevo più bisogno di tenere la figa aperta con le dita perché era completamente floscia, mi dedicai allora con la mano libera a titillare i capezzoli, a tirarli e pizzicarli con delicatezza, li stringevo e li modellavo, erano duri come noccioline.

La bionda del video intanto era venuta e la brunetta aveva preso il suo posto, la donna adulta era in piena attività su quelle fighe ancora acerbe, sentivo che l’orgasmo si stava avvicinando, le contrazioni erano sempre più forti lasciai così lo spazzolino sul letto, mi misi di fianco e mi penetrai tutti gli orifizi divaricando le dita della mano e facendo movimenti veloci ma regolari, le dita erano completamente impastate di umori e secrezioni quando raggiunsi l’apice, sentivo le scariche di adrenalina su tutta la schiena arcuata, il bacino continuava a battere sul materasso, le mie urla le soffocai mordendomi la mano chiusa a pugno… rimasi esausta sul letto e con le braccia ancora tremolanti mi accarezzai il viso con la mano bagnata… una gatta in calore richiamava il suo amore sui tetti della romantica F.

fonte: acquakiara.blogspot.it

(titolo sostituito)

Yuriko Takagi





giovedì 22 marzo 2012

sabato sera




Sabato sera finita cena salutai gli altri partecipanti alla formazione e mi allontanai da loro che stavano per uscire dall’albergo, rifiutai di passeggiare con loro perché c’erano altri programmi per me in serata, avevo dato appuntamento a lei alle 22.30, gli accordi erano che l’avrei aspettata in camera.
Avevo parlato diverse volte con lei in rete, avevamo condiviso alcune immagini ed opinioni, quando ebbi l’occasione di venire nella sua città le proposi di incontrarci per approfondire i nostri discorsi, da tempo lei voleva provare qualcosa di nuovo, di originale ed il momento era arrivato.
Mentre l’aspettavo in camera mi rifeci il trucco e rimasi con gli abiti che avevo usato a cena, gonna di maglina nera, camicetta sangallo e saldali aperti col tacco neri, stavo studiando come iniziare il tutto e mentre ero immersa sui quei pensieri sentì bussare e con il cuore in gola andai ad aprire.
Era come me l’aspettavo, sorridente e con un abbigliamento di classe, i suoi pantacollant neri disegnavano perfettamente i suoi glutei, anche i suoi sandali bianchi col cinturino erano di classe e facevano pendant con la camicetta.

“Finalmente… ciao A. vieni” ci abbracciammo, i suoi seni comprimevano sui miei, erano sodi e caldi.
“Sei bella come sulle foto… sono contenta di essere venuta”
Ci sedemmo sul letto e le chiesi cosa potevo servirle, avevo fornito il minifrigo di lattine.
“Sai cosa voglio da te, sai perché son venuta”
“Allora non perdiamo tempo… apriamo i balli” e detto questo la baciai sulla bocca sfiorando le labbra, lei ripetè il mio gesto ma lasciando congiunte le labbra, feci allora il primo passo e la mia lingua iniziò a farsi strada entrando a cercare la sua che timida avanzò lentamente per poi slinguare con passione.
A. era coricata sul letto, io sopra di lei a braccia tese e rigide con le mani posate sul materasso, la sua lingua era fuori e io la succhiavo prendendola fra le mie labbra, mentre facevamo qual gioco innocente lei mi sbottonò i pusuar della camicetta e iniziò a palparmi i seni sopra il reggiseno, esitava quasi con timore a stringermi le mammelle, io le venni incontro liberandomi completamente da quel indumento di troppo, in ginocchio sopra di lei le aprii la camicetta, intromisi una mano nel reggiseno a mezza coppa e liberai facilmente prima un capezzolo poi l’altro, li contemplai sorridendo poi cominciai a pizzicarli con i polpastrelli.
“Iniziami ti prego… fai qualcosa” mi disse allora con un sussurro.

Io allora posai la mia bocca sui suoi capezzoli turgidi e feci ruotare la lingua intorno a loro alternandomi sui seni, lei mi abbracciò e con le mani dietro la schiena mi tolse il reggiseno, adesso eravamo con i seni scoperti, i miei piccoli, i suoi più prosperosi.
Ad ogni respiro gli si gonfiavano mettendo in evidenza la loro bellezza naturale, io presi l’elastico dei suoi pantacollant e li feci scendere, non mi stupii affatto di trovare subito le sue labbra libere senza perizoma, slacciai infine i suoi sandali per sfilarli del tutto.
La sua vulva non era rasata, i peli erano castani e morbidi, la sua carne calda, passai sull’inguine il palmo della mano più volte per accarezzare le labbra, per sentire la loro consistenza, quando ripassai per l’ennesima volta la mia mano si fermò sopra, il mio medio si piegò e trovò subito il suo percorso scomparendo nell’utero bollente e unto.

Tutto si svolgeva nel completo silenzio, i nostri sguardi erano fissi, lei con la bocca socchiusa ogni tanto chiudeva gli occhi per godersi quei momenti poi li riapriva per sorridermi, io intanto continuavo a masturbare le sue labbra oramai dilatate.
A. tese la mano per toccare le mie gambe, riusciva solamente a sfiorare le mie cosce interne con le unghie, capì cosa cercava in quel momento, cosa desiderava provare, mi avvicinai allora a gattoni per permetterle di toccarmi le labbra, mi alzò la gonna liberando i glutei e cominciò ad accarezzarmeli poi prese con un dito piegato il cavallo del perizoma e lo tirò facendolo così sfilare fino alle ginocchia, senza levarmeli del tutto posò allora la mano sulle mie labbra palpandole con determinazione, le sue dita si bagnarono e allora le avvicinò alle sue narici.
“E’ diverso sai?... abbiamo odori diversi”, sentendo questo sorrisi, era la prima volta che lei toccava una figa non sua.
Ci mettemmo comode una di fianco all’altra, la mia gamba copriva la sua coscia, le nostre dita continuavano a masturbare le labbra dell’altra, i nostri movimenti erano femminili se così posso definirli perché sapevano come rendere omaggio alla compagna di letto di quella serata.
“Siamo fradice A., lo sai vero?”
“L’ho visto fare tante volte nei video ma mai pensavo fosse una cosa così dolce, intensa”

Mi resi conto che eravamo nella situazione giusta per un gioco saffico particolare, i nostri clitoridi erano rigonfi e sensibilissimi, cambiai posizioni e scesa ai piedi del materasso incrociai le mie gambe con lei sue, subito lei non capì dove volessi arrivare ma poi comprese, le nostre labbra adesso si stavano toccando a forbice, iniziai con dei piccoli colpi di reni per farle aderire meglio, lei mi seguì e fece il mio stesso gioco, adesso le nostre fighe era come se slinguassero tra loro, si strusciavano quasi incollando le labbra, i clito si stimolavano l’un l’altro, il nostro ansimare era sempre in crescendo, l’orgasmo era alle porte, gli ultimi colpi erano quasi violenti ma servirono per lasciarsi andare completamente, per pochi secondi venne prima lei di me ma sentendo i suoi gemiti mi feci trascinare e con l’eccitazione alle stelle venni anch’io, fu un orgasmo intenso, gli umori colavano copiosamente dalle labbra, sul punto dove le nostre labbra giocavano si formò una macchia sulle lenzuola, rimanemmo a lungo con le labbra unite e scariche da ogni energia poi mi avvicinai nuovamente a lei e le accarezzai il viso.

Iniziammo nuovamente con le effusioni, le nostre mani non finivano mai di esplorare, di palpare, quando passavano dall’inguine scivolavano letteralmente per l’abbondanza di umori, mente ci baciavamo iniziammo a masturbarci per conto proprio con una mano mentre con l’altra giocavamo con il corpo dell’amica.
Venimmo nuovamente, i nostri corpi erano intrecciati come serpi, il nostro calore testimoniava i piaceri appena condivisi.
Esauste bevemmo qualcosa di ghiacciato per ricaricarci d’energia poi ci coricammo una vicina all’altra e felicemente abbracciate ci addormentammo.
La notte passò divinamente, lei dormiva e io mi godevo i suo respiro profondo e calmo pensando ai giochi compiuti la sera sul letto, avevo iniziato una donna a questi momenti paradisiaci dove un essere femminile sa donare se stessa per soddisfare un’amica.

Ci svegliammo all’alba consapevoli che ognuna avrebbe ripreso la propria strada, io avrei preso il treno per ritornare a casa e lei sarebbe ritornata alla vita di tutti i giorni, ci guardammo negli occhi ed annuimmo senza parlare, eravamo in sintonia e sapevamo come chiudere in bellezza, sempre nude ricominciammo i giochi della sera prima, li facemmo con frenesia e passione vera, le nostre dita andarono a visitare tutti gli orifizi, posammo le guance sui glutei e sui seni per godere il calore e la morbidezza delle nostre carni, il tutto senza ombra di malizia, al fianco del letto c’era un armadio a specchio, scivolammo ai piedi delle ante e ci sedemmo per terra davanti allo specchio divaricando le nostre gambe, allo specchio guardavamo estasiate i nostri giochi di dita mentre rapidamente gli orgasmi si facevano strada nelle nostre menti.
Proposi ad A. di fare qualche foto per immortalare quelle espressioni ma lei non le accettò, un vero peccato perché ne sarebbe valsa la pena… consapevole per esperienza che un giorno le avrebbe rimpiante.
Al momento di dividerci ci salutammo come due vere amiche, i nostri rapporti erano diventati profondi e intimi, quella notte eravamo diventate una cosa sola.

fonte: acquakiara.blogspot.it

(titolo sostituito)

onnaelpmoc



non ho festeggiato
non ho consumato
non ho spento il candelone
non ho dato adito alla masturbazione
non ho solcato le onde
non ho letto le vicissitudini del giovane Holden
senza pudore e timore
ho evacuato l'odore sterminatore
del cavolfiore
dopo di che
senza ma ne se
ho intravisto come previsto "chi l'ha visto?"
proponeva uomini scomparsi
proponeva uomini bugiardi
terminata la serata mi sono coricata...
in conclusione
in considerazione dell'avvento
della nuova stagione
ho un anno in più sul groppone
peccato non aver spento il candelone.

Julian Wolkenstein