SOSPESI PER TERRA - Blogger bocche piene di libertà, bla bla bla bla, utenti che gravitano nella generosità, da da da da, aperti al confronto e ad ogni sorta di cambiamento, esibizionisti, buonisti, ambientalisti di sfondamento, automatico complimento. Se si apponesse con dinvoltuuuuura un diverso commento da bocciatuuuuuura non inerente all'argomento si rischierebbe una denuncia per scarso attaccamento, altro che sgomento, non abbiate pauuuuura, è un modo come un altro di perdere tempo, se mi guardate con sospetto non nascondetevi sotto il letto, prometto che sarò più buffona di Rigoletto. Blogger senza inibizione e difficoltà ti manda a va va va va, utenti saccenti che sa sa sa sa, intonano lo stesso ritornello la la la la, coraggio fabrax, abracadabra, esponi la formuletta che sai: "me la dai?" Ai confini dell'avere: "me la faresti vedere?" Per accontentare l'ippocampo, stampo e giunge in un lampo, guardo e non mi smagro, squadro una cornice senza quadro, non mi pongo quale sia il senso del peccato, giusto o sbagliato, non tutto è oro colato, non pregiudica un bene amato, se mi spengo al diavolo le sensazioni vere o presunte, potrei schiattare domani, se ne laverebbero le mani e i coglioni, non importa siamo di fronte al condominio virtuale, la finzione è la norma. Blogger che sanno l'alfabeto a a a a e poi tornano indietro a a a a, utenti spersi nella città, spiacente non sono di quà.

martedì 20 dicembre 2011

due più due non fa sempre quattro



Era una di quelle giornate in cui senti il bisogno di schiacciare le dita nel cassetto, di calpestare una merda fumante appena fatta, di votarsi all'autodistruzione, o peggio di perire sotto i colpi inesorabili della prostata. Giornata normale.
Passai a casa di un'amica. Mi accolse con un bellissimo sorriso da star sotto contratto: "accomodati, hai fame? Ti cucino qualcosa?", non risposi, mi sedetti sulla sedia a contemplare il contatore del gas.
Nel pensare alle mie involuzioni antropologiche, mi ricordai che ella, sia nei giorni pari che in quelli dispari non portava affatto biancheria intima. Indossava per simpatia una gonna corta e una camicetta trasparente che lasciava poco spazio all'immaginazione.
Mi alzai e mi diressi verso il suo culo. Ah, che visione! Era tondo e sodo come un uovo, un'opera d'arte, fui tentata di mettere il viso in quella sublime cosa, quando pensai: "cavolo, bisogna pur lasciare qualcosa all'ignoto e cinque euro di mancia".
Cominciai a sbottonarle la camicetta (le alternative erano ridotte al minimo), le afferrai i seni con dolcezza, i capezzoli sembravano praline da regalare per san Valentino. La baciai sul collo, sul viso fino a giungere all'incontro diplomatico delle nostre lingue, poi feci scivolare la mano tra le gambe, la figa era dilatata e umida quanto bastava per masturbarla.
Il clito era come un diamante per sempre, magnifico, turgido. Leccai e succhiai con avidità, L'orgasmo come un piano sequenza, arrivò senza interruzione.
"Bene", pensai, "nessun sciopero è stato annunciato".
Me ne stavo andando quando ella mi disse: "oggi è mercoledì, il giorno in cui passano a ritirare la carta"

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