martedì 20 dicembre 2011

due più due non fa sempre quattro



Era una di quelle giornate in cui senti il bisogno di schiacciare le dita nel cassetto, di calpestare una merda fumante appena fatta, di votarsi all'autodistruzione, o peggio di perire sotto i colpi inesorabili della prostata. Giornata normale.
Passai a casa di un'amica. Mi accolse con un bellissimo sorriso da star sotto contratto: "accomodati, hai fame? Ti cucino qualcosa?", non risposi, mi sedetti sulla sedia a contemplare il contatore del gas.
Nel pensare alle mie involuzioni antropologiche, mi ricordai che ella, sia nei giorni pari che in quelli dispari non portava affatto biancheria intima. Indossava per simpatia una gonna corta e una camicetta trasparente che lasciava poco spazio all'immaginazione.
Mi alzai e mi diressi verso il suo culo. Ah, che visione! Era tondo e sodo come un uovo, un'opera d'arte, fui tentata di mettere il viso in quella sublime cosa, quando pensai: "cavolo, bisogna pur lasciare qualcosa all'ignoto e cinque euro di mancia".
Cominciai a sbottonarle la camicetta (le alternative erano ridotte al minimo), le afferrai i seni con dolcezza, i capezzoli sembravano praline da regalare per san Valentino. La baciai sul collo, sul viso fino a giungere all'incontro diplomatico delle nostre lingue, poi feci scivolare la mano tra le gambe, la figa era dilatata e umida quanto bastava per masturbarla.
Il clito era come un diamante per sempre, magnifico, turgido. Leccai e succhiai con avidità, L'orgasmo come un piano sequenza, arrivò senza interruzione.
"Bene", pensai, "nessun sciopero è stato annunciato".
Me ne stavo andando quando ella mi disse: "oggi è mercoledì, il giorno in cui passano a ritirare la carta"

2 commenti: